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Sieyès e la formazione dell'Assemblea Nazionale, Schemi e mappe concettuali di Storia Medievale

Il pensiero politico di sieyès e il suo ruolo chiave nella rivoluzione francese. si concentra sul suo opuscolo che delegittima gli stati generali, evidenziando l'importanza del terzo stato come vera rappresentanza della nazione. vengono approfonditi i concetti di volontà generale, rappresentanza e unità nazionale, mettendo in luce le strategie politiche di sieyès per promuovere la formazione di un'assemblea costituente. Un'analisi dettagliata delle argomentazioni di sieyès, delle sue proposte e delle loro implicazioni storiche, fornendo un prezioso contributo alla comprensione degli eventi rivoluzionari francesi.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 26/05/2025

Dino_Sauro
Dino_Sauro 🇮🇹

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SECONDA PARTE
ASSEMBLEE RAPPRESENTATIVE NEGLI STATI MODERNI
Lo scritto di Sieyés è fondamentale poiché costituisce il manifesto
della Rivoluzione francese, allo stesso modo del Common Sense di
Thomas Paine, opera fondamentale per il processo che portò alla
formazione degli Stati Uniti d’America. Fin dalla prima parte della
rivoluzione svolge un ruolo cardine, di rottura dei principali organi
istituzionali su cui reggeva l’antico regime.
Di fondamentale importanza, è ricordare il fatto che la Francia non è
un paese che vive l’esperienza del dispotismo illuminato, poiché
succube di un re debole, non in grado di perseguire le riforme
innovative del XVIII secolo.
La figura di Montesquieu, si inserisce precedentemente a Sieyés, è
ancora fortemente legata alla divisione in ordini della società, facendo
infatti parte della nobiltà di toga. I rappresentanti all’interno degli
Stati generali erano eletti con mandato imperativo, il che limitava
fortemente la loro libertà di lavoro. Solo con la Rivoluzione si arriverà
ad elaborare un concetto moderno di rappresentanza.
Come sappiamo già nel decennio precedente alla Rivoluzione la
Francia si trova a dover affrontare un importante crisi economica, che
necessita un immediato ed efficace piano di riforma fiscale.
Con TURGOT sembra che questo piano di riforma si possa attuare,
secondo un importante declinazione fisiocratica. Sappiamo infatti
che, nel corso del XVIII secolo si sviluppa l’economia politica, la quale
segue due vie principali, la prima, scozzese, vede come maggior
esponente Adam Smith, la seconda invece ha in impianto totalmente
differente, il cui maggior rappresentante è QUESNAY, originariamente
medico di Luigi XV. Intorno alla sua figura si sviluppa un’equipe di
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Scarica Sieyès e la formazione dell'Assemblea Nazionale e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Storia Medievale solo su Docsity!

SECONDA PARTE

ASSEMBLEE RAPPRESENTATIVE NEGLI STATI MODERNI

Lo scritto di Sieyés è fondamentale poiché costituisce il manifesto della Rivoluzione francese , allo stesso modo del Common Sense di Thomas Paine, opera fondamentale per il processo che portò alla formazione degli Stati Uniti d’America. Fin dalla prima parte della rivoluzione svolge un ruolo cardine, di rottura dei principali organi istituzionali su cui reggeva l ’antico regime. Di fondamentale importanza, è ricordare il fatto che la Francia non è un paese che vive l’esperienza del dispotismo illuminato , poiché succube di un re debole, non in grado di perseguire le riforme innovative del XVIII secolo. La figura di Montesquieu , si inserisce precedentemente a Sieyés, è ancora fortemente legata alla divisione in ordini della società, facendo infatti parte della nobiltà di toga. I rappresentanti all’interno degli Stati generali erano eletti con mandato imperativo , il che limitava fortemente la loro libertà di lavoro. Solo con la Rivoluzione si arriverà ad elaborare un concetto moderno di rappresentanza. Come sappiamo già nel decennio precedente alla Rivoluzione la Francia si trova a dover affrontare un importante crisi economica, che necessita un immediato ed efficace piano di riforma fiscale. Con TURGOT sembra che questo piano di riforma si possa attuare, secondo un importante declinazione fisiocratica. Sappiamo infatti che, nel corso del XVIII secolo si sviluppa l’ economia politica , la quale segue due vie principali, la prima, scozzese, vede come maggior esponente Adam Smith, la seconda invece ha in impianto totalmente differente, il cui maggior rappresentante è QUESNAY , originariamente medico di Luigi XV. Intorno alla sua figura si sviluppa un’equipe di

esperti in materia economica e finanziaria, come Dupont de Nemours e Mirabeau. Essi elaborano nel 1758 un’analisi scientifica circa la distribuzione della ricchezza, contenuta all’interno del TABLEAU ÉCONOMIQUE, quadro economico, che prevedeva un piano per emergere economicamente dalla guerra dei 7 anni. Secondo Quesnay la ricchezza non è statica, ma circola crescendo o diminuendo a seconda della rendita fondiaria. La teoria di base è che solo la terra genera ricchezza. Vi è quindi un ruolo di primaria importanza della natura e del suo rapporto con l’uomo ( natura e uomo ), le altre attività, definite come sterili, non sono tuttavia inutili ma unicamente funzionali al potere della natura. La parola FISIOCRAZIA viene in questo momento creata da Dupont, il quale la forma attraverso l'unione di due parole greche, creando un neologismo. Si ha quindi un’ottica completamente differente rispetto a quelle che contraddistingue le pratiche mercantiliste. Diviene di fondamentale importanza il benessere del cittadino, poiché solo in tale condizione lo stato sarà forte ed in grado di produrre. Concezione naturalistica dell’economia. Da essa si può trarre un guadagno, che viene chiamato prodotto netto. Per sviluppare questa ricchezza si necessitano continui investimenti, che vengono effettuati dal fermer , il quale disponendo di importanti somme di denaro andrà a stipulare un contratto con il proprietario terriero incentivando allo sfruttamento agricolo della terra, difatti investendo su di esse. Si proporrà a Luigi XV una riforma fiscale che si basa sull’imposta che graverebbe sul prodotto netto. Si tratta di un ordine naturale essenziale , connesso al necessario rispetto delle leggi, un’importanza economica data del possesso della terra e non più sui privilegi, che si accomuna ad un dispotismo legale cioè al rispetto della legge, in cui il sovrano ha l’obbiettivo di far rispettare la legge. Turgot è un sostenitore della fisiocrazia ma è anche un teorico economista e non è d'accordo con il principio fisiocratico secondo il

terriero; tuttavia, non ha la forza per renderle stabili e durature. Dopo di lui prende l’incarico Calonne , il quale avendo ricoperto un ruolo di primaria importanza nella finanza francese si instaura come un rivale della banca svizzera calvinista di Necker. Egli propose l’ assemblea di notabili , costituita da un gruppo di “privilegiati tra privilegiati”. Promuove la liberalizzazione dei grani ed una nuova riforma delle assemblee provinciali. Chiede aiuto DuPont per una necessaria riforma dell’amministrazione. Sviluppa altresì la figura dell’ intendente. Non viene però riconosciuto lo status. Caduto Calonne, segue l’arcivescovo Brienne, il quale nel 1788 attua un sistema di assemblee provinciali basate sugli ordini , In queste assemblee risiederanno alcune dei membri che faranno parte della classe rivoluzionaria. Lezione 15/11/ Le assemblee provinciali sono una chiara espressione delle teorie dei fisiocrati, esse creano un’idea di rappresentanza astratta , legata alla visione macroeconomica fisiocratica. Si collocano all’interno di questi tentativi di riforme affidati ai controllori delle finanze. Veniamo alla convocazione degli STATI GENERALI , essa viene accolta positivamente dalla collettività, anche se essa sottolineava lo stato di debolezza in cui ormai verteva la monarchia francese. La nobiltà , che ritiene rappresentare la Nazione, si scontra con l’ideale opposto di sovranità nazionale. Condorcet , tuttavia, collocandosi in una posizione isolata, si oppone alla convocazione degli Stati generali ed attraverso uno scritto “Saggio sulle assemblee provinciali" esprime il suo parere avverso spiegando che esse non rappresentassero in realtà la nazione, egli sosteneva invece il metodo di Turgot, che prevedeva un criterio di elezione non più basato sull’ordine ma bensì sulla proprietà. Nel 1789 pubblicherà un ulteriore scritto, prototipo della futura dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, in cui sanciva il diritto al voto non in base alla ricchezza bensì alle capacità di ragionamento. Il progetto di

costituzione del 1793 vedrà anche escludere l’estensione del diritto al voto alle donne. Lo stesso Condorcet proporrà un progetto di assemblee nazionali, caratterizzato da un maggior numero di realtà territoriali con il fine di mantenere elevata la corrispondenza tra rappresentante e rappresentato. Lo scritto di Sieyés si collocherà anch'esso tra gli scritti precedenti alla riunione degli Stati generali in data 8 maggio 1789. EMMANUEL SIEYÈS Fu un abate, nato nella Francia meridionale, in una famiglia appartenente al ceto medio, deciderà di dedicarsi alla carriera ecclesiastica per disporre di un’educazione solida e di ottenere uno status sociale rilevante. Viene educato alla religione, ma acquisisce anche importanti nozioni e concetti della cultura illuminista; saprà infatti agire da testimone del suo tempo, capace quindi di rielaborare la cultura illuminista per alimentare il pensiero rivoluzionario. Descrive con estrema chiarezza il sistema di antico regime, dimostrando allo stesso tempo di conoscere i principi cardine del pensiero nuovo. Riuscirà a far parte di un’assemblea provinciale, poiché membro di una circoscrizione ecclesiastica che disponeva di possedimenti di terra. Sieyés, nel 1788, scrisse prima il “Saggio sui privilegi” e successivamente “Opinioni sui mezzi di esecuzione di cui i rappresentanti della Francia potranno disporre nel 1789”. Al termine di esse, all’alba della convocazione degli Stati generali scrisse l’opera con cui ebbe maggior successo e che fu in grado di influenzare l’ideale rivoluzionario, si tra di “Che cos’è il terzo stato?” Sieyés tentò inoltre di entrare a far parte degli Stati generali, schierandosi come rappresentante del clero; tuttavia, non ebbe successo a causa delle posizioni troppo avanzate ormai note a tutti dopo la pubblicazione degli scritti. Ciononostante, al termine delle

contrattualistica nella sua opera “Leviatano”; egli fu teorico della monarchia inglese di Carlo I, secondo cui la moltitudine autorizza con un contratto il sovrano al mantenimento dei poteri , rinunciando alla sua libertà ma divenendo così popolo , esso esiste perché rappresentato dal sovrano (concetto di Autorizzazione). Diviene, secondo Hobbes fondamentale avere un rappresentante. Il sovrano incarna il popolo ma non a livello teologico, poiché popolo e sovrano hanno due nature differenti. Il sovrano è persona ficta ( il sovrano è il popolo, triade religiosa ) , cioè qualcosa che nella fisicità rappresenta qualcosa che non è lui. Il potere del sovrano è assoluto , grazie all’autorizzazione del popolo. Nel Contratto sociale di Rousseau, l’uomo, allo stato di natura , rinuncia ad alcune libertà dando vita ad un contratto che attua una società. Gli individui cercano di contare in quanto tali, ma ognuno di essi concorre alla formazione della volontà generale. Si crea quindi un corpo politico unitario rappresentante ancora una volta della volontà generale. La sovranità è di coloro che formano il contratto. La volontà generale è inalienabile ed indivisibile. Tuttavia, il volere generale non garantisce rappresentanza poiché non offre possibilità di cambiamento. Secondo Rousseau, uno stato basato su volontà generale per poter funzionare avrebbe bisogno di una democrazia diretta , che tuttavia rimane inapplicabile. Si fa quindi ricorso ad una forma di mandato imperativo particolare (il quale segue le leggi fatte dalla volontà generale), secondo il quale la legge è posta al centro, in quanto massima espressione della volontà generale. Le assemblee monocamerali sono rappresentazione dell’unità della nazione, però vista l’esperienza del periodo del terrore si avrà un riconoscimento di entità separate.

  1. Sieyés diverrà teorico della democrazia rappresentativa, anche in base alla sua reazione al pensiero fisiocratico ed a Smith. Sieyés critica la fisiocrazia per la teoria economica da loro espressa che vede unicamente fonte di ricchezza l’agricoltura.

Allo stesso tempo ne accetta la visione economica della società , che abbandona la visione giuridica peculiare della società di antico regime suddivisa in ordini. In ultima analisi si può dire che accoglie l’ideale fisiocratico secondo il quale la società sia caratterizzata da fondamenti economici.

  1. Leggendo la “Ricchezza delle nazioni” rimane colpito dal principio di divisione del lavoro. Sieyés riflette su questa idea e ne trae un’ applicazione politica , egli dice che la società è in grado di funzionare proprio perché ognuno svolge una propria mansione. Ne trae quindi la fondamentale importanza della specializzazione del lavoro, che nella sfera delle funzioni politiche deve essere attuato da dei rappresentanti , esprime quindi, a differenza di Rousseau che vedeva la rappresentanza come un male minore, l’ assoluta necessità di un’unità politica che sia in grado di essere rappresentanza della volontà generale. Lezione 16/11/ Sieyés è per l’uguaglianza politica e per il funzionamento di una società che lavora in un clima di libertà economica. I fautori della rivoluzione hanno l’obiettivo di distruggere l’antico regime. Si pongono inoltre il problema dell’ individuo , della proprietà e della libertà. Vi è altresì la volontà di sancire l’assoluta supremazia della legge. Nel “ Saggio sui privileg i” affronta il tema della nobiltà ; nella società di ordini, infatti, essa non era dedita al lavoro e di conseguenza Sieyès la esclude dal concetto di Nazione.

inglese in nome dell’ unità della legge in quanto espressione di un interesse unico che rappresenta l’ ordine naturale , criticarono anche Montesquieu per la divisione dei poteri. Una visione secondo la quale la legge non è fatta dall’uomo, ma è un ordine naturale venuto da Dio , la legge si trova in Natura, e per i fisiocrati gli uomini devono adeguarsi ad essa. L'unicità della legge deve poi essere seguita necessariamente da strumenti che la facciano eseguire. Il quinto capitolo è il più tecnico, in esso viene discussa la distinzione tra governo democratico e governo rappresentativo. Nel sesto capitolo spiega come uscire definitivamente dall’antico regime ed entrare in una forma di governo rappresentativa. LETTURA DEL TESTO DI SIEYÈS Nelle prime righe troviamo una netta distinzione tra filosofo ed amministratore. Con il termine filosofo si indica in generale la figura dell’intellettuale settecentesco, illuminato dalla ragione, e capace di comprendere ed elaborare studi astratti come nel Seicento ma anche di svolgere studi tecnici. Si concentra sul termine verità , che rappresenta l'obiettivo ultimo dell'intellettuale. Il compito dell’amministratore è invece quello di graduare. Alle prime tre domande che seguono corrispondono le tematiche trattate dall’autore nei primi tre capitoli:

1. Che cos’è il terzo stato****? TUTTO****. L’autore ci indica come unicamente il terzo stato rappresenti la nazione, in quanto ordine dedito al lavoro, chi non svolge nessun lavoro non ha nessun diritto di esistere. Per la prima volta Sieyés ci espone la sua concezione economica della società.

  1. Si chiede poi quale sia il valore del terzo stato in politica, la risposta: Niente.
  2. La terza domanda riguarda quelle che sono le richieste del terzo stato per modificare la situazione. La risposta è individuata nel

termine QUALCOSA , si capisce come il terzo stato chieda in maniera insufficiente di essere rappresentato. I punti 4 , 5 , 6 sono espressione degli argomenti che saranno trattati poi nei rispettivi capitoli. In particolare, nel sesto punto possiamo trovare già un primo esempio di linguaggio rivoluzione , utilizzato con il termine CONQUISTARE , in riferimento a quello che deve fare il terzo stato per ottobre ciò che gli è dovuto.  CAPITOLO I Il titolo del capitolo, Il terzo stato è una nazione completa ci induce a fare una riflessione prima sul termine NAZIONE , esso nasce nel periodo di reggenza di Luigi XIV, in tal momento la nobiltà di spada sente la necessità di ricordare al Re, in ragione della sua discendenza dalle élite familiari carolinge, che essa costituisce la nazione , e che il potere regio è legittimato dal suo riconoscimento. Circa il termine COMPLETA va a sottolineare nuovamente il concetto che solo chi lavora rappresenta la nazione. Enuncia il concetto secondo il quale una nazione funziona solo se lavora , e suddivide le mansioni in LAVORI particolari e funzioni pubbliche. I lavori particolari sono suddivisi in classi , termine economico, i fisiocrati sono i primi ad utilizzarlo, queste classi sono 4:

1. Famiglie dedite ai lavori della campagna , non rappresenta un principio fisiocratico ma piuttosto come l’economia settecentesca francese sia saldamente basata sull’agricoltura.

  1. In questo punto si intuisce lo studio da parte di Sieyés della teoria del valore di Smith, il lavoro, inteso come manodopera crea valore , sancisce quindi un superamento del pensiero fisiocratico, la manodopera dei benefici della natura crea valore.

nazione e la assemblea , i rappresentanti vogliono per la nazione e non per stessi, per questo non lo sono di per sé ma in quanto appartenenti alla Rivoluzione. Sieyés proprio per la sua visione elabora un’idea di nazione che non è astratta , una materialità di nazione perché la nazione è fatta perché lavora , con fondamenti anche fisiocratici, i legami tra gli uomini sono economici. Gli individui che formano la nazione esistono sempre perché sono coloro che lavorano. Sieyés prende le distanze dalla fisiocrazia pur inserendosi nei fondamenti economici della società, non in particolare come la agricoltura debba essere alla base dell'economia. Pag.125: il registro linguistico usato "Se questa esclusione..." è sarcastico, usato proprio per indicare il CRIMINE SOCIALE. In quanto la società è una società di privilegi, dove gli ordini privilegiati sono favoriti, il termine UTILE , proprio nel '700 si pongono le basi dell'utilitarismo, con l'idea secondo la quale il fondamento della società deve essere l'utilità, con nessuna considerazione di tipo giuridico, religiosa, ma con la caratteristica della laicità (Helvertus, uno dei pochi veramente materialista e ateo, non Sieyés), è importante questo riferimento all'utilità. Il termine MONOPOLIO era un termine molto presente, la nascita della scienza dell'economia politica nasce proprio in vista delle teorie mercantiliste, protezioniste, il commercio esclusivo delle compagnie dell'India dell'Inghilterra. Come la concentrazione di un commercio ha un effetto negativo, anche il monopolio delle cariche, il concentramento ha un effetto negativo, contro il principio della libera concorrenza (cita gli effetti negativi che porta il privilegio). È presente una critica, in cui Sieyés utilizza il termine CASTA , lui era consapevole della distinzione tra ordine e casta, lui lo usa volutamente per sottolineare la forza di crimine

sociale, sono così chiusi che sono una casta. Il termine classe in questo caso non ha chiaramente lo stesso riferimento della classe usata precedentemente con le 4 classi, perché qui classe viene utilizzato per indicare un gruppo di persone che svolgono lo stesso lavoro. Nella prima pagina lo utilizza per l'accezione di classe dei fisiocrati, i quali analizzano la società non nei termini di ordini, classe con riferimento economico, non come gruppo. Pag. 126: "E' sufficiente...": Sieyés utilizza sempre il termine privilegiati, anticipa già quello che aveva espresso nel "Saggio sui privilegi", "le cariche non dovrebbero essere il frutto dei privilegi bensì il riconoscimento dei talenti e dei servizi", sono righe in cui descrive la situazione di esclusione del Terzo , dei termini che scavano per la situazione di tensione, "odiosa iniquità, tradimento, usurpare, tradimento verso la cosa pubblica, contro la res pubblica", quindi sul bene pubblico, notare tutti questi termini usati da Sieyés. "Chi, dunque, oserebbe dire...": Il Terzo Stato ha i requisiti per essere una nazione perché solo sul Terzo Stato ricadono tutte le funzioni , può ottenere tutti i diritti, se si guarda al merito e non al privilegio, può di conseguenza svolgere tutte le cariche ed essere una nazione completa, svolgendo le funzioni legate ad esso. È presente un linguaggio rivoluzionario, ma comunque con una sintassi semplice, per cercare di essere il più chiaro possibile. Pag. 127: "Non basta aver mostrato...": Viene esplicitata l'idea di esclusione della nobiltà dalla nazione perché essa non lavora , l'immagine che c'era, il ruolo, del nobile era colui che non lavorava, nota 4: Sieyés fa una distinzione, condanna l'ordine del clero, ma non coloro che ne fanno parte, intesi come individui utili per il funzionamento dello stato. Considera invece i nobili come dei parassiti.

quest'ultimo. Sieyés non vuole arrivare ad un accordo, era contro le riforme, lui voleva la Rivoluzione. Sieyés non vuole un accordo tra la parte aperta della nobiltà e il Terzo Stato. "Se poi gli aristocratici tenteranno..." si vede il registro rivoluzionario, da guerra, con il riferimento alla TESI NOBILIARE , con la quale i nobili legittimano i propri privilegi, discendendo dalle antiche famiglie dei conquistatori, ponendosi sullo stesso piano del sovrano (Primus inter pares). Il Terzo Stato non deve temere di andare oltre alla storia e di reagire , perché il diritto naturale è oltre alla storia. Pag. 131: Sieyés si ripete, per dare più forza. Pag. 132: La nobiltà di spada mirava ad escludere la nobiltà di toga, Sieyés afferma che il terzo stato deve prendere i suoi rappresentanti fra di loro. Pag. 135: Sieyés DELEGITTIMA GLI STATI GENERALI Sieyés comincia ad affermare direttamente come gli Stati Generali non rappresentino la nazione, utilizzando volutamente termini che non possono coesistere , ossia unità e Stati Generali, "se gli stati generali esprimono la volontà generale" (cosa che non possono fare gli Stati Generali sono antitetici alla volontà generale), lega la volontà generale (concetto di Rousseau) all'istituzione che esprime essa (Stati Generali), quindi all'idea dell'esercizio del potere rappresentativo, ma chiaramente ciò non è possibile, per assurdo, non può rappresentare la nazione. Al contrario gli Stati Generali erano un organismo, che rappresentava la frammentarietà della nazione. Gli Stati Generali erano un semplice organo consultivo. Sieyés accetta l'idea della divisione del potere, a differenza dei fisiocrati. Analizza la situazione della nobiltà, affermando come la Francia non sia sotto una monarchia, bensì sotto il potere della nobiltà, una sorta di oligarchia, in quanto tutte le situazioni e questioni sono influenzate da loro, lo stesso sovrano non ha un reale potere difronte alla nobiltà , c'è un 'immagine di un re ingannato, Sieyés non è contro la figura del sovrano in particolare. Il

secondo capitolo finirà come per il primo con una riaffermazione del titolo, ossia come il Terzo Stato nell'ordinamento politico non sia NIENTE.  CAPITOLO III Nel 1788 si convoca una assemblea dei notabili che si doveva occupare di una questione specifica, ossia come convocare l'assemblea degli Stati Generali, questa assemblea fu molto più chiusa rispetto alla prima. Difatti l'assemblea dei notabili era d’accordo sul convocare gli Stati Generali con il sistema tradizionale. Per Sieyés bisognava andare oltre il problema di convocazione, bisognava abolire completamente gli Stati Generali. Lui vuole risvegliare il terzo stato, vuole convincerlo a prendere coscienza dei suoi diritti, perché vuole incitare il Terzo Stato a prendere consapevolezza della situazione, deve agire. Vi è il termine

ORDINE SOCIALE, utilizzato per indicare politica, economia, analisi

della società (oggi ha un’accezione più ampia con il termine scienza politica). Si parla di OPINIONE PUBBLICA, conscia dei diritti del Terzo Stato, il quale al contrario non è ancora consapevole. Lezione 22/11/ L'esito delle elezioni politiche è legato fortemente al sistema elettorale, c'è l'importanza delle procedure. Sono due le richieste (da cui si innesca la Rivoluzione):

uomini, erano tutti convinti dell'inferiorità delle donne e della loro esclusione, la Costituzione giacobina e come tutta la Rivoluzione non porta ad una rivalutazione della posizione della donna, vi è stata la chiusura di alcuni clubs di donne nel 1793 ad es. Condorcet fu un'eccezione, esprimendosi a favore della donna e dei suoi diritti. Condorcet esprime l'idea dei diritti politici delle donne, ma non si basa solo su giustizia o razionalismo, per Condorcet la presenza delle donne è funzionale al modello di democrazia rappresentativa , per lui la deliberazione finale di una assemblea rappresentativa avviene attraverso l'esercizio politico, con una partecipazione diretta dei cittadini, con petizioni anche individuali, referendum, forme di esercizio diretto. Per lui la rappresentanza, l'attività dell'assemblea rappresentativa, la si ottiene con un esercizio politico diretto; perciò, Condorcet pensò a sistemi elettorali attraverso il calcolo delle probabilità per avvicinarsi il più possibile ad una verità , per non prendere una decisione sbagliata. Pertanto, Condorcet puntava al maggior coinvolgimento, inglobando anche le donne , non si poteva escludere in questo processo di formazione di volontà generale, per arrivare ad una verità. Quindi il discorso politico sulla partecipazione delle donne, è minoritario, ma per una questione di una presenza essenziale, per creare i presupposti di una democrazia rappresentativa. Sieyés non ha questa idea. Nel progetto di Costituzione del febbraio del 1793 di Condorcet non vi saranno però i diritti delle donne perché li presentò al Comitato sapendo bene quale sarebbe stata la loro posizione a riguardo. I diritti politici dovevano implicare l'indipendenza, le donne non erano ritenute indipendenti perché subordinate ai mariti o padri, per questo non si concede il diritto di voto. Per Sieyés le donne fanno parte della nazione, ma non degne di essere rappresentate, né essere rappresentanti ovviamente. Pag. 144: "Bisogna come esso ha fatto…" vedi nota, vi sono alcune funzioni che non sono ritenute necessarie per l'autonomia, che non

sono autonome, soggette a corruzioni o a minacce , con la complessità del sistema fiscale. Sieyés ritiene che i fittavoli non debbano votare, almeno attualmente, per un problema di autonomia, in quanto troppo dipendenti da altri fattori, tra cui la figura del proprietario. Sieyés nega i diritti politici ai minori, fittavoli, dipendenti del fisco e coloro che sono dipendenti da bene (appaltatori, fittavoli, affittuari). Parla di tutti coloro che non possiedono il diritto di voto. Pag. 145: "Questa assurda affermazione..." Sieyés descrive anche i migliori, ossia la classe media , (in grado di sviluppare le proprie capacità utili per la nazione) la quale grazie alla propria agiatezza riesce ad avere le virtù necessarie per esercitare la funzione di rappresentanti e ovviamente il diritto di voto. Nel concetto espresso da Sieyés in cui afferma che tutti coloro che lavorano, il Terzo Stato, rappresentano la nazione bisogna tener conto che vi sono tuttavia delle eccezioni. Non tutti possono essere rappresentati, né possono essere rappresentanti, tutti coloro che non sono autonomi.

1. Raddoppio del terzo

Pag. 146: "Del resto se si vuole..." Sieyés si esprime per l'uguaglianza dei diritti politici , non per una sociale per vari motivi, tra cui la proprietà. Sieyés come già detto non andava contro la proprietà in sé, credeva in una rappresentanza basata sulla proprietà ma in una società retta su principi economici (pensiero fisiocratico), non nella società di antico regime, dove la proprietà era uno strumento di potere di pochi. Pertanto, Sieyés rifiuta il progetto di Turgot , il quale prevedeva come base della rappresentanza la proprietà (nella società di antico regime) e in particolare la presenza dei cosiddetti cittadini frazionari (piccoli proprietari terrieri rappresentati da un più