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slide e ricerca prove intercorso, Schemi e mappe concettuali di Sociologia Della Comunicazione

slide e ricerca prove intercorso

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 02/06/2023

susy-marotta
susy-marotta 🇮🇹

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Amici il nuovo oro
del secolo.
Lasciare casa, cercarne una nuova. Fare e disfare
le valigie. Trasferirsi. Capita in un mondo sempre
più globalizzato. Soprattutto se ti trovi in Italia,
dicono i numeri, dove nel 2015 sono emigrati
all'estero più di 100mila giovani. E chi ha
cambiato nazione, regione, o persino anche solo
città lo sa bene: ogni volta è come ricominciare
dal principio. Punto e a capo. Zero persone di
riferimento, zero amici. Così la tecnologia, forse,
potrebbe venire presto in nostro soccorso. Con
un'applicazione sul modello Tinder, destinata
esclusivamente alle donne. Ma che questa volta
anziché amori e amanti, ci promette un sodalizio.
Tra femmine. "Un'amica può cambiare la tua
intera vita", è il mantra di Hey! VINA: lanciata da
una startup nata nel 2015, VINA, ha l'obiettivo di
costruire una comunità in rosa che "ci faccia
sentire a vicenda supportate, inspirate, libere e,
soprattutto, felici".
L'idea fa capo a Olivia June Poole. È il 2009
quando la giovane in carriera si sposta per lavoro
a San Francisco. Nuova città, stessa vecchia
storia: nessuna rete di conoscenze. Perciò decide
di iscriversi a OkCupid, per poi rendersi conto che
il sistema funziona in maniera diversa da quel che
si aspettava: è ottimo per metterla in contatto con
dei potenziali amici, però non con degli uomini
per cui scatti la cosiddetta scintilla. Così inizia un
esperimento: osserva le donne con cui il sito di
incontri l'appaia e invia dei messaggi ad alcune di
loro. Fino a che non trova delle ragazze che
stanno usando la piattaforma con il suo stesso
obiettivo. Quello di trovare una compagna di
chiacchiere, infatti, si rivela essere più che un
passatempo: una vera necessità. Soprattutto in un
ambiente dominato da uomini, come la Silicon
Valley. Da qui la pensata di uno strumento ad hoc.
Chiama la sua amica, Jen Aprahamian, e la
convince a raggiungerla per sviluppare insieme
Hey! VINA. Al momento, il servizio è disponibile
unicamente nelle zone di San Francisco e New
York e per i dispositivi iOS. Tuttavia è prevista
non solo una versione per Android, bensì pure
l'aggiunta di più città. E probabilmente paesi. "È
super semplice trovare un appuntamento su
Internet ma perché non lo è in ugual modo trovare
un amico?", ha detto Poole in un'intervista
rilasciata al magazine statunitense Fast Company.
"Abbiamo costruito quest'applicazione per
soddisfare le nostre necessità di donne che si sono
trasferite, hanno viaggiato, cambiato carriera e
cicli di vita. Da adulte andiamo in un sacco di
posti che le nostre relazioni amicali esistenti non
sempre supportano ed è ora di espandere le nostre
cerchie".
Facile a dirsi, difficile a farsi. Ed ecco allora che a
sistemare le cose ci pensa l'algoritmo. Il
meccanismo è grosso modo quello che ha reso
celebre l'app di dating online, co-fondata da Sean
Rad. Al primo login l'applicazione si connetterà al
nostro profilo Facebook per essere certi che siamo
delle donne. Poi dovremo rispondere a un quiz,
composto da sei domande, che tratteggia i tratti
della nostra personalità: se siamo timide o
estroverse, se preferiamo il cinema, il vino oppure
il cioccolato e via discorrendo. A questo punto ci
verranno proposte delle donne compatibili alle
nostre caratteristiche. Potremo guardare il loro
profilo, in cui ciascuna inserisce le proprie
aspettative in termini di amicizie. Se entrambe
approviamo il consiglio, il gioco è fatto: la
connessione stabilita. Non resta che combinare
l'appuntamento. Persino in questo caso Hey!
VINA ci aiuta, suggerendoci dei luoghi d'incontro.
In base agli interessi comuni, ovviamente.
Certo, non si tratta dell'unico esempio di app
destinata a tale scopo. Nella storia si rintracciano
Wiith, messa in piedi sempre in zona San
Francisco per connettere persone che si trovano
negli stessi luoghi. O, ancora, Meetup che si
rivolge ai gruppi. E Meet My Dog, diretta a far
conoscere i cani e i loro rispettivi proprietari a due
zampe. Il tratto distintivo della creazione di Poole,
come il suo punto di forza, sta però nel modello
matematico che stabilisce chi va bene per noi, o
meno. Lo stesso su cui si basa il business delle
piattaforme dedicate ai cuori solitari. Come, ormai
di frequente, la selezione dei candidati per un
determinato lavoro. Per quel che si prospetta
sempre più una dittatura degli algoritmi. Un'altra
riflessione la solleva il sito di tecnologia
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Amici il nuovo oro

del secolo.

Lasciare casa, cercarne una nuova. Fare e disfare le valigie. Trasferirsi. Capita in un mondo sempre più globalizzato. Soprattutto se ti trovi in Italia, dicono i numeri, dove nel 2015 sono emigrati all'estero più di 100mila giovani. E chi ha cambiato nazione, regione, o persino anche solo città lo sa bene: ogni volta è come ricominciare dal principio. Punto e a capo. Zero persone di riferimento, zero amici. Così la tecnologia, forse, potrebbe venire presto in nostro soccorso. Con un'applicazione sul modello Tinder, destinata esclusivamente alle donne. Ma che questa volta anziché amori e amanti, ci promette un sodalizio. Tra femmine. "Un'amica può cambiare la tua intera vita", è il mantra di Hey! VINA: lanciata da una startup nata nel 2015, VINA, ha l'obiettivo di costruire una comunità in rosa che "ci faccia sentire a vicenda supportate, inspirate, libere e, soprattutto, felici". L'idea fa capo a Olivia June Poole. È il 2009 quando la giovane in carriera si sposta per lavoro a San Francisco. Nuova città, stessa vecchia storia: nessuna rete di conoscenze. Perciò decide di iscriversi a OkCupid, per poi rendersi conto che il sistema funziona in maniera diversa da quel che si aspettava: è ottimo per metterla in contatto con dei potenziali amici, però non con degli uomini per cui scatti la cosiddetta scintilla. Così inizia un esperimento: osserva le donne con cui il sito di incontri l'appaia e invia dei messaggi ad alcune di loro. Fino a che non trova delle ragazze che stanno usando la piattaforma con il suo stesso obiettivo. Quello di trovare una compagna di chiacchiere, infatti, si rivela essere più che un passatempo: una vera necessità. Soprattutto in un ambiente dominato da uomini, come la Silicon Valley. Da qui la pensata di uno strumento ad hoc. Chiama la sua amica, Jen Aprahamian, e la convince a raggiungerla per sviluppare insieme Hey! VINA. Al momento, il servizio è disponibile unicamente nelle zone di San Francisco e New York e per i dispositivi iOS. Tuttavia è prevista non solo una versione per Android, bensì pure l'aggiunta di più città. E probabilmente paesi. "È super semplice trovare un appuntamento su Internet ma perché non lo è in ugual modo trovare un amico?", ha detto Poole in un'intervista rilasciata al magazine statunitense Fast Company. "Abbiamo costruito quest'applicazione per soddisfare le nostre necessità di donne che si sono trasferite, hanno viaggiato, cambiato carriera e cicli di vita. Da adulte andiamo in un sacco di posti che le nostre relazioni amicali esistenti non sempre supportano ed è ora di espandere le nostre cerchie". Facile a dirsi, difficile a farsi. Ed ecco allora che a sistemare le cose ci pensa l'algoritmo. Il meccanismo è grosso modo quello che ha reso celebre l'app di dating online, co-fondata da Sean Rad. Al primo login l'applicazione si connetterà al nostro profilo Facebook per essere certi che siamo delle donne. Poi dovremo rispondere a un quiz, composto da sei domande, che tratteggia i tratti della nostra personalità: se siamo timide o estroverse, se preferiamo il cinema, il vino oppure il cioccolato e via discorrendo. A questo punto ci verranno proposte delle donne compatibili alle nostre caratteristiche. Potremo guardare il loro profilo, in cui ciascuna inserisce le proprie aspettative in termini di amicizie. Se entrambe approviamo il consiglio, il gioco è fatto: la connessione stabilita. Non resta che combinare l'appuntamento. Persino in questo caso Hey! VINA ci aiuta, suggerendoci dei luoghi d'incontro. In base agli interessi comuni, ovviamente. Certo, non si tratta dell'unico esempio di app destinata a tale scopo. Nella storia si rintracciano Wiith, messa in piedi sempre in zona San Francisco per connettere persone che si trovano negli stessi luoghi. O, ancora, Meetup che si rivolge ai gruppi. E Meet My Dog, diretta a far conoscere i cani e i loro rispettivi proprietari a due zampe. Il tratto distintivo della creazione di Poole, come il suo punto di forza, sta però nel modello matematico che stabilisce chi va bene per noi, o meno. Lo stesso su cui si basa il business delle piattaforme dedicate ai cuori solitari. Come, ormai di frequente, la selezione dei candidati per un determinato lavoro. Per quel che si prospetta sempre più una dittatura degli algoritmi. Un'altra riflessione la solleva il sito di tecnologia

TechCrunch su cui la giornalista Sarah Perez scrive: "C'è qualcosa di immediatamente scoraggiante nel fatto che una startup prenda una delle nostre capacità sociali più basiche - l'abilità di fare amicizia - e la trasformi in un'app. Riflette una generazione che è già biasimata per passare troppo tempo sullo smartphone e che, a volte, dicono abbia difficoltà con i rapporti interpersonali proprio per questo motivo". Poole, però, risponde alla critica così: "È il modo in cui funzionano le cose. Non possiamo forzare le persone a cambiare. Se possiamo aiutarle ad adattarsi e a soddisfare i loro bisogni, penso che sia grandioso". Sanno consigliare sul vestito giusto da indossare. Riescono a distinguere le sfumature di smalto e rossetto. Sono sensibili, sanno ascoltare, hanno tatto. E sono degli ottimi consulenti in fatto di corteggiamento e relazioni. Al di là di stereotipi e luoghi comuni, l'amicizia tra donne eterosessuali e uomini gay ha tutte le caratteristiche del rapporto perfetto e indissolubile, non a caso celebrato in un lungo novero di opere letterarie e televisive - come non citare, per esempio, Will Truman e Grace Adler (da Will & Grace), Stanford Blatch e Carrie Bradshaw (da Sex and the City) o George Downes e Julianne Potter (da Il matrimonio del mio migliore amico). Anche la scienza si è occupata della questione: un'équipe di scienziati della University of Texas at Arlington (Uta), coordinata da Eric Russell, in uno studio appena pubblicato sulla rivista Archives of Sexual Behavior ha esaminato, per l'appunto, il rapporto d'amicizia che si instaura tra uomini omosessuali e donne etero. Scoprendo, poco sorprendentemente, che il punto cruciale della questione sta nell'assenza di "conflitti di interesse" e secondi fini reciproci, almeno relativamente alle preferenze sessuali. Già diversi studi, in effetti, hanno mostrato come le donne eterosessuali si sentano più a proprio agio e ripongano più fiducia nei propri amici omosessuali. Il lavoro di Russell e colleghi va nella stessa direzione, sviscerando le radici psicologiche e sociali del fenomeno: "La nostra linea di ricerca", racconta lo psicologo, "ha fornito prove sperimentali che l'amicizia uomo gay-donna etero è un legame più profondo di quello che siamo abituati a vedere in televisione: la formazione di queste relazioni, nel mondo reale, è guidata da processi sociali ben precisi e codificati". In particolare, lo studio ha mostrato che una donna tende a fidarsi più dei consigli sentimentali di un amico omosessuale (rispetto a quelli di un amico etero) perché non lo percepisce come un "concorrente" nella competizione sentimentale. Il meccanismo è tanto più accentuato quando le donne si trovano in ambienti particolarmente competitivi, come università con più studentesse che studenti. Per scoprirlo, gli scienziati hanno messo insieme i risultati di quattro studi separati, che hanno coinvolto quasi 700 studentesse eterosessuali, reclutate in un'università pubblica degli Stati Uniti. Nel primo esperimento, 167 donne hanno valutato consigli sentimentali (e non) dati da donne eterosessuali, uomini eterosessuali e uomini omosessuali: l'analisi delle valutazioni ha evidenziato che, per l'appunto, in media le donne ripongono più fiducia nei consigli sentimentali che vengono da uomini omosessuali. Curiosamente, lo stesso non accade per consigli di altro tipo, relativi, per esempio, all'ambito lavorativo. Gli altri tre esperimenti hanno mostrato che il fenomeno si accentua significativamente quando le donne si trovano in uno scenario competitivo dal punto di vista del corteggiamento e della scelta del partner. "Per le donne è particolarmente rischioso", ha commentato Vivian Ta, un'altra degli autori del lavoro, "fidarsi di altre donne o di uomini eterosessuali quando la competizione per l'accoppiamento è feroce. A differenza loro, gli uomini gay non dovrebbero, almeno in linea di principio, interferire con la ricerca di un partner". Ma quanto simili sono gli amici? In media è come se fossero dei lontani parenti, dei cugini di quarto grado o persone con cui condividiamo bis-bis-bis nonni. Cioè circa l'1% del nostro patrimonio genetico, un valore significativo per i genetisti. Gli studiosi hanno anche sviluppato un "punteggio dell'amicizia" per prevedere chi sarà amico con lo stesso livello di sicurezza con cui gli scienziati attualmente prevedono, sulla base dei geni, il rischio di obesità o schizofrenia. Le caratteristiche