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Schopenhauer è un filosofo tedesco del XIX secolo, noto per la sua teoria pessimista sulla natura del mondo e l'uomo. Secondo lui, la volontà di vivere è la radice di tutto il dolore e la realtà è il noumeno, mentre le cose che ci appaiono sono solo illusione. La volontà di vivere si manifesta in due fasi: le idee e la volontà di nutrirsi. La critica di Schopenhauer alle forme di ottimismo e la via della liberazione dal dolore sono altri temi importanti della sua filosofia. una panoramica delle sue opere e delle sue idee.
Tipologia: Appunti
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Le sue opere più importanti sono: la sua tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e Il mondo come volontà e rappresentazione , che già il titolo rappresenta la sua teoria. Secondo la sua filosofia ogni ente vive una vita dolorosa , l’essenza stessa della vita è il dolore, l’uomo è quello che soffre più di tutti perché è l’unico che ha consapevolezza della propria condizione. L’alter ego filosofico di Leopardi è Schopenhauer, si parlerà di pessimismo cosmico, sociale... tranne che la risoluzione di leopardi c’è, e si trova nella solidarietà, nel condividere il dolore con gli altri. Ci sarà anche questo aspetto con Schopenauer, ma la risoluzione del dolore per lui è sempre individuale attraverso un metodo sottrattivo, che culminerà nell’ascesi. Si trova in disaccordo con Hegel e Marx perché per lui la filosofia deve avere la finalità della verità , non ha nessuna finalità sociale, tutto è estremamente esistenziale e legato al percorso di vita dell’uomo. La vera radice della vita per lui sarà la volontà di vivere. Schopenhauer appartiene alla corrente del pessimismo irrazionalistico , che corrisponde all’esatto opposto dell’idealismo che era logico e ottimista. Si basa su: o L’ essenza del mondo e della realtà è la volontà di vivere , che è priva di ragione e priva di scopo, si identifica con il dolore , nel momento in cui nasciamo siamo destinati a provare dolore. La felicità c’è ma è un brevissimo momento di appagamento. La storia non è progresso, ma è una ripetizione incessante di un dramma , di aspetti dolorosi di cui l’uomo non riesce a liberarsi (la morte, la guerra la fame). È ineliminabile , la storia si ripete incessantemente. Nella vita siamo alla ricerca di soddisfare i nostri desideri , ma questo nasce da una mancanza , quindi noi siamo infelici. Quando il desiderio viene appagato il un altro ritorna, la ricerca di un qualcosa è continua ed è sempre più vasta , anche quando soddisfiamo alcuni desideri ne cerchiamo altri. La sua dottrina è irrazionalistica perché non c’è una ragione , uno scopo che sorregge la nostra vita, e tutto condurrà al dolore. La volontà di vivere non fa altro che propagarsi , uno dei primi passi è praticare la castità , non mettere al mondo altre vite, perché non faremmo altro che aumentare la volontà di vivere. Schopenhauer era contrario al suicidio , non era una via possibile per terminare il dolore. Non lo accetta perché è comunque un desiderio, quindi l’unico modo è trovare questa sensazione di beatitudine, il nirvana , ripreso dalla filosofia buddista. È una sottrazione del dolore , io non desiderio più nulla quindi non soffro più.
La filosofia di Schopenhauer ha preso spunto da: o Platone : riprendendo la teoria delle idee , intese come forme eterne sottratte alla caducità dolorosa del nostro mondo. o Kant : ha ripreso l’ impostazione soggettivistica della gnoseologia. o Illuminismo : il filone materialistico. o Romanticismo : l’ irrazionalismo , la grande importanza attribuita all’arte e alla musica, il tema dell’infinito e il dolore. Per questa corrente quest’ultimo si riscatta tramite il positivo, il filosofo appare orientato a una visione pessimistica della realtà. o Filosofia orientale : è stato il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi di questo pensiero, traendo un prezioso repertorio di immagini e di espressioni suggestive e ne è stato un grande ammiratore. Il filosofo si trova in contrapposizione con il pensiero idealista , lo indica in modo dispregiativo con il termine ‘ filosofia delle università ’, dicendo che non è al servizio della verità, ma di interessi volgari quali il successo e il potere , proponendosi di giustificare le credenze utili a Stato e Chiesa. Sottolinea la libertà della filosofia.
La realtà è data da una duplice natura : o Fenomeno : realtà deformata, apparenza illusoria (coincide con la rappresentazione ), è come se stessimo vivendo un sogno e non è vero ciò che viviamo. Quindi il fenomeno costituisce il Velo di Maya , ciò che copre di illusione e rappresentazione la vera realtà. È una rappresentazione soggettiva , il fenomeno ha sempre due fondamentali protagonisti: l’ oggetto rappresentato e il soggetto rappresentante. Secondo Kant (considera il fenomeno reale) l’oggetto viene rappresentato mentalmente dal soggetto, senza il soggetto pensante l’oggetto non sarebbe esistito. Mentre per Schopenhauer il fenomeno è falso , la rappresentazione che vivo è falsa, illusoria e ingannevole. o Noumeno : realtà vera sostanziale, che si nasconde dietro la trama del fenomeno e che soltanto il filosofo può riuscire a scorgere. Quindi lui parla di togliere il velo di Maya e riuscire a cogliere la vera realtà. Il concetto di fenomeno è puramente illusorio , mentre la vera realtà è nascosta dietro al velo di Maya , come se tutta la realtà fosse stata coperta da questo velo e noi stessimo vivendo in un sogno. Questo è ripreso da Kant ma con un significato diverso , per Kant il noumeno era ciò che non potevamo conoscere , ricordava all’uomo i limiti della conoscenza, per Schopenhauer la realtà è noumeno , mentre quelli che ci appaiono come i fenomeni sensibili sono pura illusione e sono fenomeni.
L’uomo si rende conto di avere questa volontà interiore e prevaricante, a differenza dell’animale che vuole solo soddisfare i suoi bisogni, poiché a differenza di questi l’uomo è capace di guardarsi dentro (fare un’introspezione) e si rende conto che nel momento in cui desidera soffre perché non ha ciò che vorrebbe, finché non ottiene ciò che vuole sta male. Questo dura tutta la vita non c’è mai un momento in cui noi non desideriamo qualcosa. La volontà di vivere costituisce l’ essenza di tutte le cose , infatti essa: o Costituisce il noumeno del mondo , della realtà, dell’uomo e dell’intero universo. o È un impulso irrefrenabile che ci spinge a continuare ad esistere, il nostro stesso corpo corrisponde a questa dimensione (apparato digerente è l’aspetto fisiologico della volontà di nutrirsi). Il nostro stesso corpo cerca di rispondere a volontà interne , spinto a sopravvivere. Le caratteristiche della volontà di vivere : o Se non con uno sforzo intellettuale per tutto il resto del tempo la volontà di vivere è inconscia. Infatti la volontà di vivere è attribuita anche agli animali perché può diventare consapevole solo per l’uomo. o Unica : che si estende al di fuori dello spazio e del tempo, è sempre e ovunque. La condividono tutti ed è la stessa volontà di vivere che ci rende simili ad una pianta, anch’essa fa di tutto per continuare a vivere. o Eterna : non ha inizio né fine. Il filosofo la paragona ad un ‘ meriggio eterno senza tramonto refrigerante ’, perché aspetti sempre il momento del tramonto in cui arriva aria fresca, ma non arriva mai questo tramonto. C’è sempre qualcosa che ci manca. o Indistruttibile : non c’è mai un momento in cui possiamo porre fine a questa volontà di vivere. o Incausata e senza scopo : non ha alcuna ragione, non c’è nessun destino e non c’è nessuna logica. È una forza libera e cieca , non ha causa e motivo di esistere e non ha uno scopo per cui esiste. Se noi analizzassimo i nostri desideri scopriremmo che li desideriamo perché lo vogliamo, non perché abbiamo un vero scopo utile. o Volontà irresistibile che ci spinge a rimanere in vita, quando la vita non c’è non c’è più il desiderio.
Schopenhauer dice che non esiste niente di logico anzi il mondo è un’ esplosione di forze irrazionali. Il mondo è il teatro della sopraffazione e dell’illogicità. o Critica all’ottimismo sociale : l’uomo non è né buono né socievole, di fatto la regola dei rapporti umani è costituita dal conflitto e della sopraffazione reciproca (Marx). Gli uomini si organizzano in società e vivono insieme perché l’uomo ha bisogno degli altri uomini , soprattutto quando la società diventa ampia e complessa. Quindi lo Stato non è la sintesi dell’eticità, non è buono, anzi ha lo scopo di placare gli istinti aggressivi dell’uomo. o Rifiuto dell’ottimismo storico : in contrasto con Hegel e Schopenhauer è stato citato da Marx come esempio positivo, perché in un mondo di storicisti ottimisti Schopenhauer è stato l’unico che si è reso conto dell’ illogicità contemporanea. Schopenhauer critica ogni forma di storicismo , quindi ogni forma di concezione di storia come progresso della specie umana , definisce la storia come un fatale dramma che ripete continuamente un ciclo cosmico di dolore e si compone di 3 parti: Nascita Sofferenza Morte Per lui l’uomo commette sempre gli stessi errori , non impara dalla storia, quindi continua a perpetuare questo stato di sofferenza. La storia ha come unico compito di aiutare l’uomo a diventare più consapevole della condizione dolorosa che vive , che è una sofferenza esistenziale, che non può essere scissa dalla vita stessa. Tutto avviene casualmente in modo irrazionale , Schopenhauer si pone come primo filosofo ateo. Secondo cui non esiste un dio che ha un destino per noi , che ci da uno scopo, che ci causa.
Schopenhauer afferma che l’ esistenza è una cosa tale che si impara poco per volta a non volerla , rifiuta e condanna il suicidio perché: o In realtà il suicidio è un’ affermazione della volontà di vivere , perché il suicida vuole la vita ma non è contento delle condizioni. Quindi si libera della vita affermando la sua volontà di vivere. Anziché negare la volontà, nega la vita. o Nel momento in cui si attua il suicidio la persona annulla solo una piccola manifestazione della volontà di vivere , ma il mondo continua ad esserne pieno. La vera risposta al dolore del mondo consiste nella liberazione della stessa volontà di vivere , ovvero dobbiamo passare dalla voluntas , di cui abbiamo preso coscienza, alla noluntas , che sarebbe la negazione della volontà di vivere , non desiderare più nulla. Ci sono 3 momenti essenziali: o Arte : l’arte era anche la prima tappa della filosofia dello spirito assoluto, quindi lui condivide questa triade. Per Schopenhauer è una conoscenza libera e disinteressata , quindi è migliore della scienza per lui, mentre il soggetto contempla l’opera (di qualunque tipo, musica, poesia), contempla l’idea dell’artista. L’arte consiste nel trasmettere un significato , è uno scopo intellettuale, quindi non è legata ai bisogni terreni. È una contemplazione momentanea , che lui chiama breve incantesimo , per poco l’individuo è appagato da questa situazione, ma poi tornano i bisogni. La modalità d’arte privilegiata è la tragedia perché rappresenta il dramma della vita , mentre le peggiori forme d’arte sono legate agli oggetti (pittura e scultura). Sono migliori anche la musica e la poesia , tutto quello che ha una funzione simbolica e quanto più possibile astratta è migliore. Tappa momentanea, fugace momento di liberazione dalla volontà di vivere. o Morale : intesa come solidarietà , sentimento di pietà , nei confronti del prossimo. Vuol dire essere a disposizione degli altri , è un momento essenziale perché attraverso l’ aiuto agli altri ci liberiamo dal nostro egoismo , bisogna mettersi a disposizione degli altri in modo disinteressato , senza volere nulla in cambio. Infatti questo sentimento si differenzia dall’eros , dall’amore, perché in esso noi abbiamo sempre un fine, essere amati a nostra
volta. Agapè (in greco) significa il pietà/ carità / bene disinteressato, che non vuole nulla indietro, che si distingue dall’ eros , amore passionale, quello che pretende di essere amato. La morale si concretizza in due virtù : Giustizia : primo passo, ha un carattere negativo perché consiste nel non fare male agli altri (perché non vuoi che gli altri non facciano male a te, quindi lo fai per vedere tutelata la tua libertà). Carità : è proattiva , consiste nella volontà di fare del bene al prossimo , carattere positivo, quindi mettersi attivamente a disposizione dell’altro. Quindi l a morale è un ottimo passaggio perché per Schopenhauer con essa s i assume su di sé tutto il dolore cosmico , perché condivido il dolore degli altri esseri viventi. o Ascesi : nasce dall’ orrore dell’uomo per la volontà di vivere , quindi il momento in cui l’uomo inizia questo percorso di ascesi è pienamente consapevole della volontà di vivere. L’uomo deve cominciare ad estrinsecare da sé la volontà di vivere , quindi deve estirpare tutti i desideri. Si pratica la castità , il digiuno , la rinuncia a tutti i piaceri , la povertà , il sacrificio e la mortificazione corporale. Eliminando tutte le fonti di desiderio. Si approda nella volontà del nulla , si arriva alla negazione della realtà stessa. La fase culminante dell’ estasi (stato di beatitudine, sorta di pace interiore) sarà il raggiungimento del nirvana (ripreso dalla filo buddista), quindi l’ assenza di desiderio e la negazione della realtà , perché negando la realtà nego la volontà di vivere. Si può dire che il nirvana è l’esperienza del nulla , soggetto e oggetto si fondono e non c’è più alcuna distinzione. Lui lo descrive come un oceano di pace agognante , perché tutta la vita era stata un vano tentativo di raggiungere i desideri. Non c’è più nessuna fonte di stimolo , è una beatitudine non religiosa, lui era ateo (per lui non esiste nulla al di fuori della vita terrena).
Kierkegaard è un autore danese nato nel 1813 , si è laureato con la tesi chiamata Sul concetto dell’ironia , la sua opera più famosa è Aut Au t (traduzione europea di Enten-Eller ). L’ultima opera importante è il Concetto dell’angoscia. Lui appartiene all’ esistenzialismo pessimistico (hegel idealismo romantico, Marx socialismo utopistico rivoluzionario, Schopenhauer pessimismo irrazionalistico). Si parla di esistenzialismo perché la riflessione è focalizzata sull’ esistenza finita e concreta del singolo uomo. L’individuo viene considerato discepolo dell’angoscia , sentimento paralizzante costitutivo dell’esistenza. Questa angoscia nasce dalle innumerevoli possibilità che ha l’uomo ogni giorno della sua vita , che comportano molteplici rischi ed è per l’angoscia del finito che l’uomo prova disperazione. Noi non abbiamo abbastanza informazioni per sapere cosa scegliere perché noi siamo enti finiti. Queste infinite possibilità dipendono dal libero arbitrio , ma è angosciante , come una sorta di punizione, per lui vivevano molto meglio Adamo ed Eva quando erano privi di libero arbitrio. L’ angoscia è ineliminabile , ma c’è un percorso di 3 tappe, per liberarsene anche se non sarà un percorso definitivo. Ogni scelta è fonte di dolore perché vengono escluse possibilità che avrebbero potuto essere migliori. Nell’opera Sul concetto dell’ironia ha ripreso la filosofia di Socrate , il quale smascherava la falsa sapienza era colui che aveva colto come la coscienza dovesse avere uno spirito quasi umoristico, l’atteggiamento che bisognava tenere era ironico. Questo perché la coscienza dell’uomo è limitata , quindi il nostro modo di porci deve essere più rilassato, quasi scanzonato. Lui deride Hegel perché lui ha la pretesa di riuscire a comprendere tutta la realtà. Secondo lui l’uomo deve avere un diverso approccio alla conoscenza, ovvero umoristico che deriva dalla certezza che noi siamo enti finiti. La fede è l’ unica ancora di salvezza perché tranquillizza l’uomo, perché gli fa credere che il destino è scelto da dio , quindi ci si aggrappa a qualcosa di solido, però il libero arbitrio è un aspetto
o Stadio etico : attraverso la disperazione il Don Giovanni può passare a questo secondo stadio, che rappresenta gli antipodi di quello estetico. Stavolta il personaggio che esemplifica questo stato è il Buon Marito , il quale sceglie di vivere la normalità , la stabilità, la continuità, la ripetitività, tutto quello da cui fuggiva l’esteta. È un uomo più equilibrato , questo stadio è raggiungibile da chiunque. Questa volta il marito afferma la sua libertà attraverso il dovere (libertà kantiana, per Kant era libero colui che aveva dentro di sé l’imperativo categorico, un aspetto morale che si riassume nel ‘io devo perché devo’, io affermo il dovere nella forma più pura e assoluta e non perché mi costringono, la moralità è spersonalizzata. Bisognerebbe fare la cosa giusta sempre), per esempio si esprime non solo nella fedeltà alla propria moglie ma anche nel lavoro. Il buon marito sceglie una sposa , il matrimonio è l’ espressione per eccellenza dell’eticità , è una grande dichiarazione di dovere e di impegno, si hanno responsabilità nei confronti dell’altro. Rispetto allo stadio estetico in cui l’uomo sceglieva di non scegliere, ora l’uomo sceglie di scegliere. Tuttavia l’uomo anche di fronte a questa scelta non può dimenticare il dolore legato al peccato originale , il quale ha tolto la felicità pura all’uomo , quindi vive nel pentimento per la propria colpevolezza originaria , il fatto di essere uomo. Il pentimento è l’ultimo momento dello stadio etico. o Stadio religioso : il pentimento fa passare a questo stadio. La figura esemplificativa di questo stadio è Abramo , il padre fondatore della cristianità che ha sacrificato suo figlio, colui che dio aveva premiato permettendogli di diventare padre nonostante la tarda età, lui era padre di Isacco, Dio gli chiede di sacrificare suo figlio per dimostrargli la sua fede. Abramo dimostra di andare contro la sua stessa morale , lui è prossimo a farlo ma Dio lo ferma. Questa è una prova di fedeltà che va al di sopra della morale, Abramo è quell’uomo che non si affida più alla morale umana ma si affida completamente a dio , in questo modo si porta fuori dalla possibilità di scegliere. Quindi la fede secondo il filosofo corrisponde ad un rapporto privato tra l’uomo e dio , è un rapporto assoluto con l’assoluto , il che significa che l’assoluto è dio e si parla di assoluto perché è un rapporto di affidamento totale , non importa più quali siano le volontà e i principi, c’è un affidamento totale a dio. Tuttavia non è uno stadio esaustivo , non è il migliore, ma l’uomo per sua costituzione è destinato a soffrire. Tuttavia la fede ha comunque un carattere rischioso e incerto , per questo motivo Kierkegaard la chiama una certezza angosciosa. Si rifà alla figura di Cristo , il quale è figlio di dio e lo rappresenta, ma muore in croce da uomo , quindi l’uomo è insalvabile. Cristo rappresenta la figura paradossale e scandalosa del cristianesimo , perché Gesù, pur essendo dio, soffre e muore da uomo , mi da alcune certezze ma non mi libera completamente dall’angoscia. L’uomo di fede vivrà costantemente questa contraddizione insanabile e inspiegabile, sarà angoscioso.
La prima definizione di angoscia per Kierkegaard è il sentimento puro della possibilità , che deriva dal libero arbitrio. L’angoscia è la categoria umana più gravosa perché la possiede solo l’uomo, infatti gli angeli e le bestie non vivono l’angoscia perché non hanno coscienza di sé e non hanno possibilità di scelta , perché vivono per necessità. Come dio, che può solo essere vero. Per Kierkegaard ogni possibilità favorevole è annientata dall’infinito numero di possibilità sfavorevoli. La fede è l’ antidoto all’angoscia , secondo lui l’individuo può riposare nella provvidenza. Se l’uomo si affida completamente a dio, si sottrae dalla scelta e vive meglio. Vivere la vita sapendo che tutto è nella volontà divina , ci fa vivere più tranquilli. Questo sentimento di angoscia deriva dalle possibilità , è un sentimento dell’esteriorità riferito alle azioni e alle scelte che ci si pongono nella realtà.
La disperazione è l’opposto , è un sentimento rivolto verso la propria interiorità , rivolto verso sé stesso, mentre l’angoscia era un sentimento rivolto all’esterno.
Quindi l’individuo la prova verso sé stesso, ed è descritto nell’opera La malattia mortale , è il significato che Kierkegaard attribuisce alla disperazione. La definisce malattia mortale perché consiste nel vivere la morte dell’io , cioè negare le possibilità dell’io. La disperazione può assumere due forme, due possibili casi in cui la disperazione può cogliere il nostro io : o Disperazione rispetto a come sono , ci si vorrebbe liberare del proprio sé, si vorrebbe essere qualcun altro. Ma non posso farlo, quindi la d isperazione in riferimento al voler modificare il proprio sé. (Non voler essere sé stessi, quindi cercando inutilmente di separarsi da ciò che si è e quindi da sé.) o La disperazione può scaturire dal voler essere tantissimo sé stessi e rendersi conto di essere degli enti limitati e imperfetti. Voler essere sé stessi ad ogni costo diventando però coscienti della propria imperfezione e della propria finitudine/limitatezza. (ESTETA) In entrambi i casi l’uomo è destinato a disperarsi. La disperazione nasce o da una mancanza di necessità o da una mancanza di libertà , nel primo caso siccome ci manca la necessità abbiamo di fronte un infinito numero di possibilità (l’io fugge da tantissime possibilità). Secondo Kierkegaard l’uomo disperato tenta anche di evadere dalla propria realtà e di immaginarsi in una vita parallela, in una realtà fantastica , rifugiandosi dove è possibile qualcosa che per noi non lo è nella realtà. Nel secondo caso la fuga dalla mancanza di libertà riguarda il caso in cui la possibilità è l’unico rimedio , questo ci fa atterrire completamente, in questo caso per noi è terribile perché siamo costretti a scegliere. La fede è l’antidoto , è sempre l’antidoto alla disperazione perché l’uomo attraverso la fede dipende completamente da dio , questo affievolisce la disperazione. Anche se la fede è una certezza angosciosa , perché noi comunque rimaniamo uomini, limitati, imperfetti. Però è sempre presente un bivio , per cui lui definisce che il cristianesimo è scandalo , perché ogni giorno si pone di fronte a noi la possibilità di scegliere se credere o non credere.