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seconda rivoluzione indu, Appunti di Italiano

seconda rivoluzione industriale

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 07/01/2026

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sabrina-avellino-1 🇮🇹

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LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Il processo di industrializzazione, iniziato in Inghilterra alla fine del XVIII secolo subì un
forte rallentamento tra il 1873 e il 1896 periodo nel quale la produzione industriale
diminui progressivamente. Rispetto alle crisi delle società preindustriali questa crisi fu
determinata dalla presenza sul mercato di una quantità di beni superiori alla domanda,
si trattò quindi di uno dei primi esempi di crisi di sovrapproduzione. Le cause della
grande depressione, così fu definita dagli storici, vanno cercate nella diffusione
dell’industrializzazione ad altri paesi quali la Germania e Stati Uniti i cui prodotti
iniziarono a fare concorrenza a quelli dei paesi di prima industrializzazione e crearono
un eccesso di produzione che il mercato non riuscirì ad assorbire. Tra le conseguenze
della grande depressione vi fu un forte incremento dell’immigrazione
transocianica, circa 30 milioni di europei lasciarono l’Europa diretti verso gli altri
continenti in particolare l’America. A determinare tale flusso migratorio contribuì oltre
alla crisi anche l’imponente crescita demografica che caratterizzò l’Europa
nell’ottocento. La produzione industriale riprese a crescere a partire dalla fine del XIX
secolo con caratteristiche nuove rispetto al passato, tanto che questa fase dello
sviluppo economico è chiamata seconda rivoluzione industriale. Questa fase fu
caratterizzata dalle grandi dimensioni delle industrie produttive specie nei settori
meccanico e metallurgico, dalla formazione di Monopoli e oligopoli ossia di gruppi
industriali e finanziari che controllavano tutta la produzione di un bene o gran parte di
essa, dal peso crescente esercitato dallo stato e dalle banche nell’economia. Il
cambiamento decisivo nella seconda rivoluzione industriale derivò dalle innovazioni
tecnologiche, l’invenzione di nuovi motori primari: il motore elettrico e il motore a
scoppio ebbe come conseguenza la ricerca e lo sfruttamento di nuove fonti di energia,
si passò dal carbone all’energia idroelettrica e al petrolio. Un’altra importante novità
della seconda rivoluzione industriale fu l’elaborazione di una nuova organizzazione del
lavoro chiamata taylorismo essa consisteva nello studio dettagliato di tutti i processi
lavorativi allo scopo di ridurre i tempi di lavorazione e quindi diminuire i costi e
produzione per conseguire questi scopi, Taylor proponeva una netta divisione del
lavoro direttivo e di progettazione da quello esecutivo, una minuziosa
parcellizzazione del Processo produttivo. Una delle prime applicazioni su vasta scala
delle teorie di Taylor venne realizzata dall’industriale americano Henry Ford, egli era
convinto che il progresso sociale e civile dipendesse dalla capacità dello sviluppo
tecnologico di creare le condizioni di un benessere generalizzato, a tale scopo
bisognava standardizzare i prodotti e semplificarne la composizione in modo che se ne
potessero abbassare i costi di produzione e quindi i prezzi. L’organizzazione taylorista
del lavoro sembrava la risposta più adeguata a questa visione (che fu detta fordismo)
dell’economia e della società. Nella sua fabbrica di automobili Ford introdusse per la
prima volta la catena di montaggio che permise di abbattere i costi di produzione e
quindi di immettere sul mercato vetture a prezzi molto più bassi rispetto al passato e
di aumentare attraverso il cottimo i salari in modo che anche gli operai potessero
divenire una massa di consumatori dell’automobile. Poi in questo contesto che nacque
il modello T della Ford, ossia la prima utilitaria della storia dell’automobile.

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LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Il processo di industrializzazione, iniziato in Inghilterra alla fine del XVIII secolo subì un forte rallentamento tra il 1873 e il 1896 periodo nel quale la produzione industriale diminui progressivamente. Rispetto alle crisi delle società preindustriali questa crisi fu determinata dalla presenza sul mercato di una quantità di beni superiori alla domanda, si trattò quindi di uno dei primi esempi di crisi di sovrapproduzione. Le cause della grande depressione , così fu definita dagli storici, vanno cercate nella diffusione dell’industrializzazione ad altri paesi quali la Germania e Stati Uniti i cui prodotti iniziarono a fare concorrenza a quelli dei paesi di prima industrializzazione e crearono un eccesso di produzione che il mercato non riuscirì ad assorbire. Tra le conseguenze della grande depressione vi fu un forte incremento dell’immigrazione transocianica , circa 30 milioni di europei lasciarono l’Europa diretti verso gli altri continenti in particolare l’America. A determinare tale flusso migratorio contribuì oltre alla crisi anche l’imponente crescita demografica che caratterizzò l’Europa nell’ottocento. La produzione industriale riprese a crescere a partire dalla fine del XIX secolo con caratteristiche nuove rispetto al passato, tanto che questa fase dello sviluppo economico è chiamata seconda rivoluzione industriale. Questa fase fu caratterizzata dalle grandi dimensioni delle industrie produttive specie nei settori meccanico e metallurgico, dalla formazione di Monopoli e oligopoli ossia di gruppi industriali e finanziari che controllavano tutta la produzione di un bene o gran parte di essa, dal peso crescente esercitato dallo stato e dalle banche nell’economia. Il cambiamento decisivo nella seconda rivoluzione industriale derivò dalle innovazioni tecnologiche, l’invenzione di nuovi motori primari: il motore elettrico e il motore a scoppio ebbe come conseguenza la ricerca e lo sfruttamento di nuove fonti di energia, si passò dal carbone all’energia idroelettrica e al petrolio. Un’altra importante novità della seconda rivoluzione industriale fu l’elaborazione di una nuova organizzazione del lavoro chiamata taylorismo essa consisteva nello studio dettagliato di tutti i processi lavorativi allo scopo di ridurre i tempi di lavorazione e quindi diminuire i costi e produzione per conseguire questi scopi, Taylor proponeva una netta divisione del lavoro direttivo e di progettazione da quello esecutivo, una minuziosa parcellizzazione del Processo produttivo. Una delle prime applicazioni su vasta scala delle teorie di Taylor venne realizzata dall’industriale americano Henry Ford, egli era convinto che il progresso sociale e civile dipendesse dalla capacità dello sviluppo tecnologico di creare le condizioni di un benessere generalizzato, a tale scopo bisognava standardizzare i prodotti e semplificarne la composizione in modo che se ne potessero abbassare i costi di produzione e quindi i prezzi. L’organizzazione taylorista del lavoro sembrava la risposta più adeguata a questa visione (che fu detta fordismo ) dell’economia e della società. Nella sua fabbrica di automobili Ford introdusse per la prima volta la catena di montaggio che permise di abbattere i costi di produzione e quindi di immettere sul mercato vetture a prezzi molto più bassi rispetto al passato e di aumentare attraverso il cottimo i salari in modo che anche gli operai potessero divenire una massa di consumatori dell’automobile. Poi in questo contesto che nacque il modello T della Ford, ossia la prima utilitaria della storia dell’automobile.