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Riassunto dettagliato e completo del libro di G.G. Filippi, il mistero della morte nell'India Tradizionale per esame di Filosofie e religioni dell'India e dell'Asia centrale di Pellegrini
Tipologia: Sintesi del corso
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L’unica certezza nella vita degli individui è la morte , sebbene mai come ora nella civiltà occidentale sia rifiutata dalla maggioranza delle persone , che ricorre ad affidarsi ostinatamente al mito moderno dell’ immortalità corporea. Oltre che rinnegata , la morte è isolata ai margini della società, o al di fuori di essa (ospedali, cimiteri), dove c’è spazio solo per la salute, per il benessere e, sembra, per la giovinezza. Le riflessioni tanatologiche sono relegate ad esclusive competenze mediche e giuridiche, che forse seguendo una prospettiva biologista non riflettono sul problema della morte e sulle sue implicazioni, considerandola come un fenomeno naturale dopo cui non si verifica nulla. Forse anche per questo viene molto sottovalutata. Allo stesso tempo, la morte occidentale è fermamente cercata , legittimata dalle richieste di libertà di scelta o anche dalle pretese di equilibrio sociale. E nell’India tradizionale? La morte è un argomento inerente ai sacerdoti , trattata con sacro rispetto per quello che è: parte della vita , e non negazione di essa. La morte è anzi parte delle vite: si susseguono molte morti , molte nascite, molte adolescenze. L’ individuo di fronte alla morte non è più solo: è accompagnato da tutte le generazioni precedenti, dagli antenati, e dalle generazioni future.
La morte in India non si contrappone , come in Occidente, alla vita, ma alla nascita ( jati ). Più precisamente, morte e nascita non si “contrappongono”, ma sono due aspetti dello stesso fenomeno guardato da due punti di vista diversi. Ogni volta che qualcosa/qualcuno cambia di stato , avviene la morte nella condizione precedente e la nascita in quella successiva. es. l’acqua gettata sul fuoco: morte dell’acqua allo stato liquido e rinascita allo stato aeriforme. Il cambiamento di stato, nel rito, riguarda il tema del passaggio : si entra e si esce nello stesso momento. Questo cambiamento, questo passaggio avviene da morte a nascita, ma non per il binomio inverso nascita morte. Importante! Morte nascita non è uguale a nascita morte. Questi ultimi due termini non coincidono, perché tra di essi esiste una durata, un’esistenza vitale, limitata proprio da queste estremità. Dottrina della trasmigrazione Ossia la dottrina della purificazione attraverso nascite successive. Tale dottrina si rappresenta anche nell’esempio del tempio hindu, il cui accesso è regolato da una serie di passaggi in una serie di porte sempre più interne: avvengono numerose morti e numerose rinascite, che portano l’individuo visitatore alla morte della sua esistenza così com’è e ad un’esistenza più sacra. L’AZIONE Interessante elemento cardine di questa dottrina (e di quest’esempio) è l’azione ( karman ), l’azione in divenire ( kala ), che obbliga le cose e gli esseri a percorrere le numerose stanze del tempio e dell’esistenza, del tempio dell’Universo. Ogni essere umano, alla nascita, avvia una molteplicità di azioni che lo condurrà fatalmente al limite di quel mondo, esaurendo così il suo divenire. LE POTENZIALITÀ Un altro punto di vista sull’esistenza degli esseri e delle cose consiste nel considerare la fine dell’esistenza come la dimostrazione che quell’essere o quella cosa ha esaurito tutte le sue potenzialità , non ha più bisogno di permanere chiuso in quell’esistenza: morendo, se ne libera. Abbandonare un mondo, significa allo stesso tempo aprirsi ad un altro , dispiegando le potenzialità caratteristiche di quell’ universo nuovo, che non avrebbe mai potuto manifestare in quello precedente. L’ESSERE Interessante è l’attenzione sull’uso di “essere” al posto dell’occidentale “creatura”, proprio per differenziare il pensiero hindu da quello classico: essere significa “ essere che entra in esistenza ” ( bhava ). Gli esseri sono manifestati in ogni mondo indefinito dell’Universo. Poiché sono manifestati, essi sono limitati da nascita e morte. Oltre al mondo di esistenza degli umani ( manusyaloka ), si considerino i mondi infraumani degli asura e i mondi superimani o cieli dei deva.
Ogni essere è dotato di un intelletto ( buddhi ), il quale rappresenta la sua essenza originale. L’intelletto si attiva quando precipita in un ambiente sensibile, perché lì produce, genera la coscienza individuale. Tale momento si paragona alla discesa di Brahma sulla superficie dell’oceano primordiale che, sotto forma di cigno, depone l’uovo cosmico brahmanda , da cui nascerà il mondo e i suoi divenire. Così come dall’uovo di Brahma deriva il mondo, così dal seme si sviluppa la coscienza individuale, il composto individuale di un essere.
La coscienza individuale possiede un certo numero di tanmatra , principi sottili degli elementi corporei: **1) olfattibilità,
Tali principi si manifestano nei cinque elementi: ● terra ⇒ elemento più denso di tutti, che veicola gli odori, spostati dall’aria. Spesso è l’elemento che genera atteggiamenti di repulsione, in quanto associato soprattutto agli odori sgradevoli; ● aria ⇒ il vento; elemento in continuo movimento che accarezza, percepito solo attraverso la pelle; ● acqua ⇒ elemento che trasmette i sapori, costruisce i composti organici, è il serbatoio di vita e nutrimento; ● fuoco ⇒ elemento luminoso che produce calore e che permette la visibilità; ● spazio ⇒ spazio celeste che costituisce l’ambiente, è presente ovunque : in particolare nei luoghi cavi, in cui il suono che vibra si manifesta più facilmente (burroni, caverne, orecchio, cavità del cuore). Ecco, un corpo solido è composto da tutti questi elementi , e dalle facoltà/poteri che permettono il rapporto con il mondo:
Il processo della nascita è un processo complesso ( tutto meno che istantaneo ) che generalmente si spiega affermando che un essere, al “momento” della nascita, è provvisto di un corpo solido composto dai 5 elementi , totalmente autonomo rispetto alla madre che lo ha generato. Il “momento” della nascita non rappresenta una definitiva cesura del neonato con il corpo della madre: anche se espulso dal corpo, la continuità corporea si protrae per un tempo indefinito ad esempio a livello nutritivo (sangue scambiato durante gravidanza, poi interrotto con taglio cordone ombelicale). Anche quando la continuità fisica termina, il rapporto di dipendenza figlio-madre prosegue. Esistono anche i prolungamenti psichici, che sono ancora più durevoli di quelli corporei. Anche gli altri esseri vivono la separazione con la madre/matrice: animali, vegetali, minerali. Infatti, esiste una classificazione tripartita degli esseri del “mondo dell’uomo” a seconda delle modalità di nascita: ● vivipari , nati dall’utero (umani e mammiferi). Più il legame è dipendente durante la nascita e l’infanzia, più le categorie di esseri sono importanti; ● ovipari (uccelli, rettili, anfibi, pesci); ● germinipari , categoria più composta e numerosa, ma anche più bassa.
COSCIENZA INDIVIDUALE E GERARCHIA Ogni essere è dotato di coscienza individuale, che produce i tanmatra (p. 4), la mente, le 10 facoltà di sensazione e d’azione, e i 5 elementi grossolani. Tutti appartengono allo stesso modello , tutti producono quindi coscienza individuale, che poi si attua e si sviluppa in modo differente a seconda della specie , coerentemente con la posizione gerarchica in cui si inseriscono. È all’interno della propria classe gerarchica che ciascun individuo manifesta le sue uniche possibilità di esistenza. Ed è proprio quando un individuo adempie pienamente alla perfezione del codice biologico che si può affermare che egli svolge la sua parte all’interno dell’ordine cosmico.
L’essere umano esiste già ancora prima di nascere ed cquisire nome e forma: esiste agli albori del mondo degli umani, esiste già in potenza , in attesa di essere partorito/deposto. Nell’attesa di manifestarsi nel mondo - periodo di latenza - egli esiste come seme ( pinda ). Coscienza individuale Durante la latenza, la coscienza individuale è ancora inattiva , ingrovigliata in se stessa, non ha ancora dispiegato a pieno le sue potenze, collabora solo con l’ intelletto. Concepimento Il seme entra in fase di attuazione nel momento in cui è deposto nel grembo della donna. Avviene un dono, “ il dono dell’embrione ”, consacrato nella ritualità della purificazione. In cosa consiste questo rito vedico? Il marito invoca l’aiuto di Vishnu, divinità che garantisce il corretto sviluppo secondo le leggi cosmiche, nel preparare il grembo a ricevere il seme e nel progettare la forma che poi l’individuo svilupperà. La moglie mangia palline di riso^1 (rappresentano il bimbo ancora seminale) cotte nel burro (rappresentano il liquido prostatico) e nel latte (rappresenta il nutrimento che aiuterà il neonato per i primi periodi). Il pinda risulta essere frutto di un rapporto tra madre e padre, rapporto che inizia con il nutrimento e la respirazione. Nutrendosi e respirando , il seme assimila le caratteristiche dei genitori , della famiglia, della casta, dell’ambiente in cui nascerà, caratteristiche dalle quali non si libererà mai. Chi nasce principe, rimarrà sempre un principe, chi nasce ladro, rimarrà sempre ladro. Da seme a bolla di schiuma ; da bolla di schiuma a “ palla di carne ” (manifesta i primi organi). NB fino a questo stadio l’aborto è tollerato!! in quanto non si tratta che di un vegetale. Con il quarto mese l’embrione diventa feto , la coscienza individuale ha raggiunto il cuore. Da questo momento, l’essere contenuto nel grembo è un essere umano. Il primo movimento compiuto dal feto è celebrato con il secondo rito vedico : “l’animazione del figlio”: In cosa consiste? Si crea una barriera sacra attorno alla donna incinta per evitare che i demoni dell’aborto influiscano sull’andamento della gravidanza. La madre, durante la gravidanza, è trattata con i migliori riguardi: abiti candidi, ottimi cibi e bevande, riposo… Il sesto mese è celebrato con il terzo rito , “scrmininatura dei capelli”: lo sposo pettina i capelli della sposa segnando una riga a metà e cospargendovi della polvere rossa, come se la donna fosse già pronta a partorire.
(^1) Il riso è un cibo a cui gli indiani sono affezionati, in virtù del legame tra questo cibo e gli esseri umani:
La nascita all’ambiente esterno, è un evento ulteriormente celebrato in un importante ed antico rito : “rito della nascita”. Durante questo rito, viene invitato il piccolo/la sua coscienza individuale a prendere possesso dell’ambiente esterno, viene augurato al neonato longevità e forza vitale e si compie un incantesimo per rendere il suo corpo robusto. Se a nascere per primo è un maschio, il padre si libera dei suoi debiti, che vengono assunti dal figlio.
Manu, primo uomo, elenca 8 tipi di matrimoni , i primi 4 auspicabili, gli altri 4 disdicevoli:
La perfetta maturazione dell’uomo si raggiunge alla nascita del primo figlio maschio.
Illustrata attraverso due dottrine:
Nel pensiero indiano, il concetto di morte si identifica con quello di tempo , personificati dalla stessa divinità. Il tempo ( kala ) non è lineare, ma ciclico , con durate diverse a seconda della specie: elefanti, tartarughe e umani sono gli esseri più longevi, con i cicli vitali più lunghi. Alla fine del ciclo, segue la manifestazione di un altro ciclo. L’essere umano, soprattutto nell’attuale periodo storico, è molto vincolato da limiti e restrizioni riguardo la possibilità di prolungare o restringere a piacimento la propria esistenza. Ai limiti oltre i 100 anni (per arrivare solo a 120 ca.) sfuggono solo coloro che seguono una vita spirituale basata sulla pratica dello yoga o dell’ alchimia. Come spiegare le “cattive” morti premature per malattia o violenza, le deformità? Esse si spiegano considerandole come supporti per l’attuazione di un più grande progetto escatologico, un segno “positivo” di rinascita. Questi avvenimenti che possono sembrare “solo” infausti, non sono mai casuali dunque, necessitano sempre di una spiegazione.
La vita umana inizia il suo declino progressivamente a partire dalla nascita del primo figlio maschio , a partire dall’apice della maturità individuale. Il processo di declino si avvia lentamente e senza essere percepito, per poi prendere progressiva velocità. Segno importante è la comparsa di capelli bianchi: a partire da quel momento, l’ideale sarebbe passare al terzo stadio della vita: vivere in solitudine (o con la moglie) nei boschi, peregrinare nelle città sante, ed integrare meglio gli insegnamenti vedici. L’invecchiamento è un’ inversione della crisi puberale infantile : l’individuo torna ad essere capriccioso, indifeso, ingenuo. Anche i sogni dell’anziano sono premonitori dell’avvicinarsi del trapasso: sogna amici e parenti defunti, sogna di camminare verso la dimora di Yala (o Kala ), deva della morte/tempo. L’anziano è consapevole di essere vicino alla morte e vi si prepara: regala una serie di beni al brahmana : gusci di cotone, vasi di ferro, sale^2 , oro per pagarsi il passaggio nell’aldilà e il dono più importante, la vacca , “ colei che fa attraversare ”, con funzione di psicopompo. Un tempo, la vacca (vecchia e malata) era sacrificata: i suoi organi venivano posti sopra gli organi corrispondenti del defunto ed entrambi venivano bruciati. Il fumo proveniente dalla carne bruciata sarebbe stato il cibo per l’anima dell’umano durante del passaggio verso
(^2) sale ⇒ simbolo di sterilità, morte e simbolo dell’individuo morente che rimarrà in uno stato di mantenimento fino a quando non rinascerà in una nuova esistenza.
l’alto. L’ ultimo sospiro del vecchio deve avvenire sulla terra nuda e purificata, non sul letto, sospeso: questo per permettere al morente di mantenere lo stato di veglia, e attraversare lucidamente il trapasso. Durante il momento del trapasso, il morente è circondato di acqua sacra del Gange, erbe, semi e sterco di vacca e vengono recitati inni del Veda.
Cosa succede dentro al moribondo? Egli subisce una modificazione delle sue facoltà:
La morte consiste nell’esalare l’ultimo respiro, nello spirare. La morte è infatti colei che ruba il respiro dei vivi , soffocandoli. Quando l’individuo smette di respirare…
Come si comportano i presenti alla morte dell’individuo? Appena i testimoni - appostati non poco lontano dal luogo di morte - notano l’interruzione delle pulsazioni cardiache, si accingono a chiamare il defunto per nome e a posare sulla sua fronte un pezzetto di burro per constatare che la sua morte non sia apparente. In seguito, i presenti si impegnano con voti e promesse in modo da accompagnare il defunto a raggiungere nel modo migliore l’avventura postuma.
XIII. In seguito, il corpo viene immerso fino alle ginocchia nell’acqua sacra del fiume/stagno per poi essere disteso sulla pira con la testa a nord e i piedi a sud. Da questo momento, la deambulazione attorno al cadavere è in senso antiorario, anche quella della vacca. XIV. Prima di incendiare la struttura, si adagiano sul corpo del defunto dolci (che rappresentano gli organi della vacca) e oggetti: oro se il morto è un brahmano, arco se il morto appartiene alla casta guerriera, gioiello se il morto è un mercante. XV. Dopo aver adagiato il corpo, la moglie vedova si siede sulla pira dietro la testa del marito (un tempo era bruciata viva insieme al marito, rimasto in uso presso alcune famiglie fino al 1835 ), e il primogenito inizia il rito, chiedendo al defunto di permettere alla moglie di rimanere in vita, di poter trovare un altro marito e di lasciare le sue ricchezze ai discendenti. La moglie poi scende e il primogenito, dopo qualche deambulazione, appicca il fuoco, offrendo il corpo del padre come sacrificio per Agni. P.S. se dopo un po’ di tempo il cranio del defunto non scoppia, il primogenito, munito di ascia d’oro, lo spacca. XVI. Il girono della cremazione, si raccolgono
ripete il monosillabo “Om”. Gli uomini di ritorno saranno accolti dalle donne piangenti. Prima di entrare in casa , si laveranno mani e piedi, si purificheranno indossando abiti puliti. XIX. Il giorno dopo il funerale, il brahmano sarà invitato a raccontare le storie del defunto nell’aldilà. XX. Per 9, 10 o 13 giorni la famiglia compierà un digiuno, mangiando cibi poveri; eviterà la vita sociale, le quotidiane norme (non ci si lava, non ci si pettina…), e sarà consolata da amici e parenti.
Dopo 3, 10, 13 giorni dopo la cremazione, i sapinda (coloro che hanno in comune uno o più antenati fino al settimo grado), si recano presso la riva del fiume o dello stagno e compiono il rito di purificazione e l’offerta dell’acqua (il defunto è molto assetato e malato, appena giunto nell’aldilà!). Poi escono dall’acqua, indossano vestiti puliti, stendono gli abiti bagnati sulla riva, e chiamano i corvi, gettando riso e piselli bolliti. Interessante è il legame tra le anime degli antenati e i corvi , ossia i prana o vayu (soffi vitali) degli antenati, sono coloro che godono delle offerte di cibo e acqua, visto che il defunto non può attingervi. Perché? Perché si trova nella condizione di pura esistenza psichica ( tejas ), in cui è, sì, dotato di tutte le facoltà sensitive ma non degli organi di un corpo “grossolano”. Con il tempo, tale anima creerà l’involucro (come una nuova pelle) per poter godere o patire le esperienze dell’aldilà in modo anche sostanziale. L’anima deve quindi essere preparata all’aldilà: l’anima deve ottenere un corpo in grado di percepire esperienze sottili. Come? Oltre all’ “offerta dell’acqua”, attraverso lo sraddha delle “ sedici impure ” ( malina sodasi ) ⇒ ossia le 16 offerte minime necessarie al defunto per attraversare le 16 città che conducono al Regno di Yama , potendo diventare così pitr , antenato. Presso il tempio di Shiva, vestito con abiti puri, il primogenito percepisce la presenza pacifica del padre defunto e sia avvia, assieme al brahmano di famiglia, presso le rive del fiume sacro, dove, dopo aver purificato il terreno con sementi, si stendono 3 stuoie (la terza è per la presenza invocata di Vishnu). Sulla terra, vengono tracciati solchi (con dentro dolci sferici che disegnano il nuovo corpo del defunto, augurandogli di poter acquisire le facoltà, in primis quella della nutrizione. L’anima del defunto, per diventare un corpo sottile, acquisisce, grazie ai riti, la consistenza di un embrione sottile ( preta ), che vive nell’aldilà, in attesa di nascere come antenato. Senza i riti, il defunto non diventerebbe un corpo sottile, e diventerebbe un pisaca ⇒ spettro desideroso solo di saziarsi, prigioniero del suo corpo fisico. Infatti suo unico scopo è entrare in altri corpi di esseri non vigili (feti, malati di mente…).
Tre riti di cremazione , diverse nello svolgimento del rituale, che hanno in comune l’elemento del fuoco, distruttore del corpo:
Altri riti funebri procedono attuando l’ inumazione : “Terra coprilo, non opprimerlo, sii premurosa e gentile con lui. Terra coprilo come la madre copre il figlioletto con il lembo della sua veste” (versi del Rg Veda ); oppure abbandonando i corpi in acqua (cranio spezzato con una noce di cocco, gambe posizionate nella posizione di loto e banchetto mentre il corpo si allontana) o esponendoli all’aria (magari innalzandolo su un albero). Le usanze funebri hanno quindi a che fare con i 4 elementi (fuoco, terra, acqua, aria). Inumazione:
E che rituale praticare per coloro il cui cadavere non è mai stato recepito dalla famiglia? Il corpo del “presunto” defunto viene rappresentato attraverso foglie di Desmostachya bipinnata ( darbha ) che vengono bruciate. Vengono poi compiuti tutti riti (a partire da quello della nascita) per poterlo liberare dalla sua sciagura, ossia quella per cui la sua anima (non solo la sua spoglia psichica) è prigioniera del mondo. La situazione di stallo in cui si trova l’anima di questo (non) morto è potenzialmente pericolosa ed infestante.
Per ogni “stadio di vita”, i corpi dei defunti vengono salutati secondo diversi riti funebri: ● primo e quarto stadio ⇒ terra /inumazione. Bambini e anziani, che hanno superato il karman ; ● terzo stadio ⇒ acqua. Defunti per malattie infettive, e per i vanaprasthin (“abitanti delle foreste”); ● secondo stadio ⇒ fuoco. Adulti defunti che vivono nel secondo stadio dell’esistenza durante la quale ha donato offerte al dio del fuoco; Ma manca il quinto elemento!!! L’etere!! Essendo l’elemento più importante e più sottile, è impercettibile quasi nel mondo degli umani. Però è presente nel rituale del funerale: una volta distrutto, il corpo si dissolve proprio nell’etere. Si nota l’ importanza di distruggere un cadavere secondo processi specifici ⇒ seguire una ritualità nella decomposizione è importante per impedire all’essere sottile defunto di aggirarsi nel mondo dei vivi e disturbare i familiari. La corretta decomposizione permette il passaggio dell’individuo dallo stato solido, a quello liquido ed infine a quello gassoso, quando gli elementi vengono restituiti alla natura.