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Hinduismo - Filososie indiane, Appunti di Filosofia Indiana

Appunti del libro Hinduismo del professor Alberto Pellissaro

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 24/12/2020

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Hinduismo - Alberto Pellissero
Capitolo 1
Il nome e la sua storia
Il termine “hinduismo” non ha origine indiana bensi persiana. Deriva dal vocabolo iranico che indica la
provincia orientale dell’impero achemenide sotto Dario a sua volta dal sancrito sindhu : nome generico
per indicare un fiume, passato in latino tramite il greco come nome proprio “Indus” il fiume che oggi
chiamiamo Indo.
Non ha quindi valenza religiosa ma geografica in quanto indica le popolazioni che abitano il bacino di un
certo corso d’acqua.
Quando è stato impiegato in accezione religiosa da parte di popolazioni di provenienza extraindiana ha
subito assunto valore residuale, passando ad indicare quelle popolazini di una certa regione, L’india, che
non sono seguaci di una delle religioni del Libro –
? Come chiamano allora gli indiani la loro religione indiana tradizionale , quella che affonda le proprie
origine in un passato immemorabile e che non ha fondatore storico (contrariamente al Busshismo e il
jainismo) SANATANA DHARMA Norma immortale o legge imperitura fonte : Mahabharata
Il nome ci dice qualcosa su chi possano essere gli Hinduisiti : sono gli indiani che non sono seguaci di una
religione o di una delle religioni di origine indiana con un fondatore storico ma di un legamen con un
origine autoctona indiana del fenomeno religioso che va sotto il nome di hinduismo
Periodo storico
Esistono tre macroperiodi:
- Religione vedica o vedismo (ca. 1500 a.e.v.- 500 a.e.v)
-Brahmanesimo o hiunduismo antico (ca. 500 a.e.v- 500 e.v.)
-Hinduismo recente o Hinduismo ( 500 e.v-1900 e.v)
Dal 19-20 secolo in poi le dinamiche innescate dall’incontro dell’hinduismo con la modernità portano altre
etichette e cambiamenti. Questo pero vuole dimostrare che l’hinduismo sta cambiando .
Le fonti : Il Veda
Alcuni invasori indoarii, invasero le terre delle popolazioni stanziale e agricole che costituivano il nucleo
della cosidettà civiltà della valle dell’Indo. Questi invasori, pastori nomadi, portavano forti innovazioni
tecnologiche ( Il cavallo, il carro da guerra, le armi da ferro) ma soprattutto un potente strumento
culturale IL CORPUS VEDICO .
I destinatari (varna e jati) Le caste
Chi sono i destinatari di questo imponente Corpus di insegnamenti? Le persone qualificate a ricevere
l’insegnamento sono i membri di sesso maschile dei tre gruppi superiori della società indiana classica.
I Gruppi sociali VARNA
Tale società si struttura gerarchicamente in quattro gruppi detti “Colori” VARNA
(Sens primitif Supposition que la distanction des castes aurrait étè fondée à
l’origine sur le differences des races . Mais peut-etre faux psk la mm parole a pour
signification : qualité nature particulière d’un etre – essence individuelle.
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Hinduismo - Alberto Pellissero

Capitolo 1 Il nome e la sua storia Il termine “hinduismo” non ha origine indiana bensi persiana. Deriva dal vocabolo iranico che indica la provincia orientale dell’impero achemenide sotto Dario  a sua volta dal sancrito sindhu : nome generico per indicare un fiume, passato in latino tramite il greco come nome proprio “Indus”  il fiume che oggi chiamiamo Indo. Non ha quindi valenza religiosa ma geografica in quanto indica le popolazioni che abitano il bacino di un certo corso d’acqua. Quando è stato impiegato in accezione religiosa da parte di popolazioni di provenienza extraindiana ha subito assunto valore residuale, passando ad indicare quelle popolazini di una certa regione, L’india, che non sono seguaci di una delle religioni del Libro – ? Come chiamano allora gli indiani la loro religione indiana tradizionale , quella che affonda le proprie origine in un passato immemorabile e che non ha fondatore storico (contrariamente al Busshismo e il jainismo)  SANATANA DHARMA  Norma immortale o legge imperitura  fonte : Mahabharata Il nome ci dice qualcosa su chi possano essere gli Hinduisiti : sono gli indiani che non sono seguaci di una religione o di una delle religioni di origine indiana con un fondatore storico ma di un legamen con un origine autoctona indiana del fenomeno religioso che va sotto il nome di hinduismo Periodo storico Esistono tre macroperiodi:

  • Religione vedica o vedismo (ca. 1500 a.e.v.- 500 a.e.v) - Brahmanesimo o hiunduismo antico (ca. 500 a.e.v- 500 e.v.) - Hinduismo recente o Hinduismo ( 500 e.v-1900 e.v) Dal 19-20 secolo in poi le dinamiche innescate dall’incontro dell’hinduismo con la modernità portano altre etichette e cambiamenti. Questo pero vuole dimostrare che l’hinduismo sta cambiando. Le fonti : Il Veda Alcuni invasori indoarii, invasero le terre delle popolazioni stanziale e agricole che costituivano il nucleo della cosidettà civiltà della valle dell’Indo. Questi invasori, pastori nomadi, portavano forti innovazioni tecnologiche ( Il cavallo, il carro da guerra, le armi da ferro) ma soprattutto un potente strumento culturale IL CORPUS VEDICO. I destinatari (varna e jati)Le caste Chi sono i destinatari di questo imponente Corpus di insegnamenti?  Le persone qualificate a ricevere l’insegnamento sono i membri di sesso maschile dei tre gruppi superiori della società indiana classica. I Gruppi sociali  VARNA Tale società si struttura gerarchicamente in quattro gruppi detti “Colori”  VARNA (Sens primitif Supposition que la distanction des castes aurrait étè fondée à l’origine sur le differences des races. Mais peut-etre faux psk la mm parole a pour signification : qualité  nature particulière d’un etre – essence individuelle.

Perché ciascuno di essi viene associato a un colore simbolico

1. I Sacerdoti  Brāhmana  Il cui compito sociale consiste nel ricevere e trasmettere conoscenza  colore simbolico BIANCO  Purezza. 2. I Guerrieri  Ksatriya  il cui compito sociale consiste nel difendere la società dai nemici interni ed esterni  colore simbolico ROSSO  Sangue 3. I Produttori e scambiatori di beni, la gente del popolo  Vaisya  unici produttori di ricchezza, gruppo ampio che comprende: agricoltori, artigiani, mercanti, banchieri  il cui compito sociale consiste nel produrre e nell’aumentare la ricchezza della società  Colore simbolico GIALLO  Messi e Oro. 4. I Servitori  Sudra  compito sociale servire i tre gruppi superiori  prestatori di opera libera .. non schiavi  il colore simbolico è NERO  TERRA. Tutti coloro che non rientrano in questo sistema, e sono la stragrande maggioranza sono definitivi: AVARNA  Senza colore Il sistema dei varna, (Veda fa cenno) prende via via piede fino a diventare una vera e propria gerarchia di segregazione, che separa drasticamente i diversi settori della società indiana tradizionale. I principali parametri segregazionalistici sono : Prescrizioni dietetiche ( piu si è in alto più il vegetarianesimo diviene obbligatorio- chi sta in basso tendenzialmente onnivoro, può cibarsi di carne e pesce) Obblighi a sposare persone appartenenti al proprio colore I varna engogamici vengono segmentati in “recinti di vacche”  GOTRA. Al sistema dei varna si sovrappone quello delle “nascite” le JĀTI  Gruppi sociali su base occupazionale  termine che i primi colonizzatori europei resero con “casta”  a indicare un gruppo sociale chiuso cui si appartiene per nascita, di rilevanza locale e definito su base occupazionale. Pescatore figlio di pescatore appartenente ad una specifica Jati. Il sistema dei varna e della jāti garantisce una forma gerarchica coesa e coerente. Se la mobilità sociale individuale è preclusa, non vale lo stesso per quella di gruppo. Se un jat si accorge di stare scendendo nel “borsino sociale” (cioè che nessuno vuole sposare le donne di quella jati) puo tentare fortuna in un altro gruppo jati, ricordandosi la propria provenienza e riprovando secondo alcune accortezze matrimoniali di ricollocarsi in una posizione più vantaggiosa nella piramide sociale

 Il sistema di segregazione sociale è stato formalmente abolito dalla Costituzione Indiana (1950) ma

persiste nel costume, specialmente per usanze matrimoniali. Gli esclusi e le altri fonti : Itihāsa e purāna

 Dall’accesso al Veda sono esclusi i maschi Sudra e avarna e tutte le donne indistintamente.

A loro sono dedicati due gruppi importanti di fonti , che costituiscono il patrimonio della cultura popolare indiana  composte da una parte in sanscrito (samskrta) : lingua sacerdotale ed elitaria che etimologicamente vuol dire “ perfetto, completo” e anche “artificiale “che si contrappone alle parlate regionali dette pracriti (prakrta) nel senso di lingua “naturale” /”volgare” ( e non colta). I due gruppi di fonti popolari sono l’epica e le antiche storie,  ITIHĀSA  Cosi inverò fu.  Purāna antico racconto”. I Purana “canonici” si dividono in 18 “grandi e 18 “secondari”  si tratta di raccolte enciclopediche del sapere tradizionale per quanto può essere utilizzato dal popolo, con particolare attenzione ai temi quali i racconti di miti, il potere dei luoghi santi e il merito religioso legato a pratiche devozionali

Vaisesika deriva dalla parola visesa, cosi chiamata perché si fonda sulle “particolarità” o “specialità”. Carattere distintivo  cosa individuale. Il Vaisesika considera le cose tali che sono e non rispetto a la comprensione dell’essere umano. Questo ambito è quello della natura manifestata. La manifestazione universale può essere vista in due modi diversi:

- Sinteticamente : a partire dai principi di cui è costituita e che la determinano in tutti i modi  Sankhya - Analiticamente : nella distinzione degli elementi costitutivi multipli.  Vaisesika In questo caso quindi è qualcosa di razionale e intellettuale el vero senso del termine. È possibile differenziare 7 categorie PADARTHA  del reale fondate sul **Vaisesikasutra di Kanada.

  1. DRAVYA**  SOSTANZA  Funzione del soggetto logico 2. GUNA  QUALITA’  Attributi degli esseri manifestati 3. KARMA  ATTIVITA’/AZIONE Modo di essere della sostanza 4. SAMANYA GENERALITA’  la somma delle qualità 5. VISESA  PARTIOLARITA’/DIFFERENZA  Questa categoria si differenzia da tte le altre. 6. SAMAVAYA  INERENZA  La relazione intima d’inerenza che unisce la sostanza con i suoi attributi. L’insieme di questi 6 PADARTHA (compresi le sostanze e i suoi attributi) costituiscono  BHAVA  L’esistenza. Il settimo padartha invece si differenzia dagl altri: 7. ABHAVA  LA NON ESISTENZA La scuola non si propone di costruire una sintesi concettuale, ma di fornire minuti criteri di esame e interpretazione del reale, considerato come irrinunciabilmente pluralistico. Focalizzandoci solo sulla prima categoria dei Padartha  Dryva è possibile suddividere questa categoria in sotto parti  Descrivendo le modalità e le condizioni generali delle sostanze individuali. La fisica atomistica del vaisesika si basa sulle prime 5 sostanze (che fanno parte della prima categoria dei PADARTHA )  I 5 BUTHAS  elementi costitutivi delle cose corporali  Corrispondenti ad altrettanti stati della materia * - L’atomo comprende 4 tipi corrispondenti alle prima 4 sostanze (^) PRITHWI  TERRA * solido (^) odore AP L’ACQUA liquido (^) sapore TEJAS  FUOCOgassoso (^) colore (luminosità) VAYU ARIAluminoso (^)tatto (temperatura) AKASHA SPAZIO ETEREO etereo Gli atomi sono non percepibili, eterni e indivisibili, costituiscono anzi della divisibilità che seno porterebbe all’infinito. La crescita e la decrescita degli organismi viventi dipende da processi di addizione e sottrazione degli atomi che li costituiscono. Oltre alle 5 sostanze ritroviamo in questa cateogria anche : KALA  il tempo e DISH  lo Spazio. Queste sette suddivisioni si riferiscono esclusivamente all’esistenza corporea ma se prendiamo in considerazione l’essere individuale come essere umano, comprende oltre alle sostanze corporali ache degli elementi costitutivi che appartengono all’essere umano lui stesso: ATMA  Anima  Il principio trascendentale al quale si riattacca l’individualità e che gli è superiore MANAS  mentale  l’insieme delle facoltà fisiche di ordine individuale che - appartengono al individuo cosi com’è  La ragione è l’elemento caratterizzante. Per concludere quindi Quando il soggetto comprende che gli oggetti attraenti o repellenti non sono altro che aggregazioni temporanee di atomi, essi non hanno piu potere su di lui. La conoscenza autentica dissolve i moventi interessati ed egoistici dell’azione, fa cessare l’accumulazione di meriti e demeriti e isterilisce la possibilità di nuove rinascite.

2. NYAYA  Logica

Nyaya = cio tramite il quale la mente viene condotta ad una conclusione. La logica è intesa anzitutto come epistemologia nell’accezione di teoria della conoscenza e dell’errore, ma anche come capacità pratica di convincere l’interlocutore, il giudice arbitro e il pubblico di un dibattito. L’atto conoscitivo implica 4 condizioni : CONOSCITORE PRAMATR CONOSCIBILE  PRAMEYA CONOSCENZA  PRAMITI MEZZO DI CONOSCENZA  PRAMANA Il nyaya è una trattatistica della realtà, un tentativo di inventariare il reale attraverso strumenti conoscitivi adeguati. La liberazione si consegue attraverso una conoscenza autentica della realtà, che a sua volta si può ottenere solo se si sia prima compreso in cosa consista la conoscenza, quali siano le sue fonti, i mezzi attraverso i quali viene raggiunta , e cosa possa distinguere la conoscenza autentica da quella falsa. Le sedici categorie -PADARTHA del Nyaya sono : 1 ). MEZZI DI CONOSCENZA VALIDA (permettono di conoscere la verita e di evitare l’errore  comprende quattro tipi : percezione, inferenza, paragone, testimonianza verbale. 2). CONOSCIBILE (La reatlà che è oggetto della conoscenza valida) 3). DUBBIO (Stato di incertezza in cui la mente vaga tra due o piu punti di vista conflittuali relativamente a un medesimo oggetto) 4). SCOPO (oggetto desiderabile o indesiderabile, per conseguire o per evitare il quale il soggetto intraprende un attività) 5 ). ESEMPIO (fatto indiscutibile che illustra una regola generale) 6). CONCLUSIONE DEFINITIVA ( dottrina accolta come autentica da un sistema di pensiero, mediante argomentazioni valide) 7). RIDUZIONE DELL’ASSURDO (Ragionamento ipotetico, modo di pervenire a una conclusione esponendo l’assurdità della tesi contraria) 8). CONOSCENZA DECISIVA (ottenibile attraverso uno dei mezzi d conoscenza valida, solitamente preceduta dal dubbio ) 9). DIBBATTITO (discussione condotta con l’uso dei mezzi di conoscenza valida e del ragionamento ipotetico, in cui le argomentazioni esposte prendono la forma di inferenza; non si propone di contrastare una teoria avversa, ma di accettare la verità fattuale su un dato argomento di discussione ) 10). ERISTICA (discussione insincera in cui le due parti si confrontano animate dal desiderio di spuntare la vittoria una sull’altra anziché dalla brama di accettarne sinceramente la verità) 11). CAVALLI (entrano in ballo quando ci si propone non tanto di sostenere una tesi, ma solo di confutare la tesi avversaria, con un metodo puramente distruttivo) 12). RAGIONI LOGICE FALLACI ( In grado di invalidare un inferenza altrui, quando individuate nella tesi avversa, vengono denunciate come tali) 13). TRAVISAMENTI DELIBERATI ( Risposta sleale a un argomentazione dell’avversario, che non si è in grado di confutare con metodi leali, si fonda sul fraintendimento deliberato e sulla consapevole distorsione del punto di vista altrui) 14). OBIEZIONI FUTILI ( risposta sleale basata su una falsa analogia, che sfrutta futilmente la somiglianza o dissimiglianza tra due cose per controbattere un argomentazione sensata) 15). PUNTI DI IMMOBILITAZIONE (Cio che determina la sconfitta in un dibbattito: se una delle due parti da prova di aver frainteso, malinteso o non compreso la tesi propria o quella avversa, dovrà amemettere sconfitta 3.SAMKHYA  Metafisica

Le modificazioni mentali da contrastare sono 5 : - Conoscenza autentica / conoscenza erronea / costruzione mentale/ sonno/ memoria. Per procedere all’arresto  Nirodha  occorrerà purificare la mente dalli flusso di RAJAS e TAMAS (Moto e stasi) lasciando spazio solo a SATTVA (luce) La schiavitu di Purusa nei confronti di Prakrti si manifesta secondo 5 afflissioni  KLESA : nesceinza, egoità,attaccamento, avversione, adesione convulsa all’esisteza. La cessazione delle funzioni mentali ( cervello off)cittavrttirodha (vero obbiettivo della disciplina ) segue 5 livelli detti “ terre mentali”CITTABHUMI dove la mente è rispettivamente irrequieta, torpida, distratta, concentrata in un punto, cessata. Ogni stadio esclude gli altri, i primi tre tipi non conducono allo Yoga e vanno superati per accedere agli ultimi due. Le otto membraASTANGAdella disciplina sono:

- 1. YAMA  5 Astinenze o Proibizioni ( non violenza, verdicità, astensione al furto, astensione al rapporto sessuale, non attaccamento) - 2. NIYAMA  5 Osservanze o Obblighi ( purezza, contentamento, austerità, studio personale, dedizione al signore) - 3. ASANA  posture - 4.PRANAYAMA  Controllo de respiro - 5. PRATYHARA Ritrazione sensoriale - 6. DHARANA  Concentrazione - 7. DHYANA Meditazione - 8. SAMADHI  Attenzione concentrata Le prime 5 membra pratica esterna. Le ultime 3  interna  unico processo. La pratica dello yoga porta al conseguimento d 8 poteri sovrannaturali detti perfezioniSIDDHI: Sottigliezza, rapidità, grandezza, attingimento, pervasione, signoria soggiogamento, ubiquità. 5. MIMAMSA  Esegesi (interpretazione critica di un testo) Mimansa o Purvamimamsa ha come oggetto specifico la componente del VEDA dedicata all’azione rituale. Il sistema si offre come sostegno alla componente ritualistica del Veda offrendone in primo luogo un’esegesi interpretativa che consenta di comprendere le sue ingiunzioni , di armonizzare le apparenti incongruenze o contraddizioni in un quadro unitario coerente. Queste credenze riguardano soprattutto l’esistenza di un Sé che sopravviva alla morte del corpo fisico e che sia in grado di fruire i frutti del rituale da un’esistenza all’altra. La mimansa è pragmatica disposta ad accettare argomentazioni filosofiche purchè non entrino in conflitto con il DHARMA. La parte puramente descrittiva del Veda viene considerata dal mimamsa puramente propedeutica , la parte importante è la descrizione di riti e rituali. Il veda è fonte di conoscenza infallibile. Le categorie sono otto secondo I BATTHA  Sostanza, qualità, attività, generalità, inerenza, energia, somiglianza, numero). Le divinità nominate dai Veda si configurano come destinatarie delle offerte rtuali  beneficiarie del rito. Sono nulla più che le entità in nome delle quali si compie l’oblazione, da venerare solo perché c’è scritto nel Veda, non in nome di una loro effettiva maestà o capacita di incidere sul reale. Per questo la scuola è sostanzialmente ateistica : gli dei esistono solo in quanto se ne prescrive il culto, ma si potrebbero considerare finzioni conveniente per concretizzare le prescrizioni vediche. Lo scopo primario del rito infatti consiste ne portare a termine un sacrificio, non nel favorire una determinata divinità.Le divinità sono sostanzialmente esseri immaginari, che non hanno consistenza al di la dei mantra loro indirizzati. Il loro corpo è fatto di Parola, non di carne.

6. VEDANTA  Mistica Vedanta o Uttaramimansa si fonda sul Brahmasutra , scuola di SANKARA. Il vedanta è la dine dei Veda, inteso in un doppio senso, fine dei testi vedici e la fine/realizzazzione. Trionfo dell’essere  SAT -- e all’impossibilità del divenire. Il solo soggetto o realtà è i l séATMAN Secondo Potter è possibile sintetizzare tutta la filosofia della scuola di SANKARA in dodici proporzioni fondamentali:

  1. Scopo della via è indicare la via che conduce alla liberazione de ciclo delle rinascite
  2. La schiavitu è un prodotto della nescienza o ignoranza primordiale, il sé  ATMAN non è legato, è eternamente libero
  3. La schiavitù è senza inizio e opera fino a quando viene rimossa la nescienza (ignoranza)
  4. Dal momento che la schiavitù dipende dall’ignoranza, la liberazione si manifesta soltanto quando questa scompare mediante l’ottenimento del suo opposto, la coscienzaVIDYA
  5. L’operazione della nescienza consiste nel creare delle distinzioni apparentiBHEDA  che in realtà non esistono
  6. Pertanto la conoscenza comporta la consapevolezza della falsità di ogni distinzione
  7. Questa consapevolezza costituisce la gnosi salvifica , libera da ogni distinzione tra soggetto e oggetto, pura e immediata coscienza.
  8. Il vero se è questa pura coscienza , senza la quale nulla può essere conosciuto
  9. Questo sé , pura coscienza, non è differente dal principio ultimo che regge il mondo, IL BRAHMAN
  10. Il reale è cio che non può venire scartato come falso , che non è soggetto a contraddizioni o falsificazioniBADHA  al contrario dei prodotti della nescienza che sono sempre falsificabili e soggetti a contraddizioni
  11. Il BRAHMAN , ossia il sé autentico, pura conoscenza è l’unica realtà  SAT , intatta da ogni differenza, realtà che non può essere contraddetta , perché proprio la presenza della coscienza è la condizione necessaria della contraddizione
  12. La pura coscienza viene sperimentata durante il sonno profondo, e comporta del pari la beatitudineANANDA , dal momento che al risveglio ci si ritrova rinfrancati. La devozione (bhakti) e il tantrismo Tutte le scuole del Vedanta (Veda) tranne il vedanta stesso sono pienamente immerse nella dimensione devozionale. Sara dunque opportuno partire da esse per proporre una definizione di DEVOZIONE  BHAKTI. La seconda corrente di rilievo del Vedanta è quella che fa capo a RAMANUJA , detta “non dualismo qualificato”, divisa in due scuole:
  • una quietistica meridionale  detta del “gatto” il gattino si lascia trasportare passivamente dalla madre
  • Una attivistica settentrionale  detta” della scimmia”  la scimmietta di aggrappa convulsivamente al suo corpo. Per Ramanuja il mondo è reale e costituisce il corpo di DIO. Bhakti  etimologicamente “partecipazione” reciproca del devoto e delle divinità l’uno nei confronti dell’altra. La bhakti si configura come un rapporto di partecipazione amorosa (a volte erotica) del singolo devoto con una divinità dai tratti marcatamente personali. I principi della dottrina devozionale si ritrovano nel Bhaktisutra , attribuito a due personalli mitici Sandilya e Narada Tra il VI e il X sec si afferma tendenza dei santi fedeli di SIVA e Visnu  Saiva e Vaisnava  i Nayanmar e gli alvar.

2. Testi vaisnavaVisnusamhita La scuola vaisnava si articola in 3 scuole  fonti tantriche mitologiche ritualistiche  PANACARATRA e VAIKHANASA e fonti non tantriche speculativo-devozionali  BHAGAVATA Le principali categorie della teologia vaisnava sono relative ai concetti di “discesa sulla terra” e di “emanazione della divinità” (avatara e vyuha  Visnu) 1.Testi saivaSivaagama Anche le fonti saiva si dividono in tantriche e non tantriche. Una delle più importanti è la produzione di PasupatiPasupatasutra  La loro teologia si fonda sulle tre categorie : PATI, PASU, PASASignore , devoto , il legame che tiene l’uomo impastoiato al ciclo delle rinascite. Le fonti tantriche agamiche possono essere divise in alcune macrocorrenti: ° corrente settentrionale tendenza non dualistica ° corrente meridionale tendenza dualistica ° corrente centromeridionale tendenza devozionale speculativa La dottrina Pasupata con quella della saivasiddhanta la concezione della triade fondamentale, che oppone il Singore, la plutalità dei principi coscienti individuali detti “bestiame legato” e il legame che li incatena. (PATI-PASU-PASA) Pati è la categoria suprema entro la quale si risovlono Pasu e Pasa e pervade le 8 forme ( terra, acqua, fuoco, vento, spazio, sole, luna, e uomo in quanto committente del sacrificio) La carriera d’asceta pasupata si articola secondo 8 pentadi di stadi che riguardano : il suo status AVASTHA  all’interno del corpo sociale e dell’ordine ascetico Il luogo  DESA in cui si svolge la pratica specifica La forza  BALA  specifica che viene sviluppata L’impurità  MALA  che viene di volta in volta superata La purificazione  VISSUDHI  attraverso la quale si rimuove l’impurità Il mezzo  UPAYA  di rimozione dell’attingimento conseguito La forza dell’iniziazione  diksakara  corrispondente Particolare importanza assume il secondo stadio  il luogo  in cui il devoto vive sotto mentite spoglie tra la gente comune ignara della sua condizione di asceta, e si dedica a una serie di bizzarre pratiche antinomistiche ( es: riso immotivato, sonnolenza simulata, molestie sessuali ai danni di fanciulle, ubriachezza molesta, comportamento disdicevole di vario tipo)  che hanno lo scopo preciso di attirare a sé la riprovazione della comunità.  questo comportamento innesca un meccaniscmo di trasferimento al KARMAN --> attraverso il quale l'adepto trasferisce a chi lo rimprovera ingiustamente (ignorando la natura simulata del suo agire) i propri demeriti e attira a se i loro meriti. 3.Testi saktaDEATantra Le tradizione sakta meno coerenti di vaisnava e saiva (uha uha uha uha ) , vuoi per il sovrapporsi di sistemi tassonomici diversi ( 7 norme di condotta/ 4 troni /6 lignaggi /10 forme della Dea). Si dividono in due orientamenti : -SRIKULA (daksinacara)  condotta di destra diffuso in India meridionale -KALIKULA (vamacara) condotta di sinistra  Nord-Est Esse fanno riferimento all’uso delle 5 “EMME” PANCAMAKARA ossia i 5 elementi di base del servizio divino  PUJA. MADYA  Liquore MAMSA  Carne MATSYA Pesce MUDRACereali tostati MAITHUNA  Coito rituale. Lo Yoga tantrico

Le scuole dello Yoga tantrico si possono ridurre in due varianti principali , intrecciate tra loro: 1° La disciplina fondata sulla forzaHathayoga maestro semileggendario : Matsyendranatha 2° La disciplina della serpe acciambellaKundalini  maestro: Goraksanatha 2° Nella disciplina della serpe acciambella sono presenti i capisaldi della scuola o dottrina “fisiologica sottile” che prevede l’interpretazione del corpo come un diagramma attraverso dei “centri” o “ruote” di energia  CAKRA e canali  NADI attraverso i quali scorrono i diversi soffi vitali (5 principali e 5 secondari)e in cui si può forzare il risveglio e il passaggio di un’energia o potenza normalmente dormiente, detta “serpe acciambella  KUNDALINI , situata alla base della colonna spinale. La serpe viene addestrata mediante opportune tecniche a percorrere il transito che la porterà lungo un percorso ascendente su su fino alla fontanella occipitale, il cosidetto  foro del Brhama  condizione che equivale alla liberazione 1°La lettura dello Hathayoga insiste meno sulla fisiologia sottile e più su pratiche psicofisiche. Non vanno dimenticate le upanisad dello yoga. La dottrina dello Hathayoga e delle scuole collegate è fluida, non sistematica, variabile a seconda delle fonti testuali considerate di volta in volta. Lo stesso termine Hatha  “forza” o “sforzo” è un ottimo esempio di tale simbologia. Scomposto dalle due sillabe HASOLE e THALUNA. Oltre al riferimento di due entità astronomiche fa riferimento anche al passaggio dell’aria attraverso le narici e alla lateralizzazione del corpo, concepito attraverso una serie di canaliNADI in cui circolano diverse forme di energia. Il punto dei canali che si intersecano a più riprese genera le cosiddette ruote energetiche  CAKRA.

 La pratica si propone di risvegliare l’energia dormiente della serpe acciambella.

Il canale (NADI) non è solo un vaso in cui circola il sangue, ma può essere anche molto sottile per consentire il transito di fluidi via via meno grossolani. I Canali più importanti sono 10 ma tra essi 3 CANALI Fondamentali:

  • Canale centrale  SUSUMNA Affiancata da Canale di sinistra  IDALUNA (in vedico vuol dire offerta sacrale ) Canale destro  PINGALASOLE Le 72.00 NADI (canali) partono dal coccige sacrale risalendo su su fino alla sommità del capo e oltre, nel cosiddetto “ LOTO DEI MILLE PETALI ” Il processo di ridestamento della serpe acciambellata alla base della colonna spinale prevede la forzatura della Kundalini attraverso il canale mediano fino a farla raggiungere al loto dei mille petali. IL SOLE  CANDRA  PINGALA e la LUNA SURYAIDA che si attorcigliano intorno al canale centrale SUSUMNA come due serpenti, determinano il tempo in quanto giorno e notte, laddove sumsuma divora il tempo, dissolvendone la ciclica dualità. PRATICA : -Si prescrivono pratiche di respirazione alternata, respirando ciclicamente e alternando solo una narice (tappando con il dito quella chiusa), aumentando progressivamente il periodo di retenzione del respiro (apnea ispiratoria ed espiratoria) , pratiche mistiche e divinatorie. FORMULE MEDITATIVE : Alla respirazione si affianca l’uso delle formule meditative dette “ seminali”BIJMANTRA  Generalmente costituite da vocali lunghe e nasalizzate, I soffi vitali  PRANA  10 varietà , di cui le prime 5 principali  soffio ispirato, espirato, equivalente, ascendente, pervadente (PRANA, APANA, SAMANA, UDANA, VYANA) I CAKRA principali sono 7 ,1- 6sedi della Sakti 7sede di Siva. 1. Cerchio radicale di base  MULADHARA CAKRA  tra i genitali e l’ano 2. Cerchio del suo primo luogo  SVADHISTHANA CAKRA alla base del pene del maschio 3. Cerchio della città dei gioielli  MANIPURA CAKRA Situato nell’ombellico 4. Cerchio del suono non prodotta da percussione  ANAHATA CAKRA  cuore

PRE : Effetti culturali della colonizzazione  colonizzazzione cerca di imporre la propria visione e

religione in India. In una prima stagione le istanze di rinnovamento trovarono espressione

soprattutto attraverso la forma di  società.

 Solo per fini didattici di può proporre una distinzione tra esponenti tradizionalisti,

riformatori e innovatori, (filosofi categoria a parte  richiama soprattutto vedanta unico

tra i sei darsana attivo, altri diventati in un pensiero scolastico)

Tradizionalisti  capofila  Svami Dayanand Sarasvati che si proponeva di ricondurre la religione

vedica alla purezza di un tempo , rifiutanto tanto le religioni extrahinduiste quanto ogni sviluppo

dell’hinduismo stesso. Rifiuto culto immagini , rifiuto per motivi morali del sacrificio vedico

riducono la pratica a un paradigma puramente verbale alla lode, alla preghiera , meditazione :

adorazione interiore. Si salvano i 5 sacrifici  PANCAYAJNA e i 16 riti di passaggio  SAMSKARA.

Dopo la sua morte la comunità fu travagliata da dissidi interni e sopravvisse dopo aver adottato un

rito di purificazione “SUDDHI” il concetto che oltre a hiunduisti nati, o persone covertite all’islam

che desiderassero far ritorno all’hiunduismo il concetto che il rito fosse aperto anche a chi avesse

una “debolissima ascendenza hiundu” e fu utilizzato per trasformare i cosiddetti “intoccabili” 

PARIA gli AVARNA  in membri delle caste pure.

Dal punto di vista sociale lotta a favore del matrimonio delle vedove

I riformatori  rappresentante Bengalese  Rammohan Ray fondatore nel 1929 del Brahma

Samaj  “società del Braham. L’hinduismo riformato che egli proponeva , oltre a rifiutare ogni

costume contrario alla morale comune, mirava ad offrire una versione razionale ed eticamente

purgata delle credenze indiane tradizionali. Codice etico : Vegetarismo, astensione Alcool, ideale

di vita semplice di tipo familiare. Credenze : Figura del maestro GURU

Gli innovatori  A partire da un legame più o meno forte con una visione tradizionale indiana , gli

innovatori sviluppano sistemi di pensiero e prassi religiosda  autonomi.

Uno degli innovatori è il bengalese  Aurobindo Ghose 1872-1950  visione filosofica di stampo

positivistico evoluzionistico. Coofondatore insieme a Myrra Alfassa (Mére 1878-1973) di una

comunità utopistica nella enclave di lingua francese del sub-continente  AUROVILLE , nei pressi

di Pondicherry

Ghandi  pur essendo noto per la sua opera politica si considerò sempre nulla più che un

ricercatore della verità.

I maestri spirituali 

I filosofi  Rabindranath Thakur  fautore di un sistema pedagogico di tipo olistico , in cui si

stimolava la creatività e l’originalità intellettuale ed emotiva del discente.

Capitolo 2: Principali temi Il sacrificio vedico e la sua interiorizzazione

SACRIFICIO  YAJNA

I riti sacrificali vedici si distinguono in: SOLENNI SRAUTA Intervento di un numero di sacerdoti officianti proporzionale alla solennità del rito  tra i riti solenni più importanti  il sacrificio del cavallo (da sovrano per dignità monarca universale ) DOMESTICI  GRHYA  più modesto, compiuto dal capofamiglia senza mediazione sacerdoti. Il sacrificio ( Yajna) più importante delle pratiche religiose vediche è l’immolazione sul fuoco sacrificale di una vittima animale.  PRIMO TRASFERIMENTO : L’individuazione di una vittima vicaria per consentire al committente di compiere il sacrificio e contemporaneamente di sopravvivere: -uccisione via soffocamento, no spargimento di sangue che potrebbe contaminare area sacrificale. -Attraverso formule eufemistiche si ottiene consenso dall’anima per essere ucciso, cio permette di distinguere il sacrificio – dall’uccisione. -La vittima va messa al limite tra area consacrate e non consacrata per evitare che contamini la prima e sia estranea alla seconda.

  • si invoca consenso della vita ad essere sacrificata , essa impossibilitata di parola esprime il proprio consenso per bocca dell’officiante
  • il sacrificio si propone di cucere il mondo : da crudo (ostile all’uomo) a cotto (padroneggiabile dall’uomo)
  • il committente  yajamana  paga l’onorario dei brahmani / fornisce vittime sacrificali/ sostanze impiegate del rito/ e offre se stesso in sacrificio SECONDO TRASFERIMENTO : Trasferimento di meriti : i meriti che derivano dalle pratiche sacrificali compiute sono traferiti dai sacerdoti, che li dovrebbero lucrare in prima persona in quanto sono loro a compiere sacrificio verso il committente, che si limita a fornire le materie prime (approccio primo con la teoria del KARMAN) TERZO TRASFERIMENTO: Sacrificatore officiante :  sacrificatore officiante mentre versa oblazione nel fuoco sacrificale dice :” Questo non è per me è per Agni (dio del fuoco). In questo caso il trasferimento è complesso : l’officiante che sacrifica per conto del committente, rinuncia al frutto del sacrificio in favore della divinità  frutto del beneficio non va a beneficio di un interesse particolare MA si propone di contribuire in misura rilevante a tenere in piedi il cosmo.

 Una tale importanza del sacrificio spiega come mai gran parte delle elaborazioni dell’hinduismo si

fondi proprio sulla interiorizzazione del sacrificio stesso. QUARTO TRASFERIMENTO: Sacrificio di Sé: Dopo aver rinunciato una volta per sempre al sacrificio come spegnimento di vite. Il sacrificio viene sublimato in sacrificio del Sé ( leggenda macantropo si smembra per dare luogo alla moLteplicità)  ovvero rinuncia ai frutti dell’azione. E’ possibile accostare questi 4 trasferimenti ai 4 livelli dei VEDA:

**- SAMHITA

  • BRAHMANA
  • ARANYAKA
  • UPANISAD** Il sacrificio vedico viene ancora praticato (no spegnimento di vite , solo oblazione di fuoco sacro si sostanze di origine vegetale o animai). Il Veda non può definirsi morto, fino a quando esisterà maestro in grado di trasmetterlo ad un discepolo in grado di riceverlo secondo i metodi tradizionali, il Veda sarà vivo. La religiosità indiana non sostituisce il nuovo all’antico ma sopravvive insieme. Il rito sacrificale si è sostituito con il rito di adorazione  PUJA, modellato secondo il rito quotidiano e domestico dell’accoglienza dell’ospite. I fini dell’uomoPURUSARTHA e i periodi della vitaASRAMA

il voto di rinuncia al mondo e diventare RinuncianteSAMNYASIN : indossare veste ocra/ privarsi di ogni legame, proprietà e rinunciare al suo ruolo sociale, morto no cremato ma inumato. PURUSARTHA ( KAMA ,ARTHA, DHARMA, MOKSA ) si coordinano con ASRAMA ( STUDENTE, CAPOFAMIGLIA, EREMITA, SAMNSIASA).

- Nello stadio dello Studente prevale Dharma - Grhastha (capofamiglia )  artha/ profitto (temperato dal dharma) - Samniasin  moksa - Kama(piacere) no stadio specifico  riservato a donne estranee dai stadi di vita. I riti di passaggioSAMSKARA e i sacrifici La periodizzazione dell’esistenza è una costante dell’hinduismo e si concretizza in una serie di atti codificati  Riti di passaggio  destinati a segnare le tappe salienti della vita La lista classica comprende 16 preparazioni16 SAMSKARA :  3 situati nella vita prenatale  Concepimento – auspicio della nascita di un maschio – scriminatura dei capelli della puerpera  11 situati nel periodo che va dalla più tenera età fino ad adolescenza  nascita / imposizione del nome / uscita dalla camera natale / prima assunzione di cibo solido / tonsura / foratura dei lobi e delle orecchie / inizio dell’apprendimento / iniziazione / inizio dello studio dei Veda/ rasatura della barba / ritorno a casa del discepolo  2 vita adulta  matrimonio /riti funebri I riti funebri variano di tempo e di modalità a seconda della classe gerarchica a cui si appartiene. Es: bramhani può durare 11 anni, riti complessi e rigidi. I riti servono a trasformare gradualmente quello che è semplicemente un trapassato (preta) in un antenato (pitr) personaggio destinato a irradiare la propria benefica influenza sulle generazioni ancora in vita della sua stirpe 5 sacrifici quotidianiPANCAYAJNA di derivazione vedica ma perfettamente inseriti del sistema di valori dell’hinduismo : - 1) Sacrificio degli DeiDevayajna : schegge di legno unte di burro fuso offerte del guoco domestico - 2 )Sac. agli antenatipitryajna : offerte d’acqua per placare la sete - 3) Al braham : brahamyajna :studio e recitazione mnemonica di testi sacri o di brevi formuele di preghiera e di invocazione - 4) Agli uomininryajna : venerazione dell’ospite  elemosina verso i poveri - 5 )Agli esseribhutayajna : offerte di cibo sparse al suolo per gli spiriti e esseri semidivini. 1-2-3 il devoto ripaga il triplice debito originario : rnatraya , contratto dei confronti di tre categorie di esseri : dei, antenati e veggenti Il pellegrinaggio ai guardi (attraversamento testi/persona/posto) sacri Le radici vediche del pellegrinaggio hinduista vanno ricercate nel Rveda in cui compare più volte il termine Tirtha“via /passaggio” oppure “guado/guado sacro”  luogo in cui è possibile passare guadando un corso d’acqua e in cui è uso radunarsi in occasione di determinate festività.  Origine della pratica del

pellegrinaggio  usanza di radunarsi nei punti guadabili di fiumi e torrenti per celebrare una qualche festa periodica. Anche nei Purana ( gruppo di testi sacri Hindu, di carattere principalmente mitico e culturale, destinati anche a donne e sudra (4 casta) invece proibili dei testi SHRUTI ( ascolto – tramandati da veggenti) Le funzioni del pellegrinaggio sono anch’esse molteplici:

- Per individuo  pratica di purificazione e via di salvezza - Per intenti di unificazione culturale del mondo indiano  potente mezzi di legittimazione Si intravede gia l’esito maturo di questa concezione geopolitica della pratica : il pellegrinaggio sostitutivo permette di conseguire i medesimi risultati del viaggio reale, con evidenti risparmi economi e riduzione dei rischi. I singoli Tirtha sono inseriti armoniosamente in complessi sacri che prendono il nome di campiksetra  ognun dei quali racchiude in sé (un corso d’acqua /montagne/ specie viventi o animali) tutti i diversi Tirtha. Un campo  Ksetra  diventa così replica su scala minore della geografia sacra dell’intero subcontinente. Il meccanismo in atto è quello gia citato prima del pellegrinaggio sostitutivo, grazie al quale singoli tirtha di uno Ksetra sono collegati tra loro da un itinerario o circuitoPARIKRAMAche i pellegrini percorrono fino alla meta finale del viaggio. Ogni Ksetra prevede al suo interno itinerari alternativi, limitati in termini di spazio e di tempo in base alla propria resistenza fisica del pellegrino. Bisogna ricordare che nel Bhagavadgita il termine Ksetra sta per corpo dell’uomo  conoscitore del campo  analogia tra macrocosmo e microcosmo / tra campo esteriore del pellegrino e campo interiore della coscienza. Luoghi sacri mentaliNO FEDE NO EFFETTO : Per poter affrontare il viaggio o fare pellegrinaggio ci vuole una predisposizione di “purezza di cuore “ per poter effettivamente parteciapre a pratiche come dono, sacrificio…. Purezza di cuore, veracità, compassione, perdono, controllo dei sensi  qualità morali considerate come  luoghi sacri mentaliMANASATIRTHA  in omaggio al principio secondo il quale ne il pellegrino ne altre pratiche virtuose come dono, sacrificio , ascesi, studio o purificazione rituale possono recare frutto se intrapresi senza fedeSRADDHA  e ferma risoluzionesankalpa  di portarli a termine, La purezza di intensione è l’unica garanzia di efficacio del ritomezzo principale per conseguire la conoscenza del Sommo Signore. Con la speculazione sui luoghi sacri mentali la dimensione interiore si rileva una caratteristica primaria e affianca la pratica apparentemente solo esteriore del pellegrinaggio. Si puo definire paesaggio interiore l’armonica combinazione entro la sfera del sacro (luoghi/tempi/significati/riti/comportamenti) l’ equiparazione tra la dimensione interiore del microcosmo umano e quella esteriore del macrocosmo individuato provvisoriamente nel sito. I concetti macrocosmoBrahmanda l’uovo di Brahma  raffigurazione del cosmo in forma embrionale, racchiuso entro un guscio che comprende in sé tutto l’universo conosciuto e microcosmoPindanda  l’uovo fatto da cibo  si riferisce al bolo sacrificale  PINDA una sorta di polpetta di riso pressato che rappresenta l’offerta fatta ai defunti per consentire loro di trasformarsi in antenati dell’aldilà. Per lo yogin  persona che pratica yoga e che quindi ha piena consapevolezza di se e dell suo interno. Ecco dunque che per compiere il pellegrinaggio non solo non è necessario spostarsi dal luogo in cui ci si trova, ma per l’asceta non è neppure necessario volgersi al di fuori del sé: tutto è gia li, nel proprio corpo. La pratica del pellegrinaggio si può risolvere in un viaggio interiore alla scoperta di se stessi, mediante l’esercizio della sovrapposizione mistica, pratica meditativa tantrica che consiste nell’instaurazione di svariati supporti meditativi finalizzati a fini rituali.

Il pellegrino che voglia attribuire particolare valore al proprio pellegrinaggio può compierlo eseguendo una serie ininterrotta di prostrazioni usando il proprio corpo per misurare la distanza che lo separa dalla meta. Tra i preparativi principali figurano: ***L’uso di radersi il capo. *la pratica purificatoria del digiuno

  • Viaggio a piedi piuttosto che mezzi di trasporto I raduni di massa:** I raduni di massa sono una caratteristica del pellegrinaggio indiano  più importante KUMBHAMELA  “raduno dell’orcio”. Leggenda narra che 4 gocce del liquore d’immortalità amrta  sarebbero cadute al suolo  le 4 città sorte sul luogo di caduta sono:

 PRAYAGA (raduno ogni 12 anni)

 Haridvara (ogni 6 anni )

 Nasika

 Ujjayini (edizioni limitate )

Allestimento di tendopoli, servizi e di regolamentazione d’accesso ai corsi d’acqua per il bagno rituale e sollecitare quanti si attardano per consentire a tutti di immergersi. (Diverse dispunte tra i gruppi di asceti- laici per ultimi) :  il posto privilegiato spetta a coloro che osservano la nudità rituale  NAGNASADHU La nudità rituale è simbolo di maggiore purità e austerità rispetto agli ordini ascetici che accettano di portare i vestiti  Per ultimi sfilano gli asceti eruditi L’imponente flusso umano per quanto sembri spontaneo è in realtà regolamentato. A Prayaga , confluiscono 3 fiumi , due visibili : Ganga e Yamuna e il terzo sotterraneo : Sarasvatila treccia fatta di tre fili. Parallelo con: - i 3 attributi Gunas  sattva, rajas e tamas -tre canali :Nadi  ida e pingala che si intrecciano sul canale centrale susumma I luoghi sacri: Posto piu sacroVARASIdetto anche Kasi -L’antica area urbana di Kasi è il più celebre luogo santo dell’India.

  • Dimora di Siva
  • Sorge lungo la sponda sinistra del fiume sacro.

-E’ una delle 7 città sante  saptapuri

  • sede di uno dei 12 segni di luce -centro di ogni pellegrino -destinazione ultima del viaggio terreno dell’uomo. -Tutti vogliono recarsi una volta nella vita. -Varasi garantisce liberazione. Il culmine del pellegrinaggio alla città santa è costituito da un circuito interno alla pankacrosi “viaggio dell’embione interiore del Signore del tutto” da compiersi in 3 periodo indicativi : (febbraio- marzo / ottobre- novembre /novembre-dicembre) ma preferibilmente nella grande notte di Siva (febbraio marzo). Le sette città sante  SAPTAPURI in grado di conferire la liberazione (moksa) sono le seguenti :  Ayodhya (luogo natale dell’eroe dio : Rama)  Mathura (sede culto pastorale krsna)  Maya (kumbamela)  Kasi- Varasi  Kanci ( sede cenobio sankariano )  Avanti  Dvaravati (capitale di Krsna) La trasmigrazioneSAMSARA (Dottrina inerente al ciclo di vita morte e rinascita ) e la retribuzione dell’attoKARMAN La trasmigrazione  Samsara“vagabondaggio”  processo dove individuo si ritrova in un ciclo senza inizio che comporta : nascita, morte, rinascita, rimorte (il concetto di rimorte presente dei passi vedici sarebbe l’antecedente logico del concetto di “ritorno” all’esistenza) , parallelo e strettamente legato ad un meccanismo di retribuzione delle azioni compiuteKARMAN La trasmigrazione fa riferimento alla natura transitoria e ciclica dell’esistenza, che a un certo punto dovrebbe suscitare un sentimento di sazietà per esperienze già vissute e che si ripetono sempre uguali con variazioni non significative  con ciò facendo sorge il desiderio di una liberazione  moksa /mukti  dell’inesorabilità del ciclo. Punto importante da sottolineare è che tutti patiamo gli stessi mali, tutti soffriamo per gli stessi motivi, nessuno puo dirsi estraneo alla sofferenza di qualcun altro. Vi sono diverse ipotesi sull’origine della trasmigrazione:  La prima : ecologica  caratteristiche ambientali della religiosità asiatica, basata sulla produzione di riso.  La seconda : teologico  scuola della “prima esegesi”purvamimansa /Mimansa (scuola filosofica indiana)  Secondo la quale l’atto rituale del sacrificio vedico porta con sé un risultato necessario, invisibile e nuovo : il legame indissolubile tra un’azione conclusa, circoscritta nello spazio e nel tempo e la sua conseguenza ineluttabile Il principio cosciente eterno  ATMAN  non è toccato dalla rinascita, che riguarda solo il principio vivente individuale JIVA Lo spazio della trasmigrazione non è limitato dal mondo umano, spazia verso l’alto su quello divino e verso il basso sulle regioni infere. Sono possibili diversi percorsi, 3 sono i principali: