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Tipologia: Sintesi del corso
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Il MANAGER di un’impresa necessità di un adeguato sistema informativo amministrativo che, avvalendosi di una specifica strumentazione e di efficaci supporti informativi, elabori dati elementari monetari e non monetari (input) e produca informazioni economiche (output) utili alla direzione e all’attività di governo dell’impresa stessa. DIRIGERE un’impresa significa prendere decisioni di reperimento, allocazione e impiego di risorse per garantire efficacia ed efficienza ai processi che connotano la sua combinazione produttiva generale. Il CICLO AZIENDALE quindi consiste in: acquisto, produzione e vendita. Ovviamente in base all’attività svolta dall’azienda cambieranno i contenuti, che quindi daranno vita a performance differenti (efficacia ed efficienza) ottenendo dei risultati economici positivi o negativi. Per analizzare la performance aziendale bisogna calarsi nella realtà operativa, quindi trovare delle MISURE adatte a rappresentare i concetti di:
PIANIFICAZIONE STRATEGICA : svolta durante la pianificazione dal vertice aziendale attraverso un PIANO PREVENTIVO con un orizzonte di medio-lungo termine (es. creazione di un nuovo prodotto: realizzazione, fattori produttivi, costi, quantità, canali, clienti, prezzo di vendita…).: quando si pianifica quindi l’oggetto sono le MACRODECISIONI I controlli direzionali e operativi vengono attuati per verificare e correggere eventuali deviazioni per portare al successo l’azienda coerentemente con il piano strategico. CONTROLLO DIREZIONALE : creazione di un BUDGET da parte dei responsabili di vario livello con contenuto preventivo , più ristretto rispetto a quello strategico, orientato a breve-medio periodo. Il controllo è anche concomitante , ovvero viene svolto in un periodo di tempo limitato (es. mensilmente, semestralmente…), e consuntivo , cioè svolto alla fine di ogni esercizio. CONTROLLO OPERATIVO : si basa su un controllo svolto dagli addetti quotidianamente con orizzonte concomitante e consuntivo.
Quando ci si trova davanti ad un’azienda, la prima cosa da fare è analizzare la sua struttura organizzativa , poiché l’attività direzionale dovrà essere adeguata in funzione della struttura organizzativa. Successivamente bisogna
controllare il numero di ASA presenti: un’ ASA è un conglomerato economico che si distingue per prodotto, tecnologia e clienti (es. caramelle e cioccolatini sono della stessa ASA, auto e camion invece appartengono a due ASA). Se un’azienda possiede più di un’ASA è come se fosse divisa in più aziende, quindi l’attività di programmazione e controllo dovrà considerare l’ASA prima singolarmente e poi fare una STRATEGIA CORPORATE , poiché c’è sempre almeno un aspetto in comune, cioè la finanza. Più complessa è l’impresa, più è complessa la pianificazione, inoltre la strategia dipende anche dalla struttura organizzativa e dalle dimensioni dell’azienda con il compito di individuare dei metodi per unire le misure utilizzate.
L’attività di programmazione e controllo dipende dall’attività svolta e affinché il manager disponga di informazioni realmente utili al supporto della propria attività direzionale, occorre integrare il sistema informativo amministrativo con due ulteriori elementi:
La CONTABILITÀ DIREZIONALE offre maggiori informazioni ai manager, i quali dirigono e controllano le operazioni all’interno di un’organizzazione. Il quadro temporale della contabilità si basa principalmente sul futuro dell’impresa in modo tale da essere tempestivamente organizzati, concentrandosi sui vari segmenti che formano l’organizzazione. I dati raccolti dalla contabilità puntano sulla rilevanza per la pianificazione e il controllo dell’azienda senza l’obbligo di rispettare i GAAP e i formati prescritti Il COSTO è diverso da ciò che pago, poiché il costo segue il momento in cui utilizzo le risorse (come i fattori vengono assorbiti dalla produzione: misura= consumo del bene). La CONTABILITÀ GENERALE offre informazioni agli azionisti, ai creditori e a terzi esterni all’organizzazione che devono prendere decisioni riguardanti il finanziamento della stessa organizzazione. Il quadro temporale per questa tipologia di contabilità riguarda la prospettiva storica aziendalistica proiettandola sulla verificabilità e la precisione
di produzione totali (costo di tutti i fattori produttivi utilizzati in un processo produttivo) e costi di produzione parziali (costi relativi ad alcuni fattori produttivi).
Un costo è diretto o indiretto con riferimento ad un oggetto, quindi se si cambia oggetto il costo da diretto può essere indiretto e viceversa (es. il costo aziendale può essere rappresentato da costi unicamente diretti). Per i costi diretti il calcolo è semplice, mentre per i costi indiretti si deve predefinire il metodo del calcolo. COSTI DIRETTI : fattori produttivi direttamente e oggettivamente attribuibili ad uno specifico oggetto COSTI INDIRETTI : fattori produttivi che devono essere attribuiti ai singoli oggetti attraverso una base di
COSTI VARIABILI : valori espressivi di un fattore produttivo il cui consumo complessivo varia in misura proporzionale al variare del volume di produzione (tutti i costi diretti sono variabili) COSTI FISSI : valori espressivi di un fattore produttivo il cui consumo complessivo non varia al variare volume di produzione
COSTO PRIMO: valore delle materie prime impiegate COSTO DIRETTO DI TRASFORMAZIONE: valore dei fattori diretti di trasformazione (es. manodopera) COSTO DIRETTO DI PRODUZIONE: costo primo + costo diretto di trasformazione COSTO VARIABILE DI PRODUZIONE: costo diretto di produzione + costi variabili di produzione (es. energia elettrica) COSTO PIENO DI PRODUZIONE: costo diretto di produzione + costi indiretti fissi di produzione (es. ammortamento) COSTO VARIABILE AZIENDALE: costo variabile di produzione + altri costi variabili (es. provvigioni agenti di vendita) COSTO PIENO AZIENDALE : contiene sia i costi diretti che indiretti
L’oggetto di calcolo solitamente non è il prodotto ma ad esempio il reparto o una fase del processo produttivo. COSTI SPECIFICI : costi riferiti a fattori produttivi i cui processi di impiego/utilizzo possono attribuirsi in via esclusiva all’oggetto di calcolo preso in considerazione COSTI COMUNI : costi riferiti a fattori produttivi i cui processi di impiego/utilizzo, in ragione delle scelte di assetto e di organizzazione del sistema aziendale, non possono attribuirsi in via esclusiva all’oggetto di calcolo preso in considerazione (base di ripartizione)
COSTI COMUNI : fattori produttivi utilizzati in modo discrezionale per ottenimento contemporaneo o alternativo di più prodotti (es. raffinazione petrolio)
COSTI CONGIUNTI : processi produttivi tecnicamente congiunti. Non posso utilizzare la capacità produttiva in maniera discrezionale
COSTI DI PRODOTTO : costi allocati ai prodotti, con vari procedimenti a seconda della configurazione di costo prescelta COSTI DI PERIODO : costi non allocati ai prodotti, che vengono “spesati” in maniera indistinta nel conto economico del periodo, poiché non hanno nulla a che vedere con il processo produttivo e non cambiano l’efficienza del
COSTI ELIMINABILI : sono specifici di un determinato prodotto; se non produco più il prodotto elimino anche il consumo del relativo fattore produttivo (tutti i costi fissi specifici sono eliminabili) COSTI INELIMINABILI : costi non specifici di un determinato prodotto; se non produco più il prodotto continuerò a sostenerli (tutti i costi fissi comuni sono ineliminabili)
Sono i costi e i ricavi che differiscono rispetto alle alternative che vengono utilizzati dall’azienda (es. accettare un ordine in più rispetto al budget).
I costi sommersi non possono essere modificati da alcuna decisione. Non sono costi differenziali e dovrebbero essere ignorati nel processo decisionale (es. 10 000€ per un’auto: sia che la guidi o meno, non si può modificare il suo costo).
Non sono costi realmente sostenuti, ma sono rilevanti nel momento in cui vengono sostenute determinate decisioni o avvengono determinati fenomeni (es. salario direzionale, interessi sul capitale di rischio, affitti “figurativi” su beni in uso gratuito, remunerazione del capitale di credito).
Il beneficio potenziale a cui si rinuncia quando si sceglie un’alternativa rispetto a un’altra identificabili in ricavi mancati e/o mancati risparmi di costo (es. se non si frequentasse l’università, si potrebbero guadagnare 15.000€ l’anno: costo opportunità per frequentare un anno di università è di 15.000€).
Il sistema di misurazione dei costi impone di operare precise scelte di progettazione e di funzionamento. Le problematiche di determinazione del costo di produzione implicano scelte di:
L’imputazione tradizionale di attribuzione dei costi indiretti al prodotto si basa sulla ricerca di un legame di consumo tra i fattori produttivi e l’unità di prodotto. Tale legame può essere espresso in due diversi modi calcolando una base di ripartizione che ricerca un legame di consumo tra i fattori produttivi indiretti e l’unità di prodotto:
IL METODO ORIENTATO ALLE RISORSE : può risultare adeguato in situazioni caratterizzate da un grado di complessità molto basso (processo produttivo semplice, limitati prodotti…) nelle quali prevalgono i costi diretti rispetto a quelli indiretti, e questi ultimi sono prevalentemente di natura industriale e facilmente riferibili all’unità di prodotto. In altre parole, il metodo è adatto in un contesto nel quale i processi produttivi delle imprese sono caratterizzati dal ruolo fondamentale svolto dalla manodopera diretta, rispetto agli altri fattori produttivi.
Il contesto descritto è coerente con le FINALITÀ: valutare le rimanenze dei prodotti finiti e determinare il prezzo di vendita.
Per gestire la complessità, almeno a livello dei processi produttivi, è necessario portare l’informazione di costo nel luogo fisico in cui le risorse sono consumate dai prodotti (maggior consapevolezza di come vengono assorbite le risorse all’interno del processo tecnico produttivo). L’articolazione dei processi di produzione impedisce l’individuazione di relazione diretta tra impiego dei fattori e risultati (metodo orientato alle risorse), ne consegue la necessità di impostare la misurazione per livelli intermedi , rappresentati dai CENTRI DI COSTO , i quali variano in base alla necessità di rappresentazione della complessità del processo produttivo aziendale. Con il sistema basato sui centri di costo il processo di ripartizione dei costi indiretti ai prodotti si articola in due fasi: i costi sono localizzati nelle unità operative in cui gli stessi sono generati (Cdc) e successivamente sono imputati all’unità di prodotto. Si spezza così la ricerca del legame tra costi indiretti e unità di prodotto. Questo processo consente di esplicitare le modalità con le quali le unità organizzative consumano le risorse e in particolare quali fattori produttivi sono consumati e con quali intensità nelle unità organizzative, in secondo luogo si consente di determinare le modalità con le quali i prodotti consumano le risorse nel processo di trasformazione e quali centri di costo sono in relazione con i diversi prodotti e con quale intensità. CENTRI DI COSTO : è una minima unità contabile di raggruppamento dei costi che si basa sulla destinazione intermedia nel processo logico di calcolo del prodotto, spesso corrispondenti ad unità tecnico-organizzative (es. reparti, uffici, laboratori). La loro individuazione avviene sulla base di: certo ammontare delle risorse assegnate, omogeneità della tecnologia impiegata e omogeneità dei risultati. Se il centro di costo corrisponde ad un’unità organizzativa con a capo un RESPONSABILE , allora coincide con un CENTRO DI RESPONSABILITÀ (valenza organizzativa e di direzione).
Si possono definire non soltanto i centri di costo, ma anche considerare tutti i centri di responsabilità, i quali fanno riferimento al percorso di pianificazione e controllo. Sarà un CENTRO DI COSTO quel centro (tipicamente produttivo) che genera costi. La responsabilità del soggetto che è a capo del centro di costo riguarderà l’efficienza nell’acquisizione o nell’impiego delle risorse del centro. Questo è tipico delle unità organizzative all’interno delle quali si realizza un processo tecnico-produttivo, perché a parità di output la minimizzazione delle risorse impiegate amplifica l’efficienza, come la massimizzazione di output a parità di input. Si può però parlare di CENTRI DI SPESA , dove il processo tecnico-produttivo non è l’ottenimento di un output specifico, ma potrebbe essere un servizio che viene fornito agli altri centri operativi aziendali: quindi la responsabilità del soggetto che è a capo di quel centro riguarda un livello massimo di spesa da non superare a fronte di un certo livello di servizio. Si possono avere inoltre CENTRI DI RICAVO , che riguarda quell’unità organizzativa in cui il responsabile è valutato in funzione dei ricavi che consegue (es. unità commerciale), CENTRI DI PROFITTO , in cui la responsabilità è determinata sulla base dei profitti che si conseguono (es. ASA, aziende di gruppo) e CENTRI DI INVESTIMENTO , dove la responsabilità e la performance non si basa soltanto sul profitto che si consegue ma sul profitto che viene ad essere conseguito in rapporto al capitale che viene investito nelle ASA o nell’azienda facente parte del gruppo.
1) INDIVIDUAZIONE DEI CDC E LOCALIZZAZIONE DEI COSTI NEI CDC : consiste nello scomporre l’organizzazione tecnico-produttiva dell’azienda in tante unità organizzative (Cdc) in base al fatto che ciascuna unità organizzativa contribuisce in maniera diversa (dando un contributo individuale unico) alla realizzazione dell’intero processo tecnico produttivo
COSTI FINALI sono quelli che hanno una diretta relazione con l’oggetto finale (prodotto), mentre i CENTRI DI COSTO INTERMEDI hanno una relazione con altri Cdc dal momento che producono servizi o beni che possono rappresentare per gli altri Cdc risorse utilizzate. Questo processo consente anche di ridurre l’ammontare di costi che se considerati immediatamente relativi all’unità di prodotto avrebbero una % di costi comuni rispetto ai costi specifici diretti sui Cdc molto alta, perché un fattore produttivo utilizzato congiuntamente su più prodotti potrebbe essere un costo specifico per un centro di costo all’interno del quale viene effettuata una lavorazione. In questa prospettiva è possibile individuare 4 categorie di Cdc:
Possono essere utilizzate diverse metodologie che richiamano quei concetti di allocazione dei costi diretti e indiretti. Con riferimento al METODO DI ALLOCAZIONE DEI COSTI DEI CENTRI INTERMEDI si possono avere 3 metodologie :
numero di relazioni tra i centri è molto elevato ed è necessario che l’azienda effettui anche una considerazione di convenienza, perché più precisione si vuole ottenere e più il procedimento è complicato e quindi costoso. Bisogna considerare quindi se la maggior precisione possa essere utile effettivamente all’azienda. La BASE DI RIPARTIZIONE dei costi all’interno dei centri intermedi rende esplicite le relazioni fra i centri di costo. Nel determinare la base di ripartizione si può ricorrere a differenti indicatori :
In questo caso l’oggetto di calcolo del costo, che è il prodotto finito , è l’ultimo del percorso di calcolo ad essere “caricato” di costi. Per questo bisogna individuare della BASI DI RIPARTIZIONE in grado di rappresentare la diversa intensità con cui ciascun prodotto assorbe la capacità produttiva di ciascun centro di costo finale. Un elemento importante per individuare l’intensità che ciascun prodotto assorbe viene determinata attraverso il concetto di capacità produttiva calcolata in base a uno dei 4 concetti di capacità utilizzati:
Rappresenta un’evoluzione resa necessaria da cambiamenti di contesto e dall’operatività aziendale. Il sistema basato sui centri di costo fa riferimento a:
L’assunto su cui si basa è che i prodotti, i servizi e i clienti consumano le attività del processo produttivo, e queste ultime, utilizzando i vari fattori produttivi, generano i costi. In questo caso, l’azienda è considerata un insieme di processi interrelati costituiti a loro volta da attività che trasformano gli input in output: avviene quindi una modifica dell’ottica della contabilità dei costi, perché i punti di riferimento sono le attività e non i prodotti. Le RISORSE sono fattori produttivi che vengono utilizzati per arrivare alla fine del processo. Le ATTIVITÀ riguardano processi come la progettazione, la produzione, la vendita e la distribuzione e che sono in grado di valorizzare il prodotto/servizio: è fondamentale quindi definire le attività, perché la scelta di queste verrà fatta sulla base di un’analisi che implica l’evidenziazione delle attività che l’impresa ritiene strategicamente capace di produrre valore. Con il fatto che le attività sono in grado di accrescere il valore delle risorse nell’ottenimento del prodotto, cambia la METODOLOGIA, che in questo caso rappresenta l’evoluzione del sistema del calcolo dei costi: l’impresa gestisce attività per perfezionare i prodotti e i servizi offerti alla clientela. L’opportunità è quella di avere una gestione critica e innovativa , il cui vero elemento di novità è individuabile nel fatto che essa è concepita come una necessità continua, nel senso che le attività considerate strategiche sono in continuo cambiamento. CARATTERISTICHE : la focalizzazione sulle attività consente il superamento della visione gerarchica dell’azienda: guardare l’azienda come un insieme di processi (e non come una gerarchia di unità organizzative) è un requisito importante per migliorare l’analisi direzionale. Un altro elemento è valutare l’implicazione di tutti i costi aziendali nell’ambito del processo decisionale attribuendoli alle unità di prodotto nel modo più accurato possibili, cioè ci si focalizza sulle attività , che sembrano non avere un legame immediato con le unità di prodotto (es. ricerca e sviluppo), che consentono all’impresa di ottenere prodotti ad un livello di innovazione tale per cui i clienti riconoscono il valore dei beni rispetto a quelli dei concorrenti. Il sistema ABC consente inoltre di migliorare l’allocazione dei costi relativi alle strutture indirette , che hanno un valore sempre maggiore, prendono il nome di overhead cost. Solo la metodologia ABC è in grado di tener conto che le cause di variabilità dei costi indiretti relativi alle strutture sono correlate a più aspetti della complessità organizzativa, cioè alle transazioni , più che ai volumi e prezzi di vendita ottenibili con i prodotti. Poiché l’ABC si basa sull’identificazione delle attività, il sistema enfatizza che le attività da considerare non sono più quelle di fabbricazione, ma anche quelle di supporto che hanno la funzione di migliorare l’offerta aziendale e di influenzarne l’efficacia.
Per ATTIVITÀ si intende insieme di azioni o compiti elementari che hanno determinate caratteristiche:
Le risorse comuni a più attività sono attribuite utilizzando i resource drivers : sono misure del consumo delle risorse da parte delle attività e servono per attribuire i costi delle risorse alle attività (es. costo personale: numero personale, se stabile, altrimenti ore uomo). Quando l’attività occupa uno specifico spazio fisico è possibile attribuire all’attività il costo dello spazio fisico occupato (es. stoccaggio, affitto: metri quadri occupati). DIFFERENZE TRA IL SISTEMA CDC E ABC Si differenziano per la natura e la dimensione del contenitore intermedio dei costi: nel sistema ABC è rappresentato dall’ATTIVITÀ, mentre nel sistema CDC dall’UNITÀ ORGANIZZATIVA. Quindi le differenze riguardano sostanzialmente:
Resource driver
I sistemi di produzione rappresentano il subsistema aziendale preposto allo svolgimento delle attività di combinazione e trasformazione dei fattori produttivi, con la finalità di ottenere prodotti e servizi da utilizzare in altre produzioni oppure da offrire ai clienti finali. Nella realtà esistono differenti configurazioni di sistemi produttivi e molteplici criteri di classificazione. Una classificazione rilevante ai fini del controllo direzionale è quella che distingue le produzioni su commessa dalle produzioni per processo: le COMMESSE si riferiscono a produzione di beni e servizi non in serie eseguiti di solito su ordinazione e secondo le specifiche dei clienti, mentre per le PRODUZIONI PER PROCESSO hanno per oggetto beni con caratteristiche standard e si contraddistinguono per un flusso produttivo continuo. Le metodologie di misurazione di costo del prodotto variano tra le due tipologie: il differente grado di continuità dei flussi di produzione e la diversa possibilità di distinzione dei prodotti a livello unitario influenzano le modalità e le problematiche di determinazione dei costi. Nelle PRODUZIONI SU COMMESSA l’oggetto di calcolo finale del costo di produzione è il prodotto , mentre il centro di accumulazione dei costi è rappresentato dalla specifica commessa : in questo caso si è in presenza di un COSTO SPECIFICO. Nelle PRODUZIONI PER PROCESSO l’oggetto di calcolo è il prodotto , mentre il certo di accumulazione dei costi è il reparto : in questo caso si è in presenza di un costo MEDIO.
PRODUZIONI SU COMMESSA : possono essere per singola unità o per lotti : la PRODUZIONE SINGOLA significa che l’oggetto della commessa è rappresentato da un’unità di produzione identificabile e distinguibile dalle altre unità (es. nave), mentre la PRODUZIONE PER LOTTI ha come oggetto più unità di produzione uguali tra loro, realizzati in modo discontinuo, di solito distinguibili da quelli di altri lotti ma non da quelli dello stesso lotto (es. abbigliamento).
PRODUZIONI PER PROCESSO : possono essere produzioni in serie oppure produzione per processo a flusso continuo : la PRODUZIONE IN SERIE vengono realizzate serie continue di prodotti identici ma che cambiano al mutare della serie (es. computer, prodotti alimentari), mentre nella PRODUZIONE PER PROCESSO A FLUSSO CONTINUO non è possibile individuare l’unità di prodotto differente dall’altra unità almeno fino ad una fase avanzata del processo di produzione: il flusso produttivo prosegue con continuità di realizzazione, cioè l’assorbimento dei fattori avviene prevalentemente in maniera indiretta all’interno del flusso di processo produttivo (es. bevande, prodotti chimici, tessili, cartacei…).
basso grado di continuità del flusso di produzione elevata possibilità di distinzione dei prodotti singoli
Bisogna individuare il comportamento dei fattori produttivi rispetto alla realizzazione di commessa. La commessa rappresenta l’oggetto del costo, a prescindere che si tratti di una commessa specifica o di una commessa per lotti: dopo aver determinato il costo della commessa si potrà individuare il costo di ogni singola unità. Nel caso in cui la commessa riguardi solo un’unità di prodotto il costo coinciderà con la commessa complessiva , nel caso di una commessa per lotti basterà dividere il costo totale della commessa per le varie unità di prodotto trovando il costo medio. Per determinare il costo della COMMESSA si dovranno individuare i COSTI DIRETTI , formati da costi specifici direttamente attribuibili alla commessa, e i COSTI INDIRETTI , formati dai costi comuni a più commesse riferibili alla singola commessa attraverso il coefficiente di allocazione (CDA): tutti i costi sono accumulati in uno specifico documento denominato SCHEDA DI COMMESSA. La scheda di commessa è un documento in cui vengono definiti alcuni elementi di carattere fondamentale :
La presenza di differenti tati di avanzamento dei prodotti (rimanenze, scarti) e di disomogeneità nell’emissione dei fattori rende necessario il riferimento alle Unità Equivalenti di Produzione (UEP): unità interamente trasformate che potrebbero essere ottenute a fronte della quantità di fattore produttivo immesso. È necessario quindi conoscere il processo produttivo, in modo tale da sapere quando i fattori produttivi diretti e indiretti vengono assorbiti dai reparti. UEP= numero unità x % avanzamento processo
Le unità equivalenti sono parzialmente complete e fanno parte del magazzino semilavorati. I prodotti parzialmente completi sono espressi in termini di unità completate. Questo concetto serve inoltre per ottenere di sommare fra loro unità omogenee , che non lo sarebbero se non si ricorresse a questa nozione di UEP (es. 2 unità sono equivalenti ad un prodotto completato). Il UEP è utilizzato per ciascun fattore produttivo calcolando così il costo. Quando i fattori produttivi sono immessi nel processo in diversi momenti, è necessario calcolare la % di utilizzo di ciascun fattore produttivo: UEP (fattore)= numero unità x % utilizzo del fattore Le UEP complessive di ciascun fattore corrispondono alla somma delle UEP relative a ciascuna categoria di prodotto (prodotti finiti, rimanenze finali, scarti). COSTO UNITARIO MEDIO (fattore)= costi (fattore) / UEP complessive (fattore) Sommando il costo unitario medio delle materie prime, il costo unitario medio della manodopera diretta e il costo unitario medio dei costi generali di produzione si ottiene il COSTO UNITARIO MEDIO DI REPARTO. Per calcolare il costo medio unitario di reparto è peraltro necessario ipotizzare in quale modo si sviluppi il flusso dei fattori produttivi, tenendo conto dello specifico contesto produttivo e delle esigenze di controllo. Due metodi sono quelli più diffusi per calcolare questa problematica: il metodo della MEDIA PONDERATA e il metodo FIFO.
3. Calcolo costo unitario medio per ciascun fattore e totale di reparto (es. MOD costi da precedenti periodi (RI) = 700, costi di produzione del periodo 6000. Totale costi MOD del reparto= 6700; costo unitario medio MOD= 6700/UEP= 20€; costo unitario medio di reparto= somma costi unitari medi per ciascun fattore)
4. Calcolo costo prodotti, rimanenze finali e scarti (UEP fattore x costo unitario medio per fattore) : a. prodotti finiti= numero prodotti x costo unitario medio DI REPARTO b. RIMANENZE E SCARTI= sommatoria (UEP fattore x costo unitario medio di fattore) (es. UEP MOD rimanenze finali = 75 x 20 euro (costo unitario UEP) = 1500 costo MOD nelle rimanenze finali a cui devo sommare il costo, analogamente calcolato, con riferimento agli altri fattori utilizzati dalle rimanenze finali)
La produzione di più prodotti avviene, in tutto o in parte, attraverso il medesimo processo produttivo. Le differenti tipologie di prodotto non sono identificabili fino ad un determinato punto del processo, detto punto di split-off. Le differenti tipologie di prodotto posseggono un proprio mercato. TIPOLOGIE PRODOTTI CONGIUNTI IN SENSO STRETTO : sono prodotti che presentano valori di vendita relativamente comparabili PRODOTTI PRINCIPALI E SOTTO-PRODOTTI : sono prodotti che presentano valori di vendita non comparabili (si individuano, quindi, prodotti principali e sotto-prodotti)
Il metodo basato sulle quantità prodotte : i costi comuni vengono ripartiti in base ai volumi di produzione Il metodo del valore di vendita : i costi comuni vengono ripartiti in base ai ricavi di vendita