Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Rigopoulos, A., Hinduismo, Sintesi del corso di Antropologia

Riassunto dei capitoli 7 e 8 del libro:Rigopoulos, A., Hinduismo

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 23/06/2020

elettra_ruggiero
elettra_ruggiero 🇮🇹

4.5

(122)

19 documenti

1 / 4

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
CAP.7 IL GURU
Guru è un aggettivo che significa pesante/importante, il termina indica la persona degna di
rispetto che puo essere la madre, il padre, gli antenati, gli anziani, il maestro. Il maestro è guru per
antonomasia in quanto è colui che impartisce la sacra iniziazione attraverso un mantra o un
insegnamento salvifico. L’incontro con un maestro è una grazia indispensabile. Egli è la guida, il
punto di riferimento di ogni tradizione. Il guru non è semplicemente un uomo ma una
manifestazione divina “Dio che parla e che cammina”. Il guru è colui che ha realizzato nella sua vita
la verità dell’assoluto (brahman) e che la svela, la comunica all’uomo. Egli insegna sempre
qualunque cosa dica o non dica, faccia o non faccia. I discepoli di rivolgono a lui chiamandolo
svamin un termine che significa “colui che governa se stesso”. Il vedanta teorizza che il brahman si
manifesta in una triade formata da Signore, il guru e il Se (atman). Śaṅkara, filosofo e maestro
originario indiano venerato quale avatara di Siva e iniziatore dell’indirizzo vedantico del non
dualismo puro tra Brahman, mondo e uomo, si ascrive la fondazione di 10 ordini di rinuncianti di
tradizione sivaita. Questi rinunciati sono a capo di alcuni cenobi (monasteri) sparsi in tutta l’India
di cui alcuni di essi si dicono fondati da Sankara stesso. Ogni monastero ha una propria divinità
tutelate e connesso a un Veda in quanto rappresentano l’universalità del messaggio del Vedanta.
In ciascuno di questi monasteri è praticato il culto alla Dea in una delle sue forme o potenze
(sakti). L’insegnamento da maestro e discepolo presso questi cenobi è tradizionale e riguarda lo
studio della grammatica, logica, metafisca vedantica (Upanisad) ecc… L’insegnamento avviene
tutto in forma orale in quanto il guru non mete le cose per iscritto. La guru-gita (canto sul maestro)
è un poemetto che dovrebbero rappresentare le tappe ideali che caratterizzano il cammino dal
discepolo al maestro: obbedienza al guru, interiorizzazione del guru, l’universalizzazione del
principio del guru. La maggioranza dei discepoli non vanno mai oltre la prima tappa e il rapporto
con il maestro rimane sempre di sudditanza dal punto di vista esistenziale, psicologico ed
economico. Sai Baba è una figura carismatica molto importante che si puo paragonare al nostro
Padre Pio. I templi a lui dedicati sono migliaia e il suo culto si è diffuso anche fuori dall’India ex.
S.U, Inghilterra, Canada ecc… Sai Baba è il santo piu popolare e amato. Sai deriva dall’arabo e
signifca Signore Baba è un termine Hindi e significa padre o rinunciante. Sai Baba non è il suo
nome ma il suo appellativo ovvero “povero”. Fin dalla sua prima apparizione nel minuscolo
villaggio di Sirdi questo giovane asceta viluppo un approccio religioso di sintesi tra la comunità
hindu e musulmana, seguendo l’esempio del grande santo medievale Kabir. Di scritto non abbiamo
nulla in quanto amava conversare e raccontare storie con i devoti presenti alla moschea. Tutti i
discepoli erano legati a lui e secondo questa logica secondo Baba essi dovevano sempre far ritorno
a casa. L’idea è che il maestro divino regge i fili dei destini umani, tutto è frutto della sua iniziativa,
della sua chiamata. Egli è onniscente, un’avatara, una manifestazione divina. Egli ha dato origine
ad una costellazione di altri santi attorno a lui, per esempio a Satya Sai Baba, che viene addirittura
venerato come la sua reincarnazione in quanto da sempre si dichiara avatara di Siva e Sakti. Alcuni
lo adorano come Dio in terra altri lo denigrano come il guru dei ricchi, altri ancora lo accusano di
frode. Idealmente egli usa i suoi poteri solo per il bene dei discepoli, perfettamente libero e
distaccato da ogni interesse mondano ed egoistico. Nella realtà invece il suo potere è occasioni di
abuso anche molto gravi. Con l’arrivo dei coloni inglesi, molti guru e istituzioni religiose hanno
dovuto ritagliarsi nuovi ruoli e nuove identità per riaffermare la propria importanza intellettuale,
economica e politica. Cio sara fatto seguendo due opposti orientamenti: o coltivando un
atteggiamento aperto alle moderne ideologie e ai valori culturali occidentali oppure assumendo
una posizione di chiusura anti-moderna e anti-occidentale, aggressiva e violenta mirante al
recupero della purezza brahmaica delle origini vediche. In questo secondo orientamento c’è la
radice del fondamentalismo hindu. Oggi i guru sono anche soprannominati god-men. Molti di loro
sono stati trasformati dallo stato in icone nazionali. La spiritualità viene presentata come marchio
pf3
pf4

Anteprima parziale del testo

Scarica Rigopoulos, A., Hinduismo e più Sintesi del corso in PDF di Antropologia solo su Docsity!

CAP.7 IL GURU

Guru è un aggettivo che significa pesante/importante, il termina indica la persona degna di rispetto che puo essere la madre, il padre, gli antenati, gli anziani, il maestro. Il maestro è guru per antonomasia in quanto è colui che impartisce la sacra iniziazione attraverso un mantra o un insegnamento salvifico. L’incontro con un maestro è una grazia indispensabile. Egli è la guida, il punto di riferimento di ogni tradizione. Il guru non è semplicemente un uomo ma una manifestazione divina “Dio che parla e che cammina”. Il guru è colui che ha realizzato nella sua vita la verità dell’assoluto (brahman) e che la svela, la comunica all’uomo. Egli insegna sempre qualunque cosa dica o non dica, faccia o non faccia. I discepoli di rivolgono a lui chiamandolo svamin un termine che significa “colui che governa se stesso”. Il vedanta teorizza che il brahman si manifesta in una triade formata da Signore, il guru e il Se (atman). Śaṅkara, filosofo e maestro originario indiano venerato quale avatara di Siva e iniziatore dell’indirizzo vedantico del non dualismo puro tra Brahman, mondo e uomo, si ascrive la fondazione di 10 ordini di rinuncianti di tradizione sivaita. Questi rinunciati sono a capo di alcuni cenobi (monasteri) sparsi in tutta l’India di cui alcuni di essi si dicono fondati da Sankara stesso. Ogni monastero ha una propria divinità tutelate e connesso a un Veda in quanto rappresentano l’universalità del messaggio del Vedanta. In ciascuno di questi monasteri è praticato il culto alla Dea in una delle sue forme o potenze (sakti). L’insegnamento da maestro e discepolo presso questi cenobi è tradizionale e riguarda lo studio della grammatica, logica, metafisca vedantica (Upanisad) ecc… L’insegnamento avviene tutto in forma orale in quanto il guru non mete le cose per iscritto. La guru-gita (canto sul maestro) è un poemetto che dovrebbero rappresentare le tappe ideali che caratterizzano il cammino dal discepolo al maestro: obbedienza al guru, interiorizzazione del guru, l’universalizzazione del principio del guru. La maggioranza dei discepoli non vanno mai oltre la prima tappa e il rapporto con il maestro rimane sempre di sudditanza dal punto di vista esistenziale, psicologico ed economico. Sai Baba è una figura carismatica molto importante che si puo paragonare al nostro Padre Pio. I templi a lui dedicati sono migliaia e il suo culto si è diffuso anche fuori dall’India ex. S.U, Inghilterra, Canada ecc… Sai Baba è il santo piu popolare e amato. Sai deriva dall’arabo e signifca Signore Baba è un termine Hindi e significa padre o rinunciante. Sai Baba non è il suo nome ma il suo appellativo ovvero “povero”. Fin dalla sua prima apparizione nel minuscolo villaggio di Sirdi questo giovane asceta viluppo un approccio religioso di sintesi tra la comunità hindu e musulmana, seguendo l’esempio del grande santo medievale Kabir. Di scritto non abbiamo nulla in quanto amava conversare e raccontare storie con i devoti presenti alla moschea. Tutti i discepoli erano legati a lui e secondo questa logica secondo Baba essi dovevano sempre far ritorno a casa. L’idea è che il maestro divino regge i fili dei destini umani, tutto è frutto della sua iniziativa, della sua chiamata. Egli è onniscente, un’avatara, una manifestazione divina. Egli ha dato origine ad una costellazione di altri santi attorno a lui, per esempio a Satya Sai Baba, che viene addirittura venerato come la sua reincarnazione in quanto da sempre si dichiara avatara di Siva e Sakti. Alcuni lo adorano come Dio in terra altri lo denigrano come il guru dei ricchi, altri ancora lo accusano di frode. Idealmente egli usa i suoi poteri solo per il bene dei discepoli, perfettamente libero e distaccato da ogni interesse mondano ed egoistico. Nella realtà invece il suo potere è occasioni di abuso anche molto gravi. Con l’arrivo dei coloni inglesi, molti guru e istituzioni religiose hanno dovuto ritagliarsi nuovi ruoli e nuove identità per riaffermare la propria importanza intellettuale, economica e politica. Cio sara fatto seguendo due opposti orientamenti: o coltivando un atteggiamento aperto alle moderne ideologie e ai valori culturali occidentali oppure assumendo una posizione di chiusura anti-moderna e anti-occidentale, aggressiva e violenta mirante al recupero della purezza brahmaica delle origini vediche. In questo secondo orientamento c’è la radice del fondamentalismo hindu. Oggi i guru sono anche soprannominati god-men. Molti di loro sono stati trasformati dallo stato in icone nazionali. La spiritualità viene presentata come marchio

dell’India. Inizia il turismo spirituale, costellato dall’ossessione metafisica. Ecco che il marchio rappresenta non solo ci che gli occidentali percepiscono ma anche il modo in cui gli stessi indiani devono pensare. Molti templi vengono rumorosamente pubblicizzati, iniziano le visite di pellegrini. Si tratta di un vero e proprio business, soprattutto se queste persone appartengono alla middle- class urbana sempre piu occidentalizzata e sradicata dalla tradizione. Le donazioni fondano il legame tra discepolo e guru. I profitti ottenuti consentono l’espansione di centri religiosi, e altre istituzioni (ex. La scuola, ospedali…) Il guru attrae nuovi discepoli grazie anche alle riviste ufficiali, periodici, siti internet ecc… Con l’aumento dei seguaci aumentano anche le alleanze di scambi e favori tra god man e i cosiddetti big men. Il donatore offre al guru la sua offerta in denaro soltanto e in cambio il guru gli da la benedizione e loda pubblicamente la generosità del big man. La fama di entrambi in tal modo si consolida. Il guru viene a rassomigliare a un capo politico, attore chiave del mondo degli affari. In assenza della Chiesa il guru ha giocato un ruolo cruciale. Si pensi nel 900 a Gandhi, che ha promosso l’ideologia della non violenza e tolleranza, fautore del dialogo tra hindu e musulmani. Con il tempo si formo l’anti-Gandhi, formato da coloro che volevano mantenere la purità della razza hindu, eliminando i musulmani. Tra questi ci fu anche colui che uccise Gandhi. Agli inizi degli anni 90 iniziano violenze contro la comunità musulmana, minoranza e nel 2002 furono uccisi 500 persone. Anche in questo caso guru e leader brahmanici hanno svolto un ruolo attivo nell’istigare le masse hindu contro la minoranza islamica. Da cio possiamo dedurre che da sempre il discorso religioso brahmanico è un discorso di potere e il guru incarna la figura di potere per eccellenza. CAP.8 LO YOGIN Yoga significa congiungere, incentrare l’attenzione su un oggetto determinato. Lo yoga è uno strumento che aiuta a liberare un approccio al sacro, è un approccio al sacro non una ginnastica come è stato mal inteso in occidente. Lo yogin è itinerante, solo, povero e non violento, è un mendicante dipendente da offerte di cibo. Gli hindu considerano gli asceti e rinuncianti come gia mrti, per tal motivo la loro iniziazione è un rito funebre. Lo yoga esisteva gia nelle civiltà dell’Indo in cui ritroviamo la figura di un Dio nella posizione simile allo Mula-bandha. Lo yoga classico di nasce intorno al 400-500 d.C. L’impianto dottrinale degli yoga-sutra, ascritto al saggio Patanjali è quello dualista del Samkhya con alcune varianti. Un commento importante è quello di Vyasa che dice che lo yoga è raccoglimento (samadhi), generato dall’attenzione. Esso richiede precetti etici, divieti ed osservazione, mantenimento di posture, regolazione di respiro, concentrazione della mente, samadhi ecc… Esistono 2 tipi di samadhi: conscio ed inconscio. Il primo si ottiene contemplando un oggetto, accompagnato dall’attività mentale, nel samadhi inconscio è completamente privo di un oggetto tutte le citta sono arrestate e la mente è dissolta. Nello Samkhya yoga si trova un dualismo fra purusa o coscienza e la Prakrti o natura. Il purusa non puo conoscere se stesso puo essere intuita dall’intelletto quando riflette la luce del Purusa. Il solo strumento per liberarsi dall’ignoranza è la conoscenza attraverso 3 mezzi: percezione, inferenza e testimonianza autorevole. Con il tempo a seconda delle scuole lo yoga cambia ed in epoca medievale diventa vedantico e non dualista, ovvero con lo yoga si prende coscienza dell’identita del proprio se attraverso il brahman. Questa scoperta si fonda su 4 condizioni: la capacità di discriminare tra realtà eterne e non, abbandono del desiderio di godimento, pratica delle virtu quali la rettitudine, la veracità, la fortezza e infine il desiderio intenso volto all’attingimento della liberazione. Lo yoga si è anche attestato nelle scuole tantriche. In questo caso lo yoga ha lo scopo di far risalire Sakti per la colonna vertebrale attraverso i cakra finche non si riuniscono con Siva. Si fa attraverso il controllo respiratorio, arresto respiratorio, apnea, ma anche con pensiero e seme. Durante l’unione sessuale lo yogin deve assorbire il liquido femminile e se emettere seme deve riassorbirlo insieme alle secrezioni femminili e farli risalire verso l’alto, perché il seme non deve

d’amore per il prossimo sofferente e mai per pubblica esibizione. Le siddhi si possono essere possedute dalla nascita o essere attinte con l’uso di droghe o incantesimi. Le 8 principali sono: rimpicciolIrsi, ingrandirsi, rendersi leggeri e levitare, raggiungere fisicamente ogni oggetto del modno, soddisfare ogni desiderio, potere su elementi e su tutto cio che da essi è prodotto, potere di manifestare, e riassorbire ogni cosa e potere assoluto di disporre ogni cosa secondo il proprio volere. La perfetta concentrazione da il potere soprannaturale: dal leggere nel pensiero al tramutare l’acqua in vino ecc... Il cuore della vita dello yogin è il raccoglimento e attenione al momento presente. La pura consapevolezza è pacifica e benefica, piu è forte, non giudicante, piu si riesce a penetrare all’interno della realtà. Dalla pratica della consapevolezza con annichilimento dell’io sgorga la non violenza come stile di vita e vita etica caratterizzante da uan dieta vegetariana. Vi è l’astensione del desiderio di uccidere, il rispetto per ogni forma di vita. Per coloro che seguono la via dello yoga, l’uccisione è una delle 5 astinenze che si devono osservare al fine di incamminarsi lungo lo stretto sentiero che porta alla liberazione. Lo yogi affronta il mondo con coraggioe lucidità, è emblema della perfezione asceta. Il silenzio è il veicolo dello yogin, assenza di parole, di espressioni del volto e del pensiero. La dimensione del silenzio è la rivelazione del Brahman e il naturale esito dell’om.