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Il riassunto contiene una piccola introduzione all’Umanesimo e al Rinascimento, poi tratta i temi in maniera più specifica (i nuovi valori, le scoperte tecnologiche, il progresso artistico e scientifico).
Tipologia: Sintesi del corso
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10.1 L’uomo al centro L’inizio della cosiddetta «età moderna» viene fatta convenzionalmente coincidere con gli ultimi decenni del Quattrocento, periodo di grandi cambiamenti quali la formazione degli Stati nazionali, il crollo delle istituzioni universali, l’introduzione della stampa, le scoperte scientifiche e geografiche e le lacerazioni della cristianità, che portano alla Riforma. Tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, in Italia si diffonde una nuova mentalità che mette al centro del mondo l'essere umano, riconoscendone il valore e la dignità, valorizzandolo e considerandolo homo faber (artefice), quindi in grado di plasmare autonomamente il proprio destino. Questo periodo storico è definito «Umanesimo», termine che deriva dall’espressione latina humanae litterae , con la quale si indicava la letteratura classica che ha come oggetto l’uomo, la sua formazione e promozione morale-intellettuale. Questa espressione era contrapposta alle divinae litterae , le Sacre Scritture, che interpretavano la realtà come realizzazione di un disegno divino. Gli umanisti si ispirano quindi alla classicità, ponendosi l’obiettivo di conoscerla e prenderla a modello nel tentativo di usarla come strumento per realizzare un’esistenza migliore e riscoprire la grandezza dell’uomo. Sull'esempio di Petrarca, i primi umanisti si dedicano alla ricerca di testi e manoscritti antichi, dando un fortissimo impulso alla riscoperta della lingua e della letteratura greca. Gli intellettuali, volendo cogliere il significato genuino e i valori dei testi classici, li studiano, li confrontano e li valutano, andando a sviluppare progressivamente uno spirito critico e una metodologia di indagine del tutto nuovi, sfruttando la filologia e la storia. Un esempio significativo di questa revisione critica è la dimostrazione di Lorenzo Valla della falsificazione della donazione delle terre alla Chiesa da parte di Costantino. Ciò è importante perché voleva dire che i papi durante il Medioevo avevano basato il loro potere temporale su un testo contraffatto. Gli intellettuali del XV secolo interpretarono questa nuova mentalità come un rinnovamento, presupponendo quindi che ci fosse un periodo di declino da cui rinascere. Per questo motivo gli umanisti coniarono l’espressione media aetas , cioè un’epoca in mezzo all’antica civiltà classica e a quella nuova, sua continuatrice. Quest’ultima nell’Ottocento prese il nome di Rinascimento, poichè teatro di una straordinaria fioritura delle arti, delle lettere, della scienza e della tecnica. 10.2 Nuovi valori per uomini nuovi La borghesia cittadina si riconosceva nei valori importati dall’Umanesimo, i quali esaltavano operosità e impegno politico-civile. Sfruttando gli studia humanitas si poteva rinnovare la convivenza sociale e esaltare nelle istituzioni la propria umanità appena riscoperta: nacque l’espressione «Umanesimo sociale». I nuovi valori affermavano l’autonomia e l’autosufficienza terrena dell’uomo e ne esaltavano la dignità. Queste nuove concezioni laiche andarono a mutare il rapporto dell’uomo con Dio, che divenne più autentico, nonostante non implicassero il rifiuto della religiosità o mancanza di fede. Manifesto della cultura umanistico-rinascimentale è l’ Oratio de hominis dignitate di Pico della Mirandola. In questo testo egli celebrava la centralità dell’uomo che, non essendo stato creato da Dio con una natura determinata, è libero/padrone del proprio destino e può decidere se occuparsi di cose minori o raggiungere Dio. Nacque la necessità di dover formare con questi nuovi ideali la futura classe dirigente e per questo motivo grande importanza venne assegnata all'educazione, con nuovi programmi pedagogici. In particolare nacque il programma educativo “interdisciplinare” elaborato da Vittorino da Feltre, che si diffuse nelle università italiane e successivamente anche in quelle straniere.
Le idee umanistiche influenzarono anche l’interesse per la politica e la natura del potere, che crebbe. Un grande contributo venne dato da Niccolò Machiavelli, che nei suoi scritti rivendicava l’autonomia della politica dalla religione e dalla morale. Egli inoltre proponeva anche una concezione realistica e pragmatica dell’agire politico dell’uomo: per natura egli non è né buono, né cattivo, ma può essere entrambi e deve saper prevedere i propri comportamenti peggiori. 10.3 Il progresso scientifico, artistico e tecnologico Durante il Rinascimento la cultura umanistica e il sapere scientifico si incontrano. Si afferma la convinzione che la natura sia governata da leggi che l’uomo può conoscere e riprodurre attraverso l’impiego della ragione: sono proprio queste le premesse per la rivoluzione scientifica moderna. In piena età rinascimentale lo studio della natura conviveva con altre discipline come la magia, l’alchimia e l’astrologia, che esprimevano la stessa fiducia nel dominio dell’uomo sulla natura. Un tratto importante della cultura scientifica rinascimentale fu la fiducia nell’esperienza, nel valore dell’osservazione diretta della realtà, ciò fu fondamentale per discipline come l’anatomia, che venne riscoperta grazie alla pratica delle dissezioni dei corpi. Lo studio della natura e della struttura e anatomia del corpo portarono ad una rappresentazione più realistica delle arti figurative e una maggiore plasticità alle sculture. Nelle arti figurative venne elaborato un linguaggio espressivo e vennero affinate la conoscenza dello spazio e delle proporzioni. A questo cambiamento contribuirono figure come Brunelleschi per l’architettura, Donatello per la scultura e Masaccio per la pittura. La più importante novità in ambito scientifico fu sicuramente la teoria di Niccolò Copernico, che propose un modello cosmologico eliocentrico: al centro dell’universo non vi era la Terra, e quindi l’uomo, ma il Sole. La teoria copernicana andò a influenzare la mentalità dell’uomo, che non sapeva più come conciliare fede e scienza, visto che l’autorità delle Sacre Scritture dipendeva dalla veridicità del modello geocentrico. Gli uomini rinascimentali furono in grado di applicare le proprie conoscenze nella concretezza del quotidiano, sfruttandole ad esempio nel settore tessile, metallurgico e tecnologico. Incrementarono la produzione di tessuti utilizzando macchine sempre più produttive, introdussero nuovi mezzi meccanici, attrezzi e armi. Riscoprirono anche vecchie tecniche e le resero più efficienti, come nel caso della tecnica della fusione del bronzo. Un’invenzione tecnica fondamentale e innovativa riguarda la stampa a caratteri mobili, importata in Occidente dagli arabi, insieme all’uso della carta. L’utilizzo della stampa a caratteri portò nel 1455 alla traduzione in latino della Bibbia. La stampa portò a cambiamenti radicali nel modo di pensare di comunicare: permise infatti una rapida circolazione delle idee, una facile comunicazione tra gli intellettuali, un processo di standardizzazione del sapere (copie identiche) e diede un grande impulso al settore della produzione della carta. Nonostante la diffusione della stampa, vi però era un forte tasso di analfabetismo, si stima infatti che in Italia solamente 600 fossero i dotti su circa 10 milioni di analfabeti. Nel Rinascimento infatti trionfa la cultura raffinata, riservata a pochi privilegiati (élite creativa) che sdegnavano il volgo. 10.4 Luoghi e forme della cultura umanistico-rinascimentale Fondamentali per la fioritura culturale rinascimentale furono le città, in particolare le corti signorili e le accademie. Nelle corti signorili italiane i principi mecenati facevano a gara per attrarre artisti, letterati e filosofi, offrendo loro i mezzi e gli agi per dedicarsi ai loro studi. Le corti divennero simbolo della civiltà umanistico-rinascimentale e luogo di ascesa sociale. Una delle corti più importanti era sicuramente quella di Firenze, dove sorsero accademie e cenacoli come l’Accademia platonica di Firenze, fondata da Marsilio Ficino e patrocinata dai Medici. Qui nacque il neoplatonismo rinascimentale che credeva in una posizione privilegiata dell’individuo in