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RIASSUNTO DEL SAGGIO DI G. PELLEGRINI SUL CONCETTO DI UOMO NELLE SOCIETA' DEL V. ORIENTE, Sintesi del corso di Filosofia Indiana

RIASSUNTO COMPLETO DEL SAGGIO DI G. PELLEGRINI SUL CONCETTO DI UOMO NELLE SOCIETA' DEL V. ORIENTE PER ESAME DI FILOSOFIE E RELIGIONI DELL'INDIA E DELL' ASIA CENTRALE DI PELLEGRINI

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 25/09/2021

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IL CONCETTO DI UOMO NEI DARSANA ORTODOSSI – GIANNI PELLEGRINI
Concetto di darsana: darsana è il termine proveniente dalla radice drs che vuol dire vedere, scrutare,
conoscere. Possiamo tradurla come “punto di vista” ed è quindi la costante tensione a porre in atto e
realizzare le proprie posizioni.
Per ortodossia hindù invece si intende l’aderenza al Veda, ossia riconoscere il veda come sommo mezzo di
conoscenza, privo di ogni forma di difetto umano. Eterodosso, di conseguenza, è chi non accetta il dogma
del Veda.
In India l’essere umano assume una posizione di spicco, anche se non come la intendiamo noi occidentali.
L’uomo è infatti sia creatura centrale che, al contrario, un semplice individuo al pari di qualsiasi altra entità.
I termini per definirlo sono due: per indicare l’essere umano vero e proprio si usa il termine MANUSYA
mentre per indicare la personalità o l’elemento spirituale della persona si usa PURUSA. NARA viene invece
usato per indicare il maschile.
Esistono infatti due punto di vista diversi e a volte contrapposti, con alcuni punti comuni, del considerare
un’uomo:
1) Considerazione metafisica dell’uomo cioe’ l’essere umano tout court, il suo involucro corporeo, che
viene considerato al pari di qualsiasi altra creatura, spiegato anche come animali e uomini abbiano
le stesse reazioni (piacevoli o spiacevoli) agli stimoli sensoriali. Viene però attribuita all’uomo, e
solo ad esso, a differenza dell’animale, la capacità di riflettere, di pianificare il futuro, il
discernimento.
2) Considerazione dell’uomo come centrale, la migliore e la più capace delle creature. Esso ha
caratteristiche che lo distinguono dall’animale, tra cui la capacità di compiere sacrifici. Nonostante
il sé (o spirito, chiamato Atman) è comunque presente in ogni essere vivente ma l’uomo si
distingue comunque per il suo intelletto, per la capacità di distinguere il vero dal falso e soprattutto
a esercitare il DHARMA. Privati del Dharma infatti gli uomini sarebbero simili agli animali (che, come
essi, dormono, provano paura, fame, ecc)
Manca invece una visione dell’uomo in quanto individuo. Manca quindi una visione antropologica.
Procedendo secondo l’iter filosofico prima di analizzare un concetto bisogna prima definirlo. Ad esempio
Prasastapada inizia con il fornire la definizione della prima delle categorie analizzate dal darsana cioe’ la
terra. La definisce e definisce quindi ciò che è terra e ciò che non è terra.
Facendo la stessa cosa con il termine uomo possiamo affermare che MANUSYA, l’uoo ordinario, è tale in
quanto in ogni individuo di questa specie è invariabilmente presente l’niversale dell’umanità. Quindi una
prima definizione di uomo potrebbe essere: si dice uomo per lo stretto rapporto con l’universale umanità.
L’uomo è visto come l’unione armoniosa di tre elementi distinti tra di loro:
- Elemento fisico (il corpo)
- Elemento psichico (il corpo sottile comprendente anche il prana cioè il soffio vitale)
- Elemento spirituale sul quale gli altri due elementi si fondano.
L’elemento fisico è quello, ovviamente più tangibile, che, a seconda delle varie teorie può essere composto
da 5 elementi (terra – acqua – fuoco – aria – corpo etereo o quintessenza). In altre teorie invece il corpo
umano è formato solo dall’elemento terra.
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IL CONCETTO DI UOMO NEI DARSANA ORTODOSSI – GIANNI PELLEGRINI

Concetto di darsana: darsana è il termine proveniente dalla radice drs che vuol dire vedere, scrutare, conoscere. Possiamo tradurla come “punto di vista” ed è quindi la costante tensione a porre in atto e realizzare le proprie posizioni. Per ortodossia hindù invece si intende l’aderenza al Veda, ossia riconoscere il veda come sommo mezzo di conoscenza, privo di ogni forma di difetto umano. Eterodosso, di conseguenza, è chi non accetta il dogma del Veda. In India l’essere umano assume una posizione di spicco, anche se non come la intendiamo noi occidentali. L’uomo è infatti sia creatura centrale che, al contrario, un semplice individuo al pari di qualsiasi altra entità. I termini per definirlo sono due: per indicare l’essere umano vero e proprio si usa il termine MANUSYA mentre per indicare la personalità o l’elemento spirituale della persona si usa PURUSA. NARA viene invece usato per indicare il maschile. Esistono infatti due punto di vista diversi e a volte contrapposti, con alcuni punti comuni, del considerare un’uomo:

  1. Considerazione metafisica dell’uomo cioe’ l’essere umano tout court, il suo involucro corporeo, che viene considerato al pari di qualsiasi altra creatura, spiegato anche come animali e uomini abbiano le stesse reazioni (piacevoli o spiacevoli) agli stimoli sensoriali. Viene però attribuita all’uomo, e solo ad esso, a differenza dell’animale, la capacità di riflettere, di pianificare il futuro, il discernimento.
  2. Considerazione dell’uomo come centrale, la migliore e la più capace delle creature. Esso ha caratteristiche che lo distinguono dall’animale, tra cui la capacità di compiere sacrifici. Nonostante il sé (o spirito, chiamato Atman) è comunque presente in ogni essere vivente ma l’uomo si distingue comunque per il suo intelletto, per la capacità di distinguere il vero dal falso e soprattutto a esercitare il DHARMA. Privati del Dharma infatti gli uomini sarebbero simili agli animali (che, come essi, dormono, provano paura, fame, ecc) Manca invece una visione dell’uomo in quanto individuo. Manca quindi una visione antropologica. Procedendo secondo l’iter filosofico prima di analizzare un concetto bisogna prima definirlo. Ad esempio Prasastapada inizia con il fornire la definizione della prima delle categorie analizzate dal darsana cioe’ la terra. La definisce e definisce quindi ciò che è terra e ciò che non è terra. Facendo la stessa cosa con il termine uomo possiamo affermare che MANUSYA, l’uoo ordinario, è tale in quanto in ogni individuo di questa specie è invariabilmente presente l’niversale dell’umanità. Quindi una prima definizione di uomo potrebbe essere: si dice uomo per lo stretto rapporto con l’universale umanità. L’uomo è visto come l’unione armoniosa di tre elementi distinti tra di loro:
  • Elemento fisico (il corpo)
  • Elemento psichico (il corpo sottile comprendente anche il prana cioè il soffio vitale)
  • Elemento spirituale sul quale gli altri due elementi si fondano. L’elemento fisico è quello, ovviamente più tangibile, che, a seconda delle varie teorie può essere composto da 5 elementi (terra – acqua – fuoco – aria – corpo etereo o quintessenza). In altre teorie invece il corpo umano è formato solo dall’elemento terra.
  • Elemento psichico o corpo sottile è l’insieme dei componenti sottili e soffi vitali, facoltà di azione e di sensazione: tutti elementi che sono guidati dalla MENTE
  • Elemento spirituale (Atman) è l’elemento immortale, il sé, quello che controlla gli altri due elementi I 6 darsana ortodossi e la loro concezione dell’uomo L’uomo cerca sempre di allontanarsi dall’infelicità, dal dolore, dalla miseria, ricercando la felicità. Esso può agire, in questa ricerca, in tre modi: con l’operatività (ci si basa quindi sulla fede dell’azione), con la rinuncia alle faccende umane (ci si basa quindi sulla fede della conoscenza) oppure attraverso una via di mezzo tra questi due estremi (che sono quindi pura azione o puro rito). Quest’ultima è la via preferita dalla gran parte dei darsana. I Darsana si studiano a coppie.
  1. L’uomo nel darsana NYAYA – VAISESIKA (sono due darsana gemelli) In entrambi questi darsana il fine dell’uomo è la sconfitta della miseria e dell’infelicità. L’ingnoranza è causa costante di dolore. Il fine perseguito è quindi l’affrancamento dal dolore, dal corpo e dai sensi poiché finchè si è legati ad essi si continuerà a soffrire perché i sensi imprigionano la mente con piaceri, dolori, desideri, ecc. Per potersi liberare dal dolore l’uomo deve comprendere tutte le 16 categorie proposte dal NYAYA o delle 7 categorie del VAISESIKA. IL SE: Atman (il sé) è il centro di ogni essere umano e di ogni altra creatura. Esistono due sé: uno supremo che è il controllore di ogni cosa e uno individuale che è a sua volta suddiviso in tanti copri. LA MENTE La mente è formata da un solo atomo, è una sostanza eterna, ed esistono tante menti quante sono le anime individuali. La mente è in collegamento costante con atman cioè con il sé. IL CORPO: l’uomo e le altre creature sono aggregazionidi atomi che avvengono grazie all’interecessione di una potenza invisibile. Il corpo è formato da sostanze. Ogni sostanza è suddivisa in eterna e non eterna. Il non eterno subisce ancora una tripartizione. In questo darsana il corpo non è formato da 5 elementi ma solo da uno: la terra. Il corpo è quindi TERRANEO. Gli altri elementi (acqua, fuoco, ecc) esistono nel corpo ma hanno una rilevanza minore (rilevanza solo funzionale e non strutturale)
  2. L’uomo nei darsana SAMKHYA – YOGA: nel Samkhya yoga il termine purusa individua l’essere spirituale che sta dentro l’individui e tutti gli esseri viventi. L’essere umano sta in posizione mediana tra le divinità (deva) e i titani (asura). Il Samkhya e lo Yoga sono darsana praticamente identifici. Differiscono per due aspetti che sono però rilevanti. Nello Samkhya si ha il dualismo tra essenza e sostanza. Nello Yoga non c’è questo dualismo e esiste la figura di un essere particolare chiamato Isvara (il Signore) che è la fonte suprema di ogni conoscenza. La seconda differenza sta nel fatto che lo Samkhya studia i 25 tattva (o sudditi) secondo un movimento discendente mentre lo yoga le studia con movimento ascendente. Lo samkhya ha un approccio più intellettuale e conoscitivo mentre lo Yoga è più legato alla pratica. Anche nello samkhya yoga (in entrambi) si cerca la iberazione dal dolore che si attua attraverso la conoscenza. Attraverso la conoscenza il purusa torna quindi alla sua condizione originaria cioè libero e trascendente. IL CORPO NEI DARSANA: seocndo queste teorie esistono due principi: l’essenza e la sostanza. La sostanza è priva di coscienza e discriminazione ed è indipendente, non ha altro fondamento se non in sé stessa. Essa però ha bisogno del PURUSA per manifestarsi. Purusa quindi fruisce del mondo e si attiva per la sua liberazione attraverso l’attivazione del PRAKRTI che si ha rompendo l’equilibrio interno del prakrti stesso. In esso infatti esistono tre tendenze, una leggera e lucente, una oscura e una posta nel mezzo tra le due. La rottura del loro equilibrio attiva la trasformazione.