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Riassunto completo di diritto dell’ambiente, manuale di Nicola Lugaresi, VI edizione, CEDAM
Tipologia: Dispense
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DIRITTO DELL’AMBIENTE Capitolo I Ambiente e diritto Quando si parla di ambiente naturale si fa riferimento a due aspetti:
_- Spazio e luogo in cui si vive;
Difficile anche è la individuazione dei limiti e contenuti, poiché il diritto ambientale si caratterizza come diritto nuovo e di risposta a problemi, disastri e situazioni di emergenza. L’evoluzione di questo diritto, mostra una graduale svalutazione del profilo antropocentrico. Questo non significa che non si possano omettere le aspettative del genere umano. L’obiettivo finale è quello dello sviluppo sostenibile. Il diritto dell’ambiente è dotato di una propria autonomia basata su: A. Principi propri; B. Istituiti specifici; C. Organizzazioni dedicate; Il diritto dell’ambiente è contraddistinto da caratteristiche che gli attribuiscono una personalità, esso è un diritto attuale, soggetto a cambiamento ed all’adeguamento a nuove problematiche. Esso è un diritto trasversale , interagisce con altri settori:
sia sotto il profilo dei problemi che delle soluzioni;
Per quanto concerne la struttura, il diritto dell’ambiente è come un albero : A. Le radici sono i principi; B. Il tronco centrale sono le discipline trasversali; C. I rami sono le discipline settoriali; Nella fattispecie nazionale vediamo come il diritto dell’ambiente ha avuto una evoluzione inversa, partendo dai rami fino ad arrivare al giorno d’oggi con le radici. Si cerca, oggigiorno, di rafforzare il nucleo centrale e di snellire le reificazioni periferiche. Il diritto ambientale è un diritto incerto mie suoi confini, poiché nasce dal ritaglio di altre branche del diritto. Tale incertezza non è figlia solo della novità del diritto dell’ambiente, ma anche della necessaria integrazione tra ambiente ed altri concetti generali e tendenzialmente trasversali come territorio e salute. Il confine della materia ambientale con la materia urbanistica è di difficile individuazione. Urbanistica si occupa della disciplina dell’uso del territorio. La corte costituzionale ha cercato di far riferimento ad un criterio definitorio di compromesso, prevedendo che l’urbanistica debba svolgere una funzione ordinatrice degli usi del territorio in senso compositorio. I confini della materia ambientale con la materia sanitaria danno problemi, avendo entrambi direttamente o indirettamente lo stesso oggetto: salubrità dell’ambiente e salute dell’individuo. Se invece consideriamo non la struttura del diritto inteso come branca, ma gli strumenti operativi più frequentemente utilizzati, il diritto dell’ambiente segue un percorso tradizionale di Command and control : cioè l’ utilizzo di strumenti giuridici tradizionali come provvedimenti di regolamentazione, supportati da un impianto repressivo ed eventualmente preceduti da atti a carattere generale. Gli strumenti giuridici specifici costituiscono la elaborazione di strumenti tradizionali: strumenti a carattere preventivo e di strumenti relativi alla responsabilità. Per quanto riguarda gli strumenti economici, troviamo:
- (^) strumenti di intervento di carattere generale : come incentivi e tasse ambientali; - (^) strumenti di mercato : come i diritti di commerciali di emissione; - (^) strumenti di adozione volontaria ; - (^) strumenti contrattuali : come gli accordi volontari o la clausole ambientali;
interpretativa ed applicativa, facendosi riferimento all’entità dei danni temuti, che devono essere seri ed irreversibili, la grado di certezza che non è possibile raggiungere, ed alle misure adottabili che non devono essere eccessivamente onerose. Il principio di prevenzione si basa invece sia su aspetti ovviamente ambientali, diretti ad impedire danni irreversibili all’ambiente, sia su valutazioni di carattere economico. Il principio di correzione impone un intervento ripristinatorio. “Chi inquina paga” concetto che riassume la responsabilità in materia ambientale, conformemente agli indirizzi emersi in sede internazionale. Il principio ha una valenza prettamente sanzionatoria e di deterrenza. Trattando il diritto nazionale , nella costituzione italiana, la parola ambiente compare esclusivamente in seguito alla riforma del titolo V del 2001, nell’articolo 17 in riferimento alla distribuzione delle competenze tra stato e regioni. Nelle disposizioni di principio la parola ambiente non era citata e non lo è nemmeno ora. Il fondamento della tutela costituzionale è individuato nel combinato disposto dall’ articolo 9, comma 2 cost. , che ha ad oggetto il paesaggio, e dell’ articolo 32 comma 1 cost. , che riguarda la salute e la sicurezza. Riconosciuta la dignità costituzionale del valore ambiente, le istanze volte, alla sua conservazione e promozione diventano parametri per la attività del legislatore, rappresentano indirizzi per l’azione della pubblica amministrazione, assumono il carattere di direttive per l’interpretazione della norme e sottostanti e costituiscono criteri di risoluzione dei conflitti. L’ articolo 9 comma 2 cost. tutela il paesaggio fino a comprendere non solo i profili estetici di conservazione di bellezza naturale, ma anche aspetti attinenti all’ambiente nella sua complessità. Di fronte a ciò il valore costituzionale attuale è l’ambiente-territorio. L’ articolo 32 cost. tutela la salute non solo come diritto fondamentale, ma anche come interesse della collettività. Sono pertanto presenti sia un profilo individuale che sociale, che fanno della salute oggetto di diritti da tutelare. Se gli articoli 9 e 32 cost. sono i fondamenti costituzionali della tutela ambientale, altre norme devono essere considerate per la loro incidenza nel settore. In primo luogo si fa riferimento a principi fondamentali come l’art. 2/3 cost. nel riconoscere e garantire i diritti inviolabili dell’uomo. L’ articolo 3 comma 2 , nell’esprimere il principio di uguaglianza sostanziale comprende la necessità di evitare che i cittadini vivano e lavorino in un ambiente degradato. Per quanto riguarda invece i profili più strettamente economici , si fa riferimento agli articoli 41/42 e 44 costituzione. In riferimento ai profili sociali è rilevante il rapporto con il diritto del lavoro e quindi con gli articoli 4 e 35 costituzione. La legislazione ambientale tende a seguire dei modelli contenutistici, il modello che illustreremo è quello ideale che vede la norma essere composta da 6 parti :
dei rapporti tra stati avviene attraverso trattai e convenzioni, o attraverso meccanismi di risoluzione delle controversie;
dell’ONU e di altri organizzazioni ed agenzie operanti a livello mondiale;
conferenza della nazioni unite sull’ambiente”, al 1992->dichiarazione di RIO. In tale periodo la tutela ambientale diventa un interessa istituzionalizzato dall’ONU; l’ambiente assume la dignità di valore a se stante;
ad essere integrato con i diversi interessi di carattere economico e sociale; l’attenzione si sposta sul rapporto tra paesi sviluppati e in via di sviluppo: i primi, a causa delle forte industrializzazione, vedono ora l’ambiente come un valore da tutelare, nei secondi dove il sottosviluppo è stato spesso determinato anche da motivi ambientali, i limiti economici e tecnologici comportano rischi ambientali rilevanti. Cosi ai primi si chiede di fornire assistenza economica e tecnologica, ai secondi di valutare le conseguenze ambientali dei loro gesti;
parziale insuccesso delle dichiarazioni di principio, o almeno insufficienza dei loro effetti per un reale miglioramento delle politiche ambientali;
comportamenti. L’obiettivo ambizioso del quinto programma è pertanto quello di modificare sostanzialmente il diritto comunitario dell’ambiente. Con il trattato di Amsterdam ’99 , si provvede a sistemare le norme e rinumerarle, viene ad essere affermata la centralità , anche a livello comunitario del principio dello sviluppo sostenibile , ribadendo pertanto sia la necessita dell’integrazione tra politiche ambientali ed altre politiche di settore, sia la necessaria valutazione di aspetti economici e sociali. Il sesto programma d’azione ambientale , del 2002, ribadita la rilevanza degli aspetti economici, e non solo giuridici, conferma la necessità di individuare una serie di priorità, in termini di azioni strategiche e di aree di intervento. Sotto il profilo ambientale, i nuovi trattati non prevedono nuove disposizioni specifiche a carattere sostanziale. Si confermano come capisaldi sia il principio dello sviluppo sostenibile, quale principio fondamentale dell’azione dell’Unione europea, sia la promozione di un elevato livello di tutela e di miglioramento delle qualità ambientali. L’ambiente viene espressamente incluso tra le materie di competenza concorrente tra unione e stati membri. Ne l 2017 viene adottato il settimo programma di azione ambientale , con una visione più ampia che da valenza ad esso fino al 2050 -> prosperità ed ambiente sano saranno basati su una economia circolare senza sprechi, con una crescita caratterizzata da emissioni ridotte di carbonio e sganciata dall’uso delle risorse, che porterà ad una società globale sicura e sostenibile. A livello normativo il TFUE definisce i principi, fornisce basi giuridiche sicure, individua le politiche ambientali o incidenti sull’ambiente. Sono definiti in esso gli obiettivi:
**_- Tutela e miglioramento qualità ambiente;
razionalizzazione del diritto ambientale attraverso testi unici settoriali, conferiscono una nuova prospettiva allo sviluppo del diritto dell’ambiente. Il prossimo passo è quello di una codificazione. Il tentativo di compiere una riforma organica del diritto dell’ambiente in italia è partito dalla legge n.308/2004 , con cui il parlamento ha delegato il governo a riordinare, coordinare ed integrare la legislazione in materia ambientale. In base a tale delega è stato emanato il decreto legislativo n.152/2006 intitolato “norme in materia ambientale” L’ordinamento nazionale utilizza tutte le fonti e tutti gli strumenti a sua disposizione quando interviene in materia ambientale. Vi sono però una serie di particolarità conseguenti alla specificità del diritto dell’ambiente, con riferimento al suo carattere tecnico ed alle esigenze di celerità nella risposta a sollecitazioni esterne. Per quanto riguarda il livello legislativo è quindi naturale che la legislazione ambientale si sia basata sull’uso della decretazione d’urgenza e sulla delega legislativa. Con i decreti legge , il governo interviene rapidamente su situazioni relative ad incidenti, disastri o comunque problemi ambientali che non possono aspettare. Con i decreti legislativi , il parlamento delega il governo ad intervenire su materie connotate da un forte aspetto tecnico, a predisporre testi unici o comunque provvedimenti particolarmente complessi. A livello amministrativo si utilizzano strumenti ed istituti tradizionali, spesso adatti alle esigenze del diritto, con un uso massiccio di piani, programmi, autorizzazioni, concessioni, controlli, sanzioni. La nascita relativamente del diritto dell’ambiente e l’assenza di riferimenti espressi dalla costituzione, almeno fino alla modifica del titolo V, hanno portato ad una costruzione graduale di una organizzazione del settore ambientale, definendo conseguentemente i rapporti tra stato, regioni ed autonomie locali, sulla base del principio di sussidiarietà verticale. Dopo la previsione di un ministero dell’ecologia nel 1983, si istituisce nell’86 un ministero dell’ambiente. Il ministero diventa il centro di riferimento principale per gli interessi ambientali. Il rapporto trattato e regioni in materia ambientale è sempre stato particolarmente intricato. La situazione è stata resa più complessa della difficile sincronizzazione della riforma costituzionale del titolo V con la riforma dell’amministrazione. L’ articolo 117 della costituzione prevedeva una serie di materie in cui le regioni a statuto ordinario avevano una competenza legislativa concorrente. Nell’attuale 117, gran parte della legislazione ambientale è stata impugnata davanti alla corte costituzionale proprio per le difficoltà di delineare i confini. Si prevede che lo stato abbia potestà esclusiva nella materia “tutela dell’ambiente , dell’ecosistema e dei beni culturali”. Il decreto legislativo 112/1998 ha individuato ed elencato i compiti di livello nazionale, quindi riservati allo stato, per la tutela dell’ambiente e successivamente le competente spettanti ai comuni ed alla provincia. Il comune svolge le funzioni amministrative che riguardano la popolazione ed il territorio comunale, con riferimento all’utilizzazione del territorio. Alla provincia invece, è affidato il ruolo di ente intermedio tra comuni e regioni, nell’ambito della programmazione economica, territoriale ed ambientale, predisponendo il piano territoriale di coordinamento. Gli interessi ambientali sono interessi pubblici, ma possono coincidere con interessi privati, individuali e collettivi. Per tutelare gli interessi ambientali , nascono le associazioni per la protezione ambientale , associazioni private di interesse pubblico che possono svolgere la loro azione secondo diverse modalità. Tali associazioni possono svolgere a livello generale attività di carattere consultivo. Possono presentare al ministero denunce e osservazioni,
pubblicati sui siti web dell’autorità competente. Una volta pubblicate, può prenderne visione chiunque; La VAS va inoltre a svolgere una funzione di controllo preventivo, svolge una funzione confermativa, ed è per questo che si può presentare un parere motivato, emesso al termine dell’istruttoria che può portare ad una revisione del piano o del programma; una volta che è stato approvato , e successivamente adottato dall’organo competente viene ripubblicato in gazzetta ufficiale, indicando la sede in cui si possa prendere visione della documentazione; La valutazione di impatto ambientale (VIA) È un procedimento diretto ad accertare la compatibilità ambientale di specifici progetti ed è successiva alla VAS. Si differenzia dalla VAS poiché influenza l’attività amministrativa di carattere puntuale. La valutazione di impatto ambientale svolge delle complesse valutazioni di carattere tecnico, che sono volte a determinare la compatibilità ambientale con interventi umani. È considerata un atto amministrativo autorizzato, a sé stante, di natura consultiva. È di fatti autonoma rispetto ad ulteriori valutazioni svolte nell’ambito delle discipline di settore. La disciplina della VIA richiama espressamente obiettivi generali e di carattere sanitario ed ambientale. Si tratta pertanto di una valutazione che si pone in continuità con la VAS ma più legata alla specifica fattispecie ed ai fattori su cui la realizzazione del progetto andrà ad incidere. Oggetto della VIA sono i progetti idonei a produrre impatti significativi e negativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale; ?Ma in cosa consiste? Consiste nella descrizione e nelle valutazioni degli effetti di un progetto, che sia pubblico o privato di una serie di fattori ambientali. Per alcune categorie di progetti, indicate dal decreto legislativo 152/2006, l’impatto ambientale è presunto, mentre per altre deve essere accertato caso per caso, tenendo conto che le regioni possono aumentare o diminuire eventuali soglie dimensionali e che nelle aree naturali e protette i medesimi valori, se presenti, sono ridotti del 50%. La VIA costituisce un presupposto o parte integrante del procedimento di autorizzazione o approvazione per i progetti di opere ed interventi ad essa soggetti. I provvedimenti adottati in assenza di essa sono quindi annullabili per violazione di legge. Per quanto riguarda le competenze esercitate , esse sono distribuite in relazione alla rilevanza dell’opera direttamente della legge, attraverso l’inclusione in appositi allegati:
ministero dell’ambiente, assistito dalla commissione tecnica;
compiti di tutela e valorizzazione ambientale; Oltre alle disposizioni comuni a VIA e VIS ed ai relativi meccanismi di coordinamento e semplificazione, il procedimento di VIA, qualora ricorrano determinate circostanze, fa luogo all’autorizzazione integrata ambientale AIA. Questo deriva anche dal fatto che entrambe hanno lo stesso oggetto. La VIA è definita quale procedimento attraverso cui sono preventivamente individuati gli effetti sull’ambiente di un progetto distinto in fasi : I. La prima consiste nel verificare se il progetto sia idoneo ad avere impatti significativi sull’ambiente, emanando eventualmente anche un provvedimento di assoggettabilità; II. Successivamente si svolge una fase di consultazione in cui la autorità competente ed altri soggetti pubblici operanti nel settore ambientale, possono definire la portata delle informazioni da trasmettere. L’autorità competente esamina quindi le principali
alternative, verifica la sussistenza di eventuali incompatibilità ed indica le condizioni per l’elaborazione del progetto ; III. Il contenuto del progetto è determinato per legge, e deve essere allegata una sintesi non tecnica che consenta al pubblico di comprendere il progetto ed il suo possibile impatto ambientale; IV. Viene poi presentata un’istanza , dal proponente all’autorità competente, con allegato il progetto definitivo, e successivamente una notizia di istanza, a mezzo stampa o via web con indicazione delle sedi nelle quali si possono consultare integralmente i documenti prescritti. Sulla base di questo chiunque può prendere visione degli atti e presentare osservazioni, delle quali si deve tener conto; Il provvedimento di VIA sostituisce tutte le autorizzazioni e tutti gli atti di assenso comunque denominati in materia ambientale e contiene le condizioni non solo per la realizzazione e l’esercizio dell’opera, ma anche per la dismissione della stessa. I progetti soggetti a valutazione di impatto ambientale devono essere realizzati entro 5 anni dalla pubblicazione del procedimento finale. Il progetto di valutazione dell’impatto ambientale viene pubblicato in gazzetta ufficiale o bollettino regionale con indicazione della sede in cui si possa prendere visione di tutta la documentazione. La VIA opera a livello nazionale ed internazionale. Accanto alla tradizionale disciplina della VIA vi sono poi delle discipline settoriali tra cui quella in materia di beni culturali e di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici. Autorizzazione integrata ambientale (AIA) È un procedimento di natura autorizzatoria che mira a verificare la compatibilità ambientale di una determinata attività ed è quindi successiva alla VIA. L’autorizzazione integrata ambientale, si propone di semplificare il regime autorizzatorio vigente per determinate attività potenzialmente lesive di diversi fattori ambientali. Invece di richiedere distinte autorizzazioni. Le attività soggette ad AIA sono individuiate nella legge in un allegato del decreto, e seguono un determinato procedimento: A. Domanda dell’interessato : deve fornire alcune informazione di carattere generale su diversi profili: materie ed energie utilizzate, emissioni e rifiuti prodotti. La domanda deve riportare una sintesi tecnica di tutti gli elementi. Il gestore può indicare informazioni che ritiene riservate, includendo una versione della domanda che non riporti tali informazioni; B. Avvio del procedimento : da parte dell’autorità competente comunicato al gestore dell’impianto, il quale deve procedere alla pubblicazione della stessa con una diffusione parametrica alla rilevanza del progetto e costituisce un apposito ufficio per la consultazione del pubblico; C. Pronuncia dell’autorità competente : a seguito della conferenza di servizi l’autorità competente si pronuncia sull’ammissibilità della domanda, una copia dell’AIA è messa a disposizione del pubblico, potendo l’autorità competente restringere l’accesso alle informazioni ivi contenute per ragioni di riservatezza industriale, commerciale o personale; La pubblica amministrazione può esercitare un forte potere confermativo in sede di rilascio dell’AIA, nella quale possono quindi essere inserite condizioni finalizzate al miglioramento della compatibilità ambientale. La durata dell’AIA è di 5 anni , tranne per i siti registrati EMAS (8 anni) e per quelli certificati ISO 14001 (6 anni). Una volta che è scaduto, è possibile un riesame dell’autorizzazione in presenza di determinate condizioni, come ad esempio, si vi sia
beneficio finanziario, sia perché non è possibile ipotizzare una responsabilità contabile degli stessi, per la loro mancata attivazione. Il decreto prevede due canali alternativi , attraverso i quali lo stato può agire per il risarcimento del danno ambientale:
_- Un azione giudiziale;
Le informazioni ambientali devono essere accessibili a chiunque ne faccia richiesta senza che questi sia tenuto a dichiarare il proprio interesse. Il richiedente deve dunque fare una istanza di visione della informazioni. L’autorità deve mettere a disposizione l’informazione quanto prima possibile e comunque entro 30 giorni dalla data del ricevimento della richiesta. L’ accesso alle informazioni ambientali è gratuito , fatto salvo per il recupero stabilito dai costi relativi al rilascio di copie. Le informazioni devono essere: I. Aggiornate; II. Precise; III. Confrontabili; Ci sono però delle deroghe che permettono alle amministrazioni di sottrarre l’accesso alle informazioni ambientali: A. Clausola generale di tutela : quando la divulgazione di queste informazioni può causare dei danni all’ambiente; B. Casi oggettivi : qualora, per esempio, i documenti fossero incompleti; Per quanto riguarda la diffusione delle informazioni ambientali, delle volte vengono create delle banche dati, che sono accessibili al pubblico tramite delle reti di telecomunicazione pubbliche, che devono essere aggiornate annualmente; Sono stati introdotti strumenti di gestione ambientale, che ci permettono di avete una considerazione trasversale dei settori ambientali; Le certificazioni ambientali: sono dei meccanismi informativi che sviluppano la medesima sensibilità ambientale, promuovendo una filosofia della qualità ambientale; COSA SONO I SISTEMI DI GESTIONE AMBIENTALE? Sistemi che incentivano un comportamento virtuoso nei confronti dell’ambiente attraverso la consapevolezza che la rivisitazione delle proprie politiche ambientali può portare ad un recupero dell’efficienza. Per coloro che hanno ottenuto una certificazione del sistema di gestione ambientale, ci sono sicuramente dei vantaggi, come ad esempio la semplificazione delle procedure amministrative, minori adempimenti procedurali negli appalti pubblici. I due sistemi di gestione ambientale che operano nel nostro ordinamento sono:
IV. Devono garantire un vantaggio economico per l’autorità contattante; FASI PROCEDIMENTALI E RELATIVE MODALITA DI INSERIMENTO A. Definizione dell’oggetto del contratto -> la pubblica amministrazione, individuando le specifiche tecniche, deve tener conto quando possibile di criteri di tutela am biennale senza che questo crei ostacoli ingiustificati alla concorrenza; B. Fase di qualificazione dei candidati -> viene verificato il possesso dei requisiti prescritti, che riguardano moralità professionale, capacità economica-finanziaria e capacità tecnico professionali; C. Fase di aggiudicazione -> le considerazioni ambientali possono costituire un elemento di valutazione nell’attribuzione dei punteggi;+ D. Fase di esecuzione del contratto ; Altri strumenti economici consensuali:
“Ogni modificazione dell’aria atmosferica dovuta all’introduzione nella stessa di uno o più sostanze in quantità e con caratteristiche tali da ledere o da costituire un pericolo per la salute umana o per la qualità dell’ambiente oppure tali da ledere i beni materiali o compromettere gli usi legittimi dell’ambiente” L’ articolo 269 stabilisce che per tutti gli stabilimenti che producono emissioni, deve essere richiesta una autorizzazione, domanda da presentarsi anche in caso di modifica sostanziale degli impianti o trasferimento degli stessi. Questa domanda deve essere accompagnata da: I. Progetto dello stabilimento in cui vengono descritti gli impianti e le attività, le tecniche adattate per limitare le emissioni e la quantità/qualità delle emissioni; II. Relazione tecnica che descrive il complesso ciclo produttivo in cui si inseriscono gli impianti e le attività; Una volta che è stata rilasciata l’autorizzazione, questa ha durata di 15 anni e fissa valori limite di emissione, i criteri per la valutazione della conformità dei valori misurati ai valori limite. Nel titolo II- parte V del codice trovano luogo gli impianti termici, coloro che sviluppano potenza nominale inferiore a 3 KW e la cui produzione di calore è destinata al riscaldamento ed alla climatizzazione degli ambienti, ovvero al riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari. L’ articolo 284 impone una serie di obblighi: qualora la potenza termica nominale si superiore al valore di soglia si prevede l’obbligo di denuncia in caso di installazione e modifica. La legge n.549/1993 tratta l’ inquinamento atmosferico , il cui obiettivo principale è quello di favorire la cessazione dell’impiego di sostanze lesive dell’ozono stratosferico e dannose per l’ambiente, disciplinando al contempo le fasi di raccolta, riciclo e smaltimento di tali sostanze. Il d.lgs. 155/2010 affronta le problematiche relative all’inquinamento atmosferico, riferito alla valutazione ed alla gestione della qualità dell’aria ambientale. Questo decreto fissa anche quelli che sono gli standard ambientali quali:
_1. Calore limite di concentrazione;
La gestione deve essere ispirata dai principi di precauzione, prevenzione, sostenibilità, cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’uso e nel consumo di beni che producono rifiuti, nonché al principio di chi inquina paga. La pubblica amministrazione è chiamata a svolgere un ruolo centrale , poiché queste sono chiamate a promuovere lo sviluppo delle tecnologie, con metodi di produzione che vanno a limitare la creazione di rifiuti e di tecniche per la eliminazione di sostanze pericolose; in tal caso troviamo la responsabilità estesa del produttore per l’intero ciclo di vita del prodotto, compresa la fase in cui esso diventa rifiuto. Un rifiuto cessa di essere tale quando è oggetto di un’operazione di recupero, ma è necessario che la sostanza o oggetto siano utilizzati per scopi specifici, ma soprattutto che l’utilizzo soddisfi i requisiti tecnici e normativi in materia. Dividiamo i rifiuti in: I. Rifiuti urbani : sono rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali adibiti ad usi civili, rifiuti proveniente dallo spiazzamento delle strade, i rifiuti di qualunque natura o provenienza; II. Rifiuti speciali : proveniente da attività agricole, sanitarie, commerciali e di servizio; III. Rifiuti pericolosi : derivanti da esplosivi, carburanti infiammabili; I rifiuti possono essere tracciati, dal momento di produzione fino alla destinazione finale, anche attraverso obblighi di documentazione, in questo senso operano gli obblighi posti dal sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) e obblighi relativi ai registri di carico e scarico ed ai formulari di identificazione. Per assicurare un quadro conoscitivo completo ed aggiornato , ma anche a fini pianificatori e di controllo è stato istituito il catasto dei rifiut i, articolato in una sezione nazionale ed in diverse sezioni regionali. All’ interno di tale catasto troviamo tutti i dati delle camere di commercio, cui devono essere comunicate annualmente la quantità le caratteristiche qualitative dei rifiuti prodotti. Tra essi troviamo l’osservatorio nazionale dei rifiuti -> opera presso il ministero dell’ambiente e svolge funzioni di vigilanza di verifica di costi e di livelli di qualità dei servizi. La gestione dei rifiuti urbani deve essere attuata in ambiti territoriali ottimali, all’interno dei quali deve essere costituita un autorità d’ambito, alla quale gli enti locali, che fanno parte dello stesso ambiente territoriale, devono partecipare obbligatoriamente. Tutte le imprese che operano nel settore dei rifiuti sono soggette all’iscrizione nell’albo nazionale dei gestori ambientali , composto da un comitato nazionale ed in sezioni regionali; l’iscrizione nell’albo va rinnovata ogni 5 anni. Per quanto riguarda la copertura dei costi di gestione dei rifiuti urbani p prevista una tariffa e deve essere corrisposta da chiunque possegga o detenga, a qualsiasi titolo, locali o aree scoperte ad uso privato o pubblico. Tale tariffa deve essere commisurata alla qualità e quantità medie ordinarie dei rifiuti prodotti per unita di superficie ed in relazione agli usi ed alla tipologia di attività svolte. Tale tariffa è composta dalla somma tra:
gestione; Gestione dei rifiuti da imballaggio È prevista una disciplina specifica per questo tipo di rifiuti non solo per la tutela ambientale, ma anche per il corretto funzionamento del mercato e della concorrenza. Con imballaggio si intende il prodotto adibito a contenere ed a proteggere merci, a consentire la manipolazione, consegna e presentazione. Distinguiamo: