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Riassunto del libro "Caligola dietro la follia" di Winterling
Tipologia: Appunti
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Caricato il 13/01/2020
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I. INFANZIA E GIOVINEZZA.-
1. L’eredità di augusto: Il 31 agosto dell’ann 12 d. C. nacque Gaio Cesare Germanico. all’epoca nessuno poteva immaginarsi che all’età di 24 anni, il 18 marzo 37, sarebbe diventato imperatore romano con il soprannome di Caligola. All’epoca regnava ancora il bisnonno Augusto, e la classe aristocratica era pienamente d’accordo su quella che veniva giudicata l’impresa più importante del tempo: il ritorno a Roma della pace e la fine di un periodo i feroci contrasti politici e di guerre civili che, per quasi un secolo, avevano insanguinato il Mediterraneo e che è possibile definire retrospettivamente come la lotta per la conquista del potere assoluto. Se Augusto aveva posto fine all’antico dominio oligarchico della classe aristocratica, rimasto in piedi per secoli come fondamento della Repubblica romana, dando vita a un potere assoluto non più evitabile, non aveva però tradotto la propria particolare posizione, conquistata nella guerra civile contro Marco Antonio e imperniata sul controllo dell’esercito, nella forma di una monarchia, ma piuttosto in quella di un “principato” nell’ambito del quale appariva come Primus inter pars. Al tempo stesso aveva ripristinato le antiche istituzioni politiche e le pratiche repubbliane: il Senato sedeva a consulto, i magistrati operavano a Roma e i governatori nelle province, il popolo si radunava per eleggere e decidere, ma nelle questioni fondamentali si faceva esclusivamente ciò che voleva l’imperatore. Questi a sua volta, pur non esitando a mettere chiaramente davanti agli occhi di tutti il proprio controllo sulle forze armate, non tralasciava di fare in modo che la posizione particolare di cui godeva a Roma e nelle province venisse sancita nelle forme del diritto tradizionale, evidenziando così come la legittimazione del suo potere non potesse che passare attraverso quelle istituzioni repubblicane che aveva di fato esautorato. Era venuta a crearsi una situazione singolare che richiedeva a tutti gli interessati forti capacità di comunicazione: i senatori dovevano agire come se possedessero un potere che non avevano di fatto più; l’imperatore doveva esercitare il proprio dominio in modo da far credere di non possederlo. L’arte di governo di Augusto presupponeva la capacità da un lato di rinnegare la propria posizione e dall’altro di saper maneggiare con abilità il potere. La condizione che garantì ad Augusto il successo fu la personale rinuncia all’aspirazione a esibire anche a livello sociale la posizione di potere raggiunta. Nella vita quotidiana si comportava come un normale senatore, coltivava rapporti di amicizia con altri aristocratici come fossero suoi pari, evitava di apparire in pubblico con grande seguito, abitava in una casa sul palatino che eguagliava a stento il lusso di una normale dimora patrizia. Questa rinuncia a ogni sfoggio esteriore ubbidiva a una precisa strategia, quella di rendere la sua posizione ben accetta al ceto aristocratico. Augusto infrangeva gli schemi della mentalità patrizia, risultando vincente nella misura in cui i pari continuavano a restare ad essa legati. Da primo imperatore seppe dunque compiere un’azione straordinaria che non molti dei suoi Document shared on www.docsity.com
successori, come la storia futura avrebbe dimostrato, ebbero la capacità o la possibilità di ripetere. La rinuncia a ogni ostentata esibizione era legata a un esercizio del potere che, pur evitando di imporre ordini alla classe senatoria, lasciava intendere in modo sufficientemente chiaro quali fossero i desideri dell’imperatore. Così bastava che l’imperatore revocasse agli aristocratici la propria amicizia personale e proibisse loro l’accesso alla sua casa, perché si avesse come immediata conseguenza la loro denuncia e il loro processo ad opera di altri membri della classe senatoria, pronti ad ordire intrighi che procuravano ai “nemici” dell’imperatore la loro fine politico-sociale. In ultima analisi, il successo di Augusto non si basò dunque tanto su una saggia strategia politica, sulla difesa dell’Impero e delle sue infrastrutture, o sull’abbellimento di Roma e sulle distribuzioni di derrate alimentari ai concittadini, quanto piuttosto sulla sua capacità personale di mantenere con la classe aristocratica un rapporto fondato su un paradosso: essere un sovrano senza emanare ordini, un detentore di potere senza farlo vedere. Sentendo prossima la fine avrebbe fatto venire accanto a sé i suoi più stretti confidenti e li avrebbe pregati di applaudirlo come si conveniva a un attore al termine della sua recita.
2. La famiglia politica: Poichè Augusto non aveva introdotto la monarchia in senso istituzionale, ma si era limitato a farsi confermare dagli organi repubblicani un insieme di pieni poteri ritagliati sulla sua persona, rimase aperta sotto il profilo giuridico la questione della successione. Chi sarebbe diventato il nuovo imperatore era questione aperta. Di solito, nell’Antica Roma, venivano tramandati di padre in figlio non solo i beni di famiglia, ma anche la rete di relazioni, nonché il prestigio politico di cui ogni singolo godeva presso il popolo romano e i soldati dell’Impero. Se l’imperatore possedeva un figlio o ne adottava uno, questi era automaticamente predestinato a subentragli. I rapporti di parentela assunsero di conseguenza all’interno della famiglia un significato eminentemente politico, in grado non solo di rafforzare la posizione dell’imperatore in carica, ma anche di destabilizzarla. Augusto non ebbe figli maschi, ma solo una femmina di nove Giulia, nata dal suo secondo matrimonio. La moglie Livia aveva da parte sua due figli di primo letto, tiberio, il futuro imperatore, e Durso I Maggiore. Augusto scelse la prevedibile strada di far sposare la figlia Giulia con le persone designate a succedergli, prima il nipote Marcello, poi, dopo la morte prematura di questi, Marco Agrippa, il suo più importante generale e collaboratore. Quando Agrippa morì nel 12 a.C., augusto candidò al trono i due nipoti nati da quel matrimonio e da lui adottati, gaio e lucio. Sopravvissuto anche a questi, prese alla fine in considerazione il figliastro Tiberio che dovette a sua volta sposare Giulia, divenendo così suo effettivo successore. 3. Infanzia da “calzaretto militare”.: I suoi primi anni di vita Caligola li trascorse in Germania, a Document shared on www.docsity.com
4. La situazione nell’antica Roma sotto Tiberio: Il regno di Tiberio (14-37) fu di centrale importanza non solo per le esperienze personali del giovane Caligola, ma anche per l’evoluzione del ruolo imperiale in quanto tale e per il significato che gli avrebbe più tardi assegnato lo stesso figlio di Germanico. Si potrebbe dire che ciò che Augusto aveva recitato, Tiberio lo prese sul serio. Se il primo aveva adoperato il proprio potere nei confronti della classe aristocratica, fingendo di possederlo, il secondo,pur detenendo un assoluta potestas, si astenne dall’esercitarla. Se i senatori sotto Augusto avevano agito come se possedessero un potere che di fatto non avevano più, sotto Tiberio disposero di un’autorità che non potevano esplicare. Tiberio si assicurò il pieno controllo della situazione: alla guardia del corpo e alle legioni venne fatto pronunciare un giuramento di fedeltà. Prese sul serio la restaurazione della Repubblica. Chiese spesso al Senato consigli su temi che riguardavano effettive questioni di potere, rendendo così poco chiara la propria posizione. Non cercò dunque, come Augusto, di occultare la singolarità di un dominio assoluto innestato sul tronco di istituzioni repubblicane tramite una comunicazione “doppia”, cioè simulata, ma si comportò in modo “onesto”, mettendo così i senatori di fronte al paradosso di accettarlo come imperatore, ma al tempo stesso di agire come se non lo fosse, come se il Senato costituisse il vero cento di potere dell’Impero, qual era stato in età repubblicana. Un altro fattore rendeva ancor più difficile la situazione. I rapporti all’interno dell’aristocrazia romana erano tradizionalmente improntati a un sistema reticolare di amicizie politiche. Durante il regno di Augusto il Senato al completo, l’ordine equestre e molti esponenti del popolo si presentavano regolarmente ogni mattina a rendere visita all’imperatore, il che dava vita a una cerimonia dai tempi lunghi e con numerosi partecipanti. I lasciti a favore di Augusto assunsero dimensioni enormi. L’amicizia con l’imperatore acquistò dunque una nuova funzione e divenne il pilastro intorno a cui ruotavano i rapporti tra gli aristocratici. Augusto era riuscito anche a conciliare i termini di un paradosso: il nuovo sistema di rapporti strutturato in senso gerarchico e fondato sul favore imperiale era stato da lui praticato nelle forme antiche di un’amicizia basata sull’eguaglianza e sulla vicinanza personale. L’imperatore doveva atteggiarsi ad un amico di tutti gli aristocratici, e gli aristocratici si facevano passare tutti per amici dell’imperatore, anche se era perfettamente chiaro agli interessati che da entrambe le parti valevano le ragioni di opportunità e che continuavamo di fatto a covare dietro la facciata ufficiale sentimenti ostili verso l’autocrazia. Sappiamo che Tiberio cercò di sfuggire a questo genere di relazioni e a un’amicizia dai chiari tratti opportunistici. Così,nella salutatio , dava udienza ai senatori soltanto in gruppo e limitò fortemente la possibilità di una comunicazione diretta. Era evidentemente incapace di affrontare le solite adulazioni che gli erano profondamente odiose. Due eventi centrali del regno di Tiberio trovano spiegazione nella sua pretesa di esigere dal Document shared on www.docsity.com
Senato decisioni politiche e nel suo contestuale rifiuto di comunicare a tu per tu con gli aristocratici: in altri termini, nell’essere imperatore senza voler o poter svolgere il ruolo che gli spettava. Alludiamo ai processi per lesa maestà e all’ascesa del perfetto della guardia del pretorio Seiano. Poiché sotto tiberio le rivalità tra gli aristocratici non potevano sfociare in una gara per la conquista del favore dell’imperatore si diffuse un nuovo, riprovevole ti po di conflitto: intrighi e denunce di un gruppo contro l’altro. La lesa maestà veniva in origine applicata per crimini contro la maestà della comunità romana. Impiegata da Augusto con le opportune cautele anche per atti contro l’imperatore, fu all’inizio estesa da Tiberio agli autori di scritti ingiuriosi nei suoi riguardi. Con notevole mancanza di scrupoli, queste denunce si trasformano in una strategia attuata dagli aristocratici per guadagnarsi l’attenzione dell’imperatore, altrimenti difficilmente raggiungibile, e ottenere la palma di difensore della sicurezza imperiale. A scegliere questo tipo di promozione della propria carriera furono, all’inizio, persone ascese al rango senatorio da poco e a caderne vittime i membri delle antiche famiglie aristocratiche, rivali potenziali, per l’illustre origine, dell’imperatore. Era stato tuttavia decisivo che l’intero Senato, di fronte al quale venivano trattati i vari casi, non potesse far altro, a causa del mancato intervento dell’imperatore, che condannare i propri membri, al punto che si avviò una sorta di processo di autodistruzione dell’aristocrazia. Tiberio non era evidentemente in grado di valutare l’effettiva rilevanza di ogni singolo caso. La crescita esponenziale di adulazioni, intrighi, denunce e timori che improntava la comunicazione aristocratica, di cui era in gran parte responsabile, pur contro la sua volontà, il medesimo Tiberio, indusse quest’ultimo a girare le spalle alla società aristocratica, anzi a Roma stessa. Nel 26 si trasferì in Campania, l’anno successivo nell’isola di Capri. Fino alla morte avvenuta nel 37, non fece mai ritorno nella capitale. Di pari passo con questo ritiro progredì l’ascesa di Seiano. La sua carica di prefetto del pretorio gli assegnava un ruolo importante. Seiano si conquistò con il suo abile comportamento l’assoluta fiducia di Tiberio. Dopo il ritiro di questi a Capri, concentrò nelle sue mani un potere eccezionale. Oltre a controllare attraverso i pretoriani l’intera corrispondenza dell’imperatore, infiltrò nel seguito di Tiberio uomini di propria fiducia, riuscendo così a sorvegliare ogni canale di acceso a lui. La conseguenza fu che gli sforzi degli aristocratici di accaparrarsi il favore imperiale si trasformarono nel tentativo di ottenere l’amicizia del grande favorito. Davanti alla porta della sua casa a Roma c’era per la salutatio mattutina un’enorme ressa non solo perché si temeva di non essere visti da Seiano, ma anche perché non ci voleva far vedere tra gli ultimi. I consoli stessi discutevano con lui tutte le questioni pubbliche e private. Al tempo stesso quanti gli erano ostili o di intralcio per qualche ragione, correvano gravissimi pericoli. Seiano toccò l’acme della sua potenza quando nel 31 rivestì il consolato insieme all’imperatore e gli schiuse la prospettiva di entrare, per via matrimoniale, nella famiglia giulio- Document shared on www.docsity.com
La posizione di fiducia di cui godeva Seiano presso l’imperatore portò presto il potente prefetto del pretorio a entrare in rotta di collisione con Druso. Nel 23 Seiano, che aveva avviato con la moglie di Druso, Livilla, sorella di Germanico, una relazione amorosa, indusse la donna ad avvelenare il consorte. Morto Druso, si ritrovò di colpo al centro delle manovre dinastiche la popolare famiglia di Germanico: Agrippina con i suoi figli. Nerone e Druso III, all’epoca rispettivamente di 17 1 16 anni, furono vivamente raccomandati da Tiberio ai senatori durante una seduta nella Curia. Caligola, di appena 10 anni, sembrava tagliato fuori, data l’età. Già l’anno seguente risultò che i senatori avevano preso troppo alla lettera l’invito dell’imperatore. Tiberio di mostrò geloso di tutti gli onori concessi a Nerone e a Druso, che in tal modo finivano per rubargli la scena. Peggiorò inoltre il suo rapporto con Agrippina, circostanza riconducibile soprattutto agli intrighi di Seiano. Questi, dopo l’eliminazione di Druso II, sembra avesse ordito piani anche per liberarsi di Agrippina e dei suoi figli. Ma andarono a monte per la vigilanza delle guardie in casa di Germanico e per la castità di Agrippina gelida davanti alle fattezze pur molto attraenti di Seiano. La mossa successiva previde la denuncia per lesa maestà di quanti osavano ancora frequentare la casa di Germanico. L’atmosfera avvelenata venne sfruttata da Seiano per un drastico tranello. Tramite intermediari convinse agrippina che l’imperatore meditava di avvelenarla e che doveva dunque evitare la tavola del suocero. Quando venne invitata a un banchetto non toccò cibo. L’imperatore lodò allora i frutti che venivano portati in tavola e li porse d propria mano ad Agrippina. A questo punto aumentarono ancor di più i timori della donna che li passò agli schiavi al seguito. Sembra che allora tiberio abbia detto che non ci sarebbe stato da meravigliarsi se avesse preso contro Agrippina misura severe, dato che la donna lo sospettava di veneficio. Secondo Tacito, Agrippina mirava davvero a conquistare prima del tempo il potere per sé e per i figli. Costituiva quindi un problema effettivo per l’imperatore. La vittima successiva fu il fratello maggiore Nerone, diventato do po la morte di Druso II il primo candidato alla successione al trono. Sembra che a procurare la rovina del giovane sia stato il suo stesso ambiente di famiglia. Il popolo e i soldati volevano vederlo sul trono, e, a loro dire, Seiano, che monopolizzava la fiducia del vecchio imperatore, non avrebbe mai avuto il coraggio di tentare nulla contro di lui. Ma alcuni membri della sua casa erano informatori segreti del prefetto del pretorio, pronti a riferire a questi e all’imperatore tutte le impressioni imprudenti che Nerone si lasciava sfuggire. Il prefetto del pretorio non mancò a sua volta di attizzare contro Nerone l’invidia e la rivalità del fratello Druso III, da lui attirato dalla propria parte con la promessa del trono. Nell’anno 27 si arrivò al punto di porre agli arresti agrippina e il figlio maggiore, sotto la sorveglianza di soldati incaricati di registrare e riferire tutte le loro attività, nonchè le lettere e le riviste che ricevevano. Per il quattordicenne Caligola e per le sue due sorelle fu necessario trovare una nuova casa. Andarono ad abitare dalla bisnonna Livia. Deve essere stata lei ad impedire la condanna di Document shared on www.docsity.com
Agrippina e Nerone. La sua morte, avvenuta due anni dopo comportò per i figli di Germanico un nuovo trasferimento. Caligola visse a partire dall’anno 29 insieme con le sorelle in casa della nonna Antonia Minore. Ma la permanenza del giovane in casa della nonna sarebbe durata solo altri due anni. Durante questo periodo si verificò la definitiva rovina della madre e del fratello maggiore. Non è ricostruibile con precisione il processo intentato. Nerone venne dichiarato hostis , nemico del popolo romano, e lui e la madre furono esiliati nelle piccoli isole di Pandataria e Ponza. Nerone perse qui la vita in circostanza oscure nell’anno 31. Nel 30 anche il fratello di Caligola, Druso, secondo nella linea di successione al trono, entrò nel mirino di Seiano e dei suoi complici. Fu accusato, al pari di Nerone, di attività cospiratrici. Caligola, che aveva ormai compiuto 17 o 18 anni, dovette assistere alla rovina di druso che fu gettato in un carcere del Palatino da cui non sarebbe più uscito. Tutta Roma in questo momento non riusciva ad immaginare di chi sarebbe stato adesso il turno.
6. Capri e l’ascesa al trono: Verso la fine dell’anno 30, quindi prima della drammatica dine di Seiano nell’ottobre del 31, il diciottenne Caligola ricevette l’ordine di Tiberio di recarsi presso di lui nell’isola di Capri. Gli venne conferita la toga virilis che sanciva l’ingresso ufficiale nel mondo degli adulti. Tale invito potrebbe far supporre che il giovane venisse preso in considerazione come suo successore. Numerosi eventi dell’epoca dimostrano che il prestigio dei figli di Germanico era rimasto intatto, anzi era aumentato per la generale pietà suscitata dalla loro sorte. Per Caligola iniziò una nuova fase, non meno pericolosa. Da qual momento doveva vivere accanto a Tiberio, il responsabile dell’esilio della madre nonché rispettivamente della morte della morte e dell’arresto dei fratelli Nerone e Druso: un uomo verso cui non poteva che nutrire sentimenti perlomeno conflittuali. Senza dubbio a lui ostili erano le persone della cerchia più ristretta dell’imperatore, la maggior parte delle quali aveva avuto un ruolo più o meno rilevante nelle persecuzioni della famiglia di Germanico. A guidare le sue azioni sarà soprattutto l’istinto, quello della sopravvivenza. Questa incertezza sarebbe durata quasi sei anni per terminare momentaneamente nel 37 con la sua effettiva ascesa al trono. Quel che va detto è che Caligola, diversamente dalla madre, dai fratelli e da altri membri della famiglia imperiale di quegli ultimi anni, riuscì a Capri, nonostante il carattere imprevedibile dell’imperatore e i sentimenti ostili della corte, ad affermare la propria posizione. Il prezzo da pagare fu il controllo delle emozioni e la simulazione verso Tiberio. Tiberio a Capri, così narrano le fonti, amava circondarsi di filosofi greci, grammatici, poeti e astrologi. Caligola sembra aver preso parte alle dotte conversazioni che si tenevano a Capri. Le fonti affermano che egli era un valentissimo oratore, esperto della lingua greca e latina; sapeva come rispondere a discorsi pronunciati da altri, dopo lunga preparazione,e mostrarsi presto più Document shared on www.docsity.com
spingendo la moglie ad avviare con lui una relazione, in modo da legarlo a sé tramite la donna. Tiberio morì il 16 marzo del 37 a Miseno, dove aveva stanza la flotta romana. Il vecchio imperatore si era recato nelle settimane precedenti a Roma, senza però varcarne le porte. Sul suo decesso circolarono molte voci. Secondo una di queste, il vecchio, creduto ormai morto, sarebbe tornato in sé all’improvviso e avrebbe chiesto del cibo, mentre erano in pieno svolgimento i preparativi per la proclamazione di Caligola. Macrone si sarebbe recato nella camera da letto e avrebbe soffocato il vecchio sotto una montagna di coperte. Secondo un’altra versione, Caligola avrebbe svolto una parte attiva, somministrando al nonno adottivo prima un veleno e poi strangolandolo. Secondo altri, lo avrebbe ridotto alla fame e poi soffocato con l’aiuto di Macrone. Comunque siano andate le cose, i racconti, pur così diversi, della morte dell’imperatore, resosi anno dopo anno sempre più odioso, confermano l’idea che i contemporanei avevano dell’ambiente in cui Caligola ebbe la ventura di trascorrere sei lunghi anni: un luogo dove si rischiava la vita ogni momento. Lo stesso giorno della morte d Tiberio, Caligola venne proclamato imperatore dai pretoriani di stanza a Miseno. Il 18 marzo venne annullato il testamento di Tiberio, dichiarato incapace di intendere e di volere. A Caligola, dopo l’arrivo a Roma il 28 marzo, venne riconosciuto “un potere illuminato”: egli divenne così all’età di 24 anni Gaio Cesare Augusto Germanico, sovrano dell’impero romano. Document shared on www.docsity.com
II. PRINCIPE PER DUE ANNI.
1. Il giovane Augusto: Già durante il viaggio di dieci giorni da Miseno a Roma il giovane imperatore, che accompagnava vestito a lutto il cadavere di Tiberio, fu accolto da imponenti manifestazioni di simpatia da parte della popolazione romana. Caligola, come afferma Suetonio, era il “principe desideratissimo” tanto per gli abitanti delle province e per i soldati che lo avevano conosciuto da bambino quanto per la popolazione di Roma. Per prima cosa Caligola tenne un discorso in Senato. Lusingò i senatori promettendo di dividere con loro il potere e d fae tutto ciò che ad essi fosse piaciuto. Si definì perfino loro figlio e pupillo. Come misure concrete annunciò la fine dei processi per lesa maestà che durante il regno di Tiberio avevano avuto conseguenze tante nefaste tra le file degli aristocratici e nel rapporto tra questi ultimi e l’imperatore. Caligola diede inoltre ordine di bruciare pubblicamente nel Foro i documenti processuali riguardanti anche le accuse contro la madre e i fratelli, tutto questo al fine di sradicare i timori dei senatori e cavalieri rimasti coinvolti nella vicenda. Sembrava che venisse dato un colpo di spugna al terribile passato. Si poneva innanzitutto il problema di come comportarsi verso l’imperatore defunto. Come nipote adottivo e suo successore, Caligola doveva attenersi a sentimenti di pietas , per altro verso l’animo dei senatori continuava a essere pieno di rancore. Nella sua prima lettera al Senato il giovane imperatore espresse il desiderio che venissero accordati al defunto gli stessi onori tributati ad Augusto dopo la morte, cioè che venisse consacrato e accolto nel Pantheon romano. Prima del suo arrivo a Roma i senatori non erano riusciti a trovare un accordo né su tale misura né su una damnatio memoriae che estirpasse Tiberio dal ricordo collettivo. Caligola preferì non prendere alcuna posizione al riguardo, cosa del resto perfettamente in linea con la personalità del defunto: fece esporre il cadavere in pubblico e lo onorò poi con un solenne funerale di Stato nel Mausoleo di Augusto. Con un altro atto simbolico Caligola provvide a onorare i familiari defunti. Nonostante il mare in tempesta, fece immediatamente vela per le isole dove erano spirati la madre e il fratello, né recuperò i resti mortali e li portò a Ostia, il porto di Roma. Le urne poste su due supporti furono scortate dai più alti esponenti dell’ordine equestre fino a dentro il Mausoleo di Augusto. A tali eccezionali omaggi tributari ai defunti si aggiunsero quelli per i membri viventi della famiglia. Caligola elevò poi lo zio Claudio, fino a quel momento rimasto del tutto in disparte, a proprio collega nel primo consolato. La rinuncia a farsi tributare onori e a ostentare la propria potestà imperiale fu il primo tratto distintivo del nuovo principato. Caligola impedì che venissero erette sue statue in area urbana ed evitò di inviare lettere al Senato e al popolo: poiché queste avevano assunto da tempo sotto Tiberio il carattere di ordini, avrebbero contraddetto la conclamate decisione di dividere il potere con la Document shared on www.docsity.com
un’altra persona. Ma all’epoca non c’era nessuno che avrebbe potuto aspirare a tale ruolo. Non c’erano alternative a Gemello, e questo significava anche che con la morte di Caligola tramontavano definitivamente la posizione particolare e il potere delle sue sorelle e di Emilio Lepido. In questa delicata situazione cogliamo per la prima volta un Caligola che agisce da sovrano autonomo. Dal suo letto di malato, nominò l’amata sorella Drusilla erede “dei propri beni e dell’Impero” e di conseguenza Lepido come suo successore. Ancora non del tutto guarito, ordinò un atto brutale,ma coerente, date le circostanze: l’eliminazione di Tiberio Gemello e dunque di un possibile punto di aggregazione per un partito a lui ostile nelle questioni si successione. Una volta venuta meno l’alternativa al trono, anche le posizioni di Macrone e Silano finirono con l’indebolirsi. Non molto dopo, all’inizio del 38, si assistette alla rovina del primo e della moglie Ennia.. Macrone fu nominato prefetto dell’Egitto. Prima della partenza, quest’ultimo e molti altri vennero accusati e indotti al suicidio o condannati a morte. Adesso toccava a Silano. All’imperatore bastò solo manifestare pubblicamente in Senato la propria ostilità verso di lui: Caligola cambiò l’ordine di precedenza, chiamandolo a votare da quel momento in poi gli ex consoli in base all’anzianità. Ebbe così fine il ruolo di primo dei senatori detenuto da Silano. Come insegnava l’esperienza fatta durante il regno di Tiberio, qualche aristocratico senza scrupoli avrebbe finito col muovere prima o poi accuse contro quell’ex potente. Silano steso ne trasse le conseguenze e si tolse la vita, il che significò per la sua famiglia mantenere il patrimonio che, in caso di condanna, sarebbe stato confiscato. All’eliminazione dell’ultimo pretendente al trono, dei due uomini più potenti dell’entourage imperiale e dei vecchi nemici della famiglia di Germanico si unirono una serie di ulteriori misure da cui traspare la difficoltà e la pericolosità di quel momento di svolta. Poco dopo la guarigione, Caligola si sposò una seconda volta. La scelta cadde su Livia Orestilla, da lui strappata con un atto di forza al marito durante la celebrazione del loro matrimonio. Ebbero maggior successo altre misure di Caligola, di carattere squisitamente politico. Nel 38 il nome di Tiberio fu escluso dai giuramenti annuali di fedeltà alle disposizioni dei precedenti imperatori. Altre innovazioni riguardarono la giustizia. Venne limitato il diritto di appello al principe, il che rivalutò soprattutto l’attività di quei senatori che rivestivano cariche pubbliche. Esonerò gli abitanti dell’Italia al pagamento della tassa sulle vendite, ridotta comunque già in precedenza allo 0,5%. La maggior parte delle misure politiche adottate nei primi mesi del 38, in concomitanza con la caduta di Macrone e Silano, riscosse grandi consensi e guadagnò all’imperatore la concessione di alti onori. Fu così deciso che ogni anno, in un giorno prestabilito, fosse portato in Campidoglio un busto d’oro di Caligola. Tutto il Senato avrebbe fatto da corteo plaudente e i fanciulli e le fanciulle Document shared on www.docsity.com
delle più nobili famiglie senatorie avrebbero intonato carmi in lode delle virtù dell’imperatore. Queste iniziative avevano senza dubbio lo scopo di rafforzare l’accettazione del suo ruolo tra le diverse classi della popolazione. Nel suo rapporto con la Curia Caligola sfruttava abilmente il sostegno di cui godeva presso il popolo. Le misure politiche, prese parallelamente all’eliminazione di Gemello, dei suoi seguaci e dei due principali personaggi dell’epoca di Tiberio, rivelano dunque un’accorta strategia. Se venivano incontro agli interessi della nobiltà senatoria, dell’ordine equestre, delle classi dominanti provinciali e del popolo di Roma, servivano però al tempo stesso a rafforzare il ruolo dell’Imperatore. Adottandole, Caligola mise all’inizio al riparo la sua posizione da qualsiasi minaccia. A suggerire un intervento personale di Caligola nelle misure ora descritte è un episodio avvenuto subito dopo la fine della sua malattia e che può sembrare a prima vista bizzarro. Un cittadino romano di nome Afranio Potito aveva giurato di sacrificare la propria vita se l’imperatore fosse guarito e un cavaliere, Atanio Secondo, di scendere nell’arena come gladiatore. Caligola, recuperata la salute, insistette purché i due rimanessero fedeli alle loro promesse, evitando di diventare spergiuri. I due trovarono dunque la morte, invece di vedere ricompensate con un dono, come avevano sperato, le loro smaccate adulazioni. La reazione di Caligola è interessante. Presente in germe già nelle misure dell’anno 38, diventerà in seguito sempre più esplicita ed esasperata. Diversamente da Augusto, sensibile alle lusinghe, e da Tiberio, che cercava di evitarle isolandosi, il giovane sovrano elabora qui un nuovo approccio alla comunicazione “doppia”,che si era ormai affermata nel rapporto con il trono. Le affermazioni dei due adulatori erano improntate a doppiezza, dato che lo scopo presunto, la guarigione dell’imperatore, non rispondeva a quello effettivo, la ricompensa imperiale. La reazione di Caligola documenta come egli intendesse sottrarsi a questa forma di comunicazione, prendendola alla lettera. Rilanciava la palla e metteva i suoi interlocutori davanti alle conseguenze del loro comportamento. Attribuiva alle loro esternazioni una sincerità che essi non potevano smentire, ameno di ammettere che la salute dell’imperatore non era la prima molla delle loro azioni. Lo stesso atteggiamento ispira anche i rapporti tra Caligola e il Senato all’indomani della caduta di Macrone e Silano. Si sono presi alla lettera gli ideali ufficiali, attuandoli contro gli interessi dei loro propugnatori che non potevano opporsi senza perdere la faccia. Emerge qui in forma ancora incruenta il perno intorno a cui ruota il comportamento dell’imperatore, abbinato a una buona dose di beffardo cinismo. In seguito lo scontro con l’aristocrazia avrebbe assunto connotati ben più aspri.
3. Nel pieno del potere. Roma non era ancora mai stata governata da un giovane. Per secoli un pugno di vecchi uomini di grande esperienza , i princpes dell’aristocrazia repubblicana, avevano Document shared on www.docsity.com
riservata alla moglie o ai figli, e la consorte poteva occupare a sua volta il posto più importante, quello alla sua sinistra. Le fonti narrano che lo zio Claudio, quando faceva tardi, riusciva a trovare spazio solo a stento e dopo diversi tentativi. Oltre al dispregio dell’etichetta, le fonti rimproverano a Caligola anche la scelta dei commensali. In questi banchetti, oltre a vedere il consueto cerimoniale, l’aristocrazia si trovava davanti a un lusso esorbitante. Venivano servite pietanze ricoperte di sfoglie d’oro, si creavano nuovi ti pi di piatti, e Caligola beveva perle preziose sciolte nell’aceto. Tutto questo viene condannato nelle fonti antiche e spesso anche negli studi moderni come uno sperpero più o meno insensato. Ma l’esibizione del proprio stato sociale aveva anche un chiaro significato e dunque una latente dimensione politica. Come già detto, tra i membri della classe senatoria e dell’ordine equestre si faceva a gara per avere la casa più bella e il numero maggiore di ospiti di rango, gara che, quasi per una sorta di compensazione, sembra essersi ancor più accentuata dopo l’avvento dell’Impero e la perdita di potere effettivo da parte dell’aristocrazia. Le fonti menzionano di frequente casi di sperpero da parte dell’aristocrazia. La successiva moglie di Caligola, Lollia Paolina, avrebbe indossato in un’occasione non particolarmente solenne gioielli per il valore di 40 milioni d sesterzi, quaranta volte il patrimonio minimo di un senatore. Anche le perle sciolte nell’aceto avevano un significato particolare: la celebre regina egiziana Cleopatra sembra avesse scommesso con il suo amante Marco Antonio di essere in grado di spendere per un banchetto 10 milioni di sesterzi, scommessa da lei vinta grazie appunto a questo espediente. Il “lusso” e lo “sperpero” esibiti da Caligola nella sua casa documentano dunque la sua irraggiungibile superiorità, simile a quella di un monarca, che sbaragliava l’aristocrazia nell’ultimo campo in cui essa cercava di competere con l’imperatore. Anche l’atteggiamento di Caligola in pubblico ignorava in larga parte il codice di comportamento praticato dagli aristocratici. La rinuncia a saluti disciplinati da un complesso cerimoniale ebbe un riscontro positivo in quanto facilitò i contatti con l’imperatore nelle strade e nelle piazze. Caligola divenne un attivo sostenitore di una delle quattro fazioni del circo. Il suo amore per le corse dei cavalli lo indusse a far costruire nei giardini vaticani un proprio stadio, il Gaianum, in cui si esibiva come auriga. A Caligola questa passione costò l’infortunio a una gamba. L’interesse di Caligola per i giochi gladiatori e i combattimenti con le fiere era così forte da spingerlo a usare, negli addestramenti e nei duelli, armi da combattimento. Era anche appassionato di teatro e si circondava di divi dell’epoca. Il suo amore per le corse di cavalli, i combattenti e le rappresentazioni teatrali non lo differenziava troppo dalla gioventù aristocratica del tempo. Rilevante era non solo che l’imperatore li indicesse, ma anche il tipo di comportamento che teneva. Le arene romane erano il luogo più importante di comunicazione diretta tra l’imperatore e il popolo. Nei giochi si potevano indirizzare al sovrano applausi o fischi come manifestazione di consenso o critica. La folla avanzava spesso in coro richieste che per l’imperatore, messo a contatto Document shared on www.docsity.com
con il popolo, era difficile respingere. La sua presenza ai giochi metteva in risalto la vicinanza ai sudditi ed era oggetto di attenta osservazione. L’entusiasmo giovanile per il circo e il teatro non era a Roma qualcosa di particolare e la partecipazione dell’imperatore a tali spettacoli era gradita al popolo. Tuttavia sembra che Caligola, combinano entrambe le cose, abbia superato i limiti posti al comportamento in pubblico di un imperatore. Nelle rappresentazioni prendeva partito per questo o per quell’attore e si infuriava se il popolo non si mostrava d’accordo con lui, applaudendo quelli che non gli piacevano. Nella gestione domestica e nella condotta in pubblico Caligola non si adeguava dunque al ruolo a cui si atteneva nella propria azione politico-istituzionale. Se quest’ultima era improntata a moderazione e accortezza e trovava generale apprezzamento, in ambito privato il sovrano sfruttava senza alcuna remora le opportunità che gli derivavano dalla sua eminente posizione. Il lusso che dispiegava era un schiaffo per il fasto elle case aristocratiche. La sua informalità nei rapporti personali non rispettava l’esigenza aristocratica di un preciso cerimoniale nei contati con l’imperatore. La sua passione per il circo e la sua vicinanza agli attorie agli aurighi ribaltava le norme di comportamento nobiliare. E se nella propria casa si elevava al di sopra del patriziato, nelle arene dimostrava mancanza di dignità imperiale, anzi aristocratica. Per la sua condotta si possono addurre varie spiegazioni: una causa della lunga assenza da Roma durante gli anni a Capri; il gusto nell’assaporare nuove e quasi illimitate possibilità di azione, dopo anni vissuti nella paura e nell’oppressione; infine le incertezze del ruolo imperiale lasciategli dai predecessori.
4. La morte di Drusilla. Il 10 giugno dell’anno 38 moriva inaspettatamente Drusilla, la sorella preferita di Caligola e da lui nominata unica erede durante la malattia che aveva fatto temere per la sua vita. Si racconta che la perdita lo abbia addolorato a tal punto da non essere stato in grado di partecipare alle sontuose esequie pubbliche con cui volle onorarla. Caligola fece accordare a Drusilla onori eccezionali. Nella curia venne collocata un’immagine d’oro di Drusilla e nel Tempio di Venere nel Foro una statua grande quanto quella della dea. Che gli onori eccezionali tributati alla defunta Drusilla fossero anche una celebrazione dinastica, lo dimostra il comportamento del tutto razionale tenuto da Caligola di lì a poco. Veniva infatti adesso a riaprirsi la questione dinastica che, come era apparso l’anno prima, poteva portare facilmente a pericolose turbolenze in caso di malattia dell’imperatore. Pochi mesi dopo la morte della sorella, Caligola si sposò di nuovo. Scelse Lollia Paolina che spiccava per grande bellezza e per altrettanto grande ricchezza. Anche questo matrimonio non durò molto a lungo: probabilmente nell’estate dell’anno seguente Caligola vi pose fine, “apparentemente” perché la moglie era sterile, di fatto perché se ne era stancato. 5. L’Impero: Caligola poche settimane dopo la morte di Drusilla, intorno alla meta del 38, partì per Document shared on www.docsity.com