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Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Conversi Alberto 5^A Meccanica 09/12/ Il Fair Play Con il termine Fair Play, si intende quella serie di regole non scritte, che ogni giocatore è tenuto a rispettare e che consistono in comportamenti eticamente corretti da adottare nella pratica delle diverse discipline sportive. Il Fair Play è indispensabile per mantenere le attività sportive, un’ambiente sano e disciplinato, così da insegnare ai ragazzi, fin dalla più tenera età, il concetto di rispetto e di inclusione delle diversità; di errore e come imparare a carpirne gli insegnamenti per evitarne il ripetersi; di Salute e il mantenimento di essa. Tutti questi sono insegnamenti indispensabili nella vita di ciascuno di noi, in quanto ci aiutano durante tutta la nostra vita a sormontare quegli ostacoli, che altrimenti ci sembrerebbero insormontabili. Tuttavia, all’interno degli ambienti sportivi, sta continuando a crescere un forte e radicato sentimento di rivalità, che traslato può trasformarsi positivamente in competitività, ma a volte, anche a causa di errati insegnamenti da parte dei genitori, si trasforma in un totale disprezzo del prossimo, fino ad arrivare al punto di insultare, odiare, ripudiare un proprio compagno di squadra per un lancio, un passaggio, un colpo sbagliato (ovviamente accidentalmente). Analizziamo però cosa vuol dire veramente “fare squadra”: La parola “squadra” deriva da squadrare, dal latino: quadrare rendere quadrato, passato probabilmente attraverso un exquadrare. Questo concetto ha origini militari, con cui si intendevano le legioni con formazioni a Testuggine Romana, le quali assumevano una forma simil-quadrata. Il cuore alla base della parola, però, non è stato modificato: con il termine Squadra , infatti, si intende un gruppo di persone più o meno numeroso che persegue un fine comune. Se confrontiamo, quindi, l’etimologia della parola “Squadra” e l’ascesa, durante l’età contemporanea, del disprezzo del prossimo, notiamo una notevole discrepanza che aumenta sempre di più, proporzionalmente con l’aumento degli episodi di odio nei campi. Secondo il mio personale punto di vista, questo è causato da una costante crescita di un sentimento di ricerca della perfezione, che viene instillato negli atleti fin dalla tenera età. Per una persona, quindi, risulta molto più facile incolpare un esterno di un errore, piuttosto che analizzare quali sono le proprie colpe riguardanti quell’errore. Questo causa una caccia al colpevole durante i momenti post-partita che provocano attriti all’interno dell’ingranaggio della squadra. Il concetto di squadra, infatti, impone l’auto- miglioramento per superare quelli che sono i limiti personali di un individuo, grazie all’appoggio dei compagni: soltanto tramite il perfetto gioco di squadra è possibile ottemperare al raggiungimento dell’obbiettivo. Questi attriti però non permettono la crescita personale di nessuno, ma anzi, la limitano considerevolmente, provocando un malfunzionamento a tutto quello che è il sistema squadra. Risulta, quindi, evidente come sia impellente il bisogno di riformare l’educazione dei neo-atleti, impiantando in loro il concetto di accettazione e “inglobazione” dell’errore, insegnandogli come carpirne lezioni importanti, al fine di non ripetere lo stesso tipo di sbaglio. Per “Fair Play”, però non si intende solo il rispetto dei soli compagni di squadra, ma anzi di tutti i componenti delle squadre presenti in campo. Il concetto alla base di questo è che qualunque persona presente in campo ha un compito da svolgere, il quale però non può essere completato tramite brogli, raggiri, o altri tipi di “cheating”; ma neppure denigrando l’avversario per ragioni di origini razziali, di lingua, di religione, di genere, di orientamento, di condizioni personali o sociali. Questo impone ai giocatori un comportamento di correttezza, di sportività e di