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Riassunto del corso E4JOB, Dispense di Elementi di Informatica

Corso e4job di informatica sull'idoneità presso Università Bicocca.

Tipologia: Dispense

2019/2020

In vendita dal 12/06/2020

faigor91
faigor91 🇮🇹

4.5

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E4JOB - MODULO 1
DIGITAL TRANSFORMATION (= trasformazione digitale) —> non si parla di una vera trasformazione tecnologica, certo si hanno nuove
tecnologie, ma si tratta di un cambiamento che caratterizza i nostri giorni che av viene su molti assi (cultura, sociale, manager,
creatività, organizzazione…).
I cambiamenti portati dalle tecnologie digitali hanno avuto impatti soprattutto negli aspetti relazionali, comunicativi e informativi.
Li possiamo riassumere in breve: !
Piazze Virtuali !
Le piazze sono diventate virtuali, hanno esteso la nostra presenza in un modo diverso e questa diversità ha creato nuove relazioni ma
ha anche modificato il nostro modo di relazionarci e comunicare. !
Il mondo in tasca !
L’utilizzo degli smartphone e dei tablet ha permesso di “avere il mondo in tasca”. L’approccio con l’ambiente intorno assume una
nuova dimensione e una nuova prospettiva. !
Estensioni del corpo !
Gli strumenti digitali stanno diventando una estensione del nostro corpo.
Un altro effetto provocato dall’uso delle tecnologie digitali è l’incremento esponenziale del volume dei dati forniti, gestiti e ricevuti
che ha generato una saturazione delle informazioni e, oggi, anche delle relazioni in rete. !
Importante nel mondo del business: ci spinge a rivedere il nostro business e il modo in cui vediamo e realizziamo i nostri prodotti,
migliorando le performance aziendali, cambia anche l’offerta sul mercato. Il mercato si sta evolvendo. In questa evoluzione il
consumatore è il protagonista principale.
EXCURSUS 25 ANNI per capire le innovazioni radicali del nostro mondo
1. Rete, 1990: ha permesso di connetterci insieme scavalcando i paradigmi immutabili. Quando siamo in rete siamo tutti insieme
connessi (50% della popolazione mondiale connessa alla rete, ma i numeri continuano a cambiare). Connessione: anche di cose,
oggetti e non solo di individui. Un elemento aggiunto alla rete tradizionale è la mobilità, ovvero possibilità di connetterci con
questi dispositivi sempre nel tempo ovunque noi siamo. Questa mobilità e connessione continua ha introdotto una nuova
rivoluzione nel modo di progettare servizi (consigli sui prodotti, consigli su dove passa un bus e a che ora)…
Internet: strumento che offre sia opportunità sia rischi.
DISRUPTIVE (perturbativo = capace di sconvolgere): parola inglese ampiamente utilizzata in campo di innovazione e di impatto delle
nuove tecnologie. Rinnovare attraverso la distruzione creativa dell’esistente per generare nuovi valori.
2. Social media: piattaforme in cui possiamo condividere testi, immagini, video, dirette. Questo cambia il nostro modo di
quotidianità (apprendere, leggere…): noi siamo fruitori ma anche produttori del contenuto dei social media. Il termine user
generated content” rappresenta il contenuto che noi quotidianamente creiamo. della popolazione mondiale è sui social
media. Questo permette alle aziende di creare un nuovo mercato basato sui social media.
3. Cloud computing: possibilità di usufruire di risorse (applicazione, hardware) utilizzando la rete. Non siamo obbligati ad avere
una infrastruttura tecnologica ma possiamo usare l’infrastruttura con un servizio da rete. Vantaggio del cloud: modulare i nostri
investimenti. Se prima dovevamo investire, ora possiamo comprare il servizio nel tempo e modo che ci serve. Siamo tutti utenti
di cloud, nel momento in cui usiamo google drive o Dropbox archiviamo i nostri file in rete e usufruiamo questo servizio di
cloud.
I big data circolano sulla rete grazie a un sistema di server geograficamente distribuiti nel globo accessibili via internet attraverso i
terminali connessi a internet degli utenti. Il CLOUD è il nuovo modo di accesso ai dati. Metafora per descrivere la presenza diffusa al
di sopra di tutti gli utenti. I contenuti utili ai consumatori e alle imprese sono accessibili via cloud. Il sistema informatico viene usato
come se fosse la rete elettrica (energia immagazzinata, trasportata e infine utilizzata). Nessuno sa dove rimane localizzata questa
energia. Nei cloud, l’utente accede ai dati disinteressandosi a cosa sta dietro al cloud.
Nel Cloud sono distinguibili 3 livelli di servizi a consumo:
A. Iaas (Infrastructure as a Service)!
Rappresenta il primo passo nel Cloud Computing e consiste nell’utilizzare l’infrastruttura messa a disposizione dal fornitore
per eseguire la propria applicazione, a fronte di un pagamento in base all’utilizzo dell’infrastruttura stessa. Solitamente,
questo tipo di servizio offre la parte relativa al networking, allo storage dei dati, ai server fisici e ai software di
virtualizzazione.
B. PaaS (Platform as a Service)!
Rappresenta il passo immediatamente successivo all’IaaS, in quanto il provider fornisce non solo l’infrastruttura ma anche il
sistema operativo, i middleware (cioè i software intermediari) e l’ambiente necessario per eseguire l’applicazione
dell’utente.
C. SaaS (Software as a Service)!
In questo caso non viene eseguita un’applicazione proprietaria del cliente, ma il cliente stesso paga il diritto di utilizzo di
un’applicazione messa a disposizione dal provider, senza preoccuparsi di come essa venga realizzata e gestita nel Cloud.
L’unica preoccupazione del cliente in questo caso, oltre ovviamente alla scelta della corretta applicazione che soddisfi le sue
necessità, è quella di gestire il numero di licenze richieste in funzione del numero di utenti.
4. L’internet delle cose (IoT): capacità di collegare nella rete degli apparati che siano intelligenti, ovvero che abbiano intelligenze
a bordo e che comunichino tramite la rete dei dati, sviluppando un’intelligenza complessiva. Caratteristica dei nostri giorni.
Rappresentiamo questa rivoluzione con il termine “smart” (smart mobility, smart Industry, smart building). Questo da un
beneficio di produttività—> incremento del 25% della produttività attuale.
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DIGITAL TRANSFORMATION (= trasformazione digitale) —> non si parla di una vera trasformazione tecnologica, certo si hanno nuove tecnologie, ma si tratta di un cambiamento che caratterizza i nostri giorni che avviene su molti assi (cultura, sociale, manager, creatività, organizzazione…). I cambiamenti portati dalle tecnologie digitali hanno avuto impatti soprattutto negli aspetti relazionali, comunicativi e informativi. Li possiamo riassumere in breve: Piazze Virtuali Le piazze sono diventate virtuali, hanno esteso la nostra presenza in un modo diverso e questa diversità ha creato nuove relazioni ma ha anche modificato il nostro modo di relazionarci e comunicare. Il mondo in tasca L’utilizzo degli smartphone e dei tablet ha permesso di “avere il mondo in tasca”. L’approccio con l’ambiente intorno assume una nuova dimensione e una nuova prospettiva. Estensioni del corpo Gli strumenti digitali stanno diventando una estensione del nostro corpo. Un altro effetto provocato dall’uso delle tecnologie digitali è l’incremento esponenziale del volume dei dati forniti, gestiti e ricevuti che ha generato una saturazione delle informazioni e, oggi, anche delle relazioni in rete. Importante nel mondo del business : ci spinge a rivedere il nostro business e il modo in cui vediamo e realizziamo i nostri prodotti, migliorando le performance aziendali, cambia anche l’offerta sul mercato. Il mercato si sta evolvendo. In questa evoluzione il consumatore è il protagonista principale. EXCURSUS 25 ANNI per capire le innovazioni radicali del nostro mondo

  1. Rete, 1990: ha permesso di connetterci insieme scavalcando i paradigmi immutabili. Quando siamo in rete siamo tutti insieme connessi (50% della popolazione mondiale connessa alla rete, ma i numeri continuano a cambiare). Connessione: anche di cose, oggetti e non solo di individui. Un elemento aggiunto alla rete tradizionale è la mobilità, ovvero possibilità di connetterci con questi dispositivi sempre nel tempo ovunque noi siamo. Questa mobilità e connessione continua ha introdotto una nuova rivoluzione nel modo di progettare servizi (consigli sui prodotti, consigli su dove passa un bus e a che ora)… Internet : strumento che offre sia opportunità sia rischi. DISRUPTIVE (perturbativo = capace di sconvolgere): parola inglese ampiamente utilizzata in campo di innovazione e di impatto delle nuove tecnologie. Rinnovare attraverso la distruzione creativa dell’esistente per generare nuovi valori.
  2. Social media: piattaforme in cui possiamo condividere testi, immagini, video, dirette. Questo cambia il nostro modo di quotidianità (apprendere, leggere…): noi siamo fruitori ma anche produttori del contenuto dei social media. Il termine “ user generated content ” rappresenta il contenuto che noi quotidianamente creiamo. ⅓ della popolazione mondiale è sui social media. Questo permette alle aziende di creare un nuovo mercato basato sui social media.
  3. Cloud computing: possibilità di usufruire di risorse (applicazione, hardware) utilizzando la rete. Non siamo obbligati ad avere una infrastruttura tecnologica ma possiamo usare l’infrastruttura con un servizio da rete. Vantaggio del cloud: modulare i nostri investimenti. Se prima dovevamo investire, ora possiamo comprare il servizio nel tempo e modo che ci serve. Siamo tutti utenti di cloud, nel momento in cui usiamo google drive o Dropbox archiviamo i nostri file in rete e usufruiamo questo servizio di cloud. I big data circolano sulla rete grazie a un sistema di server geograficamente distribuiti nel globo accessibili via internet attraverso i terminali connessi a internet degli utenti. Il CLOUD è il nuovo modo di accesso ai dati. Metafora per descrivere la presenza diffusa al di sopra di tutti gli utenti. I contenuti utili ai consumatori e alle imprese sono accessibili via cloud. Il sistema informatico viene usato come se fosse la rete elettrica (energia immagazzinata, trasportata e infine utilizzata). Nessuno sa dove rimane localizzata questa energia. Nei cloud, l’utente accede ai dati disinteressandosi a cosa sta dietro al cloud. Nel Cloud sono distinguibili 3 livelli di servizi a consumo: A. Iaas ( Infrastructure as a Service ) Rappresenta il primo passo nel Cloud Computing e consiste nell’utilizzare l’infrastruttura messa a disposizione dal fornitore per eseguire la propria applicazione, a fronte di un pagamento in base all’utilizzo dell’infrastruttura stessa. Solitamente, questo tipo di servizio offre la parte relativa al networking, allo storage dei dati, ai server fisici e ai software di virtualizzazione. B. PaaS ( Platform as a Service ) Rappresenta il passo immediatamente successivo all’IaaS, in quanto il provider fornisce non solo l’infrastruttura ma anche il sistema operativo, i middleware (cioè i software intermediari) e l’ambiente necessario per eseguire l’applicazione dell’utente. C. SaaS ( Software as a Service ) In questo caso non viene eseguita un’applicazione proprietaria del cliente, ma il cliente stesso paga il diritto di utilizzo di un’applicazione messa a disposizione dal provider, senza preoccuparsi di come essa venga realizzata e gestita nel Cloud. L’unica preoccupazione del cliente in questo caso, oltre ovviamente alla scelta della corretta applicazione che soddisfi le sue necessità, è quella di gestire il numero di licenze richieste in funzione del numero di utenti.
  4. L’internet delle cose (IoT): capacità di collegare nella rete degli apparati che siano intelligenti, ovvero che abbiano intelligenze a bordo e che comunichino tramite la rete dei dati, sviluppando un’intelligenza complessiva. Caratteristica dei nostri giorni. Rappresentiamo questa rivoluzione con il termine “smart” (smart mobility, smart Industry, smart building). Questo da un beneficio di produttività—> incremento del 25% della produttività attuale.

IoT : il mondo fisico è sempre più connesso con quello digitale e la distinzione tra online e offline diventa sempre più indefinita. Per questo si parla attualmente di INTERNET DELLE COSE. La connessione in rete di qualsiasi tipo purché connessi alla rete e dotati di energia elettrica.

- Industria automobilistica : nuove aspettative con interfaccia nuova per l’utente e automazione industriale e meccanica

(assistenza alla guida, diagnostica del veicolo, ABS, connected car, comandi vocali…).

- Building automatico & Home : domotica (soluzioni integrate per accessi alla casa, illuminazione, riscaldamento) utilizzando il

wireless.

- Retail: Le soluzioni IoT permettono ai rivenditori e ai commercianti di rendere intelligenti sia le interazioni con i prodotti e i

servizi che vengono offerti ai clienti, sia le modalità di consegna.

- Sanità: fronte dell’informatizzazione (cartella clinica elettronica, ricetta elettronica, firma digitale…) + utilizzo connettività per

nuovi approcci come tracciabilità carrelli per la gestione dei farmaci Aspetti cambiati radicalmente a. Concetto di tempo: questa trasformazione ci impone di considerare il tempo diverso dal passato. La trasformazione avviene in tempi brevi, questo provoca una instabilità e incapacità di prevedere nel futuro in maniera certa. Ci obbliga a cambiare modo in cui vedere il futuro. Questo ha portato dei leader di importanti aziende a perdere posizioni di leadership, proprio per questa incapacità di prevedere il cambiamento sul mercato. Abbiamo anche molte aziende che sono riuscite a prevedere e gestire questo cambiamento radicale sapendosi rapportare alla variabilità (sharing economy in crescita). b. Concetto di dato: nel 2019 vengono prodotti 50 mila GB di dati al secondo. Quando si parla di dati c’è un secondo aspetto importante: dati di tutti i tipi (immagini, video, il parlato). Gestire i dati oggi significa: 1) gestire volumi enormi di dati che invecchiano rapidamente e 2) gestire dati di natura diversa che richiedono tecniche diverse. Questa nuova frontiera fa nascere professioni nuove, definite ibride , non richiedono solo competenze tecnologiche ma anche altri tipi di scienze ( ***** ) che richiedono competenze dettate dai cambiamenti digitali nel mondo (MISCELA DI COMPETENZE). Ma molti dei nostri dati sono fuori dal nostro dominio (cloud, social, sistemi di aziende di acquisto). Tutti questi dati sono una ricchezza ma sono una criticità in termini di sicurezza. In 1 minuto : su Youtube caricate 72 ore di video, su G oogle 2 milioni di ricerche, F b pubblicati 41 mila post, Amazon vede 83 mila$, Instagram 216 mila foto, 70 nuovi domini , spedite 204 milioni di mail. Siamo capaci di gestire questo volume di dati? Per riuscirci bisogna pensare in digitale anche nelle aziende. Ogni professione prevede tecnologie digitali. Si prevede che nel 2020 l’Europa richieda 200 mila professionisti con competenze digitali. Ma l’innovazione digitale crea o distrugge posi di lavori? Li trasforma in:

- Nuovi ecosistemi professionali

- Nuovi lavori

- Nuove startup

- Nuovi modelli di business

*NUOVE PROFESSIONI DIGITALI (continue miscele di competenze che si modificano nel tempo e legate alle evoluzioni tecnologiche) data scientist: Lo scienziato dei dati, capace di trasformare in conoscenza l’universo di informazioni ( Big Data ) prodotte quotidianamente all’interno e all’esterno di un’azienda. È capace di gestire l’acquisizione, l’analisi, l’elaborazione, la presentazione, la condivisione e la visualizzazione delle informazioni secondo le esigenze. digital copywriter: È il designer dei contenuti nella rete. Scrive e usa le parole giuste per il messaggio da veicolare. “ Il digital copywriter utilizza le parole giuste per dire le cose giuste alle persone giuste in modo da ottenere la risposta giusta ”. web analist: È l’interprete dei dati di navigazione, si occupa dei dati di performance riguardanti un progetto o una campagna digitale. e-reputation manager: È lo scienziato dei dati social. Essere online significa gestire la propria reputazione e quella dei brand e delle aziende per cui si lavora. La reputazione online è un processo che si costruisce con strategie e con il lavoro di diverse figure professionali. In questo processo l’e-reputation manager ha un ruolo chiave, non solo perché conosce i social media ma anche perché ha la capacità di leggere e analizzare i dati e coordinare e approntare strategie. SEO: Il SEO ( Search Engine Optimizator ) è un professionista dell’ottimizzazione sui motori di ricerca, ovvero è il professionista che conosce le strade con cui i motori di ricerca portano a un sito. c. Concetto di sicurezza: quando si parla di sicurezza pensiamo agli hacker (chi sottrae i dati personali per interessi propri), ma in realtà ci sono altri problemi correlati alla sicurezza, come i dispositivi smarriti. La sicurezza richiede molte risorse economiche ed investimenti, richiede competenze anche nuove rispetto il passato e che deve aggiornarsi: la difesa non è più fisica ma diventa logica (capacità di presidiare i nostri dati ovunque siano). Ma sappiamo che per entrare nei social network non dobbiamo pagare, quindi come si ripagano? Gli utenti connessi ai social eccedono di un bene, ovvero i propri dati personali. Ogni azione realizzata sui social contribuisce a profilare gli utenti con maggiore accuratezza, permettendo al mercato di comprendere quali beni/servizi si è propensi ad acquistare. In questo modo si crea un nuovo mercato, basato sui social media, i quali hanno cambiato anche i rapporti commerciali, rendendo più labile il confine tra produttori e consumatori specialmente nel campo delle informazioni. I produttori sono gli stessi consumatori che producono materia grigia su cui si fondano i social media. Nella maggior parte dei casi quello che viene pubblicato sui social network non è più una nostra proprietà esclusiva , ma diventa anche proprietà del gestore del social network che può usare le informazioni, le foto e i video pubblicati anche per scopi commerciali e pubblicitari. Sintesi lezione 1:

  • La trasformazione digitale ha un impatto crescente su aziende e lavoratori.
  • La rete internet è sempre più pervasiva e attraverso lo strumento della mobilità permette una connessione costante degli utenti.

La presenza in rete ha creato un termine specifico: la Sentiment Analysis , utilizzata principalmente per la gestione della reputazione online. Interpreta le conversazioni che si svolgono sui social media e percepisce il sentiment , ovvero i pareri e le opinioni, ma anche le emozioni su un marchio o un prodotto/ servizio. Interazione L’interazione dell’azienda con i consumatori si indirizza verso la creazione di una community dove gli utenti possono interagire, condividere esperienze, creare legami e rafforzare il proprio senso di appartenenza al marchio. Coinvolgimento L’ulteriore passo fondamentale per l’azienda è il coinvolgimento (l’ engagement ) del consumatore attraverso iniziative che richiedono una sua partecipazione attiva. In questo caso di parla di Customer Engagement nelle fasi di generazione delle idee e progettazione di un prodotto, nelle attività di marketing e comunicazione e nella co-produzione di prodotti personalizzati. Ciò permette di svolgere una SENTIMENTAL ANALYSIS (comprendere opinioni e pareri). L’interazione dell’azienda con i consumatori si indirizza verso la creazione di una community dove gli utenti interagiscono. Per fare un passo in. Più verso i clienti, l’azienda propone il CUSTOMER ENGAGEMENT in cui coinvolge il cliente nella fase di progettazione delle idee. COMPETENZA DIGITALE La competenza digitale è caratterizzata da tre dimensioni – cognitiva, tecnologica ed etica – ed è legata alle capacità di: A. rapportarsi al contesto di vita (mantenere capacità critica rispetto alle informazioni e alle opinioni, saper affrontare le situazioni problematiche); B. gestire gli eventi del divenire (essere capaci di accogliere i cambiamenti derivanti dall’innovazione tecnologica); C. essere soggetto sociale (essere parte di una comunità per interagire). Per realizzare una reale società dell’informazione in grado di trarre vantaggio dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, occorre assicurare un totale accesso da parte di tutti, senza distinzione di: abilità, conoscenze, età, cultura, stato sociale, stato economico. Con i servizi digitali che si stanno sviluppando in questo momento, il cittadino si digitalizza, ovvero: a. esercita attivamente la cittadinanza utilizzando in modo consapevole e critico e la rete e i media b. utilizza gli strumenti tecnologici in modo autonomo e secondo i suoi bisogni, c. si protegge dalle insidie (plagio, truffe, adescamento, …) d. rispetta le norme (privacy, diritto d’autore, …) e. rispetta un codice di comportamento nella comunicazione in rete f. usa gli strumenti tecnologici nel rispetto e cura della propria salute psico-fisica Chi non sa utilizzare i dispositivi digitali, non ha accesso alla rete o, semplicemente, non si sa orientare viene a trovarsi in condizioni di svantaggio. Il termine digital divide indica il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie digitali e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. I motivi di esclusione possono essere vari: condizioni economiche, livello d'istruzione, differenze di età o di sesso, appartenenza a diversi gruppi etnici, residenza geografica (qualità delle infrastrutture). Il 4 maggio 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento UE n. 2016/679 , relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati. Esso presenta un insieme di regole in grado di disciplinare gran parte degli aspetti di una privacy attenta al nuovo mondo digitale e al flusso transfrontaliero dei dati. Vengono inoltri specificati i tipi di dati personali previsti all’interno del Regolamento:

  • DatiGenetici:^ Tutti i dati personali riguardanti le caratteristiche genetiche di una persona fisica, ereditarie o acquisite, che forniscono informazioni uniche sulla fisionomia o sulla salute dell'individuo.
  • DatiBiometrici:^ I dati personali ottenuti da un trattamento tecnico specifico, relativi alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di una persona, che ne consentono o confermano l’identificazione univoca, quali l’immagine facciale o i rilievi dattiloscopici.
  • Dati relativi alla salute:^ I dati attinenti alla salute fisica o mentale di una persona, inclusa la prestazione di servizi sanitari, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute. Infine il Regolamento imporre una maggiore protezione per i minori di 16 anni , in quanto potrebbero essere meno consapevoli dei rischi. Per ciò che riguarda la sicurezza, o meglio la violazione dei propri dati personali in possesso dell’organizzazione impresa o società, c’è l’obbligo di notificare l’avvenimento della violazione entro il limite massimo di 72 ore. SICUREZZA CON COPYRIGHT E CC Il copyright, nella sua versione tradizionale tutti i diritti riservati, è insufficiente e obsoleto e le nostre creazioni sono nulle se non possono essere condivise liberamente. È anche vero che, come autori, vorremmo tutelare la nostra opera creativa senza la macchinosità del copyright. Le licenze Creative Commons (CC) possono essere una soluzione. Per chi sono utili queste licenze? Per tutti i creatori. Le CC sono una alternativa al copyright (tutti i diritti riservati) e al pubblico dominio (nessun diritto riservato). Sull’opera d’ingegno vigono dei diritti. La legge permette al titolare dei diritti (l’autore) di disporne liberamente. Ma quando un’opera è coperta da un copyright rigido ogni diritto su quell’opera è riservato. Questo ostacola la diffusione dell’opera stessa, perché per mostrarla, riproporla al pubblico, ecc., occorre prima chiedere il permesso all’autore. e CC nascono per aiutare la circolazione delle opere di ingegno. Il copyright vincola eccessivamente l’autore nel concedere la sua opera per diffonderla. Questo limita soprattutto i giovani autori con scarse risorse, ma il copyright è ancor di più obsoleto e limitativo dal momento che oggi il processo creativo, ancor più se è abilitato dalle tecnologie digitali e dalla rete, è un processo che funziona solo se si lavora nel concetto di condivisione, comunicazione e relazione. Le licenze CC si articolano in princìpi che l’autore sceglie di combinare. Attribuzione (nella versione inglese, Attribution ) – Devi riconoscere la paternità dell’opera all’autore originario. Questa clausola è presente di default in tutte le licenze CC. Essa indica che, ogni volta che utilizziamo l’opera, dobbiamo segnalare in modo chiaro chi è l’autore.

Non commerciale (nella versione inglese, Non commercial ) – Non puoi utilizzare quest’opera per scopi commerciali. Questo significa che, se distribuiamo copie dell’opera, non possiamo farlo in una maniera tale che sia prevalentemente intesa o diretta al perseguimento di un vantaggio commerciale o di un compenso monetario privato. Per farne tali usi, è necessario chiedere uno specifico permesso all’autore (che potrebbe, per esempio, concederlo a fronte di una percentuale dei ricavi). Non opere derivate (nella versione inglese, No derivative works ) – Non puoi alterare, trasformare o sviluppare quest’opera. Quindi se vogliamo modificare, correggere, tradurre, remixare l’opera, dobbiamo chiedere uno specifico permesso all’autore. Condividi allo stesso modo (nella versione inglese, Share Alike ) – Se alteri, trasformi o sviluppi quest’opera, puoi distribuire l’opera risultante solo per mezzo di una licenza identica a questa. Questa clausola (un po’ come succede nell’ambito del software libero) garantisce che le libertà concesse dall’autore si mantengano anche su opere derivate da essa (e su quelle derivate dalle derivate, con un effetto a cascata). L' identità digitale è - secondo Wikipedia - “l’insieme delle informazioni e delle risorse concesse da un sistema informatico ad un particolare utilizzatore del suddetto sotto un processo di identificazione. In un'accezione più ampia essa è costituita dall'insieme di informazioni presenti online e relative ad un soggetto/ente/brand/ecc”. Se fino a poco tempo fa la fobia più grande era la carta di credito clonata, oggi il pericolo reale e più frequente è il furto d’identità. Quando si parla di identità digitale, oggi ci si riferisce spesso di quella che ci serve per la comunicazione con la Pubblica Amministrazione italiana. Questa sta agendo per facilitare l’accesso ai vari servizi forniti agli utenti tramite lo SPID (acronimo di Sistema Pubblico di Identità Digitale ), il nuovo sistema di login creato per permettere a cittadini e imprese di accedere con un’unica identità digitale a tutti i servizi online di pubbliche amministrazioni e imprese aderenti. Esistono tre livelli di sicurezza, ognuno dei quali corrisponde a un diverso livello di identità SPID: Livello 1 : permette l’accesso ai servizi con nome utente e password; Livello 2 : permette l'accesso ai servizi con nome utente e password insieme ad un codice temporaneo che viene inviato via sms o con app mobile dedicata; Livello 3 : permette l'accesso ai servizi con nome utente e password e l'utilizzo di un dispositivo di accesso. APPLICAZIONI MOBILI Le App hanno funzionalità più circoscritte e limitate dei software tradizionali. Ma questa caratteristica, più che un limite è un vantaggio. Le App sono quindi applicativi semplici e di successo, ma per progettare e realizzare un’App di successo occorre, in fase di sviluppo, considerarne le caratteristiche e tenerle presenti durante tutta la lavorazione.

- one click install

- Interfaccia utente naturale con l’uso del touch

- Dimensioni dello schermo limitate

I progettisti devono concentrarsi su funzionalità chiave e porre molta attenzione al fatto che:

- la progettazione è totalmente differente dalla progettazione classica sui pc

- Ci sono schermi molto piccoli

- Il controller primario è un dito (le app si utilizzano con gestire, che possono anche essere essere inventate “custom gesture”

La stampante 3D In piena visibilità oggi, uno degli oggetti che ultimamente ha stimolato pensieri e idee, non ancora completamente applicate, è la stampante 3D. Un dispositivo in grado di realizzare qualsiasi modello tridimensionale mediante un processo di produzione additiva, ovvero partendo da un oggetto disegnato tramite software e replicandolo nel mondo reale con l’ausilio di appositi materiali. La procedura prevede il posizionamento di uno strato sopra l’altro, procedendo per sezioni trasversali. Si pensi ai mattoncini delle costruzioni: inizialmente si posano i pezzi che compongono la base, poi si procede verso l’alto incastrandoli in modo da ottenere il profilo voluto. Il paradigma che ha modificato il verbo stampare è: non si crea superficie, ma volume. Il compito delle stampanti 3D non è più quello di imprimere un’immagine o un testo su un materiale piano, bensì di dar vita a qualsiasi oggetto in tre dimensioni. Le tecnologie attualmente utilizzate sono di diverso tipo e potenzialità, quello che è interessante esaminare sono le potenzialità che un dispositivo di questo genere può fornire in diversi settori. Inizialmente le stampanti 3D sono state utilizzate tipicamente in ambito industriale. Questo tipo di macchinario può infatti essere impiegato per la realizzazione di prototipi in modo relativamente rapido e poco costoso. Ciò consente a ingegneri e designer di toccare con mano le loro creazioni senza bisogno di avviare un vero e proprio processo produttivo. Negli ultimi anni le cose sono cambiate. La stampa 3D ha raggiunto anche l’ambito domestico. Anche la medicina sta guardando con sempre maggiore interesse a queste tecnologie: si è parlato più volte della possibilità di stampare protesi o addirittura interi organi. La continua diminuzione dei costi permette ormai l’acquisto anche per uso personale; è chiaro che stampanti di costo maggiore hanno funzionalità più avanzate, ma come tutte le innovazioni tecnologiche, il mercato in evoluzione causerà una discesa dei prezzi mentre qualità e funzionalità offerte saranno sempre più migliorate e potenziate. Un problema già esistente, ma che sarà ancor di più evidenziato dall’utilizzo della stampa in 3D, è il copyright. La possibilità di stampare qualsiasi cosa, ancor di più in ambiente domestico, ha ripercussioni sull’economia di diversi settori.

PROCESSO DI INNOVAZIONE : processo che incorpora molte innovazioni differenti (nuove tecnologie, nuove competente, cambiamento culturale e organizzativo…). Processo quindi nuovo e complesso. Gli americani utilizzano uno slogan a riguardo “Don’t pare the cowpath”, ovvero non pavimentate il sentiero delle vacche. Quando introduciamo il nome tecnologie non dobbiamo modificare il modo in cui abbiamo fatto business per anni, ovvero il sentiero che le vacche hanno fatto per andarsi a dissetare. Nell’innovazione la competenze manageriale evolve nei e-leadership (individuo per raggiungere e avviare l’innovazione). Ne vengono citati tre tra i più importanti: 1) capacità di guidare staff interdisciplinari e influenzare le parti al di la delle barriere che possiamo incontrare (economiche, geografiche…), 2) business savvy, ovvero avere la capacità di innovare modelli di business operativi fornendo valore all’organizzazione (quindi unire il cambiamento al valore dell’organizzazione). 3) digital savvy, ovvero avere la capacità di guidare il cambiamento sfruttando i trend della tecnologia digitale come opportunità di innovazione. Ogni innovazione deve percorrere un processo prima di entrare a far parte della popolazione. Strumenti utili nel processo di innovazione:

  1. Curva di Rogers (o curva di azione dell’innovazione): modo in cui noi reagiamo all’innovazione. Suddivide la popolazione per le sue caratteristiche all’introduzioni di nuove tecnologie e innovazioni - modello che divide la popolazione in categorie in base all’adozione dell’innovazione in atto 1. innovatori : 2,5% - in moto subito. Propensi al rischio, controllo su fonti finanziarie, comprensione della tecnologia, esposti a fonti di innovazione continua 2. anticipatori : in moto quando la tecnologia inizia a stabilizzarsi - sfruttano la competizione. Leadership sociale. 13,5% 3. maggioranza anticipatrice : capisce i vantaggi dell’innovazione. 34%. Forte interazione con gli altri, tendenza a condividere prima di adottare una nuova idea 4. maggioranza ritardataria : si sente obbligata ad adottare le nuove innovazioni dettate dal mercato. 34%. Subiscono la pressione sociale dei loro pari 5. ritardatari : non introdurre tecnologie può essere uno svantaggio). Relazioni sociali meno sviluppate. Applicano un processo decisionali lenti. 16%. I primi si muovono grazie allo sviluppo di una strategia, il centro sono coloro che immagino la creazione di valore dall’innovazione, gli ultimi hanno principi conservatori, la tecnologia sta rendendo più economico adottarla (risparmio) + la tecnologia diventa un imperativo.
  2. Hype Cycle : andamento iperbolico della curva tra aspettativa e tempo. Serve a darci il livello di maturità delle tecnologie che man mano si stanno sviluppando. 1. esordio della tecnologia (impatto molto alto) 2. picco delle aspettative (picco massimo)- sopravvalutazione della nuova tecnologia 3. fossa della disillusione (piccoli problemi economici/strutturali/tecnici —> limiti) - BENEFIT/COST 4. pendio della comprensione (se riusciamo a risolverli entriamo in una risalita) 5. altopiano della produttività (la tecnologia entra nelle nostre case) - STABILIZZAZIONE COME L’INNOVAZIONE ENTRA A FAR PARTE DELLE NOSTRE VITE? Con una serie di fasi: a) Consapevolezza : esposizione all’innovazione b) Interesse e valutazione : cerchiamo informazioni e inglobiamo l’innovazione nei nostri pensieri c) Sperimentazione d) Adozione dell’innovazione Il rifiuto può avvenire in qualsiasi momento, ma non si tratta di interrompere il processo di innovazione ( CESSAZIONE : interrompere il processo innovativo per un’innovazione migliore rispetto la precedente o abbandonare il processo per i risultati insoddisfacenti), ma si tratta del rifiuto alla fine del processo innovativo. L’innovazione per essere efficace sul mercato deve essere:

- V antaggiosa : I vantaggi dell’innovazione possono essere funzionali o psicologici, e percepiti dal consumatore in base alle

aspettative individuali.

- Compatibile : capacità dell’innovazione di risultare coerente con il sistema di valori e di esperienze passate del potenziale

consumatore

- Complessa : grado di difficoltà presente nella comprensione e nell’uso dell’innovazione

- Sperimentale : riguarda la possibilità che il consumatore adotti un prodotto che prima possa essere provato prima dell’acquisto

(prova gratuita, campioni, post-it…)

- Osservabile : possibilità che il prodotto innovativo offre a ciascun consumatore di comunicare socialmente con il suo uso la scelta

effettuata Ogni innovazione si inserisce in un insieme di relazioni con altri prodotti e altre innovazioni, e anche questo è un fatto che influisce notevolmente sui modelli di diffusione. Si possono rilevare, ad esempio:

  • rapporti di^ interdipendenza^ tra innovazioni, per cui, anche se sono due innovazioni indipendenti da un punto di vista funzionale, l’adozione di una può favorire l’adozione dell’altra,
  • rapporti di^ complementarietà , per cui l’adozione di un’innovazione è complementare all’adozione dell’altra,
  • rapporti^ di^ contingenza ,^ per^ cui^ l’adozione^ di^ un’innovazione^ deve^ necessariamente^ prevedere^ la^ presenza^ di^ un’altra innovazione. Diffusione dell’innovazione = processo di comunicazione L’innovazione ha un impatto stravolgente nella vita degli uomini (es. rivoluzione industriale con macchina a vapore). Le nuove tecnologie avranno un impatto nella direzione di quattro direttrici di sviluppo:
  1. Utilizzo di dati, potenza di calcolo e connettività (big data, open data, IoT, cloud)
  2. Analisi e dare valore ai dati — machine Learning
  3. Interazione tra uomo e macchina (con interfacce touch e realtà aumentata)
  4. Dal digitale al reale, stampa 3d, comunicazione, robotica Sintesi lezione 2:
  • L’innovazione è un processo non ancora maturo
  • La e-leadership è la capacità di guidare l’innovazione gestendone sia l’aspetto di business sia quello tecnico (business savvy, digital savvy)
  • Dobbiamo guardare dove ci collochiamo nella curva di adozione delle tecnologie
  • Avere consapevolezza delle maturità delle tecnologie Industria 4. La robotica e le tecnologie digitali applicate (IoT, stampa 3D, etc) stanno agendo anche per la totale automazione ed interconnessione delle produzioni (la cosiddetta “Industry 4.0”). L'industria 4.0 - di cui parleremo più ampiamente nell’Unità 10 - scaturisce dalla quarta rivoluzione industriale. Non esiste ancora una definizione esauriente ma in estrema sintesi viene descritta come un processo che porterà alla produzione industriale automatizzata e interconnessa. Secondo un recente rapporto dell’importante multinazionale di consulenza McKinsey, le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell'ambito di quattro direttrici di sviluppo: La prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. La seconda è quella degli analytics : una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning” , dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati. La terza direttrice di sviluppo è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch” , sempre più diffuse, e la realtà aumentata. Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale”, e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to- machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni. Gli osservatori stanno cercando di capire come cambierà il lavoro, quali nuove professionalità saranno necessarie e quali invece presto potrebbero scomparire. Cambiano infatti le competenze e abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, ma diventeranno ancora più importanti il pensiero critico e la creatività. Il business plan L’innovazione è anche connessa alla possibilità di realizzazione economica dei progetti. Introduciamo adesso alcuni strumenti utili a capire quali sono le condizioni per l’inserimento di una nuova tecnologia in un dato contesto. Un business plan o piano di business è un riassunto di come si intende organizzare un'attività imprenditoriale e implementare le attività necessarie alla sua buona riuscita. I business plan sono usati per la pianificazione e la gestione dell'azienda, e per convincere terze parti come banche o altri investitori a finanziare l'impresa. Sono molti i motivi per cui conviene redigere un business plan. L’idea di business deve essere attentamente studiata e verificata e ogni iniziativa deve partire con il tentativo di predefinire e quantificare i risultati ottenibili. È difficile formulare previsioni esatte sull’idea di business, ma l’esercizio è utile per mettere a fuoco le idee in modo sistematico e verificare che siano realizzabili. Il business plan permette quindi di verificare la fattibilità/redditività di un progetto e prevedere vincoli e problemi, nonché di esaminare le performance nel tempo rispetto a quelle previste e pianificate. Non da ultimo, il business plan è uno strumento per raccogliere fondi e informare/convincere i potenziali finanziatori e/o gli stakeholder coinvolti nel business. E proprio per questo è necessario utilizzare:
    • un linguaggio commerciale per comunicare concetti specialistici a non-specialisti,
    • messaggi semplici per comunicare contenuti complessi. Nella stesura del business plan è utile farsi alcune domande puntuali sull’iniziativa: Identificati gli obiettivi, quali sono i principali fattori di successo dell’iniziativa e quali criteri di misurazione vengono proposti? I fattori critici per il successo (CSF, Critical Success Factors ) dell’iniziativa devono essere individuati e riconosciuti; se proviamo a pensare ai CSF direttamente correlati a una generica funzione di produzione di automobili potremmo elaborare una tabella con questi contenuti:

Un ultimo elemento, ma di importanza essenziale nell’analizzare una possibilità, un’iniziativa, un’idea di impresa, è determinare i rischi e saperli riconoscere, analizzare e valutare opportunamente. Il rischio è definito come l’incertezza del risultato: se positivo può diventare un’opportunità, se negativo possiamo definirlo minaccia. Il rischio è un possibile evento che potrebbe causare un danno o una perdita, o compromettere la capacità di raggiungere gli obiettivi. Un rischio è misurato dalla probabilità di una minaccia, dalla vulnerabilità a quella minaccia e dall’ impatto che potrebbe avere nel caso si verifichi. Il rischio può essere definito anche come l’incertezza del risultato e può quindi essere usato per misurare la probabilità di un risultato positivo o negativo. Il trattamento dei rischi richiede l’identificazione e il controllo dell’esposizione al rischio, e avviene in due fasi distinte: L’analisi dei rischi In cui si individuano i rischi e si raccolgono le informazioni sull’esposizione al rischio in modo da prendere le opportune decisioni per una loro adeguata gestione, stimando le possibili conseguenze sul valore e sui risultati attesi. La gestione dei rischi In cui si monitorano e si controllano i rischi individuati, si valutano e si identificano i modi e gli strumenti con cui ridurne le conseguenze. Vengono altresì definite le priorità di intervento basandole sulla gestione dell’incertezza, sulla possibilità di accadimento del rischio e analizzando l’impatto sugli obiettivi in caso di accadimento. Il trattamento del rischio è un processo circolare che prevede un ciclo continuo di analisi e gestione con la seguente sequenza di azioni:

  • dentificazione del rischio.
  • Valutazione dell’impatto.
  • Valutazione della probabilità di accadimento.
  • Definizione del livello di tolleranza e di accettabilità.
  • Identificazione degli strumenti di risposta per la gestione del rischio.
  • Implementazione delle risposte definite al rischio.
  • Verifica dell’efficacia delle risposte associate al rischio.
  • Revisione del rischio. Il rischio ha a che fare con la possibilità che il valore atteso di una variabile possa essere diverso (in meglio o in peggio) rispetto a quanto previsto. Nel mondo dell’innovazione digitale i principali rischi sono dovuti alla forte concorrenza e alla velocità con cui cambia la tecnologia. Per molte iniziative il problema può anche essere il continuo cambiamento delle policy di sicurezza o di norme legate alla privacy. Talvolta la cultura aziendale italiana è restìa ad effettuare questa attività in maniera anticipatoria in quanto spesso non si riescono a calcolare i benefici di riduzione del rischio soprattutto in termini economici. I rischi sono associati ad eventi futuri incerti che possono influenzare il raggiungimento degli obiettivi aziendali, siano essi strategici, operativi, finanziari o di compliance. È necessario gestire il rischio, sia per provare a trasformarlo in opportunità, sia perché valutare capire e sfruttare l’impatto o l’esito dei rischi è indubbiamente meglio che non considerarli, evitarli e agire come se non esistessero.

Quando si parla di innovazione , di fatto si parla di qualcosa di nuovo, ovvero cose che nessuno ha mai fatto. Se nessuno ha mai fatto qualcosa ci troviamo di fronte ad un’incertezza (quanto ci vuole, cosa ci costa, come farle…). Le modalità per gestire l’incertezza vengono sorrette dal project management. Un progetto consiste in un insieme di azioni, svolte in modo coordinato e spesso da più persone, al fine di raggiungere in un tempo determinato un particolare obiettivo comune e univoco. Quando si parla di tempo determinato si sottolinea che in un progetto deve essere sempre individuato un momento di inizio e di fine, ovvero il progetto deve essere scadenzato e avere un termine. Spesso le metodologie di progetto considerano particolarmente critici i progetti che hanno una conclusione molto in là nel tempo. Quando si dice obiettivo comune e univoco si sottolinea che il prodotto o servizio oggetto del progetto deve essere nuovo e/o distinguibile da ogni altro. Con questo si intende che un progetto deve essere creato e poi gestito per la realizzazione di un output ben definito, questo per monitorare e trattare le caratteristiche e le specifiche richieste del nuovo prodotto/servizio durante la sua realizzazione. La gestione di un progetto (project management) , è la combinazione e il controllo degli elementi che compongono il progetto per raggiungere l’obiettivo , tenendo conto dei vincoli esistenti. I vincoli possono essere di natura tecnica o oggettiva (impossibilità/incompatibilità) oppure riferirsi alle tre dimensioni che fanno tipicamente parte anche degli obiettivi: qualità, tempi, costi. Gli elementi del progetto sono:

- Scopo : Definisce, con la massima esattezza, quale deve essere il risultato finale del progetto. Include le specifiche dettagliate di

quello che deve essere realizzato, sia in termini di caratteristiche fisiche di quello che deve essere consegnato, sia di prestazioni che il prodotto finito deve soddisfare (qualità del prodotto).

- Risultati misurabili e prodotti durante il progetto per raggiungere lo scopo

- Deliverable : Ciascun output, risultato o item misurabile, tangibile e verificabile che deve essere prodotto per completare un

progetto, o parte di esso. Persone:

- Kick-off meeting: Il kick-off annuncia l’avvio del progetto a tutte le persone coinvolte: il team di progetto, il responsabile

dell’iniziativa, il gruppo di conduzione e di sostegno (se presenti) ed eventuali partner partecipanti. Il meeting crea chiarezza, trasparenza e un vincolo nei confronti di partecipanti e partner. Il momento ideale per il kick-off meeting è quando:

- la richiesta di progetto è stata approvata,

- i partecipanti al progetto sono stati definiti,

- l’organizzazione del progetto è stata stabilita (definizione dei ruoli).

- PM o Project Manager (Capo Progetto), è la persona che ha il compito di portare a compimento il progetto affidato, con la

responsabilità di conseguire i risultati prefissati (qualità del prodotto), nei tempi previsti e ai costi preventivati. Coordina persone, promuove le azioni correttive tese a ridurre/eliminare eventuali scostamenti, arbitrando e risolvendo, nell'ambito del proprio mandato, i conflitti e le divergenze che dovessero insorgere.

- Sponsor : soggetto che avendo chiari i benefici che il progetto può portare, se ne fa promotore ad alto livello. A volte coincide

con il decisore ma spesso è il soggetto che può influenzare chi decide in merito al contesto e allo scopo del progetto.

- Stakeholder : indica una qualunque delle persone o delle (sotto)organizzazioni coinvolte o interessate in un progetto. Ancor più

precisamente, stakeholder è chiunque sia coinvolto interessato o impattato da un progetto.

- Steering Committee : è il comitato che guida e in cui sono presenti tutti gli interessi del progetto, assegna il ruolo di capo

progetto dandogli le responsabilità su cui può decidere in modo indipendente. Come pianificare un progetto? La pianificazione è un’attività che inizia prima del progetto e termina con il progetto, e permette di organizzare nel tempo le azioni per raggiungere gli obiettivi attraverso l’impiego di risorse su una serie di risultati intermedi. I risultati intermedi permettono di monitorare l’andamento delle attività e verificarne l’avanzamento. L’avanzamento basato su risultati intermedi, spesso scadenzati temporalmente (ogni fine mese, dove siamo e quanto abbiamo fatto), avviene con l’applicazione di alcune forme metriche.

- quanto è grande: stima del tempo (quanti giorni per arrivare al termine?)

- Triangolo del project management: entità collegate tra di loro in modo tale che non possono coesistere tutte e tre

contemporaneamente (non posso avere alta qualità, in poco tempo a basso costo).

- Tempi

- Costi

- Qualità

Spesso si usano due indici sintetici (visibili in cruscotti di forniti da strumenti specifici di Project Management ) per descrivere lo stato di un progetto:

  • SPI^ ( Schedule Performance Index ) = valore conseguito/valore atteso che misura lo stato d’avanzamento del realizzato rispetto a quanto ci si attendeva a piano.
  • CPI^ ( Cost Performance Index ) = valore conseguito/costo consuntivato che misura quanto il progetto è costato, al momento della misura, per realizzare il valore conseguito Un buon progetto bilancia e trova un equilibrio tra tempi, costi e qualità. Per misurare come sta andando un progetto abbiamo a disposizione degli strumenti: Tool che verifica le attività completate e le spese sostenute rispetto al preventivo (valore realizzato fino a quel momento rispetto al totale del progetto)

I progetti più “vecchi” entrano in fallimento. E invece di mantenere un progetto decadente conviene chiuderlo. Si rivede, si riprogramma. Si riparte con progetti più piccoli (con una % di successo più elevata) e team più piccoli. Un progetto di innovazione digitale è sviluppo di app per mobile, sviluppo di programmi per sociali media, app e programmi per comunicazione istantanea. Ma che senso ha creare un progetto grande, con tempi lunghi? Il mercato è meno disposto ad aspettare. È meglio un progetto piccolo con aggiornamenti continui (il mercato cambia continuamente). Come fare a star dietro all’evoluzione continua? Usare la metodologia agile, ovvero metodologia di sviluppo software che è costituito da step e iterazioni. Ogni step è un piccolo progetto composto dagli elementi (requisiti…), il committente deve interagire con il progetto ed essere aggiornato continuamente, richiedendo anche dei cambiamenti. Rispetto la metodologia di un tempo, abbiamo due metodologie:

  1. Waterfall : analisi iniziale del progetto, l’analisi viene pianificata nei dettagli, implementazione, testing, presentazione al committente (metodo top-down)
  2. Agile : progetto diviso in parti, analisi delle singole parti e implementazione delle singole parti ma il committente viene coinvolto continuamente interagendo con il team. Il prodotto finale viene costruito unendo tutte le singole parti (metodo bottom-up) Le metodologie agili nascono infatti alla fine degli anni ‘90 con lo sviluppo per il web. L’ambiente internet e il suo ampio e veloce utilizzo per qualsiasi soggetto hanno evidenziato ancor di più quello che già era un classico delle caratteristiche dei progetti. Ovvero, i requisiti cambiano e spesso il cliente: soprattutto all’inizio, non sa quel che vuole, non sa esprimere quel che vuole (es. non conosce la terminologia),^ ha dei motivi per non esprimersi compiutamente, oppure cambia, semplicemente, opinione. Nell’ingegneria del software, per metodologia “ agile ” (o leggera) si intende una particolare metodologia di sviluppo che coinvolge quanto più possibile il cliente e che ha come fine quello di ridurre il rischio di fallimento. Gran parte dei metodi agili tentano di ridurre il rischio di fallimento sviluppando parte del prodotto in finestre di tempo ridotte che vengono chiamate iterazioni. Sintesi lezione 3:
  • Un progetto consiste in un insieme di azioni, svolte in modo coordinato e spesso da più persone, al fine di raggiungere in un tempo determinato un obbiettivo comune e univoco
  • Il project manager è la persona che ha il compito di portare a compimento il progetto affidato gestendo la squadra e tenendo in considerazione la posizione di sponsor e stakeholder.
  • Esistono strumenti specifici che ci permettono di verificare le qualità di un progetto, facilitare il suo svolgimento e garantirne il rispetto delle tempistiche
  • Al project management si può applicare il metodo “agile” che prevede uno sviluppo modulare del progetto in modo iterativo
  • Il project management acquisisce un valore strategico in un’epoca in cui, la riduzione delle mansioni automatizzabili, rende importanti competenze trasversali e capacità di gestione e organizzazione. Ogni attività umana è esposta a rischi , ad eventualità, cioè, di subire un danno. Ed è opportuno prevederli per cercare di prevenirli o comunque per sapere come comportarsi se si verificano. Analogamente, in ogni attività si possono presentare delle opportunità : condizioni appropriate o favorevoli al concretarsi di un’azione. In fase di pianificazione e di gestione di un progetto è opportuno prevedere e saper gestire sia i rischi (negativi) che le opportunità: fronteggiare le minacce/danni e massimizzare le opportunità. Il rischio come “un evento che, se accade, ha un impatto sugli obiettivi del progetto”. La gestione del rischio come l’ “applicazione sistematica di procedure nelle attività di individuazione e di valutazione dei rischi, nonché alla pianificazione ed all’implementazione di risposte adeguate”. La procedura di gestione del rischio è articolata in 5 passi: - Individuare : gli obiettivi del progetto che sono a rischio e i rischi che possono impattare sugli obiettivi. - Valutare : stimare ogni rischio indicandone la Probabilità, l’Impatto e la Prossimità (in che momento” possono concretizzarsi?) - Pianificare : individuare la risposta al verificarsi del rischio e anche al possibile rischio ulteriore derivato dall’applicazione della risposta. - Implementare : individuare i ruoli di chi deve attuare la risposta: - Proprietario del rischio: il responsabile finale per l’implementazione (in una RACI: Accountable). - Esecutore del rischio: chi effettivamente svolgerà l’attività (in una RACI: Responsible) - Comunicare : in maniera tempestiva, con i documenti previsti.

DATI E INFORMAZIONI

Dati sono un aspetto importante nella gestione delle informazioni, il dato è l’aspetto oggettivo/fisico e ha poco valore se non viene interpretato. La differenza tra il dato e l’informazione il dato è puramente una rappresentazione mentre l’informazione è qualcosa di utile che ricavo da questo dato. Noi usiamo informazioni piuttosto che dati, ma abbiamo bisogno di un passaggio per valorizzare queste informazioni: usare l’informazione con consapevolezza per interpretare il dato. DATO = unità elementare grezza dell’informazione (elementi base). INFORMAZIONE = elaborazione dei dati per rispondere a esigenze specifiche. Dà significato ai dati interpretandoli. CONOSCENZA = utilizzo dell’informazione come momento di comprensione dei dati raccolti, analizzati e interpretati ANALISI = momento L’informatica parte dalla necessità di trasformare dati processali in informazioni utili. Lo strumento classico di gestione delle informazioni sono i database (sistema che garantisce l’affidabilità del dato e mirato a gestire l’integrità e la trasformazione del dato ma non per interpretarlo). Il database permette all’utente solo di conservare il dato in maniera sicura. Oppure si può utilizzare il foglio di calcolo in cui io vedo quello che mi interessa dei dati e li posso rappresentare (non è molto utile per i dati complessi). Gestire il passaggio da dato ad informazione: passare dal database ad una struttura che mi permetta di gestire e manipolare il dato e restituirlo in modo piu visivo. Questi strumenti sono i DATE WAREHOUSE , raccolte di dati che raccolgono i dati da database diversi e li mettono insieme. Raccogliere le informazioni su uno specifico oggetto e capire tutto il suo sviluppo. Le informazioni possono interagire tra loro (questo è il vantaggio del date warehouse). Il termine Data Warehouse - in sigla DWH - è stato introdotto per indicare l’insieme di strutture dati e di tool necessari per estrarre, dai dati operazionali dell’azienda e da dati esterni, informazioni utili per supportare i manager nella valutazione tecnico-economica dell’andamento aziendale e nella presa di decisioni. Il primo a parlare di data warehouse è stato Inmon che lo ha definito come una raccolta di dati di supporto ai processi decisionali:

  • Integrata L’integrazione della raccolta dati è un aspetto essenziale di un DWH. Vi confluiscono dati ed informazioni provenienti da diverse procedure aziendali e da fonti esterne.
  • Orientata all’oggetto Il DWH è orientato a temi specifici aziendali.
  • Variante nel tempo Ha un contenuto storico ampio. I dati una volta raccolti non vengono modificati da eventuali successive transazioni. Il tempo è parte delle chiavi.
  • Non-volatile I dati non vengono mai rimossi. Il data warehouse può solo crescere con il tempo. Devo poi decidere quali sono le informazioni che mi interessano? Si passa al processo chiamato “business intelligence”. Ovvero un servizio, ma anche un vero processo che presuppone l’identificazione di un processo per gestire l’acquisizione e la raccolta dei database e il passaggio alla date warehouse per consolidare i dati. Devo costruire sui dati strutturati una capacità di interpretazione e sintesi. Il date warehouse possiamo considerarlo come un centro commerciale che espone le merci, ma quando guardo le merci devo decidere in base a quale criterio acquisto un prodotto. Decidere quali sono le chiavi di lettura, gli strumenti con i quali vado a interpretare i dati. Presuppone un passaggio tecnico, di decisione, ma anche un passaggio interpretativo. Il risultato finale non può dipendere sia dal passaggio decisionale sia da quello interpretativo, ma devo portare le esigenze interpretative a chi poi prende la decisione. La business intelligence va costruita in azienda (nasce negli anni ’50 per le grandi aziende).
  • La business intelligence raggruppa un insieme di pratiche capaci di estrarre poche e significative informazioni da un grande insieme di dati, e di presentarle in maniera immediatamente comprensibile per chi deve prendere decisioni. Con business intelligence ( BI ) ci si riferisce quindi:
  1. ai processi aziendali per la raccolta e l’analisi delle informazioni importanti e strategiche,
  2. alla tecnologia utilizzata per realizzare questi processi,
  3. alle informazioni ottenute come risultato di questi processi. Le organizzazioni raccolgono informazioni per effettuare valutazioni e stime sul proprio contesto aziendale e di mercato (ESEMPIO: ricerche di mercato e analisi della concorrenza). I dati raccolti sono elaborati e utilizzati per supportare concretamente le decisioni di chi occupa ruoli direzionali.
  • In letteratura la^ business intelligence^ è citata come il processo di trasformazione di dati e informazioni in conoscenza.
  • Il software utilizzato nella business intelligence ha l’obiettivo di permettere alle persone di prendere decisioni strategiche fornendo informazioni precise, aggiornate e significative nel contesto di riferimento. I sistemi di business intelligence sono chiamati anche sistemi per il supporto alle decisioni ( Decision support systems o DSS ). I dati generati dai vari sistemi (ad esempio: contabilità, produzione, ricerca & sviluppo, ecc.) vengono archiviati in data warehouse , che ne conservano le qualità informative. Il Data warehouse è il luogo di consolidamento dei dati aziendali. (luogo virtuale di consolidamento dei dati aziendali) Le tecniche e i sistemi dedicati alla business intelligence vanno ad interrogare questo archivio complessivo dei dati per estrarre informazioni utili a prendere decisioni. Il data mart (deposito di dati) indica un sotto-insieme contenente i dati per un particolare settore (dipartimento, direzione, servizio, gamma prodotto, ecc.). Si parla quindi ad esempio di data mart marketing , data mart commerciale Il data mining (estrazione dei dati) permette l'estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi quantità di dati e l'utilizzazione operativa di questo sapere.

L’ANALISI DEI DATI

Una volta che ho memorizzato questi Big Data, devo sviluppare strumenti per gestirli e per estrarre informazioni importanti da questi dati. Bisogna quindi fare un’analisi di questi dati per scoprire correlazioni inattese. Le analisi di business sono un sistema evoluto di data processing che permette di acquisire una visione accurata della situazione attuale, di individuare scenari futuri e di favorire e suggerire decisioni efficaci e risultati tangibili. Le analisi possono essere di tipo descrittivo, diagnostico, predittivo, prescrittivo e preventivo.

  • L’analisi descrittiva^ rappresenta quello che accade e presenta informazioni servendosi di strumenti di Business Intelligence. In particolare, si occupa di analizzare gli eventi passati, per riassumere e chiarire le dinamiche e le performance delle metriche di interesse e ricavarne indicazioni su come approcciarsi alle prossime attività. Categorizzare i clienti sulla base di caratteristiche note è un esempio di questo tipo di analisi, che guarda alle informazioni disponibili e le utilizza per ottenere una visione d’insieme o di dettaglio.
  • L’analisi diagnostica^ individua le cause che hanno portato alla situazione attuale. Conoscere lo stato attuale del business non è sufficiente per comprendere la situazione corrente e adottare strategie mirate: analisi diagnostiche permettono di individuare i motivi di determinate tendenze o avvenimenti, per valorizzare e ripetere le azioni più efficaci e ottimizzare le attività che non hanno portato i risultati previsti.
  • L’analisi predittiva^ è la previsione di ciò che accadrà nel futuro. Permette di migliorare la comprensione del business, contribuendo a prevedere il comportamento degli utenti e le performance dell’organizzazione. È ampiamente utilizzata nelle strategie di marketing digitale , per far emergere nuove opportunità di business e per ottimizzare le campagne. Questo è possibile grazie alla raccolta, all’analisi e alla modellazione dei dati sul comportamento dei clienti e sullo storico delle performance delle campagne effettuate.
  • L’analisi prescrittiva^ si spinge oltre la previsione dei risultati futuri e fornisce raccomandazioni in maniera automatica sulle azioni da intraprendere. Questa analisi è possibile grazie alla sintesi dei dati e all’utilizzo congiunto di scienze matematiche, regole di business e tecnologie denominate Machine Learning (analisi preventive: anticipare le mie scelte.)
  • L ’analisi preventiva^ indaga le ulteriori azioni da intraprendere per evitare risultati negativi, come per esempio la perdita di fidelizzazione da parte dei clienti. Questa analisi quindi si occupa della correzione e dell’ottimizzazione delle strategie e dei processi, per anticipare i possibili problemi e garantire migliori performance. Queste tecniche di analisi permettono l’apertura ad altri scenari e altre tecnologie che si possono sviluppare (sensori, IoT, domotica…). Differenziare aspetti tecnologici e aspetti gestionali è molto importante per il successo di un’azienda. Altri tipi di dati sono gli Open Data (fonte pubblica). Essi possono essere liberamente utilizzati, riutilizzati e ridistribuiti , con la sola limitazione, al massimo, della richiesta di attribuzione dell’autore e della ridistribuzione senza che vengano effettuate modifiche. Permettono l’interoperabilità, ovvero il dato che estraggo da un sistema può essere facilmente messo in relazione con altri dati di altri sistemi. Hanno una possibilità di essere gestiti e utilizzati in modo libero, in modo open. Le regole e le definizioni per gli Open Data sono:
  • Disponibilità e accesso : distribuiti nel loro insieme e in un formato utile e modificabile.
  • Riutilizzo e ridistribuzione : forniti a condizioni tali da permetterne il riutilizzo e la ridistribuzione; ciò comprende la possibilità di combinarli con altre basi dati.
  • Partecipazione universale : tutti devono essere in grado di usare, riutilizzare e ridistribuire i dati.
  • Completezza : comprendere tutte le componenti (metadati) che consentano di esportarli ed utilizzarli online e offline.
  • Primarietà : debbono essere raccolti alla fonte, in forme non aggregate (ovvero devono essere disponibili in forma granulare) né modificate.
  • Tempestività : accessibili in modo rapido ed immediato.
  • Accessibilità : disponibili attraverso protocolli standard (HTTP) e senza richiesta di alcuna sottoscrizione di contratto.
  • Leggibili da computer : processabili in automatico da computer.
  • In formati non proprietari : disponibili in formati aperti e pubblici.
  • Liberi da licenze che ne limitino l’uso , la diffusione o la retribuzione. Il sito^ dati.gov.it^ suggerisce il rilascio con licenza IODL: Italian Open Data License.: “è un contratto di licenza che ha lo scopo di consentire agli utenti di condividere, modificare, usare e riusare liberamente la banca di dati, i dati e le informazioni con essa rilasciati, garantendo al contempo la stessa libertà per altri”.
  • Ricercabilità : opportunità di ricercare con facilità e immediatezza dati e informazioni di proprio interesse, mediante strumenti di ricerca ad hoc, come database, cataloghi e search engine.
  • Permanenti : le caratteristiche elencate devono perdurare per l’intero ciclo di vita del dato. L’ Open Government si basa sul principio per il quale tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello Stato devono essere aperte e disponibili per favorire azioni efficaci e garantire il controllo diffuso sulla gestione della cosa pubblica: ▪ Trasparenza : le informazioni devono essere facilmente reperibili. ▪ Partecipazione : coinvolgimento attivo dei cittadini nei processi decisionali. ▪ Collaborazione : le istituzioni non si intendono più come strutture a sé stanti ma inserite in una rete collaborativa IN SINTESI DATO —> INFORMAZIONE —> CONOSCENZA —> ANALISI DATA SOURCE —> DATA WAREHOUSE —> ANALYSIS

L a sicurezza è definita come “l’insieme degli sforzi dedicati ad assicurare la protezione dei dati e delle risorse di sistema in termini di integrità, riservatezza e disponibilità”.

- Per integrità ( Integrity ) si intende l’insieme delle azioni volte a “prevenire la modifica inopportuna di dati o funzionalità del

sistema”.

- La riservatezza ( Confidentiality ) è stata definita dalla ISO come "la garanzia che le informazioni siano accessibili solo a chi è

autorizzato ad accedervi”

- Con disponibilità ( Availability ) si intende “il tempo in cui un sistema è disponibile ad operare in uno stato affidabile”.

Più in generale per sicurezza di un sistema informatico si intende la salvaguardia di questi aspetti fondamentali:

  • affidabilità,
  • integrità,
  • riservatezza,
  • autenticità,
  • non ripudio. Il primo aspetto di sicurezza da definire nei sistemi informatici è il controllo degli accessi. Nei sistemi è necessario definire gli utenti abilitati all’accesso, le risorse a cui hanno accesso e in che modalità possono accedervi. L’accesso ai sistemi avviene attraverso tre fasi distinte:
  1. Identificazione : Chi siete? (user id) L’ Identificazione è una procedura organizzativa e tecnologica attraverso la quale si verifica l’identità dell’utente: l’identità fisica dell’individuo, le caratteristiche rispetto al servizio rilasciato (ruolo, stato civile, fedina penale...). L’utente che vuole accedere a un sistema, sia esso un computer, un server, un bancomat, deve quindi “rispondere” a questa domanda di controllo/ identificazione per l’accesso. Nella maggior parte dei casi la risposta è il login, username, user-id o la chiave pubblica (questa informazione può infatti essere pubblica, non coperta cioè da nessun vincolo di segretezza).
  2. Autenticazione : Come potete dimostrare la vostra identità? (password) Una volta stabilità l’identità, il sistema deve essere sicuro che l’utente sia quello che dice di essere. La risposta è la password , legata allo username con cui ci si è identificati, o il codice PIN, ma anche una chiave privata, la propria impronta digitale o l’iride dell’occhio. Questa informazione deve essere assolutamente tenuta segreta e conservata con la massima accuratezza.
  3. Autorizzazione : Cosa siete autorizzati a fare? (permessi) Identificato, autenticato e abilitato l’utente, si tratta di stabilire a quali risorse e informazioni può accedere. Il sistema è in grado di stabilire quali operazioni consentire e quali vietare attraverso alcuni parametri: A. Livello di funzionalità (es. amministratore, super utente, utente). B. Limitazioni di accesso alle risorse (accesso ai programmi, ad archivi e a cartelle di archiviazione, ...). L’autenticazione con password viene definita “debole” perché:
  • La password ha generalmente una lunghezza limitata.
  • La password può essere scoperta facilmente.
  • La password viaggia spesso in chiaro sulla rete di comunicazione. Per questo motivo ci sono algoritmi (detti di hash ) che consentono di non far viaggiare in chiaro i dati. Spesso, in relazione all’importanza del servizio a cui si accede, si procede all’autenticazione con riconoscimento biometrico:
  • Riconoscimento delle impronte digitali ( fingermarks ).
  • Scansione della retina (retina scan). I protocolli di autenticazione sono quelle procedure attraverso le quali è possibile verificare che un utente sia effettivamente chi dice di essere.L’autenticazione può essere fatta sostanzialmente in tre diverse modalità che prevedono l’utilizzo di: A. Something You Know (Qualche cosa che si sa): questa modalità è quella realizzata mediante l’utilizzo della password. B. Something You Have (Qualche cosa che si ha): per esempio una chiave fisica, un tesserino magnetico o un codice variabile tipo Secur-Id che si può portare con sé. C. Something You Are (Qualche cosa che si è) ad esempio un parametro biometrico come l’impronta digitale o l’immagine dell’iride. Se si utilizzano almeno due di queste modalità si parla di autenticazione forte. BIOMETRIA è la nuova parola chiave per le procedure di sicurezza. Sono sistemi che permettono l'identificazione di una persona sulla base di una o più caratteristiche biologiche e/o comportamentali confrontate con dati, acquisiti precedentemente, e memorizzati tramite algoritmi e sensori. Ma non esiste una biometria non falsificabile e i dati biometrici non sono sostituibili. Applicare sicurezza anche ai dati di sistemi informatici e digitali. Applicare sicurezza ai dati significa rispettare queste 5 proprietà ben definite:

- Affidabilità: È la proprietà che devono possedere i dati per essere sempre accessibili o disponibili agli utenti autorizzati.

Esempi di violazione di questa proprietà sono:

- mancanza di fornitura elettrica,

- rottura di un componente hardware.

- Integrità: È la protezione dei dati realizzata in modo da evitare la loro corruzione. In particolare, nella trasmissione, i dati devono

arrivare così come trasmessi, mentre nella memorizzazione, i dati devono coincidere in ogni istante con quelli memorizzati originariamente. L’integrità riguarda la protezione da modifiche non autorizzate, come ad esempio la cancellazione non autorizzata e la modifica non autorizzata.

- Riservatezza: È la protezione dei dati realizzata in modo che essi siano accessibili in lettura solo dai legittimi destinatari. Si dice

che la riservatezza riguarda la protezione da letture non autorizzate. Esempi di violazione sono:

- intercettazione di dati durante la trasmissione,

- accesso non autorizzato ai dati su un server.

Distributed Denial of Service (DDoS) In questo tipo di attacco il traffico in entrata viene generato da molte fonti diverse. Ciò rende impossibile fermare l'attacco semplicemente bloccando una singola fonte. Internet worm Sono programmi che si diffondono attraverso le connessioni Internet. Si caratterizza per la capacità di replicarsi continuamente. Phishing Consiste nell’uso di e-mail e di falsi siti Web per indurre gli utenti con l’inganno a fornire informazioni confidenziali o personali. Viene inviata una e-mail in cui si chiede di installare un software allegato (per esempio. un falso "aggiornamento di sicurezza" di Windows) o di leggere un documento o visitare un certo sito ( pericoloso ). L'allegato o il sito contengono software infetti o rubano dati personali. Evitare il phishing

- Non rispondete mai a messaggi che chiedono informazioni finanziarie e personali.

- Verificate che la connessione sia protetta. Se il sito che visitate si trova su un server protetto, il collegamento deve iniziare con

https://. Inoltre verificate che ci sia l’icona del lucchetto nella barra di stato del browser.

- Attenti a gestire e-mail e dati personali. Non rivelate a nessuno e non riscrivete il codice PIN o la password. Non aprite messaggi

di spam e non rispondete. Il rischio è di confermare che l’indirizzo di posta è valido e, in seguito, potreste essere vittima di truffe online. Rootkit È un software in grado di nascondere i programmi o i processi installati sul computer. Viene solitamente utilizzato per sottrarre dati o per eseguire operazioni illecite. Spyware È un software che permette a società commerciali e cracker di raccogliere informazioni a insaputa dell’utente. Virus È un piccolo programma o un “pezzo” di codice che viene inserito all’interno di altri programmi e viene attivato all’esecuzione del programma e al verificarsi di eventi particolari può effettuare un attacco di tipo distruttivo. È in grado di propagarsi infettando altri programmi (anche via rete). Spesso, come abbiamo visto, il migliore antivirus possiamo essere noi stessi ma anche:

  • Usate un software antivirus. È bene prevedere un sistema con l’aggiornamento automatico.
  • Usate un firewall^ sui computer collegati a Internet.
  • Aggiornate il sistema con le patch di sicurezza. Le patch correggono le vulnerabilità del sistema.
  • Effettuate^ backup^ regolari dei programmi e dei dati.
  • Navigare sicuri

- Non cliccate sulle finestre popup. Specialmente se avvertono della presenza di virus sul computer e offrono soluzioni, non

selezionate il link e non autorizzate nessun download. Potreste scaricare e installare software dannosi.

- Non cliccate sui link presenti all’interno dei messaggi di posta indesiderata. Possono indirizzarvi su un sito fittizio,

utilizzato per avere informazioni personali, come dettagli bancari e password.

- Configurate il browser Internet per garantire la massima sicurezza disabilitando i controlli Java o Active X, o chiedendo di

essere avvisati prima dell’esecuzione

  • Scegliere la password:^ Le password permettono di proteggersi da frodi e sottrazioni di informazioni riservate, ma poche persone scelgono password davvero sicure.

- Scegliete una password lunga.

- Usate caratteri diversi.

- Non usate parole contenute nei dizionari.

- Non inserite informazioni personali.

- Non scegliete una password uguale al vostro username o al numero di conto.

- Valutate l’uso di una frase chiave

- Memorizzate le vostre password invece di scriverle

- Non salvate le password sul computer o su dispositivi online.

- Non tenete le password vicino al computer o in un posto facilmente accessibile.

- Utilizzate password diverse per ogni account.

- Non rivelate a nessuno le password.

- Non inserite le vostre password se usate computer di pubblica utenza

- Cambiate le vostre password con regolarità

Ma anche l'evoluzione dei comportamenti e delle organizzazioni può creare vulnerabilità se non ben gestite e protette. E' questo il caso, ad esempio, della soluzione organizzativa di consentire ai dipendenti delle aziende di utilizzare i propri dispositivi mobili anche per accedere ed utilizzare, dal proprio posto di lavoro o ovunque, le applicazioni aziendali e quindi intervenire sui dati aziendali. Questa politica che ha preso il nome di BYOD (acronimo di Bring Your Own Device ) è gradita ai lavoratori che utilizzano per uso personale e sul lavoro un unico strumento, quello che hanno scelto loro stessi, che apprezzano e conoscono quindi molto bene. Il vantaggio è tanto più evidente quando altrimenti lavoratore e azienda impiegassero soluzioni diverse, per esempio una soluzione Open Source a casa e prodotti proprietari in azienda. La politica aziendale del BYOD comporta però per l'azienda accresciuti rischi per la sicurezza e conseguentemente costi per proteggersi da tutte le tipologie di dispositivi e specialmente dalle app che ognuno ha scelto di installare per l'uso personale, protezioni che devono agire sui diversi dispositivi, sotto il controllo del proprietario.

Unità 6: User Experience: interagire con la tecnologia. Usabilità = il grado di semplicità con cui un essere umano si va a relazionare con una macchina. Non è l’essere umano a doversi adattare alle esigenze della macchina, ma il contrario. Non è l’uomo a doversi adattare all’interfaccia digitale. Jakob Nielsen ha stabilito dei criteri per decidere quando un interfaccia può essere definita buona dal punto di vista dell’usabilità:

  1. Facilità di utilizzo : un sistema semplice ha molte più possibilità di essere utilizzato.
  2. Facilità di memorizzazione dei comandi: facilità nel ricordare le info necessarie per l’utilizzo del sistema.
  3. Efficienza: raggiungimento del maggior grado di produttività.
  4. Gestione degli errori : errore umano e non della macchina. La macchina deve gestire gli errori umani. Una buona interfaccia deve riuscire a minimizzare il numero di errori.
  5. Grado di soddisfazione dell’utente. I problemi di usabilità nascono quando l’utente non riesce a intuire le modalità di funzionamento del prodotto e deve necessariamente sforzarsi di eseguire azioni molto lontane dalle sue aspettative e dalle sue normali modalità di esecuzione. **Il decalogo di Nielsen (per capire quali sono i tipici errori commessi nel progettare un sito web)
  6. Sistema in grado di dialogare** Il sistema deve sempre tenere informato l'utente su cosa sta facendo, fornendo un rapido feedback. Per esempio, in un sito deve riconoscersi chiaramente ogni link (magari in blu e sottolineato). 2. Sistema e mondo reale Il sistema deve parlare il linguaggio dell'utente. Il sito deve utilizzare parole, frasi e concetti a lui familiari. Inoltre è opportuno utilizzare parole e immagini dal significato condiviso (come “salva con nome”, “cestino”, “copia e incolla”). 3. Controllo e libertà L'utente deve poter accedere in modo rapido ai contenuti ed avere il controllo del sito. I menù devono essere chiari e immediati e l'utente deve potersi muovere liberamente tra i vari argomenti. Occorre evitare procedure costrittive troppo lunghe (un esempio tipico sono le iscrizioni che richiedono la compilazione di decine di campi). Vanno evitati anche i percorsi predefiniti senza possibili scorciatoie. Sono assolutamente da evitare le azioni ingannevoli e non volute dall'utente (come l'apertura automatica di pagine non richieste). 4. L'importanza degli standard Ogni utente si aspetta, giustamente, che le convenzioni del sistema siano valide per tutta l'interfaccia. Per sentirsi sicuro l'utente ha bisogno di un ambiente accogliente e chiaro, dove siano collocati elementi di riconoscimento (logo, stile dei caratteri, colori utilizzati). 5. Prevenire l'errore L'errore non dovrebbe esistere, ma soprattutto non si dovrebbe porre l'utente nella condizione di cadere in errore (magari per una difficoltà di comprensione). Una buona interfaccia deve sempre consentire in modo chiaro all'utente di tornare indietro e di raggiungere la home page. 6. È meglio riconoscere che ricordare Un layout chiaro, semplice e schematico è fondamentale. Non bisogna contare sulla capacità dell'utente di ricordare il posizionamento degli oggetti che caratterizzano le pagine. Una buona interfaccia avrà strumenti facilmente riconoscibili, con istruzioni chiare e accessibili. Occorre evitare che l'utente riscopra ogni volta l'interfaccia, dovendo ricominciare da capo. 7. Flessibilità d'uso È fondamentale offrire all'utente la possibilità di un uso differenziale (a seconda della sua esperienza) dell'interfaccia, con scorciatoie o assistenza tecnica per i meno esperti. 8. Design funzionale rispetto ai contenuti I contenuti sono più importanti della grafica. Per questa ragione l'estetica deve essere studiata in modo da rendere fruibili i contenuti. Animazioni eccessive, tempi di attesa non giustificati, immagini troppo grandi possono ostacolare la navigazione. Occorre evitare che l'utente si distragga o si confonda. 9. Aiuto all'utente in caso di errore Il sito deve aiutare l'utente a riconoscere, diagnosticare e recuperare l'errore. I messaggi di errore devono essere espressi in linguaggio comprensibile (senza codici), indicando in modo preciso il problema e suggerendo una soluzione. È decisamente opportuno che il sistema chieda conferma all'utente prima di eseguire un'azione importante o irreversibile (come la cancellazione di un documento). 10. Guide e documentazione Ogni sito web deve poter essere utilizzato da tutti senza che sia necessario consultare una guida. In ogni caso è preferibile che il sistema renda disponibile la documentazione, e che questa sia redatta in modo semplice (spiegando passo dopo passo quali azioni deve compiere l'utente per utilizzare l'interfaccia). User Experience (esperienza d’uso) = studio della modalità con cui l’essere umano va a rapportarsi alla macchina / al prodotto / al servizio digitale. Non soffermandosi solo sul rapporto essere umano- macchina, ma anche il rapporto tra utente e un altro utente che si relazionano attraverso la macchina. Visual Design : branca del Disegno industriale che si occupa della progettazione di prodotti grafici e multimediali. Scopo del visual design è la comunicazione attraverso l'immagine, funzionale alla divulgazione di un messaggio o di un’informazione. User Experience designer = figura professionale che si occupa di combinare assieme quello che riguarda una buona usabilità / un ottima user Experience con gli obiettivi del business richiesto per ottenere esperienze che soddisfino e superino le aspettative.