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Sofocle e la tragedia di Edipo Re, Appunti di Latino

Una breve biografia di Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici dell'antica Grecia, e una sintesi della trama della sua opera Edipo Re. La tragedia racconta la storia di Edipo, figlio del re di Tebe, che uccide suo padre e sposa sua madre senza saperlo, portando la peste sulla città. La trama si sviluppa attraverso la ricerca dell'assassino di Laio, che si rivela essere proprio Edipo. informazioni utili per comprendere l'opera e il contesto storico in cui è stata scritta.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 23/12/2023

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Sofocle
Rice rca
MINIBIOGRAFIA: Sofocle (Colono – sobborgo di Atene -, 496 a.C. – Atene, 406 a.C.) è stato un drammaturgo
greco antico. È considerato, insieme ad Eschilo ed Euripide, uno dei maggiori poeti tragici dell'antica Grecia.
VITA DA DRAMMATURGO: Figlio di Sofilo, ricco ateniese proprietario di schiavi, riceve la migliore formazione
culturale e sportiva. La sua carriera di autore tragico è coronata dal successo: a 27 anni conquista il suo primo
trionfo gareggiando con Eschilo. Plutarco, nella Vita di Cimone, racconta il primo trionfo del giovane
talentuoso Sofocle contro il celebre e fino a quel momento incontrastato Eschilo, conclusasi in modo insolito
senza il consueto sorteggio degli arbitri: Eschilo, in seguito a questa sconfitta, sceglie il volontario esilio in
Sicilia. In tutto Sofocle conquista 24 vittorie, arrivando secondo in tutte le altre occasioni.
VITA POLITICA: Amico di Pericle e impegnato nella vita politica, è stratego insieme a quest'ultimo nella guerra
contro Samo. Inoltre ricopre la carica di ellenòtamo (custode del tesoro della lega Delio-Attica) nel 443-442
a.C., e quando il simulacro del dio Asclepio viene trasferito da Epidauro ad Atene, Sofocle è designato ad
ospitarlo nella sua casa fino a quando non sia pronto il santuario destinato al dio, guadagnandosi l'appellativo
di "dèxios" ("colui che ospita"). Nelle sue funzioni pubbliche contribuisce all'elaborazione della costituzione
dei Quattrocento.
FINE-VITA: Sposa poi l'ateniese Nicostrata che gli dà un figlio, Iofonte. Si dice che poco prima della sua morte,
Iofonte intenti un processo al padre Sofocle per una questione d'eredità affermandone l'incapacità mentale
a causa dell'avanzata età. La semplice lettura della sua ultima opera, Edipo a Colono, mette fine al processo.
Muore nel 406 a.C. e la sua ultima tragedia, l'Edipo a Colono, viene rappresentata postuma lo stesso anno (o
pochi anni dopo) in segno di grande onore. Secondo la storiografia antica, notoriamente amante di tali
pittoreschi aneddoti, sarebbe morto strozzato da un acino d'uva nel corso di un simposio.
Edipo Re
Rice rca
ANTEFATTO: La tragedia di Sofocle (496 a.C. - 406 a.C.) Edipo re viene messa in scena per la prima volta tra il
430 e il 420 a.C. ad Atene e fa parte con altre due tragedie, l’Edipo a Colono e l’Antigone, del ciclo tebano.
Per quanto riguarda l’Edipo re, la tragedia prende le mosse dalla grave pestilenza che falcidia la popolazione
di Tebe durante la reggenza di Edipo; per capire l’opera sarà allora necessario conoscerne l’antefatto.
Edipo è il figlio del re di Tebe, Laio e di sua moglie Giocasta. Dopo il suo concepimento un oracolo rivela al
sovrano che il nascituro è destinato a uccidere suo padre e giacere con sua madre. Laio ordina quindi a un
servo di uccidere il neonato, ma, impietosito, il servo decide di affidare il bambino a un pastore che a sua
volta lo cede al re di Corinto, Polibo, e a sua moglie Peribea, che non potevano avere figli. Edipo cresce quindi
nella convinzione che i sovrani di Corinto siano i suoi veri genitori e quando un oracolo gli ripete la predizione
fatta in precedenza a Laio, Edipo, convinto di rappresentare un pericolo per Polibo e Peribea, parte da Corinto
e si dirige a Tebe. Sulla strada incontra un carro, si tratta di Laio, che si sta dirigendo a Delfi per consultare
l’oracolo. Nessuno dei due uomini vuole lasciare il passo all’altro così ne nasce una disputa che si trasforma
in lite e Laio rimane ucciso. La prima parte della profezia si è avverata. Edipo giunge quindi a Tebe, dove la
popolazione è tormentata da una Sfinge, un mostro con la testa di donna e il corpo di leone che ogni anno
esige in tributo giovani vite. La Sfinge infatti propone ai giovani tebani degli indovinelli a cui è impossibile
rispondere e i malcapitati pagano la loro ignoranza con la vita.
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Sofocle

Ricerca MINIBIOGRAFIA: Sofocle (Colono – sobborgo di Atene -, 496 a.C. – Atene, 406 a.C.) è stato un drammaturgo greco antico. È considerato, insieme ad Eschilo ed Euripide, uno dei maggiori poeti tragici dell'antica Grecia. VITA DA DRAMMATURGO: Figlio di Sofilo, ricco ateniese proprietario di schiavi, riceve la migliore formazione culturale e sportiva. La sua carriera di autore tragico è coronata dal successo: a 27 anni conquista il suo primo trionfo gareggiando con Eschilo. Plutarco, nella Vita di Cimone, racconta il primo trionfo del giovane talentuoso Sofocle contro il celebre e fino a quel momento incontrastato Eschilo, conclusasi in modo insolito senza il consueto sorteggio degli arbitri: Eschilo, in seguito a questa sconfitta, sceglie il volontario esilio in Sicilia. In tutto Sofocle conquista 24 vittorie, arrivando secondo in tutte le altre occasioni. VITA POLITICA: Amico di Pericle e impegnato nella vita politica, è stratego insieme a quest'ultimo nella guerra contro Samo. Inoltre ricopre la carica di ellenòtamo (custode del tesoro della lega Delio-Attica) nel 443- a.C., e quando il simulacro del dio Asclepio viene trasferito da Epidauro ad Atene, Sofocle è designato ad ospitarlo nella sua casa fino a quando non sia pronto il santuario destinato al dio, guadagnandosi l'appellativo di "dèxios" ("colui che ospita"). Nelle sue funzioni pubbliche contribuisce all'elaborazione della costituzione dei Quattrocento. FINE-VITA: Sposa poi l'ateniese Nicostrata che gli dà un figlio, Iofonte. Si dice che poco prima della sua morte, Iofonte intenti un processo al padre Sofocle per una questione d'eredità affermandone l'incapacità mentale a causa dell'avanzata età. La semplice lettura della sua ultima opera, Edipo a Colono, mette fine al processo. Muore nel 406 a.C. e la sua ultima tragedia, l'Edipo a Colono, viene rappresentata postuma lo stesso anno (o pochi anni dopo) in segno di grande onore. Secondo la storiografia antica, notoriamente amante di tali pittoreschi aneddoti, sarebbe morto strozzato da un acino d'uva nel corso di un simposio.

Edipo Re

Ricerca ANTEFATTO: La tragedia di Sofocle (496 a.C. - 406 a.C.) Edipo re viene messa in scena per la prima volta tra il 430 e il 420 a.C. ad Atene e fa parte con altre due tragedie, l’Edipo a Colono e l’Antigone, del ciclo tebano. Per quanto riguarda l’Edipo re, la tragedia prende le mosse dalla grave pestilenza che falcidia la popolazione di Tebe durante la reggenza di Edipo; per capire l’opera sarà allora necessario conoscerne l’antefatto. Edipo è il figlio del re di Tebe, Laio e di sua moglie Giocasta. Dopo il suo concepimento un oracolo rivela al sovrano che il nascituro è destinato a uccidere suo padre e giacere con sua madre. Laio ordina quindi a un servo di uccidere il neonato, ma, impietosito, il servo decide di affidare il bambino a un pastore che a sua volta lo cede al re di Corinto, Polibo, e a sua moglie Peribea, che non potevano avere figli. Edipo cresce quindi nella convinzione che i sovrani di Corinto siano i suoi veri genitori e quando un oracolo gli ripete la predizione fatta in precedenza a Laio, Edipo, convinto di rappresentare un pericolo per Polibo e Peribea, parte da Corinto e si dirige a Tebe. Sulla strada incontra un carro, si tratta di Laio, che si sta dirigendo a Delfi per consultare l’oracolo. Nessuno dei due uomini vuole lasciare il passo all’altro così ne nasce una disputa che si trasforma in lite e Laio rimane ucciso. La prima parte della profezia si è avverata. Edipo giunge quindi a Tebe, dove la popolazione è tormentata da una Sfinge, un mostro con la testa di donna e il corpo di leone che ogni anno esige in tributo giovani vite. La Sfinge infatti propone ai giovani tebani degli indovinelli a cui è impossibile rispondere e i malcapitati pagano la loro ignoranza con la vita.

Edipo si offre quindi volontario per sfidare il mostro. La sfinge chiede a Edipo chi sia quell’essere che cammina prima con quattro gambe, poi con due gambe e infine con tre. Edipo risponde correttamente: si tratta dell’uomo. Così la Sfinge, sconfitta, si getta dalla rupe da cui dominava la città e Edipo viene nominato re di Tebe (infatti era già giunta notizia della morte di Laio) e sposa la regina, Giocasta. Anche la seconda parte della profezia si è avverata. Da questa situazione muove l’Edipo re di Sofocle. TRAMA: A Tebe infuria la peste e Edipo ha inviato Creonte, fratello di Giocasta, a Delfi per interrogare l’oracolo. Creonte torna quindi a Tebe recando con sé notizie funeste: l’assassinio di Laio vive ancora tra le mura della città. Edipo, che non è a conoscenza delle circostanze della morte di Laio, chiede delucidazioni a Creonte che racconta di come il precedente sovrano fosse stato attaccato da un gruppo di briganti sulla strada per Tebe. Edipo ordina che il responsabile venga trovato e bandito da Tebe e chiede a Tiresia, vecchio indovino cieco, di svelare l’identità del colpevole. Tiresia, tuttavia, si rifiuta, sostenendo che il suo vaticino potrebbe portare conseguenze ancora più funeste. Edipo e Tiresia si scontrano verbalmente con toni molto accesi finché l’indovino non riferisce che proprio Edipo è l’assassino che si sta cercando. Edipo non crede a una parola di quanto detto da Tiresia e comincia a sospettare che Creonte voglia prendere il suo posto sul trono e abbia preso accordi con l’indovino per scacciarlo da Tebe. Edipo si confronta allora con Creonte, il quale sostiene si difende rivendicando di non avere nessun interesse a tradire il re. I due uomini vengono quindi raggiunti da Giocasta che, per placare Edipo, gli assicura che spesso gli indovini danno responsi sbagliati. A testimonianza di ciò riferisce che a Laio era stato predetto di morire per mano di suo figlio, mentre, come gli ha già spiegato Creonte, erano stati dei furfanti. Giocasta aggiunge però dei particolari sulla strada in cui si trovava Laio e Edipo, che riconosce quel punto come il luogo dove ha ucciso un uomo e ritrova nella profezia raccontata da Giocasta echi di quella che gli era stata fatta a Corinto, decide di approfondire le indagini. Edipo racconta così a Giocasta del pronostico ricevuto in gioventù e delle circostanze in cui ha ucciso un uomo mentre si recava a Tebe. Nel frattempo arriva un ambasciatore di Corinto che informa Edipo della morte di Polibio e di essere quindi, per eredità, il nuovo re di Corinto. Edipo però ricorda bene che la profozia non riguardava solo l’uccisione del padre ma anche l’incesto con la madre, chiede così all’ambasciatore cosa ne sia stato di lei. L’ambasciatore però non è uomo qualsiasi, ma proprio quel pastore che tanti anni prima aveva affidato il figlio di Laio a Polibio: assicura così a Edipo che Peribea non è la sua madre naturale. Quando l’ambasciatore riferisce che il neonato gli è stato affidato dal servo di Laio, Edipo fa chiamare il vecchio servitore che ancora vive a Tebe. Giocasta, che ha compreso l’inganno del destino che beffardo si è preso gioco di loro, cerca di convincere Edipo ad abbandonare l’esigenza di colmare lacune del passato. Ma le sue suppliche restano inascoltate, allora Giocasta si allontana e, sconvolta dalla scoperta, decide di porre fine alla sua vita. Il servo di Laio, a colloquio con Edipo, riconosce l’ambasciatore come il pastore a cui ha affidato il neonato ma si mostra reticente a voler proseguire il racconto. Incalzato da Edipo rivela infine che Laio gli aveva affidato il neonato acciocché lo uccidesse, ma mosso da pietà il servo aveva affidato il bambino al pastore. Edipo si rende così conto di essere lui il figlio di entrambe le profezie, di aver ucciso suo padre e aver giaciuto con sua madre così come il destino aveva decretato dovesse compiersi. Esce quindi di scena disperato. Scopriamo quindi che Edipo, dopo aver trovato la madre, Giocasta, morta impiccata, ha usato le fibbie del vestito di lei per accecarsi. Edipo supplica quindi Creonte, destinato a diventare il nuovo reggente, di esiliarlo da Tebe, in quanto per colpa sua l’ordine naturale è stato sovvertito e la peste ne è la conseguenza. Saluta quindi le figlie, Antigone e Ismene, destinate anch’esse alla sventura in quanto nate da un’unione aborrita dagli dei e dagli uomini.