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Filosofie e religioni dell'India - Pellegrini - 2021
Tipologia: Appunti
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Gianni Pellegrini UP → Upanisad BG: Bhagavad Gita ● Lunedì 29/11/ L’argomento del corso è il corpus testuale delle Upanisad: dottrine e contrasti. Appelli: 1/02, 14/02, 11/04, 20/06, 11/07, 01/09, 19/09. Le Upaniṣad sono un insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita, sono dei testi sanscriti, tradotti anche in italiano. Si tratta di un insieme di testi pubblicati sotto quest’etichetta che dall'inizio del Novecento iniziano ad essere studiati nelle università; all’interno delle aule si è cercato di dare un identikit storico e contenutistico delle Upanisad: come si sono formati questi testi e per rispondere a quali interrogativi). Le Upanisad sono state scritte tra il 9/8 secolo a.C. fino al 2/ secolo a.C. in una variante di sanscrito arachico. Un corpus testuale che abbraccia una quantità enorme di argomenti, talvolta soltanto abbozzati all’interno dei testi. Le Upanisad sono state interpretate in una gran quantità di modi, (dal punto di vista psicologico, citstiano, marxista ed altre); proprio l'interpretazione della tradizione autoctona è stata quella meno considerata da parte della tradizione scolastica greca. L’esegesi proposta a lezione è quasi emica. I testi verranno analizzati in prospettiva storica e diacronica. Le Upanisad sono testi di cui già i padri del pensiero europeo disquisivano tra la fine del Settecento e tutto l’Ottocento, ad esempio Schopenhauer. Slide 20 Perchè le Upanisad? → uno dei temi principali è la morte, evento a cui tutti gli esseri si troveranno di fronte è sviscerato e riflettuto nelle Upanisad ; si tratta di un corpus testuale piuttosto sfaccettato dove ogni testo ha delle caratteristiche proprie (è difficile trovare una sorta di filo conduttore comune a tutte le upanishad); gli accademici considerano che gli Upanishad sono 13, ma sono in realtà almeno in trentina (addirittura, qualcuno ritiene che siano 60 o, addirittura, 250); il grande problema è il linguaggio utilizzato, ovvero una variante di sanscrito detta antico indiano, ovvero la lingua vedica di cui, ancora oggi, alcuni termini non sono stati tradotti. La linea di interpretazione è abbastanza classica, ovvero il commento viene fatto seguendo la tradizione esegetica advaita di Sankara Bhagavatpada (VII-VIII secolo), ovvero una lente fondamentalmente monistica. Sankara commenta 10 delle Upanisad: quest,, in territorio autoctono, viene considerato il canone upanisadico primario mentre gli scholars credono che abbia 13 testi. Ci sono due possibilità di lettura: 1) intratestuale: spessissimo un Upanisad riesce ad autospiegarsi;
tradizioni sanscrite è sincronica, in cui il metodo storico è difficilmente applicabile. Prospettiva etica ed emica sono profondamente in contraddizione tra di loro. In una prospettiva emica, il solito procedere storico, diacronico o metodo storico non è sempre facilmente applicabile; infatti, le dottrine autoctone considerano sé stesse già perfette in origine. La prospettiva con la quale le tradizioni, soprattutto sanscrite, si presentano alla lettura è sincronica, nella quale il metodo storico è difficilmente applicabile. Occorre dunque tenere conto, nella lettura di questi testi, come gli stessi autori guardano a sé stessi: gli esegeti tradizionali considerano che le dottrine non si sviluppano, non si evolvono; le prospettiva tradizionali sono infatti solitamente avverse alla prospettiva evoluzionistica. Le dottrine escono quindi perfette e non sono soggette ed evoluzioni e cambiamenti, o miglioramenti; talvolta queste dottrine possono darsi una sorta di cambiamento semplicemente per adattarsi alle nuove circostanze. Secondo gli autori autoctoni, le dottrine nascono perfette e mantengono immutabile il loro spirito. Anche al giorno d'oggi, le varie tradizioni discipliche che si avvicendano considerano sé stesse una catena ininterrotta dall’origine dell’umanità al presente. Gli esegeti attuali delle Upanisad, prima di cominciare la loro opera interpretativa, affermano che la tradizione a cui si rifanno è la stessa delle origini e del passato (ciò che affermavano i loro antenati, verrà ancora affermato oggi). Non è dunque possibile una totale congruenza tra una visione emica di questo tipo (sincronica) e la prospettiva etica dell’accademia (diacronica). Negli ermeneuti autoctoni c’è inoltre una partecipazione costante rispetto all'oggetto cui loro si fanno oratori, fatto invece pressoché assente in ambiente scientifico e accademico. Le Upanisad assieme alla Bhavaghita al Kamasutra e lo Yogasutra, e pochi altri testi, sono tra i fenomeni letterari, testuali del mondo sanscrito più noti fuori dall’India. Sono un corpus testuale ampio e vario. Dal punto di vista scientifico, le Upanisad più antiche ed autorevoli sarebbero 13; nonostante ciò, lo Sankara (ovvero l’esegeta del 7/8 secolo di cui si hanno i primissimi commenti) glossa 10 Upanisad. Quindi, tradizionalmente, il canone delle Upanisad più autorevoli gravita intorno alla decina. C’è però anche un numero simbolico per il mondo indiano, il 108, che si ripete in svariati ambiti. Esistono anche altre stime: 253; si tratta quindi di un canone estremamente fluido, sempre aperto a nuovi inserimenti. Le Upanisad sono, nel contesto indiano e Sud asiatico in generale, testi cruciali ma lo sono stati anche dal punto di vista dell’esportazione. Sono stati rilevanti anche ad un certo punto della storia del pensiero europeo, soprattutto dal punto di vista speculativo, filosofico, filologico e letterario a partire dalla nascita del Romanticismo. Tra i vari romanticismi, il primissimo è stato quello tedesco tanto che il termine "romanticismo" viene coniato dal tedesco; è un movimento che abbraccia vari ambiti del sapere e va dalla fine del 18 secolo agli inizi del 19 secolo. Friedrich von Schlegel (un linguistica, probabilmente uno dei fondatori della linguistica comparativa e storica) è il coniatore di questo termine e insieme al fratello minore (August Wilhelm von Schlegel) diventa il primo professore di sanscrito all’Università di Bonn nel 1818. Questi due fratelli, insieme al poeta Novalis, fondando una rivista sulla quale si trova una specie di manifesto del movimento romantico. All'inizio, il Romanticismo è un movimento di reazione, caratterizzato dal razionalismo dell'Illuminismo e, al tempo stesso, dal sentimento del Neoclassicismo. Il Romanticismo pone al centro della sua attenzione l’essere umano e cerca di far convergere sentimenti, emozioni tipicamente umani all’interno della creazione artistica. Spesso nei quadri si nota un’atmosfera rappresentata cupa, triste, oscura perché l’essere umano si trova percepisce la propria finitezza ma, allo stesso tempo, è caratterizzato da degli aneliti attraverso cui coglie l’infinito. Questa incapacità di colmare il vuoto di questa mancanza strutturale viene rappresentata nelle opere dei romantici. Si guarda quindi all’Oriente, e specificamente all’India, come ad una sorta di dimensione alla quale guardare per ritrovare la luce perdura, una qualche forma di infinito. Con l’avvicinarsi della Prima Guerra Mondiale, questa ricerca va sempre più a scemare nonostante ne rimangano dei bagliori (definiti long romanticism). A questi long romanticisms appartiene il poeta Hermann Hesse, autore di Siddharta. La sua scrittura è caratterizzata da un grande virtuosismo e una grande capacità immaginativa. Da Siddharta in poi Hesse fu infatti particolarmente influenzato dal mondo orientale ed indiano.
● Aranyaka: testi silvestri dell’interiorizzazione del rito. ● Upanisad : ovvero, l’ultima parte degli Aranyaka, la parte più elevata del simbolismo rituale e il superamento del rito. Per questo, le Upanisad sono l’ultima parte delle raccolte vediche. Questi 4 libri, a loro volta quadripartiti, si frastagliano in seguito in vari rami di trasmissione che si spargono in varie zone dell’India arcaica. Queste versioni sono sempre legate a famiglie a lignaggi sacerdotal particolari. La trasmissione delle Upanisad è dunque estremamente endogamica. Insieme alla prima traduzione di un’Upanisad del 1789, si sviluppa anche un primo discorso circa il significato di questa parola. Questa ricerca dura ancora oggi e anche gli esegeti autoctoni non sono concordi. Il significato etimologico: Il significato potrebbe essere un'assemblea, una seduta, una sessione in cui dei discenti stanno in una posizione più bassa rispetto a qualcuno che insegna, ad un docente. Questo è il significato etimologico tutt’oggi accettato. Tuttavia, altri studiosi danno altri significati: segreto, legame, omologia, connessione, insegnamento assoluto ed altri… Segreto nel senso di ciò che viene rivelato in un luogo disertato da orecchie non eligibili, da individui che non sono degni di acquisire quel tipo di insegnamento: uno dei temi che ricorrono nelle Upanisad è la recalcitranza dei docenti upanisadici tramandare la propria conoscenza al primo che capita bisogna testare l’allievo. L’Upanisad diventa immediatamente un genere a cui tanti autori guardano e dunque esce dal proprio contesto originale, diventando un fenomeno letterario e testuale diffuso; comincia una proliferazione vera e propria di testi nel senso che alcuni autori si rifanno a quell’etichetta letteraria sostenendo di aver scritto delle Upanisad. Questi testi sono l’origine della speculazione sacerdotale e post-vedica. Le Upanisad sono così arcaiche non vi si trovano ancora quasi tracce dei sistemi filosofici che poi si sono sviluppati.
All’interno delle Upanisad ci sono delle dottrine, che non sono però sistematiche; non c’è un vero e proprio filo conduttore. È un contesto non sistematico ma coerente. La lunghezza dei testi varia parecchio: da 60-70 pagine a pochi versi. Tutte le nozioni e le dottrine che si svilupperanno per il resto dei secoli si trovano già nelle Upanisad, seppur in forma embrionale; ad esempio, una delle prime disquisizioni del concetto di karma si trova nelle Upanisad. Nonostante l’eterogeneità e l’asistematicità le Upanisad hanno un argomento, una sorta di filo conduttore,: esplorano in modi differenti e speifici la relazione tra due principi il sé (anima, psyché) ovvero l’atman, e l’assoluto, ovvero brahman. La relazione tra il sé e l’assoluto è una delle preoccupazioni principali delle Upanisad. Attraverso tutta questa riflessione, l’uomo upanisadico crede di potersi emancipare dalla schiavitù. Si parte dunque dall’assioma fondamentale che l’essere umano, nella sua condizione di individuo, è uno schiavo degli oggetti, del fenomeno, del verbo, del linguaggio, del corpo, dei bisogni semio-somaticoepistemici. Attraverso la comprensione profonda, l’immedesimazione nella relazione tra il principio universale che anima ogni essere e ciò che anima ogni cosa ci si riesce a liberare dalla prigione che è il fenomeno. la comprensione e la conoscenza hanno una ricaduta immediata sull’esperienza, per cui l’individuo cessa di essere schiavo. Comprendendo lo statuto del Principio e riconoscendo che il Principio è ogni cosa e che all’interno di ogni cosa c’è anche l’individuo, riconoscendovisi l’individuo diventa libero, indipendente. Diventando ogni cosa, l’individuo può controllare ogni cosa, nulla più lo scuote, nulla più lo turba. Sankara, il grande esegeta, all’inizio del tuo Magnum Opus, un importante commentario, afferma che la conoscenza ha un coronamento preciso che è la realizzazione diretta ed immediata, diventare carne e sangue di ciò in cui ci immettiamo cognitivamente. Le UP ( → Upanisad) svolto questa funzione attraverso il dialogo. Sono dei testi dialogici: la modalità privilegiata per far sì che vi sia una sorte di sfregamento, confricazione intellettuale tra due interlocutori, affinché si possa pervenire ad un gradiente di realtà diverso, nuovo rispetto al gradiente di realtà da cui gli individui coinvolti nel dialogo erano partiti (metafora del fuoco che getta luce sull’oscurità dell’ignoto). Le UP sono un tipo di insegnamento, non dei semplici libri. ● Mercoledì 01/12/ La trasmissione delle UP: una modalità endogamica. Ognuna delle 4 parti dei Veda è legata a questa tipologia di trasmissione vedica. Infatti, al tempo delle UP più antiche, ovvero quelle risalenti tra il 9/8 secolo a.C.,c’è una certa rivalità tra le famiglie che le tramandano: ad esempio, lo stesso personaggio può comparire in UP differenti con connotazioni talvolta positive, talvolta negative. Tra il 7/6/5 secolo a.C., al limitare del nuovo fenomeno antropotecnico che si profila all'orizzonte (Buddismo e Giainismo), le UP iniziano ad essere definite medie: iniziano a verificarsi sempre meno casi di incongruenza come quella prima citato, anzi c’è un dialogo tra le UP sempre più fitto. Lentamente, il corpus upanisadico si divincola da quella struttura originaria do 4 diviso 4, e le rende sempre più autonome. Le UP sono dunque più accessibili, nel senso che la trasmissione non avviene solo più di padre in figlio. Già dal 5/4/3/2 secolo a.C., questo fenomeno si allarga sempre di più. Il canone tradizionale, emico delle UP è stato fissato nel 7 secolo in 10 testi da Sankara. Sankara cita degli autori, dei commentatori delle UP precedenti a lui stesso. Gaudapada sembra invece essere stato il maestro di Sankara (non ci sono prove storiche ma neanche fondamenti per dubitare di questa notizia); Gaudapada commenta la più breve delle UP: prima di questo commento, risalente al 7/6 secolo a.C. non si hanno commenti delle UP. Trascorrono dunque 800 anni tra la scrittura delle ultime UP e i primi commenti. Nel frattempo, avviene un processo di demarcazione e di estrazione delle UP dal loro contesto originario. Le UP assurgono al suolo di un corpus testuale autonomo. Sankara non solo estrae dal loro contesto le UP, ma minimizza anche l’affiliazione dei testi alle famiglie. Sankara rivela la quasi totale estraneità, dal punto di vista argomentativo e tematico, delle UP dalle parti precedenti del Veda. Sankara successivamente minimizza le affiliazioni, dice che il messaggio ultimo delle UP è nell’assoluto ed assolutamente privo di ogni dualità. Tutte le possibili differenze contenutistiche nel corpus upanisadico sono
Anquetil-Duperron. Questo autore pubblica questa traduzione in latino delle UP con il titolo Oupnek’hat (id est, secretum tegendum), ovvero Upanisad, il segreto che va celato. La fonte primaria di questa traduzione di 50 UP da parte di Duperron avviene partendo dal volume Sirr-i-Akbar, ovvero Il grande segreto: si tratta della prima traduzione persiana di 50 UP dal sanscrito. Il traduttore era il principe Moghul Muhammad Dara Sukoh, ovvero il pronipote dell’Imperatore Akbar il Grande. Dara, pur essendo l’imperatore ereditario, è di salute cagionevole e non interessato alla vita politica, ma piuttosto alla speculazione e all’introiezione. Dara istituisce un’agenzia di traduzione dei tesori di tutte le altre tradizioni. Dara si sposa ma gli muore il primogenito; Dara ne soffre. Viene colpito enormemente dal gran maestro sufi (una tradizione disciplina islamica) Qadiri, Mir Muhammad il quale lo inizia alla Qadiria. Ne conseguono tutta una serie di visioni e di sogni che Dara considera determinati da quest’iniziazione, la quale gli consente appunto di raggiungere delle verità nascoste. Comincia ad abbracciare le idee di Akbar, il nonno, soprattutto l’idea dell’unicità del mondo. A sua volta, Akbar aveva fatto proprie le idee del maestro Ibn Arabi, tra cui quella dell’unicità delle esistenze in Dio. In quest’ambiente si sviluppa la Allah Upanisad, redatta in sanscrito: Allah viene rapportato con il respiro che dimora in ogni uomo, al sole mediante delle connessioni tipicamente upanisadiche. Dara, dunque contagiato da questo spirito che aleggiava presso la corte dei Moughal, comincia a cercare questa verità metafisica espressa non soltanto dal Corano, ma anche da ogni libro sacro di ogni tradizione. Il fratello do Dara, Aurangzeb, lo ucciderà accusandolo di essere un apostata. Dara aveva abbandonato la vita politica e si era dedicato alla scrittura di alcuni trattatelli in persiano (La barca dei santi, La divina presenza dei santi, Il compasso della verità, La congiunzione dei due oceani ed altri). Con la metafora della congiunzione tra i due oceani, Dara afferma che il mondo del vedanta (le UP nella fattispecie) e il mondo sufico sono non in contraddizione tra di loro. Infatti, nel 1657 Dara termina il testo Il grande segreto o Il segreto dei segreti, ovvero la traduzione delle UP. Addirittura, Dara sostiene che nel Corano ci sono delle sure che farebbero riferimento ad un libro perfetto dal quale il Corano deriva tutta la sua autorità: proprio le UP. Esiste un dibattito tra gli studiosi circa il fatto che Dara conoscesse o meno il sanscrito; probabilmente, per completare la traduzione delle 50 UP si avvale di un'équipe di eruditi, che Dara avrebbe quindi solo completato o firmato.Anche se questa traduzione non è puntuale e precisa, riesce a veicolare in modo chiaro le idee upanisadiche. Nei 50 testi tradotti, ce ne sono anche 2 che non sono delle Up, ci passi in cui si parla di una divinità dalla quale ogni cosa è stata emanata. Ricapitolando: la fonte primaria per Schopenhauer è il libro pubblicato nel 1801-1802 da Duperron, ovvero una traduzione latina di 50 UP, che a sua volta era stata tradotta da una tradizione id 50 UP prodotta da Dara e dalla sua équipe in persiano nel 1657. Il fenomeno della traduzione di testi ad est di Atene è immediatamente ed indissolubilmente connesso agli interessi coloniali. Uno degli imperativi degli imperi europei colonizzatori era il tentativo di impadronirsi della cultura autoctona per governare gli assoggettati in modo più proficuo. Ecco perché venivano subito tradotti i testi normativi-legislativi per produrre delle leggi analoghe per gli assoggettati. La nascita della traduzione di testi orientali da parte degli europei ha dunque spesso un aspetto egemonico, dal punto di vista politico-colonialista o religioso. L’India, dopo il 1857, è diventata un prolungamento dell'Impero britannico. Duperron era un biblista, dotto nelle lingue semitiche, tuttavia egli lascia gli studi biblici per le lingue antiche. Duperron ad un certo punto viene a sapere che il Veda contiene un messaggio ben più antico della Bibbia; interessato, vuole impadronirsi anche di queste dottrine. Si reca in India e gli vengono donati due manoscritti, di cui produce una traduzione parziale in francese mai pubblicata. Per la qualità e la difficoltà della traduzione, abbandona l’idea del francese e abbraccia l'idea del latino perché probabilmente riteneva la sintassi e il lessico latino più adeguati per tradurre Sirr-i-Akbar. Nel 1882 pubblica a Strasburgo questi due volumi intitolati Opunek’hai, id est, Secretum tegendum, ovvero Il segreto da celare. La resa dal persiano al latino è particolare, e la critica quasi unanime di tutta l'intellighenzia europea gli si scaglia contro, dicono che la resa è contorta, bizzarra, a tratti illegibile. Duperron opta per una resa letterale del persiano al latino, ma non solo: tra una frase e
l'altra introduce dei propri commenti personali in latino; i termini tecnici sono invece mantenuti in sanscrito traslitterato alla persiana. Talvolta compaiono anche degli articoli greci che precedono i termini sanscriti traslitterati dal persiano, la traduzione risulta perciò illeggibile anche per i dotti latinisti. Ciò che conta è che attraverso la traduzione di Duperron si riesce a cogliere la pregnanza semantica dell’originale. Poco dopo, nonostante la critica ricevuta, ci si trova a dire che quest’opera ha una qualche utilità e nel 1805 viene riproposta una traduzione in tedesco della stessa; pochi anni dopo ne vengono anche proposti dei riassunti in inglese e francese della stessa. Tra il 1805 e il 1811 questi due volumi vengono diffusi attraverso varie lingue europee. In quel momento, Schopenhauer studia con grande interesse Oupnek’hat nel 1814. Altri due fatti biografici determinanti per l’interesse che Schopenhauer sviluppa verso l’Oriente: da giovane, era stato mandato a studiare francese a Parigi e durante questo soggiorno il padre si suicida. Dopo circa un anno, rientra e con la madre si trasferiscono a Weimar. Lì, la madre inizia a frequentare dei circoli culturali e stringe delle importanti amicizie, ad esempio con Goethe. Schopenhauer sviluppa una sorta di scontrosità nei confronti della madre per il suo atteggiamento libertino e viene così mandato a studiare medicina a Gottingen ma, invece che frequentare le lezioni di medici, comincia a studiare i classici filosofici, tra cui Platone e Kant. Si trasferisce a Berlino e studia con Fichte e con Schleiermacher. Comincia anche a seguire un corso di etnologia, il cui programma è circa gli usi e costumi degli indiani. Comincia a cercare di esplorare questo mondo sempre di più anche se, all’epoca, il mondo letterario indiano si conosceva ancora pochissimo in Europa. Schopenhauer si laurea nel 1813/14 e torna a Weimar, dove diventa amico di Friedrich Majer, che gli dona i due volumi delle UP, Oupnek’hat. Schopenhauer comincia a studiare solo le UP. ● Lunedì 06/12/ Schopenhauer è ricercatore a Berlino dal 1820; la cattedra di filosofia era di Hegel. Schopenhauer sviluppa un certo astio nei confronti di Hegel tant'è che nel 1833 va a Francoforte dove diventa professore ordinario. Alcuni diverbi teorici di dibattito tra i due filosofi sono legali ad alcuni giudizi che Hegel espresse riguardanti il mondo indiano e asiatico. Il mondo come volontà e rappresentazione viene scritto da Schopenhauer sulla entusiastica spinta teorica della lettura di Opkne’hat. Situazione e contesto europeo in quegli anni / disputa tra hegel e Schopenhauer circa le UP e la Bhagavad Gita (BG) → uno degli iniziatori del Romanticismo era proprio von Schlegel, ovvero uno degli iniziatori degli studi indologici. Nel 1818, von Schlegel diventa il primo professore di sanscrito in Germania, a Bonn, nel 1823 Von Schlegel traduce in latino la GB dando luogo a un eco gigantesco in tutta Europa. Successivamente, nel 1824, il grande sanscritista di Parigi Alexandre Langlois critica tale traduzione di Schlegel della BG. Di fronte alla critica veemente di Langlois, Alexandre von Humboldt pubblica due lezioni che aveva tenuto all’Accademia delle Scienze prussiana in cui attacca la concezione dello spirito del mondo di Hegel. Scoppia dunque una diatriba tra Hegel e Humboldt; Hegel a sua volta pubblica delle risposte ad Humboldt e si concentra sulla traduzione dei termini tecnici della BG, ovvero termini pan-sascritici (utili anche per le UP). Soprattutto si sofferma sulle cattive scelte di traduzione di Schlegel, il quale aveva tradotto in latino corrente dei termini tecnici quali dharma, yoga ed altri. Uno dei principi fondamentali propugnati da Schlegel era di guardare ad oriente per trovare luce (in quanto l’Oriente era ritenuto essere il luogo di origine di ogni civiltà); Hegel, invece, vuole dimostrare che lo spirito originario, venuto in essere in India, si era mano mano guastato e aveva lasciato l’India e giungendo a Berlino. Si sarebbe guastato a causo di un sempre maggiore lassismo di costumi e una ritrazione; questi sarebbero concetti fondamentali anche nelle Up e nella BG. Lo yoga è una delle tematiche fondamentali trattate in entrambi i testi. Schopenhauer di fronte a queste posizioni critica Hegel.
dell’Ottocento. Tra il 1866 e il 1869 viene steso il cavo del telegrafo che scorre nell’oceano tra Uk e USA; le comunicazioni sono dunque più veloci ed efficaci. Nel 1869 viene costruita una ferrovia che collega la East Coast e la West Coast. Lo stesso anno viene scavato il canale di Suez. Le comunicazioni tra Europa ed Asia (ma non solo), dunque, si velocizzano. Ancora nel 1869, dopo l’apertura del Canale di Suez, Whitman scrive Passage to India. Anche Whitman, affascinato dalle atmosfere romantiche celebra queste nuove possibilità dell'uomo, questo azzeramento spazio-temporale; all'avvicinarsi geografico dei luoghi corrisponde a che un avvicinarsi del tempo: per Whitman l’antichità dell’India è ora più vicina al mondo occidentale. I grandi testi dell’antichità indiana, che erano già stati tradotti in gran quantità, cominciano a circolare diffusamente. Intanto… dall’altra parte dell'oceano, nel mondo contemporaneo dell’India: nel 1857 l'India diventa ufficialmente colonia della corona britannica. Si forma, per espresso desiderio degli usurpatori, una classe borghese costituita di indiani che dovevano essere acculturati come dei britannici; una classe impiegatizia indiana tipicamente filo-britannica lontane dalle tradizioni del loro popolo. Parte di questa borghesia filo-britannica, tra questi si trova il personaggio di Rammohan Roy, altra figura fondamentale per la diffusione del pensiero upanisadico fuori dall’India: era un sacerdote bagalese educato in college inglesi, con nessun background di sanscrito e della propria cultura. Pregno di idee europee progressiste, ad un certo punto Roy si accorge di essere indiano di essere in India ed inizia a studiare alcune prospettive filosofiche per riscoprire la cultura delle proprie origini. Tra il 1815 e il 1830 si reca in Inghilterra e, dopo aver studiato una serie di testi propri della tradizione e cultura indiana, comincia a predicare, a scrivere, a diffondere questa cultura in suolo britannico. Tra 1816 e 1819 pubblica una traduzione di 5 UP in bengali, la sua lingua madre e, successivamente, anche in inglese. Mentre però in bengali utilizzava i termini tecnici upanisadici direttamente, in inglese si trova costretto a tradurli. Essendo imbevuto di cultura europea, i traducenti che utilizza sono presi a prestito dalle prospettive deistiche del razionalismo europeo. Ad esempio, atman viene tradotto con soul o intellectual power. La cosa interessante di queste 5 traduzioni di UP è che vengono distribuite in modo capillare in Europa. I suoi obiettivi principali erano: mostrare (anche agli hindu stessi) che gli indiani sono eredi di una tradizione monoteistica, secondo la prospettiva del vedanta cristianizzato, senza idolatrie e mitologie; mostrare ai non-hindu che l'induismo e le forme brahmaniche sono frutto della ragione. Nel 1828, ancora in Inghilterra,Ram Mohan raccoglie un gruppo di uomini della middle class urbana di Calcutta, ma legati al mondo britannico, e fonda una sorta di cenacolo chiamato Brahma Sabha o Brahmo Samaj, in cui tutti gli aderenti credono in un solo dio. Durante i loro incontri leggevano anche le UP e ne discutevano. Questa forma di cristianizzazione, europeizzazione di un fenomeno upanisadico, negli ambienti più tradizionali brahmanici, è vista come un problema; anche i missionari di varie confessioni cristiane non la vedono di buon occhio. Essendo un fenomeno legato ai salotti intellettuali del mondo begalese, tuttavia questa esperienza del Brahmo Samaj continua. Alla morte di Ram, le redine del cenacolo passano al figlio di un ricco mercante bengalese amico e seguace del Brahmo Samaj e di Ram, ovvero Dedendranath Tagore, anche lui non centrava niente con il mondo culturale nel quale era nato. Tagore trova per caso e legge dei testi upanisadici, se ne appassiona e inizia a prendere delle lezioni sulla UP che aveva tradotto il suo predecessore Roy. Nel 1839, Tagore fonda un circolo analogo, detto Tattvabodhini Sabha, ovvero un assemblea che cerca di comprendere, capire la realtà; parlano anche di UP. Diversamente da Roy, Tagore ha una prospettiva più teistica, legata all’ambito teologico-religioso che prevede una netta separazione tra devoto e divinità rigetta il non dualistico sankariano. Nel 1842, i due circoli il Brahma Sabha e il Tattvabodhini Sabha diventano un unico organismo. Tagore pubblica una sorta di slogan, di motto della nuova organizzazione, una sorta di collage di tanti passi upanisadici.
Il figlio di Debendranath Tagore si chiama Rabindranath Tagore, che dal padre eredita la passione per le UP: raggiunge il Nobel per la letteratura nel 1913. È un poeta, novellista e romanziere. Riprende i messaggi upanisadici del Brahmo Samaj e li riprende in modo del tutto libero. Uno degli altri personaggi notissimi in Occidente tra i tanti swami era un giovane monaco, che era stato anche seguace del Brahmo Samaj, ovvero swami Vivekananda. Swami Vivekananda partecipa all’expo di Chicago in cui viene istituita l’assemblea World’s Parliament of Religion: ovvero un parlamento mondiale delle religioni. Lui viene scelto come delegato indiano e parla, nel 1893, quasi esclusivamente di Veda, di UP e BG(vedi slide). Resta in America fino al 1897 perchè comincia a venire invitato presso circoli ed università a tenere lezioni circa i Vedanta, le UP, la BG… ed altre. Il suo obiettivo culturale era quello di far guadagnare rispetto, considerazione e dignità alla cultura e alla politica indiana. Sempre più, dunque, discorsi intellettuali e la volontà di liberazione dal dominio coloniale diventano inscindibili. La sua interpretazione dei testi va nella stessa direzione della politica liberatoria dell’India del giugo coloniale Egli ripropone un revival della vera religione in India, dello spirito originario del mondo indiano. Vivekananda propone un ritorno del vero spirito indiano: vuole che la nuova agentività da lui promossa si fondi sul messaggio non dualistico delle UP; “la forza, quella forza con cui le UP mi parlano da ogni loro pagine”: lui auspica che quella forza intellettuale si trasferisca anche nelle membra degli indiani per combattere contro e rompere la dipendenza dagli invasori. Vivekananda comincia a guardare alle UP non solo come a testi filosofici, ma anche come a testi narrativi. Nel 1897 aveva fondato una società detta Vedanta society, ancora presente a NY; dopodichè parte e torna in India. Viene osannato come un eroe della patria; anche nel mondo indiani tiene una serie di conferenze e corsi, rivolgendosi soprattutto a coloro che incarnano la forza anche nel mondo indiano, ovvero i giovani. Il suo messaggio principale verte circa I veda, le UP e la BG: attraverso questi tre orizzonti testuali cerca di sviluppare questa nuova prospettiva glocale basata sull’attività sociale (agency) dei giovani. Muore improvvisamente; ma lascia un ordine di monaci sparso ovunque avendo come missione quella di tradurre in inglese tutte le opere di cui Vivekananda parla nelle sue lezioni. le UP e la BG vengono tradotte alla luce dell’interpretazione non-dualistica, traducendo perciò con i commenti di Sankara. Un altro fondamentale tassello per la diffusione globale delle UP è Gandhi, un avvocato, che fin da subito, nella sua prospettiva di attività non violenta nella società, impregna i propri discorsi delle parole di testi quali la BG. Questi imperativi categorici di agentività, di azione fanno a caso di tutti gli intellettuali che cercano di reagire contro il dominio britannico. La predicazione morale, sociale, filosofica e religiosa di Gandhi verte quasi esclusivamente sull’imperativo di azione. Un altro personaggio fondamentale centrale per la diffusione dell UP in Occidente è Sarvepalli Radhakrishnan che scrive una storia del pensiero occidentale ed orientale, una storia della filosofia indiana, egli era professore di Oxford di religioni e filosofie orientali. Lui traduce vari testi dal sanscrito, tra cui varie UP, la BG e il Brahmasutra, ovvero i tre grandi testi del Vedanta, egli per spiegare passaggi particolarmente delicati o pregnanti delle UP, utilizza Platone, Aristotele e tutta la letteratura non-upanisadica. Sia l’obiettivo che l’idea profetica di Schopenhauer si sono avverati: laddove c’è grande diffusione, c’è anche grande confusione. Il grande pericolo in cui incorrono testi quali le UP, è di venire talmente tanto semplificati, da essere in ultima analisi volgarizzati e completamente snaturati. ● Martedì 07/12/
Le UP sono un fenomeno testuale compreso all’interno del dominio vedico (aggettivo che viene dalla parola Veda: può essere usato sia al singolare che al plurale. Con il Significato plur si fa riferimento a una miriade, difficilmente calcolabile, di testi primari e testi satelliti; Con il singolare IL VEDA: un univoco fenomeno culturale). Da questo enorme fenomeno testuale e culturale, Veda, si sviluppa tutta la tradizione successiva. Anche i detrattori avranno come prospettiva iniziale la critica del Veda.
Slide 7 Precisazioni utili nella lettura dei testi.
Le UP si occupano dunque dell’universale e dei principi universali (ovvero del brahman o parabrahman → ciò che penetra nelle cose e le pervade), ma si occupano anche del sé (ovvero l’atman → fondamentalmente è il pronome riflessivo sé, sé stesso. All’interno della storia semantica dell’Upanisad ha una serie di significati vastissima che va dal pronome riflessivo fino al corpo, alla psiche, al complesso psico-fisico, al complesso sensoriale). Si tratta dei due termini privilegiati della metafisica pura, l’’assoluto pervasivo e il sé,
Il riflesso di questi principi metafisici, che si riflette nell'empireo, l’altro tema dell’Upanisad sono le conoscenze particolari; le UP si occupano anche di queste scienze particolari, dette in sanscrito
vijnana/vidya. Siamo di fronte non più a un dominio universale ma ad un dominio relativo. Il luogo di indagine di queste scienze è il dominio dell’esperienza fisica e interiore, e dunque ciò che è dotato di nome, di forma, ciò che localizzabile nel tempo e nello spazio. Dipendono il più delle volte da un processo discorsivo e di ragione legato alla parola nella sua modalità logico-consequenziale.
Le UP mostrano varie modalità per poter riflettere sulla metafisica. Queste modalità sono fondamentalmente intellettuali (l'intellettualità è il dominio dell’intuizione). Il percorso che le UP ci indicano per raggiungere questo principio è una via conoscitiva ma anche esperienziale (colui che conosce il principio, diventa il principio avendone fatto esperienza diretta). Il jnana è questa conoscenza intellettuale che diventa esperienziale: identifica conoscitore e conosciuto, soggetto e oggetto, visore e visto. Anche Sankara affermava che conoscendo un principio, si diventa tale principio. Per arrivare a questa unificazione occorre trovare un altro strumento diverso rispetto alla comune via razionale-sensoriale, ma occorre un'intuizione diretta ed immediata. In altre parole, tale intuizione è intelligenza pura. Non necessità di nome e forma, ovvero è svincolata dal contesto spazio-temporale: tale intuizione può verificarsi in ogni spazio e tempo; l'intuizione prende la forma del principio che riconosce, riconosce ciò che c’è, che all'improvviso si palesa ed è colta attraverso l'intuizione dell’intelletto. L'oggetto conosciuto e il conoscitore si confondono fino a sovrapporsi. Secondo le UP, ogni vivente possiede fin dalla nascita la capacità di avere l’intuizione; occorre però imparare a sviluppare uno sguardo capace di scovare la realtà dietro il fenomeno. Quest’intuizione o il contenuto di tale intuizione sono fondamentalmente senza dualità, diventano una sola cosa. Questo costante riferirsi alla non-dualità, all'azzeramento di ogni dicotomia, nelle UP, corrisponde all'eliminazione di quella idea secondo cui esiste uno iato tra essere e conoscere. Secondo il filosofo Parmenide, conoscere davvero significa essere; la vera conoscenza avviene soltanto per identità. Anche le UP, dunque, si pongono l’obiettivo di insegnare che conoscere significa essere. Anche nel mondo sanscrito la metafisica è suddivisa in due partizioni interne: una più luminosa e una che vive di riflesso
Slide 26 Acquisendo le conoscenze legate a queste connessioni, si acquisisce un potere di penetrazione del reale corrispondente. Ognuno degli elementi del dominio degli individui ha un suo riflesso/omologo nell’universale, il cui punto nodale è sempre il sacrificio, sia interiore che esteriore. L’individuo è uguale al cosmo: questa è l’equazione. Equazione: adhyatma = adhidaivata, ovvero, l’individuo è uguale al cosmo e viceversa. Nella seconda UP, quel brahma metafisico caratterizzato apofanticamente, diventa invece distinguibile e divisibile: elementi ed individui diventano connessi. 27- 28 Esplorando questi bandhu, ovvero queste connessioni, si cerca il principio unificatore del cosmo (ovvero il brahman) e che permette di connettere, ad esempio, parola e fuoco, respiro e vento, vista e sole, le regioni celesti (le direzioni) e l’udito. Nel mondo sanscrito si parla quindi spesso di sutratman, ovvero quella rete di connessioni, quel filo che unifica ogni livello dell’essere.
penetrata nell’uomo prima della sua costituzione psicofisica, l’uomo non potrebbe riconoscerla. Le UP mostrano una conoscenza vera o più vera nella misura in cui il confine tra conoscitore e conosciuto si assottiglia. Quest’identificazione è imperfetta, è incompiuta; diventa perfetta e compiuta ogni qual volta i confini tra conoscitore e conosciuto si assottigliano, finché tale confine non esiste più. ● Martedì 14/12/ Ragionamento per analogie - Bandhu: analogie culturalmente definite da un contesto che si muove su due vettori talvolta congruenti e talvolta paralleli, ovvero la metafisica e le scienze particolari; sappiamo che esiste questo collante, questa griglia tra vari stati dell’essere che nel mondo upanisadico avevamo individuato in tre-quattro gruppi il mondo del sacrificio, il mondo degli elementi visibili o trasformati, il mondo individuale nella sua costruzione psicofisica, il mondo del divino/cosmica. Ci sono dei collanti tra ognuna di queste spere, talvolta dell’identificazioni tra ognuna di queste sfere
adatta alla perfezione. Sankara ne parla nella sua grande opera: ogni tipo di conoscenza ha il suo coronamento nell'esperienza, nella realizzazione diretta (anubhavavasana).