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appunti Plinio Il Giovane, Appunti di Latino

appunti Plinio il Giovane, vita e opere

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 21/11/2024

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La morte di Domiziano (96 d.C.) segna la fine di una lunga e opprimente tirannide. L’avvento
di Nerva e del principato adottivo segna una svolta significativa e sembra restituire a Roma
pace e tranquillità. Sotto Traiano e Adriano, poi, nasce un’atmosfera di sicurezza e di
serenità. La classe senatoria sembra ritrovare una possibilità di coesistenza col regime
imperiale, tanto che Traiano verrà denominato optimus princeps.
In questo contesto Plinio, fedele funzionario imperiale, si pone come abile mediatore tra
princeps e Senato, elogiando apertamente l’imperatore e auspicando che il nuovo sistema di
successione continui a dare i suoi frutti. Riflette poi la raffinata cultura dell'aristocrazia
senatoria all’interno delle sue Lettere.
PLINIO IL GIOVANE
Plinio, detto il Giovane, si chiamava in realtà Gaio Cecilio Secondo. Nato a Como nel 62, si
trasferì a Roma dove frequentò le lezioni di Quintiliano. Dedicatosi all’attività forense,
ottenne insieme a Tacito l’accusa nel processo contro Mario Prisco.
Iniziata sotto Domiziano, la sua carriera politica proseguì anche sotto Nerva e Traiano, il
quale intorno al 112 lo nominò governatore della Bitinia.
Plinio fu autore di parecchie orazioni e poesie, ma tutta questa sua produzione è andata
perduta. Di lui ci rimangono soltanto il cosiddetto Panegirico a Traiano e 10 libri di Lettere.
Il Panegirico comprende ben 95 capitoli e quasi certamente è la versione rielaborata e
ampliata della gratiarum actio che Plinio rivolse all’imperatore in occasione della sua nomina
a consul suffectus il 1 settembre del 100.
Questa diventa l’occasione per delineare e implicitamente suggerire al principe un
programma politico ispirato alla stretta collaborazione con il Senato e fondato su virtù quali
la mansuetudo e la clementia come presupposti di ogni buon governo.
Dunque la finalità encomiastica finisce col risultare subordinata a quella politica. Plinio ne
ricostruisce un ritratto in cui il principe non può non identificarsi, anzi non può sottrarsi: una
versione etico-politica del ritratto reale che sulle monete coniate durante il suo regno era
accompagnato dalla dicitura optimus princeps.
Di idee tendenzialmente repubblicane, Plinio riteneva storicamente ineluttabile l’avvento del
Principato, ma ovviamente ne auspicava una versione moderata. L’oratore sa che l’intesa fra
il principe e il Senato dipende dalla saggezza politica del singolo monarca.
I 10 libri del suo epistolario comprendono 247 lettere.
I primi nove, dedicati all’amico Setticio Claro, contengono 126 lettere scritte fra il 96 e il 109.
Queste vennero riviste e rifinite sul piano formale in vista della pubblicazione; le lettere si
concentrano di volta in volta su un singolo argomento, risolvendosi spesso in brani di
particolare abilità descrittiva.
Nell’epistola che apre la raccolta l’autore afferma che le sue lettere non sono state riunite
seguendo un ordine cronologico, il che è vero; esse obbediscono a un criterio di una
studiata alternanza di temi rivolta a evitare che nel lettore si ingeneri un senso di monotonia.
È tuttavia possibile raggruppare le lettere dei libri I-IX in alcune grandi tipologie:
occasioni particolari;
rapporti personali;
argomenti letterari.
Carattere assai diverso ha il libro X, occupato dal copioso carteggio fra Plinio e Traiano; si
tratta di 121 lettere scritte nel periodo in cui Plinio governò la Bitinia.
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La morte di Domiziano (96 d.C.) segna la fine di una lunga e opprimente tirannide. L’avvento di Nerva e del principato adottivo segna una svolta significativa e sembra restituire a Roma pace e tranquillità. Sotto Traiano e Adriano, poi, nasce un’atmosfera di sicurezza e di serenità. La classe senatoria sembra ritrovare una possibilità di coesistenza col regime imperiale, tanto che Traiano verrà denominato optimus princeps. In questo contesto Plinio, fedele funzionario imperiale, si pone come abile mediatore tra princeps e Senato, elogiando apertamente l’imperatore e auspicando che il nuovo sistema di successione continui a dare i suoi frutti. Riflette poi la raffinata cultura dell'aristocrazia senatoria all’interno delle sue Lettere.

PLINIO IL GIOVANE

Plinio, detto il Giovane, si chiamava in realtà Gaio Cecilio Secondo. Nato a Como nel 62, si trasferì a Roma dove frequentò le lezioni di Quintiliano. Dedicatosi all’attività forense, ottenne insieme a Tacito l’accusa nel processo contro Mario Prisco. Iniziata sotto Domiziano, la sua carriera politica proseguì anche sotto Nerva e Traiano, il quale intorno al 112 lo nominò governatore della Bitinia. Plinio fu autore di parecchie orazioni e poesie, ma tutta questa sua produzione è andata perduta. Di lui ci rimangono soltanto il cosiddetto Panegirico a Traiano e 10 libri di Lettere. Il Panegirico comprende ben 95 capitoli e quasi certamente è la versione rielaborata e ampliata della gratiarum actio che Plinio rivolse all’imperatore in occasione della sua nomina a consul suffectus il 1 settembre del 100. Questa diventa l’occasione per delineare e implicitamente suggerire al principe un programma politico ispirato alla stretta collaborazione con il Senato e fondato su virtù quali la mansuetudo e la clementia come presupposti di ogni buon governo. Dunque la finalità encomiastica finisce col risultare subordinata a quella politica. Plinio ne ricostruisce un ritratto in cui il principe non può non identificarsi, anzi non può sottrarsi: una versione etico-politica del ritratto reale che sulle monete coniate durante il suo regno era accompagnato dalla dicitura optimus princeps. Di idee tendenzialmente repubblicane, Plinio riteneva storicamente ineluttabile l’avvento del Principato, ma ovviamente ne auspicava una versione moderata. L’oratore sa che l’intesa fra il principe e il Senato dipende dalla saggezza politica del singolo monarca. I 10 libri del suo epistolario comprendono 247 lettere. I primi nove, dedicati all’amico Setticio Claro, contengono 126 lettere scritte fra il 96 e il 109. Queste vennero riviste e rifinite sul piano formale in vista della pubblicazione; le lettere si concentrano di volta in volta su un singolo argomento, risolvendosi spesso in brani di particolare abilità descrittiva. Nell’epistola che apre la raccolta l’autore afferma che le sue lettere non sono state riunite seguendo un ordine cronologico, il che è vero; esse obbediscono a un criterio di una studiata alternanza di temi rivolta a evitare che nel lettore si ingeneri un senso di monotonia. È tuttavia possibile raggruppare le lettere dei libri I-IX in alcune grandi tipologie: ● occasioni particolari; ● rapporti personali; ● argomenti letterari. Carattere assai diverso ha il libro X, occupato dal copioso carteggio fra Plinio e Traiano; si tratta di 121 lettere scritte nel periodo in cui Plinio governò la Bitinia.

Celebri sono poi le lettere 96 e 97 nelle quali viene affrontata la questione del comportamento da tenere nei confronti dei cristiani. Plinio vive in un periodo storico di apparente serenità, di cui però non avverte i limiti poiché narcisisticamente innamorato di sé e sicuro della fama di cui godrà presso le generazioni future. Nel complesso, le sue epistole ci offrono un quadro vivace, sebbene edulcorato, degli ambienti colti della Roma imperiale. Modello sono le lettere di Cicerone, da cui però l’autore stesso avverte una certa distanza quasi rimpiangendo i burrascosi anni descritti nelle epistole ciceroniane in confronto alla quiete dorata ma sonnolenta del periodo in cui vive; altra differenza sta sia nella dimensione biografica sia nel rapporto coi destinatari: ● Cicerone: sincerità, autocritica, legami profondi con le persone, connotati fortemente emotivi, stile colloquiale; ● Plinio: epistolografia è esercizio di bello stile, superficialmente connesso con le circostanze che lo hanno mosso a scrivere, ricerca di consenso e ammirazione in un vasto pubblico. Plinio si attiene alle convenzioni del genere epistolare e tende inevitabilmente alla ridondanza stilistica che caratterizza la produzione letteraria della sua epoca. Nel Panegirico in particolare indulge a uno stile enfatico e prolisso, mentre nelle Lettere si nota una maggiore ricerca della concisione e della chiarezza espressiva. Si aggiungono poi le sue doti naturali, che sono la raffinata eleganza e il senso della misura.