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sintesi utile allo studio, Sintesi del corso di Storia

sintesi storia: tratta il movimento patriottico, i moti, i progetti politici, guerra indipendenza

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

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1. IL MOVIMENTO PATRIOTTICO IN ITALIA
Il Risorgimento fu un movimento nato in Italia dopo il Congresso di Vienna.
Gli italiani volevano due cose importanti:
liberare l’Italia dagli stranieri;
unire tutti gli Stati italiani in un solo Paese.
I patrioti volevano anche migliorare l’Italia: desideravano più industrie, meno povertà e meno
analfabetismo (cioè persone che non sapevano leggere e scrivere).
A guidare il movimento furono soprattutto intellettuali e borghesi, chiamati patrioti.
All’inizio il Risorgimento era segreto, infatti esistevano società segrete, come la Carboneria, che
organizzavano rivolte contro i governi stranieri.
Le idee patriottiche si diffusero grazie ai giornali, come Il Conciliatore e L’Antologia.
2. I MOTI DEL 1820-1821 IN ITALIA
Tra il 1820 e il 1821 in Italia scoppiarono le prime rivolte contro i sovrani della Restaurazione. Le persone
che partecipavano volevano una Costituzione, cioè una legge che limitasse il potere del re.
Le prime proteste iniziarono a Napoli nel luglio 1820. A guidarle furono alcuni ufficiali dell’esercito, tra cui
Guglielmo Pepe, che facevano parte della Carboneria. Anche molti soldati si unirono alla rivolta e il re
Ferdinando I fu costretto a concedere una Costituzione simile a quella spagnola.
Dopo il successo di Napoli, anche a Palermo scoppiò una rivolta contro i Borbone. I siciliani protestavano
soprattutto contro le tasse troppo alte e volevano l’indipendenza della Sicilia. Però il Parlamento di Napoli
non accettò questa richiesta e mandò un esercito guidato da Pietro Colletta, che sconfisse i ribelli
siciliani nel settembre 1820.
Le rivolte preoccuparono la Santa Alleanza, che voleva difendere le monarchie assolute. Per questo
l’Austria intervenne: il 23 marzo 1821 gli Austriaci entrarono a Napoli, sciolsero il Parlamento e tolsero la
Costituzione.
Nel Regno di Sardegna (chiamato anche Piemonte perché la capitale era Torino) governava Vittorio
Emanuele I, che era contrario ai cambiamenti e seguiva le idee del Congresso di Vienna. Il principe
Carlo Alberto invece sembrava più vicino alle idee liberali e molti patrioti speravano nel suo aiuto.
Nel marzo 1821 l’esercito austriaco lasciò il Piemonte per andare a Napoli. I patrioti piemontesi
approfittarono del momento per organizzare una rivolta e chiedere una Costituzione. Carlo Alberto non si
oppose apertamente e sembrò disponibile ad ascoltare le loro richieste.
Pochi giorni dopo, i soldati di Alessandria alzarono il tricolore e chiesero la Costituzione e la guerra contro
l’Austria.
Il re Vittorio Emanuele I, spaventato, abdicò e lasciò il trono al fratello Carlo Felice. Carlo Alberto
concesse una Costituzione, ma solo se il nuovo re l’avesse approvata.
Carlo Felice però non accettò e quindi Carlo Alberto ritirò il suo appoggio, quindi la rivolta fallì e i soldati
fedeli al re, aiutati dagli Austriaci, sconfissero i ribelli.
Dopo la vittoria, Carlo Felice punì duramente i ribelli: molti militari furono condannati e molti patrioti
dovettero andare in esilio.
Nel Lombardo-Veneto, controllato dall’Austria, i patrioti volevano più libertà e una Costituzione. Anche a
Milano provarono a organizzare una rivolta, ma il governo austriaco la fermò con arresti e condanne.
Furono arrestati molti patrioti, tra cui Pietro Maroncelli, Silvio Pellico e Federico Confalonieri. Maroncelli e
Pellico furono portati nella prigione dello Spielberg, in Moravia.
3. I MOTI DEL 1830-1831
Dieci anni dopo le rivolte del 1820-1821, tra il 1830 e il 1831, in Italia ci fu una nuova ondata di rivolte.
Questa volta interessò soprattutto l’Italia centrale, dove l’economia stava crescendo e c’erano molti gruppi
della Carboneria.
I patrioti volevano riforme e una Costituzione. Alcuni pensarono di chiedere aiuto al duca di Modena,
Francesco IV d’Asburgo-Este, che voleva creare un grande Stato nell’Italia centrale e prometteva una
Costituzione in cambio del loro appoggio.
La rivolta fu organizzata da Ciro Menotti e si diffuse da Modena a Parma e allo Stato della Chiesa. Però
il duca non si fidava dei patrioti e alla fine fece arrestare Menotti.
Nonostante questo, nel 1831 le rivolte scoppiarono lo stesso a Bologna e in molte zone dell’Italia
centrale. I sovrani fuggirono e si formarono governi provvisori.
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1. IL MOVIMENTO PATRIOTTICO IN ITALIA

Il Risorgimento fu un movimento nato in Italia dopo il Congresso di Vienna. Gli italiani volevano due cose importanti:

  • liberare l’Italia dagli stranieri;
  • unire tutti gli Stati italiani in un solo Paese. I patrioti volevano anche migliorare l’Italia: desideravano più industrie, meno povertà e meno analfabetismo (cioè persone che non sapevano leggere e scrivere). A guidare il movimento furono soprattutto intellettuali e borghesi, chiamati patrioti. All’inizio il Risorgimento era segreto, infatti esistevano società segrete, come la Carboneria , che organizzavano rivolte contro i governi stranieri. Le idee patriottiche si diffusero grazie ai giornali, come Il Conciliatore e L’ Antologia.

2. I MOTI DEL 1820-1821 IN ITALIA

Tra il 1820 e il 1821 in Italia scoppiarono le prime rivolte contro i sovrani della Restaurazione. Le persone che partecipavano volevano una Costituzione , cioè una legge che limitasse il potere del re. Le prime proteste iniziarono a Napoli nel luglio 1820. A guidarle furono alcuni ufficiali dell’esercito, tra cui Guglielmo Pepe , che facevano parte della Carboneria. Anche molti soldati si unirono alla rivolta e il re Ferdinando I fu costretto a concedere una Costituzione simile a quella spagnola. Dopo il successo di Napoli, anche a Palermo scoppiò una rivolta contro i Borbone. I siciliani protestavano soprattutto contro le tasse troppo alte e volevano l’indipendenza della Sicilia. Però il Parlamento di Napoli non accettò questa richiesta e mandò un esercito guidato da Pietro Colletta , che sconfisse i ribelli siciliani nel settembre 1820. Le rivolte preoccuparono la Santa Alleanza, che voleva difendere le monarchie assolute. Per questo l’Austria intervenne: il 23 marzo 1821 gli Austriaci entrarono a Napoli, sciolsero il Parlamento e tolsero la Costituzione. Nel Regno di Sardegna (chiamato anche Piemonte perché la capitale era Torino) governava V ittorio Emanuele I, che era contrario ai cambiamenti e seguiva le idee del Congresso di Vienna. Il principe C arlo Alberto invece sembrava più vicino alle idee liberali e molti patrioti speravano nel suo aiuto. Nel marzo 1821 l’esercito austriaco lasciò il Piemonte per andare a Napoli. I patrioti piemontesi approfittarono del momento per organizzare una rivolta e chiedere una Costituzione. Carlo Alberto non si oppose apertamente e sembrò disponibile ad ascoltare le loro richieste. Pochi giorni dopo, i soldati di Alessandria alzarono il tricolore e chiesero la Costituzione e la guerra contro l’Austria. Il re Vittorio Emanuele I, spaventato, abdicò e lasciò il trono al fratello Carlo Felice. Carlo Alberto concesse una Costituzione, ma solo se il nuovo re l’avesse approvata. Carlo Felice però non accettò e quindi Carlo Alberto ritirò il suo appoggio, quindi la rivolta fallì e i soldati fedeli al re, aiutati dagli Austriaci, sconfissero i ribelli. Dopo la vittoria, Carlo Felice punì duramente i ribelli: molti militari furono condannati e molti patrioti dovettero andare in esilio. Nel Lombardo-Veneto, controllato dall’Austria, i patrioti volevano più libertà e una Costituzione. Anche a Milano provarono a organizzare una rivolta, ma il governo austriaco la fermò con arresti e condanne. Furono arrestati molti patrioti, tra cui Pietro Maroncelli, Silvio Pellico e Federico Confalonieri. Maroncelli e Pellico furono portati nella prigione dello Spielberg, in Moravia.

3. I MOTI DEL 1830-

Dieci anni dopo le rivolte del 1820-1821, tra il 1830 e il 1831 , in Italia ci fu una nuova ondata di rivolte. Questa volta interessò soprattutto l’Italia centrale, dove l’economia stava crescendo e c’erano molti gruppi della Carboneria. I patrioti volevano riforme e una Costituzione. Alcuni pensarono di chiedere aiuto al d uca di Modena, Francesco IV d’Asburgo-Este , che voleva creare un grande Stato nell’Italia centrale e prometteva una Costituzione in cambio del loro appoggio. La rivolta fu organizzata da Ciro Menotti e si diffuse da Modena a Parma e allo Stato della Chiesa. Però il duca non si fidava dei patrioti e alla fine fece arrestare Menotti. Nonostante questo, nel 1831 le rivolte scoppiarono lo stesso a Bologna e in molte zone dell’Italia centrale. I sovrani fuggirono e si formarono governi provvisori.

I ribelli speravano nell’aiuto della Francia, ma questo aiuto non arrivò. Allora il duca chiese aiuto all’Austria. L’esercito austriaco intervenne e fermò facilmente le rivolte. I patrioti furono arrestati, puniti o costretti a lasciare l’Italia, e i vecchi sovrani tornarono al potere. Le rivolte mostrarono che i patrioti erano ancora poco organizzati e si fidavano troppo di aiuti esterni. Capirono che serviva un esercito forte e più sostegno dall’Europa per liberare l’Italia.

4. I PROGETTI POLITICI PER LA LIBERAZIONE DELL’ITALIA

Giuseppe Mazzini fu uno dei più importanti protagonisti del Risorgimento. Pensava che le società segrete non fossero abbastanza forti per coinvolgere tutto il popolo. Secondo lui l’Italia doveva diventare una repubblica, cioè uno Stato con libertà e partecipazione di tutti. Voleva anche migliorare la vita delle persone, con più istruzione e meno problemi sociali. Nel 1831 fondò la Giovine Italia , un gruppo che voleva unire l’Italia, renderla indipendente e creare una repubblica. Il gruppo diffondeva le sue idee e organizzava anche rivolte. Più tardi, in esilio, fondò anche la Giovine Europa , che univa i patrioti di diversi Paesi europei. Tra il 1833 e il 1844, però, molti tentativi di rivolta fallirono e molti patrioti furono arrestati o uccisi. Un caso famoso fu quello dei fratelli Attilio Bandiera e Emilio Bandiera, che tentarono una rivolta in Calabria ma furono catturati e fucilati nel 1844. Dopo questi fallimenti, molte persone iniziarono a criticare Mazzini e le sue idee. Così nacque un’altra idea politica: quella dei liberali moderati , come Massimo d’Azeglio e Cesare Balbo. I moderati volevano unire l’Italia lentamente, creando una federazione di Stati guidata dal Regno di Sardegna. Preferivano una monarchia con una Costituzione, cioè con un re che aveva poteri limitati, per fare riforme senza rivoluzioni. In questo stesso periodo nacque anche il neoguelfismo , basato sul pensiero di Vincenzo Gioberti. Gioberti pensava che l’Italia potesse essere unita senza rivoluzioni. Secondo lui, i vari Stati italiani dovevano unirsi in una federazione guidata dal Papa. In questo modo ogni Stato avrebbe mantenuto la propria autonomia, ma ci sarebbe stata una guida comune. Questa idea si chiamava “neoguelfismo”. Però c’era un grande problema: l’Austria controllava ancora una parte importante dell’Italia, quindi l’unità non era possibile senza liberarsi da lei. Accanto a questa idea nacque anche il federalismo democratico. Questo gruppo voleva un’Italia unita come federazione, ma con idee repubblicane e democratiche, cioè con più partecipazione del popolo. Il principale esponente fu Carlo Cattaneo , che pensava anche a un’Europa formata da Stati uniti. Altri patrioti importanti furono Carlo Pisacane e Giuseppe Ferrari. Loro dicevano che la libertà dell’Italia doveva essere legata anche al miglioramento della vita del popolo, soprattutto dei più poveri.

5. IL 1848 IN ITALIA

Nel 1848 in Italia iniziarono grandi cambiamenti che i patrioti speravano portassero alla liberazione del Paese. Un evento importante fu l’ elezione del papa Pio IX nel 1846. All’inizio del suo pontificato fece alcune riforme: liberò molti prigionieri politici, diede più libertà di stampa e creò un organismo di rappresentanza. Per questo molti lo considerarono un papa favorevole alle idee liberali. Anche altri sovrani seguirono questo esempio. In Toscana il granduca Leopoldo II fece alcune riforme e permise più libertà. Nel Regno di Sardegna, Carlo Alberto cambiò alcune regole dell’amministrazione e ridusse i controlli sulla stampa. Nel 1847 Toscana, Piemonte e Stato pontificio iniziarono a collaborare per creare una lega economica tra Stati italiani. Intanto, però, il Regno delle Due Sicilie non fece riforme e rimase più chiuso e meno sviluppato rispetto agli altri Stati. Proprio lì iniziò la nuova ondata di rivolte: il 2 gennaio 1848 a Palermo scoppiò una grande ribellione. Il re Ferdinando II di Borbone fu costretto a concedere una Costituzione e un Parlamento. Da lì le rivolte si diffusero in tutta Italia. Anche in Toscana, Piemonte e nello Stato pontificio i sovrani concessero la Costituzione. Importante fu lo Statuto concesso da Carlo Alberto, chiamato Statuto Albertino. Nel Lombardo-Veneto, invece, i patrioti approfittarono della crisi dell’Austria. A Venezia la popolazione si ribellò e liberò i patrioti Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, creando un governo provvisorio.