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Appunti su Anna Harendt, Appunti di Storia

Appunti su Anna Harendt , liceo scientifico tradizionale

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 23/09/2025

ilaria-da-ros-
ilaria-da-ros- 🇮🇹

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Tema di argomento storico-sociale
Alla luce delle tue conoscenze, maturate attraverso lo studio del fenomeno
della società di massa e dei totalitarismi, e alla luce delle tue esperienze
quotidiane, interpreta queste conclusioni di H. Arendt, nel suo Le origini del
totalitarismo.
‘A parte tali predizioni…, rimane il fatto che la crisi del nostro tempo e la sua
esperienza centrale hanno portato alla luce una forma interamente nuova di
governo che, in quanto potenzialità e costante pericolo, ci resterà
probabilmente alle costole per l’avvenire.’
Le parole di Hannah Arendt sono di un’attualità disarmante.
La Arendt , nel suo libro ‘ le origini del totalitarismo (termine coniato in Italia
per definire il regime fascita) mette in risalto questo sistema politico nuovo
che, rispetto ai regimi precedenti si differenzia nel fatto che la vita di tutti
appartiene allo Stato ed è per questo condizionata dalle decisioni dello Stato
che è il Partito. La filosofa sottolinea che il totalitarismo purtroppo non è
qualcosa che appartiene al passato ( nazismo, stalinismo) ma può tornare
sotto forme diverse, adattandosi ai cambiamenti della società, della tecnologia
e dell’economia. Effettivamente, in ogni Paese , anche dove sono forti i
capisaldi della democrazia, dittatura e totalitarismo continuano ad essere vivi
negli animi, pur non essendo manifestati apertamente. Basti pensare a
Vladimir Putin che ha cementato il consenso sulla nostalgia sovietica o Donald
Trump che ha approffittato della frustrazione della classe bianca media . Liliana
Segre, ………. Non si stanca mai di ricordarci che la non-democrazia avanza,
giorno dopo giorno nell’indifferenza generale.
Tutto ciò su cui intendo soffermarmi non sarebbe comunque comprensibile
senza prima aver preso in esame la definizione del concetto di società di
massa. E’ una società formata da persone dove i singoli tendono a scomparire
rispetto al gruppo, le masse agiscono, consumano e pensano allo stesso modo.
Gustave Le Bon……. e Josè Ortega Gasset……… , hanno studiato come e
perché le masse possono essere manipolate e trasformarsi in uno strumento
di potere. Gasset descrive ‘l’uomo di massa’ come colui che non ha strumenti
critici per capire la politica, ma si sente comunque al centro del mondo. Le Bon
ci fornisce una visione ampia del fenomeno soffermandosi sia sulla forza che
muove la massa che sulle capacità che deve avere un leader. La forza che
muove la massa è data dal fatto che le persone in gruppo si sentono invincibili
e senza responsabilità morale; la perdità dell’individualità rende il soggetto
suggestionabile. La ragione viene annullata e lascia spazio al sentimento
all’anima delle masse, all’inconscio. La fede (non religiosa nel senso stretto, ma
disponibilità a credere nelle verità espresse dai loro capi) prende il posto della
ragione . Ecco che il leader agisce su questo fattore; incanta le masse con
slogan propagandistici, una strategia comunicativa di parole chiave e
messaggi ripetuti. Ai tempi dell’antica Roma lo slogan era ‘panem et
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Tema di argomento storico-sociale Alla luce delle tue conoscenze, maturate attraverso lo studio del fenomeno della società di massa e dei totalitarismi, e alla luce delle tue esperienze quotidiane, interpreta queste conclusioni di H. Arendt, nel suo Le origini del totalitarismo. ‘A parte tali predizioni…, rimane il fatto che la crisi del nostro tempo e la sua esperienza centrale hanno portato alla luce una forma interamente nuova di governo che, in quanto potenzialità e costante pericolo, ci resterà probabilmente alle costole per l’avvenire.’ Le parole di Hannah Arendt sono di un’attualità disarmante. La Arendt , nel suo libro ‘ le origini del totalitarismo (termine coniato in Italia per definire il regime fascita) mette in risalto questo sistema politico nuovo che, rispetto ai regimi precedenti si differenzia nel fatto che la vita di tutti appartiene allo Stato ed è per questo condizionata dalle decisioni dello Stato che è il Partito. La filosofa sottolinea che il totalitarismo purtroppo non è qualcosa che appartiene al passato ( nazismo, stalinismo) ma può tornare sotto forme diverse, adattandosi ai cambiamenti della società, della tecnologia e dell’economia. Effettivamente, in ogni Paese , anche dove sono forti i capisaldi della democrazia, dittatura e totalitarismo continuano ad essere vivi negli animi, pur non essendo manifestati apertamente. Basti pensare a Vladimir Putin che ha cementato il consenso sulla nostalgia sovietica o Donald Trump che ha approffittato della frustrazione della classe bianca media. Liliana Segre, ………. Non si stanca mai di ricordarci che la non-democrazia avanza, giorno dopo giorno nell’indifferenza generale. Tutto ciò su cui intendo soffermarmi non sarebbe comunque comprensibile senza prima aver preso in esame la definizione del concetto di società di massa. E’ una società formata da persone dove i singoli tendono a scomparire rispetto al gruppo, le masse agiscono, consumano e pensano allo stesso modo. Gustave Le Bon……. e Josè Ortega Gasset……… , hanno studiato come e perché le masse possono essere manipolate e trasformarsi in uno strumento di potere. Gasset descrive ‘l’uomo di massa’ come colui che non ha strumenti critici per capire la politica, ma si sente comunque al centro del mondo. Le Bon ci fornisce una visione ampia del fenomeno soffermandosi sia sulla forza che muove la massa che sulle capacità che deve avere un leader. La forza che muove la massa è data dal fatto che le persone in gruppo si sentono invincibili e senza responsabilità morale; la perdità dell’individualità rende il soggetto suggestionabile. La ragione viene annullata e lascia spazio al sentimento all’anima delle masse, all’inconscio. La fede (non religiosa nel senso stretto, ma disponibilità a credere nelle verità espresse dai loro capi) prende il posto della ragione. Ecco che il leader agisce su questo fattore; incanta le masse con slogan propagandistici, una strategia comunicativa di parole chiave e messaggi ripetuti. Ai tempi dell’antica Roma lo slogan era ‘panem et

circenses’, oggi potrebbe essere : sono uno di Voi, meno tasse, make America great again, etc. Hannah Arendt dopo approfonditi studi sul totalitarismo ci mette in guardia sul pericolo che questa enorme tragedia storica possa ricomparire nelle nostre società. Potenzialmente in ogni Paese esiste una massa formata da persone politicamente neutrali, che non aderiscono mai ad un partito e fanno fatica a recarsi alle urne , praticamente gente indifferente, apatica, perfetta per essere manipolata. Il totalitarismo non esiste senza la società di massa. Oltre all’apatia della massa, ciò che sconvolge è come tali folle talvolta possano agire, lasciando libero sfogo ai loro impulsi più biechi. Arendt , che ha subito in prima persona le angherie di coloro che appartenevano alla società di massa nazista, definisce questo agire ‘La banalità del male’. La filosofa, seguendo il processo contro Adolf Eichman (ufficiale delle SS), ha la conferma che le persone si discolpano, dai crimini più orribili, dicendo che eseguivano degli ordini e quindi svolgevano solo il loro compito. Eichmann pur se poi giudicato colpevole ed impiccato era apparso come un uomo normale, non era un sanguinario, si era solo adeguato al nazismo, facendo carriera nelle SS. A parte quindi i pazzi, molti si possono conformare alla banalità del male per diversi motivi tra i quali la paura potrebbe essere il più determinante. Il controllo sociale, di cui la Arendt ci vuole mettere sull’avviso, nei primi del Novecento era compito della polizia segreta e della censura mentre oggi è subdolo. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia e i dati personali possono essere sfruttati per influenzare le opinioni pubbliche , limitare la libertà di espressione e soffocare il dissenso. Pensiamo alla sorveglianza di massa , agli algoritmi che ci mostrano solo certi contenuti e alla manipolazione delle informazioni sui social. Il pericolo è proprio questo, che il totalitarismo non torni sotto forma di un regime violento e riconoscibile, ma come un processo lento e latente che coinvolgerà ancora un numero maggiore di persone minacciando la democrazia in nome del pensiero unico. Quando analizzato da Arendt, Le Bon e Ortega y Gassett ci insegnano che il totalitarismo non è un capitolo chiuso della storia, ma una minaccia sempre presente. Il problema non è tanto la manifestazione del potere in sé ma la passività delle persone che si lasciano trascinare senza mettere in discussione ciò che accade intorno a loro. Un vaccino al totalitarismo non esiste, quindi cosa possiamo fare per avere una società di massa positiva? Innanzitutto mantenere viva la memoria storica per imparare dagli errori del passato poi sviluppare un proprio pensiero critico e avere così un’identià che si confronta con gli altri; partecipare attivamente alla vita politica, fare opposizione, non permettere che si formi un partito unico. Fare in modo cioè di smontare uno per uno le caratteristiche negative della società di massa, senza la quale non ci sarebbero leaders e totalitarismi. Bisogna imparare fin da piccoli a saper scegliere la strada e prendersi le proprie respnsabilità. Qualsiasi essa sia, la vita di ognuno di noi è piena di