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power point tragedie sofocle ed eschilo con confronto
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Eschilo: notizie biografiche. Eschilo nacque ad Eleusi nel 525 a.C. in seno ad una famiglia aristocratica. La sua città di origine, che distava circa venti chilometri da Atene, era nota soprattutto per i suoi riti misterici. Il clima di religiosità che caratterizza Eleusi lo spinse a coltivare con attenzione la sua spiritualità. Giovanissimo, esordì come attore, poi come autore di drammi. Vinse il suo primo premio nelle gare tragiche nel 484 ; in quegli anni partecipò anche alla lotta della Grecia contro i Persiani. Quando Gerone di Siracusa fondò la città di Etna ( 474 ), il poeta, invitato a corte, vi fece rappresentare le Etnee. Nel 468 , di ritorno ad Atene, fu battuto per la prima volta da Sofocle. In complesso Eschilo ottenne 13 (o 28 ) vittorie nei concorsi teatrali; la più memorabile è quella del 458 , con l'Orestea, dopo la quale per ragioni non molto chiare fece ritorno in Sicilia, dove morì.
La sofferenza è vista da Eschilo come un modo di maturare per l’uomo, un modo per conoscere meglio il mondo che lo circonda. La sofferenza che gli dei infliggono all’uomo è quindi un modo per fargli capire come esista un ordine perfetto e immutabile che regge e governa il mondo. Eschilo: le innovazioni
Eschilo: le innovazioni Eschilo è noto per la sua continua ricerca per effetti emozionanti e speciali, anche attraverso i costumi - bisogna ricordare che fu proprio Eschilo a introdurre le maschere e i coturni - e le macchine, per creare una scenografia spettacolare. Tuttavia, gli deve essere riconosciuto il merito di aver introdotto nella tragedia un secondo attore, permettendo così la nascita di un dialogo tra i due. In questo modo, diventando l’azione un dialogo, è possibile sviluppare le ragioni di entrambi. Quasi come conseguenza, all’aumentare degli attori, il coro va pian piano perdendo la sua importanza. Infatti, nonostante Eschilo avesse aumentato il numero dei partecipanti al coro, quest’ultimo andò via via defilandosi, in quanto perse la funzione di dialogare con l’attore.
Sofocle: notizie biografiche. Nacque a Colono, nel 497 a.C., figlio di un ricco fabbricante d’armi, ricevette la migliore formazione culturale e sportiva. Ricoprì importanti cariche pubbliche, militari e religiose. Amico di Pericle ed impegnato nella vita politica, fu stratega insieme a quest’ultimo nella guerra contro Samo. Inoltre ricoprì un’importante carica finanziaria e fu amministratore del tesoro della Confederazione Attica.
Rapporti Sofocle-Tempo
L’eroe Tragico nel corso del tempo.
L’eroe tragico La nascita dell’eroe tragico rappresenta una svolta epocale nel pensiero greco e segna il passaggio dalla civiltà della vergogna (Omero) a quella della colpa e responsabilità (tragedia). Un abisso di pensiero divide l’eroe epico da quello tragico. Quello epico è forte e compatto e tutt’uno col divino da cui non si distingue, potremmo dire che è un semi-dio; non ha consapevolezza di sé né del suo corpo come integrazione delle parti, ma anzi si individua rispetto a parti singole del corpo che lo caratterizzano.
La catarsi
Tutti i personaggi di Eschilo sono tutti rappresentati come superiori agli uomini ma, a differenza degli eroi dei poemi, questi sono pieni di dubbi e incertezze. Tipici della tragedia eschilea sono infatti i lunghi monologhi in cui gli eroi in scena ripercorrono le loro azioni e le circostanze che li hanno portati nelle situazioni presenti e analizzano le possibili scelte da fare. Spesso queste scelte sono però ridotte ad una sola: come avveniva per gli eroi dei poemi, anche questi si trovano di fronte per un motivo o per l’altro una sola scelta possibile. Gli eroi eschilei sono costretti a comportarsi sempre da eroi, perché così vuole la loro storia, e perché altrimenti non sarebbero più eroi. La tragedia si verifica quando gli eroi, con la loro azione, oltrepassano il limite posto dalle leggi eterne. L’eroe di Eschilo
Eschilo, Prometeo incatenato, V sec. a.C. Citazione di Kratos nel prologo «Prometeo incatenato alla rupe» v1- 10
Sofocle: l’uomo-eroe
L’eroe tragico di Alfieri Alfieri sosteneva che il contenuto di un’opera teatrale deve essere illustre, alto. I protagonisti delle tragedie alfieriane sono sempre re, tiranni, uomini politici. Il loro dramma non è psicologico, ma è un dramma storico, civile. Le tragedie dell’Alfieri esplicitano le sue idee politiche ed anche il principio secondo il quale la poesia è uno strumento per esortare la libertà, è questo l’istinto che spinge l’eroe, l’individuo d’eccezione, a vivere un conflitto con il potere ed in questo conflitto l’eroe va spesso incontro alla morte. Gli eroi delle tragedie alfieriane sono uomini schiacciati da eventi fatali, in lotta per affermare la propria dignità, in cerca delle libertà delle proprie passioni. In questo il suicidio diventa spesso l’unica via d’uscita ed il più alto ideale tragico.
Foscolo e l’eroe Preromantico Come l’eroe di Alfieri, anche quello di Foscolo appare sconfitto in partenza, già sopraffatto da eventi insormontabili. La figura eroica foscoliana per eccellenza è Jacopo Ortis, giovane condannato al suo destino che però non può essere considerato un eroe assoluto perché si sfida con la mediocrità; l’eroe tragico si sfida con qualcuno almeno al suo pari. Mentre Alfieri racconta la sconfitta dei suoi protagonisti, Saul e Mirra, in uno scontro diretto, Foscolo non può fare lo stesso con Jacopo in quanto non vi è la possibilità di iniziare un’azione eroica.