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Sanatama Dharma, Stefano Piano, Sintesi del corso di Letteratura

Riassunto completo Sanatama Dharma, stefano piano

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018
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Caricato il 26/09/2018

Martina.baroncelli
Martina.baroncelli 🇮🇹

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SANATANA DHARMA
CAP 1
India, Religione> Dharma, ma molteplicità di valenze. Concetto associato in modo particolare a AHIMSA
(innocenza/non violenza), somma virtù di chi pratica il dharma. Dharma, radice indoeuropes DHR, sostenere,
mantenere in essere. È la forma delle cose, la loro stessa natura, forza che le fa essere così e non altrimenti.
Norma eterna e ordine sia del cosmo sia della vita individuale e sociale degli esseri umani.
Manu-smrti opera fondamentale per quanto riguarda il Dharma> esso prospera grazie alla verita SATYA, anche
questo valore fondamentale.
Dharma due dimensioni: legittima acquisizione e fruizione dei beni di questa vita + (escatologico) fine ultimo di
ogni uomo: liberarsi per sempre dal mondo del divenire.
Ashikara-bheda, “distinzione delle competenze”> una sola verità di fede non può adattarsi a tutte per persone
indistintamente: Shankara (VII-VIII) la verità stessa ha due aspetti: verità trascendente, che riguarda la realtà
suprema e verità empirica, realtà quotidiana: realtà empirica del mondo E irrealtà trascendentale.
Il Dharma è fisso, valore esistente da sempre e per sempre, al di fuori dal tempo> SMRTI continuità ininterrotta
della sua tradizione religiosa> la cultura tradizionale è specchio fedele di una realtà religiosa che sembra
trascendere le mutazioni del tempo.
Norma eterna> Sanatana Dharma, preesiste alla stessa rivelazione> VEDA. Il Dharma rende l’uomo uno con
Dio: vivendo in armonia con i principi dell’ordine eterno delle cose, stabilito da Dio ed eterno come lui.
Manu-Smrti, caratteristiche del Dharma, oltre che norme relative dai doveri di ciascuno.
Veda autorivelazione della verità, senza intervento umano (apauruseya), fonte su comportamento etico, testi uditi
SRUTI + testi della memoria SMRTI della verità
Diversi tipi di Dharma, anche se tradizionalmente sarebbe principio unitario. SAMANYA DHARMA Dharma
comune, insieme dei principi etici generali che si possono e si devono considerare validi per tutti gli uomini,
hanno valore universale. Nel Mahbharata Satya è il valore su cui si fonda l’intero comportamento morale
VISHESA DHARMA/SVA DHARMA: darma particolare, norme dettate per ciascun gruppo umano JATI.
Quando contrasto tra Samanya e Vishesa/Sva, SEMPRE Vishesa OVER Samnaya, c’è il primato di dovere di
casta sulle problematiche di tipo individuale o personale> la persona umana non ha un valore in sé stessa ma
solo in rapporto alla funzione che svolge nella società: le esigenze del gruppo prevalgono su quelle della
persona.
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SANATANA DHARMA

CAP 1

India, Religione> Dharma, ma molteplicità di valenze. Concetto associato in modo particolare a AHIMSA (innocenza/non violenza), somma virtù di chi pratica il dharma. Dharma, radice indoeuropes DHR, sostenere, mantenere in essere. È la forma delle cose, la loro stessa natura, forza che le fa essere così e non altrimenti. Norma eterna e ordine sia del cosmo sia della vita individuale e sociale degli esseri umani. Manu-smrti opera fondamentale per quanto riguarda il Dharma> esso prospera grazie alla verita SATYA, anche questo valore fondamentale.

Dharma due dimensioni: legittima acquisizione e fruizione dei beni di questa vita + (escatologico) fine ultimo di ogni uomo: liberarsi per sempre dal mondo del divenire. Ashikara-bheda, “distinzione delle competenze”> una sola verità di fede non può adattarsi a tutte per persone indistintamente: Shankara (VII-VIII) la verità stessa ha due aspetti: verità trascendente, che riguarda la realtà suprema e verità empirica, realtà quotidiana: realtà empirica del mondo E irrealtà trascendentale.

Il Dharma è fisso, valore esistente da sempre e per sempre, al di fuori dal tempo> SMRTI continuità ininterrotta della sua tradizione religiosa> la cultura tradizionale è specchio fedele di una realtà religiosa che sembra trascendere le mutazioni del tempo.

Norma eterna> Sanatana Dharma, preesiste alla stessa rivelazione> VEDA. Il Dharma rende l’uomo uno con Dio: vivendo in armonia con i principi dell’ordine eterno delle cose, stabilito da Dio ed eterno come lui. Manu-Smrti, caratteristiche del Dharma, oltre che norme relative dai doveri di ciascuno. Veda autorivelazione della verità, senza intervento umano (apauruseya), fonte su comportamento etico, testi uditi SRUTI + testi della memoria SMRTI della verità Diversi tipi di Dharma, anche se tradizionalmente sarebbe principio unitario. SAMANYA DHARMA Dharma comune, insieme dei principi etici generali che si possono e si devono considerare validi per tutti gli uomini, hanno valore universale. Nel Mahbharata Satya è il valore su cui si fonda l’intero comportamento morale VISHESA DHARMA/SVA DHARMA: darma particolare, norme dettate per ciascun gruppo umano JATI. Quando contrasto tra Samanya e Vishesa/Sva, SEMPRE Vishesa OVER Samnaya, c’è il primato di dovere di casta sulle problematiche di tipo individuale o personale> la persona umana non ha un valore in sé stessa ma solo in rapporto alla funzione che svolge nella società: le esigenze del gruppo prevalgono su quelle della persona.

Quella del Dharma è una visione religiosa che coinvolge interamente l’uomo: è il valore attraverso cui l’uomo si sente uno col tutto. L’uomo è privilegiato: è l’unica creatura in grado di salvezza Moksa, di liberarsi da Samsara: è il suo fine ultimo che trascende tutti gli altri obiettivi dell’esistenza. Finchè vive nel mondo egli deve comunque conseguire e armonizzare tre obiettivi: Kama (piacere, soddisfazione del desiderio), Artha (ricchezza e benessere), Dharma (ordine, giustizia, moralità) + Moksa, liberazione> tensione tra Dharma e Moksa, tra liberazione e vita ordinata nel mondo: l’uomo deve sempre dunque avere davanti agli occhi il dharma, il suo dovere sia come uomo Samanya, sia come membro di una casta Vishesa: il dharma è il suo stesso essere. Ma Moksa trascende tutto ciò: è dimensione di libertà assoluta che si può realizzare solo con una radicale rinuncia alla vita.

CAP 2

Induismo> no origine nel tempo: è DHARMA, che è eterno. No fondatore, si fonda su valore non limitato dal tempo. Fasi dello sviluppo dell’Induismo: - Vedismo: religione con centro nel rito sacrificale in onore di molteplici figure divine, testi più antichi della rivelazione. ŚRUTI audizione. – Brahamanesimo antico, indagine su sig più profondo del sacrificio, testi esegetici e speculativi della sruti. -induismo, fonti principali SMRTI. L’intera tradizione religiosa hindu è brahmanica, i brahamani sono il livello più alto della nuova nobiltà introdotta dagli indo-ari, soli e vedi interpreti e commentatori del Dharma.

Ari, razza nordica di lingua indo-europea, arrivano nella pianura del Panjab nel II millennio a.c. subentrando ad una civiltà già in fase di decadenza (civiltà dell’Indo). Nella tradizione brahmanica ci sono elementi di tradizione dravidica. Indo-Ari> Varna (colore) (classificazione comune a tutte le popolazioni Indoeuropee) -brahmana, sacerdoti, bianco, - Ksatrya, principi e nobili guerrieri, rosso, -vaishya, popolo, giallo + Sudra, nero, servitori delle altre tre classi. Manu Smrti, brahamani compito di studiare e insegnare i testi sacri+ sacrifici per sé stessi e per conto degli altri; Ksatrya, proteggere il popolo, studiare i libri sacri e non lasciarsi legare dagli oggetti dei sensi. Rg

al benessere dell’umanità: fa prigioniere le nubi scure foriere di pioggia e le tiene chiuse in una caverna finchè Indra lo abbatte con l’aiuto degli altri dèi, consentendo il deflusso delle acque e lo sviluppo della vita sulla terra. Mito fondato sull’opposizione tra bene e male, progresso e regresso, essere (sat) e non essere (asat). Il trionfo di Indra decreta il trionfo di ciò che è su ciò che non è, del bene sul male. Agni, figura divina terrestre: fuoco sacrificale che porta le offerte agli dei, fuoco della pira funebre, primordiale come il fuoco celeste, custode del focolare domestico, luminosità della conoscenza. + Soma: anche nome di una pianta da cui succo libagione nei riti sacrificali solenni> emulazione di Indra.

SACRIFICIO: centro della religiosità vedica. Karman (azione) azione per eccellenza, quella rituale, che è garanzia della stabilità e dell’ordine dell’universo. Mondo, origine da un sacrificio (purusha)>ogni atto rituale è contributo alla palingenesi del cosmo e ripete su piano umano l’alternarsi dell’emanazione e della dissoluzione del mondo. Chi celebra il rito vedico è oltre vita e morte per identificazione del livello cosmico e umano. [p52!!! ] La tripartizione funzionale della società determina in modo chiaro diritti e doveri di ciascun gruppo e garantisce uno svolgimento ordinato della vita sociale, specchio di quell’ordine universale di tutto il creato RTA

RTA suprema legge trascendentale (etimol. Corso ordinato delle cose)> concetto di Dharma. Figure divine del Pantheon vedico sono protettrici e promotrici dell’rta. Aditya sono rta-vat, agiscono in accordo col rta, nascono e prosperano in esso, nemici del suo opposto anrta. Nel tempo Satya sostituirà rta e dharma diventa referente di quella concezione atemporale di norma etico-religiosa.

Visione religiosa su due piani ben distinti: Realtà relativa di questo mondo, dominata da un ordine universale esistente da sempre come principio fondante del comportamento etico (dharma) + Realtà assoluta Brahman, fuori dal tempo e dallo spazio, non soggetta a mutamenti. RTA + VAC (parola). Dea Vac, ogni sacro versetto è mantra o anche Brahman> Sillaba OM, upanisad affermano che è brahman, è forma vocale dell’assoluto e seme di ogni preghiera. Simbolo e sintesi non solo dei diversi aspetti del divino ma di tutta la realtà. È Pranava, quel che viene mormorato, e Aksara, fonema indivisibile, inalterato, è tutto ciò che è, che è stato e che sarà. Somma di tre suoni: A, stato di veglia, Brahma, personificazione dell’assoluto e divinità preposta alla manifestazione del cosmo. U stato di sogno, Visnu dio che pervade l’universo e lo protegge da dissoluzione prematura, ne garantisce la continuità della norma (dharma), M (anunasik) sonno profondo, sapienza, Siva, dio degli asceti che presiede alla dissoluzione del cosmo e al suo riassorbimento nell’uno indifferenziato. Il Brahman è essenza stessa della preghiera, è l’assoluto impersonale che permea l’intero universo, pura trascendenza silenziosa> diventa udibile nella parola sacra rivelata, tensione verso l’unità, consapevolezza di un’unica realtà sottesa alla molteplicità delle forme manifestate. I brahmani sono esecutori della potenza creatrice, della parola di verità che risiede nel sacrificio[… p 57]

I millennio, nuove scuole ascetiche e nuove tendenze religiose Buddhismo. inizio speculazione filosofica sul dolore, problema che si pongono in particolare gli Kshatrya, oltre che i Brahmani. Problema che prorompe in un orizzonte vedico di logica di felicità come retribuzione dei meriti derivanti dall’esecuzione degli atti rituali. In India, dolore (duhkha, contrapposto a sukha, gioia, piacere) disagio, malessere esistenziale a causa di cui l’uomo non può essere mai pienamente felice perché anche le gioie e i dolori sono contaminati dalla transitorietà> desiderio di annientare tutte le dicotomie, bisogno di infinito. finisce per essere legge cosmica e ineluttabile> si afferma con ancora piu forza il principio di gustizia (dharma) e della retribuzione, valori tanto grandi che non è nemmeno necessario postulare l’esistenza di Dio. > retribuzione delle azioni (karman) ridistribuita su più vite.

Dalle prime upanishad (VIII secolo) indagine degli asceti su mondo interiore, speculazione che prende le mosse da equivalenze tra forze psico-fisiche e forze cosmiche. Antichi asceti iniziano ad assumere consapevolezza del proprio respiro (prana) come soffio vitale, principio della vita psicofisica>>> scoprire il fondamento permanente della vita> idea del Sé come essenza spirituale dell’uomo, principio cosciente della persona > Atman. Upanisad, atman puro oggetto di conoscenza e in quanto tale è inconoscibile. È in ogni uomo come pura conoscenza CIT. è l’unica realtà> è Brahaman. Conoscenza dell’Inconoscibile, conoscenza dell’infinito> l’infinito alberga in ciascun uomo, non è altro che Atman, ma non si può conoscere cercando di indagare quel che è al di fuori di sé. L’Atman è Brahman e questa consapevolezza è conoscenza liberatrice.

Upanisad, tre stati di coscienza OM: veglia, sogno, sonno profondo. Veglia, il Sé esiste a livello di mondo sensibile, legato al divenire. Sogno, mondo interiore che ha ancora legami con quello esterno. Sonno profondo, il Sé fa esperienza dell’unità, viene meno la dualità soggetto-oggetto. + 4 stato: se OM sintesi dell’essere divino, 4 stato è prolungarsi della vibrazione sonora, essenza stessa dell’intera sillaba sacra, è Atman, la sola e intera verità.

LIBERAZIONE moska: l’uomo può liberarsi dal Samsara (sum+sr (rei) scorrere). Samsara è sviluppo compiuto di un concetto espresso dai composti di Punar-mrtyu (rinnovarsi della vita) e punarjanman (rinnovarsi della vita).>> non si vive una volta sola sulla terra e ogni esistenza è determinata dalle azioni compiute in un’esistenza precedente. Samsara, concetto comune a tutte le religioni nate in India. Principio vitale dell’uomo deve passare attraverso una serie indefinita di esistenze finchè non abbia estinto definitivamente il proprio karman. Tutto quello che accade in questa vita è dato da azioni che egli stesso ha precedentemente compiuto. Opere buone lo faranno rinascere in una condizione sempre migliore fino a quando non si reincarnerà nel corpo di un brahmano maschio e potrà intraprendere le tappe per la moksa.

Memoria) delle verità> corpus di fonti del Dharma, promuovere lafede nella verità dei Veda (dharma-sutra +dharma-shastra). MAHABHARATA + PURANA (+ Ramayana, non considerato però itihasa (epopea) ma poema). Dharma Shastra: esposizioni sistematiche versificate di contenuto Dharma-sutra vedici, da inizio epoca cristiana> valore normativo per società hindu: sono codici di diritto tradizionale e consuetudinario, regole sociali. Il più noto è Manu-Smrti (II d.c.), Manu, figura mitica di patriarca del genere umano, 12 libri, cosmogonia, fonti del dharma, regole maschi Varna, ashrama, legge del karma e samsara e vie della liberazione.

MAHABHARATA: opera più importante cultura indiana. Sanscrito, 100000 strofe 18 libri: è Itihasa, narrazione di miti e gesta di eroi con digressioni su ogni genere di tema> enciclopedia di tutto il sapere tradizionale brahmanico. Mito centrale (anche compendio di idee etico-religiose dell’India classica) situazione di crisi di un’era cosmica attraverso guerra tra due famiglie di cugini della stirpe lunare Kaurava e Pandava, discendenti entrambi del mitico eroe Bharata. + Figura di Krishna, principe in cui si cela una presenza divina: è un Avatara del dio Visnu venuto per garantire il trionfo del Dharma. No attribuzione data di composizione precisa, ma realizzata in diversi secoli fin da IV a.c ma forma attuale IV d.c. Carattere composito+ circa metà di carattere didattico (VI libro Bhagavad gita) contenuti che riguardano la visione globale dell’uomo propria della cultura brahmanica. Il Dharma è il principale oggetto di insegnamento ( da Raja dharma, a norme di vita nei periodi di sventura o periocolo apad-dharma, a moksa dharma). Il dharma governa oltre la sfera del sentire religioso anche quella di godimento dei beni del mondo> piacere e soddisfacimento dei desideri (KAMA), successo derivante dalle ricchezze (ARTHA). È una vita vissuta in armonia con il dharma proprio e con il dharma di tutte le cose che offre moksa, spezzando i legami costituiti dalle motivazioni dell’agire (Karman). Nella prospettiva del Mahabharata, il problema dei 4 scopi della vita si risolve in azione e inazione> impegno nel mondo e rinuncia al mondo e all’azione (PRAVRTTI E NIVRTTI) >> Nuova opposizione (oltre che tra moska e samsara) Moksa-Dharma nella tendenza alla rinuncia e rifiuto 4 stadi della vita entrando anzitempo del Samnyasa Nel Mahabharata (e quindi anche nella Gita) si afferma anche idea di un Dio che si riveste di un corpo di carne, che discende sulla terra per ristabilire il corretto ordine delle cose e per soccorrere i propri devoti. > Avatara: Visnu-Krisna (il Nero, lo Scuro). Personaggi divini che finiscono per diventare altrettanti nomi di Dio. Nuovo rapporto tra questo volto di Dio più accessibile e uomo: nuovo modo di sentire la fede come rapporto di amore/ partecipazione. >> BHAKTI MARGA (oltre Karma-Marga attraverso azione rituale e Jnana-Marga conoscenza introspettiva del Sé): si fonda su amore di Dio e su dono che egli da del suo favore della sua grazia che libera e salva> Visnu-Krishna divinità personale per eccellenza: la sua capacità di amare è infinita come la sua potenza: liberazione grazie al suo intervento: è un bene a cui tutti, anche chi escluso dai Veda, possono aspirare.

  • si aggiunge un’ulteriore opposizione: Samanya Dharma (norma comune) e Sva Dharma/ Vishesa Dharma (norma particolare). > Arjuna, campione dei Pandava, vorrebbe rifiutarsi di uccidere persone che gli sono care tra cui anche i suoi maestri: risposta fornita nella Bhagavad Gita da Krishna.

BHAGAVAD GITA: Krishna, il Bhagavad, il Glorioso signore: insegnamento segreto che di fronte al problema della sofferenza Duhkha cerca la risposta in una delle tradizioni più antiche del pensiero Hindu> Yoga Shastra (scienza dello Yoga), con obiettivo conoscenza della Realtà assoluta. Attorno II a.c.. Insegnamento impartto da Dio in persona. Versione fissata prob. Verso fine VII/inizio VIII da Shankara “collezione della quintessenza del sig. dell’intero Veda”. 18 letture tra capitoli 25-42 di libro VI Mahbharata (Bhisma-parvan): Autorivelazione di Krisna che si presenta come Avatara, essere pieno di amore per i suoi devoti a cui chiede di essere riamato (Bhakti Marga). Compromesso tra l’inevitabilità dell’agire e nuove tendenze verso ascesi e rinuncia che si traduceva nell’abbandono completo dell’azione (subito prima della grande battaglia che è centro del Mahbharata). Occasione: dubbio di Arjuna sciolto dal principe Krishna, Dio stesso sotto spoglie umane. Due principi fondamentali: la realtà spirituale sopravvive alla morte dell’uomo, esiste da sempre e per sempre perché è realtà immutabile ed eterna Brahman/Atman+uomo deve compiere il proprio dovere senza sottrarsi all’azione che gli compete> difficoltà della scelta tra azione, che determina retribuzione nel mondo e rinuncia, fuga da esso attraverso il raccoglimento e abbandono a Dio. Nonostante si esalti valore vita contemplativa, si afferma anche che Azione inevitabile perché causata da rottura originario equilibrio tra le qualità (guna) o qualità della Natura (Sattva, luminosità e bontà, Rajas, attività e passione, Tamas, tenebra e inerzia): è proprio l’azione dell’uomo che ripete nel mondo quell’azione (karman) primordiale da cui ha tratto origine l’universo.> la vera azione non è altro che sacrificale, purchè la si deponga nel Signore, abbandonando il desiderio e tenendo a freno i sensi e purchè la si compia disinteressatamente, solo per il bene del mondo> da questo tipo di azione l’uomo non è contaminato come il signore non è contaminato dal suo agire nell’universo. Krishna> YOGA, è maestria nelle azioni ma anche equanimità (virtù molto esaltata nella Gita): capacità di mantenere un animo uguale di fronte alle opposte esperienze emblematiche rappresentate dalla coppia gioia-dolore. Chi ha queste virtù è sapiente Yukta. Lo Yoga insegnato da Krishna è anche vera conoscenza Jnana, che è il migliore dei sacrifici, raccoglimento profondo che consente di vedere ovunque la stessa cosa>è conoscenza del Signore nella consapevolezza che la conoscenza di Dio è conoscenza del tutto, poiché egli è il tutto, è il Dharma la caratteristica intrinseca di ogni cosa. Teofania (Lettura undicesima in cui Krishna appare come Vishvarupa): appare ad Arjuna come un essere

Assoluto (Brahman), in cui Maya è ignoranza metafisica che impedisce all’uomo di conseguire la consapevolezza della propria identità con la Realtà suprema, a Pluralismo dello Dvaita-Veda, dualismi nelle tre fondamentali categorie della Realtà (Dio, anime, mondo).

Bhakti> visione universale della salvezza>necessità di rendere partecipi delle verità della fede religiosa anche le categorie di persone a cui non era acconsentito avvicinarsi ai Veda (donne e Shudra> per anche conferire carattere ufficiale sistematizzazione della cultura mitologico-religiosa> “quinto Veda” nuova categoria di testi sacri PURANA il cui scopo principale è quello di conservazione, trasmissione e promozione delle verità religiose enunciate nei Veda rendendole accessibile anche a chi non ha avuto accesso a istruzione religiosa. Harimsha-purana (recitazione su stirpe Hari-Visnu), con Mahbharata fonte principale della biografia di Visnu- Krisna, chiamato anche Hari (di colorito rosso scuro). [MITO DI KRISNA???? P 92]

**Da diffusione e trionfo Bhakti si sviluppano le tre maggiori “religioni” hindu, che hanno proprio nella Bhakti una delle principali caratteristiche. VAISNAVA, SHAIVA, SHAKTA, delineate nei Purana. Trionfa l’idea di Dio come Essere supremo, personale, unico signore dell’universo, è Brahman ed è chiamato ISHVARA (il potente, padrone, signore), ha infiniti nomi e forme ma che non comportano alcuna distinzione, solo gli uomini, il cui animo è smarrito a causa dell’ignoranza Avidya colgono distinzioni. Predomina l’atteggiamento devozionale della Bhakti. RELIGIONE VAISNAVA: ispirata alla figura di Visnu, divinità solare dei Veda, signore del sacrificio e del Dharma. Dottrina degli avatara fondamentale> Rama e krishna. Culto almeno da IV a.c> Megastene afferma che i Sourasenoi (Shurasena, abitanti di zona Mathura) venerano Eracle, divinità che i Greci credettero di riconoscere in Visnu+analogie mito di Krishna e miti occidentali. SHAIVA DHARMA, ispirata alla figura di Shiva, “benefico”, figura ricca di contraddizioni in cui si compendiano le opposte esperienza della vita umana. Origini addirittura pre vediche. SHAKTA: culto della Dea (Devi). Si sviluppa in India dal V secolo d.c. configurandosi dal VII secolo come una religione che assegna alla dea come divina potenza Shakti il suolo di Essere supremo. Viene anche chiamata Tantrismo con rif ai Tantra. Nella visione di Dio come coppia indivisa, tipica del tantrismo in senso lato, la dea, che costituisce l’aspetto dinamico, cinetico del divino, è l’energia creatrice Shakti ed è raffigurata nel mito come sua sposa. Ogni divinità hindu ha la sua shakti ma è la shakti di siva che diventa la signora suprema dell’Universo, la Devi, la dea per eccellenza. Culto shakta tende ad identificarsi con il culto tantrico e ha molti aspetti in comune con le altre due religioni, in particolare, per ovvi motivi, quella di shiva, che in questo caso è la polarità maschile del divino. I due aspetti del divino sono intimamente uniti e inseparabil.****

TANTRISMO: religione trasversale soprattutto per quanto riguarda la prassi rituale. Fonti principali Tantra (IV- V d.c.), nuova rivelazione particolarmente adatta alla nuova era cosmica. Principali aspetti: DIVINO COME COPPIA: divinità costituita da unione di due polarità opposte e inseparabili, maschile e femminile (siva e sakti) e principio femminile ruolo di divinità suprema. Esistenze cicliche dell’universo quando unità rotta e principi si separano, ma separazione solo apparente perché data da Potenza di illusione (maya) […]

C’è un modo di essere hindu che consiste nell’appartenenza ad una precisa tradizione di maestri Sampradaya, oltre che nell’ambito delle tre principali religioni, anche in culti minori Surya e Ganesha, di Brahma e avatar vari di Visnu. Tuttavia la maggioranza degli hindu continua ad ispirarsi alla tradizione ufficiale brahmanica Smrti (Shankara). Ma VII-VIII secolo nuova tendenza sincretica di culto che raggruppa le 5 maggiori tendenze: DHARMA-SAMPRADAYA: Vaisnava, shaiva, shakta, saura e ganapatya> adorazione dei 5 altari per le 5 forme divine che sembrano svolgere una funzione rappresentativa di tutte le divinità quasi a formare un pantheon del mondo divino.

SHANKARA: maestro del Vedanta. Brahmano che entra nel Samnyarsa a soli 8 anni, fonda l’ordine monastico dei Dashanamin perché ogni monaco aggiunge al nome che assume uno dei 10 dasha come suffisso. Avrebbe anche fondato nella direzione dei punti cardinali 4 monasteri in cui si perpetua la pura tradizione brahmanica i cui maestri sono chiamati shankaracarya: incarnano su questa terra l’assoluto, ciascun monastero ha la propria divinità da tutelare con la sua Shakti, ed è connesso con un Veda. Shankara principale rappresentante del Vedanta non dualista Advaita> visione unitaria di tutto il reale, che muove dall’identità Atman/Brahman, riducendo il mondo con tutti gli dei e ogni forma di molteplicità a mera apparenza, individua nella vera conoscenza lo strumento supremo di emancipazione.

Impatto con Islam: da quando Turchi invadono India con creazione sultanato di Dheli (fine XII). Serie ininterrotta e sistematica di templi, monasteri e luoghi santi di tutte le religioni indiane+persecuzione di “idolatri” e “infedeli”. MA Livello popolare: cultura religiosa protetta dallo scudo dell’ordinamento castale> è sopravvissuta al violentissimo impatto con Islam Ma anche nuove forme di espressione religiosa in entrambe le direzioni: musulmani indiani meno rigorosi nell’affermare i princìpi di fede accettando forme di culto e devozione prima sconosciute, e monoteismo iconoclasta dei conquistatori contribuisce alla riscoperta del valore di una Realtà assoluta non soggetta a mutamenti.

INDUISMO OGGI: estrema complessità della vita religiosa nell’India contemporanea> non è delineabile una visione unitaria dell’induismo: trad. sacra frammentata in tendenze, scuole, tradizioni di maestri (sampradaya). Induismo è fenomeno di tipo socio-religioso: essere hindu oggi non è aderire a determinate professioni di fede e neppure riconoscere che verità rivelata è Veda: da un punto di vista sociologico, è essere nati in una jati. In

CAP 3

Origene (di Alessandria): tutto quello che appare uno è scisso, diviso, separato in più pezzi che hanno perduto l’unità. Unico è il bene, multiple le cose disonorevoli, una la verità multiple le menzogne […]> visione hindu: Dio è uno perché una è la verità (visione anche largamente condivisa da tradizioni religiose). Rg Veda, Dio come Realtà unica sottesa alla molteplicità delle forme divine: quest’Uno misterioso nella speculazione brahmanica e nelle Upanishad si configura come BRAHMANA: essenza della preghiera, trascendente e immanente, unica Realtà, inafferrabile col pensiero e inesprimibile con la parola, non soggetto alle limitazioni del tempo e dello spazio, fondamento ontologico dell’universo, avvolge in sé anche ogni essere vivente, ma in essi si presenta come Atman, infinitamente piccolo che risiede nel cuore. Brahman è Indicibile e Indefinibile, ma già nelle Upanishad triade di attributi di Dio: Satya (verità/realtà/bontà), Jnana, ananta (infinito) + altra triade formulata in Upanishad post vediche: Sac, cid, ananda (ente/vero/beatitudine): la felicità caratterizza l’infinito e tutto quello che è finito è mortale, tutto quello che è infinito è immortale [Shankara: principali 4 caratteristiche del Brahman: Nitya (permanente, eterno), Buddha (desto, cosciente), Shuddha (perfettamente puro), Mukta (libero)]. Rg Veda, Realtà infinita come un Dio dal cui corpo smisurato, immolato in un sacrificio primordiale, traggono origine tutti gli esseri PURUSHA, non è dissimile dalla murti di Visnu-Krishna che appare ad Arjuna come Vishvarupa, colui che ha tutte le forme: TUTTO si genera dal corpo del Purusha quando egli viene immolato nel rito sacrificale che è manifestazione del mondo> idea di mondo come corpo di Dio. Essere immenso che contiene in sé tutto ciò che esiste e al di fuori del quale nulla esiste. Brahman, a causa della sua relazione con il mondo è detto Saguna, assume le caratteristiche di un Dio personale che è dotato di attributi e allo stesso tempo ne è privo, opera nel mondo rimanendo nascosto e impenetrabile a causa del potere della Maya che emana da sé, fa prosperare e riassorbe in sé l’universo in un processo senza fine> viene chiamato Brahma, Visnu e Shiva, è Ishvara.

Secondo classificazione nei Veda, pantheon brahmanico 33 figure divise in 3 gruppi da 11 nel triplice mondo (cielo, atmosfera, terra) (ma testi puranici migliaia di figure divine 33 migliaia, 33 centinaia e 33 unità). In ogni caso l’idea di infinito connessa con l’Essere supremo si esprime anche attraverso le serie innumerevoli delle sue possibili murti (ogni idolo o immagine ritenuta adatta a fungere da supporto per l’atto di adorazione). Le figure maggiori dell’iconografia hindu (Brahma, Visnu, Shiva, Ganesha, Surya) hanno una propria peculiare rappresentazione e anche ogni loro murti

Triade divina costruita su basi funzionali non diversamente della triade su cui si fonda la struttura sociale umana e in armonia con le tre caratteristiche intrinseche alla Prktiti (Sattva, rajas, tamas). Brahma, visnu e shiva, rappresentano le diverse funzioni del divino: Brahama, creazione, presiede alla manifestazione dell’universo e guna del Rajas, colore rosso; Visnu, conserva e mantiene in Dharma, l’universo manifestato (guna del Sattva,

bianco); Shiva, distruzione (Tamas, nero), governa ogni periodica fine del mondo e presiede al suo riassorbimento nell’unica Realtà indifferenziata. Comunque, triade concepita come triplice manifestazione di un unico Essere supremo

BRAHMA: non ha caratteristiche di Ishvara, cioè signore supremo dell’universo. È una divinità che nasce e che muore: vive per una grande età del mondo, e nasce all’inizio di ognuna di esse in un fiore di loto sorto dall’ombelico di Visnu. Il suo colorito è il rosso, viene raffigurato con 4 volti di solito barbuti che simboleggiano i 4 Veda o i 4 varna o le quattro ere cosmiche (yuga). Viene venerato come l’Avo degli dei e degli uomini, la sua sposa (shakti) è Sarasvati, personificazione del sapere, la sua cavalcatura è l’oca selvatica, anch’essa simbolo del sapere.

VISNU: è colui che protegge, sostiene e conserva l’universo e tutti gli esseri annientando le forze del male e del disordine morale sociale e cosmico. Divinità solare, il suo nome significa Colui che pervade l’intero universo. Oggetto di Bhakti dei suoi devoti, è l’essere supremo, un dio personale le cui qualità ideali sono la conoscenza, la forza, la virilità, la potenza e lo splendore. Custode del Dharma e garante del delicato equilibrio su cui regge l’intero universo> rappresentato con la mano destra in Abhaya-mudra, gesto dell’assenza di paura. Porta sul capo una tiara adorna di gemme, è blu scuro mentre il suo vestito è giallo come la luce solare. I suoi principali attributi, sostenuti dalle diverse mani nelle forme a 4 braccia, sono il disco Chakra, arma terribile che è sia immagine del sole sia simbolo della mente che distrugge l’ignoranza, la clava Gada, forza dell’intelletto, Padma fiore di loto, immagine dell’universo, Shankha conchiglia origine dell’esistenza. Ha sul petto un ciuffo di peli che rappresenta la natura come fondamento dell’universo fisico e mentale. Il suo veicolo è l’avvoltoio Garuda, simbolo solare in quanto il sole è concepito come un uccello che nel suo apparente volo attraversa il cielo. Una murti di Visnu è Narayana, di cui è famosa l’iconografia di colui che giace sdraiato sulla spire del serpente Shesa (quello che rimane) o Ananta (infinito) Per quanto riguarda la figura di Visnu è particolarmente importante la dottrina degli avatara perché grazie ad essa eroi tribali e personaggi leggendari sono stati assimilati alla figura del dio come supremo signore di tutti gli esseri. Secondo questa dottrina Visnu genera sé stesso nel mondo ogni volta che si verifica un declino del dharma e una crescita dell’adharma> Krishna:, lo scuro, determina il trionfo del dharma sull’adharma, annuncia ad Arjuna nella Gita il supremo segreto rivelandosi come signore supremo dell’universo.+ avatara di Rama: ideale del perfetto sovrano, rappresenta l’aspetto solare di visnu, due braccia recanti un arco e una freccia, spesso con la fedele consorte Sita.

l’incarico di eseguire i sacrifici cruenti che hanno per vittime le forze incarnate del male, liberando la divinità maschile da questo tipo di contaminazione. È l’unica divinità a cui ancora si fanno sacrifici cruenti, specialmente in quei templi in cui è adorata come Durga o Kali. […]

Culto Smarta (pentade di murti: Visnu, shiva, shakti (devi), surya e ganesha> Surya: divinità vedica del sole, il cui culto in forma antropomorfica viene forse introdotto in India dall’Iran. Nella mitologia è un Aditya identificato talvolta con Visnu. Viene raffigurato su un carro divino che percorre il cielo trainato da 7 cavalli

Dio nel tantrismo: coppia perennemente unita in un infinto abbraccio in cui l’elemento femminile e maschile rappresentano la polarità dell’Uno, simboleggiando rispettivamente l’aspetto dinamico e statico dell’unica Realtà. Si accompagna a questa visione la ricerca di una corrispondenza tra il piano di Dio e quello dell’uomo: la coppia divina trova suo omologo nella coppia umana e la nozione di Shakti lo trova nell’energia vitale e anche sessuale, segno evidente del kama, cioè del desiderio che viene elevato alla dignità di sostanza stessa dell’uomo.

CAP 4

Due principali concezioni del mondo: “dualistica”, in varie sfumature, ammette che il mondo abbia una sua realtà, Prakrti, che non necessariamente si identifichi con la Realtà assoluta dipendendo comunque da essa. “non-dualistica”: Brahman è l’unica realtà, universo è modo di apparire illusorio di questa stessa realtà che prende forme di verse per potere Maya

MAYA nei Veda è capacità delle figure divine di mutare aspetto, meraviglia dell’alternarsi magico dei giorni e delle notti, aspetti della vita spesso misteriosa, POI sig. di gioco illusorio o ipnosi, diventa sinonimo di Prakrti, di Shakti attraverso cui l’Assoluto produce, conserva e annienta l’universo. Nella visione dell’Advaita Vedanta (non-duale) maya viene identificata come ignoranza (Avidya) o nescienza (Ajnana) che conduce a false identificazioni e a causa di cui l’uomo non ha consapevolezza di relazione Atman-Brahman> il mondo, in rapporto con la Realtà assoluta, è il male perché impermanente e quindi irreale. Shankara: due livelli di Realtà: trascendente (Paramarthika) e concreta/del quotidiano (Vyavaharika): alla luce dell’Assoluto la molteplicità non è che una apparenza illusoria. Scuole Vaisnava, Natura (Grande Maya, o Maya di Visnu) è il sonno di Dio (Yoga- nidra). Viene identificata con Durga, la Dea, che esce dal corpo di Visnu e, poiché è il suo sonno, ne consente il risveglio, che prelude a una nuova manifestazione del mondo. Bhagavad-Gita, intera realtà fisica e psichica come “natura inferiore” di Dio, che è l’origine e la fine dell’intero universo e al di fuori del quale nulla esiste. Ma Dio assiste alla manifestazione dell’universo immobile e indifferente perché di fatto l’universo esiste in funzione dell’individuo. L’attività divina è priva di motivazioni estrinseche> viene descritta come Gioco (lila),

infinita libertà di dio e di cui l’uomo non può comprendere né regole né ragioni. L’attività umana, motivata dal desiderio e tesa a conseguire uno scopo ben preciso> merito o demerito il cui frutto giungerà a maturazione. I vari mondi non sono che terreni di raccolta dei risultati dell’umano agire.

L’esistenza dell’universo è ciclica, ed è eterno, senza inizio né fine. È sostenuto da un’essenza priva di forma (BRAHMAN) ed è soggetto a processi ciclici di generazione/manifestazione) e distruzione/dissolvimento. Ciclicamente l’universo viene manifestato da Shakti di Dio in processo da Uno a Molteplice e anche processo opposto quando dissolvimento nell’Uno indifferenziato. Purana resoconti su origine dell’universo costruiti su visione cosmologica del Samkhya-darshana che comporta concezione dualistica della realtà: fondamento della realtà Prakrti, il non evoluto caos nel quale nulla è manifesto o differenziato, è gravido dell’evoluzione che deve compiersi: qui il mito descrive Visnu Narayana dormiente sulle spire del serpente dell’infinito al di sopra delle acque cosmiche che sono il simbolo del caos primordiale. Realtà spirituale, Purusha, sempre identico a sé stesso sia nella fase della manifestazione sia in quella della dissoluzione, viene anche chiamato Embrione d’Oro e Brahma, caratteristiche di un Dio personale esistente per sé stesso e signore dell’Universo. Alla fine di un’età del mondo, un giorno della Vita di Brahma, sopraggiunge la notte del demiurgo e mentre Egli riposa, si verifica un temporaneo riassorbimento dell’universo nel caos indifferenziato delle origini (pralaya) che prelude a una successiva manifestazione che inizia con il risveglio di Brahma alla fine di una notte della sua vita (qui si collocano i miti cosmogonici che comportano un rinnovamento dell’universo). Solo alla fine di un’intera vita di Brahma avviene una grande dissoluzione (Praktri- pralaya). Agni Purana> 4 tipi di dissoluzione: permanente (nitya) che è continua dissoluzione a cui sono soggetti senza sosta tutti gli esseri; Brahma alla fine di un’età del mondo (kalpa) cioè di un giorno della vita di Brahma e prelude a nuova manifestazione; Prakrta alla fine di una vita di Brahma; Atyantika quella finale del Sé che viene riassorbito dello Spirito Supremo (dissoluzione che ripercorre a ritrovo le diverse tappe della manifestazione). L’intera creazione si rinnova perché Brahma desidera essere molti e produce la quintuplice nescienza (oscurità, smarrimento, grande smarrimento, tenebra, e accecamento)>> nella mente hindu, l’universo è il periodico manifestarsi di un attimo di transitorietà ( desiderando essere molti) nella mente del Dio. La quintuplice nescienza diventa una sorta di smarrimento o accecamento che fa insorgere nell’uomo il desiderio delle cose: è l’ignoranza che coincide con l’assenza di fede, che può indurlo a legarsi a ciò che passa, dimenticandosi dell’eterno e dell’infinito.

UOVO COSMICO: immagine frequente nei testi sacri in particolare Purana: le due metà dell’uovo sono terra e cielo> Mito di Ganga fiume celeste identificato con la Via Lattea. Una tradizione vuole che Vamana, il nano avatara di Vishnu, con uno dei suoi tre giganteschi passi con cui riconquistò agli dèi l’universo, forasse l’uovo cosmico, da cui la via lattea scese sulla terra formando il Gange che discende sulla cima del monte Meru che è il

CAP 5

[…]

Le concezioni dell’uomo si differenziano in base ai vari sistemi di pensiero: dualistico, ammette la realtà della coscienza individuale (jivatman) distinguendola dalla coscienza suprema (Paramatman) che ne è fondamento ultimo; non dualistico, solo un’unica realtà, che è il Brahman, che risiede come atman nell’animo di ciascuno e che l’uomo tende erroneamente ad identificare, per effetto di Maya, con la propria mente/pensiero/intelligenza che appartiene invece al mondo transeunte e mutevole della Natura.

Cosa sia l’uomo dipende dal livello di consapevolezza raggiunto da ciascuno. Veda: Taittiriya-Upanishad> dottrina: uomo costituito da 5 guaine o involucri (KOSHA) che nascondono la realtà ultima/unica (Brahman- Atman) all’anima individuale (Jiva). Involucri che vanno dal piu sottile all’esterno verso interno (cammino progressivo da ciò che è più lontano dalla Realtà fino alla realtà stessa. – corpo fisico: aspetto più materiale e grossolano di ogni individuo Anna-Maya-Kosha (involucro fatto di cibo); - Prana-maya-kosha, soffio vitale; - Mano-maya-kosha, mente/pensiero; -Vijnana-maya-kosha, coscienza; - Ananda-maya-kosha beatitudine. Sono i molti corpi che avvolgono l’unico spirito; l’anima individuale si identifica con il Ananda-maya-kosha quando diventa capace di vedere Brahmana. Questa dottrina si evolve, nello Hatha-yoga, alla concezione di due corpi: Corpo Sottile Kuksma-Sharira che comprende le facoltà percettive, organi sensoriali, mente, senso dell’io, intelletto + Corpo Grossolano Sthula- Sharira, aspetto materiale di ogni individuo. Quando morte, solo Sthula-Sharira perisce dissolvendosi nei cinque elementi della natura, di cui è costituito. Il corpo sottile sopravvive alla morte e per effetto del Karman si trasferisce in un nuovo embrione, portando con sé predisposizioni e tendenze. + (visione più recente del Vedanta) corpo Causale (karana-sharira), identificato con corpo di beatitudine, in esso risiedono le potenzialità dovute ai residui dell’ignoranza radicale originaria, che è causa di rinascita. Questi tre corpi costituiscono il sé empirico, coinvolto nel mondo dell’esperienza e responsabile dell’umano agire.> Karman, in virtù del quale passaggio da una vita all’altra + posti in relazione con i tre stati di coscienza mentre il quarto stato, quello della consapevolezza trascendentale, corrisponde all’autoconsapevolezza di sé come Atman-Brahman che è la vera natura dell’uomo, una realtà spirituale inconoscibile, testimone, spettatre impassibile del perenne volgersi di tutte le cose e umano agire. Uomo come immagine e rappresentazione dell’intero universo, concepito come microcosmo messo in relazione con il macrocosmo e serie di equivalenze.

Caste, presupposto il concetto che gli uomini non siano uguali tra loro. Basate su organizzazione rigorosamente gerarchica su maggiore o minore purezza rituale dei diversi gruppi umani (brahmani, Ksatriya, Vaisya, Shudra)

  • concetto di Jati, gruppo sociale endogamici che ha un’origine occupazionale ma anche etnica e religiosa. I primi tre Varna (Dvija) sono le prime tre Jati e sono elite tradizionale hindu. Shudra rappresentano il gruppo maggiore della popolazione all’interno del quale c’è il maggior numero di Jati. Oggi il Varnashrama-Dharma ha perso gran parte del suo valore normativo > norma degli Ashrama non obbligatoria per Dvija ma possibile per chiunque anche samnyasa senza gli altri tre stadi.

L’uomo hindu sembra aver riscoperto l’uguaglianza di tutti gli uomini in una dimensione esterna alla realtà, oggetto di una scelta individuale di salvezza intesa come liberazione (moksa) dal mondo>> Scelta ascetica del Samnyasa intesa come via di salvezza, via che l’uomo imbocca e percorre solo per sua scelta e che lo libera dal proprio Vishesa/Sva Dharma. >> SADHU “buoni” coloro che hanno scelto il Samnyasa senza percorrere il Dharma, venerati dalla gente come Guru (guide spirituali), sono asceti che conducono una vita eremitica errabonda. Altri scelta monastica da una precisa Sampradaya (tradizione di maestri). Tutto ciò per Tapas (ascesi) considerata strumento efficace per conquiste spirituali. La parola Samnyasin indica in senso stretto solamente gli asceti appartenenti ai 10 ordini fondati da Shankara, in senso generale tutti i rinuncianti ma comunemente asceti Shaiva in quanto Samnyasin per eccellenza (Naisthika-Brahmancharin), monaci che hanno seguito l’esempio di Shankara e hanno abbracciato la vita ascetica senza aver fatto l’esperienza della vita di famiglia.

Asceti shaiva, saio color ocra, nome di questuanti rossi. Asceti vaishnava questuanti bianchi. Ciascuno ordine di asceti è riconoscibile dal Tilaka, segno di appartenenza religiosa che portano sulla fronte. Shaiva: tre linee orizzontali simbolo della triplice disciplina del corpo, della parola, e del pensiero, tracciato con ceneri di sterco di vacca. Vaishnava, due linee verticali bianche che possono racchiudere una linea rossa o bianca o anche un punto rosso o nero. Samnyasin, capo rasato, asceti shaiva rasatura al momento dell’iniziazione ma poi capelli lunghi. Quando un asceta muore, essendo vissuto nella dimensione della rinuncia, al di là della logica dei riti, il corpo non viene bruciato, ma sepolto o affidato semplicemente alla corrente del fiume. Pur essendo vissuto in questo mondo, vive già nella dimensione della realtà assoluta, è un liberato-vivente, ha completamente scosso da sé ogni legame con il mondo.

Comuni mortali legati al mondo dalle norme dello Sva Dharma, devono quindi fare i conti con legge del merito e demerito che producono buon karman o cattivo karman. Nelle fonti della tradizione religiosa brahmanica non c’è idea di un principio assoluto del male, viene piuttosto inteso come assenza di bene. Pensiero indiano nega tendenzialmente al male un’esistenza propria e nega inoltre che il male appartenga naturalmente all’uomo.