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Dispense per prova d'informatica d'ateneo e4job
Tipologia: Dispense
Caricato il 04/02/2020
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IoT Perché “cultura digitale”? L’innovazione digitale è una realtà che crea un paesaggio umano, cognitivo e sociale in rapida mutazione. Abbiamo computer in casa, computer sul lavoro, tablet, smartphone, applicazioni e vari oggetti digitali tutti connessi in rete: non si tratta di strumenti neutri. Questa sola presenza, o pervasività, del digitale in ogni ambito della nostra vita rende necessario, già di per sé, un approccio consapevole a queste tecnologie in tutti i loro aspetti. Ancor di più se si considera che il digitale non è solo un elemento costante della nostra vita ma è anche un fattore trainante e di stimolo dei cambiamenti nelle imprese, nel business, nelle pubbliche amministrazioni, nei media e nella comunicazione e, conseguentemente, nei mestieri e nelle professioni praticate e nascenti. Lo scopo di questo modulo formativo è creare un approccio di base e, per quanto possibile, completo a queste tecnologie utilizzando un linguaggio che descriva e crei consapevolezza. La consapevolezza passa sia attraverso la conoscenza dell’uso del digitale inteso anche come comprensione, per esempio, dei cookies, della geo-localizzazione, del dispiegamento e utilizzo delle informazioni presenti nei social media, sia attraverso la conoscenza dei cambiamenti, anzi delle vere e proprie mutazioni, che coinvolgono tutti in prima persona. È “Cultura” perché si tratta dell’applicazione di pensiero e di pensiero critico, perché oggi non è più un’opzione scegliere di essere “digitali”, e di conseguenza anche in questo campo è necessario un “ritorno alla cultura”. Spesso, in un glossario ampiamente utilizzato e in costante aggiornamento, si parla di “nativi digitali”, come se i bambini nati dopo il 1990 fossero “naturalmente” acquisitori di queste competenze: come una madre lingua aggiuntiva. È più corretto parlare di “soggetti digitali” perché parliamo di persone esposte per grandissima parte del tempo all’utilizzo, alla pratica e alla visione di media digitali, come tutti noi. Essere esposti alla pervasività del digitale non si traduce in automatico in “competenza digitale”. Oltre all’applicazione di un pensiero critico e consapevole è necessaria la responsabilità, perché si “naviga” tra contenuti e si producono contenuti, perché c’è una centralità nell’utilizzo di questi media e utilizzarli non ha un impatto solo sui consumi ma anche sulla vita individuale e sociale. Queste opportunità di relazione e comunicazione creano nuove identificazioni, rappresentazioni di sé e della realtà, e tutto questo avviene in una rete in cui è ampiamente in gioco l’interattività continua, la mancanza di confini spazio-temporali in cui siamo sempre e comunque connessi e la labilità del confine tra virtuale e reale. Altra caratteristica importante ed essenziale del digitale è la condivisione delle conoscenze. Questa è una delle opportunità possibili: la condivisione, il mettere in comune. La nostra giornata su internet comprende numerose attività: cerchiamo informazioni sui motori di ricerca, acquistiamo i biglietti del concerto che cercavamo, commentiamo lo status di un amico sui principali social network. Ma quanto sappiamo dei meccanismi che hanno regolato queste operazioni? Certo, molti di noi non sanno nemmeno come funziona il motore di un’automobile ma sono in grado di capire se è nelle condizioni di portarci a destinazione; e se non lo è, sanno che un meccanico potrà aiutarli. I sistemi digitali, invece, sono abbondantemente utilizzati e per noi totalmente oscuri. A loro ogni giorno consegniamo informazioni, password, contenuti, nomi, numeri di carte di credito, video. Utilizziamo il digitale spesso senza essere stati adeguatamente formati per capire e gestire questo allargamento di opportunità e rischi. La rete facilita l’accesso a informazione e servizi, la partecipazione a forme di consultazione, l’interazione. La mancanza di competenze digitali è l’equivalente di ciò che l’analfabetismo ha rappresentato per i nostri nonni.Nel passato, a chi non sapeva leggere e scrivere era preclusa, nei fatti, la possibilità di essere un cittadino attivo, oggi, la medesima limitazione la sperimentano coloro che non utilizzano le ICT e non accedono alla rete. Essere digitale: dall’identità personale all’identità digitale. Ma se volessimo rinunciare al nostro “essere digitale” ci sarebbe possibile? Quanta effettiva competenza abbiamo per decidere quando uscire da una rete digitale nella quale entriamo, a volte nostro malgrado? È degli ultimi anni la consapevolezza che il tema è dei più delicati e necessita di un’analisi approfondita e multidisciplinare tale da produrre risultati che possano essere condivisi e conosciuti dai proprietari
delle informazioni che partecipano alla costruzione in rete di una loro identità, per presentarsi ad altre identità con le quali intendono relazionarsi. Possiamo assumere in rete tutte le identità che la nostra fantasia ci permette o possiamo scegliere quella corrispondente alla nostra reale posizione anagrafica attribuendoci i connotati che più la soddisfano. Possiamo essere costretti a identificarci - o meglio autenticarci - con le regole stabilite da leggi dello Stato quando dobbiamo interfacciarci con la PA. Con la gestione digitale delle informazioni è cambiata la velocità con cui ciò che ci appartiene può essere diffuso e impropriamente utilizzato mentre la pervasività della rete trasporta in ogni dove questi dati rendendo possibile la loro esposizione e utilizzazione, indipendentemente dalla nostra volontà. Il nuovo regolamento sulla privacy L’impatto delle tecnologie digitali sul trattamento delle informazioni ha avuto risvolti anche nell’aggiornamento della privacy. Il 4 maggio 2016 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale Europea il Regolamento UE n. 2016/679, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati. Il testo è entrato in vigore il 24 maggio 2016, ma il legislatore europeo ha concesso agli Stati membri due anni di tempo per adeguarsi alle previsioni del nuovo Regolamento. Il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati presenta un insieme di regole in grado di disciplinare gran parte degli aspetti di una privacy attenta al nuovo mondo digitale e al flusso transfrontaliero dei dati. La presa in carica delle caratteristiche imposte dalle tecnologie e dall’economia digitale sono evidenti sia nei diritti esplicitati nel nuovo Regolamento sia nella definizione dei dati trattati. Tra i diritti si definisce in chiaro quello “all’oblio”, nonché alcuni divieti specifici per le attività di profilazione delle persone. Tra le nuove categorie di Dati Personali (art.4 del Nuovo Regolamento):
Se guardiamo a quel che succede in un solo minuto nella rete ci accorgiamo della impressionante mole del fenomeno, peraltro in costante crescita:
Ormai è evidente: le professioni non sono definite, definitive e uniche per tutta la nostra vita lavorativa, ma sono al contrario una continua miscela di competenze apprese e praticate nel tempo, competenze professionali necessarie per agire con il proprio mestiere. Queste competenze poi, devono essere continuamente allineate alle evoluzioni tecnologiche. Si parla di formazione continua, ma la formazione continua di per sé non è sufficiente; il concetto chiaro e definito di competenza è non solo basato sul sapere, ma anche sul saper fare. Questo concetto è valido in ogni contesto lavorativo perché ogni lavoro è ormai pervaso di tecnologia, ma è ancor più valido e applicato nel contesto del digitale e dell’informatica. Tenere il passo con i cambiamenti, tenere il passo con le conoscenze e le competenze digitali permette di essere mutevoli alle esigenze richieste dalle imprese e dalla società nel suo complesso. Avere Competenze Digitali significa conoscere, comprendere, saper utilizzare e saper scegliere. La conseguenza è assumere consapevolezza da cittadino, da consumatore e da lavoratore. L’approccio alla Cultura Digitale deve assumere che:
La catena di fornitura L’evoluzione dell’economia globale, la gestione integrata della catena di fornitura anche tra soggetti diversi del business e, soprattutto, la produzione con analisi e previsione della domanda del mercato per evitare la sovrapproduzione e l’abbondanza dell’invenduto in magazzino (Previsione del fabbisogno) hanno richiesto l’attivazione di strumenti che potessero coinvolgere il consumatore finale nel processo. Questo è avvenuto trasformando il cliente e integrandolo nella fase finale della catena di produzione (pensate di nuovo ai bancomat o alle casse automatiche dei negozi). Il cliente partecipa praticamente in prima persona alla fornitura di ciò che richiede o acquista. Il prerequisito fondamentale di questa nuova economia di produzione oggi è: conoscere il cliente. “Invece di concentrarvi su un prodotto per volta e cercare di venderlo a quanti più clienti possibili, concentratevi su un cliente per volta e cercate di vendergli quanti più prodotti vi è possibile nel corso del suo ciclo di vita”. [Peeper&Rogers – The One-to-One Future] “In futuro non sarà importante ciò che sappiamo sui nostri clienti, ma piuttosto quanto conosciamo di ciascuno di essi”. [Peeper&Rogers – The One-to-One Future]. L’orientamento della produzione verso il cliente ha modificato i valori dalla produzione andando dal prodotto/servizio standard al prodotto/servizio customizzato. La mass customaization Mass Customization è il termine coniato al riguardo, traducibile come personalizzazione di massa; descrive la produzione in modo industriale di beni personalizzati secondo i gusti di ogni singolo consumatore. Sembra un ossimoro: massa e personalizzazione, una contraddizione della nozione stessa di comunicazione di massa che è caratterizzata da standardizzazione, rigidità e omogeneità. Per le imprese che operano in Internet, la personalizzazione è il mezzo usato sia per fidelizzare il rapporto col cliente, sia per estendere il proprio potere commerciale. Una tecnica che esisteva per altri scopi ed oggi viene praticata come strategia di marketing è la Clickstream Analysis. Questa tecnica evidenzia:
Nuove funzionalità possono essere: assistenza alla guida, comandi vocali, aiuto contestuale, riconoscimento automatico di parcheggio, pagamento automatico, diagnostica e controllo del motore. Tramite App e smartphone, gli utenti possono interagire con l’automobile da remoto, aprendola o chiudendola, verificando lo stato delle batterie, localizzandola. Home e Building Automation La Home Automation, conosciuta con il termine di Domotica, è stato per anni un settore specialistico in cui sono state proposte soluzioni integrate (per il controllo dell’illuminazione, del riscaldamento, del condizionamento e degli accessi). La disponibilità oggi diffusa di reti wireless a livello domestico, oltre che di smartphone e App in grado di funzionare come centro di controllo, sta provocando un ulteriore cambiamento nel settore. Retail Le tecnologie e le soluzioni IoT nel mondo retail (vendita al dettaglio) permetteranno a catene e distributori di sfruttare i vantaggi derivanti dalla raccolta e dall’analisi di volumi molto più ampi di dati (Big Data) forniti dagli stessi clienti o relativi al loro comportamento. Le soluzioni IoT permettono ai rivenditori e ai commercianti di rendere intelligenti sia le interazioni con i prodotti e i servizi che vengono offerti ai clienti, sia le modalità di consegna. Questa gestione delle relazioni interne ed esterne degli oggetti e degli attori nel settore retail tramite l’IoT ha come risultato sia la possibilità di massimizzare gli spazi e ottimizzare le giacenze, sia di modificare in maniera dinamica i prezzi e di trarre vantaggio, tramite campagne mirate, delle condizioni climatiche e dell’ecosistema di eventi e attività esterni al punto vendita. Sanità Attualmente, sono molte le innovazioni in corso nel settore sanitario, sia sul fronte dell’informatizzazione (cartella clinica elettronica, ricetta elettronica, firma digitale e archiviazione centralizzata dei referti medici, teleassistenza domiciliare) sia per quanto riguarda l’utilizzo della connettività diffusa per nuovi approcci IoT (tracciabilità RFID dei carrelli per la gestione dei farmaci; Mobile&Wearable Health). In questo contesto già ampio e differenziato, emergono per l’ambito sanitario nuove soluzioni IoT che fanno un utilizzo più spinto delle opportunità offerte dall’estesa digitalizzazione di oggetti e processi, unita a connettività elevata e modelli di lavoro innovativi.
all'innovazione di altri. Questo modello dimostra che tutte le innovazioni devono passare attraverso un processo naturale, prevedibile, e talvolta lungo, prima di essere ampiamente adottate Le categorie e le percentuali di appartenenza definite da Rogers sono le seguenti:
Non da ultimo, il business plan è uno strumento per raccogliere fondi e informare/convincere i potenziali finanziatori e/o gli stakeholder coinvolti nel business. E proprio per questo è necessario utilizzare:
con produzione passata inferiore Rispetto ambientale Rifiuti da smaltire Tonnellate rifiuti/num. auto prodotte Sistema Informativo Aziendale (SIA) Immagine esterna Materiale riciclabile Tonnellate materiale riciclabile/num. auto prodotte Sistema Informativo Aziendale (SIA) Immagine esterna Consumo energia elettrica Megawatt/num. auto prodotte Sistema Informativo Aziendale (SIA) Efficienza energetica Una volta individuati, questi fattori devono essere continuamente monitorati e misurati con indicatori chiave di performance (KPI Key Performances Indicator); solo ciò che è misurabile e verificabile è controllabile. Proviamo a pensare a degli indicatori per una impresa di trasporto: Area KPI Metrica Fonte Efficienza Saturazione parcheggi Num. posti occupati/num. posti parcheggi Registrazione parcheggi Utilizzo autotreni Num. medio giorni utilizzo / giorni totali disponibilità Libro matricole autotreni Routing autotreni Km percorsi con carico / Km percorsi totali Libro matricole autotreni Saturazione autisti Ore di viaggio / Ore disponibili Paghe Utilizzo treni Prodotti trasportati in treno / Tot prodotti da consegnare Sistema Informativo Aziendale Costo unitario di trasporto Costi totali trasporto / prodotti trasportati Sistema Informativo Aziendale Qualità Qualità mezzi Giorni di fermo per guasto / giorni lavorativi Sistema Informativo Aziendale Errori di consegna Consegne errate / Consegne totali Sistema Informativo Aziendale Danni Prodotti danneggiati / prodotti da consegnare Sistema Informativo Aziendale Servizio Tempo consegna Tempo medio tra ritiro da magazzino e consegna Ordini, bolle consegna Puntualità consegne Prodotti consegnati in ritardo / Prodotti consegnati Ordini, bolle consegna
STRENGTH WEAKNESSES Elementi Azioni Elementi Varietà delle risorse culturali, storia, terri- torio ed enogastro- nomia Expo Milano 2015 ri- chiamerà più stranieri sul territorio italiano Potenziare informa- zione e accessibilità Pacchetti vacanza che abbinano Expo a tour nel territorio Risorse insufficienti per salvaguardare il patrimonio artisti- co/naturale Vincoli al cambia- mento ANALISI ESTERNA OPPORTUNITIES THREATS Elementi Azioni Elementi Brand Italia co- nosciuto e ap- prezzato nel mondo Sfruttare Crisi economica Target turistico di massa Ampliamento del target di riferi- mento grazie alla crescita dei Paesi emergenti Ampliare la quota di mercato posse- duta Pubblicizzare il brand Italia nei Paesi emergenti, presidiarne i canali distributivi Italia percepita come un paese ad alta criminalità Offerta poco compe- titiv rispetto ad altri Paesi a seguito di adozione moneta forte Euro Peggioramento dell’immagine italiana La fattibilità Il Business Plan si completa con uno studio di fattibilità, che permette di analizzare e verificare aspetti specifici legati alle possibilità di realizzare l’idea o il prodotto. Ci sono tre dimensioni della fattibilità da prendere in considerazione. Fattibilità economica La fattibilità economica stabilisce la convenienza in termini di rapporto tra costi e benefici. Vengono valutati i costi di investimento iniziali e i costi di gestione e per quanto riguarda i benefici, vengono presi in considerazione sia quelli di natura tangibile e misurabile, sia quelli di natura intangibile che non possono essere misurati in termini economici ma possono essere evidenziati e resi visibili in miglioramenti di processo e di lavoro. A questi si aggiunge una valutazione dei rischi che possono rendere incerte le stime di costi e benefici. Fattibilità tecnica La fattibilità tecnica verifica che il progetto sia valido dal punto di vista tecnico, ovvero viene verificato se ci sia stata una sottostima della complessità o se siano state effettuate delle ipotesi non valide e tecnologicamente infattibili. Allo stesso modo viene verificato che la soluzione ipotizzata o il progetto in essere sia realistico rispetto ai livelli di costo ipotizzati a priori. In questo studio di fattibilità tecnica è utile anticipare i problemi e verificare le soluzioni, spesso creando prototipi di un eventuale prodotto o sistema. Fattibilità organizzativa La fattibilità organizzativa è altrettanto importante. Spesso il fallimento dei progetti (o anche la presenza di maggiori costi o di tempi più lunghi) dipende da un insufficiente supporto organizzativo.
Analizzare la fattibilità organizzativa significa verificare fattori quali: limitate competenze interne, insufficiente impegno (committment), tempi di intervento e impegno non giusti (momenti sbagliati). Quando si verificano situazioni di impatto organizzativo con riscontri negativi, spesso si genera un aumento dei tempi previsti e un conseguente aumento dei costi. L’analisi di fattibilità organizzativa deve quindi valutare la possibilità per l’organizzazione di partecipare attivamente alla realizzazione del progetto e di poter effettivamente adottare e integrare la soluzione. Il rischio Un ultimo elemento, ma di importanza essenziale nell’analizzare una possibilità, un’iniziativa, un’idea di impresa, è determinare i rischi e saperli riconoscere, analizzare e valutare opportunamente. Il rischio è definito come l’incertezza del risultato: se positivo può diventare una opportunità, se negativo possiamo definirlo minaccia. Il rischio è un possibile evento che potrebbe causare un danno o una perdita, o compromettere la capacità di raggiungere gli obiettivi. Un rischio è misurato dalla probabilità di una minaccia, dalla vulnerabilità a quella minaccia e dall’impatto che potrebbe avere nel caso si verifichi. Il rischio può essere definito anche come l’incertezza del risultato e può quindi essere usato per misurare la probabilità di un risultato positivo o negativo. Il trattamento dei rischi richiede l’identificazione e il controllo dell’esposizione al rischio, e avviene in due fasi distinte: