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Francesco Petrarca: Vita, Opere e Contesto Storico, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Italiana

Una panoramica completa della vita e delle opere di francesco petrarca, uno dei più importanti umanisti del xiv secolo. Esplora la sua formazione, le sue opere principali, il suo ruolo nella riscoperta del mondo classico e il suo impatto sulla cultura italiana ed europea. Anche il contesto storico in cui petrarca visse, evidenziando le influenze che hanno plasmato la sua visione del mondo e la sua scrittura.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 12/02/2025

Chiara7448
Chiara7448 🇮🇹

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FRANCESCO PETRARCA CAPITOLO 2.4 FERRONI
LA VITA VEDI LIBRO PAG 237
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304; il padre era stato n notaio e so trovava in esilio insieme ai
Bianchi. Egli trascorse la prima infanzia a Incisa; nel 1311 la famiglia si trasferì a Pisa e l’anno dopo ad
Avignone; mentre il padre esercitava la professione notarile ad Avignone, la famiglia alloggiò a Carpentras,
dove Petrarca compii i primi studi di grammatica e retorica. Nel 1316-1320 studiò all’Università si
Montpelier, ma si dedicò alla letteratura e, alla morte della madre, scriverà il suo primo componimento.
L’ambiente culturale e mondano era un luogo in cui la cultura curiale si intrecciava con le abitudini.
Petrarca si impose nella vita delle brigate cortesi con l’eloquenza e la cultura classica; le sue prime poesie
sono un volgare toscano. In questo periodo è legato l’incontro con Laura, avvenuto il 6 aprile del 13271.
Dopo aver consumato il patrimonio del padre, Petrarca entrò nella carriera ecclesiastica e divenne chierico;
fu al servizio del cardinale Colonna. Grazie a questo gli vennero garantiti benefici ecclesiastici. Nel 1333
compì un viaggio2 durante il quale entrò in contatto con le opere di Sant’Agostino. Nel 1337 ebbe un figlio e
acquistò una casa a Valchiusa , nella quale si dedicò a scriver opere latina come il “De viris illustribus” e
l’”Africa”. Dopo essere stato esaminato da Roberto d’Angiò, ottenne la corona d’alloro. Tra il 1341-1342 si
fermò a Parma sotto la protezione del signore, ma fu un periodo di amarezze e delusioni in cui il mondo gli
appare dominato dalle barbarie; questo turba l’animo del poeta che si ripiega in sé stesso e attende un
rinnovamento politico e un amore più forte per l’Italia. A Verona scoprì nella biblioteca Capitolare le lettere
di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto; tornato scrisse il “De vita solitaria”. Il tentativo di Cola di Rienzo gli
diede speranza e nel 1347 Cola fu eletto tribuno del popolo romano, ma gli equivoci nel suo
comportamento, portarono Petrarca ad una forte delusione. Nel 1348 si stabilì a Parma e nel 1349 ebbe
l’interessamento del signore Iacopo Carrara; durante il viaggio a Firenze, strinse amicizia con Boccaccio; nel
1351 tornò ad Avignone. Petrarca non tollerava gli intrighi di corte avignonese, all’interno della quale non
avrebbe potuto essere libero di studiare e non avrebbe avuto il degno prestigio; egli sentiva l’amore per
l’Italia, vista come unica fonte di giustizia3. Per questo abbandonò la Provenza e si stabilì in Italia e nel 1353
ideò un’epistola latina di saluto all’Italia4; accettò l’invito del signore di Milano Giovanni Visconti pensando
di poter avere maggiore prestigio, ma il regime si rivelò tirannico. Gli anni trascorsi a Milano furono molto
irrequieti e la sua presenza a corte venne utilizzata dai Visconti come una legittimazione culturale della loro
politica espansionistica. Petrarca incontrò Carlo IV d’Angiò5. Nel 1361 lasciò Milano a causa della peste e si
rifugiò a Padova e a Venezia, ma non ha un luogo definitivo. Dopo aver accolto Boccaccio, la figlia e la
nipotina si stabilì definitivamente a Padova dal signore Francesco Carrara. Nonostante il clima tranquillo,
Petrarca subisce diversi attacchi di febbre e soffre per la morte del signore, suo amico; si dedica agli studi e
alla redazione delle sue opere; muore ad Arquà nel 1374.
TRA IL LATINO E IL VOLGARE: PETRARCA LETTERATO
Nell’opera di Petrarca troviamo la divisione tra latino e volgare; se da un lato la lingua di riflessione e di
comunicazione è il latino, dall’altro si impegna nella poesia volgare perfezionando la sua raccolta di “Rime”.
In Petrarca abbiamo un “bilinguismo” in cui il latino ha un ruolo più nobile e importante mentre il volgare è
impiegato per esercizi privati e per gioco. Queste affermazioni vengono smentite dalla cura che egli mostra
anche per le scritture in volgare. Petrarca vuole sottoporre il latino al rapporto con i classici, libero dagli
schemi delle scuole di “ars dictandi” e dalle interferenze con il volgare; tale lingua si imporrà come lingua
internazionale dei dotti. Il volgare toscano si inserisce nella tradizione della lirica amorosa volta, però,
1 Secondo la tradizione cortese era sposata (si pensa sia Laura Noves, sposata con un de Sade; secondo altri non è mai esistita).
2 Durante il quale visitò Parigi, Aquisgrana, Colonia
3 L’autore pensava alla restaurazione dell’Impero con il consenso della Chiesa
4 “tellus santissima” (terra santissima)
5 Colui che era diventato re d’Italia, ma ebbe scarsi risultati
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FRANCESCO PETRARCA CAPITOLO 2.4 FERRONI

LA VITA VEDI LIBRO PAG 237

Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304; il padre era stato n notaio e so trovava in esilio insieme ai Bianchi. Egli trascorse la prima infanzia a Incisa; nel 1311 la famiglia si trasferì a Pisa e l’anno dopo ad Avignone; mentre il padre esercitava la professione notarile ad Avignone , la famiglia alloggiò a Carpentras, dove Petrarca compii i primi studi di grammatica e retorica. Nel 1316-1320 studiò all’Università si Montpelier, ma si dedicò alla letteratura e, alla morte della madre, scriverà il suo primo componimento. L’ambiente culturale e mondano era un luogo in cui la cultura curiale si intrecciava con le abitudini. Petrarca si impose nella vita delle brigate cortesi con l’eloquenza e la cultura classica; le sue prime poesie sono un volgare toscano. In questo periodo è legato l’incontro con Laura , avvenuto il 6 aprile del 1327^1. Dopo aver consumato il patrimonio del padre, Petrarca entrò nella carriera ecclesiastica e divenne chierico ; fu al servizio del cardinale Colonna. Grazie a questo gli vennero garantiti benefici ecclesiastici. Nel 1333 compì un viaggio^2 durante il quale entrò in contatto con le opere di Sant’Agostino. Nel 1337 ebbe un figlio e acquistò una casa a Valchiusa , nella quale si dedicò a scriver opere latina come il “ De viris illustribus ” e l’” Africa ”. Dopo essere stato esaminato da Roberto d’Angiò, ottenne la corona d’alloro. Tra il 1341-1342 si fermò a Parma sotto la protezione del signore, ma fu un periodo di amarezze e delusioni in cui il mondo gli appare dominato dalle barbarie; questo turba l’animo del poeta che si ripiega in sé stesso e attende un rinnovamento politico e un amore più forte per l’Italia. A Verona scoprì nella biblioteca Capitolare le lettere di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto; tornato scrisse il “ De vita solitaria ”. Il tentativo di Cola di Rienzo gli diede speranza e nel 1347 Cola fu eletto tribuno del popolo romano, ma gli equivoci nel suo comportamento, portarono Petrarca ad una forte delusione. Nel 1348 si stabilì a Parma e nel 1349 ebbe l’interessamento del signore Iacopo Carrara; durante il viaggio a Firenze, strinse amicizia con Boccaccio ; nel 1351 tornò ad Avignone. Petrarca non tollerava gli intrighi di corte avignonese, all’interno della quale non avrebbe potuto essere libero di studiare e non avrebbe avuto il degno prestigio; egli sentiva l’amore per l’Italia, vista come unica fonte di giustizia^3. Per questo abbandonò la Provenza e si stabilì in Italia e nel 1353 ideò un’epistola latina di saluto all’Italia^4 ; accettò l’invito del signore di Milano Giovanni Visconti pensando di poter avere maggiore prestigio, ma il regime si rivelò tirannico. Gli anni trascorsi a Milano furono molto irrequieti e la sua presenza a corte venne utilizzata dai Visconti come una legittimazione culturale della loro politica espansionistica. Petrarca incontrò Carlo IV d’Angiò^5. Nel 1361 lasciò Milano a causa della peste e si rifugiò a Padova e a Venezia, ma non ha un luogo definitivo. Dopo aver accolto Boccaccio, la figlia e la nipotina si stabilì definitivamente a Padova dal signore Francesco Carrara. Nonostante il clima tranquillo, Petrarca subisce diversi attacchi di febbre e soffre per la morte del signore, suo amico; si dedica agli studi e alla redazione delle sue opere; muore ad Arquà nel 1374. TRA IL LATINO E IL VOLGARE: PETRARCA LETTERATO Nell’opera di Petrarca troviamo la divisione tra latino e volgare ; se da un lato la lingua di riflessione e di comunicazione è il latino, dall’altro si impegna nella poesia volgare perfezionando la sua raccolta di “ Rime ”. In Petrarca abbiamo un “ bilinguismo ” in cui il latino ha un ruolo più nobile e importante mentre il volgare è impiegato per esercizi privati e per gioco. Queste affermazioni vengono smentite dalla cura che egli mostra anche per le scritture in volgare. Petrarca vuole sottoporre il latino al rapporto con i classici , libero dagli schemi delle scuole di “ars dictandi” e dalle interferenze con il volgare; tale lingua si imporrà come lingua internazionale dei dotti. Il volgare toscano si inserisce nella tradizione della lirica amorosa volta, però, (^1) Secondo la tradizione cortese era sposata (si pensa sia Laura Noves, sposata con un de Sade; secondo altri non è mai esistita). (^2) Durante il quale visitò Parigi, Aquisgrana, Colonia (^3) L’autore pensava alla restaurazione dell’Impero con il consenso della Chiesa (^4) “tellus santissima” (terra santissima) (^5) Colui che era diventato re d’Italia, ma ebbe scarsi risultati

all’analisi individuale, diventando una lingua pura e assoluta. La scrittura , per Petrarca, è manifestazione dell’autore e della sua virtù ; tale concezione porta l’autore a dedicarsi con cura alla sua opera. Petrarca non procede in maniera sperimentale come Dante, ma attua il processo della “ riscrittura ”: partendo da alcuni testi ritorna su di essi innumerevoli volte con arricchimenti e nuove stesure^6. Tale processo non ci permette di legare le opere di Petrarca ad un particolare periodo storico. PETRARCA FILOLOGO E UMANISTA VEDI LIBRO PAG 246 L’amore di Petrarca per gli scrittori antichi si lega con il termine “ Umanesimo ” e tramite la scrittura si ritrova il legame con gli uomini del passato; in primo piano troviamo Cicerone e Virgilio di cui imita le forme, i modi linguistici, e stilistici L’” imitatio ” e la scelta degli autori possono dar luogo a soluzioni diverse. Lo scrittore latino non deve seguire lo stile di un autore latino, ma deve trarre insegnamento da tutti gli autori antichi. Petrarca ricerca una continuità con il mondo antico, ma allo stesso tempo avverte che il presente è lontano dal passato poiché la “ virtus ” è caduta in basso. Per far risorgere i valori occorre condurre una battaglia contro le “barbarie ” dei secoli e il lavoro di ricerca dei testi perduti L’umanesimo ci Petrarca si basa sull’attività di filologo; nascono nuove iniziative dello stesso Petrarca che, durante i suoi viaggi, visita le biblioteche religiose in cui scovava testi rari tra cui l’orazione “ Pro Archia poeta” di Cicerone e le lettere di Cicerone ad Attico, Quinto e Bruto. Petrarca richiede spesso copie dei manoscritti, in modo da inserirli nella biblioteca privata. Importante diventa la sua differenza verso la scrittura gotica e la copiatura del tempo^7 ; egli aspira ad un libro composto in maniera armonica (vuole controllare le fasi di trascrizione e riproduzione dei testi antichi). Petrarca si rivolge ad un pubblico ristretto di pochi amici. LO SCRITTORE DI FRONTE ALLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA La figura di Petrarca appare rivoluzionaria ; importante è il cosmopolitismo , il rifiuto delle radici municipali e cittadine; la sua formazione ad Avignone lo pone in dimensione internazionale, rafforzata dalla sua condizione di chierico. In quanto tale egli esercita alcuni doveri religiosi, vivendo istituzionalmente e materialmente la sua religiosità (motivi economici); Petrarca si mostra diverso dagli intellettuali laici (Dante). Egli si rivolge dunque all’intera civiltà europea ; il cosmopolitismo presenta delle incertezze e turbamenti dovuti alla corruzione del mondo e ricerca una patria, identificabile con l’Italia. Petrarca si fa portavoce degli ideali di giustizia, di virtù e di civiltà “umana ”. I rapporti con il mondo politico sono determinati dall’autonomia della vita da studioso e, pur desiderando l’appoggio dei potenti, rivendica la sua autorità e la sua libertà che lo porta a svincolarsi da legami troppo limitanti. I rapporti con gli amici sono di fiducia; essi costituiscono il pubblico ideale per Petrarca (Boccaccio, Giacomo Colonna, Guido Sette…). LA FILOSOFIA DEL PETRARCA: L’UMANESIMO CRISTIANO L’umanesimo di Petrarca coinvolge tutta la sua esistenza e porta al rifiuto per la cultura scolastica e aristotelica; egli preferisce prestare attenzione alla filosofia morale che indaga sui conflitti interiori. Lo stesso autore avverte un conflitto tra il suo culto della classicità e il messaggio cristiano che viene superato dalla meditazione morale (continuità tra pensiero antico e cristiano^8 ). Il pensiero di Sant’Agostino gli rivela la continuità tra pensiero platonico e tradizione cristiana, sentendo l’opposizione tra mondo di materia e mondo dello spirito e gli propone un cristianesimo concentrato sulle indagini della coscienza. Distinguiamo varie fasi, ma in primo piano rimane il culto delle “ humane litterae ” e l’ideale morale della “virtus ” che si oppone alla confusione del mondo. In Petrarca è presente l’umanesimo cristiano che si risolve nella ricerca di un equilibrio morale dove Dio rappresenta la pace interiore. Per Petrarca l’esperienza cristiana riguarda solo pochi individui degni e offre un porto sicuro contro il disordine della storia. LE RACCOLTE EPISOLARI (^6) Di questo abbiamo un’abbondante documentazione (^7) Che prevedeva la divisione in varie fasi della composizione del manoscritto (^8) Cicerone gli mostra la sintesi del pensiero morale classico; Seneca lo avvince con le indagini sula coscienza dell’uomo

(1343-1345) seguono il modello dei “ Factorum et dictorum memorabilium libri” di Valerio Massimo che raccoglie degli “ exempla ” ricavati sia dall’antichità, sia da epoche vicine. L’opera, incompiuta, è suddivisa in 4 libri. Di carattere storico culturale troviamo l’” Itinerarium syriacum ”, 1358, per Giovanni da Mandello^14 I TRATTATI MORALI Nel trattati morali Petrarca si interroga silt apporto tra la prospettiva umanistica e la realtà sociale e collettiva; il “ De vita solitaria ”, 2 libri, è dedicato a Filippo di Cabassoles; in essa troviamo l’esaltazione della solitudine di Valchiusa è esaltazione alla vita intellettuale dedicata allo studio. L’” Infelix habitator urbim ” (infelice abitante 15 della città) è costretto a vivere in funzione degli altri con rapporti di affari ; Petrarca oppone ad esso la certezza della volontà individuale che lo studioso può trasmettere. Il primo libro definisce l’opposizione città-campagna e la scelta dell’”otium” come valore supremo; il secondo tratta di “exempla” di vita solitaria e ribadisce la condanna della vita cittadina. Il successivo “ De otio religioso ”^16 , dedicato al fratello Gherardo; in esso Petrarca identifica il suo modello di vita intellettuale con la tradizione monastica. Il trattato “ De remediis utriusque fortune ” è composto da dialoghi e diviso in due libri: il primo presenta i rimedi contro i pericoli della fortuna favorevole, il secondo contro quelli della sfortuna. In questo trattato Petrarca crea un gioco dialogico tra figure astratte che esaltano la virtù (sapienza e ragione) o che si oppongono ad essa (fortuna). Si parla della presenza della virtù nella vita quotidiana, nei contatti e nei legami familiari... Si alternano infelicità e felicità, successo e miseria, e il mondo appare minaccioso; solo con la ragione si possono trovare dei rimedi alla varietà del caso. Petrarca precisa il rapporto tra “virtù” e “fortuna” (di importante rilievo nell’umanesimo). Il “ De remediis” è il libro delle cose imane nell’ordinario accadere fortuito. GLI SCRITTI POLEMICI Gli scritti polemici sono dedicati agli avversari di Petrarca; in essi si precisano alcuni aspetti fondamentali della visione del mondo. Le “ Invective contra medicum ”, 4 libri, partono da un’epistola con cui l’autore invitava Clemente V, malato, a guardarsi dai medici ignoranti. Tale polemica si trasforma in esaltazione della poesia e della letteratura contro le “arti meccaniche” e pratiche. Nel 1355 compose “ Invectiva contra quendam magni status hominem sed nullius scientie et virtutis ”^17 contro il cardinale che aveva criticato Petrarca; al 1367 risale “ De sui ipsius et multorum ignorantia ” che fustiga 4 giovani filosofi averroisti che avevano criticato l’ignoranza di Petrarca nelle scienze aristoteliche. L’antiaristotelismo è affermazione della preminenza della volontà e della fede sull’intelletto e sulla scienza; l’ignoranza di cui parlavano gli averroisti è invece attenzione a ciò che è più autenticamente umani. L’ultimo scritto, la “ Inenctiva contra eum qui maledixit Italiae ”^18 è rivolta all’opera di Jen de Hesdin che sosteneva di dover mantenere la sede papale ad Avignone, offendendo gli italiani. IL “SECRETUM”: RADIOGRAFIA DI UN CONFLITTO SENZA SOLUZIONI Ci sono diverse ipotesi sui tempi di composizione : la più diffusa è quella del 1342-1343, altre risalgono al

  1. L’autore tornò in fasi successive. L’opera non era destinata alla pubblicazione infatti venne custodita come un diario personale ; il testo si presenta come un’analisi interiore dell’anima, un confronto in cui egli avverte il bisogno di un tale momento nella sua esistenza. Si parte dalla letteratura moralistica medievale infatti allo scrittore appare ina figura femminile, la Verità , che lo aiuta ad uscire dall’errore; si aggiunge Sant’Agostino con cui ha un dialogo. Egli gli svela gli errori e i vizi, il suo attaccamento alle cose terrene e gli indica la strada dell’autentica vita religiosa ; il dialogo si chiude senza una soluzione definitiva. (^14) Poiché doveva fare un pellegrinaggio in terra santa (^15) Si diventa così schiavi della “varietas” e della precarietà (^16) Scritto nel 1347 dopo la visita nlella certosa di Montrieux al fratello Gherardo (^17) Invettiva contro un uomo potente ,a senza nessuna sapienza e virtù (^18) Invettiva contro uno che parlò male dell’Italia (^19) Insieme al “De vita solitaria” e al “De otio religioso”

Agostino e Petrarca rappresentano due aspetti diversi e intrecciati della coscienza di Petrarca: Agostino rappresenta le certezze ideologiche morali mentre Petrarca rappresenta il suo reale comportamento con le difficoltà che incontra. Il dialogo non è un esame di coscienza, ma un conflitto tra due istanze dello stesso io; il conflitto rimane aperto. Il “ Secretum ” è la prima opera in cui lo scrittore parla di sé, autobiografica, e capisce il significato dell’esistenza. Nel primo libro troviamo la contraddizione tra l’attaccamento di Francesco e di tutti alle cose terrene: la tendenza ad ingannare se stessi, non guardare in faccia la morte, se messi insieme, costituiscono la confusa varietà del mondo. Solo nella quiete e nel silenzio si possono placare tali contraddizioni. Nel secondo libro troviamo i vizi che assediano l’autore: la superbia (prestigio intellettuale), l’avaritia (beni materiali), l’ambitio , la luxuria (immagini corporee). Insidioso è il vizio dell’accidia cioè la tendenza a credere ostacoli e fastidi ovunque. Nel terzo libro troviamo l’analisi delle due ambigue “cathenae”: l’amore e la gloria. Petrarca rivendica la purezza del suo amore per Laura poiché gli ha fatto scoprire il valore di scrittore; l’affermazione della caducità dei corpi e della vita terrena porta l’autore alla critica del valore nobilitante dell’amore. Il dialogo si chiude lasciano aperte le contraddizioni come la vita di Petrarca con tensioni aperte, le certezze ideologiche e l’esistenza in preda all’irrequietudine. Alla fine Petrarca afferma di approfondire la conoscenza di sé. COMPOSIZIONE E STRUTTURA DEL “CANZONIERE” VEDI LIBRO PAG 258 Nel “ Canzoniere ”^20 , le rime composte da Petrarca venivano riunite secondo ina costruzione nuova; in antichità non venivano mai sistemate dallo stesso autore mentre con Petrarca sì. I titoli più diffusi furono “ Canzoniere ”, “ Rime ” o “ Rime sparse ”; sono 366 componimenti scritti nell’arco della sua vita in cui troviamo, posta alla fine, la canzone “ Vergine bella, che di sol vestita ”. Petrarca svolse anche il lavoro di correzione e di perfezionamento linguistico, così come testimonia il manoscritto del Vaticano latino 3196^21. Lo studio di questi manoscritti ha permessi di ricostruire le 9 fasi di elaborazione dell’opera, durante le quali molte rime furono trascritte singolarmente o variamente diffuse. La prima edizione stampa arrivò nel 1470; fu Pietro Bembo a fornire il “Canzoniere” come modello assoluto di scrittura poetica. Il senso del libro si definisce nel sonetto “ Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono ” in cui invita il lettore a seguire il percorso del poeta. Troviamo inoltre la divisione del libro in due parti: la “ Prima parte ”, fino al 263, segue i momenti della passione amorosa per Laura; la “ Seconda parte ”, inizia con la canzone “I’vo pensando, e nel penser m’assale ” e termina con l’invocazione alla Vergine, in cui si ha il turbamento per la morte di Laura. La divisione è quindi “in vita” e “in morte” di Laura. Il “Canzoniere è un intreccio di situazioni che valgono come “ frammenti ” infatti la struttura del libro ha la funzione di istituire un luogo unitario per i frammenti. LA FIGURA POETICA DI LAURA Una parte dei componimenti del “ Canzoniere ” è dedicata all’amore per Laura^22 ; dalle immagini della donna sembra svanire ogni forma di realismo infatti lo stesso nome apre la strada ad associazioni simboliche che alludono alla poesia e alle ambientazioni culturali. Petrarca costruì un proprio sistema poetico e simbolico con il repertorio di metafore ed immagini che richiamano la tradizione stilnovistica , vicina all’affermazione del calore eccezionale che l’amore conferisce al poeta, legato alla forza salvatrice. Laura non provoca nell’amante scelte radicali, a rappresenta un desiderio impossibile da colmare che diventa ragione di vita^23. La rivelazione iniziale di Laura esprime la perdita di sé; permane l’elemento erotico e il desiderio di bellezza terrena che si scontra con la “ Seconda parte ” del “Canzoniere”. Nell’opera l’autore semplifica il repertorio della lirica amorosa. Della donna vengono descritti i capelli, il volto, gli occhi luminosi, appare con contorni antirealistici e sono presenti campi metaforici ricorrenti. I dati psicologico-fisiologici vengono ridotti al minimo infatti non c’è l’interesse per la problematica filosofico-teorica. La donna è una dolce nemica che consola e distrugge. Troviamo un gioco di paradossi e antitesi. (^20) Per questo libro l’autore scelse un nome in latino “Frammenti di cose volgari di Francesco Petrarca poeta laureato” (^21) In parte autografo e in parte scritto da Giovanni Malpaghini (^22) Riprende il termine “lauro”, pianta di Apollo e della poesia, pianta trionfale con cui era stato premiato Petrarca (^23) Grazie ad essa l’io sente rivonoscimento di sé allo stesso tempo come un dono e come una condanna

giunge a Cipro in cui l’autore riconosce di essere schiavo dell’amore; troviamo anche la Morte , che ha superato la Castità (si fa riferimento alla morte di Laura ) che viene superata dalla Fama. Ad essa sono dedicati 3 canti in cui troviamo tre schiere di personaggi illustri e due di uomini d’azione. Il Tempo svela la vanità della Fama; la conclusione avviene con la contemplazione dell’eterno e di Laura. PETRARCA NELLA STORIA E NELL’INTERPRETAZIONE Il sistema linguistico di Petrarca è stato alla base della poesia amorosa moderna ; in lui la poesia si pone fuori dallo spazio e dal tempo, evitando la caratterizzazione sociale infatti è per questo che piò servire da modello per diversi punti di vista e gruppi sociali. Le qualità più esplicite furono riconosciute e da Bembo nella gravità e piacevolezza; ogni interpretazione dell’opera deve partire dal principio di contraddizione che riguarda la sua intera condizione di intellettuale. Tutti i conflitti trovano il loro centro nell’opposizione tra la tendenza all’astrazione ideale e il richiamo del desiderio. Nella ricerca della perfezione la poesia sembra mirare alla composizione dei conflitti e ripropone l’opposizione che tenta di superare; tramite l’amore per Laura, Petrarca tenta di ricavare qualcosa di ideale e di assoluto. Di base è presente l’atteggiamento del rifiuto del mondo presente infatti la poesia tende ad allontanare da tutto questo, attraverso la certezza del linguaggio senza tempo. Petrarca si ritrova a fuggire dal presente; tale atteggiamento smentisce lo schema in cui vi è possibile riassumere l’opposizione tra Medioevo e Rinascimento. Non possiamo accettare alcune interpretazioni del “ Canzoniere ” come opera religiosa o come opera laica. Nella figura di Petrarca troviamo molte contraddizioni che caratterizzano l’epoca di depressione in cui si trova. Petrarca definì due sistemi essenziali: quello della cultura umanistica e quello della poesia amorosa in volgare.