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Riassunto dell'autore Plinio il Giovane ed analisi delle sue opere
Tipologia: Sintesi del corso
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La morte di Domiziano (96 d.C.) segna la fine di una lunga ed opprimente tirannide, che aveva annullato l’influenza del ceto senatorio. L’avvento di Nerva e del principato adottivo segna la svolta significativa e sembra restituire a Roma pace e tranquillità. Nei decenni successivi, sotto Traiano ed Adriano , si respirò una più distesa atmosfera di sicurezza e di serenità. “Ora finalmente si torna a respirare” - Tacito. La classe senatoria ritrova una possibilità di coesistenza con il regime imperiale e Traiano viene considerato un esempio di optimus princeps (modello da seguire) Plinio il Giovane (ma anche Svetonio) riflettono nelle loro opere questo mutato clima storico. Plinio , fedele funzionario imperiale , nel Panegirico a Traiano si pone come abile mediatore tra princeps e Senato, elogiando apertamente l’imperatore ed auspicando che il nuovo sistema di successione continui a dare i suoi frutti. Nelle Lettere riflette invece la raffinata cultura dell’aristocrazia senatoria, cui è ora permesso godere un otium che non fosse il forzato rifugio dall’oppressione del tiranno. Plinio, detto il Giovane per distinguerlo dallo zio (fratello della madre), si chiamava in realtà Gaio Cecilio Secondo. La maggior parte delle notizie sulla sua vita sono ricavate dal suo stesso epistolario. Nato a Como nel 62 , dopo aver compiuto gli studi si trasferì a Roma , si dedicò all’attività forense. Nel 112 divenne governatore delle Bitinia sotto Traiano. Plinio fu autore di parecchie orazioni giudiziarie e celebrative e scrisse anche brevi poesie in metro vario, ma tutta questa produzione è andata persa , ad eccezione del Panegirico a Traiano e dei dieci libri di Lettere.
Il Panegirico comprende 95 capitoli ed è la versione rielaborata ed ampliata della gratiarum actio (discorso di ringraziamento) che Plinio rivolse a Traiano in occasione della sua nomina a consul suffectus. L’orazione diventa l’occasione per suggerire al principe un programma politico ispirato alla stretta collaborazione con il Senato e fondato su virtù come la mansuetudo e la clementia. Plinio, delineando le innumerevoli doti ed i grandi meriti di Traiano, ne costruisce un ritratto in cui il principe non può sottrarsi: una versione etico-politica del ritratto reale che sulle monete coniate era accompagnato dalla dicitura optimus princeps. Plinio riteneva ineluttabile l’avvento del principato, auspicava ad una versione moderata, lontana dal tipo di regime recentemente incarnato dal “tiranno“ Domiziano. L’oratore sa che l’intesa fra principe e Senato dipende dalla saggezza politica del singolo monarca.
Traiano viene dunque caratterizzato come un exemplum per i suoi successori , in un intersecarsi di piani temporali che partono dal passato (Domiziano) attraversano il presente (Traiano) e guardano verso il futuro (imperatori che verranno). Plinio vede nel principato adottivo , basato sul merito, una strada migliore della successione dinastica, la quale aveva prodotto un tiranno come Domiziano.
I 10 libri in cui è raccolto l’epistolario di Plinio comprendono 247 lettere. I primi nove libri, dedicati all’amico Setticio Claro , furono pubblicati dallo stesso autore e contengono 126 lettere, riviste e rifinite sul piano formale in vista della pubblicazione, si concentrano di volta in volta su un singolo argomento. Nella epistola dedicato all’amico, che apre la raccolta, l’autore afferma che le sue lettere non sono state riunite in secondo un ordine cronologico, ma obbediscono a un criterio di varietas , cioè di una studiata alternanza dei temi con lo scopo di evitare che nel lettore si generi un senso di monotonia. È possibile raggruppare le lettere dei primi nove libri in alcuni grandi tipologie:
Problema giuridico: Plinio si trova di fronte a numerose denunce contro i cristiani ma non dispone di una normativa chiara. I suoi dubbi riguardano: -se punire il nome di “cristiano” o i reati eventualmente connessi -se fare distinzioni di età -se concedere il perdono a chi abiura -come comportarsi con le denunce anonime.
affiorano i legami profondi con le persone a cui sono indirizzate le lettere, con Plinio questo non accade, in quanto, per lui, l'epistolografia è esclusivamente un esercizio di bello stile.