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Riassunto sulla filosofia di Anna Harendt
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il XX secolo è stato l’età delle guerre mondiali e dei totalitarismi (fascismo, nazismo e stalinismo). In questo contesto, segnato dalla società di massa, si colloca la riflessione etico-filosofica e giuridico-politica delle più interessanti pensatrici del Novecento: Hannah Arendt e Simone Weil. HANNAH ARENDT Hannah Arendt, nata da famiglia ebrea a Königsberg, dopo gli studi universitari è costretta ad abbandonare la Germania per motivi politici; si rifugia definitivamente negli Stati Uniti. L’opera che la renderà famosa in tutto il mondo è il monumentale saggio del 1951 , condotto in collaborazione con il marito Heinrich Blücher, intitolato Le origini del totalitarismo , LE ORIGINI DEL TOTALITARISMO Apparso dopo la seconda guerra mondiale e in piena guerra fredda, nelle “origini del totalitarismo” l’autrice analizza le cause e il funzionamento dei regimi totalitari, considerati come una conseguenza tragica della società di massa, in cui gli uomini sono resi atomi , sradicati da ogni relazione umana e privati dello stesso spazio pubblico in cui hanno senso l’azione e il discorso. Per la Arendt sono regimi totalitari veri e propri quello hitleriano e quello staliniano, affermatisi con l'appoggio delle masse, politicamente neutrale, tipica della moderna società di massa, costituita da individui-atomi che "si caratterizzano per l'isolamento e la mancanza di normali relazioni sociali". La struttura dell’opera è complessa e importante sotto due aspetti: storico-politico perché analizza i tratti di fondo della storia europea moderna e contemporanea e il periodo che va dagli ultimi venti anni dell’Ottocento fino alla seconda guerra mondiale; filosofico-politico perché elabora uno schema generale del regime totalitario, con riferimento al nazismo e allo stalinismo poiché riconducibili alla stessa idea di totalitarismo. L’analisi della Arendt si rivolge a tre elementi (antisemitismo, imperialismo e razzismo) che la filosofa considerava espressione di un problema: dietro l’antisemitismo, il problema della questione ebraica ; dietro il decadimento dello Stato nazionale quello di una nuova organizzazione dei popoli; dietro il razzismo, il problema di una nuova concezione del genere umano ; dietro l’espansionismo fine a se stesso, la questione della riorganizzazione di un mondo che la società occidentale è costretto a dividere con popoli le cui tradizioni le sono estranee. Il totalitarismo si fonda sulla convinzione che esso potesse dare una risposta a tali problemi.
individui, potevano essere reclamati solo da cittadini di uno stato. Pertanto gli ebrei che, non avendo uno stato in cui identificarsi come popolo ed un territorio definito in cui poter vivere, sono stati privati del diritto di cittadinanza, c’è stata la totale negazione del fondamentale diritto umano e cioè il diritto di avere diritti , che significa il diritto di appartenere ad una comunità politica. Il razzismo non è una forma di nazionalismo, ma è il suo opposto. Il nazionalismo genuino è legato ad uno specifico territorio e ai traguardi di particolari esseri umani; la razza è un criterio biologico e si riferisce a caratteristiche naturali fisiche: le persone sono identificate per i loro caratteri razziali innati, mentre le differenze individuali diventano irrilevanti. L’ideologia razzista aveva bisogno di un equivalente in Europa e gli ebrei erano adatti a tale ruolo. Essi, infatti, avendo consolidato una loro identità senza territorio e senza uno stato, apparvero come un corpo politico razziale. Ma nessuno comprese che il problema era di tipo politico. Solo l’uguaglianza giuridica e politica protegge gli individui da discriminazioni. Promulgando le leggi razziali di Norimberga , i nazisti crearono una “ razza ” perché crearono un gruppo d’uomini privi di diritti e differenti sul piano giuridico.