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Riforma protestante, storia, 2023, 3M, Dolcini Elisa
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Agli inizi del XVI secolo la Riforma protestante, insieme con il Rinascimento e con la scoperta dell’America, segnò l’inizio dell’Età moderna. Con la Riforma protestante si spezzò senza rimedio l’unità religiosa dell’Europa, realizzata nel corso del Medioevo con la conversione al cristianesimo dei popoli germanici. Il mondo cristiano si divise tra coloro che rimasero fedeli al papa e alla dottrina cattolica e coloro che seguirono le nuove idee religiose, i cosiddetti “protestanti”. Si passò in pochi decenni dall’unica Chiesa medievale a diverse Chiese contrapposte tra loro. E anche gli stati europei si divisero in stati protestanti e stati cattolici. Le cause di questa drammatica crisi religiosa sono numerose e complesse. La Chiesa era diventata nel corso del Medioevo un organismo accentrato, governato da pontefici sempre più occupati a rafforzare la propria autorità e la propria influenza. Coinvolto nella lotta politica del tempo, il papato apparve sempre più come una potenza terrena tra altre potenze terrene, e i papi come principi tra altri principi. Inoltre, il diffondersi della cultura rinascimentale portò molti pontefici a interessarsi più della letteratura e dell’arte che dei problemi religiosi. Con i papi umanisti Roma diventò uno dei centri più importanti della cultura e dell’arte dell’epoca. La costruzione di grandi chiese e lo splendore della corte pontificia costavano molto denaro. Per finanziare le opere di prestigio dei papi e per mantenere la gran folla dei cortigiani romani, fu necessario chiedere sempre più denaro all’Europa cristiana. Anche questo contribuì notevolmente, soprattutto fuori d’Italia, a rafforzare l’idea che il papato cercasse denaro non per aiutare i poveri o per diffondere la fede, ma per amore del lusso e del potere. Era una situazione difficile e talvolta scandalosa, eppure la Chiesa non era tutta così. Accanto a papi o cardinali che vivevano come signori, c’erano preti sinceramente religiosi, vescovi che vivevano santamente, gruppi di fedeli che si riunivano per pregare e compiere opere di bene. Era forte in molti il desiderio di una Chiesa migliore, più spirituale e meno compromessa con il mondo, più vicina al Vangelo. Agli inizi del Cinquecento la Germania era divisa, come l’Italia, in numerosi principati, alcuni dei quali avevano il privilegio di eleggere l’imperatore. La Chiesa tedesca era ricca e contribuiva largamente al mantenimento del papato, ma le continue richiese di denaro da parte della curia romana (il governo pontificio) suscitavano da tempo risentimento e proteste. L’indignazione raggiunse il culmine quando l’arcivescovo di Magonza, un’importante città tedesca, organizzò, d’intesa con la curia romana, una grossa operazione finanziaria. I pa-dri domenicani furono incaricati di convincere i fedeli a versare un’offerta in denaro per la costruzione della basilica di San Pietro a Roma. In cambio i donatori avrebbero ottenuto l’indulgenza plenaria, per sé e per i propri defunti. La propaganda per la raccolta delle offerte tra i fedeli fu svolta in modo così superficiale e sbrigativo da suscitare molta indignazione, perché sembrava una vera e propria “vendita” delle indulgenze. Tra coloro che protestarono si distinse Martin Lutero, un frate agostiniano docente di teologia. Nel 1517 Lutero rese pubblico il suo dissenso affiggendo sulla porta della chiesa di Wittenberg 95 tesi, cioè un elenco di severe critiche al sistema delle indulgenze. Lutero riteneva che le indulgenze corrompessero la coscienza morale del cristiano, perché invece di suscitare il timore del peccato costituivano una facile scappatoia alle colpe commesse. Le idee di Lutero circolarono rapidamente in Germania e fuori, suscitando ovunque un vivace dibattito. Lutero non si limitò a criticare le indulgenze, ma con una serie di scritti appassionati sviluppò, tra il 1518 e il 1520, un audace programma di riforma religiosa. Il teologo tedesco era convinto che l’uomo da solo, a causa del peccato originale, non poteva far nulla di buono. La sua volontà era schiava del male e neppure i sacramenti amministrati dalla Chiesa potevano garantirgli la salvezza dell’anima. Secondo Lutero contavano solo la fede e la grazia di Dio, che perdona e salva gli uomini secondo la sua volontà, senza tener conto delle loro opere. Per trovare la fede era necessario
conoscere la parola di Dio, cioè la Bibbia. La Sacra Scrittura era l’unica fonte della verità e non l’insegnamento della Chiesa, che poteva sbagliare. Ogni uomo doveva leggere la Sacra Scrittura, per cercare in essa il dono della fede in Dio. Per Lutero le cerimonie religiose, le opere di bene, il culto dei santi e della Madonna, l’autorità dei vescovi e del papa, il celibato dei preti erano realtà inutili o addirittura dannose, perché allontanavano da Cristo. Lutero non si limitava dunque a criticare la decadenza della vita ecclesiastica, ma poneva in discussione la Chiesa stessa, la sua funzione di mediatrice tra l’uomo e Dio. Solo Cristo poteva mettere i credenti in contatto con Dio, e non degli uomini peccatori come erano tutti i rappresentanti della Chiesa. All’autorità dei vescovi e del papa Lutero contrapponeva il libero esame della Bibbia da parte dei fedeli, svalutava l’importanza dei sacramenti e ne accettava solo due, il battesimo e l’eucarestia, perché sicuramente istituiti da Gesù. Lutero ebbe subito un grande successo. Le sue idee piacquero soprattutto a quei religiosi che ritenevano fosse giunto il momento di riformare la Chiesa. Mostrarono simpatia per le idee del frate anche molti principi tedeschi. Lo consideravano un uomo capace di guidare la nazione tedesca contro il papato di Roma e contro i tentativi dell’imperatore Carlo V di restaurare l’autorità imperiale in Germania. Fin dall’inizio, però, Lutero fu anche al centro di accese contestazioni da parte delle autorità ecclesiastiche. La rottura con la Chiesa divenne definitiva quando papa Leone X nel 1521, dopo averlo inutilmente invitato a rinunciare alle sue idee, lo condannò come eretico e lo scomunicò. Il frate, che ormai considerava il papa come un nemico della vera fede, bruciò pubblicamente in segno di rivolta la sentenza papale. Nel 1521 l’imperatore Carlo V convocò Lutero alla dieta imperiale di Worms e gli chiese di rinunciare alle sue idee. La risposta fu dura e coraggiosa: il frate dichiarò di non voler prestare obbedienza né al papa né alla Chiesa, ma solo al Vangelo. Condannato da Carlo V, Lutero fu salvato dal principe di Sassonia, che lo nascose nel suo castello di Wartburg (nella Germania centrale). Qui il frate fu al sicuro e poté dedicarsi a una accurata traduzione della Bibbia in tedesco, perché fosse letta e conosciuta da tutti. La protezione del principe di Sassonia convinse Lutero che la riforma della Chiesa poteva realizzarsi solo con l’appoggio dei principi tedeschi. Questa speranza non andò delusa. Nella dieta imperiale di Spira del 1529 il rappresentante dell’imperatore cercò di imporre a tutti gli stati tedeschi la condanna del luteranesimo, ma i principi e le città che avevano appoggiato Lutero si rifiutarono. Anzi, tra vive proteste, proclamarono con grande decisione che per quanto riguardava la religione accettavano soltanto l’autorità del Vangelo e della propria coscienza. Per la clamorosa protesta di Spira, i luterani da quel momento furono chiamati “protestanti” e il movimento che appoggiava le idee di Lutero prese il nome di Riforma protestante. Lutero si rese conto presto che per dare basi solide al suo movimento religioso era necessario poter contare sull’appoggio delle più importanti autorità politiche della Germania, cioè i principi e i governi cittadini. Lutero e i suoi seguaci riuscirono ad avere il loro sostegno non solo per la forza delle idee, ma anche perché aderire alla riforma luterana procurava concreti vantaggi: i principi tedeschi diventando luterani affermavano la loro indipendenza nei confronti dell’Impero e potevano confiscare gli ingenti beni della Chiesa; i governi cittadini, passando alla Riforma, rafforzavano la propria autonomia, sottraendosi sia all’autorità del vescovo sia a quella dell’imperatore. Fu così che sotto la guida dei luterani si formò una nuova organizzazione ecclesiastica. Le parrocchie vennero mantenute, ma i parroci furono sostituiti da pastori luterani che potevano sposarsi e avere famiglia. Le statue dei santi e della Madonna furono rimosse dalle chiese. I conventi vennero chiusi, la messa e le cerimonie religiose furono modificate e vennero celebrate in tedesco, non più in latino. Nacque così, poco per volta, un’altra Chiesa, contrapposta a quella cattolica: la Chiesa evangelica luterana.