Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Documento utile allo studio, Dispense di Lingua Spagnola

Documento utile allo studio del fenomeno. Lingua spagnola, italiano e spagnolo a contatto.

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 26/05/2026

livia-tramontano
livia-tramontano 🇮🇹

13 documenti

1 / 16

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
ANTONELLA CANCELLIER
Università di Milano
Italiano e spagnolo a contatto
nel Rio de la Piata.
I fenomeni del cocoliche e del lunfardo*
0. Introduzione
L'intensità e la concentrazione del fenomeno immigratorio europeo in
area rioplatense, rispetto alla popolazione residente, danno luogo a un
sostanziale rinnovamento - etnico e linguistico - che altera il suo assetto
generale con livelli massimi nella conca del Piata (e quindi Buenos Aires e
Montevideo)1,
nel periodo che va dal 1870 al 1930.
Come si sa, all'interno del progetto dei liberali argentini all'epoca
dell'indipendenza, l'immigrazione europea (principalmente dalla Spagna e
dall'Italia) avrebbe dovuto costituire le fondamenta per lo sviluppo e la
modemizzazione del paese. La Costituzione del 1853 (ricordiamo che
l'Argentina ottiene l'indipendenza nel 1810) aprì le frontiere all'immigrazione
e tale situazione si sarebbe prolungata, con alti e bassi, fino al 1930
approssimativamente2. All'inizio abbastanza controllata (per promuovere,
* A questo argomento ho dedicato un libro: Lenguas en contado. Italiano y español en
el Río de la Plata, Padova, Unipress, 1996. Data la pertinenza del tema a questo Convegno,
ripropongo nelle sue linee generali, in versione italiana e parzialmente modificato e
aumentato, il capitolo introduttivo. [Nelle more della pubblicazione di questi Atti è uscito, nel
numero dedicato a El lenguaje de los argentinos di "Palabra y Persona", Centro Argentino
del P.E.N. Internacional, V, 8 (mayo de 2001), pp.
39-61,
il mio saggio "Cocoliche" y
"lunfardo ": fenómenos interlingüisticos entre italiano y español en el Rio de la Plata che
riproduce, con qualche variante interna e in lingua spagnola, la presente comunicazione.]
1 II contesto argentino e quello uruguayano sono assimilabili per l'osmosi continua e
costante tra le due rive urbanizzate del Rio de la Piata (frequentate dalle stesse navi e dalla stessa
tipologia di materiale umano: emigranti, marinai, avventurieri, etc.) e per il fatto di condividere
esperienze e manifestazioni intimamente peculiari, quali per esempio l'apparizione del tango e la
sua persistente vitalità e, nelle zone rurali, la comune e determinante presenza del gaucho.
2 La crisi economica e finanziaria, che
s'abbattè
a livello mondiale con il crollo della
Borsa di New York (1929), ebbe ripercussioni molto dure in Argentina mettendo in evidenza
la fragilità del sistema di sviluppo che aveva promosso lo schema liberale.
AISPI. Italiano e spagnolo a contatto nel Río de la Plata, I fenomeni del «cocol ...
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica Documento utile allo studio e più Dispense in PDF di Lingua Spagnola solo su Docsity!

ANTONELLA CANCELLIER

Università di Milano

Italiano e spagnolo a contatto

nel Rio de la Piata.

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo*

0. Introduzione

L'intensità e la concentrazione del fenomeno immigratorio europeo in

area rioplatense, rispetto alla popolazione residente, danno luogo a un

sostanziale rinnovamento - etnico e linguistico - che altera il suo assetto

generale con livelli massimi nella conca del Piata (e quindi Buenos Aires e

Montevideo)^1 , nel periodo che va dal 1870 al 1930.

Come si sa, all'interno del progetto dei liberali argentini all'epoca

dell'indipendenza, l'immigrazione europea (principalmente dalla Spagna e

dall'Italia) avrebbe dovuto costituire le fondamenta per lo sviluppo e la

modemizzazione del paese. La Costituzione del 1853 (ricordiamo che

l'Argentina ottiene l'indipendenza nel 1810) aprì le frontiere all'immigrazione

e tale situazione si sarebbe prolungata, con alti e bassi, fino al 1930

approssimativamente^2. All'inizio abbastanza controllata (per promuovere,

  • A questo argomento ho dedicato un libro: Lenguas en contado. Italiano y español en el Río de la Plata, Padova, Unipress, 1996. Data la pertinenza del tema a questo Convegno, ripropongo nelle sue linee generali, in versione italiana e parzialmente modificato e aumentato, il capitolo introduttivo. [Nelle more della pubblicazione di questi Atti è uscito, nel numero dedicato a El lenguaje de los argentinos di "Palabra y Persona", Centro Argentino del P.E.N. Internacional, V, 8 (mayo de 2001), pp. 39-61, il mio saggio "Cocoliche" y "lunfardo ": fenómenos interlingüisticos entre italiano y español en el Rio de la Plata che riproduce, con qualche variante interna e in lingua spagnola, la presente comunicazione.] (^1) II contesto argentino e quello uruguayano sono assimilabili per l'osmosi continua e

costante tra le due rive urbanizzate del Rio de la Piata (frequentate dalle stesse navi e dalla stessa tipologia di materiale umano: emigranti, marinai, avventurieri, etc.) e per il fatto di condividere esperienze e manifestazioni intimamente peculiari, quali per esempio l'apparizione del tango e la sua persistente vitalità e, nelle zone rurali, la comune e determinante presenza del gaucho. (^2) La crisi economica e finanziaria, che s'abbattè a livello mondiale con il crollo della

Borsa di New York (1929), ebbe ripercussioni molto dure in Argentina mettendo in evidenza la fragilità del sistema di sviluppo che aveva promosso lo schema liberale.

70 Antonella Cancellier

ricevere e distribuire questa portentosa marea, Sarmiento creò il

"Departamento de Inmigración" e F"Asilo de Inmigrantes"), verso il 1880

(quando ormai la tappa colonizzatrice dell'immigrazione poteva dirsi

conclusa) si realizzò, del tutto, senza alcuna pianificazione, mettendo in

moto un'immigrazione di massa, la cosiddetta "valanga immigratoria". Si

trattava di un'immigrazione caotica e selvaggia, senza più selezione, né

destinazione. L'enorme e rinnovato torrente umano entrava nel paese quasi

esclusivamente attraverso il porto di Buenos Aires e, nella maggior parte, si

insediava nel centro nevralgico della zona portuaria, compresa quella della

città di Montevideo. Diminuendo il ritmo di crescita della popolazione

rurale, si accelerò artificialmente quello della crescita urbana, con le ovvie

conseguenze, sconvolgendo - anzi ribaltando in questo modo - il piano

liberale secondo cui gli immigranti dovevano popolare le zone desertiche del

paese e far progredire le regioni meno sviluppate. Ai margini del centro

metropolitano, l'immigrato si confondeva con Yorillero (l'abitante del

sobborgo, uomo periferico, ai limiti), il cui il nome stesso tristemente

palesava non solo una condizione di marginalità spaziale del suo habitat ma

anche di marginalità sociale e morale. Alcune cifre statistiche risultano

eloquenti: secondo il primo censo nazionale, nel 1869 Buenos Aires contava

quasi 178.000 persone, di cui 88.000 stranieri. Gli italiani occuparono il

primo posto tra gli immigranti: il 34% nel 1869; quasi il 49% nel 1895; e

attorno al 40% nel 1914^3 , mentre gli spagnoli rappresentarono circa il 20%

della popolazione bonaerense, e il 30% restante della massa straniera era

formata da francesi, inglesi, tedeschi, irlandesi, belgi, olandesi, svedesi, ebrei

russi e polacchi, seguiti da arabi, turchi e armeni^4.

Questo flusso migratorio avrebbe giocato un ruolo decisivo nella

società rioplatense, anche se in un modo piuttosto scollato da quello che

Vélite liberale aveva sognato, modificando la composizione sociale della

popolazione, non solo dal punto di vista etnico per l'alta percentuale di

stranieri, ma anche in quanto alla proporzione generazionale e dei sessi, dal

(^3) Nel 1902 fu votata la "Ley de Residencia" che autorizzava l'espulsione dello straniero le cui attività mettevano in pericolo la sicurezza nazionale e nel 1910 fu votata la "Ley de Defensa Social" che proibiva l'immigrazione di malviventi, prostitute, clandestini, esiliati politici e anarchici. (^4) Cfh, soprattutto, Gino Germani, Politica y sociedad en una época de transición, Buenos Aires, Paidós, 1962; Domingo F. Casadevall, Buenos Aires. Arrabal, saínete, tango, Buenos Aires, Compañía General Fabril Editora, 1968; Raúl Crisafio, // "grotesco criollo" ovvero l'eversività della confessione, "L'immagine riflessa", V (1982), pp. 273-302; Id., "Gauchesca", "folletín", teatro popolare, ibid., Vili (1985), pp. 59-84; Eva Golluscio de Montoya, Vericuetos inmigratorios: el "cocoliche" (Argentina 1850-1930), in Actes du 2ème Colloque de Linguistíque Hispanique (Brest, 25-26 avril 1986), "Cahiers de L'E.R.L.A.", 1 (1987), pp. 143-

72 Antonella Cancellier

Tomando all'ambito che ci riguarda:

La presenza degli immigrati, e non esclusivamente quelli della

comunità italiana, determina il formarsi di nuove risultanze idiomatiche che

incidono nella peculiarità linguistica rioplatense, nella sua più intima e

profonda idiosincrasia, oggetto di tanti e controversi studi^8. In particolare, la

presenza massiva degli italiani, concentrata nello spazio e prolungata nel

tempo^9 all'interno di una società in piena mutazione e mutuazione, mise in

contatto nel dominio linguistico non solo e non tanto lo spagnolo rioplatense

con l' italiano standard, bensì con le sue varietà dialettali (meridionali - più

importanti dal punto di vista quantitativo - e settentrionali - in particolare il

genovese, rilevante invece anche dal punto di vista qualitativo perché lingua,

in qualche modo, di prestigio^10 -) e i diversi gerghi, determinando e/o

contenuta nel precedente suo libro El problema de las lenguas en contacto, México, Universidad Nacional Autónoma de México, 1988) è stata arricchita con molti titoli e con parecchi riferimenti al dominio ispanico pur con alcune lacune - comprensibili tuttavia, naturalmente, in un lavoro di tale portata e di ampio respiro - per quel che riguarda qualche titolo o autore inerente all'area e agli elementi che ci preoccupano. Si veda anche la mia recensione a M. Sala, D. Munteanu, V. Neagu Tudora, S. Olteanu, El español de América, Bogotá, Publicaciones del Instituto Caro y Cuervo, 1982, "Rassegna Iberistica", 23 (1985), pp. 39-42. Possono essere considerati como rappresentativi a tale proposito: Jorge Luis Borges, El idioma de los argentinos, Buenos Aires, M. Gleizer Editor, 1928; Jorge Luis Borges - José Edmundo Clemente, El lenguaje de Buenos Aires, Buenos Aires, Emecé Editores, S.A., 1963; Américo Castro, La peculiaridad lingüística rioplatense y su sentido histórico, Buenos Aires, Editorial Losada, S.A., 1941. Cfr. anche l'ironica reazione di Cane al libro di L. Abeille (El idioma de los argentinos) il quale reclamava una variante argentina del castigliano: la ricetta per ottenere detto idioma sarebbe "sobre una base de español, con mucho italiano, un poco de francés, una migaja de quechua, una narigada de guaraní, amén de una sintaxis de toba ['lengua, con varios dialectos, perteneciente a la familia guaicurú, de los indios tobas que habitaban al sur del Pilcomayo']" (Miguel Cañé, Prosa ligera, Buenos Aires, La Cultura Argentina, 1919, p. 70). (^9) Meo Zilio distingue due periodi d'immigrazione, ciascuna con caratteristiche proprie: il periodo della "protoimmigrazione" o vecchia immigrazione (fino al 1930) e il periodo posteriore della "neoimmigrazione" o nuova immigrazione (a partire dal 1930, ma soprattutto dal 1940) (Influenze dello spagnolo sull 'italiano parlato nel Rio de la Piata, "Lingua Nostra" (marzo 1955), XVI, 1, p. 17). Risultando essere caratteristiche sociali e culturali dei protoimmigrati l'analfabetismo o comunque una scarsa coscienza della propria lingua, si può affermare che essi furono gli utilizzatori tipici del cocoliche. Meridionali, nella loro maggioranza, dimenticarono presto la sintassi dell'italiano per adottare rapidamente, e in modo imperfetto, i modelli e i termini del Rio de la Piata. Quanto ai neoimmigrati, essi furono soprattutto settentrionali, più istruiti, con una coscienza linguistica più determinata, resistettero più intensamente alla fiisione di una lingua con l'altra. Mi permetto di insistere sul fatto che è fondamentale, quindi, per qualsiasi tipo di studio - non solo linguistico ma anche storico, sociologico o letterario - non assimilare come fenomeno omogeneo l'intera immigrazione italiana nel Rio de la Piata, bensì tenere presente il grande divario tra il primo e il secondo contingente. I documenti del commercio navale spesso venivano stilati in genovese.

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo 73

contribuendo all'apparizione di due modalità di contatto linguistico

essenzialmente differenti:

a) una lingua mista di transizione: il cosiddetto cocoliche (fenomeno che

coinvolge e altera tutti i livelli della lingua: ossia il lessico, la

morfologia, la sintassi e la fonetica, producendo a volte un vero

impasto assolutamente incomprensibile);

e

b) un argot urbano: il lunfardo (i cui italianismi, che peraltro

costituiscono l'ingrediente principale - stimato grosso modo il 40% -,

concernono fondamentalmente il piano lessicale).

Per dirlo in un altro modo, si distingue tra la sovrapposizione (in certi

casi estrema) tra sistemi che implicano la modificazione delle categorie

grammaticali e sintattiche (ossia le categorie profonde della lingua) e il

fenomeno del prestito lessicale che implica l'introduzione di un elemento

nuovo (soprattutto di contenuto, anche se con gli adattamenti formali grafici

e fonetici dovuti) nel sistema esistente il quale si mantiene in generale

strutturalmente intatto ".

Prodotti inattesi del grande sogno di modernizzazione del paese,

entrambi - il cocoliche e il lunfardo - furono la manifestazione più eclatante

e spettacolare di quel progetto. Coesistenti nel Rio de la Piata a partire dalla

seconda metà del XIX secolo, il primo tese a diluirsi e a scomparire

gradualmente sopravvivendo essenzialmente come convenzione teatrale in

quella privilegiata tradizione popolare del circo, del saínete e del grotesco

criollo, mentre il secondo - fenomeno altamente dinamico e produttivo -

attraverso tappe successive e privilegiando naturalmente alcune voci, penetrò

e impregnò il parlare quotidiano colloquiale e generale degli argentini e degli

uruguayani.

1. Il cocoliche

Come si sa, il termine cocoliche che appare, per la prima volta, nel

teatro popolare rioplatense della fine del secolo XIX, proviene da

l'Nel primo caso si tratta di una vera interferenza linguistica: la struttura di una lingua

influisce nella struttura dell'altra e, di conseguenza, ha luogo una modifica delle categorìe linguistiche e delle loro relazioni; nel secondo caso, invece, i fatti lessicali rappresentano un fenomeno che può aver luogo senza conseguenze per il sistema della lingua che li incorpora a condizione che, naturalmente, il numero di vocaboli introdotti non sia troppo elevato né la loro frequenza eccessiva per non squilibrare il sistema. È il fatto di certi testi estremamente e forzatamente marcati che tuttavia non costituiscono la riproduzione effettiva di una determinata realtà linguistica.

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo 75

Ormai sporadico nella realtà linguistica attuale rioplatense^15 , il

cocoliche sopravvive, a livello letterario, soprattutto nei testi di teatro

popolare (circo, saínete, grottesco)™ '. Fu proprio il saínete a fissare questa

modalità linguistica nella scrittura dei testi: creò infatti, a partire dalla realtà

dell'emigrazione, un tipo drammatico, il "tano" (aferesi di "napolitano" che

poi si estese a designare l'emigrante italiano in generale), con il suo

particolare modo di esprimersi, il quale finisce per costituire uno degli assi

fondamentali della tradizione teatrale popolare. Il teatro del Rio de la Piata

riflette in diversi modi la problematica dell'emigrazione. La maggior parte

delle opere mette in scena "taños", "gallegos", "rusos", "turcos" e in modo

più o meno esplicito codifica le diverse linee ideologico-tematiche e formali,

(^15) L'isola linguistica italofona più emblematica in Argentina è quella bidialettale (friulano e véneto) di Colonia Caroya, a una cinquantina di Km. da Córdoba. Una comunità venetofona più piccola (a una trentina di Km. da Córdoba) è Colonia Tirolesa, mentre al Sud di Buenos Aires, a Villa Regina, nella prima fascia del deserto della Patagonia, a partire dagli anni venti, si è installata una colonia di emigrati italiani, in gran parte Veneti (cfr. Giovanni Meo Zilio, Ricerche di dialettologia veneto-latinoamericana, Roma, Bulzoni Editore, 1995). Un ricco corpus di materiali dialettologici ed etnografici registrati magnetofónicamente da Giovanni Meo Zilio, schedati e trascritti foneticamente da me, sono depositati presso la nastroteca del Centro Interuniversitario di Studi Veneti (Università di Venezia), a disposizione degli studiosi. Sulla situazione di convergenza spagnolo/italiano nella città di Córdoba, cfr. Nora L. Prevedello y otros, La inmigración italiana en la ciudad de Córdoba y el contacto de dos lenguas, Córdoba, "Cuadernos del CITAL", Centro de italianistica, 1,

1991. La grande importanza che rivestono questi gruppi per gli studiosi di lingue in contatto risiede nell'uso radicato del dialetto a livello familiare e comunitario, pur nella consapevolezza e padronanza di una regolare competenza linguistica ufficiale spagnola. L'accidentale - spontanea o indotta - alternanza dei codici durante uno stesso evento comunicativo (code switching), tuttavia, può dar luogo, mutatis mutandis, a una sorta di cocoliche che merita attenzione per lo studio dei meccanismi psicolinguistici della contaminazione. Per una bibliografia di base sul code switching, cfr. il mio libro Lenguas en contacto. Italiano y español en el Rio de la Plata, cit. (soprattutto le pp. 18-20). (^16) Sulle modalità convenzionali della lingua drammatica, per la caratterizzazione dei tipi e i parametri e per le coordinate della loro trasformazione, cfr. soprattutto i molti lavori di Eva Golluscio de Montoya, punto di riferimento di qualsiasi studio sull'argomento: Elude sur le "cocoliche" scènique et èdition annotèe de "Mateo" d'Armando Discépolo, Toulouse, France- Ibérie Recherches, 1979; Le "cocoliche": une convention du thèàtrepopulaire du Rio de la Piata, "Caravelle", 35 (1980), pp. 11-30; Grotesco Rioplatense y convención cocolichesca, "Letterature d'America", II, 9-10 (1981), pp. 135-153; ¿Historia social del teatro = historia de las convenciones dramáticas?, in Thomas Brener-Alejandro Losada (eds.), Actas dessert 1983 / Neuchàtel 1984. Hacia una historia social de la literatura latinoamericana, Giessen, AELVAL, 1985, pp. 201-209; Vericuetos inmigratorios: el "cocoliche" (Argentina, 1850-1930), cit.; Los italianos y el castellano de Argentina, "Río de la Plata", 10 (Junio 1990), pp. 59-72. SuU'ideologema sociale ed estetico dell'immigrante italiano nel teatro, con speciale riguardo al periodo 1884-1930, cfr. il recente volume collettaneo, curato da Osvaldo Pellettieri, del GETEA (Grupo de Estudios de Teatro Argentino e Iberoamericano), Inmigración italiana y teatro argentino, Buenos Aires, Galerna, 1999. ~

76 Antonella Cancellier

traccia modelli assiologici e pragmatici alludendo con insistenza, attraverso

una funzione metalinguistica forte^17 , alla mescolanza (ahimè, "mezcla-

confusión", "mezcla-trastorno"), ideologema sociale ed estetico di quel

cambalache che via via andava caratterizzando la nuova società rioplatense,

ben lontana da quell'immagine utópica della "raza nueva" e della "nueva

América" dei grandi sognatori ottocenteschi. Qualche notissimo esempio

emblematico^18 :

In Pájaro de presa di Carlos Pacheco (1912), un personaggio si

lamenta, in cocoliche, della confusione linguistica che regna sul paese: "E

que come hay tanta quente a lu paise se garma la confusione de l'odioma ....

lu dia meno pensato nun nentendemo má". Le sue riflessioni meta-etnico-

linguistiche rappresentano naturalmente (ma non solo!) anche una finalità

umoristica, scaturita dalla contraddizione lampante: lamentarsi, in una lingua

incomprensibile, della difficoltà di capirsi.

In Babilonia, la cui prima rappresentazione è del 1925, Armando

Discépolo presenta un altro aspetto della "mezcla", l'altra faccia della realtà

questa volta invece esasperata. Qui il modo di esprimersi dei personaggi, oltre

che caratterizzarli etnicamente e socialmente, vuole rispecchiare una società in

drammatica confusione, in cui non è possibile distinguere né livelli né valori e

dove conta solo la capacità di sopravvivere e di arraffare: una mescolanza

perturbata, estrema minaccia ai valori tradizionali, dove "cada cual se agama

co [sic] las uñas que tiene". Nel saínete le deformazioni linguistiche sono quasi

Uno degli antecedenti esemplari di tale "des-encuentro" si trova nel Martin Fierro. La Ida (1872): "Era un gringo tan bozal, / Que nada se le entendía. / ¡Quién sabe de ande sería! / Tal vez no juera cristiano, / Pues lo único que decía / Es que era papolitano" [corsivo nel testo] (w. 847-859). I barbarismi dell'italiano arruolato nell'esercito, interpretati e deformati capziosamente dal gaucho Martín Fierro, danno luogo a una spiritosa serie di equivoci, la cui aggressività verbale va molto più in là di una scoppiettante malizia e non è, in assoluto, né gratuita né fine a se stessa. José Isaacson, con la profondità e l'intuizione che contraddistinguono sempre il suo pensiero, coglie molto bene l'implicazione: "Es fácil - siempre lo ha sido a lo largo de la historia - utilizar el método del chivo expiatorio. Los otros, los extranjeros, los inmigrantes, los ajenos, son los culpables. Un mentido nacionalismo esgrime este argumento, para justificar la traslación de responsabilidades" (Encuentro político con José Hernández, Buenos Aires, Marymar, 1986, p. 40). Ho studiato questi meccanismi di aggressività verbale (con la corrispondente reazione fisica) in Acto de habla y actingouten el "Martin Fierro", "Letterature", 18(1995), pp. 62-82. (^18) Ho presente a questo proposito il brillante articolo di Beatriz Salazar, "Ensalada"y "Carbonada " en Babilonia de Armando Discépolo (una visión de la mezcla étnica y lingüis- tica en el Buenos Aires de los años veinte), in Actas del Primer Congreso Internacional del CELCIRP, "Río de la Plata", n. 4-5-6 (1987), pp. 399-405. Cfr. anche Antonella Cancellier, "Conquistadores " and Immigrants: Linguistic Conflicts in thè Impaci with thè New World, in Columbus: Meeting of Cultures (Proceedings ofthe Symposium Held at thè State University o/New York at Stony Brook, October 16-17, 1992), New York, State University of New York at Stony Brook, 1993, pp. 76-82.

78 Antonella Cancellier

a) Alle insoddisfacenti accezioni di Maria Moliner^22 e del

Diccionario de la Lengua Española de la R.A.E.^23 è necessario confutare che

// cocoliche non è un gergo. In realtà è tutto il contrario dal momento che ciò

che caratterizza un gergo è il desiderio e/o la necessità di differenziarsi e

emarginarsi dalla comunità e dalla sua lingua (come il lunfardo che è un

tratto distintivo cosciente), mentre il cocoliche suppone una estrema volontà

di comunicazione e integrazione.

b) // cocoliche non è un dialetto. William J. Entwistle, per es., si

riferisce al cocoliche como "a mixed Italian-Spanish dialect"^24 ma per

dialetto si intende una lingua regionale - parallela a una lingua nazionale o

ufficiale dominante - che corrisponde a un gruppo sociale individuabile e

delimitato geograficamente. Al contrario, il cocoliche è un fenomeno

meccanico individuale di confusione tra due idiomi (LI e L2) che può

presentare diversi livelli nei diversi parlanti, secondo il grado di coscienza

linguistica, cultura, permanenza nel paese, attitudini individuali, volontà di

apprendimento, etc. Pertanto, mentre le strutture fonetiche, morfologiche e

sintattiche di un dialetto sono relativamente stabili e fisse, il cocoliche è

caratterizzato dalla sua instabilità. Inoltre, un dialetto è trasmissibile e

insegnabile; il cocoliche non si apprende tanto per imitazione (sebbene non

si esclude che una tendenza imitativa possa esercitare la sua influenza) ma si

produce spontaneamente e suole scomparire nella seconda generazione.

Golluscio de Montoya, Etude sur le "cocoliche" scénique et édition annotée de "Mateo" d'Armando Discépolo, cit; Id., Le "cocoliche": urte convention du thèàtrepopulaire du Rio de la Plata, cit.; Id., Grotesco Rioplatense y convención cocolichesca, cit.; Id., Vericuetos inmigratorios: el "cocoliche" (Argentina, 1850-1930), cit.; Id., Los italianos y el castellano de Argentina, cit.; Beatriz Lavandera, El componente variable en el uso verbal bilingüe, in Variación y significado, Buenos Aires, Editorial Hachette, 1984, pp. 59-75; M. Beatriz Fontanella de Weinberg, Contacto lingüístico y lenguas de contacto, in La lengua española fuera de España, Buenos Aires, Editorial Paidós, 1976, pp. 102-115; Id., Variedades intermedias entre el italiano y el español, in La asimilación lingüistica de los inmigrantes, Bahía Blanca, Universidad Nacional del Sur, 1979, pp. 75-87; Id., El español bonaerense. Cuatro siglos de evolución lingüística (1580-1980), Buenos Aires, Hachette, 1987 (contiene Variedades lingüísticas de contacto: el caso del cocoliche e El surgimiento de un argot delictivo, pp. 138- 144); Id., El contacto con lenguas inmigratorias, in El español de América, Madrid, Mapire, 1992, pp. 251-256. Diccionario de uso del español, Madrid, Editorial Gredos, 1975, s.v. cocoliche da: Jerga d e los extranjeros, particularmente de los italianos // Italiano que habla esa jerga. (^23) Madrid, Real Academia Española, X X ed., 1984, s.v. cocoliche da: Jerga híbrida y grotesca que hablan ciertos inmigrantes italianos mezclando su habla con el español // Italiano que habla de este modo. (^24) The Spanish Language together in Portuguese, Catalán and Basque, London, Faber and Faber, 1958, p. 274 (I ed. 1936).

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo 79

c) // cocoliche non è lingua di emergenza, come lo è un pidgin^25

dal momento che il pidgin nasce a partire da lingue mutuamente

inintelleggibili mentre, generalmente, rioplatensi e italiani possono

intendersi con una certa facilità, anche se in forma approssimativa^26.

Inoltre, le lingue di emergenza sono di uso bilaterale o multilaterale,

mentre il cocoliche del Piata è un fenomeno tipico e esclusivo del parlante

che vuole esprimersi nella lingua straniera^27.

d) // cocoliche (come afferma in qualche modo invece per es. B.

Lavandera) non è lingua di tipo creolo^2 * che è una lingua con

caratteristiche regolari, mentre il cocoliche non costituisce un sistema

II pidgin è un sistema comunicativo linguistico che è caratterizzato, secondo A. Valdman (Le creole, Paris, 1978, p. 5), da: a) semplificazione della forma esterna; b) riduzione della forma interna; e) uso bilaterale o multilaterale in un contesto multilingue; d) interpenetrazione dei sistemi linguistici coesistenti; e) riduzione dei domini di uso. Il creolo è caratterizzato (ibid., pp. 10-12) dalla complicazione della forma estema, dall'espansione della forma interna e dall'estensione dei domini di uso. Vale a dire che il creolo è un pidgin che inverte i processi di questo acquisendo alcune complicazioni nella forma, aumentando le opposizioni distintive e estendendo i domini d'uso fino ad arrivare ad essere lingua materna e principale o unica di una comunità più o meno stabile (per es. il papiamento di Curacao) (apud José Joaquín Montes Giraldo, Dialectología general e hispanoamericana. Orientación teórica, metodológica y bibliográfica, III edición reelaborada, corregida y aumentada, Santafé de Bogotá, Publicaciones del Instituto Caro y Cuervo, 1995, pp. 36-37). Cfr. anche Germán de Granda, Estudios lingüísticos hispánicos, afrohispánicos y criollos, Madrid, Gredos, 1978; Id., El español en tres mundos. Retenciones y contactos lingüísticos en América y África, Valladolid, Universidad de Valladolid-Caja Salamanca y Soria, 1991; Id., Español de América, Español de Africa y hablas criollas hispánicas, Madrid, Gredos, 1994; Humberto López Morales, Sociolingüistica, Madrid, Editorial Gredos, 1993, pp. 142-153. Sul papiamento, cfr. Dan Munteanu, El papiamento. Origen, Evolución y Estructura, Bochum, Universitatsverlag Brockmeyer, 1991. (^26) Questa affinità deve essere analizzata anche alla luce delle "associations de langues" (Roman Jakobson, Sur la thèorie des affinités phonologiques entre les langues, in N. S. Troubetzkoy, Principes de Phonologie, Paris, Klincksiek, 1970, Appendice IV, pp. 351-365). Cfr. N. Perera San Martin, op. cit., p. 111. Keith Whinnom (Linguistic hibridization and thè 'special case' of pidgins and creóles, in Dell Hymes (ed.), Pidginization and creolization of languages, Cambridge, University Press, 1971, pp. 91-115) considerò il cocoliche come caso di "pidginizzazione" incompleto (un "proto-pidgin") e, nello stesso volume, Ian F. Hancoch (A survey of thè pidgins and creóles ofthe world, ibid., p. 505) pur includendo il cocoliche nella sua mappa di pidgins, d'accordo con Whinnom sulla tesi che il cocoliche non arriva del tutto a costituire un vero pidgin, lo definisce come una possibile modalità "rudimentarily pidginized". A questo proposito, cfr. M. B. Fontanella de Weinberg, La lengua española fuera de España, cit., p. 110; Id., El español de América, cit., p. 254; B. Lavandera, op cit., pp. 61-62. Cfr. María Beatriz Fontanella de Weinberg, Nuevas perspectivas sobre el origen y evolución de pidgins y criollas, "Vicus", I (1977), pp. 169-188. Per B. Lavandera "el cocoliche tiene [con respecto al pidgin], características más cercanas a las de una lengua criolla, aunque no posea hablantes nativos" (op. cit., p. 62).

I fenomeni del cocoliche e del lunfardo 81

continente americano, condivide con altri prodotti argotici (la giria in Brasile,

la eoa in Cile, la replana in Perù, il caliche in Messico, il pachuco nelle

comunità ispano-parlanti del Sud-ovest degli Stati Uniti, etc.) la caratteristica

di svilupparsi nel mondo della malavita. Tuttavia, ciò che qui interessa mettere

in rilievo (cosa ormai accettata dalla maggioranza dei linguisti e sostenuta

soprattutto dagli autorevoli apporti di Gobello, Teruggi e Meo Zilio) è che,

sebbene sia innegabile la stretta relazione tra questo argot (e gli altri) e la

malavita, il lunfardo dalla sua originaria collocazione stigmatizzata come

lingua specifica degli ambienti malavitosi - pertanto críptica ed esclusiva di un

gruppo sociale - si diffonde (verticalmente), penetrando in altri strati sociali,

arricchendosi di termini portati dall'immigrazione (non solo quella italiana

naturalmente) e assimilandosi ad altri livelli linguistici, per irradiarsi, infine

(orizzontalmente), ad altre zone. In modo che, nel clima finisecolare, di intensa

e rapida mobilità sociale e cosmopolitismo linguistico, va perdendo il suo

senso di codice segreto e si integra nella lingua popolare generale^32 , finendo

con il risultare la koinè che identifica il rioplatense^33 , e conservando, a

tutt'oggi, una sfumatura di solidarietà identificatrice. Possiamo dire che il

lunfardo, come tutti i gerghi, per il suo carattere ipertrofico (mi si consenta

l'espressione clínica che allude a 'uno sviluppo eccessivo di un tessuto, di un

organo o di tutto un sistema anatomico intervenuto per aumento delle sue

funzioni') è un'esuberanza del linguaggio e delle sue forze creatrici, una

"chance" in più, azzardo a dire, un "lusso del linguaggio". Oltre a costituire un

repertorio lessicale parallelo a quello "ufficiale", esso può rappresentare anche

una microlingua a tutti gli effetti poiché mostra, tra le altre cose, un certo

carattere di precisione tecnica, per cui per es. (relativamente alla pratica e alle

regole dell'ambiente) "el bolsillo" ('la tasca') si differenzia in culata, grilo,

sota, etc. (secondo il riferimento alla tasca posteriore o laterale esterna dei

pantaloni o a quella interna superiore della giacca); così il ladro, secondo il suo

ruolo e la sua specialità, si differenzia in furquista, campana, escruche,

espianta-casimba, esparo, etc.^34.

(^32) Cfr. anche, di José Gobello, Vieja y nueva lunfardia, Buenos Aires, Freeland, 1963 e

El lenguaje de mi pueblo, Buenos Aires, Peña Lillo, 1974. (^3) Si'tratta di un insieme di isoglosse, di origine essenzialmente gergale, che si danno

fondamentalmente nelle (e si irradiano dalle) zone di Buenos Aires e di Montevideo a livello basso-popolare. Tale insieme di isoglosse, concentrate negli strati socioculturali più bassi, tende a irradiarsi verso gli strati medio-popolari arrivando (più che altro tra l'elemento maschile della popolazione) fino agli strati elevati dei pitucos (cfr. la recensione di Giovanni Meo Zilio a M. Teruggi, op. cit., "Rassegna Iberistica", 13 (aprile 1982), pp. 63-67, ora in Estudios Hispanoamericanos. Temas Lingüísticos, cit., pp. 356-360). Si veda anche M. Beatriz Fontanella de Weinberg, De lengua delictiva a polo de un continuo lingüístico, in Primeras Jornadas Nacionales de Dialectología, Tucumán, 1983, pp. 129-138. Cfr. Antonella Cancellier, El léxico italiano en la "La Crencha Engrasada" de Carlos de la Púa, "Río de la Plata", 4-5-6 (1987), pp. 385-398.

82 Antonella Cancellier

Per questa vivacità e forza semantica, il lunfardo (con tutto il suo

patrimonio cosmopolita e quindi infarcito in gran parte di italianismi)

penetra nella letteratura, nel cinema, nei programmi radiofonici, etc. e in

fortissima percentuale in quel fenomeno culturale così visceralmente proprio

del Rio de la Piata - il tango - che, a sua volta, diventò il poderoso canale e

veicolo della sua diffusione fino alle classi più elevate che trovarono proprio

in esso una giustificazione sociale e culturale al suo uso.

Dall'esame di un numero rilevante di testi di tango (circa 2.00O)^35 emerge

la frequenza, la vitalità, la ricchezza semantica e la produttività dell'elemento

italiano che merita, anche per la sua funzionalità diafasica^36 , una attenzione

specifica^37. Il miglior modo per comprenderlo è di leggere uno dei testi più

(^35) Si veda ¡1 m i o volume Lenguas en contacto. Italiano y español en el Rio de la Plata,

cit.: il III capitolo è dedicato a El elemento linguistico italiano en el tango. L'arco cronologico del materiale esaminato va dal 1917 (si considera Mi noche triste il primo tango di cui si possieda un testo completo) fino alla fine degli anni trenta, dal momento che nei tanghi di questo periodo si concentrano, di fatto, la maggior parte degli italianismi. Alcuni risultati preliminari di questo lavoro erano stati anticipati parzialmente in Antonella Cancellier, El elemento lingüístico italiano en el tango. Algunos resultados preliminares, in Le Tango. Hommage à Carlos Gardel. Colloque International de Toulouse-Le Mirali, Toulouse, Eché Editeur, 1985, pp. 107-113. (^36) L'attendibilità del testo letterario come documento di autentica riproduzione di fatti

linguistici preoccupa Rosalba Campra (cfr. Un discurso heterogéneo, nel suo libro Corno una bronca y junando ...La retòrica del tango, Buenos Aires, Edicial, 1996, pp. 66-84): "invención del texto mismo [el del tango] que exalta la elección de lo popular en contraposición a lo culto, y para esto recurre a la exasperación de las formas que connotan ese contraste" (p. 69); ma a questo proposito mi sembra opportuno rimarcare quanto segue: pur con la chiara coscienza, ovviamente, che una realtà linguistica non possa essere rispecchiata nella sua integrità dalla pagina letteraria, si è tuttavia in grado di percepirne, fíltrame e valutarne l'affidabilità, l'espressività e l'aderenza contestuali (cfr. anche le note 11 e 37). La convenzionalità del linguaggio del tango è affermata impietosamente - e non senza uno sconcertante, ma forse intenzionalmente polemico snobismo - da Borges, per il quale il lunfardo è "una broma literaria inventada por saineteros y por compositores de los tangos y los orilleros lo ignoran, salvo cuando los discos del fonógrafo los han indoctrinado" (Prólogo a El informe de Brodie, in Jorge Luis Borges, Obras Completas (1932-1972), Buenos Aires, Emecé Editores, 1974, p. 1022). (^37) L'elemento italiano rappresenta il 4 0 % delle componenti abituali del lunfardo (si veda E. Golluscio de Montoya, Étude sur le "cocoliche "scènique, cit., p. 29). Comunque, è importante ripeterlo, bisogna tenere conto ovviamente che, in alcuni testi in cui il discorso si fa più marcato, le parole lunfarde, per la loro concentrazione intenzionale, non possono essere considerate come standard dell'effettiva realtà linguistica dell'epoca. In ogni caso, "la medida de difusión de un argot no está basada exclusivamente en el número de personas que lo emplean, sino en el número de personas q u e lo comprenden, aunque n o lo utilicen [...]. Comprender un argot equivale casi tanto como a hablarlo" (M. Teruggi, op. cit., pp. 32-33). Grande sostenitore della posizione contraria a quella purista, che vedeva il lunfardo come gergo (più o meno segreto) di un gruppo marginale che non voleva essere compreso, è stato (e continua a esserlo con decisione) José Gobello che lo assimila definitivamente alla lingua popolare: è il parlare - dice - della gente "cuando comienza a entrar en confianza" (Gobello -

84 Antonella Cancellier

Cuando no era tan junao por los tiras

la lanceaba sin temer el manyamiento,

una mina le solfeaba todo el vento

y jugó con su pasión.

Era un mosaico diquero

que yugaba de quemera,

hija de una curandera

mechera de profesión.

Pero vivía engrupida

de un cafiolo vidalita

y le pasaba la guita

que le shacaba al matón.

Frente a frente dando muestras de coraje

los dos guapos se trenzaron en el bajo

y el ciruja que era listo para el tajo

al cafiolo le cobró caro su amor.

Hoy ya libre 'e la gayola y sin la mina

campaneando un cacho 'e sol en la vedera

piensa un rato en el amor de la quemera

y solloza en su dolor^42.

'Como con rabia y mirando con sospechosa cautela / con el rabo del ojo hacia los lados, / sus pasos ha encaminado / derecho hacia el arrabal. // Lo lleva el presentimiento / de que en aquel potreríto / ya no existe la piecita / que fue su único ideal. // Recordaba aquellas horas de farra / cuando se pasaba el día sin trabajar, / hurgando en los bolsillos de los demás y jugando a los naipes / y en las carreras de caballo se entusiasmaba [o se puede entender: 'se endeudaba']. // Cuando no lo vigilaban los policías / robaba sin temer ser identificado, / una mujer le quitaba todo el dinero / y jugó con su pasión. // Era una moza presumida / que trabajaba de trapera / hija de una curandera / ladrona de profesión. // Pero vivía envanecida / de un proxeneta seductor / y le entregaba el dinero / que le quitaba al valentón. // Frente a frente dando muestras de coraje / los dos guapos se trenzaron en la zona del bajo-fondo / y el ciruja que era diestro en el cuchillo / al gigolò le cobró caro su amor. // Hoy, ya libre de la cárcel y sin la mujer, / contemplando un rayo de sol en la acera, / piensa un rato en el amor de la trapera / y solloza en su dolor.' (La traduzione nello spagnolo standard, puramente funzionale alla comprensione del testo, è di Giovanni Meo Zilio, El elemento linguistico italiano en el tango: Análisis del tango "El ciruja ", cit., pp. 116-117).