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Sociolinguistica delle minoranze in Italia. Un'introduzione - Fiorentini, Schemi e mappe concettuali di Sociolinguistica

Riassunto del manuale Sociolinguistica delle minoranze in Italia. Un'introduzione di Ilaria Fiorentini

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 28/12/2023

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SOCIOLINGUISTICA DELLE MINORANZE IN ITALIA
UN’INTRODUZIONE
Ilaria Fiorentini
1. LINGUE MINORITARIE E MINORANZE LINGUISTICHE
In Italia il plurilinguismo è la norma pluralità complessa composta da tante minoranze
+ iN ultimi decenni profonda trasformazione per molteplici lingue portate da parlanti immigrati = NEOPLURILINGUISMO ITALIANO
Iniziale relativa stabilizzazione con diffusione generalizzata di una lingua nazionale comune
MA poi panorama linguistico si è modificato ancora con aggiunta di un nuovo asse accanto a:
italiano + dialetti italo-romanzi + lingue minoritarie di antico insediamento
Situazione sociolinguistica italiana è peculiare perché la lingua nazionale convive in un rapporto dinamico con gli altri idiomi
Spazio linguistico italiano oggi si configura come una realtà omogenea che include:
-plurilinguismo storico = italiano + varietà di italiano + dialetto + minoranze linguistiche di antico insediamento
+ lingue straniere presenti per comunicazione internazionale e/o perché apprese
- plurilinguismo recente = lingue di migranti + lingue immigrate entrate in una certa misura nel panorama linguistico
1.1. QUESTIONE DI ETICHETTE
LINGUA MINORITARIA /LINGUA DI MINORANZA = lingua che possegga 3 requisiti fondamentali: dev’essere:
- utilizzata: in qualche misura + almeno in qualche classe di situazioni + con alcune funzioni
presso una o più comunità di parlanti all’interno di una determinata entità politico-amministrativa
- diversa da lingua ufficiale e nazionale comune dell’entità politico-amministrativa in cui l’area in questione rientra
- parlata da una minoranza della popolazione dell’entità politico-amministrativa
Carta europea delle lingue regionali o minoritarie: elaborata dal Consiglio d’Europa nel 1992
articolo I definisce 2 parametri fondamentali per la definizione delle lingue minoritarie
= devono essere: - praticate tradizionalmente in un territorio di uno Stato da cittadini di questo Stato
che costituiscono un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato
- differenti da lingua/e ufficiale/i dello Stato
Lingua minoritaria si definisce in contrapposizione a una lingua di maggioranza che è la lingua ufficiale dello Stato in cui parlata
infatti concetto strettamente connesso con: Stato-nazione + ideologia del monolinguismo
Quindi lingua minoritaria = lingua: - usata da una comunità di parlanti che rappresenti demograficamente
una minoranza all’interno di uno Stato
- diversa dalla lingua ufficiale dello stesso Stato
In contesto italiano le lingue minoritarie sono etichettate anche come PARLATE ALLOGLOTTE
= varietà minoritarie con un’origine nettamente distinta rispetto alla lingua ufficiale
= idiomi: di origine non latina o
che a causa di una notevole distanza tipologica da italiano letterario non appartengono al sistema italo-romanzo
MA non applicabile a tutti i casi può essere una varietà imparentata più o meno strettamente con la lingua nazionale
In contesto italiano spesso minoranza e alloglossia sovrapposti / confusi
per 2 motivi = difficile tenere separati: l’insieme di minoranze costituito dalle pluralità di persone tradizionalmente dialettofone
una maggioranza che vi corrisponde
confusione tra concetti: minoranza linguistica - minoranza nazionale
MINORANZA NAZIONALE = gruppi di popolazione presso i quali la diffusione di una lingua si associa all’affermazione
di un differente senso di appartenenza rispetto alla maggioranza col prevalere di caratteri nazionali
rivendicati come altrettanti segnali di adesione a un’identità collettiva diversa
= popolazioni che possiedono legami con altri stati nazionali
Le altre eteroglossie interne considerate e classificate come minoranze linguistiche
= popolazioni fondamentalmente di cultura e identità italiana che incidentalmente fanno uso di varietà linguistiche particolari
!! I 2 concetti vanno preferibilmente tenuti distinti
Nei Paesi in cui sono presenti più lingue ci può essere una loro gerarchizzazione sociale e politica
scala di denominazioni: da lingua nazionale = lingua della nazione costitutiva dello Stato a lingue minoritarie
LINGUA REGIONALE = concetto che arriva dal diritto francese che riconosce alcuni diritti a certe lingue autoctone, > nell’educazione
sta a lingua nazionale come Regione sta a Stato
in Carta europea delle lingue regionali o minoritarie = lingua parlata da una parte dei cittadini di uno Stato
- in numero inferiore al resto della popolazione
- generalmente radicati in parti specifiche territorio Sta
in contesto italiano: (grosso modo e con molte eccezioni) un insieme di dialetti primari:
- comparabili tra loro
- in qualche modo riconducibili a un’unità territoriale riconoscibile (veneto, siciliano)
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SOCIOLINGUISTICA DELLE MINORANZE IN ITALIA

UN’INTRODUZIONE

Ilaria Fiorentini

1. LINGUE MINORITARIE E MINORANZE LINGUISTICHE

In Italia il plurilinguismo è la norma → pluralità complessa composta da tante minoranze

  • iN ultimi decenni profonda trasformazione per molteplici lingue portate da parlanti immigrati = NEOPLURILINGUISMO ITALIANO Iniziale relativa stabilizzazione con diffusione generalizzata di una lingua nazionale comune → MA poi panorama linguistico si è modificato ancora con aggiunta di un nuovo asse accanto a: italiano + dialetti italo-romanzi + lingue minoritarie di antico insediamento Situazione sociolinguistica italiana è peculiare perché la lingua nazionale convive in un rapporto dinamico con gli altri idiomi Spazio linguistico italiano oggi si configura come una realtà omogenea che include:
  • plurilinguismo storico = italiano + varietà di italiano + dialetto + minoranze linguistiche di antico insediamento
    • lingue straniere presenti per comunicazione internazionale e/o perché apprese
  • plurilinguismo recente = lingue di migranti + lingue immigrate entrate in una certa misura nel panorama linguistico 1.1. QUESTIONE DI ETICHETTE LINGUA MINORITARIA / LINGUA DI MINORANZA = lingua che possegga 3 requisiti fondamentali: dev’essere:
  • utilizzata: in qualche misura + almeno in qualche classe di situazioni + con alcune funzioni presso una o più comunità di parlanti all’interno di una determinata entità politico-amministrativa
  • diversa da lingua ufficiale e nazionale comune dell’entità politico-amministrativa in cui l’area in questione rientra
  • parlata da una minoranza della popolazione dell’entità politico-amministrativa Carta europea delle lingue regionali o minoritarie: elaborata dal Consiglio d’Europa nel 1992 → articolo I definisce 2 parametri fondamentali per la definizione delle lingue minoritarie = devono essere: - praticate tradizionalmente in un territorio di uno Stato da cittadini di questo Stato che costituiscono un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato
  • differenti da lingua/e ufficiale/i dello Stato Lingua minoritaria si definisce in contrapposizione a una lingua di maggioranza che è la lingua ufficiale dello Stato in cui parlata → infatti concetto strettamente connesso con: Stato-nazione + ideologia del monolinguismo Quindi lingua minoritaria = lingua: - usata da una comunità di parlanti che rappresenti demograficamente una minoranza all’interno di uno Stato
  • diversa dalla lingua ufficiale dello stesso Stato In contesto italiano le lingue minoritarie sono etichettate anche come PARLATE ALLOGLOTTE = varietà minoritarie con un’origine nettamente distinta rispetto alla lingua ufficiale = idiomi: di origine non latina o che a causa di una notevole distanza tipologica da italiano letterario non appartengono al sistema italo-romanzo MA non applicabile a tutti i casi → può essere una varietà imparentata più o meno strettamente con la lingua nazionale In contesto italiano spesso minoranza e alloglossia sovrapposti / confusi → per 2 motivi = difficile tenere separati: l’insieme di minoranze costituito dalle pluralità di persone tradizionalmente dialettofone una maggioranza che vi corrisponde confusione tra concetti: minoranza linguistica - minoranza nazionale MINORANZA NAZIONALE = gruppi di popolazione presso i quali la diffusione di una lingua si associa all’affermazione di un differente senso di appartenenza rispetto alla maggioranza col prevalere di caratteri nazionali rivendicati come altrettanti segnali di adesione a un’identità collettiva diversa = popolazioni che possiedono legami con altri stati nazionali Le altre eteroglossie interne considerate e classificate come minoranze linguistiche = popolazioni fondamentalmente di cultura e identità italiana che incidentalmente fanno uso di varietà linguistiche particolari !! I 2 concetti vanno preferibilmente tenuti distinti Nei Paesi in cui sono presenti più lingue ci può essere una loro gerarchizzazione sociale e politica → scala di denominazioni: da lingua nazionale = lingua della nazione costitutiva dello Stato → a lingue minoritarie LINGUA REGIONALE = concetto che arriva dal diritto francese che riconosce alcuni diritti a certe lingue autoctone, > nell’educazione sta a lingua nazionale come Regione sta a Stato in Carta europea delle lingue regionali o minoritarie = lingua parlata da una parte dei cittadini di uno Stato
  • in numero inferiore al resto della popolazione
  • generalmente radicati in parti specifiche territorio Sta in contesto italiano: (grosso modo e con molte eccezioni) un insieme di dialetti primari:
  • comparabili tra loro
  • in qualche modo riconducibili a un’unità territoriale riconoscibile (veneto, siciliano…)

LINGUE MENO DIFFUSE = etichetta non presente nelle legislazioni nazionali che ha preso piede a livello internazionale forma più politicamente corretta perché: non implica giudizi + non marcata socialmente e politicamente Negli ultimi anni si è dibattuto molto sulla possibile inclusione tra lingue minoritarie di lingue legate ai fenomeni migratori più recenti → generalmente sì, > con LINGUE IMMIGRATE = lingue proprie di gruppi immigrati: - numericamente consistenti

  • stabilmente radicati nella comunità d’arrivo Fondamentale distinguere:
  • lingue minoritarie = poste a un livello sociolinguistico più basso rispetto alla lingua nazionale/ufficiale hanno meno status giuridico (= usi a cui le lingue possono potenzialmente adempiere)
  • LINGUE IN SITUAZIONE DI MINORANZA = possono essere di grande diffusione internazionale MA oggettivamente in minoranza all’interno di un determinato Stato (tedesco in Italia) MINORANZA LINGUISTICA = comunità che parla la lingua minoritaria una comunità può considerarsi di minoranza se:
  • insediata in maniera compatta sul territorio di uno Stato
  • numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato
  • i suoi membri hanno caratteristiche etniche / religiose / linguistiche ≠ dal resto della popolazione
  • mostrano un senso di solidarietà inteso a preservare loro: cultura / tradizioni / religione / lingua gruppi di popolazione di consistenza solitamente ridotta con lingua primaria ≠ da lingua maggioranza Documenti europei distinguono gruppi:
  • identificati come minoranze nazionali → tutelati dalla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali = emanata nel 1995 + ratificata dall’Italia nel 1997
  • parlanti lingue regionali / minoritarie → tutelati dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie = emanata nel 1992 + non ancora ratificata dall’Italia diversa perché include anche parlanti che non formano una minoranza Sono una minoranza anche i gruppi parlanti un dialetto / una lingua di recente immigrazione (parlanti abruzzese / immigrati romeni) MA in contesto italiano questi gruppi non sono tutelati → causa: legislazione italiana usa il termine in senso ristretto → articolo 6 Costituzione prevede tutela delle minoranze linguistiche MA non adotta la definizione più ampia del termine confusione per ricorso a 2 parametri = storicità = presenza antica della minoranza nei confini statali territorialità = radicamento stabile della minoranza su un territorio → porta a escludere: dialettofoni + parlanti di lingue immigrate + popolazioni nomadi / diffuse Parlanti di lingue minoritarie si trovano necessariamente ad apprendere anche la lingua nazionale Francescato: distingue minoranze di 2 ordini:
  • 1° grado = parlate autoctone in un territorio dominato da una lingua ufficiale / di maggioranza situazioni di bilinguismo = lingua di minoranza parlata insieme alla lingua di maggioranza
  • 2° grado = isole linguistiche repertorio comprende: italiano + lingua minoritaria + un’altra varietà minoritaria parlata nello stesso territorio ex. catalano + sardo + italiano Nozione di minoranza linguistica può essere avvertita come problematica / inadeguata → perché sottolinea una posizione di alterità e uno status inferiore rispetto a una lingua dominante in una comunità linguistica Orioles: mette in evidenza l’inadeguatezza terminologica = poco efficace ed esplicativa → è ormai un macrocostrutto che definisce una situazione articolata, complessa, eterogenea MA mancano definizioni più neutrali e adatte → quindi iperonimo per tutti gli idiomi che presentino:
  • originalità delle strutture linguistiche rispetto al territorio circostante
  • un avvertito senso di appartenenza 1.2 IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI LINGUA DI MINORANZA Difficilmente uno Stato si pone problema riconoscimento, tutela e valorizzazione delle comunità e lingue di minoranza → è più facile che la questione emerga grazie a pressioni: popolazioni interessate / altri Stati che si propongono come loro tutori Popolazioni minoritarie si pongono problema tutela propria specificità linguistica e culturale essenzialmente sulla base della proposta di élite che raccolgono esigenze latenti per elaborare una riflessione in questo campo → fungono da catalizzatori per la crescita di una coscienza linguistica Fattori che possono favorire questi processi:
  • capacità dei parlanti di persistere in uso propria lingua nonostante pressione di strumenti comunicativi socialmente più forti
  • maggiore / minore parentela rispetto a lingua ufficiale Stato
  • esistenza di una tradizione di usi colti e scritti dell’idioma minoritario Attribuita molta importanza a presenza norma scritta codificata per gli idiomi minoritari = varietà illustre in cui locutori si riconoscano
  • non unica = la lingua è presente come lingua di minoranza anche in altri Stati sempre come lingua di minoranza
  • solo locale = la lingua è minoritaria solo in determinati contesti / entità politico-territoriali e in altri è lingua maggioritaria
  1. minoranza non unica prevede considerazione collocazione geografica comunità di parlanti stessa lingua di min. in Stati diversi → comunità possono essere: adiacenti = collocazione contigua / non adiacenti = collocazione non contigua
  2. definisce il grado di coesione spaziale interna alle comunità minoritarie → comunità coesa = geograficamente compatta e concentrata in una stessa area non coesa = nuclei diffusi in più aree tra loro non contigue Quindi: minoranza: sarda = unica e coesa / occitana = non unica, adiacente e coesa / romanì = non unica, non adiacente e non coesa Si può aggiungere criterio: unitarietà della comunità minoritaria = costituita da persone: con competenza attiva/passiva nella lingua minoritaria (interamente/prevalentemente) prive di competenze nella lingua (anche in gruppi consistenti) → criterio particolarmente importante laddove dinamiche sociali e demografiche abbiano portato a un consistente rimescolamento della popolazione residente nell’area minoritaria Può essere rilevante la presenza fuori dai confini dell’entità geografico amministrativa in cui si trova la comunità minoritaria di una LINGUA DI APPOGGIO = stessa lingua / varietà della stessa lingua a cui la lingua minoritaria può appoggiarsi → sua presenza può avere notevole influenza sulla condizione di una lingua minoritaria permette di distinguere tra lingue in via di estinzione: in assoluto / in una comunità

2. LE LINGUE MINORITARIE IN ITALIA

Prima della legge 482 / 1999: in Italia erano riconosciute e protette giuridicamente e istituzionalmente a livello nazionale solo le lingue minoritarie la cui esistenza era ancorata ai trattati internazionali post fine 2^ GM = tedesco in Alto Adige + francese in Valle d’Aosta + sloveno in province Trieste e Gorizia Con legge 482 / 1999: numero lingue tutelate sale a 12 MA molte altre lingue presenti, parlate e vitali rimangono non tutelate Classificazione di Toso: non tiene conto di classificazioni genealogiche / collocazione geografica raggruppa lingue in gruppi omogenei in base a criteri: sociolinguistici + geolinguistici 2.1 LINGUE DELLE MINORANZE STORICHE TUTELATE A LIVELLO NAZIONALE 1992: Telmon include tra le minoranze linguistiche i gruppi: galloitalici dell’Italia meridionale + galloromanzi dell’Italia meridionale

  • sardi + greci + albanesi + croati + sloveni + germanici + friulani + ladini
  • franco-provenzali + occitani + francese in VdA + minoranze diffuse
  • eteroglossie interne + nuove minoranze 1993: Salminen stila elenco per l’UNESCO: non conteggia: francese + varietà galloitaliche + varietà galloromanze introduce distinzione sardo-gallurese / -logudorese / -campidanese / -sassarese aggiunge: piemontese + ligure + lombardo + emiliano + veneto + corso + toscano
  • centro-italiano + italiano meridionale + napoletano + siciliano MA scelte discutibili Testo legge 482 / 1999 riconosce: esplicitamente = francese + franco-provenzale + friulano + ladino + occitano + sardo implicitamente = albanese + catalano + tedesco + greco + sloveno + slavo molisano 2.1.1 LINGUE DELLE MINORANZE NAZIONALI Francese, tedesco e sloveno nelle loro regioni hanno prerogative di lingue “coufficiali” ottenute in seguito ad accordi internazionali sottoscritti con i Paesi confinanti in cui costituiscono la lingua della maggioranza Sono le varietà standard, non dialetti → infatti storicamente sono state usate anche per comunicazione in contesti formali hanno sollecitato nei parlanti autopercezione di una diversa appartenenza nazionale Hanno funzione politica → francese in Valle d’Aosta svolge funzioni statutarie oltre a comunicative tedesco in Alto Adige è la 1^ lingua → quindi riduzione ambiti impiego italiano a lingua minoritaria IL FRANCESE IN VALLE D’AOSTA (E IN PIEMONTE) In Valle uso dei dialetti locali di tipo franco-provenzale si è appoggiato precocemente a uso francese come lingua di cultura Presenza francese diminuisce dopo cessione alla Francia → 1911: in reazione si forma una Ligue valdôtaine pour la défense de la langue française = 1^ espressione sentimento autonomista MA movimenti bloccati sul nascere da avvento fascismo → 1923: avvia una dura politica di assimilazione linguistica Legge costituzionale n.4 26 febbraio 1948: garantisce alla Valle lo status di Regione autonoma a statuto speciale Articoli 39 e 40: riconoscono 2 lingue ufficiali + adattamenti insegnamento alle necessità locali Legge 482 / 1999 riconosce francese come lingua minoritaria Dal dopoguerra: accordi per regolare bilinguismo = parlante può scegliere lingua da usare nei rapporti con l’amministrazione Toponomastica ed educazione scolastica bilingui + trasmissioni radiotelevisive regionali hanno parte programmazione in francese Dal dopoguerra: italiano è il codice principale negli usi scritti e formali francese è prevalentemente istituzionale MA conserva un elevato valore simbolico di identificazione culturale Non si può calcolare il numero effettivo di parlanti francofoni Francese non è mai stato nei fatti la lingua della socializzazione primaria → tradizionalmente usate le varietà francoprovenzali → trasmesso a scuola + interesse trascende da valore identitario locale Non esistono in Valle comunità che abbiano il francese come lingua prima → Salvi: è una minoranza tra virgolette

Sondaggio Fondazione Emile Chanoux del 2001: lingua materna: 0,99% francese + 71,5% italiano + 16,2% patois Francese legato più che altro ad apprendimento in contesto scolastico Pochi soggetti bilingui MA molti plurilingui → in ambito famigliare: francese + italiano + francoprovenzale Francese storicamente ha avuto funzioni di: idioma di cultura in area valdese + amministrazione in alta Val di Susa Da primi decenni XX secolo: uso entra progressivamente in crisi → non è una lingua materna In Piemonte non rientra in ambito tutela minoranze → status giuridico solo per autocertificazione di alcune amministrazioni comunali Oggi vitalità linguistica del francese in area italiana poggia quasi esclusivamente su: usi istituzionali + prestigio acquisito + carattere di lingua internazionale Impiego nella comunicazione ordinaria è prevalentemente episodico IL TEDESCO IN ALTO ADIGE Minoranza di lingua tedesca in provincia di Bolzano = quella dotata di migliori forme di tutela legislativa in Italia tra le più garantite in Europa per applicazione principi bilinguismo istituzionale riconoscimento suoi diritti culturali Comunità tedescofone non sono continuazione di gruppi arrivati in tempi antichi MA risultato di uno sviluppo storico più recente 1919: trattato di Parigi: Trentino (italofono) e Tirolo meridionale (germanofono) attribuiti all’Italia Fascismo tenta italianizzazione forzata → estromissione tedesco da usi pubblici + chiusura scuole e giornali tedeschi

  • italianizzazione toponomastica + incentivazione immigrazione italofoni 1946: firma accordi De Gasperi-Gruber → 1948: istituita Regione a statuto speciale comprendente anche il Trentino Si garantiscono forme significative di tutela MA governo italiano non rispetta gli accordi → proteste: popolazione + governo austriaco 1972: emanazione di provvedimenti a favore della minoranza tedesca con il nuovo Statuto speciale → da allora: effettiva autonomia politica e culturale Censimento 2011: si sono dichiarati appartenenti al gruppo linguistico: italiano 26,06% + tedesco 69,41% + ladino 4,53% Parlanti italiani concentrati > nei centri urbani maggiori → qui società è davvero: plurilingue + multiculturale + multietnica → in aree rurali e periferiche contatto tra gruppi è più difficile → contesto prevalentemente monolingue Tedesco solidamente presente in usi: formali e istituzionali + informali e familiari MA autonomia ha contribuito a creare problemi linguistici e culturali → si riflettono in una situazione discriminatoria verso italiani → vige la proporzionale etnica = posti di lavoro pubblici e abitazioni assegnati secondo proporzione dei gruppi linguistici presenti = su 10 posti: 7 a tedescofoni + 2 a italofoni + 1 a ladinofoni → a scuola italofoni imparano tedesco standard MA non permette integrazione effettiva nella chiusa società altoatesina perché dialetti locali e koinè austro-tirolese sono molto vitali → italofoni devono scegliere tra forma dialettale (comunicazione dialettale) e standard letteraria (usi formali e scritti) MA tedescofoni no perché italiano è lingua comunicazione ordinaria in tutti gli ambiti Ne deriva un bilinguismo separativo = 2 comunità tendono a non sovrapporsi pur coabitando sullo stesso territorio LO SLOVENO IN FRIULI VENEZIA GIULIA Comprende la varietà di idiomi del continuum linguistico sloveno parlati nella zona orientale del Friuli a ridosso confine italo-sloveno 6 aree: Val Canale + Val Resia + alte Valli del Torre + Valli del Natisone + parte orientale provincia di Gorizia + provincia di Trieste → ad ogni area corrisponde un tipo dialettale specifico + si affianca lo sloveno standard → si differenziano anche per: geografia + storia + economia + società → anche per ragioni storiche:
  • paesi rurali già linguisticamente sloveni dal Medioevo
  • Gorizia e Trieste: - popolazione slovena è conseguenza movimenti migratori iniziati nel XIX secolo post sviluppo industriale e commerciale grazie ad amministrazione austriaca
  • dura politica di assimilazione linguistica durante fascismo MA poi riconoscimento e tutela lingua e cultura Consistenza numerica del gruppo di lingua slovena è dibattuto → stime molto diverse tra loro: da 46.000 a 100.000 unità Oggi diverse organizzazioni culturali, sportive, teatrali e scolastiche contribuiscono a diffondere la lingua slovena Attività culturale e artistica degli sloveni promossa e sostenuta in Italia da:
  • unioni delle associazioni culturali slovene = Unione culturale economica slovena + Confederazione organizzazioni slovene
  • centri culturali Case editrici + quotidiani + trasmissioni televisive e radiofoniche in sloveno Post legge 482 / 1999: istituite condizioni di bilinguismo italiano-sloveno per tutta l’area di lingua e cultura slava Friuli In queste aree ancora molto diffuso il friulano = codice di comunicazione sovralocale accanto a italiano 2.1.2 LINGUE REGIONALI Legge 482 / 1999 ha riconosciuto status di lingue minoritarie a: friulano + sardo + latino 3 varietà romanze tradizionalmente prive di una lingua-tetto = lingua strettamente imparentata alla varietà locale insegnata a scuola ai parlanti della varietà locale Toso: le definisce lin. regionali → > per valore geografico → carattere autoctono + legame con ambito territoriale esteso e compatto nessun riferimento politico-culturale esterno e diverso da Italia Già da tempo: sardo e friulano considerate lingue diverse da italiano → per: Abstand (distanza) + Ausbau (espansione) Specificità linguistica + diffusa percezione di alterità culturale + senso di appartenenza a lingua vista come positiva da proteggere Si è affermata idea di un’originalità tale da legittimare modalità di riconoscimento linguistico ed extralinguistico

Vari tentativi MA situazione linguistica rimane molto eterogenea + manca ancora uno standard di vasta accettazione Popolazione critica verso una varietà standardizzata → indagine di Oppo - 2007: più del 57% intervistati favorevole a una varietà standard per documenti ufficiali MA solo se: varietà esistente + si continua comunque valorizzazione di tutte le parlate locali Insegnamento regolamento da leggi + dal 2022: certificazione provvisoria sperimentale della conoscenza di sardo e catalano MA comunque abbandono e obsolescenza graduale delle lingue locali 2.1.3 PENISOLE LINGUISTICHE Metafora usata da Toso per continuità dialettale transfrontaliera di Piemonte e Valle d’Aosta rispetto ad aree d’oltreconfine Qui: idiomi franco-provenzali + francese (loro lingua-tetto) + italiano IL FRANCOPROVENZALE IN VALLE D’AOSTA Insieme di varietà romanze molto diverse tra loro Ascoli - 1878: gruppo di varietà tra loro imparentate localizzate in: Valle d’Aosta + alcune vallate della provincia di Torino

  • Sud-Est Francia + gran parte Svizzera romanda
  • paesi Faeto e Celle San Vito in provincia di Foggia MA vitalità molto ridotta + parlanti oggi sono quasi tutti anziani Difficoltosi: espressione di una koinè letteraria + usi in contesti ufficiali Anni ‘70-’80 ‘900: tentativo di creare una varietà unificata sovradialettale MA no risultati concreti → vitalità affidata a uso parlato In Valle territorio delle parlate francoprovenzali coincide con territorio regione amministrativa MA coesistenza con ita e fra tende a marginalizzare pratica dei patois = minoranza linguistica all’interno di una minoranza nazionale Lingua di socializzazione primaria di 50% popolazione MA non gode di nessuna tutela ufficiale Ricerca Fondazione Emile Chanoux del 2001: 77% conosce patois (58% lo parla bene) + 30% bisogna conoscerlo per essere valdostani 45% italiano è fondamentale + 13% francese è fondamentale Storicamente percepito come basso rispetto a italiano e francese MA forte legame identitario dei parlanti verso patois Desiderio di ruolo culturale più importante → uso scolastico volontario MA 63% lo vorrebbe materia facoltativa + 10% obbligatoria Attività di valorizzazione di associazioni e centri culturali per salvaguardia e trasmissione lingua e suo patrimonio culturale → Fondazione Emile Chanoux + Comité des Traditions Valdôtaines + Centre d’Etudes Francoprovençales IL FRANCOPROVENZALE E L’OCCITANO IN PIEMONTE Varietà francoprovenzali parlate anche in Piemonte in provincia di Torino Sottoposte a pressione piemontese e italiano → 29% popolazione conoscenza attiva MA 60% piemontese + 36% conoscenza passiva MA parlanti prevalentemente delle fasce di età più alte In Piemonte ci sono anche aree in cui si parlano idiomi di tipo provenzale = occitano nella legge 482 / 1999 → in: parte della Val di Susa + vallate confinanti + Val Pellice Varietà molto differenziate prive di uno standard di riferimento → Medioevo: trovatori costituiscono una koinè sovradialettale MA entra in crisi già a fine XIII secolo e si usano diverse varietà 2008: proposto standard di riferimento “occitano alpino orientale” MA paura che soffochi idiomi locali e ne acceleri la morte Lingua minacciata parlata quasi solo da adulti → sempre più raramente imparata in ambito domestico competenza attiva maggiore se età maggiore: 45% ultra70 MA 20% giovani Negli ultimi decenni: attivismo in campo: musicale + folkloristico + pubblicistico + editoriale per colmare assenza storica letteratura → ha portato a percepire un maggior prestigio della lingua Associazioni svolgono opere di sensibilizzazione MA solo una parte esigua popolazione coinvolta nelle politiche di rivitalizzazione 2.1.4 COLONIE LINGUISTICHE Toso: comunità alloglotte di dimensioni spesso ridotte che si ritrovano inserite in un contesto dialettale completamente diverso in seguito a processi migratori / sopravvissute ad affermarsi di uno strato linguistico successivo IL WALSER Se ne parlano delle varietà in alcune valli in: Valle d’Aosta (Valle del Lys + Val d’Ayas) + Piemonte Dialetti alemannici tramandati in queste aree post movimenti migratori medievali di popolazioni che dal Vallese si sono spostate in varie direzioni Anche in: Vallese + Svizzera + Liechtenstein + Austria → in Savoia c’erano comunità MA ormai estinte In Italia varietà tutelata da: legge 482 / 1999 + leggi regionali Parlate walser in Italia appartengono al ramo del tedesco meridionale → si suddividono in 3 varietà principali: titsch = Gressoney + Alagna + Formazza + Macugnaga toitschu = Issime + singole varietà della comunità titzschu = Rimella in Valsesia Comunità tradizionalmente esigue + da decenni è in corso processo di erosione linguistica MA in quei paesi uso lingua ancora vivo Dal 2° dopoguerra: accelerazione regresso dialetti walser → > a causa di spopolamento aree → oggi tra 1200-1500 parlanti walser Fine anni ‘70: 54% popolazione Gressoney parla e capisce MA oggi meno della metà Ricerca Fondazione Emile Chanoux del 2003: a Gressoney e Issime lingua materna 20% popolazione, 38% tra 65-80, 7,5% tra 20- Anni ‘70: riscoperta di una coscienza walser → iniziative di tutela e rivitalizzazione tradizione + nascita associazioni culturali dedicate
  • valorizzazione della lingua in contesto scolastico

Piccolo atlante linguistico dei walser meridionali - 2015: uno degli esiti più concreti del progetto di normalizzazione grafia per conservazione e valorizzazione patrimonio linguistico e culturale walser DIALETTI GERMANICI DELL’ITALIA NORDORIENTALE Legge 482 / 1999 tutela le comunità germaniche stanziate tra Trentino - Veneto - Friuli Mòcheno = dialetto bavarese arcaico in provincia di Trento parlato nei comuni di: Fierozzo + Frassilongo + Palù del Fersina deriva da stanziamenti risalenti a XIV e XV secolo nome da verbo tedesco machen (= fare) molto usato come intercalare oggi 2.276 parlanti = 0,5% popolazione del Trentino dal 1987: esiste un Istituto culturale per salvaguardia e valorizzazione cultura mochena → nel 2012: ha approvato Principi per la standardizzazione sintattica del Mocheno 2003: pubblicate 2 grammatiche: descrittiva + ad uso scolastico 2005: creazione banca dati online con dizionario mocheno - italiano/tedesco ultimi anni: progressivo recupero cultura e lingua locale da parte delle fasce più giovani della popolazione Cimbro = dialetto bavarese arcaico parlato tra province di Vicenza - Verona - Trento deriva da stanziamenti di popolazioni bavaresi tra XII-XIII secolo nome da tradizione umanistica che li vuole discesi da antichi Cimbri distrutti da Mario MA no riscontri scientifici in Veneto qualche decina di parlanti + in Trentino 1072 residenti (0,2% popolazione), > nel comune di Luserna sono attivi progetti di studio e tentativi di rivitalizzazione + ci sono 2 dizionari online cimbro-italiano → > dell’Istituto cimbro di Luserna che favorisce attività culturali e di politica linguistica per salvaguardia e promozione In Friuli, > in area carnica, ci sono alcune comunità di dialetto germanico Sappadino = parlata pustero-carinziana con caratteristiche proprie di Sappada (Udine) abbastanza vitale + ben conservata → bilinguismo usato come richiamo turistico tutela e promozione con: corsi + realizzazione grammatiche e norme ortografiche per regolare dialetto quasi solo orale Varietà di Sauris = comunità di parlata varietà di origine tirolese risalente al XIII secolo parlata da 70% popolazione insegnata come materia obbligatoria della scuola primaria + ha grafia ufficializzata riconosciuta Timavese = comunità di parlata germanica di tipo carinziano di dimensioni molto ridotte a Timau in provincia di Udine negli ultimi decenni iniziative di tutela → pubblicazione di periodici MA mancano supporti didattici per insegnamento Proposte per promozione e valorizzazione parlate germaniche in Friuli rientrano nel quadro di tutela complessiva del patrimonio linguistico regionale LA GRECOFONIA DELL’ITALIA MERIDIONALE Nell’Italia meridionale ci sono comunità parlanti varietà di greco In 2 aree distinte: - Grecia salentina = gruppo di comuni del Salento (Lecce) → varietà griko

  • area calabrese = 4 comuni della Bovesìa (Reggio Calabria) → varietà grecanico 1921: sui 20.000 parlanti → oggi: meno, 10.000 e 2. Origine molto dibattuta → nell’antichità colonizzazioni stabili di popolazioni elleniche su coste Italia meridionale MA 2 ipotesi:
  • Rohlfs: continuità rispetto a parlate elleniche della Magna Grecia
  • Parlangeli: origine più recente riconducibile a ripopolamenti in epoca bizantina Varietà evolute in maniera autonoma rispetto a greco moderno + caratteri conservativi + notevoli influssi da parlate romanze circost. Oggi tutelate da legge 482 / 1999 e leggi regionali → agevolano campagne di recupero e sensibilizzazione di associazioni culturali e amministrazioni locali → portano a superare pregiudizio e a favorirne la percezione come portatore di elementi identitari repressi Martino: da anni ‘50 intellettuali della media borghesia locale e studiosi internazionali portano avanti sensibilizzazione risveglio strati più alti MA arriva a coinvolgere proletariato MA non si arriva a valorizzazione desiderata scelta grafia e varietà da standardizzare restano irrisolte e oggetto di dibattito VARIETÀ FRANCOPROVENZALI DEL MERIDIONE Faeto + Celle San Vito (Foggia): ci sono 2 colonie in cui si parla una varietà di francoprovenzale → molto esposta a contatto con varietà pugliesi limitrofe → origini dibattute: stanziamenti post persecuzioni religiose di valdesi provenienti dal Piemonte XII-XV secolo o politica di ripopolamento attuata da Carlo d’Angiò nel XIII secolo per contrastare presenza araba → a Faeto: 92% popolazione ha competenza attiva + alto orgoglio → valenza affettiva + forse sentimento di fedeltà linguistica MA oggi molto regresso rispetto a italiano e parlate circostanti → iniziative per rivitalizzazione e conservazione = pubblicazioni, periodico Il Provenzale con avvenimenti quotidiani ed eventi storici sportello comunale a Faeto per promuovere conoscenza, recupero, diffusione gruppi e associazioni culturali per valorizzazione Guardia Piemontese (Cosenza): c’è una comunità parlante una varietà arcaica di provenzale → da stanziamenti tra XIII-XIV secolo di coloni valdesi provenienti dalla Val Pellice in Piemonte LO SLAVO MOLISANO Acquaviva Collecroce + Montemitro + San Felice del Molise (Campobasso): si parla una varietà di origine croata (MA meglio slava) Na-nasu = varietà arcaica di tipo dalmatio stokavo-ikavo

2.2.3 ALTRE VARIETÀ

Sardegna: sassarese + gallurese = parlate sardo-corse di origine corsa su substrato logudorese in fascia estremo Nord isola parlati da 200.000 persone = 12% popolazione sarda coscienza popolare li considera distinti dall’area sarda MA non del tutto estranei tutelati da legislazione regionale MA legge 482 / 1999 le esclude o le associa al sardo tutelato Friuli Venezia Giulia: comunità che parlano dialetti di tipo veneto da: antico prestigio varietà venete + tradizionale radicamento venetofonia in alcune aree marginali regione riconoscimento solo regionale per promozione 2.3 VARIETÀ NON TERRITORIALIZZATE Ammissione a tutela delle lingue minoritarie basata anche su criterio del legame tradizionale con un territorio → quindi esclusione di alcune minoranze diffuse non sempre stabilmente radicate Rom + sinta = minoranze diffuse su tutta Italia → >: Piemonte e Lombardia (sinti) + in Italia centrale e meridionale (rom) ci sono comunità di: antico insediamento = sinti Italia settentrionale + rom Italia meridionale / più recente arrivo difficile definirne il numero derivano da una varietà indoaria centro-settentrionale → romanì ha una chiara origine comune con altre lingue subcontinente indiano NO norma ortografica → tentativi di grafizzazione spontanea con grafia italiana MA NO standardizzazione in corso uso legato a fattori identitari molto forti + marca identità e appartenenza alla comunità MA sfiducia dei parlanti: ritengono loro lingua adatta solo a situazioni informali e contesto familiare → tendono a non divulgare volentieri loro lingua alle persone estranee alla comunità Ebraico = varietà impiegata negli usi liturgici della minoranza religiosa israelita (ebrei praticanti) → NO in interazione quotidiana insegnato nelle scuole confessionali + ci sono materiali didattici specificamente rivolti a educazione religiosa tutelato MA tutelata più che altro la cultura materiale Armeno = varietà impiegata negli usi liturgici della minoranza religiosa → NO in interazione quotidiana → mantenuto per culto religioso e liturgia officiata in armeno classico comunità presente in Italia dal Rinascimento → presenza storica di lingua durata + anche buona consistenza e autonomia grande cultura umanistica + in passato notevole produzione scritta 3.000 persone di origine armena in Italia → almeno 50% in grado di parlare la lingua + comunità principale a Milano 2.4 LE NUOVE MINORANZE Dizionario di linguistica - Beccaria e Telmon: minoranza linguistica = comunità più o meno numerose di parlanti la cui lingua materna differisce da l. sancita ufficiale da Stato di cui hanno cittadinanza → di recente aggiunge: nella situazione sociolinguistica interna bisognerebbe comprendere anche: ogni dialetto italiano + minoranze diffuse e/o migranti + eteroglossie interne + nuove minoranze immigrati Studi riflettono su possibilità di accomunare le comunità di immigrati alle alloglossie di più lunga permanenza sul territorio italiano Alcune alloglossie presenti da secoli sono arrivate per migrazione → allora anche comunità immigrate più di recente Etichette enfatizzano novità → “nuove minoranze” = agglomerati di nuovo insediamento costituiti da nostri emigrati in altri Paesi eur. Introduzione “lingue immigrate” testimonia: impatto di tali lingue sul territorio necessità di una classificazione che ne colga i tratti specifici di presenza e uso in Italia Lingue delle nuove minoranze restano escluse dalle forme di tutela anche europee In Italia lingue dei migranti non tutelate perché loro promozione/tutela pone aspetti e problemi diversi da minoranze storiche Tra anni ‘90-2000: tema lingue immigrate in Italia ha suscitato grande interessa da comunità scientifica → molti convegni nazionali e internazionali sull’argomento + progetti di ricerca mirati ad approfondire vari aspetti → si discute su possibilità di applicare definizione di minoranza linguistica ai gruppi di immigrati stabiliti in Italia → ciò porterebbe ad attribuzione di status di nuova minoranza linguistica Vietti: nel quadro della legge 482 / 1999 è possibile e auspicabile sostenere anche le comunità linguistiche immigrate → per costituire una min. ed essere tutelate: ci dev’essere un progetto di lunga durata con volontà di conservare lin, cul, rel, identità Proposta di differenziare: lingue di migranti = di individui non stabilizzati in territorio italiano → alto tasso di mobilità lingue immigrate = più radicate, usate in spazio comunicativo urbano + hanno ruolo in repertorio comunità Bagna: ci sono molti punti di contatto tra ““nuove” comunità alloglotte” - lingue di minoranza regionali per individuare queste comunità: vitalità etnolinguistica tratti che connotano gruppo (capacità, opportunità e desiderio di usare lingua minoritaria) Migranti e immigrati in Italia sono comunità linguistica in base a: comunanza di stanziamento e appartenenza a stessa entità geopolit interazioni regolari e frequenti condivisione di: atteggiamenti sociali verso lingue + norme d’uso Chini: prova a elencare le principali comunità linguistiche immigrate → minoranze ling. immigrate se: progetto migratorio è definitivo + stessi riferimenti culturali + creazione istituzioni specifiche → a tempi suoi ricerche criteri parzialmente rispettati da poche comunità in Italia = provenienti da: Paesi di lingua araba + Cina + America Latina + Filippine + Albania + Romania grado di concentrazione sul territorio è necessario per ricondurre a stessa minoranza parlanti immigrati che vivono in parti ≠ → gruppi possono concentrarsi solo in alcune aree → si può parlare della stessa minoranza linguistica?

Ricerche sulle lingue immigrate in Italia si sono articolate in 2 aree complementari:

  1. un’area di censimento della diversità linguistica: mira a stabilire le lingue immigrate più rappresentate in Italia potenzialmente più di 100 lingue potrebbero essere lingue minoritarie in Italia 2001: ricerca su primi 30 Paesi di nascita immigrati = 122 lingue
  2. un’area di sistematizzazione delle lingue in repertori sulla base delle scelte d’uso nelle diverse situazioni sociali
  3. Chini - 2009: elabora una 1^ categorizzazione semplificata delle comunità di immigrati come minoranze → propone di considerare solo lingue ufficiali dei Paesi di origine, non dialetti → MA così si trascurano possibili minoranze per cui lingua minoritaria è più importante di lingua nazionale
  4. Ricerche sul mantenimento della lingua d’origine registrano sempre più il passaggio da lingua d’origine a italiano anche in famiglia Evoluzione situazione dipende da politica linguistica che sarà adottata e perseguita dall’Italia per le nuove minoranze → sarebbero auspicabili loro riconoscimento e protezione da leggi ad hoc → legge 482 / 1999 solo per minoranze storiche → valorizzazione plurilinguismo avrebbe vantaggi anche in economia linguistica con maggior rendimento → permetterebbe di: riconoscere lingue immigrate e loro ruolo + non ostacolare loro uso in comunità + diffonderle tra italiani → importante per lo sviluppo linguistico della nostra società

3. LA TUTELA DELLE MINORANZE LINGUISTICHE IN ITALIA

Promozione italiano come strettamente legato a coesione, identità e legittimità del nuovo Stato-nazione Tema frequente in letteratura Risorgimento e primi decenni XX secolo = necessità di favorire senso di appartenenza nazionale → rimuovendo tutte le presunte barriere comunicative (dialetti + lingue di minoranza) incentivando uso parlato del sistema italiano fino a quel momento prevalentemente usato in forma scritta Politiche linguistiche = azioni attraverso cui le istituzioni esercitano un influsso sugli equilibri linguistici esistenti in un Paese scopo primario = gestire plurilinguismo tra lingue ufficiali e/o nazionali + loro varietà + dialetti + lin. min. + … attività che servono a influenzare i comportamenti delle persone per quanto riguarda acquisizione + struttura + ripartizione funzionale dei loro codici linguistici si basano su: documenti + norme + regolamenti ufficiali MA più efficaci gli strumenti indiretti che influenzano le pratiche linguistiche individuali / di gruppo Guerini: distingue 3 componenti:

  • pratiche linguistiche = modelli abituali di selezione tra le varietà che compongono il repertorio di una comunità regolate da regole condivise in gran parte implicite su quale varietà appropriata in dominio/con interloc.
  • convinzioni linguistiche su lingua e uso linguaggio = influenzano pratiche linguistiche possono portare ad azioni che vietano uso di una lingua
  • gestione linguistica = qualsiasi sforzo consapevole ed esplicito dei gestori linguistici per controllare/influenzare scelte parlanti istituzioni nazionali/ufficiali + autorità regionali/municipali + insegnanti + docenti Articolo 6 della Costituzione : “ La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche ” → attenzione per niente scontata all’epoca MA impegno giuridico e istituzionale rivolto principalmente a minoranze nazionali dell’arco alpino = tedesca + francese + slovena → le altre considerate dei fenomeni folkloristici a cui dedicare giusto dell’interesse culturale trova applicazione solo nel dicembre 1999 dopo complesso percorso di dibattiti Legge 482 - 1999 , Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche → dicembre 1999 → finalmente colma vuoto tra Italia - maggioranza Paesi Unione Europea 1° provvedimento legislativo per la tutela → assicura attuazione articolo 6 prima: le altre minoranze storiche (piccole isole disseminate sul territorio) non avevano mai avuto nessun riconoscimento 3.1 LA LEGGE 482 / 1999 Articolo 1: “La lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano” Costituzione non assegna status ufficiale all’italiano in nessun articolo MA articolo 6 Costit. implica presenza di una lingua dominante → motivazioni: scarsa urgenza del problema in quel momento opportunità di non marcare troppo un tratto che il fascismo aveva esasperato Articolo 6 Costituzione non comporta né sollecita distinzioni tra vari tipi di minoranza → legato ad articolo 3 Costit.: Repubblica deve rimuovere ostacoli che impediscono:
  • pieno sviluppo persona
  • partecipazione di tutti a organizzazione polit., econ. e sociale Paese senza distinzione di lingua Contraddice un po’ Costituzione perché:
  • interpreta minoranze linguistiche storiche come alloglossie
  • vuole estendere diritti linguistici delle minoranze nazionali alle minoranze linguistiche storiche riconosciute per preservare cultura Articolo 2: ammette a tutela 12 gruppi linguistici presenti in Italia = albanese + catalana + germanica + greca + slovena + croata parlanti: francese + francoprovenzale + friulano + ladino + occitano + sardo → esclude delle minoranze → romanì c’era MA eliminata nella versione definitiva se no partiti non avrebbero fatto passare la legge Semplifica eccessivamente:
  • lingue: come se fossero equivalenti nei rapporti con italiano compatte + prive di variazioni all’interno → con simili: funzioni + livello di standardizzazione

3.2.3 DIRITTI LINGUISTICI E PATRIMONIO LINGUISTICO

Emerge equivoco confusione concetto di minoranza: nazionale / linguistica MA distinzione fondamentale Impostazione che non rende conto che un senso di appartenenza linguistica differenziato rispetto a quello di popolazione restante non basta a definire di per sé una diversa identità nazionale Minoranza nazionale: se un gruppo minoritario: - afferma, collettivamente + in maniera compatta, un sentimento di appartenenza identitaria alternativo a quello nazionale

  • trova appoggio in uno Stato di riferimento assume anche specifici diritti linguistici inalienabili che Stati con democrazia avanzata devono tutelare Minoranza linguistica: membri hanno stessi diritti linguistici dei membri della comunità nazionale in cui si trovano Quindi forme legislative della tutela dovrebbero riguardare tutti i cittadini affinché siano protetti da discriminazioni linguistiche → patrimonio linguistico nazionale dovrebbe essere oggetto di promozione e tutela nella sua interezza Bisogna anche rafforzare consapevolezza utilità e funzionalità plurilinguismo nei parlanti → si tende sempre di più verso adesione a lingue di maggiore estensione e prestigio Forme di tutela dovrebbero servire anche a educare a rispetto e conoscenza dei patrimoni linguistici minoritari come componenti essenziali del patrimonio culturale del Paese 3.2.4 ETNOBUSINESS Articolo 3 della legge 482 / 1999: comma:
  1. consiglio provinciale delimita ambito territoriale e subcomunale in cui si applicano disposizioni di tutela su richiesta di almeno: 15% cittadini iscritti in liste elettorali e residenti nei comuni / ⅓ consiglieri comunali
  2. se non è così MA nel territorio comunale insiste una minoranza dell’elenco, → MA studiosi molto perplessi procedimento inizia se la popolazione residente si pronuncia favorevolmente Non considera la competenza linguistica attiva della popolazione → si basa su autoidentificazione comunità, valutazione soggettiva → soddisfatti i requisiti, non si può precludere accesso alla tutela a comunità che si proclama appartenente a una delle 12 lingue Non considera il parere della comunità scientifica Amministratori comunali attratti dai vantaggi economici che l’ascrizione a una minoranza comporta Toso: parla di etnobusiness Telmon: speranza di guadagni spinge la fioritura di un sentimento di adesione → numerose e furbesche adesioni di comuni che non hanno niente a che fare con minoranze a cui dicono di appartenere 2 casi più eclatanti:
  • falsi occitani della Liguria occidentale: nei comuni di: Olivetta San Michele + Triora MA dialetti universalmente ricondotti da studiosi e percezione al tipo ligure alpino
  • Ischia: nel 2006 47 consiglieri dei 6 comuni dell’isola sottoscrivono una delibera che dichiara presenza di una minoranza linguistica germanofona → per presenza di 2.000 donne tedesche/austriache sposate con abitanti locali e impegnate in imprenditoria/turismo forte turismo da Paesi di lingua tedesca Piemonte: anche qui si sono verificati episodi legati all’etnobusiness, > con minoranza occitana occitano attestato in 81 comuni MA molti più comuni hanno autocertificato tale appartenenza riconoscimento di 2 comuni tra quelli di lingua francese MA non storicamente attestato qui molti casi di comuni che chiedono inserimento in una minoranza con cui non hanno niente a che fare MA così: dispersione di risorse economiche già in partenza limitate percezione che appartenenza a gruppi minoritari possa essere rimodellata in base a convenienze → ancora più grave se si considerano i gruppi con status oggettivo di minoranza MA esclusi per timore proliferazione richieste Disagio in entrambi i casi: gruppi di minoranze dialettofone in territorio in cui prevale una varietà alloglotta discriminati gruppi che dichiarano un’altra appartenenza linguistica per fruire dei benefici 3.2.5 IL PROBLEMA DELLO STANDARD Legge sempre porre esistenze di uno standard come una delle condizioni per la tutela → presuppone livelli di standardizzazione simili ex. francoprovenzale = centinaia di lingue locali MA legge la tratta come se fosse dotata di uno standard unitario MA maggior parte delle lingue minoritarie è priva di una norma condivisa Legge prevede che consiglio comunale possa pubblicare atti ufficiali nella lingua minoritaria MA non considera la difficoltà oggettiva di traduzione per molte lingue Legare tutela a esistenza di norme condivise porta a percepire lingue minoritarie fornite di uno standard in competizione con italiano → quindi tentativi di standardizzazione MA parlanti temono di perdere tratti locali con assimilazione a una lingua: straniera di apprendimento scolastico / fittizia = opposto di ciò che tutela dovrebbe garantire Esistenza di uno standard è molto importante in contesto scolastico → ci si pone il problema di quale varietà insegnare → scuole: creano proprio standard / si rifanno a standard elaborati altrove → ma si rischia di congelare la lingua minoritaria in una forma scritta non naturale → così si perpetua sua subalternità 3.3 LINGUE MINORITARIE E SCUOLA Legge introduce possibilità di insegnamento di lingue e culture delle minoranze in contesto scolastico = molto positivo Articolo 4: scuole materne: italiano e lingua della minoranza per attività educative

scuole: elementari + secondarie di 1° grado: uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento istituzioni scolastiche elementari e secondarie 1° decidono modalità, tempi, metodi, criteri valutazione insegnamento → genitori possono chiedere insegnamento di/in lingua minoritaria al momento dell’iscrizione Già da anni ci sono lingue minoritarie nella scuola MA per buona volontà insegnanti → entrata in vigore della legge legittime e amplia le azioni e iniziative anche con un contributo finanziario Scuole devono quindi: formare insegnanti + predisporre percorsi formativi dedicati + preparare materiale didattico adatto 2 effetti principali legge: - ha permesso introduzione lingua locale nelle scuole facendo superare lo stigma

  • ha lasciato a singole scuole potere decisionale MA richiedendo consenso dei genitori MA aspetto negativo: legge non prevede inserimento insegnamento lingua e cultura locali obbligatorio per tutti → nelle bozze è previsto MA poi no → avrebbe aiutato valorizzazione 2010: direzione del MIUR fa inchiesta su impatto insegnamento lingue minoritarie → ex. valuta andamento progetti approvati dal ministero e che quindi hanno ottenuto finanziamenti → rileva molteplicità di approcci diversificati → perché comunità minoritarie molto diverse a livello linguistico e sociolinguist. → ricadute positive:
  • valorizzazione territorio a occhi suoi abitanti: frena processi di emigrazione, futuro locale anche per vantaggi econ. legge
  • acquisizione di uno stato ufficiale = aumento prestigio + percezione di un’alterità positiva rispetto ad altri comuni
  • valorizzazione legami intergenerazionali → affidamento trasmissione lingua locale ad anziani → MA più su percezione e status della cultura locale che della lingua → piani diversi, tutele non coincidono per forza → MA sul piano linguistico porta a minore flessibilità lingua minoritaria 3.3.1 ASPETTI DELL’INSEGNAMENTO DELLE LINGUE MINORITARIE TUTELATE DALLA LEGGE 482 / 1999 Ogni realtà territoriale adatta insegnamento lingua minoritaria a sua situazione → così si sono evitati conflitti da società Vs progetti Spostamento del livello decisionale delle iniziative verso il basso ha diminuito autorevolezza dei progetti educativi Genitori spesso perplessi / rifiutano apertamente l’insegnamento della lingua minoritaria → si pensa sia una cultura bassa Autonomia concessa alle scuole provoca in docenti e dirigenti sensazione di abbandono → devono elaborare da soli i percorsi didat. Scuole affrontano in modi diversi → questo dà impressione di un panorama eterogeneo Senso di precarietà dato anche da: non sicurezza + progressiva riduzione del finanziamento esiguo già in partenza C’è differenza oggettiva tra comunità che: hanno solo fondi previsti dalla legge / hanno anche altri finanziamenti regionali/provinciali In maggioranza casi mancano materiali: riutilizzabili + standardizzati + graficamente gradevoli → come quelli di altre discipline → uso materiali autoprodotti e non standardizzazione porta a differenza di prestigio rispetto a materie percepite “vere” da studenti Formazione degli insegnanti varia → per ladino molti materiali e corso di formazione avanzata MA per sardo non è così Si possono definire le diverse forme di insegnamento come incrocio di 3 variabili con conseguenze diverse:
  • insegnamento: formale / veicolare = insegnamento della / nella lingua minoritaria scelta dipende da fattori come livello di conoscenza della lingua presso gli studenti formale: può dare prestigio MA rischia di rendere lingua una materia noiosa, inutile, da imparare a memoria veicolare: fattore di normalità per lingue già di per sé forti MA rischia di dare sensazione di una chiacchierata in dialetto
  • insegnamento: curricolare / non curricolare = all’interno / al di fuori dell’orario scolastico materie non curriculari non considerate da studenti come vere materie = minori: prestigio + impegno + possibilità di assimilazione MA se curriculare sottrae tempo e spazio a materie spesso più utili per genitori
  • insegnante / esperto = insegnamento tenuto > da docenti interni alla scuola / esperti esterni → molte differenze tra comunità risultati diversi in base a esperti: studiosi competenti molto apprezzati MA esperti locali inutili Formazione insegnanti è prioritaria affinché insegnamento lingua minoritaria sia produttivo C’è impressione diffusa che la scuola non tramandi cultura MA la crei C’è disuguaglianza tra lezioni di: lingua minoritaria - altre materie → altre materie: insegnante trasmette nozioni già fissate accattate da cultura ufficiale → lingua minoritaria: nella lezione si costruisce e si negozia la cultura da tramandare con partecipazione attiva di tutti → se solo per lin. min., studenti percepiscono diversità → non sembra una scuola vera → perdita di prestigio → > per chi percepisce questa cultura come lontana dall’esperienza quotidiana, quindi poco interessante 3.3.2 LINGUA E CULTURA Legge prevede che ci sia coincidenza tra attività: di sostegno alla lingua + di recupero della cultura MA c’è problema di stabilire quale sia la cultura effettivamente espressa da una lingua di minoranza Da inchiesta si nota che generalmente con cultura viene intesa la cultura materiale della comunità Quindi l’opera di rivitalizzazione linguistica prevede trasmissione della lingua dei nonni → MA problema accettazione dai giovani = la considerano una varietà del passato non adatta a comunicazione contemporanea MA per percepire utilità lingua in lavoro ed economia, deve avere valenze positive e innovative → MA difficile se a scuola l’ora di lingua: è l’ora di cultura locale / è un’attività extracurriculare e accessoria → si rischia di diffonderne un’immagine superata Serve un percorso formativo completo che usi lingua per veicolare informazioni utili, nuove e adatte a società attuale e futura → fattibile se c’è vitalità linguistica → altrimenti si può fare rivitalizzazione culturale che è anche più semplice da realizzare

concetto introdotto da Berruto in riferimento a situazione italo-romanza → bidialettismo = repertorio in cui coesistono 2 varietà stessa lingua: 1 A standardizzata + 1/+ B che sono varietà diatopiche di A domini in cui entrambe varietà accettate MA generalmente B per conversazione ordinaria repertori in teoria monolingui perché entrambe le varietà appartengono a 1 solo diasistema → ulteriori sottocasi: diacrolettia : repertorio in cui codice A limitato solo a usi alti + codice B adatto a tutti gli ambiti in espansione in territori in cui rivolgimento politico repentino // cambiamento rapporti lingue 4.2 REPERTORI LINGUISTICI DELLE MINORANZE STORICHE Repertori linguistici comunità minoritarie di antico insediamento presentano variazioni su larga scala dovute a: tipi di lingue + varietà linguistiche coinvolte + loro numero + loro posizione nel continuum sociolinguistico Complessità italiana ha effetti su: rapporti tra lingue di minoranza + varietà con cui convivono + loro collocazione nel repertorio com. Iannàccaro, Dell’Aquila: classificano repertori minoranze storiche:

  • comunità che potrebbero fare a meno dell’italiano in vita sociale e quasi tutti i settori → comunità: tedesca e ladina in Alto Adige + slovena a Gorizia e Trieste
  • comunità per cui italiano sarebbe il principale codice A del repertorio → tutte le altre comunità Ulteriore distinzione tra repertori con lingue minoritarie di:
  • 1° grado = tali soltanto rispetto alla lingua nazionale dialetti italo-romanzi regionali (siciliano + piemontese…)
  • 2° grado = rispetto a: lingua nazionale + dialetto regionale → + ulteriori possibili gradi di minorizzazione dialetti italo-romanzi in contesti dominati da un altro dialetto italo-romanzo (ex. tabarchino) lingue minoritarie (occitano + francoprovenzale + walser + ladino…) ex. comunità walser di Issime = piccola minoranza in minoranza linguistica più ampia 3 tipi di repertorio:
  • diacrolettia = lingua minoritaria può essere impiegata in tutti gli ambiti formali e informali accanto a italiano → italiano usato prevalentemente in ambiti più alti della comunicazione 3 valli ladine Trentino-Alto-Adige: unità geografica MA repertori diversi sistema educativo trilingue = si imparano tutte le lingue area
  • diglossia = collocazione funzionale dei codici nei vari domini segue regole rigide di cui i parlanti sono consapevoli italiano nei settori più formali + lingua minoritaria nei settori molto informali, nulla/pochissima sovrapposizione in: alcune località area occitana piemontese: solo italiano per domini alti + occitano e piemontese per domini bassi MA oggi compartimentazione è meno rigida: italiano anche in bassi aree montane Friuli + aree montane e rurali Sardegna centrale + qualche località molto conservativa Sud MA oggi con mutamento e riconoscimento lingue difficile trovare diglossia stretta con italiano assente da informali
  • dilalia = italiano per domini alti = unico codice dello scritto e delle situazioni più formali + unico codice orale MA anche per domini informali = in sovrapposizione con varietà minoritaria → lingua principale della socializzazione in aree: urbane e suburbane Sardegna: graduale scomparsa sardo attivo MA presente in scritte informali per legame francoprovenzali + catalana + grika + albanese... Iannaccaro, Fiorentini - inchiesta - 2021: analizzano repertori parlanti friulani e sardi → Friuli: riportano repertori da diglossia a dilalia con italiano in tutti i domini e friulano nei domini bassi desiderio di friulano letterario appoggiato dalla scuola 2 livelli linguistici = italiano standard A + friulano locale B NO presenza rilevante di dialetti italo-romanzi MA pressione veneta sui confini e quindi triglossia e perdita di tratti tipici → Sardegna: Settimo San Pietro: dilalia italiano A + sardo B si vorrebbe una diglossia con: ita lingua alta + sardo bassa + presenza sporadica del sardo scritto Arzana: adulti percepiscono diglossia italiano A + sardo B MA giovani percepiscono dilalia si vorrebbe una forte diglossia con sardo radicato in oralità ma non per forza allo scritto oggi contatto intenso italiano-sardo → italiano in tutti i domini → sardo sempre più confinato a dominio famiglia tabarchino: bilinguismo senza diglossia = così tanto usato da non essere minacciato da italiano Comunità sinti piemontesi: oggi: usano piemontese nella comunità e italiano regionale all’esterno → solo qualche parola di romanì periodo Unità: dilalia romanì-dialetto piemontese = usi diversi MA potenzialmente sovrapponibili all’orale poi: italiano ha gradualmente sostituito dialetto in usi esocomunitari = sostituzione linguistica 4.2.1 IL RUOLO DEI DIALETTI ITALO-ROMANZI Lingua usata in ambiti scritti e formali è quasi esclusivamente italiano → sempre più anche in usi più informali, > in situazioni dilalia → quindi lingue minoritarie rischiano di essere percepite e trattate come dei dialetti → nel senso di: codice intrinsecamente subordinato a un altro in una determinata area in genere più adatto a conversazione ordinaria + spesso soggetto a graduale declino → può comportare interferenze con dialetti italo-romanzi della stessa area → ci può essere competizione per domini bassi Iannàccaro, Dell’Aquila: distinguono tra comunità:
  • completamente integrate nel repertorio sociolinguistico italiano generale → territorio compatto, può essere considerata come una varietà di italiano grandi minoranze romanze = sarda + friulana + ladina Trentino e Veneto
  • in cui c’è almeno una varietà territoriale italo-romanza nel gradino inferiore del repertorio insieme a lingua minoritaria

→ frammentate, coprono area più vasta + in competizione con dialetti italo-romanzi locali gruppi minoritari di varietà non romanze = tedesco in Valle + albanese + slavo molisano + griko + catalano 4.2.2 IL CASO DELLE MINORANZE NAZIONALI Valle d’Aosta: italiano e francese idealmente considerati le 2 lingue di una singola comunità appartenenti in ugual misura a tutti potenziale bilinguismo → francese perlopiù assente in comunicazione quotidiana e dominio familiare varietà francoprovenzali = lingue principali della socializzazione primaria francese = lingua 2^ dotata di prestigio e relegata a nicchie d’uso specifico Telmon: propone diglossia = italiano e francese polo alto + patois francoprovenzali medio + piemontese basso Berruto: repertorio complesso in cui dilalia italiano-francoprovenzale complicata da francese e piemontese marginali Alto Adige: bilinguismo separativo comunità di lingua italiana e tedesca convivono senza sovrapporsi → ognuna ha sua scuola e sua amministrazione comunità italofona parla italiano in quasi tutti i domini tedesca ha: tedesco standard letterario + dialetti austro-bavaresi informali molto diversi da tedesco letterario italiano scolastico consente comunicazione MA tedesco letterario non consente comprensione e integrazione Dal Negro: individua 3 comunità con repertori linguistici diversi per lingua e struttura sociolinguistica Mioni: identifica una comunità: di lingua italiana = monolingue tedesca = con diversi tipi di bilinguismo tradizionalmente bilingue = nella Bassa Atesina, a sud di Bolzano → 3 repertori asimmetrici che differiscono per: bilinguismo + distinzione funzionale tra standard-dialetto Sloveni Venezia Giulia: bilinguismo separativo con italiano come lingua 2^/straniera 4.3 REPERTORI LINGUISTICI DELLE NUOVE MINORANZE Situazione nuove minoranze è complessa e in costante divenire Lingue immigrate: entrano in rapporto dinamico con altri codici nei vari contesti trovano spazi funzionali per: continuare a essere usate da comunità + espandersi Difficile stabilire se si possa applicare etichetta “comunità linguistica” alle comunità di immigrati stabiliti in Italia → se sì = 1° passo verso loro definizione come nuove minoranze linguistiche → Chini: possono essere minoranze le comunità degli immigrati da alcuni dei Paesi più rappresentati Mioni: descrive repertori linguistici complessi dei migranti provenienti da Africa sub-sahariana → comprendono più lingue e varietà codici disposti su 3 livelli = 1. livello basso = 1/+ lingue locali

  1. livello medio = 1/+ lingue franche / lingue della comunicazione interetnica
  2. livello alto = esolingua Chini: identifica 4 tipi di repertorio:
  • 1 lingua nazionale + la/le varietà / dialetto/i locale/i correlati → ex. molte comunità arabofone
  • 1 lingua nazionale + 1 lingua di minoranza → ex. minoranze ungheresi in Romania
  • 1 esolingua + 1/+ lingue veicolari/franche + lingue nazionali + dialetti locali → ex. parlanti da ex colonie Africa e Asia
  • 2 lingue di grande comunicazione + talvolta con varietà locali → ex. arabo standard e francese in parlanti colti Marocco Ricostruzione dei repertori fa spesso affidamento sulle dichiarazioni su scelte d’uso raccolte con questionari Relativamente pochi studi approfonditi relativi a gruppi e comunità di parlanti che si basano su osservazione diretta degli usi → ex. comunità ghanese in provincia di Bergamo: ricostruito repertorio = lingua d’origine + lingua comunità bergamasca d’arrivo stesso livello occupato da 2/+ codici, a gradino alto originale aggiunto italiano Per allievi di cittadinanza non italiana nati in Italia è prevista una piena integrazione della lingua italiana nel repertorio → italiano è fondamentale per: socializzazione primaria + scolarizzazione Spesso c’è un breve periodo di esposizione esclusiva alla lingua d’origine che poi va progressivamente calando → cresce invece esposizione alla lingua nazionale → lingua in avviene sviluppo abilità di lettura e scrittura Quindi: parlanti hanno un bilinguismo: non stabile + non bilanciato nella lingua d’origine → cambiamenti + oscillazioni + lacune Progetto Plurilinguismo e immigrazione in Italia - Chini - 2004 → una delle prime esplorazioni estensive su tema della configurazione dei repertori linguistici alunni stranieri / di origine stra. in Italia repertorio minori: italiani + lingua d’origine in famiglia: indebolimento uso lingua d’origine + incremento uso italiano in dei casi anche: lingue come francese, inglese, spagnolo (studiate a scuola) + alcuni dialetti italo-romanzi Indagine - Chini e Andorno - 2018: su minori con cittadinanza non italiana in Piemonte e in provincia di Pavia repertorio comprende: italiano + lingua d’origine
  • ci possono essere altre lingue già presenti prima nel repertorio Indagine - Fiorentini e Gianollo - 2021: nelle scuole metropolitane di Bologna a.s. 2018- 47% parla anche italiano in famiglia + 53% parla solo lingua d’origine o con altra lingua → quindi famiglia = contesto privilegiato di conservazione lingua d’origine

5. LINGUE MINORITARIE IN CONTESTO

5.1 LINGUE MINORITARIE IN CONTATTO

In Italia lingue di minoranza convivono e competono con italiano in quasi tutti gli ambiti pubblici e privati, formali e informali

Paesaggio linguistico = etichetta usata per 1^ volta a fine anni ‘ ogni tipo di parole e immagini esposte in spazi pubblici segnali stradali + cartelloni pubblicitari + targhe strade e piazze + insegne negozi + graffiti + avvisi + manifesti Svolge importanti funzioni informative e simboliche nei contesti plurilingui e per indagini perché indica potere e status minoranza Ricerche in Italia indagano presenza e funzioni lingue negli spazi urbani plurilingui Fornisce un’ottima rappresentazione di: complessità linguistica urbana + molteplicità livelli di lingua presenti nel territorio Studiandolo si può mappare presenza di gruppi parlanti lingue immigrate, > nei contesti urbani Mostra: multiculturalismo + vitalità delle lingue nello spazio pubblico Distinto in 2 macrocategorie:

  • top-down = manifestazioni linguistiche ufficiali e formali create da governo, amministrazioni e istruzioni segnaletica stradale + comunicazioni istituzionali in territori ufficialmente plurilingui mostra efficacia politiche linguistiche rispetto a diffusione e status lingue
  • bottom-up = manifestazioni di privati e di taglio più informale per scopo > informativo e persuasivo mostrano vitalità delle lingue anche in ambienti tradizionalmente considerati monolingui Si può valutare spazio occupato dalle lingue nelle singole scritture → lingue prominenti = disposizione lingue in un testo lingue dominanti = quantità di testo scritta in una lingua Nei contesti plurilingui le lingue possono presentarsi in diverse combinazioni → Uberti-Bona: distingue 3 strategie:
  • mimetismo linguistico = testi solo in italiano con aderenza totale alla lingua nazionale
  • messaggi multipli = differenziati per lingua e contenuto in base ai destinatari
  • messaggi complessi = mono/multilingui + interpretabili e recepibili diversamente in base ai destinatari annuncio in spagnolo per negozio spagnolo = autenticità per stranieri / casa per spagnoli 5.3 LINGUE MINORITARIE E NUOVI MEDIA Danet, Herring: Multilingual Internet = strumento democratizzante su cui chiunque può scrivere e pubblicare contenuti → quindi può far uscire lingue regionali e minoritarie da nicchie in cui si trovano e avvicinarle ad un pubblico più vasto Sul web le lingue possono essere vivificate in nuovi usi e nuove forme che convivendo fecondamente con l’italiano aggiungono risorse espressive originali alla conversazione Internet può essere considerato il luogo / rifugio delle minoranze per spazio e visibilità che offre loro Con passaggio a web dinamico e interattivo dei social: aumentano occasioni di produzione di contenuti da parte degli utenti → quindi aumentano anche scambi tra parlanti di lingue minoritarie Con diffusione sistemi di messaggistica istantanea + Internet sugli smartphone: uso lingue online porta rete sociale nella rete digitale Web è aperto alla coesistenza di sistemi diversi Nelle situazioni di plurilinguismo: uso lingue di minoranza online mostra che nuove forme comunicative possono modificare rapporti li 5.3.1 IL LADINO SU WHATSAPP Ladino ha una presenza importante sul web MA pochi siti lo impiegano in maniera esclusiva Pagine Internet di istituzioni pubbliche e associazioni culturali sono plurilingui → spesso con tedesco, italiano e inglese Pagine Internet esclusivamente ladine = sito giornale ladino ufficiale + pagina ufficiale di “RAI Ladinia” + pagina di notizie Negli ultimi anni: uso regolare e frequente > sui social network, meno sviluppato sui blog → nuovi media contribuiscono notevolmente a sua diffusione → fondamentale per garantire: suo sviluppo + uso in ambiti dei giovani 2 tendenze principali del ladino in rete:
  • libertà linguistica = distante dalla norma > ortografica + molto vicino alla lingua parlata
  • plurilinguismo: molto ricco e affermato dalla comunità linguistica + si manifesta attraverso fenomeni di contatto linguistico commutazione di codice + più lingue accostate con traduzione dal ladino (ex. pubblicità di eventi) Studio di un corpus di conversazioni su WhatsApp 2015-19 nelle 3 maggiori aree ladine trentine, 125 parlanti 20-40 anni → tendenza all’espressività: allungamenti vocalici + uso ridondante punteggiature + uso non standard maiuscole (urlo, sorpresa) = per replicare enfasi del parlato → esigenza di brevità e velocità di digitazione: abbreviazioni (cmq) + sigle + sostituzione di lettere con altre lettere (k, x) → uso di emoji: fini espressivi e creativi + in sostituzione del testo, possono costituire un messaggio completo e finito → lessico attinto > dalla lingua informale + manifestazioni creatività scriventi + frequente ricorso al turpiloquio → anglismi, spesso anche questi con intento espressivo → tendenza generalizzata al gioco linguistico continuo, anche con uso di espressioni creative Lingua scritta su WhatsApp non è standardizzata e normata sulla base del codice scritto MA molto eterogenea e per fini ludici e creativi Deviazioni dalla norma allarmano chi vede dinamicità e flessibilità un pericolo per prestigio lingua MA testimoniano una lingua viva e vitale + rompere convenzioni significa conoscerle bene e avere dominio lingua