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Hinduismo Storia tematiche e attuali Pelissero
Tipologia: Sintesi del corso
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Hinduismo Origine persiana, non indiana. Deriva da omonimo vocabolo iranico che indica la provincia orientale dell’impero di achemenide sotto Dario, Sindhu da sanscrito, nome generico per indicare un fiume (passato da latino tramite il gredo INDUS). Termine che non ha valenza religiosa ma geografica, in quanto definiva popolazioni che abitavano il bacino di un certo corso d’acqua. Subisce, quando comincia a venire utilizzato come termine con carattere religioso, un valore residuale, che stava ad indicare quelle popolazioni non facenti parte delle religioni del libro: cristianesimo, islam ed ebraismo. La religione delle popolazioni indiane, viene così chiamata, dagli stessi indigeni Sanatana dharma , norma immortale o legge imperitura, concetto articolato che viene estrapolato dal poema epico Mahabharata , fonte assai autorevole religiosa. Questo ultimo termine viene impiegato per delimitare un orientamento religioso dai teosofi (studiosi delle dottrine filosofico-religiose che si richiamano a un tipo superiore di saggezza o gnosi proveniente da Dio) e successivamente dalla corrente dell’hinduismo contemporaneo.
Hinduisti Indiani che non sono seguaci di una delle religioni del libro o di una religione di origine Indiana con fondamento storico o semistorico o di una qualsiasi altra religione radicata in India ma extra indiana. IL LEGAME CON UN’ORIGINE
La religione indiana tradizionale (non riconducibile a fondatore storico) si articola in tre macroperiodi:
Vengono caratterizzate come le fonti di questo nuovo percorso religioso e di credenze un gruppo di popolazioni di ceppo linguistico indo-europeo, con discendenze ed origine molto diversificate tra loro che, rispetto alle popolazioni autoctone lungo il fiume Indo, portavano forti innovazioni tecnologiche (cavallo, carro da guerra, armi di ferro..); ma soprattutto un potente strumento culturale, il Corpus Vedico. VEDA Etimologicamente scienza sacra.
Al sistema dei Varna si sovrappone quello delle “nascite”, la jati , che riguardano i gruppi sociali, che vengono scelte su base occupazionale, che poi prenderanno il nome in italiano di casta, vocabolo derivante dal portoghese. La casta è un gruppo sociale chiuso cui si appartiene per nascita, di rilevanza locale e su base occupazionale; questo metodo di separazione fornisce informazioni riguardo l’occupazione tradizionale dei suoi membri ed anche sui possibili legami di parentela, sull’appartenenza religiosa, sull’origine etnica, sulla collocazione e sulla provenienza geografica. ➔ Mobilità di gruppo possibile! Se vi è calo dei matrimoni, si può cambiare regione del paese. ➔ Sistema castale abolito, formalmente dalla costituzione indiana nel 1950, ma persiste nel costume.
L’accesso al Veda non è concesso ai maschi sudra e avarna ed a tutte le donne, indistintamente. A questi due gruppi sono destinati due gruppi di fonti, che costituiscono insieme il patrimonio della cultura popolare indiana, contenenti tutto quanto si desideri conoscere in merito alla mitologia, all’agiografia, alle usanze religiose popolari:
Nel passaggio dal veda ai purana viene compiuta netta distinzione tra due diversi strumenti di insegnamento: ➔ Corpus vedico come ascolto, sruti. Ha carattere divino, a priori. Insegnamento trasmesso prima dell’inizio del tempo dalla voce incorporea che pronuncia il veda e che viene udito solo dai veggenti che lo tramanderanno, poi, alle generazioni successive. Unico modo di conservarlo è la trasmissione integrale senza mutazioni. ➔ Itihasa e Purana (e poi i trattati, sastra) comportano una cooperazione attiva da parte dell’uomo, sono memoria ( smrti), insegnamenti tramandati di generazione in generazione ma che richiedono adattamento al contesto ed al tempo, alla mutevole essenza della vita umana. Per preservare lo smrti è proprio la capacità di adattarla ai mutati tempi in cui ciascuna generazione si trova a vivere. Strategie ed atteggiamenti per sopravvivere alle mutevolezze della vita, di era in era, si tradurranno in teoria e pratica della cosiddetta “norma per le avversità”, una sorta di giurisprudenza emergenziale, che detta le regole per la convivenza civile, nella moralità che diminuisce sempre più col passare delle ere.
La letteratura filosofica si articola intorno alla produzione delle “visioni” (anche “punto di vista”), chiamati Darsana , che nella dossografia tradizionale vengono sono elencati in numero di sei scuole principali di pensiero. Le scuole si studiano a coppie, comprendenti ciascuna di esse un elemento ateistico ed uno teistico. Le coppie sono le seguenti: SAMKHY A / YOGA VAISESIK A / NYAYA PURVAMIMAMSA / UTTURAMIMAMSA Ogni darsana costituisce un sistema filosofico a sé stante, autonomo, con una propria epistemologia, cosmologia, etica, metafisica e soterioogia, dal momento che la preoccupazione per la salvezza costituisce la costante del pensiero indiano.
Nella sua accezione più antica indica una disciplina/pratica meditativa, che riporta etimologicamente all’ardore provocato dalle pratiche ascetiche; diverrà con il tempo sempre meno specifico come termine, tale da permettere l’applicazione a svariati ambiti. Nella nostra ottica ci interesseremo dello yogadarsana , yoga inteso come una delle sei visioni classiche della filosofia indiana. Il testo fondante di questa tipologia di yoga è lo Yogasutra di Patanjali. La scuola assume come propri i tattva del samkhya aggiungendoci la figura di un Signore, con funzione di sostegno meditativo al praticante. Il centro dell’attenzione risiede quindi sulle diverse pratiche posturali, insegnando così la pratica per arrestare le fluttuazioni della mente che portano alla percezione erronea di Purusa e Prakrti. Il principio vitale individuale conosce il mondo attraverso le modificazioni o funzioni della mente e tende cosi a considerarsi erroneamente identico ad essa yoga serve a sreadicare questo concetto erroneo- Mente, erra in continuazione, in quanto prodotto del principio oggettuale; perciò non può essere paragonata al puro soggetto. Modificazioni mentali da contrastare:
Fisica atomistica, così chiamata perché si fonda sulle “particolarità” o “specificità” del reale; si fonda sul Vaisesikasutra di Kanada e su commento successivo di alcuni secoli di prasastapada. La scuola si propone di fornire minuti criteri di esame e interpretazione del reale pluralistico. Interesse principale più tassonomico che teologico, in quanto si tratta di un orientamento tendenzialmente ateo. La fisica atomistica si basa sulle prime cinque sostanze:
La prima esegesi si fonda sul mimamsasutra (200 aev – 200 ev) di Jaimini, per poi assistere all’emergere di due correnti successive. Il sistema si offre come componente ritualistica del Veda offrendone un’esegesi interpretativa che consenta di comprendere le sue ingiunzioni, di armonizzare le apparenti incongruenze in un quadro unitario coerente così da poter seguire le indicazioni operative. Inoltre, fornisce giustificazioni speculative delle credenze su cui si fondano le pratiche rituali prescritte. Le credenze riguardano soprattutto ad un sé che sopravviva alla morte del corpo fisico e che sia in grado di fruire dei frutti del rituale da un’esistenza all’altra. Il veda non può essere contraddetto da altre fonti di conoscenza. La esegesi è pragmatica, disposta ad accettare ogni argomentazione filosofica fino a quando non entri in conflitto con l’importanza assoluta del dharma , la norma prescritta dal corpus vedico in ambito rituale. L’unico postulato non soggetto a critica è la fiducia nell’incrollabile efficacia dei riti. Mezzi di conoscenza: percezione, inferenza, testimonianza verbale autorevole Jaimini
Divinità nominate dal Veda sono destinatarie delle offerte rituali, quelle che beneficiano del rito; sono giusto divinità in quanto menzionate nel rituale, non con esistenza propria: la scuola è essenzialmente agnostica, gli dei esistono solo in quanto se ne prescrive il culto. Scopo primario del rito portare a termine un sacrificio, non nel favorire una determinata divinità. I passi del Veda che fanno riferimento ai corpi delle divinità hanno solo valore laudativo, non sono descrizioni effettive delle corporeità divina. Il loro corpo è fatto di parola. VEDANTA - MISTICA La seconda esegesi si fonda sul Brahmasutra che insieme al Bhagavadgita e alle upanisad costituisce la triplice fonte del sistema. scuola di Sankara. Principale maestro è Guadapada. La sua principale dottrina è nota come non nascita: nulla è prodotto da se stesso o da un altro, nessuna causa è prodotta trionfo dell’essere ed impossibilità del divenire. Casualità è impossibile = la realtà oggettiva è solo mera apparenza: ogni cosa è non nata essendo inseparabile dall’essere; quindi nulla è distrutto. Ciò che è nascita è equiparato a distruzione. NULLA NASCE, NULLA VIENE DISTRUTTO, SOLO L’ESSERE PERMANE. Il solo soggetto o realtà è il sé, atman ; la dualità è illusione e solo la non – dualità è reale. K.H. POTTER Possibile sintetizzare tutta la filosofia della scuola di Sankara in dodici proposizioni fondamentali:
Rapporto di partecipazione amorosa del singolo devoto con una divinità dai tratti marcatamente personali. Bhagavatapurana elenca nove caratteristiche dell’amore devoto secondo la teologia dei vaisnava (corrente nata tra il VI ed il X secolo ev in ambienti dapprima del meridione e poi conseguentemente generalizzati): ▪ Ascolto delle litanie dei nomi divini ▪ Canto delle lodi di Dio e dei suoi nomi ▪ Ricordo di Visnu (ripetizione mentale del suo nome) ▪ Servizio ai piedi di Dio ▪ Culto praticato attraverso le sue icone (murti) ▪ Adorazione mediante la prostrazione davanti alle immagini di Dio ▪ Schiavitù nei confronti di Dio ▪ Amicizia nei suoi riguardi ▪ Offerta di sé al Signore Nella Bhakti si piò scorgere un percorso evolutivo che giunge a configurarsi come un coinvolgimento emotivo profondo tra il devoto e divinità, in cui il devoto è disposto a sacrificarsi totalmente per amore di Dio. La relazione tra i due poli può assumere diverse forme:
Dispregio ostentato per le convenzioni sociali, che tanta parte avrà nel tantrismo, è già presente nell’orizzonte di Bhakti, per esempio nel privilegiare come rapporto devozionale quello adulterino ( Radha e Krsna) o poligamico ( pastorelle gopi e Krsna ) rispetto a quello legale e socialmente accettato di tipo matrimoniale monogamico. Tantrismo Fenomeno complesso che riguarda anche il Buddhismo ed il jainismo e non si limita al solo ambito Hinduistico, ma investe anche la sfera riguardante la letteratura, la filosofia, l’iconografia, la pratica devozionale e meditativa. Si nutre della personalizzazione della divinità e dello spirito devozionale instaurati dalla Bhakti, pur rivestendolo di nuovi significati. Il rito Hinduistico, atto di venerazione (Puja) è sostanzialmente un rito tantrico, che sostituisce il concetto di sacrificio vedico in decadenza o interiorizzato o svuotato di significato dalle speculazioni upanisadiche. La Puja di origine tantrica, divenuta rito principale dell’induismo è un atto di adorazione, nella quale la divinità è invitata a scendere temporaneamente in una immagine culturale o icona e viene riverita come un ospite. TIPOLOGIE DEI TANTRA Tra V e X secolo si pongono le basi per una rivoluzione della religiosità indiana basata su testi genericamente definiti tantra. Tantra: significa etimologicamente “telaio”, o intelaiatura sulla quale tessere una dottrina. Prima distinzione da tenere in considerazione è quella che nell’ambito del tantrismo induistico riguarda la produzione ispirata alla figura divina di: Siva testi Saiva, noti come Agama Visno testi Vaisnava, noti come Samhita Dea testi Sakta, noti come tantra in senso stretto
- Saiva Anche queste fonti si dividono in tantriche e non tantriche. Tra le prime vi sono le riproduzioni dei seguaci di Siva, signore degli animali, Pasupati. La loro teologia si fonda sulle tre categorie pati, pasu, pasa , ovvero rispettivamente Signore, Devoto, legame che tiene l’uomo legato al ciclo delle rinascite. Le fonti tantriche (propriamente agamiche) si possono dividere in macrocorrenti, una settentrionale con tendenza non dualistica, una meridionale con tendenza dualistica ed una centromeridionale di tendenza devozionale – speculativa. La dottrina Pasupata condivide con quella dello Saivasiddhanta la concezione della triade fondamentale, che oppone tra loro pati, pasu, pasa. Per questa dottrina, i tantra non presentano più meramente elementi della realtà oggettuale, ma passano a descrivere anche le caratterizzazioni della coscienza divina e della dialettica ce lega il principio maschile di Siva con quello femminile della sua potenza, la Sakti. Il mondo si può leggere come una progressiva condensazione della coscienza divina, risultato della progressiva rarefazione della realtà concreta, mai negata ma piuttosto sublimata nel divino. Il processo di liberazione, inteso come acquisizione dell’identità tra il sé individuale e Siva, viene interpretato come un caso di vibrazione sono ra che si armonizza rivelando particolare come uguale all’universale, progressione da particolare a universale, come riconoscimento dell’identità acquisita da sempre tra il sé e Siva. Il pensiero di questa scuola si incentra sulla simbologia del Linga , signum aniconico di Siva, che sta a fondamento di una gerarchizzazione di sei stati psichici e che dà vita ad una concezione definita “non dualismo qualificato alla potenza divina”. - Sakta Queste tradizioni (quelle Sakta) si dividono sostanzialmente in due orientamenti: il primo noto come Srikula , Srividya, Samaya ( India Meridionale);
il secondo come Kalikula diffusosi del Nord – Est. Nomi alternativi delle due correnti: Daksinacara (orientamento di destra) e Vamacara (orientamento di sinistra), fanno riferimento all’uso rispettivamente simbolico ovvero letterale delle cosiddette “cinque emme”, ossia gli elementi di base del servizio di vino: liquore, carne, pesce, cereali tostati e coito rituale. Oltre alla produzione di tantra in senso stretto si segnalano anche opere di scuola, soprattutto per la tradizione più colta e letterata: quella della Srividya , che ha voluto prendere le distanze dalle pratiche parasessuali del ramo Kalikula. La dottrina Sakta ha radici vediche e puraniche e si appoggia molto sula speculazione Saiva. La relazione tra il dio e la sua potenza è simile a quella che intercorre tra luce e riflesso: primo elemento onnipresente, impersonale, non agente ed il secondo elemento personale, agente, tale da comprendre in sé i principi coscienti individuali. La potenza è il primo carattere che anima il carattere divino; il Dio e coscienza, la Dea ciò che assume la forma della coscienza, ciò che rende la coscienza visibile. Brahma, Visnu e Rudra sono responsabili rispettivamente della manifestazione, preservazione e dissoluzione del cosmo ed obbediscono alla Sakti. Siva Brahman indeterminato Sakti Brahman determinato, caratterizzato da volizione, conoscenza ed azione. Si ammette la liberazione in questa stessa vita, la quale si può raggiungere attraverso l’attraversamento di tre stadi: la lode e la recitazione degli inni, la meditazione e la comprensione di essere Brahman. Viene contestato il ritualismo sterile e formalistico; crollano le distinzioni sociali, la disciplina è accessibile a tutti, il simbolismo lunisolare e la fisiologia sottile comune allo yoga tantrico assumono grande rilievo: processo di risveglio della potenza acciambellata alla base della colonna vertebrale.
Nelle opere relative alle due scuole sono rappresentati i capisaldi della scuola, ovvero la dottrina della cosiddetta “fisiologia sottile” (o simbolica, mistica) che prevede l’interpretazione del corpo come un diagramma attraversato da centri o ruote di energia (cakra) e canali (nadi) attraverso i quali scorrono diversi soffi vitali (cinque vitali e cinque secondari) e in cui si può forzare il risveglio e il passaggio di un’energia o potenza normalmente quiescente o dormiente, detta “serpe acciambellata”, situata alla base della colonna spinale. La letteratura dello hathayoga insiste meno sulla fisiologia sottile e più su pratiche psico – fisiche. Questa dottrina e quelle delle scuole collegate è fluida, non sistematica, variabile a seconda delle fonti testuali considerate di volta in volta. Si possono, tuttavia, individuare alcune linee guida comuni, esemplificabili attraverso alcuni termini chiave della fisiologia sottile, che costituisce una rappresentazione concettuale del microcosmo umano densa di corrispondenze con il macrocosmo esterno, in cui singole strutture del corpo vengono equiparate a realtà fisiche, astrologiche o teologiche, in una ridda di corrispondenze riducibili alla simbologia upanisadica con il suo concetto di legame. Il punto d’incrocio dei canali che si intersecano a più riprese generano le cosiddette ruote energetiche (cakra). ➔ Obiettivo risvegliare l’energia dormiente della serpe acciambellata. Dal punto di vista metodologico non è prudente cercare corrispondenze troppo strette tra gli elementi della fisiologia sottile e quelli dell’anatomia umana. I Cakra principali sono sette, i primi sei sedi della Sakti e l’ultimo di Siva:
A partire dal XVI secolo, con penetrazione coloniale europea, in India si ha una serie di reazioni entro la religione indiana tradizionale, che non può sottrarsi al confronto con una civiltà forte dal punto di vista bellico e tecnologico/industriale e che cerca di imporre la propria visione religiosa. XIX secolo le istanze di rinnovamento trovano espressione attraverso la forma di società ( sasaj, sabha) XX secolo prevalgono le figure di pensatori religiosi ben individuati che agiscono a titolo Personale A fini didattici, ci si può avvalere di una distinzione tra esponenti tradizionalisti, riformatori, innovatori; i quali individuano per ciascuno un capofila e alcuni sottotipi. I filosofi formano una categoria a parte, che si richiama soprattutto al vedanta , l’unico tra i sei