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filosofia morale hanna Harendt, Sintesi del corso di Filosofia morale

filosofia morale Hanna Harendt

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 13/05/2021

FedericaRoma_1995
FedericaRoma_1995 🇮🇹

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PROLOGO
Hanna Arentd riflette sulla volontà da’uomo di fuggire dalla prigione terrestre,in quanto vuole migliorare la propria
condizione cercando di rifugiarsi nella dimensione artificiale della scienza (in quanto questa dimensione artificiale
permette all’uomo di staccarsi dal peso del lavoro,ma comunque non rappresenta una risposta al senso dell’agire
umano).
CAPITOLO 1 : LA CONDIZIONE UMANA
A vita activia e la condizione umana
L’autrice individua tre tipologie di attività umane:
1 attività lavorativa,che garantisce lo sviluppo biologico del singolo individuo(naturale)
2 attività operativa,che serve alla creazione degli elementi artificiale che servono all’uomo per garantirgli la
permanenza sulla terra (case,oggetti)
3 l’azione, mette in evidenza il rapporto tra gli uomini e evidenza la loro pluralità.
Questi tre elementi sono necessari per la vita umana.
Il termine vita activa
Il termine vita activa viene usato da Aristotele che lo intende come l’attività dell’uomo libero privo di ogni
condizionamento lavorativo. In Agostino,con l’avvento del cristianesimo,il termine vita activa viene inteso come
l’occuparsi delle cose di questo mondo come anche partecipare alla vita politica,rappresentata dalla contemplazione.
Nello stesso tempo Agostino degrada la vita activa e privilegia la contemplazione.
Eternità e immortalità
Il termine immortalità rappresenta il permanere nel tempo,questa caratteristica però è tipica delle divinià in quanto
gli uomini non possiedono questa capacità in quanto non sono degli di divenire immortali,però possono compiere
azioni che sono degne di divenire immortali. Visto che l’azione è un elemento principale della vita attiva e della
condizione umana di conseguenza anche l’immortalità è considerata una caratteristica della vita attiva. In opposizione
all’immortalità c’è l’eternità cioè l’eternità del filosofo in quanto rimane eterno ciò che dice.
CAPITOLO 2 : SPAZIO PUBBLICO E SFERA PRIVATA
L’uomo:animale sociale o animale politico
Secondo Aristotele l’uomo era un animale politico ovvero uno zoon politikon,in seguito con la fine della polis la
politica ha perso il suo valore e tommaso d’aquino e seneca hanno incominciato a tradurre l’antica concezione del
zoon politikon in quella di animale sociale. La natura politica dell’uomo viene sostituita con l’idea di una natura
sociale. In quanto con il concetto di natura sociale la società rappresenta un’alleanza tra gli uomini in vista di un fine
specifico,mentre la dimensione politica escludeva questa finalità. Il discorso è una caratteristica importante della
società moderna in quanto attraverso il dialogo gli uomini interagiscono tra di loro cosi da mantenere un contatto
sempre vivo.
La polis e la sfera domestica
La vita domestica e la vita politica erano due cose ben distinte per i greci,mentre la sfera sociale era un incrocio tra il
mondo della casa e la vita politica. Con l’unione della sfera domestica e della vita politica(polis) di può parlare di
economia politica. Hanna Arentd non condivide l’unione di questo termine in quanto erano dei termini in
contraddizione tra loro: l’economia rappresentava la sfera privata,mentre la politica quella pubblica quindi non capiva
come due termini cosi diversi potessero essere accomunati.
L’avvento della sfera sociale
La privacy è la dimensione privata che nel mondo antico era propria dello schiavo che non era considerato umano in
quanto era privato della dimensione pubblica. Con la nascita della società(mondo moderno)si vengono a creare delle
distinzioni tra il mondo moderno e quello antico in quanto nel mondo moderno la dimensione privata viene quindi
inghiottita da quella pubblica che assume tratti del privato. Il risultato è che l’individuo sente la necessità di costruirsi
uno spazio proprio chiamato intimità. Nella famiglia quindi non esiste più un’azione libera e individuale ma le azioni
sono mirate a soddisfare i bisogni primari dei membri della famiglia; quindi l’azione perde la sua individualità e diviene
comportamento,ossia l’azione non è più singola ma rivolta agli altri. L’azione è imprevedibile in quanto non si sa mai la
conseguenza e non sai mai come andrà a finire,mentre il comportamento è prevedibile in quanto si sa quello che si
deve fare e sa quali sono le conseguenze(è studiato). Un’altra caratteristica della società moderna è il suo essere fatta
di lavoratori i quali provvedono alla società a cui appartengono come se fosse una grande famiglia. Prima nel mondo
greco il lavoro apparteneva ad una dimensione privata mentre ora è pubblico adeguandosi alle nuove esigenze di
questa nuova società.
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PROLOGO

Hanna Arentd riflette sulla volontà da’uomo di fuggire dalla prigione terrestre,in quanto vuole migliorare la propria condizione cercando di rifugiarsi nella dimensione artificiale della scienza (in quanto questa dimensione artificiale permette all’uomo di staccarsi dal peso del lavoro,ma comunque non rappresenta una risposta al senso dell’agire umano). CAPITOLO 1 : LA CONDIZIONE UMANA A vita activia e la condizione umana L’autrice individua tre tipologie di attività umane : 1 attività lavorativa,che garantisce lo sviluppo biologico del singolo individuo(naturale) 2 attività operativa,che serve alla creazione degli elementi artificiale che servono all’uomo per garantirgli la permanenza sulla terra (case,oggetti) 3 l’azione, mette in evidenza il rapporto tra gli uomini e evidenza la loro pluralità. Questi tre elementi sono necessari per la vita umana. Il termine vita activa Il termine vita activa viene usato da Aristotele che lo intende come l’attività dell’uomo libero privo di ogni condizionamento lavorativo. In Agostino ,con l’avvento del cristianesimo,il termine vita activa viene inteso come l’occuparsi delle cose di questo mondo come anche partecipare alla vita politica,rappresentata dalla contemplazione. Nello stesso tempo Agostino degrada la vita activa e privilegia la contemplazione. Eternità e immortalità Il termine immortalità rappresenta il permanere nel tempo,questa caratteristica però è tipica delle divinià in quanto gli uomini non possiedono questa capacità in quanto non sono degli di divenire immortali,però possono compiere azioni che sono degne di divenire immortali. Visto che l’azione è un elemento principale della vita attiva e della condizione umana di conseguenza anche l’immortalità è considerata una caratteristica della vita attiva. In opposizione all’immortalità c’è l ’eternità cioè l’eternità del filosofo in quanto rimane eterno ciò che dice. CAPITOLO 2 : SPAZIO PUBBLICO E SFERA PRIVATA L’uomo:animale sociale o animale politico Secondo Aristotele l’uomo era un animale politico ovvero uno zoon politikon ,in seguito con la fine della polis la politica ha perso il suo valore e tommaso d’aquino e seneca hanno incominciato a tradurre l’antica concezione del zoon politikon in quella di animale sociale. La natura politica dell’uomo viene sostituita con l’idea di una natura sociale. In quanto con il concetto di natura sociale la società rappresenta un’alleanza tra gli uomini in vista di un fine specifico,mentre la dimensione politica escludeva questa finalità. Il discorso è una caratteristica importante della società moderna in quanto attraverso il dialogo gli uomini interagiscono tra di loro cosi da mantenere un contatto sempre vivo. La polis e la sfera domestica La vita domestica e la vita politica erano due cose ben distinte per i greci,mentre la sfera sociale era un incrocio tra il mondo della casa e la vita politica. Con l’unione della sfera domestica e della vita politica(polis) di può parlare di economia politica. Hanna Arentd non condivide l’unione di questo termine in quanto erano dei termini in contraddizione tra loro: l’economia rappresentava la sfera privata,mentre la politica quella pubblica quindi non capiva come due termini cosi diversi potessero essere accomunati. L’avvento della sfera sociale La privacy è la dimensione privata che nel mondo antico era propria dello schiavo che non era considerato umano in quanto era privato della dimensione pubblica. Con la nascita della società(mondo moderno)si vengono a creare delle distinzioni tra il mondo moderno e quello antico in quanto nel mondo moderno la dimensione privata viene quindi inghiottita da quella pubblica che assume tratti del privato. Il risultato è che l’individuo sente la necessità di costruirsi uno spazio proprio chiamato intimità. Nella famiglia quindi non esiste più un’azione libera e individuale ma le azioni sono mirate a soddisfare i bisogni primari dei membri della famiglia; quindi l’azione perde la sua individualità e diviene comportamento,ossia l’azione non è più singola ma rivolta agli altri. L’azione è imprevedibile in quanto non si sa mai la conseguenza e non sai mai come andrà a finire,mentre il comportamento è prevedibile in quanto si sa quello che si deve fare e sa quali sono le conseguenze(è studiato). Un’altra caratteristica della società moderna è il suo essere fatta di lavoratori i quali provvedono alla società a cui appartengono come se fosse una grande famiglia. Prima nel mondo greco il lavoro apparteneva ad una dimensione privata mentre ora è pubblico adeguandosi alle nuove esigenze di questa nuova società.

La dimensione pubblica: l’essere in-comune L’autrice si concerta sui significati che può assumere il termine pubblico:

  • cio che è visto e udito da tutti.
  • ciò che è in comune a tutti,ossia ciò che mette in relazione tutti gli uomini ma tenendoli contemporaneamente separati. Questo mondo pubblico è progressivamente scomparso e il cristianesimo ha contribuito a questa scomparsa cercando di sostituirlo con i concetti di fratellanza e carità i quali non avevano niente a che vedere con il mondo pubblico,in quanto al cristianesimo non interessava il mondo pubblico ma dava importanza alla fede. La sfera privata: la proprietà Il concetto di privato assume un significato negativo se preso singolarmente,in quanto sottolinea la mancanza di qualcosa. L’unico ambito all’interno del quale il significato di privato è positivo è quando viene affiancato al concetto di proprietà: La proprietà privata ,attraverso la quale si può partecipare alla vita pubblica(lavoro). La posizione della attività umane Con il concetto di società anche la cura della proprietà privata è divenuta una preoccupazione sociale. L’autrice fornisce una distinzione fra pubblico e privato. Il pubblico è tutto quello che deve essere mostrato e percepito da tutti,mentre il privato deve essere tenuto segreto. Ma nel caso delle azioni buone anche se fanno parte della sfera pubblica sono condannate a rimanere private in quanto se fossero pubbliche scomparirebbero. CAPITOLO 3 : IL LAVORO Il lavoro del nostro corpo e l’opera delle nostre mani. Nel mondo greco il lavoro era oggetto di disprezzo in quanto era affidato agli schiavi. Mentre nell’età moderna il lavoro era visto diversamente (apprezzato) in quanto il lavoro distingueva gli uomini dagli animali. Marx si concerta sulla produttività in sé del lavoro e dice che non esiste un lavoro non produttivo in quanto per produttività non si deve intendere semplicemente l’oggetto compiuto. In quanto ogni lavoro da produttività. Egli introduce il concetto di forza lavoro che è identica per tutti ed è alla base del moderno concetto di intendere il lavoro. La cosalità delle cose Secondo Marx i beni di consumo sono divisi in oggetti d’uso che sono oggetti che hanno una stabilità come i mobili,le sedie mentre gli altri sono oggetti di immediato consumo come il cibo. Secondo Hanna Arendt esiste un’altra categoria di oggetti cioè il prodotto di azioni o discorsi i quali per poter resistere hanno bisogno di essere trasformati in cose come per esempio in pagine scritte di un libro. Lavoro e vita I bene meno durevoli(cibo) sono necessari per il ciclo biologico della vita. La produzione di questi beni è necessaria per il ciclo biologico della vita. Marx parla di lavoro come un processo di metabolismo necessario per mantenere in vita il nostro corpo. La natura minaccia il mondo artificiale creato dall’uomo per questo l’uomo deve proteggere quello che crea attraverso il lavoro. Lavoro e fecondità Il concetto di lavoro nella società moderna è fonte di ricchezza,anche nel caso di beni di breve durata i quali si trasformano in denaro( Locke ). Secondo Marx il lavoro non ha una fine ma è eterno. Non è possibile liberare l’uomo dal lavoro in quanto l’uomo non può fuggire dalla necessità di rinnovare il proprio ciclo biologico che gli permette di ricavare i mezzi di sostentamento. Però in Marx troviamo una contraddizione in quanto successivamente teorizza una rivoluzione per liberare l’uomo dal lavoro, questa cosa entra in contraddizione con la sua idea di animal laborans(uomo lavoratore) dove è impossibile eliminare l’elemento lavoro. Il lavoro è visto come fecondità in quanto deve garantire la sopravvivenza del singolo individuo, delle specie e della sua espansione, proprio come fa la natura. Questo è quello che Marx chiama SURPLUS ossia l’ordine divino di moltiplicarsi e crescere. A differenza del mondo greco che vedeva nel lavoro solo l’aspetto faticoso, l’era moderna individua il piacere che è prodotto dallo sforzo del lavoro per riuscire poi a godere dei frutti. Gli strumenti dell’opera e la divisione del lavoro Se nel mondo antico il soddisfacimento delle necessità biologiche era affidato allo schiavo,ora nel mondo moderno a portare avanti queste necessità è il lavoratore. La situazione è cambiata apparentemente il miglioramento degli strumenti di lavoro che hanno diminuito lo sforzo del lavoratore. Anche la divisione del lavoro ha modificato la

L’autrice mette in evidenza la difficoltà di svelare la vera essenza dell’uomo e di definirlo senza ricorrere alla descrizione delle sue qualità. L’azione e il discorso non rivelano solo un mondo oggettivo ma anche un mondo soggettivo e non per questo meno reale. La rivelazione è quindi data da un intreccio in quanto il mondo soggettivo si mischia con qualcosa che gia esiste(mondo oggettivo). La fragilità delle cose umane L’azione non è possibile nell’isolamento ma richiede sempre la presenza di altre persone. L’azione è agire e agire significa prendere l’iniziativa e portare a termine con l’aiuto degli altri l’azione. In questo processo il ruolo di comando non essere sempre affidato alla persone forte e superiore. Agire non vuol dire solo fare ma anche subire in quanto ogni azione è un processo di reazione a catena dove è difficile prevedere gli esiti. L’uomo è impotente di fronte all’imprevedibilità dell’azione. La soluzione dei greci Un rimedio dell’imprevedibilità dell’azione,nel mondo greco,è dato dalla costruzione della POLIS. La città serviva non solo a moltiplicare le occasioni di distinguersi e di compiere azioni immortali ma anche a mantenere a vivo il ricordo di queste azioni. Homo faber e lo spazio dell’apparenza Nel mondo antico importante era la politica. Secondo il politico,a differenza dell’uomo faber, i prodotti non contano più dell’uomo stesso e non a caso per l’uomo faber il discorso è una chiacchiera inutile(politico=discorso; homo faber=prodotto). Movimento del lavoro Il lavorare insieme,caratteristico dell’animal laborans, allevia lo sforzo ma crea anche la perdita dell’identità. Questa caratteristica non è tipica nel mondo politico,in quanto in politica si lavora insieme ma non si perde la propria identità. La tradizionale sostituzione del fare all’agire L’età moderna denuncia l’utilità dell’azione e del discorso in quanto sono imprevedibili e tenta quindi di trovare un sostituto attraverso il fare. Questo tentativo esclude il cittadino dalla sfera pubblica e lo sostituisce al monarca. Nasce cosi il concetto di governo dove solo alcuni possono comandare mentre gli altri,esclusi dall’azione,sono impegnati nel fare e nel produrre. Da Platone in poi il comandare è totalmente separato dall’eseguire gli ordini,in quanto chi comanda non esegue gli ordini e viceversa. La relazione che instaura il governo è come quello tra padrone e schiavo. Il carattere processuale dell’azione L’azione però non è scomparsa del tutto in quanto ha trovato una nuova manifestazione dei rapporti tra uomo e natura. Tali azioni sono come quelle politiche in quanto sono irreversibili e imprevedibili e i risultati sono incerti. Gli uomini devono essere in grado di sopportare questa imprevedibilità e per questo si sentono sempre colpevoli delle conseguenze delle loro azioni. Per questo il concetto di libertà è precario(discutibile) in quanto l’uomo si trova sempre coinvolto in una serie di conseguenze che non può dominare. L’irreversibilità e il potere di perdonare Spesso l’azione e il discorso creano degli inconvenienti che sono l’irreversibilità e l’imprevedibilità. Le uniche vie di uscita per uscire da questa situazione negativa sono il perdono e la promessa. Il perdono permette di non rimanere vittima delle conseguenze delle proprie azioni mentre la promessa permette di avere un’identità che rimane tale anche nell’imprevedibilità dell’azione. CAPITOLO 6 : LA VITA ACTIVA E L’ETA MODERNA L’alienazione dal mondo L’autrice identifica tre eventi che hanno segnato l’inizio dell’età moderna:la scoperta dell’America,la riforma protestante e l’invenzione del telescopio. La scoperta del punto di Archimede L’autrice dà importanza alla nascita del telescopio e nota come all’inizio questo strumento non provocò molta emozione anche se diede origine a una nuova visione del mondo. L’invenzione del telescopio ha segnato i primi tentativi dell’uomo verso la scoperta dell’universo e verso la possibilità di agire sulla terra da un punto dell’universo che si trova fuori di essa. Ciò che Galileo fece e che nessuno prima aveva fatto, fu di usare il telescopio in modo tale

che i segreti dell’universo si offrissero alla conoscenza umana pose cioè alla portata di una creatura terrestre ciò che in precedenza era sembrato al di là delle sue possibilità. Scienza natura e scienza universale La scienza che si sviluppo dopo la rivoluzione galileiana era molto diversa e partiva dal dubbio Cartesiano. Galileo aveva dimostrato che la visione del mondo non viene cambiata dalla ragione ma da uno strumento artificiale come il telescopio(opera dell’homo faber). La verità quindi non è data dalla ragione e per questo non esiste più niente di cui si può essere certi e bisogna dubitare di tutto. Per questo Cartesio immagina un Dio ingannatore che si prende gioco dell’uomo facendogli credere ciò che non è. Questa perdita di certezza fa nascere una reazione che si spinge verso la ricerca della verità la quale non si può più cogliere con la teoria bensì con la pratica. A questa concezione subentra quella secondo cui, se tutto è dubitabile, rimane pur sempre la convinzione che almeno il processo del dubitare è indiscutibile nelle sue interne articolazioni e che quindi ciò a cui può essere attribuita “certezza” sono i “processi che si svolgono nella mente dell’uomo”. Per questo l’ideale della conoscenza diviene quella matematica cioè quella prodotta dalla mente. Se un tempo il senso comune rappresentava l’oggettività nel vedere le cose ora ciò che è comune non lo è per un’oggettività ma perché la struttura ella mente umana è uguale per tutti. Il capovolgimento nell’ambito della vita activa e la vittoria dell’homo faber Lo sviluppo della scienza è legato allo sviluppo degli attrezzi perfezionati dall’homo faber, insieme alla concezione in base alla quale la conoscenza può avvenire solo tramite l’esperimento. La causa di questa innovazione è da ricercare nello spostamento dell’interesse della scienza verso la ricerca del “perché” e non più del “come”,la cui risposta a ciò può avvenire solo tramite l’esperimento. La disfatta dell’homo faber e il principio di soddisfazione L’homo faber non ha avuto la meglio nella società contemporanea in quanto è stato sostituito l’animal laborans,in quanto il principio di utilità andò scemando e venne sostituito da quello della maggior soddisfazione e questo fece fallire il modo di produzione dell’homo faber. In altre parole la nuova misura dell’utilità dell’attrezzo non è il suo uso,ma quanto questo sia in grado di alleviare la pene e lo sforzo del lavoratore che lo utilizza. La vita come il bene supremo La vittoria dell’animal laborans sull’homo faber coincide anche con il trionfo della vita activa intesa come attività lavorativa. La valutazione della vita come aspetto sacrale fu portato avanti anche nell’età moderna dalla tradizione cristiana,al contrario del paganesimo il quale non aveva avuto una stima tanto alta(morire piuttosto che essere schiavi era concesso nel mondo pagano mentre con il cristianesimo ogni tipo di vita veniva giudicato sacro). La vittoria dell’animal laborans La vita è rimasta sacra nella società contemporanea ma ha perso quel carattere di fede a causa del dubbio cartesiano.