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Lingua Italiana e Televisione - Alfieri e Bonomi, Schemi e mappe concettuali di Lingua Italiana

libro di Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

In vendita dal 27/04/2021

LauraFiori
LauraFiori 🇮🇹

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Capitolo 1 - L'ITALIANO DELLA TELEVISIONE!
Trasmesso televisivo e italiano contemporaneo - La lingua della televisione rientra nella categoria del trasmesso, una
varietà che i linguisti hanno individuato sull'asse della diamesia (variazione della lingua secondo il mezzo fisico
impiegato, dal greco “attraverso” che indica differenza e “mezzo”), ai cui poli estremi stanno lo scritto e il parlato, e
che indica la modalità di comunicazione propria dei mezzi che trasmettono a distanza con la voce (telefono e radio,
e con la componente visiva televisione e cinema) e con la scrittura (SMS, e-mail). È una modalità comunicativa che
ha caratteristiche in comune con il parlato e altre in comune con lo scritto. La televisione è da più di cinquant'anni il
marchio di comunicazione più diffuso, anche se nella sua storia ha attraversato fasi alterne. Negli ultimi 10 anni, in
Italia, la televisione è l'unico mezzo che presenta una diminuzione. In effetti, l'epoca che stiamo vivendo si
caratterizza come un'epoca in cui i diversi media si sovrappongono e interagiscono tra loro, nella convergenza
mediatica. L'interazione con telefono e Internet è molto attiva e quanto alla radio e ai giornali, con essi la televisione
ha sempre avuto rapporti molto stretti: la radio in quanto mezzo padre prima pubblica (RAI-radiotelevisione italiana)
e poi pubblica e privata insieme; la carta stampata in quanto principe della comunicazione. La televisione a un
elemento di maggiore complessità che le conferisce potenzialità comunicative superiori: la compresenza del codice
verbale, la parola e del codice iconico, l'immagine. L'immagine non è mai protagonista assoluta della comunicazione
televisiva anche se molti studi l'hanno presentata come tale: “nella televisione il vedere prevale sul parlare, nel senso
che la voce in campo o di un parlante, è secondaria, sta in funzione di un'immagine”. Infatti, un testo verbale
l'accompagna sempre come nel caso dei talk show etichettati come “TV delle parole”. Una delle linee evolutive che
hanno caratterizzato la nostra televisione riguarda la tendenza crescente a enfatizzare l'immagine con la
spettacolarizzazione: una tendenza non estranea anche ai giornali, la cui configurazione e la cui lingua hanno
accentuato questa componente. I diversi parametri di differenziazione della lingua contemporanea agiscono a
seconda del genere, dell'argomento, del tipo di programma, delle voci che vi partecipano: oltre al parametro della
diamesia, quelli della diafasia (variazione della lingua che dipende dalla situazione comunicativa), della diastratia
(variazione della lingua legata a fattori sociali e culturali), della diatopia(variazione della lingua legata ai fattori
geografici). Denominatore comune degli studi linguistici è lo studio dei caratteri in rapporto all'italiano
contemporaneo e il suo complesso di varietà (dallo standard aulico e dal neostandard ( norma innovativa e diffusa)
al substandard (varietà al di sotto dello standard), ai linguaggi settoriali, ai dialetti, all'italiano regionale.!
La testualità televisiva - Il testo verbale trasmesso in TV è il risultato del rapporto sinergico tra autori, registi,
produttori, editori e conduttori, presentatori, attori. Questa pluralità di figure è differente nella sua composizione e
nella sua interazione a seconda del tipo di programma. Alla fase della scrittura del testo si lega la sua attualizzazione
nell'enunciazione, fase in cui il testo viene detto e trasmesso, con un apporto più o meno significativo
dell'annunciatore che in alcuni casi, lo crea nell'immediato. Considerando lo statuto del testo neotelevisivo,
dobbiamo rivelarne il particolare carattere cosiddetto di macrotesto di flusso. Le intersezioni di programmi,
interruzioni pubblicitarie, messaggi promozionali, anteprime di film o altro ha delle ricadute testuali e linguistiche
interconnesse che propongono la delineazione di uno statuto “nuovo” per il testo televisivo: si delinea una sorta di
“macrotesto di flusso”, caratterizzato da elementi di coesione (interconnessione evidente tra le varie parti di testi
percepibili come discreti). Inoltre, alla testualità di flusso si è aggiunta la componente multimediale, con l'inserzione
nel programma, da parte del conduttore, di rinvii a media diversi: Internet con messaggi e-mail e il blog, e il telefono
con telefonate e SMS. Tutto ciò ha delle ricadute linguistiche, frammentando il testo in un insieme verbale non
omogeneo. Accanto al testo enunciato, la televisione presenta nel video testi scritti ad esempio nei telegiornali,
descritte diverse in programmi informativi, dei testi per i non udenti.!
Cenni di storia linguistica della televisione - L'italiano televisivo nasce come lingua di acculturazione e di formazione
identitaria da parte delle TV di Stato che si ispirava agli intenti pedagogici della televisione europea e della BBC in
particolare. Lo stile comunicativo di ogni trasmissione può configurarsi come potenziale fonte di riuso linguistico. Il
periodo che si presta a una storicizzazione e quello canonico della televisione “terrestre”, segnato nel 1976 dal
passaggio epocale dal monopolio Rai alla liberalizzazione dell'emittenza che apriva ai privati. Nella società
statunitense, la televisione aveva carattere commerciale mentre nell'Europa di metà novecento prevaleva il carattere
pubblico del medium audiovisivo destinato a rafforzare le singole appartenenze identitarie. Si spiega così
l'impostazione della paleotelevisione, che divulgava arti, scienze, storia, letteratura come elementi basici della
memoria collettiva. La televisione delle origini aveva la missione di costruire l'identità culturale, morale e linguistica
della comunità nazionale, mentre la TV di oggi impone i modelli di identificazione adattabili a varie sotto comunità
sociali di carattere transnazionale. Inoltre, negli anni del canale unico (1954-60) ogni serata era dedicata a un genere
di trasmissione (lunedì film, giovedì quiz, sabato varietà) fino all'introduzione del secondo canale (1961) e del terzo
(1979). Il concetto di identità si ridefinisce come concetto di identificazione, in relazione agli adattamenti richiesti
dalla fluidità delle situazioni. La televisione assume così, nazionalità, lingua e il ruolo della memoria. La televisione
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Capitolo 1 - L'ITALIANO DELLA TELEVISIONE

Trasmesso televisivo e italiano contemporaneo - La lingua della televisione rientra nella categoria del trasmesso, una varietà che i linguisti hanno individuato sull'asse della diamesia (variazione della lingua secondo il mezzo fisico impiegato, dal greco “attraverso” che indica differenza e “mezzo”), ai cui poli estremi stanno lo scritto e il parlato, e che indica la modalità di comunicazione propria dei mezzi che trasmettono a distanza con la voce (telefono e radio, e con la componente visiva televisione e cinema) e con la scrittura (SMS, e-mail). È una modalità comunicativa che ha caratteristiche in comune con il parlato e altre in comune con lo scritto. La televisione è da più di cinquant'anni il marchio di comunicazione più diffuso, anche se nella sua storia ha attraversato fasi alterne. Negli ultimi 10 anni, in Italia, la televisione è l'unico mezzo che presenta una diminuzione. In effetti, l'epoca che stiamo vivendo si caratterizza come un'epoca in cui i diversi media si sovrappongono e interagiscono tra loro, nella convergenza mediatica. L'interazione con telefono e Internet è molto attiva e quanto alla radio e ai giornali, con essi la televisione ha sempre avuto rapporti molto stretti: la radio in quanto mezzo padre prima pubblica (RAI-radiotelevisione italiana) e poi pubblica e privata insieme; la carta stampata in quanto principe della comunicazione. La televisione a un elemento di maggiore complessità che le conferisce potenzialità comunicative superiori: la compresenza del codice verbale, la parola e del codice iconico, l'immagine. L'immagine non è mai protagonista assoluta della comunicazione televisiva anche se molti studi l'hanno presentata come tale: “nella televisione il vedere prevale sul parlare, nel senso che la voce in campo o di un parlante, è secondaria, sta in funzione di un'immagine”. Infatti, un testo verbale l'accompagna sempre come nel caso dei talk show etichettati come “TV delle parole”. Una delle linee evolutive che hanno caratterizzato la nostra televisione riguarda la tendenza crescente a enfatizzare l'immagine con la spettacolarizzazione: una tendenza non estranea anche ai giornali, la cui configurazione e la cui lingua hanno accentuato questa componente. I diversi parametri di differenziazione della lingua contemporanea agiscono a seconda del genere, dell'argomento, del tipo di programma, delle voci che vi partecipano: oltre al parametro della diamesia, quelli della diafasia (variazione della lingua che dipende dalla situazione comunicativa), della diastratia (variazione della lingua legata a fattori sociali e culturali), della diatopia(variazione della lingua legata ai fattori geografici). Denominatore comune degli studi linguistici è lo studio dei caratteri in rapporto all'italiano contemporaneo e il suo complesso di varietà (dallo standard aulico e dal neostandard ( norma innovativa e diffusa) al substandard (varietà al di sotto dello standard), ai linguaggi settoriali, ai dialetti, all'italiano regionale. La testualità televisiva - Il testo verbale trasmesso in TV è il risultato del rapporto sinergico tra autori, registi, produttori, editori e conduttori, presentatori, attori. Questa pluralità di figure è differente nella sua composizione e nella sua interazione a seconda del tipo di programma. Alla fase della scrittura del testo si lega la sua attualizzazione nell'enunciazione, fase in cui il testo viene detto e trasmesso, con un apporto più o meno significativo dell'annunciatore che in alcuni casi, lo crea nell'immediato. Considerando lo statuto del testo neotelevisivo, dobbiamo rivelarne il particolare carattere cosiddetto di macrotesto di flusso. Le intersezioni di programmi, interruzioni pubblicitarie, messaggi promozionali, anteprime di film o altro ha delle ricadute testuali e linguistiche interconnesse che propongono la delineazione di uno statuto “nuovo” per il testo televisivo: si delinea una sorta di “macrotesto di flusso”, caratterizzato da elementi di coesione (interconnessione evidente tra le varie parti di testi percepibili come discreti). Inoltre, alla testualità di flusso si è aggiunta la componente multimediale, con l'inserzione nel programma, da parte del conduttore, di rinvii a media diversi: Internet con messaggi e-mail e il blog, e il telefono con telefonate e SMS. Tutto ciò ha delle ricadute linguistiche, frammentando il testo in un insieme verbale non omogeneo. Accanto al testo enunciato, la televisione presenta nel video testi scritti ad esempio nei telegiornali, descritte diverse in programmi informativi, dei testi per i non udenti. Cenni di storia linguistica della televisione - L'italiano televisivo nasce come lingua di acculturazione e di formazione identitaria da parte delle TV di Stato che si ispirava agli intenti pedagogici della televisione europea e della BBC in particolare. Lo stile comunicativo di ogni trasmissione può configurarsi come potenziale fonte di riuso linguistico. Il periodo che si presta a una storicizzazione e quello canonico della televisione “terrestre”, segnato nel 1976 dal passaggio epocale dal monopolio Rai alla liberalizzazione dell'emittenza che apriva ai privati. Nella società statunitense, la televisione aveva carattere commerciale mentre nell'Europa di metà novecento prevaleva il carattere pubblico del medium audiovisivo destinato a rafforzare le singole appartenenze identitarie. Si spiega così l'impostazione della paleotelevisione, che divulgava arti, scienze, storia, letteratura come elementi basici della memoria collettiva. La televisione delle origini aveva la missione di costruire l'identità culturale, morale e linguistica della comunità nazionale, mentre la TV di oggi impone i modelli di identificazione adattabili a varie sotto comunità sociali di carattere transnazionale. Inoltre, negli anni del canale unico (1954-60) ogni serata era dedicata a un genere di trasmissione (lunedì film, giovedì quiz, sabato varietà) fino all'introduzione del secondo canale (1961) e del terzo (1979). Il concetto di identità si ridefinisce come concetto di identificazione, in relazione agli adattamenti richiesti dalla fluidità delle situazioni. La televisione assume così, nazionalità, lingua e il ruolo della memoria. La televisione

agisce infatti sulla memoria delle persone che ne registra eventi di portata epocale (assassinio Kennedy, o i vari omicidi) è agisce sul vissuto linguistico come canale di apprendimento dell'italiano (si pensi a Nientepocodimenoche di Mario Riva o al Dadaunpa delle gemelle Kessler). Dalla radiodiffusione alla televisione - la programmazione televisiva delle origini ebbe dapprima un uditorio limitato alle classi medio-alte e colte della popolazione urbana del centro-Nord del paese. Solo nel 1957, il sud fu raggiunto dai ripetitori nazionali. Nel 1961, radio e televisione si rivelarono i mezzi di un'unificazione linguistica che si sarebbe realizzata come profonda e improvvisa innovazione del lessico italiano, invaso da elementi tecnici, burocratici e televisivi e svecchiato da formule come “Allegria” di Mike Buongiorno. È stata elaborata una periodizzazione fondata sulle dinamiche di produzione e consumo della testualità televisiva e scandita in tre fasi secondo le condizioni sociopolitiche e socioeconomiche dell'emittenza e la configurazione del pubblico. Dall'era della scarsità (caratterizzata da un palinsesto scarno e da un pubblico indifferenziato), si passa a quella della disponibilità (segnata da un'offerta produttiva ampia e articolata e da un pubblico segmentato), per finire con quella dell'abbondanza (tipica del momento attuale e del futuro prossimo, connotata da una radicale personalizzazione e da un pubblico interattivo e individualizzato). Esse sono le fasi scarsety (1950-70), availability (1980-90) e plenty (2000 in poi). Lo studioso Michele Sorice ha riarticolato la suddivisione convenzionale della storia dei media nel nostro paese: fase pedagogica e fase commerciale si frazionerebbero in due ulteriori periodi. Nella TV pedagogica, al momento etico degli anni 50 sarebbe seguito un orientamento propagandistico, atto a fronteggiare altre ideologie. Nella TV commerciale, iniziale indigenizzazione dei prodotti stranieri sarebbe stata superata dall'adozione di format e programmi in base a mere logiche di consumo. Generi e stili comunicativi - Lo scopo delle prime trasmissioni Rai era quello di armonizzare identità regionali e identità nazionali, con programmi come Campanile sera che, trasferendo sul piccolo schermo il quiz radiofonico Campanile d'oro, traducevano rivalità dei localismi sul territorio nazionale. La triade “informare, educare, intrattenere” che il direttore generale John Reith assegnò come missione sociale e culturale alla BBC, fu assunta dai palinsesti Rai. Inizialmente, la programmazione televisiva ricalcava quella radiofonica: nell'ambito dell'informazione, dal giornale radio maturava il telegiornale con trasmissioni di approfondimento come TV7. Importante era anche la divulgazione scientifica con programmi come Orizzonti della scienza e della tecnica. Nel 1958, era stata inserita nel palinsesto Telescuola, trasmissione di educazione a distanza che con la teleletteratura e il teleteatro, metteva gli italiani di fronte al fatto di avere una lingua nazionale oltre ai dialetti e forniva loro strumenti per impararla. Questo processo educativo riguardava anche il pubblico infantile e giovanile, destinatario della TV dei ragazzi, che riproduceva l'offerta di generi somministrata al pubblico adulto garantendo la formazione di un mondo fantastico. Nel 1961 veniva introdotto il secondo canale, a fianco di quello nazionale ed Enrico Bernabei assumeva la direzione generale della Rai, che avrebbe mantenuto fino al 1975, alla vigilia della sentenza della corte costituzionale che apriva l'etere alle emittenze commerciali. Si ebbe così la proliferazione di radio e TV private locali e la creazione di emittenti gestite da editori o imprenditori (l'attuale duopolio Rai-Mediaset risulta dalla graduale ascesa del gruppo Fininvest che, sorto con il solo Canale5, assorbiva le emittenti di calibro nazionale come Rete4 del gruppo Mondadori e Italia1, fino a toccare il traguardo delle tre reti esclusivo del sistema pubblico). Lo scopo non era più educare lo spettatore divertendolo, ma “fidelizzarlo” stuzzicandone la curiosità con emozioni e stimoli nuovi. Il quiz passa così da programma acculturante del giovedì sera a programma “gancio” tra pomeriggio e prima serata. Fa eccezione La7, rifondata dal gruppo Telecom dall'originaria Telemontecarlo, che si era specializzata nell'informazione politica e nella divulgazione culturale. Con l'aumento dei programmi, da una televisione che destinava specifiche trasmissioni a un pubblico prefigurato, si passava alla TV generalista che arrivava a spettacolarizzare i generi più “seri” come informazione e divulgazione culturale. Nel nuovo modo di trasmettere della TV di flusso, il carattere identificativo dei programmi e la serialità, ovvero la messa in onda quotidiana e a ora fissa, una volta tipica del telegiornale. Così, fiction, quiz, rubriche di approfondimento assumevano un andamento ciclico, rituale con esiti di fidelizzazione del pubblico. Si passava così all'attuale sincretismo tra informazione, fiction e intrattenimento: basti pensare al cosiddetto infotainment (contaminazione tra informazione e intrattenimento) o dell'edutainment (contaminazione tra educazione e intrattenimento). L'attuale fruizione personalizzata delle televisioni via cavo a movimentato il panorama del consumo mediatico, provocando la convergenza tra i media e una comunicazione ravvicinata tra emittente e ricevente (nei siti web delle trasmissioni si può trovare ogni curiosità ed è possibile scegliere la visione online al di fuori dei tempi preordinati dal palinsesto). Televisione e italofonia - È indiscutibile l'azione unificante delle trasmissioni televisive ai fini dell'italofonia, ovvero dell'uso abituale e attivo della lingua parlata e ai fini dell'assetto dell'italiano contemporaneo e delle sue dinamiche d'uso. L'italiano televisivo risulta dalla combinazione tra le intenzioni comunicative dell'emittente e le precondizioni psico-sociali e antropologiche del pubblico ricevente. Mario Medici, in uno studio, aveva caratterizzato l'italiano della paleotelevisione come una lingua intermedia tra quella parlata e quella sognata dai puristi (persone tendenti a

o senza immagini, domande delle interviste ha a disposizione due modalità per l'esposizione delle notizie: i fogli che tiene sul tavolo e il prompter o teleprompter o “gobbo” elettronico, su cui può leggere il testo senza distogliere lo sguardo dalla telecamera. Esso comporta una mancanza di scioltezza mentre la lettura dei fogli consente una maggiore naturalezza ma comporta il rischio di sviste ed esitazioni rende lo sguardo del conduttore verso il telespettatore discontinuo. Mentana e Fede hanno una componente mnemonica e un grado di improvvisazione importanti. Nei telegiornali, lo scritto appare nei titoli, nelle didascalie informative, nel serpentone o crawl, nella video grafica (tabelle, grafici). Il parlato-scritto, è quello dei testi dei lanci e dei servizi, letti dagli inviati in campo e fuori campo: si presenta come un testo definito nei suoi confini e regolare sintatticamente che contiene legami di tipo deittico (che fa riferimento al contesto esterno all'enunciato) con la componente visiva. Il parlato controllato caratterizza le dichiarazioni di politici o le interviste a ospiti o esperti. Più spostati verso il parlato spontaneo sono gli interventi di persone comuni maggiormente presenti nei Tg Mediaset che in quelli Rai: un parlato informale, spontaneo e variato a seconda della persona. Al giorno d'oggi, le notizie vengono enunciate dai giornalisti, molti dei quali non nascondono il proprio regionalismo fonetico, che appare evidente soprattutto nei Tg regionali. In generale però osserviamo che la pronuncia dell'Italia centrale appaia dominante soprattutto nella Rai, mentre nei Tg Mediaset si sente una pronuncia genericamente settentrionale. Notiamo inoltre che nel tempo, si rendono sempre più evidenti la velocità di enunciazione e le modalità di pausazione nella frase, sempre più condizionate dal ritmo a scapito della chiarezza. L'italiano telegiornalistico ha un carattere serio-semplice. Sul piano grammaticale, il parlato dei giornalisti è corretto e moderno senza cadere negli usi più esclusivi del parlato. Inoltre, specialmente nel parlato si ricorre a dei costrutti marcati, cioè basati su un ordine delle parole diverse da quello diretto. Tra essi è molto usata la posposizione del soggetto che è funzionale all'evidenziazione di elementi informativi nodali. La sintassi del periodo è ben strutturata in quanto dipendente dallo scritto: prevalgono frasi brevi, para tassi e una subordinazione mai pesante (per un lancio si usa una frase iniziale riassuntiva seguita da qualche altra semplice frase). Una scrittura invece di media complessità, si nota nelle parti di commento più articolate e caratterizzate da incisi personali (come nelle condizioni di Mentana e Fede). Frequenti sono le frasi nominali nei titoli (frasi senza verbo). Una frammentazione sintattica caratterizza le parti in cui è presente una maggiore improvvisazione: un approccio colloquiale e meno ingessato caratterizza i telegiornali di Mediaset. Si crea così uno stile più vicino al parlato spontaneo in cui hanno luogo interruzioni di frasi, cambiamenti di programma, auto correzioni ed esitazioni. Nello stile di Mentana, spicca l'insistenza sui connettivi logici e testuali (congiunzioni o parole in funzione di collegamento) come “allora”, “quindi” e sugli avverbi di precisazione come “semplicemente”(tendenza a un periodare articolato). Il lessico dei telegiornali è mediamente semplice, comprensibile, comune e quando si ha la presenza di tecnicismi, si tende a spiegarli. La funzionalità informativa della lingua dei Tg non prescinde da una coerente interazione tra testo ed immagini. Un collegamento tra parola e immagine non sinergico e coerente si verifica nei servizi in differita che spesso utilizzano immagini di repertorio poco calzanti. osserviamo che si fa un uso ancora troppo scarso della videografica, alla quale viene preferita la proiezione di immagini di repertorio trasmesse con la voce. Dalla fine degli anni 90, il linguaggio dei telegiornalisti tende a mettersi dalla parte della gente, soprattutto nella scelta delle parole ma non solo: un dato rilevante è l'incremento nell'uso della prima persona plurale da parte del conduttore che, con il “noi” delle forme “vediamo” e “sentiamo”, coinvolge i telespettatori. Nel lessico, l'aumento di voci ed espressioni colloquiali va collegato con la crescita delle notizie leggere e con la rilevata tendenza a creare complicità. Sono in aumento gli stranierismi, specialmente anglo-americani, attinenti ad ambiti settoriali come l'economia, l'informatica, lo sport, lo spettacolo. Di contro, va sottolineata la continuità di un lessico formale nella cronaca (giungere, abitazione) e la presenza significativa dello stereotipo (gettare acqua sul fuoco). Per il verbo, va segnalata la tenuta del congiuntivo, che nella voce del telegiornalista non cede all'indicativo. Ben saldo anche il futuro, di rado costituito dal presente, che dilata la sua funzione temporale più verso il passato. L'uso del passivo sta diminuendo sensibilmente. Per quanto riguarda la sintassi del periodo, domina un periodare ben costruito, pianificato. Il cambiamento consiste in un aumento dei periodi brevi rispetto a quelli lunghi e articolati. Ciò è avvenuto anche per lo spazio a disposizione: se prima il conduttore leggeva intere notizie senza servizio, adesso è quasi sempre solo una figura che lancia servizi, figura collante con poche battute. Anche la struttura della servizio si modifica: si tende a costruire servizi di politica interna con pezzi di discorso riportato e in questo caso la voce della giornalista si esprime con frasi brevi. Gli approfondimenti informativi - Programmi di approfondimento informativo sono gli approfondimenti dei Tg, le inchieste e i rotocalchi, le trasmissioni di riflessione da parte di un singolo giornalista, i faccia a faccia, i talk show informativi senza pubblico. Delle rubriche di approfondimento dei Tg è difficile fornire una sintetica descrizione linguistica, data la grande varietà di ambiti e argomenti ma nel complesso, essi fanno uso di una lingua piuttosto chiara e comprensibile. In questa tipologia rientrano oltre ai già citati rotocalchi, inchieste, rubriche, anche i media events. Si tratta di programmi giornalistici e informativi che stanno riducendo la loro presenza nella televisione a favore di programmi che concedono di più all'intrattenimento. Report (Rai3), nato nel 1997, è un esempio di video- giornalismo che si caratterizza per un notevole grado di approfondimento dei temi trattati e per la forza delle sue

denunce. Gli argomenti riguardano l'alimentazione, l'ambiente, la salute, l'economia, la pubblica amministrazione e la parte più importante del programma è occupata dei servizi dei giornalisti, commentati dalla voce della conduttrice Milena Gabanelli. Il parlato-scritto dei giornalisti è un ottimo esempio di linguaggio giornalistico televisivo, curato e controllato senza che perda una certa vivacità. Spesso vengono utilizzati dei tecnicismi che comportano dei rischi sul piano della ricezione per il pubblico. Peculiare di questo programma è la rappresentazione anche visiva dei documenti a cui si fa riferimento. Sì i testi di questo programma sono scritti, controllati e privi di improvvisazione, TV7 è differente. Esso è condotto da una giornalista in studio che dialoga con ospiti esperti dell'argomento trattato. Il dialogo tra conduttore ed esperti si svolge in modo ordinato e pagato, senza sovrapposizione di turni. Anche qui, le immagini rappresentano un momento centrale dell'informazione e della sua rappresentazione visiva e spostano l'asse comunicativo verso la spettacolarizzazione. Terra (Canale5) ora condotto da Toni Capuozzo e Sandro Provvisionato, si autodefinisce un programma di approfondimento collegato al Tg5. Le caratteristiche formali lo avvicinano al rotocalco. Il programma viene presentato con la frase “un'informazione non gridata ma attenta all'attualità, inchieste scottanti, immagini che a volte possono scioccare ma che sono lo specchio del mondo e dei fatti che accadono, interviste a personaggi e alla gente comune”. All'argomento di ogni puntata sono dedicati più servizi tra i quali il conduttore interviene dallo studio o dal luogo significativo rispetto al tema, ricreando un effetto di diretta e presa sulla realtà. Lo stile di conduzione è sobrio, il parlato è controllato, chiaro e lento. Anche Presa diretta (Rai3) e Omnibus (La7) utilizzano un parlato controllato. Essi ospitano parti informative e parti di dibattito in cui i giornalisti dialogano con esperti e politici. In tutt'altra situazione linguistica ci portano i programmi in cui singole figure di giornalisti o opinion makers espongono le loro riflessioni su fatti e aspetti della realtà attuale. Un esempio è Qui radio Londra (Raiuno) di Giuliano Ferrara, in cui il noto opinionista, rifacendosi alla vecchia Radio Londra e riprendendo la trasmissione con lo stesso titolo da lui condotta tra 1989 e 1994, fa degli interventi di pochi minuti su un argomento di politica con taglio critico. Le sue riflessioni si aprono con un pronunciamento critico verso comportamenti della destra, per poi muovere con toni più veementi, l'attacco alla sinistra. Il registro è di uno stile brillante, personale, in cui un parlato colto si mescola con un tono colloquiale. Spesso ricorre all'innalzamento della voce per sottolineare determinate frasi o parole-bandiera. Lucia Annunziata adotta uno stile più sobrio incontrando personaggi di spicco della politica e della società italiana e non solo in efficaci faccia a faccia nel programma In 1/ ora (Rai3). Il parlato della conduttrice è basato su un testo scritto, con qualche parola difficile per il largo pubblico ma anche espressioni colloquiali. Nei casi rari in cui il faccia a faccia è strutturato con un confronto tra due politici presenti in collegamento, i turni sono rigidamente rispettati e le sovrapposizioni sono minime. Un'altra tipologia di approfondimento informativo fortunata è quella di programmi come Otto e mezzo, In onda, Omnibus (La7), in cui intorno ad un tavolo, condotti da uno o due giornalisti, dibattono alcuni politici. Il primo si differenzia nella conduzione di Lilli Gruber, più pacata dalle edizioni precedenti in cui si contrapponevano due giornalisti-opinionisti di linee politiche diverse. Se nella prima parte la discussione si svolge con ordine e nel rispetto dei turni di parola, con interventi disciplinati, con l'animarsi del confronto prevalgono spesso sovrapposizioni e scambi di battute serrati e spesso, ai limiti della rissa verbale. Il secondo si caratterizza per essere condotto da due figure (Luca Telese e David Parenzo) facendo sì che il programma sia più mosso e lo stile meno formale. L'infotainment - Molto importanti sono i programmi in cui il genere dell'informazione e quello dell'intrattenimento convivono e si sovrappongono in quello che è stato chiamato infotainment. Questa sezione è occupata soprattutto dai talk show che investono l'informazione politica, economica, culturale, sportiva. L'interazione, il confronto, la conversazione rappresentano gli obiettivi primari del talk show. Si tratta di un macrogenere tipico americano, avviato in Italia alla fine degli anni 70 da Maurizio Costanzo. Il conduttore riveste un ruolo centrale nel programma che ne determina il linguaggio, insieme alle voci degli ospiti, personaggi noti del mondo della politica, spettacolo, cronaca, cultura insieme alla voce del pubblico (in studio o telefonate). La TV dibattito o TV delle parole - La panoramica dei talk show politici della televisione italiana, particolarmente ricco, interessa le reti Rai (con Porta a porta, Annozero, Ballarò), Mediaset (Matrix), e La7 (Piazzapulita). La struttura è comune a tutti e vede in studio il conduttore- protagonista, gli ospiti (politici, giornalisti, personalità dell'economia, della cultura e spettacolo) e il pubblico. Domina la conversazione più o meno produttiva in quella che è stata definita la TV delle parole. I temi sono analoghi: politica prima di tutto, economia, attualità, cronaca e spettacolo. Parlando di “Ballarò” vediamo che il tono generale è improntato a una certa sobrietà e ad uno spiccato carattere informativo pur nella chiara coloritura politica. togliendo la componente comica della copertina di Maurizio Crozza (ricca di verve e creatività linguistica) e i titoli brillanti, la trasmissione segue una linea di sobrietà a cominciare dal conduttore Giovanni Floris, pacato, gentile e attento a disciplinare gli interventi. Importante ai fini della componente informativa è l'uso rilevante della videografica, con le schede denominate “cartelli” in cui sono evidenziati dati, fatti o elementi essenziali per l'argomento di cui si parla e che il conduttore illustra e commenta. Il parlato del conduttore assume spesso i tipici costrutti e dell'informalità (ridondanze, frasi sospese, presente per il futuro). Nonostante ciò, il suo parlato si muove su una linea di efficace e chiara comunicatività. Molto vario è il parlato dei politici, che passa da un maggiore controllo formale ad una grande informalità. Il pubblico non interviene, limitandosi ad applaudire. “L'infedele”(La7) è condotto da Gad Lerner, giornalista, saggista vivace dallo stile enunciativo. Il programma parla di

resta aderente all'italiano corretto. L'ultima tipologia di programmi tra informazione e intrattenimento è rappresentata dai programmi satirici di contro informazione come Striscia la notizia e Le iene, che veicolano contenuti informativi trattati diversamente rispetto ai programmi informativi veri e propri. “Striscia la notizia” ideato da Antonio Ricci nel 1988 come telegiornale satirico popolare, che smaschera disservizi, truffe e tarocchi televisivi in TV è diventata un cult. Il parlato dei conduttori si basa su un canovaccio, con ampio spazio all'improvvisazione. Quello dei servizi si basa su un testo scritto coeso e corretto, con forte espressività colloquiale e continui giochi di parole che riflettono il taglio ironico e leggero. Ricorrenti sia nel parlato delle diverse voci (conduttori, inviati nei servizi, personaggi), coloriture dialettali (Gabibbo o Ficarra e Picone), tormentoni e gag. Ancora più accentuata la componente comica nelle “Iene” che si presenta come un notiziario satirico dal tono irriverente e trasgressivo dove i conduttori intrattengono il pubblico tra un servizio e l'altro, introducendo il tema con gang comiche caratterizzate da turni brevi in uno scambio di battute in cui la lettura del canovaccio dal foglio si intreccia con improvvisazioni e risate a rotelle libera. I loro servizi sono dei collage che alternano parlato-scritto dell'autore fuoricampo e spontaneità colloquiale. Varietà della divulgazione scientifico-culturale - parliamo dell'ambito di un'informazione relativa ad ambiti diversi della cultura e della conoscenza del mondo: ambiti i cui contenuti vengono divulgati al largo pubblico da uno dei media che possono farlo in modo più efficace in virtù dell'interazione tra parole e immagini. Fare cultura in televisione è un concetto molto ampio che si lega al mezzo e alle sue potenzialità. Si pensi alla valenza culturale di sceneggiati tratti da capolavori della letteratura o a talk show culturali, alla componente pedagogica e culturale insita pur mescolata a finalità più intrattenitive in certi quiz e giochi televisivi, a molti dei programmi per ragazzi. Appartengono all'ambito della cultura anche i film, i concerti, il teatro. Con l'avvento della TV commerciale la televisione ha modificato la componente educativa sviluppandola in senso divulgativo. È nato così quello che è stato chiamato edutainment. La finalità intrattienitiva ha modificato la struttura dei programmi culturali, rendendoli più movimentati e accogliendo la parola del pubblico accanto a quella dei conduttori e degli esperti. La funzione di “illustrazione descrittiva”, propria dei programmi di divulgazione in televisione si associa sempre di più a una funzione narrativa, che dà ai programmi l'impronta e la struttura di una narrazione, di una good story da seguire con fiducia, mentre sono stati superati formati scolastici. Il tipo di italiano usato dei programmi di questo ambito appare rilevante ai fini della funzione modellante: in generale deve essere garantita la chiarezza e la precisione ma anche la comprensibilità. Nella televisione italiana generalista di oggi i programmi dedicati alla divulgazione scientifico- culturale occupano soprattutto le fasce tardo-serali. Rai3, insieme a Rai5 e La7 propone una ricca offerta culturale. Inoltre, la televisione pubblica ha le importanti fu sezioni di Rai Scuola e Rai Educational. La posto delle reti commerciali e di Mediaset non è trascurabile e offre modelli comunicativo-linguistici diversi ed interessanti. Passando alla tipologia dei programmi, osserviamo che una suddivisione in tipi è poco proponibile. I parametri da valutare ai fini di una considerazione dei programmi e di una loro descrizione linguistica sono diversi e interagiscono tra loro. I contenuti vanno dalla storia all'archeologia, all'arte, alla geografia e ai viaggi, alla natura e all'ambiente, alle scienze, alla medicina e alla salute, alla religione, agli spettacoli. La divulgazione e l'illustrazione attraverso la TV e la sua potenzialità visiva saranno più facili ed efficaci per alcune materie (storia, natura, ambiente) rispetto ad altre discipline (matematica, filosofia). È stato osservato che oggi contano molto meno i contenuti rispetto all'interazione e ai rapporti comunicativi. Importante è analizzare la pluralità di voci che parlano nella trasmissione: quella narrante dei filmati, quella del conduttore, degli esperti, degli ospiti, del pubblico. La voce degli esperti e quella del narratore o lettore nei documentari hanno una funzione fondamentale, quella cosiddetta “veridittiva” che assicura la valenza didascalica e la veridicità dei contenuti divulgati. Il conduttore che può avere una maggiore competenza (Alberto Angela) rispetto a una semplice divulgatore, più didascalico (Piero Angela) o più spostato verso l'intrattenimento. Legati alla struttura del programma e alle sue finalità sono il targhette di riferimento e la fascia oraria in cui esso viene trasmesso. Ai fini di una descrizione linguistica, il complesso dei programmi di divulgazione culturale e scientifica non deve essere suddiviso al suo interno ma può essere opportuno offrire una carrellata graduale che parta dalle trasmissioni più istruttive e illustrative, ispirate dalla finalità chiara di veicolare contenuti e in cui sono assenti le voci del pubblico e dei telespettatori e trasmissioni in cui alla componente divulgativa si sovrappone in modo più significativo quella intrattienitiva e che danno spazio a voci diverse da quelle deputate a trasmettere contenuti. I programmi del primo tipo sono trasmessi nelle fasce serali, quelli del secondo in quelle pomeridiane o al mattino. Impostazione didascalica, con contenuti trasmessi dall'alto da parte del conduttore, esperti, voce narrante, caratterizza molti programmi di divulgazione storica della Rai alcuni dei quali condotti da Giovanni Minoli (Correva l'anno, La storia siamo noi, Dixit). Emblematiche sono le trasmissioni di Piero Angela e il figlio Alberto, la “famiglia di Quark”, sui canali Rai, dedicate a temi diversi della storia, scienze, geografia e ambiente. Quark, Ulisse, Superquark sono modelli curati e attenti di divulgazione scientifico-culturale televisiva, la cui impostazione didascalica mantiene la sua credibilità. Taglio differente ma sempre improntato ad una divulgazione illustrativa di contenuti da parte del conduttore-esperto è il programma di Philippe Daverio dedicato all'arte, “Passpourt”. Il parlato personale ed efficace del conduttore è meno strutturato nelle parti in cui è nei luoghi rispetto allo studio. Nel lessico, se la finalità divulgativa si aiuta con immagini e metafore e si avvale in modo contenuto di tecnicismi, il conduttore colora il proprio parlato in una sorta di espressività colta, usando termini non sempre alla portata del largo pubblico. Di

viaggi, geografia e natura trattano i programmi (Rai3) condotti da Licia Colò, viaggiatrice esperta e gradevole nel suo stile semplice e alla portata di tutti: Alle falde del Kilimangiaro, Nati liberi. Conducendo i telespettatori nei luoghi da lei visitati, la conduttrice illustra posti, animali, piante, costumi e abitudini di vita diversi con un linguaggio chiaro, non tecnico ma accattivante. Troviamo una certa ricercatezza nel lessico e l'abbondanza di aggettivi, immagini, metafore e parole evocative. "Missione natura” (La7), programma improntato a una spiccata spettacolarizzazione, alterna filmati con voce fuoricampo in italiano standard didascalico e sostenuto dal parlato del conduttore- esperto Vincenzo Venuti, biologo sul campo e quasi esploratore alla ricerca di animali rari. Il conduttore spiega con chiarezza e in uno stile chiaro ed espressivo quasi confidenziale delle previsioni scientifiche. La voce fuori campo dei filmati è sostenuta, didascalica e retorica. Non ci sono molti programmi dedicati ai libri e a tal proposito si parla di “Bookstore” (La7) Che ha come conduttore Alain Elkann. Si parla di libri anche nel fortunato gioco “Per un pugno di libri” dove degli studenti che formano due squadre si confrontano nella gara culturale e letteraria. Si tratta di un programma culturale che comprende numerosi momenti di svago che determina dal punto di vista linguistico una notevole eterogeneità di tratti. Tra i programmi che comprendono una maggiore varietà di voci ci sono anche Pianeta mare, Cose dell'altro Geo e Donnavventura. “Cose dell'altro Geo”(rai3) si presenta come contenitore all'interno del quale è dato spazio a più temi: parlato del conduttore (Massimiliano Ossini), ospiti fissi in studio, ospiti occasionali, filmati-documentari con voci fuori campo, testimonianze e interviste registrate, telefonate, giochi. Il programma varia da un parlato-scritto strutturato e didascalico a un parlato informale delle persone intervistate ma anche del conduttore. “Donnavventura” (Rete4) è un programma dal taglio moderno e spigliato, rivolto a un pubblico giovane e femminile: lo stile coniuga il documentario e il reality di viaggio, mostrando vere spedizioni compiute dalle giovani protagoniste delle puntate. La lingua definibile come parlato-scritto, è pulita, sobria, corretta anche se concede molto alla modernità lessicale. “Elisir” (Rai3) è una fortunata e longeva trasmissione sulla medicina e la salute condotta da Mirabella che si muove su un registro di calibrata didascabilità. Il conduttore ha un elevato grado di consapevolezza linguistica e divulgativa. Quanto agli esperti presenti in studio, si osserva una certa differenziazione tra chi risponde alla sollecitazione spiegando in modo chiaro e con termini alla portata di tutti e chi rimane su una registro troppo specialistico. Alla utility TV, ma con un forte carattere intrattienitivo e notevole abbassamento dei livelli di lingua, appartiene anche “Forum”. Stili comunicativi e lingua per la divulgazione - Figure emblematiche e dotate di un forte potere modellante nella divulgazione televisiva sono Piero Angela e Giovanni Minoli. Parlando del primo e del suo stile di conduzione, passato con alcune differenze al figlio Alberto e mantenutosi costante nel tempo, si avvale di strumenti comunicativi e retorici diversi atti a veicolare i contenuti con chiarezza. Le sue trasmissioni sono improntate a un esemplare parlato serio-semplice nella voce narrante dei filmati, nel parlato degli esperti e nello stile dei due conduttori. Padre e figlio seguono una linea comunicativa didascalica. Una prima modalità testuale consiste nel facilitare la comprensione attraverso l'attuazione di concetti e referenti del passato. Sul piano della retorica e del lessico, frequenti sono l'analogia e la metafora. I tecnicismi sono quasi sempre spiegati o glossa e soprattutto Alberto usa molte forme superlative funzionali alla sua espressività (enormi costruzioni, colossali cupola). Nella sintassi, notiamo l'uso delle interrogative in funzione didascalica e un periodare di media articolazione. La ricorrenza di esitazioni e segnali discorsivi è contenuta, trattandosi di un parlato molto vicino al parlato-scritto (beh, bene, ora, allora). Giovanni Minoli ha rappresentato e rappresenta un modello comunicativo centrale nell'ambito della divulgazione storica e politica e dell'attualità (La storia siamo noi -Rai). La prima caratteristica del suo stile comunicativo si lega alla struttura dei programmi da lui condotti: il montaggio e il taglio di presentazione dei contenuti sono basati su un forte impatto emozionale, provocato dal mix rapido di immagini-parole-musica. Il suo parlato è incalzante e persuasivo, la sua voce sicura e forte. Nel livello sintattico e retorico troviamo frasi più lunghe della media di programmi di questo genere e il frequente ricorso alla metafora, iperbole, ripetizione ed elencazione. Rappresentativo in modo diverso soprattutto perché tradotto (il format è americano) e “Atlantide” (la sette) condotto da Natascha Lusenti. Il programma è movimentato da parti diverse: filmati, documentari, interviste a esperti. Cioè l'impiego di musiche forti, a effetto e la finalità istruttiva e pedagogica è evidente. Lo stile comunicativo della conduttrice è serio e sobrio e l'enunciazione è basata su un testo scritto dalla sintassi articolata. Nel parlato della voce fuoricampo e nelle traduzioni dall'angloamericano risaltano alcuni aspetti: uno stile ricercato nelle opzioni grammaticali standard ma soprattutto nelle scelte lessicali. Quando l'argomento lo richiede, non mancano i tecnicismi, spesso spiegati o glossati. “Pianeta mare” a uno stile solo in parte disinvolto come quello della sua conduttrice Tessa Gelisio, che propone temi relativi al mare e alla pesca. Se il tono generale del programma è informale, con interventi di persone esperte o comuni improntati a parlato spontaneo e con la sovrapposizione di turno, il testo enunciato dalla conduttrice appare elaborato con molta cura. La narrazione descrittiva cui è improntata l'illustrazione divulgativa mostra una sintassi paratattica funzionale alla visività e qualche ricercatezza lessicale. con l'uso di molti aggettivi. Le immagini sono centrali nel programma, di notevole bellezza e strettamente sinergiche con essi sono le musiche. “Forum” condotto prima da Rita Dalla Chiesa e adesso da Barbara Palombelli, è rivolto ad un pubblico vario e poco selezionato. Lo spazio maggiore nella trasmissione è riservato alla coppia dei

anni 70 e 60, con “il Poeta e il contadino” si diede l’avvio a una nuova comicità surreale.alcuni modi di dire furono accolti dal linguaggio comune come il tormentone - “bravo, sette più“. Il passaggio dalla paleo alla neo televisione accomuna i gusti e gli interessi del pubblico che prima erano differenziati a seconda delle fasce di ascolto.qui nascono “onda libera“, parodia del fenomeno delle televisioni private che segna l’esordio di Benigni e “non stop“ strutturato come un cabaret in cui i numeri dei comici si succedono senza che un conduttore tenga le fila del discorso. Con “drive in“ inizia la terza fase del comico.condotto da Ezio greggio e Gianfranco D’Angelo, esprime una comicità demenziale, graffiante e adattata dal modello americano. In questo clima di rinnovamento, la Rai reagì con programmi di grande successo come “quelli della notte“ e “indietro tutta“. Entrambi scritti e condotti da arbore e mettono alla berlina un certo tipo di televisione che critica se stessa. Da questi programmi nacquero tormentoni come “cacao Meravigliao“. Un punto di svolta è costituito da “Zelig“ un cabaret di impronta sul reale.lo storico conduttore è Claudio Bisio che svolge nei confronti dei comici un ruolo di spalla e da l’illusione dell’improvvisazione scenica di performance risultanti da una lunga preparazione. La serie “mai dire grande fratello” condotta dalla Gialappa’s band nacque nel 2000 su Italia uno, in concomitanza con l’edizione italiana del grande fratello, di cui intende smascherare le ipocrisie e gli svarioni linguistici. Nel 2004 si è riproposto come “mai dire grande fratello e figli“ su Canale cinque estendendo la satira ai reality più in voga del momento. La strategia enunciati Iva della band, pur essendo basata sulla provocazione estrema per far ridere, si attesta sulla ricerca del contatto complice con il pubblico. Il varietà di Raiuno si inaugurava con grandi manifestazioni canore come il “festival di Sanremo“ e con programmi misti di gioco e varietà come “il musichiere“. Successivamente si divulgarono l’italiano con accento romanesco e il lessico frizzante del presentatore e il timido e controllato italiano delle vallette.le micro interviste dei concorrenti anticipavano l’accesso del parlato spontaneo della gente comune nella neo televisione. La variante neo televisiva dello spettacolo di varietà è rintracciata nel one Men show, costruito sulla figura del conduttore che informa tutta la linea narrativa del programma. Con “stasera pago io“ e “il più grande spettacolo dopo il weekend“ su Raiuno, Fiorello fondeva gli schemi del varietà classico in un linguaggio attuale. Nel suo parlato si contaminano copione e improvvisazione sia nelle espressioni di avvio funzionali a contatto con il pubblico che nella fluidità del discorso parodistico. Parlato naturale e mimetico si intercalano coprendo tutte le varietà del repertorio socio-stilistico. L’adesione allo stile orale è garantita dalla sintassi marcata da tratti morfo sintattici dell’uso medio quali il pronome affettivo e il partitivo e dai frequenti cambi di progetto sintattico. Lo show del sabato sera erede di “Canzonissime“ fu affidato a Pippo Baudo che ha saputo crearsi un linguaggio dei toni medio-alti.il festival di Sanremo è diventato un punto di incontro tra fedeltà alla tradizione e rinnovamento.dagli anni 90 le manifestazioni canore del festival di Sanremo sono state trasformate in un media event che mobilita il paese, diventando una sorta di archetipo della comunicazione di massa. L’italiano del festival di Sanremo è un parlato su scaletta e in grande parte orientato verso un italiano dell’uso medio. Il programma contenitore può considerarsi il sottogenere caratterizzante della neo televisione. L’involucro lungo del programma contenitore è composto da elementi di diversi sotto generi che confluiscono in un unico spazio di rappresentazione gestito dal conduttore che punta sulla convivialità amichevole e sul clima da strapaese.Al suo interno si riproducono matrimoni in diretta e simili, creando una colonizzazione della quotidianità e una periodizzazione ricorsiva che arreso naturale la collocazione del contenitore nelle giornate festive. Per agganciare fasce sempre nuove di pubblico, il programma è stato esteso ai giorni feriali e a fasce orarie diverse da quella pomeridiana. Il linguaggio omogeneizzante del contenitore si configura come una tipologia di italiano tele- trasmesso.nello scambio dialogico con gli ospiti in studio si riscontra una variazione da un parlato controllato (con un minimo di pianificazione sintattica) a un parlato semi-spontaneo. Negli sketch tra conduttore e comici predomina un parlato ricco di segnali discorsivi. La formula del contenitore è stata adottata per la prima volta il 3 ottobre del 1976 a “domenica in“ su Raiuno. Il titolo con la preposizione in, allude alla sillaba iniziale di insieme e in effetti lo spettacolo è dato dalla condivisione delle forme del parlare (sia come singoli frammenti di spettacolo che come cornici introduttive dei contenuti).Nelle ultime edizioni si è accentuata la frammentazione in spezzoni distinti gestiti a staffetta dai presentatori. Il tempo modale più usato è il condizionale, etichettabile come condizionale da scaletta, in quanto rivela la dinamica conflittuale tra la libera gestione del programma affidato al conduttore da una parte e le regole e i tempi prestabiliti dalla regia dall’altra.nel parlato recitato abbraccio di Mara Venier, spicca la commutazione di codice italiano-dialetto.gli slittamenti da un codice all’altro sono accompagnati da indicazioni non verbali che rendono riconoscibile la funzione espressiva. Il parlato di Baudo, governato dall’improvvisazione affabulatoria oscilla tra toni formali e un registro meno formale. La volontà di orientare il parlato programmato della scaletta verso la colloquialità incoraggia l’apertura a marche linguistiche di atopiche. Le concessioni di Baudo al romanesco sembrano legate alla residenza stabile nella capitale. La matrice colta della lingua del conduttore si rivela nel contenitore in procedimenti retorici, che solleticano il gusto dell’ascoltatore più raffinato e catturano l’attenzione di quello distratto. Il contenitore festivo di Canale cinque “Buona domenica“ è rimasto invariato dal 1985 al 2008

nell’organizzazione spazio-tempo e nello stile di conduzione polifonica. Alla conduzione vi è Costanzo fino all’arrivo della nuova serie chiamata “domenica cinque“ presentati da Barbara d’Urso. Il rapporto di contatto con il telespettatore è ottenuto attraverso il discorso che testimonia una modalità interattiva di partecipazione del pubblico alla trasmissione ovvero gli SMS e mantenuto ricorrendo un tono confidenziale di parlato nella comunicazione.la tendenza al neo standard è garantita dal ricorso al “che“ polivalente come collegamento tra due segmenti di frase scissa e come connettivo con un valore temporale. Il contenitore feriale “uno mattina“ ricalca i moduli della programmazione radiofonica antimeridiana.il programma è realizzato in collaborazione con la testata giornalistica di Raiuno dove si alternano servizi di informazione e attualità, interviste agli ospiti in studio, rubriche sulla vita quotidiana e previsioni del tempo. Il talkshow dell’intrattenimento condivide con quello politico dell’informazione alcuni caratteri di base come la prossimità, la convivialità e il flusso continuo.i contenuti vengono sopraffatti nella neo televisione dall’interazione tra medium e pubblico a casa.è fondamentale il rapporto tra conduttori, autori, regista e editori. Nei programmi senza pubblico è forte la prefigurazione registica e autoriale, a cui il conduttore si subordina.Nei programmi con interventi del pubblico, la scaletta è meno rigida e il conduttore ha un ruolo prioritario.. nei talkshow generalisti come “Maurizio Costanzo show“ i partecipanti sono personaggi famosi e i contenuti spaziano dalle tematiche leggere a quelle più impegnative. Il modello che nel 76 ha inaugurato lo spettacolo della parola è “bontà loro“ di costanzo.il fluire della conversazione di conduttore ospiti è intervallata dagli Inter mezzi musicali, dai cabaret, esibizioni di artisti e comici. Costanzo punta a un rispecchiamento Del parlato, ricco di colloqui alisme. L’altra componente dello stile comunicativo di Costanzo è la tendenza alla medietà stilistica, affidata a frasi scisse e dislocazioni. Nel talkshow “al posto tuo” si rintraccia un percorso rovesciato della simulazione della realtà alla sua teatralizzazione. La conduttrice fingeva che persone comuni si rivolgessero al programma per essere aiutati da un pubblico a prendere una decisione riguardante la sfera relazionale e sentimentale. La modalità narrativa e quella conversazione male venivano messe in opera dalla conduttrice, dal protagonista e dai partecipanti. Dal punto di vista linguistico stimola un parlato spontaneo. La vero somiglianza del parlato teatralizzata e garantita dalla sintassi marcata.il lessico pullula di regionalismi. Il parlato della conduttrice appare contagiato dalla sciatteria dell’interlocutori. I programmi più seguiti sono quelli condotti da Maria de filippi come “C’è posta per te” dove si raccontano storie di ritrovamenti familiari o sentimentali e “uomini e donne” dove i protagonisti cercano di conquistare e trovare l’amore. In “amici” si selezionano presunti giovani talenti del ballo e del canto. Nonostante le diverse tipologie di programmi, Maria de filippi mantiene inalterata la propria cifra stilistica. Essa è composta dalla totale assenza di registri espressivi e brillanti.lo stile medio è garantito da idiomalismi non marcati e da un lessico semplice che rasenta la banalità. Il reality show è il prototipo della fase liquida della comunicazione mediatica attuale, in cui la serialità giornaliera e la conversazione spettacolarizzata hanno contaminato tutti i generi televisivi. Si struttura nello spettatore una competenza ritualizzata, legata a dati esterni: le trasmissioni del primo mattino apre una giornata di quelle della sera la chiudono e appuntamenti fissi individuano il giorno della settimana o il momento dell’anno. É la modalità di messa in onda a rappresentare una unità di contenuto riconoscibile. Il reality è il sottogenere che compendia due elementi del testo televisivo: la realtà (filtrata in tutte le modalità legate alla ripresa) e lo spettacolo (trascrizione dei modelli tradizionali sul piccolo schermo). dopo “porto bello“ si diffuse un modo di fare televisione fondato sulla rappresentazione della realtà, in cui viene spettacolarizzata la vita privata della gente comune. Ne derivano due tipologie di programmi: la real TV e i reality based show. Le prime forme di reality riguardano il dating show e l’emotainment. Il primo mette in atto meccanismi di innamoramento pilotato. Il secondo punta a spettacolarizzare i momenti di particolare turbamento come l’agitazione tra parenti separati da decenni o la ricucitura di rapporti sentimentali. Nelle trasmissioni della televisione verità i partecipanti parlano un italiano dell’uso medio, ben padroneggiato anche se stereotipato, con qualche errore condiviso dei parlanti comuni.nella tipologia dell’errore televisivo vanno distinti la “Papera“ dovuta all’ignoranza linguistica e lo “strafalcioni espressionistico“ dalla sciatteria del parlato trascurato e improvvisato dei protagonisti dei reality e della TV verità. Il “grande fratello“ è una docusoap perché le telecamere documentano minuto per minuto la convivenza di persone rinchiuse in una casa che diventa il setting di performance estreme nel comportamento e nel linguaggio. In questo reality il parlato spontaneo è sbattuto in diretta senza limitazioni di tempo e spazio. L’amica amento complice al linguaggio giovanile è costante negli elevati (come super trendy) e negli intercalari vuoti (come insomma, diciamo così). Grazie a questi programmi le persone comuni hanno assunto il ruolo di protagoniste assolute, prima riservato ai protagonisti dello spettacolo, candidandosi a diventare delle vere proprie star. Nello psicodramma reality “isola dei famosi“ il parlato di Simona ventura si appiattisce sul neo standard. La duttilità stilistica è accusata dall’illusione colta e dell’idiomatismo. La coesione testuale è assicurata dalle insistenti

i germi, si va all’antidopica connotazione del cosmetico dolce sulla pelle). L’andamento dei break è ciclico e indifferenziato tra reti pubbliche e private.

Capitolo 4 - l’italiano oralizzato della fiction

Nella cultura italiana la fiction televisiva è percepita come genere scadente sia dalla critica che dai telespettatori. Al contrario la fiction si rivela elemento centrale della produzione televisiva, in quanto espressione dell’immaginario contemporaneo e delle sue attese. Il termine fiction deriva dal latino fingere e significa modellare, immaginare e simulare, quindi interpretare la realtà nella rappresentazione artistica. La fiction e forma creativa e pratica interpretativa che rientra nelle forme collettive di identificazione e fruizione simbolica della produzione narrativa. La natura di macro genere della fiction è assicurata da una somma di caratteri strutturali e di variabili interne. In quanto corpus imponente di storie realizzato per il piccolo schermo, la fiction implica valenze sociali ed etniche: funzione identitaria con effetti modellanti; funzione mimetico-diegetica; funzione ludica con precisi rituali di consumo. La storia della fiction italiana va a innestarsi su quella del mezzo e sulle potenzialità socio culturali e socio linguistiche. La televisione si configurava come distributore gratuito di testualità in una società fino ad allora attraversato da fratture linguistiche e economiche. La fiction italiana ha attraversato tre fasi:

  • 1950-75 produzione autoctona di teleromanzi e sceneggiati.
  • 1976-95 importazione di prodotti europei e americani e calo della produzione nazionale.
  • 1996 fino ad oggi importazioni di prodotti stranieri ma rilancio della produzione domestica, con prodotti seriali legati alla cultura italiana per contenuti e stile. All’italiano detoscanizzato dei “Promessi sposi“ di Sandro Bolchi, si affiancava l’italiano tradotto della “cittadella“ di Antonio Giulio Majano. Questo apriva alla paraletteratura e al suo stile medio. “La famiglia benvenuti“ cominciava ad abbassare nei contenuti, nei toni e nel linguaggio la tele letteratura a una misura di realismo quotidiano. Nel 1976 la legittimazione della televisione commerciale inaugurò la seconda fase della fiction, l’era della soap-opera e della telenovela che capovolgerà una tradizione di 20 anni. Sul piano socio culturale si potenziò la funzione ludica del medium televisivo. La soap-opera all’italiana rispetto a quella nordamericana trova una propria cifra stilistica- espressiva.10 anni dopo, l’emittenza privata provò a superare la dipendenza dalla fiction americana con “Edera“ in cui una trovatella si scopre figlia di facoltosi industriali. Negli ultimi 15 anni si è entrati nella terza fase, caratterizzata dalla Soap-operizzazione del racconto, basata sulla serialità ciclica e ricorsiva. Negli anni 80 e 90 fecero rodaggio con “i ragazzi del muretto“ e “i ragazzi della terza C“ le fiction giovanili incorporate poi nella family fiction e si inventò ex novo la miniserie che riattualizza in formato ridotto e con linguaggio sveltivo lo sceneggiato. Il parlato della fiction si connota come una tipologia trasversale del parlato tele trasmesso. Nella triangolazione di Nercioni dell’83 tra parlato recitato, parlato o scritto e parlato parlato, il parlato della fiction si qualifica vicino a quello reale rispetto al parlato teatrale. Si tratta quindi di un parlato recitato adattato alla dinamica recitazione televisiva e sottoposto a una rotazione mimetica. Lo si può definire un parlato oralizzato. Nella fiction la televisione italiana si rivela uno specchio a due raggi che da un lato assorbe e riflette i modelli di lingua e dall’altro le ripropone. Il piccolo schermo rappresenta un modo di consumare il video diversamente, vale a dire un consumo interpretante sul piano emozionale e culturale. Tra testi e fruitori si crea un cortocircuito imitativo che si ripercuote sul livello linguistico. il rispecchiamento della fiction appare rimodellante, offrendo allo spettatore il proprio corrispettivo simbolico. Italiano della fiction ha occultato la propria valenza educativa sotto l’apparenza ludica, risultando più incisivo ai fini della diffusione dell’italiano. L’unificazione linguistica promossa dalla televisione va vista come un assorbimento sistematico e continuo dei più vari tipi di lingua in tutte le possibili situazioni. A ogni tipo di trasmissione si associa una diversa tipologia di parlato che fa parte della competenza di genere, la quale innesca nel telespettatore la capacità di riprodurre il linguaggio appreso nel contesto adeguato. Il parlato o realizzato a buone probabilità di influenzare gli usi linguistici dei parlanti, persino nelle strutture morfologiche. È indicativo che i fenomeni più significativi dell’italiano ristandardizzato si ritrovino puntualmente nei testi di tutti i sottogeneri e diano l’impressione più di un naturale rispecchiamento socio linguistico. La fiction italiana ha registrato un sussulto identitario negli anni 90. Fu incoraggiato dalla legge 122 del 1998 che fissava l’obbligo per la televisione nazionale di dedicare il 50% del tempo di trasmesso a opere europee. Dalla fiction italiana si passò alla fiction all’italiana. L’intento era assecondare il bisogno del pubblico di storie di vita quotidiana, a questo si affiancò il bisogno di rappresentare una lingua che ha abbandonato l’antica vocazione letteraria per articolarsi in un repertorio di varietà sociali in continua evoluzione. I testi sono selezionati in base al gradimento del pubblico e ordinati secondo la pertinente gerarchia di stili enunciativi:
  1. Testi stilisticamente compatti - orientati verso registri socio stilistici medio-alti e verso lo standard con interferenze nel neo standard.
  2. Testi stilisticamente variati - presentano una esclusività di registri e un ampio spettro di varietà socio linguistiche, dal neo standard al linguaggio tecnico.
  3. Testi stilisticamente iper caratterizzanti-si contraddistinguono per una forte esclusività di registri socio stilistici, dallo stile colloquiale tendente al parlato scelto e trascurato. La ridondanza pronominale, legittimata dalla cornice della sintassi marcata, avvicina al parlato della Soap al parlato reale. In “un medico in famiglia“ si rappresenta un punto di osservazione privilegiato come produzione destinata a un pubblico esteso e socialmente composito adeguatamente rappresentato nel variegato repertorio socio stilistico dei personaggi. Il personaggio di nonna Enrica interpreta una varietà di italiano formale aulico e affettato. Il parlato della colf Cettina oscilla tra l’italiano popolare e l’italiano regionale, marcato da meridionalismi. Per quel che concerne l’uso di congiuntivo e imperfetto modale nei testi di secondo e terzo livello, vi è un rispetto della norma. Il registro colloquiale risulta ampiamente praticato. Gli sceneggiatori abbondano con gli idiomatismi che favoriscono la familiarità del telespettatore con la storia. Una componente essenziale la fiction è il lessico settoriale. Nel contesto imprenditoriale di “vivere“ figura il linguaggio aziendale. La fiction neo televisiva incorpora lo stile dei mass-media, soprattutto quello dei telegiornali. La gestione degli stili sociali risulta poco credibili nei testi di primo livello che tendono a un registro indifferenziato per i parlanti di un ceto elevato e per gli emarginati. Sono presenti anche le cadute da melodramma che tengono fede al titolo della fiction. Il rapporto lingua-dialetto nella fiction riflette quello verificatosi nella reale evoluzione comunicativa della società italiana. In “un posto al sole“ si riproduce tutto il continuum socio linguistico, prediligendo la caratterizzazione regionale, coerentemente con gli intenti programmatici della rete su cui viene trasmesso cioè Raitre. Sono presenti dei popolarismi propriamente detti come imparare al posto di insegnare. La stilizzazione eccessiva è accusato dall’abuso del passato remoto. La parabola televisiva della diatopia rispecchia quella del cinema del dopo guerra in cui la componente dialettale aveva perduto il ruolo caratterizzante di origine teatrale per assumere quello più attuale. Ultimamente, alla riproduzione integrale del dialetto si va a sostituendo la giusta posizione all’italiano secondo la procedura del code switching. Un microcosmo di generi è costituito dalla miniserie, i cui sottotipi più rappresentativi della continuità con gli archetipi paleo televisivi appaiono gli sceneggiati letterari e memorialistici. La miniserie si caratterizza per una certa finalità ovvero quella di trasmettere con intenti divulgativi valori, principi etici e politici.negli ultimi anni la miniserie sempre più spesso racconta storie ambientate lontano nel tempo o in un passato più o meno recente. Prendiamo in esame tre miniserie: “la guerra è finita“, “La meglio gioventù“ di impianto memorialistico e “guerra e pace“ miniserie letteraria in quattro puntate. Ci sono stili comunicativi che vanno da quel artificioso e innaturale di “la guerra è finita“ a quello sobrio e colloquiale di “la meglio gioventù“ il cui parlato si orienta verso registri linguistici medio alti, a “guerra e pace“ la cui sceneggiatura oscilla tra lingua letteraria e la mimesi di un oralità dell’800. L’uso modale dell’imperfetto è una rarità, presentando una occorrenza sola in guerre pace e due in la meglio gioventù. La sintassi marcata si presta a trascrivere il parlato letterario a rendere il parlato fluido della fiction memorialistica.lessico e fraseologia si mantengono su toni di fluida colloquialità, con slanci verso lo standard nella miniserie letteraria. Nella paleotelevisione alcune produzioni americane hanno avuto un impatto più forte rispetto a quelle italiane sull’immaginario del paese e hanno esercitato un influsso modellante sui serial successivi. “Dottor Kildare“ nel 62 diede l’inizio all’infinito filone ospedaliero fino ad arrivare ad “ER, medici in prima linea“ e a “ dottor house“. Negli anni 80 arrivarono i telefilm come “Quincy”, “Wonder Woman” e sceneggiati come “uccelli di rovo”. Anche i prodotti di importazione anglo americana tradotti in italiano costituiscono un’importante fonte di informazione. Questa è una lingua dalle caratteristiche ben precise e che ha meritato l’etichetta di doppiaggese. La lingua doppiata costituisce un esempio di stile comunicativo che non si discosta troppo dalle tendenze normative in atto nell’italiano contemporaneo.in programmi come “beautiful“ e “CSI“ si sono riscontrati i principali tratti caratteristici dell’italiano dell’uso medio, evidenziando la vicinanza della lingua tradotta dall’inglese con quella degli sceneggiati scritti in italiano. L’italiano tradotto dei prodotti recenti presenta un repertorio linguistico variegato e una maggiore mobilità interna tra le diverse varietà. La traduzione dei programmi analizzati appare accurata e la lingua d’arrivo è caratterizzata da una buona tenuta normativa, grazie all’assetto neutro dei testi di partenza. L’adattamento consiste nell’attuare o enfatizzare i toni espressivi per assecondare le attese del pubblico italiano. L’adattamento italiano di “beautiful“ mostra una struttura sintattica più articolata e complessa rispetto all’originale. L’orientamento più frequente vede il periodare inglese infranto e organizzato in strutture paratattiche, reso in italiano con una subordinata di primo grado. Le interferenze sintomatiche riguardano i costrutti avverbiali o determinativi che intaccano l’uso abituale italiano. La lingua doppiata costituisce un esempio di stile comunicativo rispettoso delle tendenze normative in atto nell’italiano standard.

gli altri sport. La partecipazione di ospiti diversi e le interviste a calciatori e allenatori contribuiscono a variare molto dal punto di vista socio linguistico il trasmesso del programma nel suo insieme. Paola Ferrari si attiene a un palato medio e controllato con qualche insistenza su segnali discorsivi o connettivi. Il parlato dei giornalisti appare meno sobrio e più differenziato in diversi stili sia negli spezzoni di telecronaca che nelle parti di commento a posteriori.

Capitolo 6 - l’italiano educativo - ludico della tv per bambini e ragazzi

Oggi la TV satellitare da un lato estende al massimo la possibilità di scelta dei programmi e dall’altro racchiude la fruizione in spazi monotematici. La paleotelevisione pedagogica e la neo televisione ibrida e a volte trash rappresentano per i bambini un modello sotto vari aspetti (psicologico, sociologico, linguistico, relazionale e comunicativo). Gli autori della TV per bambini sanno di elaborare un linguaggio etichettabile come parlato costruito. La TV per ragazzi delle origini offriamo modelli testuali ben definiti. Quella neo televisiva ha abdicato al mandato educativo per uniformarsi ai generi, pubblicità compresa, di cui i bambini sono i maggiori consumatori. Solo Raitre riuscito a mantenere fino al 2010 un programmazione autonoma. Nel bouquet di Sky dedicato ai ragazzi e impostato secondo una programmazione ciclica, vanno in onda programmi sperimentali e programmi collaudati all’estero. La sit-com giovanili come “quelli dell’intervallo“ è ambientato in una scuola media italiana e sembra voler emulare “camera caffè nell’impostazione scenografica e nella testualità. Nella sigla figurano elementi di linguaggio giovanile anche con il tipico troncamento della sillaba finale. Proiettati verso la neo televisione “il paese di gioca Gio”, proto contenitore basato sui quali la lettura, manualità e drammatizzazione e “il giornalino di Gian burrasca” che anticipava il consumo generalista e la serialità. Grande impatto fu la serie “ragazzi di padre Tobia“ del 68 che forniva storie basate su amicizia, solidarietà e accoglienza. Nello “Zecchino d’oro“ i contenuti edificanti erano veicolati dalla componente musicale. La tipologia testuale dei cartoni animati iniziò con pomeriggio Disney e con i cartoon autore di carosello, per assestarsi poi con Gulp! I fumetti in televisione e con la produzione di “Anna e Barbera”. La serialità si impose con le produzioni giapponesi da Heidi a ufo robot fino ai manga. Con la neo televisione si incrementò la produzione di serie per bambini come “love me Licia”. Rai Sat mira al recupero della funzione educativa del palinsesto per ragazzi mostrando una selezione accurata di programmi e uno spazio aperto alla sperimentazione. “Nell’albero azzurro“ si trovano una testualità coesa e coerente. E scelte degli autori appaiono calibrati nei tempi e nei modi verbali. Nel segmento dedicato alla manualità i tecnicismi sono spiegati secondo uno schema specifico delle trasmissioni divulgative. I tempi verbali sono aderenti alla norma. Nelle serie più recenti si accentua la somiglianza con la comicità di “Zelig“ e un avvicinamento a moduli del linguaggio giovanile. L’ultima intenzione della TV per bambini è la “mele visione“ un contenitore con la macrostruttura scenografica del bosco incantato, dove qualsiasi stereotipo diventa oggetto di satira e si inseriscono narrazioni avventurosi, momenti di creatività manuale e poetica. Il che polivalente assume valore temporale e finale o casuale. Al posto di che cosa nelle interrogative prevale il che è. L’imperfetto compare in tutta la tipologia delle sue funzioni, da quello descrittivo a quello narrativo. Ciò che caratterizza la mele visione è la cifra stilistico-lessicale. All’espressività ammirano onomatopee, diminutivi e accrescitivi, superlativi e forme iperboliche. Fino ai primi anni 2000 i contenitori per bambini in età scolare hanno mantenuto una loro identità. Resiste ancora oggi “Art Attack“ di Giovanni Muciaccia supportato da una statua parlante animata che riassume in stile semplificato il discorso. Sul versante sintattico abbonda lo stile è nominato e fronto ma lo stile allocutivo è limpido. Nella sintassi prevale la subordinazione di primo grado. Sul fronte lessicale abbondano tecnicismi del linguaggio televisivo e dell’informatica. Il parlato di Muciaccia si apre alla colloquialità e all’ineliminabile stile ludico nella formularità magica. “Giramondo” rappresentava l’esigenza di fornire approfondimenti con servizi da tutto il mondo e curiosità legate alle scienze. “Scrensaver” ai contenuti informativi affiancava l’idea innovativa di far fare ai ragazzi stessi la TV a essi destinata. Divenne un programma domenicale di lunga durata. La comunicazione con il pubblico dei giovani era curata attraverso il sito web. I ragazzi presenti in trasmissione testimoniano un parlato poco sorvegliato, in linea con lo spontaneismo del programma. I cartoni animati a carattere seriale hanno maggiori potenzialità di agire da modello linguistico presso i piccoli telespettatori. La serie “Winx Club”, prodotta nelle Marche, ha conosciuto un successo esplosivo. Le Winx sono 5 fatine che vestono griffato e che combattono contro le streghe Trix. I dialoghi tendono a una medierà linguistica molto controllata ma dal lessico variato. Una certa colloquiali è assicurata dalle frequenti perifrasi aspettavi con - stare - più gerundio e dalla sintassi marcata. Nel lessico alle forme relative (come super pericoloso), si affiancano tecnicismi e pochi diminutivi e usi lessicali e fraseologici creativi.

I cartoni animati destinati a un pubblico adulto riscuotono successo anche presso i più piccoli. I “Simpson” sono stati prodotti senza interruzione dal 1989. La serie “i Griffin” ha suscitato perplessità per la violazione del buon gusto e del limite etico nel trattare razzismo, sesso, pedofilia, alcolismo e terrorismo con un linguaggio esplicito. Negli usi del sistema verbale affiora la tendenza a un uso persistente del congiuntivo e in generale una forte adesione alla norma. Il livello stilistico-lessicale risulta adatto a connotare le peculiarità dell’idioletto di ogni componente delle famiglie protagoniste delle serie animate. La creatività dei traduttori si rivela nei neologismi tipici di Homer Simpson. Numerosi sono i termini settoriali in relazione al condizionamento diafasico dei vari episodi. Stewie Griffin è un neonato ma si esprime in maniera surreale con espressioni ricercate rispetto a quelle usate dalla piccola Lisa Simpson. Lo stile comunicativo adolescenziale rappresentato da Bart Simpson è dotato di forte potere di influenza sul pubblico giovanile. Lo stile comunicativo adolescenziale al femminile è rappresentato da Meg Griffin, una ragazzina complessata e timida che si esprime con colloquialismi al limite del turpiloquio. La testualità neotelevisva destinata ai ragazzi si presenta vicina a un livello di lingua normativo. Il repertorio lessicale delle trasmissioni esplicitamente dedicate alla prima infanzia è ricchissimo e legato a quello della letteratura per l’infanzia. Non è solo la televisione a giocare un ruolo determinate nella costruzione dei modelli linguistici delle nuove generazioni. L’osservazione delle TV per bambini deve tener conto del sistema comunicativo in cui i giovani sono collocati e di realtà in crescita come quella della TV-fai-da-te-su-Web di cui si parla oggi.

Conclusione

La lingua della televisione di oggi appare come una realtà varia, una mescolanza di livelli, registri e estivi tanto diversa dall'italiano omogeneo e tendente allo standard che caratterizzava la paleotelevisione. L’Italiano televisivo si presenta come un continuum di varietà diamesiche, diafasiche, diatoniche e con relativi addensamenti. Si può individuare un parlato serio-semplice di una fetta dell’informazione e di fiction che convive in altri sottogeneri con un italiano medio o tendente al basso. Al polo opposto stanno l’italiano sciatto, trascurato e triviale usato in certi reality che veicola modelli di negatività anche esistenziale. La divaricazione tra i poli e tra i tipi di italiano usati nel piccolo schermo non può essere ricondotta in modo automatico a una differenziazione tra i generi. Ciò che caratterizza di più il panorama linguistico della neotelevisione è la pluralità di livelli e registri che deriva da una compresenza e alternanza di voci diverse (la maggior parte dei programmi nei differenti generi dall’informazione alla divulgazione, alla fiction, allo sport, alla TV per ragazzi, da voce ad attori, operatori e parlanti disposti su piani sociocomunicativi tanto diversi, che riflettono una variazione sociolinguistica impensabile nella televisione di 50 o 30 anni fa. Molte sono le espressioni della lingua italiana che la televisione reimmette nell’uso comune determinandone un riuso potenziato. Nella tv per ragazzi, animata da intenti educativi, si favoriscono l’immediata comprensione del bambino e la riusabilità da parte del bambino della lingua teletrasmessa.