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Documento utile allo studio del fenomeno. Lingua spagnola, italiano e spagnolo a contatto.
Tipologia: Dispense
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costante tra le due rive urbanizzate del Rio de la Piata (frequentate dalle stesse navi e dalla stessa tipologia di materiale umano: emigranti, marinai, avventurieri, etc.) e per il fatto di condividere esperienze e manifestazioni intimamente peculiari, quali per esempio l'apparizione del tango e la sua persistente vitalità e, nelle zone rurali, la comune e determinante presenza del gaucho. (^2) La crisi economica e finanziaria, che s'abbattè a livello mondiale con il crollo della
Borsa di New York (1929), ebbe ripercussioni molto dure in Argentina mettendo in evidenza la fragilità del sistema di sviluppo che aveva promosso lo schema liberale.
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(^3) Nel 1902 fu votata la "Ley de Residencia" che autorizzava l'espulsione dello straniero le cui attività mettevano in pericolo la sicurezza nazionale e nel 1910 fu votata la "Ley de Defensa Social" che proibiva l'immigrazione di malviventi, prostitute, clandestini, esiliati politici e anarchici. (^4) Cfh, soprattutto, Gino Germani, Politica y sociedad en una época de transición, Buenos Aires, Paidós, 1962; Domingo F. Casadevall, Buenos Aires. Arrabal, saínete, tango, Buenos Aires, Compañía General Fabril Editora, 1968; Raúl Crisafio, // "grotesco criollo" ovvero l'eversività della confessione, "L'immagine riflessa", V (1982), pp. 273-302; Id., "Gauchesca", "folletín", teatro popolare, ibid., Vili (1985), pp. 59-84; Eva Golluscio de Montoya, Vericuetos inmigratorios: el "cocoliche" (Argentina 1850-1930), in Actes du 2ème Colloque de Linguistíque Hispanique (Brest, 25-26 avril 1986), "Cahiers de L'E.R.L.A.", 1 (1987), pp. 143-
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contenuta nel precedente suo libro El problema de las lenguas en contacto, México, Universidad Nacional Autónoma de México, 1988) è stata arricchita con molti titoli e con parecchi riferimenti al dominio ispanico pur con alcune lacune - comprensibili tuttavia, naturalmente, in un lavoro di tale portata e di ampio respiro - per quel che riguarda qualche titolo o autore inerente all'area e agli elementi che ci preoccupano. Si veda anche la mia recensione a M. Sala, D. Munteanu, V. Neagu Tudora, S. Olteanu, El español de América, Bogotá, Publicaciones del Instituto Caro y Cuervo, 1982, "Rassegna Iberistica", 23 (1985), pp. 39-42. Possono essere considerati como rappresentativi a tale proposito: Jorge Luis Borges, El idioma de los argentinos, Buenos Aires, M. Gleizer Editor, 1928; Jorge Luis Borges - José Edmundo Clemente, El lenguaje de Buenos Aires, Buenos Aires, Emecé Editores, S.A., 1963; Américo Castro, La peculiaridad lingüística rioplatense y su sentido histórico, Buenos Aires, Editorial Losada, S.A., 1941. Cfr. anche l'ironica reazione di Cane al libro di L. Abeille (El idioma de los argentinos) il quale reclamava una variante argentina del castigliano: la ricetta per ottenere detto idioma sarebbe "sobre una base de español, con mucho italiano, un poco de francés, una migaja de quechua, una narigada de guaraní, amén de una sintaxis de toba ['lengua, con varios dialectos, perteneciente a la familia guaicurú, de los indios tobas que habitaban al sur del Pilcomayo']" (Miguel Cañé, Prosa ligera, Buenos Aires, La Cultura Argentina, 1919, p. 70). (^9) Meo Zilio distingue due periodi d'immigrazione, ciascuna con caratteristiche proprie: il periodo della "protoimmigrazione" o vecchia immigrazione (fino al 1930) e il periodo posteriore della "neoimmigrazione" o nuova immigrazione (a partire dal 1930, ma soprattutto dal 1940) (Influenze dello spagnolo sull 'italiano parlato nel Rio de la Piata, "Lingua Nostra" (marzo 1955), XVI, 1, p. 17). Risultando essere caratteristiche sociali e culturali dei protoimmigrati l'analfabetismo o comunque una scarsa coscienza della propria lingua, si può affermare che essi furono gli utilizzatori tipici del cocoliche. Meridionali, nella loro maggioranza, dimenticarono presto la sintassi dell'italiano per adottare rapidamente, e in modo imperfetto, i modelli e i termini del Rio de la Piata. Quanto ai neoimmigrati, essi furono soprattutto settentrionali, più istruiti, con una coscienza linguistica più determinata, resistettero più intensamente alla fiisione di una lingua con l'altra. Mi permetto di insistere sul fatto che è fondamentale, quindi, per qualsiasi tipo di studio - non solo linguistico ma anche storico, sociologico o letterario - non assimilare come fenomeno omogeneo l'intera immigrazione italiana nel Rio de la Piata, bensì tenere presente il grande divario tra il primo e il secondo contingente. I documenti del commercio navale spesso venivano stilati in genovese.
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l'Nel primo caso si tratta di una vera interferenza linguistica: la struttura di una lingua
influisce nella struttura dell'altra e, di conseguenza, ha luogo una modifica delle categorìe linguistiche e delle loro relazioni; nel secondo caso, invece, i fatti lessicali rappresentano un fenomeno che può aver luogo senza conseguenze per il sistema della lingua che li incorpora a condizione che, naturalmente, il numero di vocaboli introdotti non sia troppo elevato né la loro frequenza eccessiva per non squilibrare il sistema. È il fatto di certi testi estremamente e forzatamente marcati che tuttavia non costituiscono la riproduzione effettiva di una determinata realtà linguistica.
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(^15) L'isola linguistica italofona più emblematica in Argentina è quella bidialettale (friulano e véneto) di Colonia Caroya, a una cinquantina di Km. da Córdoba. Una comunità venetofona più piccola (a una trentina di Km. da Córdoba) è Colonia Tirolesa, mentre al Sud di Buenos Aires, a Villa Regina, nella prima fascia del deserto della Patagonia, a partire dagli anni venti, si è installata una colonia di emigrati italiani, in gran parte Veneti (cfr. Giovanni Meo Zilio, Ricerche di dialettologia veneto-latinoamericana, Roma, Bulzoni Editore, 1995). Un ricco corpus di materiali dialettologici ed etnografici registrati magnetofónicamente da Giovanni Meo Zilio, schedati e trascritti foneticamente da me, sono depositati presso la nastroteca del Centro Interuniversitario di Studi Veneti (Università di Venezia), a disposizione degli studiosi. Sulla situazione di convergenza spagnolo/italiano nella città di Córdoba, cfr. Nora L. Prevedello y otros, La inmigración italiana en la ciudad de Córdoba y el contacto de dos lenguas, Córdoba, "Cuadernos del CITAL", Centro de italianistica, 1,
1991. La grande importanza che rivestono questi gruppi per gli studiosi di lingue in contatto risiede nell'uso radicato del dialetto a livello familiare e comunitario, pur nella consapevolezza e padronanza di una regolare competenza linguistica ufficiale spagnola. L'accidentale - spontanea o indotta - alternanza dei codici durante uno stesso evento comunicativo (code switching), tuttavia, può dar luogo, mutatis mutandis, a una sorta di cocoliche che merita attenzione per lo studio dei meccanismi psicolinguistici della contaminazione. Per una bibliografia di base sul code switching, cfr. il mio libro Lenguas en contacto. Italiano y español en el Rio de la Plata, cit. (soprattutto le pp. 18-20). (^16) Sulle modalità convenzionali della lingua drammatica, per la caratterizzazione dei tipi e i parametri e per le coordinate della loro trasformazione, cfr. soprattutto i molti lavori di Eva Golluscio de Montoya, punto di riferimento di qualsiasi studio sull'argomento: Elude sur le "cocoliche" scènique et èdition annotèe de "Mateo" d'Armando Discépolo, Toulouse, France- Ibérie Recherches, 1979; Le "cocoliche": une convention du thèàtrepopulaire du Rio de la Piata, "Caravelle", 35 (1980), pp. 11-30; Grotesco Rioplatense y convención cocolichesca, "Letterature d'America", II, 9-10 (1981), pp. 135-153; ¿Historia social del teatro = historia de las convenciones dramáticas?, in Thomas Brener-Alejandro Losada (eds.), Actas dessert 1983 / Neuchàtel 1984. Hacia una historia social de la literatura latinoamericana, Giessen, AELVAL, 1985, pp. 201-209; Vericuetos inmigratorios: el "cocoliche" (Argentina, 1850-1930), cit.; Los italianos y el castellano de Argentina, "Río de la Plata", 10 (Junio 1990), pp. 59-72. SuU'ideologema sociale ed estetico dell'immigrante italiano nel teatro, con speciale riguardo al periodo 1884-1930, cfr. il recente volume collettaneo, curato da Osvaldo Pellettieri, del GETEA (Grupo de Estudios de Teatro Argentino e Iberoamericano), Inmigración italiana y teatro argentino, Buenos Aires, Galerna, 1999. ~
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Uno degli antecedenti esemplari di tale "des-encuentro" si trova nel Martin Fierro. La Ida (1872): "Era un gringo tan bozal, / Que nada se le entendía. / ¡Quién sabe de ande sería! / Tal vez no juera cristiano, / Pues lo único que decía / Es que era papolitano" [corsivo nel testo] (w. 847-859). I barbarismi dell'italiano arruolato nell'esercito, interpretati e deformati capziosamente dal gaucho Martín Fierro, danno luogo a una spiritosa serie di equivoci, la cui aggressività verbale va molto più in là di una scoppiettante malizia e non è, in assoluto, né gratuita né fine a se stessa. José Isaacson, con la profondità e l'intuizione che contraddistinguono sempre il suo pensiero, coglie molto bene l'implicazione: "Es fácil - siempre lo ha sido a lo largo de la historia - utilizar el método del chivo expiatorio. Los otros, los extranjeros, los inmigrantes, los ajenos, son los culpables. Un mentido nacionalismo esgrime este argumento, para justificar la traslación de responsabilidades" (Encuentro político con José Hernández, Buenos Aires, Marymar, 1986, p. 40). Ho studiato questi meccanismi di aggressività verbale (con la corrispondente reazione fisica) in Acto de habla y actingouten el "Martin Fierro", "Letterature", 18(1995), pp. 62-82. (^18) Ho presente a questo proposito il brillante articolo di Beatriz Salazar, "Ensalada"y "Carbonada " en Babilonia de Armando Discépolo (una visión de la mezcla étnica y lingüis- tica en el Buenos Aires de los años veinte), in Actas del Primer Congreso Internacional del CELCIRP, "Río de la Plata", n. 4-5-6 (1987), pp. 399-405. Cfr. anche Antonella Cancellier, "Conquistadores " and Immigrants: Linguistic Conflicts in thè Impaci with thè New World, in Columbus: Meeting of Cultures (Proceedings ofthe Symposium Held at thè State University o/New York at Stony Brook, October 16-17, 1992), New York, State University of New York at Stony Brook, 1993, pp. 76-82.
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Golluscio de Montoya, Etude sur le "cocoliche" scénique et édition annotée de "Mateo" d'Armando Discépolo, cit; Id., Le "cocoliche": urte convention du thèàtrepopulaire du Rio de la Plata, cit.; Id., Grotesco Rioplatense y convención cocolichesca, cit.; Id., Vericuetos inmigratorios: el "cocoliche" (Argentina, 1850-1930), cit.; Id., Los italianos y el castellano de Argentina, cit.; Beatriz Lavandera, El componente variable en el uso verbal bilingüe, in Variación y significado, Buenos Aires, Editorial Hachette, 1984, pp. 59-75; M. Beatriz Fontanella de Weinberg, Contacto lingüístico y lenguas de contacto, in La lengua española fuera de España, Buenos Aires, Editorial Paidós, 1976, pp. 102-115; Id., Variedades intermedias entre el italiano y el español, in La asimilación lingüistica de los inmigrantes, Bahía Blanca, Universidad Nacional del Sur, 1979, pp. 75-87; Id., El español bonaerense. Cuatro siglos de evolución lingüística (1580-1980), Buenos Aires, Hachette, 1987 (contiene Variedades lingüísticas de contacto: el caso del cocoliche e El surgimiento de un argot delictivo, pp. 138- 144); Id., El contacto con lenguas inmigratorias, in El español de América, Madrid, Mapire, 1992, pp. 251-256. Diccionario de uso del español, Madrid, Editorial Gredos, 1975, s.v. cocoliche da: Jerga d e los extranjeros, particularmente de los italianos // Italiano que habla esa jerga. (^23) Madrid, Real Academia Española, X X ed., 1984, s.v. cocoliche da: Jerga híbrida y grotesca que hablan ciertos inmigrantes italianos mezclando su habla con el español // Italiano que habla de este modo. (^24) The Spanish Language together in Portuguese, Catalán and Basque, London, Faber and Faber, 1958, p. 274 (I ed. 1936).
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II pidgin è un sistema comunicativo linguistico che è caratterizzato, secondo A. Valdman (Le creole, Paris, 1978, p. 5), da: a) semplificazione della forma esterna; b) riduzione della forma interna; e) uso bilaterale o multilaterale in un contesto multilingue; d) interpenetrazione dei sistemi linguistici coesistenti; e) riduzione dei domini di uso. Il creolo è caratterizzato (ibid., pp. 10-12) dalla complicazione della forma estema, dall'espansione della forma interna e dall'estensione dei domini di uso. Vale a dire che il creolo è un pidgin che inverte i processi di questo acquisendo alcune complicazioni nella forma, aumentando le opposizioni distintive e estendendo i domini d'uso fino ad arrivare ad essere lingua materna e principale o unica di una comunità più o meno stabile (per es. il papiamento di Curacao) (apud José Joaquín Montes Giraldo, Dialectología general e hispanoamericana. Orientación teórica, metodológica y bibliográfica, III edición reelaborada, corregida y aumentada, Santafé de Bogotá, Publicaciones del Instituto Caro y Cuervo, 1995, pp. 36-37). Cfr. anche Germán de Granda, Estudios lingüísticos hispánicos, afrohispánicos y criollos, Madrid, Gredos, 1978; Id., El español en tres mundos. Retenciones y contactos lingüísticos en América y África, Valladolid, Universidad de Valladolid-Caja Salamanca y Soria, 1991; Id., Español de América, Español de Africa y hablas criollas hispánicas, Madrid, Gredos, 1994; Humberto López Morales, Sociolingüistica, Madrid, Editorial Gredos, 1993, pp. 142-153. Sul papiamento, cfr. Dan Munteanu, El papiamento. Origen, Evolución y Estructura, Bochum, Universitatsverlag Brockmeyer, 1991. (^26) Questa affinità deve essere analizzata anche alla luce delle "associations de langues" (Roman Jakobson, Sur la thèorie des affinités phonologiques entre les langues, in N. S. Troubetzkoy, Principes de Phonologie, Paris, Klincksiek, 1970, Appendice IV, pp. 351-365). Cfr. N. Perera San Martin, op. cit., p. 111. Keith Whinnom (Linguistic hibridization and thè 'special case' of pidgins and creóles, in Dell Hymes (ed.), Pidginization and creolization of languages, Cambridge, University Press, 1971, pp. 91-115) considerò il cocoliche come caso di "pidginizzazione" incompleto (un "proto-pidgin") e, nello stesso volume, Ian F. Hancoch (A survey of thè pidgins and creóles ofthe world, ibid., p. 505) pur includendo il cocoliche nella sua mappa di pidgins, d'accordo con Whinnom sulla tesi che il cocoliche non arriva del tutto a costituire un vero pidgin, lo definisce come una possibile modalità "rudimentarily pidginized". A questo proposito, cfr. M. B. Fontanella de Weinberg, La lengua española fuera de España, cit., p. 110; Id., El español de América, cit., p. 254; B. Lavandera, op cit., pp. 61-62. Cfr. María Beatriz Fontanella de Weinberg, Nuevas perspectivas sobre el origen y evolución de pidgins y criollas, "Vicus", I (1977), pp. 169-188. Per B. Lavandera "el cocoliche tiene [con respecto al pidgin], características más cercanas a las de una lengua criolla, aunque no posea hablantes nativos" (op. cit., p. 62).
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(^32) Cfr. anche, di José Gobello, Vieja y nueva lunfardia, Buenos Aires, Freeland, 1963 e
El lenguaje de mi pueblo, Buenos Aires, Peña Lillo, 1974. (^3) Si'tratta di un insieme di isoglosse, di origine essenzialmente gergale, che si danno
fondamentalmente nelle (e si irradiano dalle) zone di Buenos Aires e di Montevideo a livello basso-popolare. Tale insieme di isoglosse, concentrate negli strati socioculturali più bassi, tende a irradiarsi verso gli strati medio-popolari arrivando (più che altro tra l'elemento maschile della popolazione) fino agli strati elevati dei pitucos (cfr. la recensione di Giovanni Meo Zilio a M. Teruggi, op. cit., "Rassegna Iberistica", 13 (aprile 1982), pp. 63-67, ora in Estudios Hispanoamericanos. Temas Lingüísticos, cit., pp. 356-360). Si veda anche M. Beatriz Fontanella de Weinberg, De lengua delictiva a polo de un continuo lingüístico, in Primeras Jornadas Nacionales de Dialectología, Tucumán, 1983, pp. 129-138. Cfr. Antonella Cancellier, El léxico italiano en la "La Crencha Engrasada" de Carlos de la Púa, "Río de la Plata", 4-5-6 (1987), pp. 385-398.
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(^35) Si veda ¡1 m i o volume Lenguas en contacto. Italiano y español en el Rio de la Plata,
cit.: il III capitolo è dedicato a El elemento linguistico italiano en el tango. L'arco cronologico del materiale esaminato va dal 1917 (si considera Mi noche triste il primo tango di cui si possieda un testo completo) fino alla fine degli anni trenta, dal momento che nei tanghi di questo periodo si concentrano, di fatto, la maggior parte degli italianismi. Alcuni risultati preliminari di questo lavoro erano stati anticipati parzialmente in Antonella Cancellier, El elemento lingüístico italiano en el tango. Algunos resultados preliminares, in Le Tango. Hommage à Carlos Gardel. Colloque International de Toulouse-Le Mirali, Toulouse, Eché Editeur, 1985, pp. 107-113. (^36) L'attendibilità del testo letterario come documento di autentica riproduzione di fatti
linguistici preoccupa Rosalba Campra (cfr. Un discurso heterogéneo, nel suo libro Corno una bronca y junando ...La retòrica del tango, Buenos Aires, Edicial, 1996, pp. 66-84): "invención del texto mismo [el del tango] que exalta la elección de lo popular en contraposición a lo culto, y para esto recurre a la exasperación de las formas que connotan ese contraste" (p. 69); ma a questo proposito mi sembra opportuno rimarcare quanto segue: pur con la chiara coscienza, ovviamente, che una realtà linguistica non possa essere rispecchiata nella sua integrità dalla pagina letteraria, si è tuttavia in grado di percepirne, fíltrame e valutarne l'affidabilità, l'espressività e l'aderenza contestuali (cfr. anche le note 11 e 37). La convenzionalità del linguaggio del tango è affermata impietosamente - e non senza uno sconcertante, ma forse intenzionalmente polemico snobismo - da Borges, per il quale il lunfardo è "una broma literaria inventada por saineteros y por compositores de los tangos y los orilleros lo ignoran, salvo cuando los discos del fonógrafo los han indoctrinado" (Prólogo a El informe de Brodie, in Jorge Luis Borges, Obras Completas (1932-1972), Buenos Aires, Emecé Editores, 1974, p. 1022). (^37) L'elemento italiano rappresenta il 4 0 % delle componenti abituali del lunfardo (si veda E. Golluscio de Montoya, Étude sur le "cocoliche "scènique, cit., p. 29). Comunque, è importante ripeterlo, bisogna tenere conto ovviamente che, in alcuni testi in cui il discorso si fa più marcato, le parole lunfarde, per la loro concentrazione intenzionale, non possono essere considerate come standard dell'effettiva realtà linguistica dell'epoca. In ogni caso, "la medida de difusión de un argot no está basada exclusivamente en el número de personas que lo emplean, sino en el número de personas q u e lo comprenden, aunque n o lo utilicen [...]. Comprender un argot equivale casi tanto como a hablarlo" (M. Teruggi, op. cit., pp. 32-33). Grande sostenitore della posizione contraria a quella purista, che vedeva il lunfardo come gergo (più o meno segreto) di un gruppo marginale che non voleva essere compreso, è stato (e continua a esserlo con decisione) José Gobello che lo assimila definitivamente alla lingua popolare: è il parlare - dice - della gente "cuando comienza a entrar en confianza" (Gobello -
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'Como con rabia y mirando con sospechosa cautela / con el rabo del ojo hacia los lados, / sus pasos ha encaminado / derecho hacia el arrabal. // Lo lleva el presentimiento / de que en aquel potreríto / ya no existe la piecita / que fue su único ideal. // Recordaba aquellas horas de farra / cuando se pasaba el día sin trabajar, / hurgando en los bolsillos de los demás y jugando a los naipes / y en las carreras de caballo se entusiasmaba [o se puede entender: 'se endeudaba']. // Cuando no lo vigilaban los policías / robaba sin temer ser identificado, / una mujer le quitaba todo el dinero / y jugó con su pasión. // Era una moza presumida / que trabajaba de trapera / hija de una curandera / ladrona de profesión. // Pero vivía envanecida / de un proxeneta seductor / y le entregaba el dinero / que le quitaba al valentón. // Frente a frente dando muestras de coraje / los dos guapos se trenzaron en la zona del bajo-fondo / y el ciruja que era diestro en el cuchillo / al gigolò le cobró caro su amor. // Hoy, ya libre de la cárcel y sin la mujer, / contemplando un rayo de sol en la acera, / piensa un rato en el amor de la trapera / y solloza en su dolor.' (La traduzione nello spagnolo standard, puramente funzionale alla comprensione del testo, è di Giovanni Meo Zilio, El elemento linguistico italiano en el tango: Análisis del tango "El ciruja ", cit., pp. 116-117).