Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Sofocle, Euripide, Aristofane, Appunti di Letteratura Greca

Ottimi appunti di letteratura greca II liceo classico

Tipologia: Appunti

2011/2012

Caricato il 11/07/2012

miciospina
miciospina 🇮🇹

1 documento

1 / 9

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
SOFOCLE (496-406 a.C. tutta la classicità)
7 tragedie Aiace, Antigone, Edipo Re, Trachinie, Elettra, Filottete, Edipo a Colono
Sofocle è un grande vecchio nel Cato Maior viene riportato come esempio di grande vecchio. Nell’aneddoto
si racconta che il figlio volesse sottrargli il patrimonio dicendo che era un pazzo. Sofocle per difendersi
scrive l’Edipo a Colono e i giudici dichiareranno “se questo è pazzo il figlio è pazzissimo”.
Ci sono rimaste 7 tragedie forse le 7 più belle. Noi riusciamo a seguire solo dal 450-440 ma probabilmente
prima ne aveva composte altre
La tragedia di Sofocle è la tragedia di un eroe, l’eroe sofocleo. Solo le Trachinie sono legate ad un coro
(anche se la protagonista è comunque Deianira). Il coro non ha più l’importanza di prima. Il nostro ha visto
la ascesa e la decadenza di Atene. Le sue tragedie furono molto apprezzate nell’antichità, fu il più amato, per
la tragedia perfetta Aristotele sceglie l’Edipo Re. Sofocle nasce in una famiglia benestante di Atene, ebbe i
migliori maestri, era stato scelto per sfilare dopo Salamina, era molto bello. Attorno ai 50 entra nel circolo di
Pericle assieme a Protagora, Anassagora, Erodoto (con cui strinse amicizia, troveremo consonanze nella
storia erodotea). Ebbe anche qualche incarico politico di prestigio, era stato tesoriere del tesoro sull’Acropoli
(nel 454 il tesoro della lega di Delo si trasferisce ad Atene). Nel 441 dopo la vittoria con l’Antigone fu
addirittura stratega, in seguito ad una rivolta di Samo. Un fiasco perché lui non si sapeva fare militarmente.
Subito dopo la disfatta di Sicilia, nel 414, più che 70enne fu scelto nella commissione di probuli, coloro che
dovevano decidere sul cambiamento costituzionale, che ci sarà nel 411 con un colpo di Stato. Personaggio
che ha vissuto il momento cruciale della sofistica, e di fronte alla relativizzazione dei valori, Sofocle è
difensore della tradizione nel momento in cui le certezze crollano. Sa che l’intellettuale è una guida per il suo
popolo. Sulla scena fa passare questi valori. Gli antichi ci dicono che Sof aveva scritto un trattatello sul
teatro (perì coron). In questo trattato Sof faceva osservare che aveva aumentato i coreuti fino a 15 e vi aveva
inserito la scenografia e il terzo attore: solo dopo Eschilo nel 458 si servirà di certe innovazioni. L’altra
grande novità è che non c’è più la trilogia legata, non gli interessa più. Solo dai titoli si capisce che il
dramma si concentra sull’eroe della tragedia. Sof misura la reazione del personaggio al mondo esterno, ma
soprattutto ne misura il dolore. Sof arriverà ad uno stadio quasi contrario ad Eschilo. Eschilo diceva che dal
dolore si impara, valida anche per Serse nei Persiani. Serse dice di aver capito, dalla sofferenza si capisce.
Sof lo rovescia, Te matei patos, dalla conoscenza deriva la sofferenza. Tanto che L’edipo re è un’inchiesta
dove l’eroe vuole capire chi è l’assassino di suo padre e scopre che è stato lui: da questa scopera deriverà il
dolore, l’eroe si acceca, si toglie la vista che aveva pensato di vedere. Quando capisco soffro, è
estremamente pessimistico. L’eroe viene raccontato come un essere privilegiato, ma è proprio lui che ci dà il
messaggio più disperato(?). Sof sta tra cielo e terra, è molto più semplice pensare che gli dei non esistono.
Sof sa che ci sono gli dei, ma i suoi personaggi non riescono a capire gli oracoli. La sofistica è arrivata. E’ il
più difficile da tradurre, è molto ambiguo il suo linguaggio: la sua condizione esistenziale è difficile. Ad
esempio Deianira nelle trachinie ha saputo che Eracle si è innamorato della giovane figlie del Re Iole,
personaggio muto nella tragedia. E’ concubina prediletta di Eracle. Deianira non lo vuole perdere e si ricorda
che a lei dal centauro Nesso era stato regalato un filtro e non avendo capito l’oracolo che pesava sul marito
“sarai ucciso da un morto” sarà lei a dare al marito la tunica imbevuta del filtro. Il filtro conteneva sangue
del centauro, impregnata di veleno. Eracle muore tra i tormenti maledicendo Deianira. Il male che ha fatto è
involontario. Nell’Edipo non vince nessuno se non Edipo. Edipo non si uccide, si automutila e sembra aver
ispiato la sua colpa. Sparirà nell’Edipo a Colono in un bosco. Tranne Edipo tutti gli altri eroi si uccidono. Il
coro dell’Edipo a Colono arriva a dire “è meglio per l’uomo non esser mai nato.”
Aiace senza upotesis (450-440) Sofocle riprende la vicenda da un poemetto del ciclo. I poemi del ciclo
furono attinti dai tragici. All’interno della piccola Iliade doveva esserci il giudizio sulle armi (oplon crisis).
Si doveva parlare del giudizio sulle armi, a chi dovevano andare le armi del più grande re di Troia. Si sceglie
Odisseo e Aiace si suicida. E’ una tragedia particolare, ha una struttura a Dittico, e questo la fa una tragedia
della giovinezza. E’ a dittico, divisa in due parti. L’eroe non muore alla fine ma a metà, come come
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9

Anteprima parziale del testo

Scarica Sofocle, Euripide, Aristofane e più Appunti in PDF di Letteratura Greca solo su Docsity!

SOFOCLE (496-406 a.C. tutta la classicità)

7 tragedie Aiace, Antigone, Edipo Re, Trachinie, Elettra, Filottete, Edipo a Colono

Sofocle è un grande vecchio nel Cato Maior viene riportato come esempio di grande vecchio. Nell’aneddoto si racconta che il figlio volesse sottrargli il patrimonio dicendo che era un pazzo. Sofocle per difendersi scrive l’Edipo a Colono e i giudici dichiareranno “se questo è pazzo il figlio è pazzissimo”.

Ci sono rimaste 7 tragedie forse le 7 più belle. Noi riusciamo a seguire solo dal 450-440 ma probabilmente prima ne aveva composte altre

La tragedia di Sofocle è la tragedia di un eroe, l’eroe sofocleo. Solo le Trachinie sono legate ad un coro (anche se la protagonista è comunque Deianira). Il coro non ha più l’importanza di prima. Il nostro ha visto la ascesa e la decadenza di Atene. Le sue tragedie furono molto apprezzate nell’antichità, fu il più amato, per la tragedia perfetta Aristotele sceglie l’Edipo Re. Sofocle nasce in una famiglia benestante di Atene, ebbe i migliori maestri, era stato scelto per sfilare dopo Salamina, era molto bello. Attorno ai 50 entra nel circolo di Pericle assieme a Protagora, Anassagora, Erodoto (con cui strinse amicizia, troveremo consonanze nella storia erodotea). Ebbe anche qualche incarico politico di prestigio, era stato tesoriere del tesoro sull’Acropoli (nel 454 il tesoro della lega di Delo si trasferisce ad Atene). Nel 441 dopo la vittoria con l’Antigone fu addirittura stratega, in seguito ad una rivolta di Samo. Un fiasco perché lui non si sapeva fare militarmente. Subito dopo la disfatta di Sicilia, nel 414, più che 70enne fu scelto nella commissione di probuli, coloro che dovevano decidere sul cambiamento costituzionale, che ci sarà nel 411 con un colpo di Stato. Personaggio che ha vissuto il momento cruciale della sofistica, e di fronte alla relativizzazione dei valori, Sofocle è difensore della tradizione nel momento in cui le certezze crollano. Sa che l’intellettuale è una guida per il suo popolo. Sulla scena fa passare questi valori. Gli antichi ci dicono che Sof aveva scritto un trattatello sul teatro (perì coron). In questo trattato Sof faceva osservare che aveva aumentato i coreuti fino a 15 e vi aveva inserito la scenografia e il terzo attore: solo dopo Eschilo nel 458 si servirà di certe innovazioni. L’altra grande novità è che non c’è più la trilogia legata, non gli interessa più. Solo dai titoli si capisce che il dramma si concentra sull’eroe della tragedia. Sof misura la reazione del personaggio al mondo esterno, ma soprattutto ne misura il dolore. Sof arriverà ad uno stadio quasi contrario ad Eschilo. Eschilo diceva che dal dolore si impara, valida anche per Serse nei Persiani. Serse dice di aver capito, dalla sofferenza si capisce. Sof lo rovescia, Te matei patos, dalla conoscenza deriva la sofferenza. Tanto che L’edipo re è un’inchiesta dove l’eroe vuole capire chi è l’assassino di suo padre e scopre che è stato lui: da questa scopera deriverà il dolore, l’eroe si acceca, si toglie la vista che aveva pensato di vedere. Quando capisco soffro, è estremamente pessimistico. L’eroe viene raccontato come un essere privilegiato, ma è proprio lui che ci dà il messaggio più disperato(?). Sof sta tra cielo e terra, è molto più semplice pensare che gli dei non esistono. Sof sa che ci sono gli dei, ma i suoi personaggi non riescono a capire gli oracoli. La sofistica è arrivata. E’ il più difficile da tradurre, è molto ambiguo il suo linguaggio: la sua condizione esistenziale è difficile. Ad esempio Deianira nelle trachinie ha saputo che Eracle si è innamorato della giovane figlie del Re Iole, personaggio muto nella tragedia. E’ concubina prediletta di Eracle. Deianira non lo vuole perdere e si ricorda che a lei dal centauro Nesso era stato regalato un filtro e non avendo capito l’oracolo che pesava sul marito “sarai ucciso da un morto” sarà lei a dare al marito la tunica imbevuta del filtro. Il filtro conteneva sangue del centauro, impregnata di veleno. Eracle muore tra i tormenti maledicendo Deianira. Il male che ha fatto è involontario. Nell’Edipo non vince nessuno se non Edipo. Edipo non si uccide, si automutila e sembra aver ispiato la sua colpa. Sparirà nell’Edipo a Colono in un bosco. Tranne Edipo tutti gli altri eroi si uccidono. Il coro dell’Edipo a Colono arriva a dire “è meglio per l’uomo non esser mai nato.”

Aiace senza upotesis (450-440) Sofocle riprende la vicenda da un poemetto del ciclo. I poemi del ciclo furono attinti dai tragici. All’interno della piccola Iliade doveva esserci il giudizio sulle armi (oplon crisis). Si doveva parlare del giudizio sulle armi, a chi dovevano andare le armi del più grande re di Troia. Si sceglie Odisseo e Aiace si suicida. E’ una tragedia particolare, ha una struttura a Dittico, e questo la fa una tragedia della giovinezza. E’ a dittico, divisa in due parti. L’eroe non muore alla fine ma a metà, come come

l’Antigone. Nella seconda parte c’è una discussione tra Odisseo e Teucro sostenuto dagli Atridi. Riguarda la discussione sulla sepoltura, prevarrà Odisseo e Aiace verrà seppellito, anche se gli Atridi non volevano perché Aiace aveva attentato alla loro morte. L’atteggiamento degli Atridi è odioso tanto che qualcuno ha sostenuto ci fosse un elemento antispartano. Pericle d’altronde fece una propaganda fortemente antispartana. Nel prologo Odisseo cerca di capire il perché delle greggi sterminate. Allora Atene, colei che aveva fatto sì che Odisseo ottenesse le armi (visto che non era il più valoroso), lo chiama e gli dice “non sei contento? Aiace ha fatto questo, credeva di fare strage degli Achei e invece ha fatto strage di pecore”. Odisseo risponde “ Provo compassione per lui, anche se mio nemico, e penso non meno al mio che al suo destino, noi uomini non siamo che vane ombre”. Atena dice “ Non andare contro gli dei, gli dei amano i saggi e detestano i malvagi”. Atena ha istillato parricidio perché Aiace ha fatto meno degli dei. Aiace è cosi sicuro in battaglia da farne a meno. Commette in qualche modo un atto di ubris. Questo concetto poi si perde nella tragedia quando abbiamo di fronte Aiace che soffre per la vergogna, non ci ricordiamo più della ubris, mentre in Eschilo è presente. In Sof può essere all’inizio ma poi c’è l’eroe sofocleo di fronte ai suoi dubbi. L’eroe è già estremamente umano, Odisseo è umano, soffre per il suo nemico. Aiace è colpito dall’aidos, sentimento fortissimo nell’uomo arcaico che vive in funzione degli altri. In Ettore e Andromaca alle porte Scee Andromaca va con Astianatte cercando di dissuadere Ettore. Ettore dice si vi amo ecc ecc ma se io non vado che immagine do di me ai troiani? E’ la società della vergogna. La concubina Tecmessa, schiava di Aiace, nonostante gli porti il figlio Eurisace non riesce a non farlo suicidare. Aiace prima di morire fa delle considerazioni: Lui interpreta Aiace da ai ai, espressione di la mento. Mio padre qualche secolo prima se ne era andato sulla nave argo ed era tornato vittorioso. Aiace ha un rapporto confluittale col padre, lui si vergogna di non poter riportare niente dalla guerra al padre. Resta solo la soluzione della morte. Aiace la fa finita a metà della tragedia è una tragedia a dittico. Aiace è stato coperto di aidos e non può presentarsi al padre. Tì draso? Si chiede, mi odiano gli dei, tutta troia mi odia, tutti i greci, con quale faccia mi presenterò a Telamone. O vivere gloriosamente o gloriosamente morire. Qualcuno ha sottolineato la ubris nei confronti di Atena quando lui non ha accettato il suo aiuto. DI fatto questo motivo sparisce subito nel corso della scena. A Sof non interessa trattare il concetto di colpa pena, gli interessa come si confronta l’uomo di fronte alle circostanze. La morte diventa scelta di vita. E’ legato a un personaggio perché vuole esaminare il suo comportamento di fronte al dolore. Anche nella seconda parte Aiace è presente pure da morto. Questo cadavere resta sulla scena e si discute sulla sua sepoltura. La non sepoltura è un problema per Sofocle. Ci sono posizioni differenti, Odisseo vuole seppellirlo perché ha pietà di lui. Dice che è stato suo nemico ma è un uomo grande. Il tema sepoltura è presente anche in un’altra grande tragedia, l’Antigone.

Antigone – 442 datazione da upotesis. E’ unita all’Aiace per il motivo della sepoltura, e anche Antigone si dà la morte a metà tragedia tramite impiccagione. Antigone ha già nel suo nome scritto il suo destino. Antigignomai, colei che è destinata a non generare. E’ una ripresa dell’ultima parte dei sette a tebe. Eteocle e Polinice si uccidono a vicenda sotto le porte di Tebe. Antigone fa parte di una stirpe macchiata, l’antigone si riallaccia all’ultima parte dei 7 a tebe. Il problema è la sepoltura di Polinice, colui che ha marciato contro la patria. Antigone vorrebbe che il fratello ricevesse onori funebri. Creonte, fratello di Giocastra, ha disposto che nessuno si preoccupi del corpo di Polinice. Antigone si ribella e viene colta di sorpresa quando cerca di spargere polvere sul corpo del fratello, lo vuole seppellire. Dopo c’è uno scontro verbale tra le due posizioni, Antigone e Creonte. Qualche anno prima era stata emanata ad Atene la legge di Conone, con cui si vietava di seppellire i traditori all’interno della città. Legge di stato contro cui Sofocle si schiera attraverso la tragedia. Creonte difende le leggi umane, Antigone le leggi divine. Ma le leggi del genos, della famiglia, sono più forti, sono le leggi salde degli dei, le leggi salde e non scritte degli dei, come quelle della sepoltura. Senza sepoltura i greci non avevano accesso all’aldilà. Antigone e Creonte non si incontrano, Antigone viene condotta in prigione per essere giustiziata, ma si uccide da sola. La sua morte trascina con sé le morti di Emone e sua madre. Alla fine c’è un Creonte disperato sulla scena. C’è un volume di Steiner dal titolo “ le antigoni”. Il messaggio è chiaro agli spettatori, attraverso le vicende del mito l’autore parla ai contemporanei. Sof tocca un problema sentito, la legge di Conone. Ma qui non vince nessuno dei due, Sof presenta il problema. Goethe parlerà di contrasto insanabile nella tragedia. Ma, sottolineando la forza di

rapporto con la divinità, perché si abbandona la teologia. Sono tragedie in cui l’eroe che si misura con la sua grandezza e spesso è un isolato. Il problema non è cercare il perché dell’infelicità nella colpa ereditaria (si accenna e basta nell’Aiace) ma di fatto questo motivo è abbandonato. L’uomo in Sof cerca di comprendere il perché della sua situazione, e quando comprende comincia a soffrire e a nutrire propositi di morte. Accade sempre ma non nelle ultime, c’è un’evoluzione in Edipo, che non si uccide nemmeno nella prima tragedia: è una menomazione simbolica. Edipo avanza con una maschera grondante di sangue, ora cieco aveva compreso. La cecità è simbolica. Poi questo personaggio nell’Edipo a Colono, che ci spiega molto della cosmologia sofoclea, sparisce in un bosco. C’è un motivo propagandistico molto forte per Atene che accoglie gli esuli. Edipo fa un bilancio della propria vita, maledice i figli, lo accompagnano le figlie a cui dice “ vi voglio sempre bene”. Edipo viene chiamato da una voce nel bosco di Colono e viene elevato al cielo. Sono grandi le sofferenze dell’uomo, ma non sono chiare, il dio è ambiguo. E quando capisce soffre. Gli oracoli non sono bene intesi e perciò l’uomo sbaglia.

EURIPIDE (485-406) tragico più conosciuto (486-406) (18 drammi)

E’ quello di cui ci provengono 17 tragedie più un dramma satiresco, il ciclope. E’ stato un tragico sempre rappresentato, anche quando non si coltivava più la tragedia. Il grande teatro tragico finisce con lui, con la polis. Eur è il meno amato dagli antichi, è il più consono ad un mondo che stava cambiando. E’ da lui che Seneca riprenderà le sue tragedie. Eur influenza la tragedia successiva. Eur è documentato dal Marmor Parium la data di nascita è del 486, morirà esule in Macedonia poco prima di Sofocle. Nel 405 Aristofane dirà che la scena tragica è morta. Anche Sofocle era perciò morto. Sof aveva fatto sfilare attori in lutto dopo la morti di Eur. Sof ed Eur hanno gareggiato insieme. Eur ha vinto poche volte perché il suo è un teatro sperimentale e difficile. Eur non ha partecipato alla vita politica e questo lo mette in una posizione di disimpegnato. Eur aveva una biblioteca privata nel V avanti. Ha vissuto più con i testi che con gli uomini. DI 17 drammi di pochissimi conosciamo la cronologia. Ha esordito nel 455 con le Peliadi(titolo e qualche fr), legato a Pelia e perciò a Medea. Eur è interessato alla saga degli Argonauti. La sua carriera inizia per noi dalla Alcesti del 438 segue la Medea 431, l’Ippolito 428 e le Troiane 415.

Dal 438 al 415 siamo in piena guerra del Peloponneso. Nelle prime 3 Eur analizza in maniera sottile personaggi femminili. Il tragico ha interesse per la donna. Sof lo aveva fatto con Antigone e Deianira, Eur sposta lo sguardo a personaggi eroici fortemente umanizzati. Gli eroi sono uomini, non ci sono più dei nel cielo di Euripide. Gli eroi parlano molto tra di loro sulla scena, ma non si intendono mai come nella realtà. E’ un teatro fortemente umano. Paduano scriverà un libro “Euripide l’umano”. Il teatro muore con Euripide perché non c’è più un eroe contro la divinità. Eur è figlio dei sofisti, è un rapporto dialettico. I risultati della sofistica servono a usare la parola che scava pervenendo a risultati pessimistici, mentre i sofisti sono ottimisti. Eur entra in rapporto dialettico con i sofisti. Sof ha cercato al contrario di lottare contro il nuovo modello della sofistica (si veda l’Antigone). Eur non crede più nei valori assoluti, ma si rende conto che i risultati della sofistica non portano alla felicità e perciò ci entra in rapporto dialettico.

Alcesti 438 si legge per intero; è strana. E’ una tragi-commedia perché ha un finale positivo, forse infatti era un dramma satiresco. Platone riprende la storia di Alcesti nel simposio quando si pensa che l’amore possa portare al sacrificio estremo. Alcesti si ucciderà perché il marito re possa vivere. Questo sacrificio verrà ricompensato perché Eracle sceso nell’averno riporterà in vita Alcesti. Alcesti è donna attaccatissima ai figli. Admeto aveva ottenuto come ricompensa dell’ospitalità di Apollo, di non morire mai se qualcuno si fosse sacrificato per lui. Il vecchio padre rifiuta questo sacrificio, ma è accettato dalla fida (pistè) Alcesti. E’ sullo stesso piano di un Patroclo. Sfida gli uomini, arriva al sacrificio per amore, il più grande atto che una donna possa compiere. Alcesti ha paura di lasciare i figli e che una matrigna possa odiarli. Alcesti dice al marito di non risposarsi. E’ una donna con le sue paure e la sua forza. In una Atene in cui la donna era relegata in casa e non era nulla, mettere in scena Alcesti significava dare importanza a una figura nulla. Eur scandaglia l’animo umano attraverso la parola, si serve della sofistica ma non se ne serve per persuadere l’interlocutore a fare qualcosa ma solo per scandagliare l’animo umano.

Medea 431 Non è data qualsiasi, inizia la Guerra del Peloponneso. Gli agòn sono legati alla primavera, c’è fortissima tensione. Questa tragedia ebbe il terzo posto in gara. Ai posteri però ebbe grande fortuna. La classifica fu primo Euforione figlio di Eschilo, secondo Sof, terzo Eur. E’ la graduatoria del pubblico ateniese sui grandi tragici. Medea perà è diventata un modello. Eur da tempo era interessato agli Argonauti. Nella Medea apporta qualcosa di nuovo che non si sente nel mito. E’ il segno che farà di medea un personaggio immortale. E’ la prima madre che uccide i figli per amore del marito. Un pubblico l’avrà sentita come una pazzia. Pensare che Medea potesse uccidere i figli sconvolge il pubblico. A compiere questo delitto è una donna barbara e solo questo salvò Eur dal giudizio preliminare della giuria. Medea è comunque la donna tradita, da Giasone non ha ottenuto niente se non il tradimento. Il coro di donne di Corinto la sostiene. Medea e Giasone erano a Corinto in esilio da Iolco. Le donne di Corinto la sostengono fino alla fine, quando però Medea arriverà alla decisione finale in lungo monologo il coro se ne distacca. E’ un personaggio fuori dalle norme, barbara, straniera e sofè, conosce le arti magiche, e la sofia. In varie parti Eur sottolineerà che chi sa e chi conosce fa paura. Eur riflette la sua condizione di intellettuale non compreso. La psicologia è studiata molto bene, è in fieri. I propositi di delitto solo alla fine si rivolgono verso i figli. Arriva a questa decisione scandagliando in se stessa, Eur svela il conflitto interiore di Medea che è l’arma della tragedia. In Eschilo e Sofocle il conflitto era esterno, causato da divinità o altri esseri, in Eur il conflitto è interiore. Medea, in un celeberrimo attacco alla vitalità androcratica, dice che preferirebbe stare accanto allo scudo che partorire per sottolineare la crudele condizione della donna.

Ippolito 428, è la tragedia del dramma di Fedra, la quale è la vera protagonista. Questa tragedia è l’esito di un destino bizzarro. Noi leggiamo l’Ippolito Coronato, aggettivo riferito al fatto che Ippolito entra in scena con una corona in onore di Artemide. Secondo la upotesis Ippolito era preceduto da Ippolito Velato, dramma che fu fischiato dal pubblico. Quella del Coronato è perciò rivista rispetto alla precedente. La differenza fondamentale è tanta, La fedra di Seneca tiene presente il velato, aggettivo che si riferisce alla vergogna nel momento in cui Fedra gli esprime il suo amore. Fedra osava esprimere il suo amore per il figliastro. Nel Coronato invece c’è molta più durezza. Nel prologo Afrodite introduce la vicenda. Il prologo euripideo è informativo, non è parte dell’azione come in precedenza. Il prologo è recitato da un personaggio che contestualizza la vicenda e orienta il giudizio degli spettatori sulla vicenda stessa. Nella Medea, questa viene presentata dalla nutrice come donna tradita. Stessa cosa avviene nell’Ippolito con Afrodite. Quando le divinità erano presenti sulla scena c’erano marchingegni (mechanè) che facevano calare la divinità dall’alto, c’è il deus ex machina quando nella azione non c’è via d’uscita e c’è bisogno del dio che sciolga l’intreccio. C’è in Sof e anche in Eur. Nel prologo dell’Ippolito però la divinità non deve sciogliere niente. Afrodite è dolce e dura secondo l’immagine di Saffo. La dea dice che ha instillato una passione tremenda nel cuore di Fedra per il figliastro Ippolito perché disprezza l’amore fisico per Artemide. Essere cultori di Artemide vuol dire dedicarsi alla caccia, vivere in un mondo di confine, il mondo dell’adolescente che deve percorrere un processo di iniziazione. Questo giovane negando Afrodite nega se stesso e la sua natura. Artemide è faro della vita, poi però c’è Afrodite. Ippolito pecca di ubris perché è eccessivo nella sua devozione- Gli dei hanno i difetti dell’uomo in Eur. La tragedia si fa il dramma di Fedra, sconvolta da una turpe passione. Ippolito è figlio dell’amazzone che Teseo aveva avuto in prime nozze, perciò è figliastro. Non è dramma dell’incesto, l’incesto è quando si verifica l’amore nello stesso genos. Ippolito non teme l’incesto perché Fedra ha un altro sangue. Ippolito teme di sostituirsi al letto del padre. E’ un dramma antichissimo che viene dalla Bibbia, nell’amore della moglie di Putifase? E Giuseppe. Si innamora di Giuseppe la regina del sovrano egiziano che la porterà ad accusarle lo stesso Giuseppe. La passione di Fedra dà occasione di penetrare all’interno di un animo femminile che riprende il modello saffico. Fedra sta male come Saffo, viene portata sulla scena sul lettino. La nutrice le domanda che hai, perché stai male. La nutrice rappresenta l’opinione pubblica.

Andromaca, Ecuba, Troiane* (415) donne di fronte alla guerra

Euripide si allontana dal modo di pensare tradizionale, il cielo è senza dei. Dioniso però vince, Eur si è riavvicinato alla religione tradizionale? Eur non è un ateo, ma ha una concezione più alta della divinità,non volgare. Il to teion, il religioso, è qualcosa di alto, e gli uomini lo banalizzano abbinandogli vizi e virtù propriamente umani. Nell’Ippolito il vecchio servo di Ippolito fa una osservazione e dice ma queste divinità è vero che sono viziose e cattive? Euripide crede di no, non è un ateo ma un laico. Nelle Baccanti ha voluto recuperare una parte importante dell’uomo, l’irrazionalità dionisiaca. Non si può negare il dionisiaco, non si possono dimenticare le pulsioni primitive. Eur ammonisce che va tenuta presenta anche questa parte, in una Atene dominata dal razionalismo e da Apollo. Diamo la possibilità di esistere a certi culti, dice Eur. La punizione di Ippolito ha voluto dire questo, chi nega l’amore fisico nega Afrodite, chi nega l’irrazionalità, nega Dioniso e certi parti, invece, vanno considerate.

COMMEDIA ANTICA

La tragedia finisce con la polis e con l’inizio del IV secolo. La commedia si adatta alle condizione mutate della polis ed ha tre fasi: Arcaia (V), Mese (IV) e Nèa (III). Per l’Arcaia i tre commediografi riconosciuti e stimati nell’antichità furono Cratino, Eupoli e Aristofane. La mese ha avuto tanti autori e opere ma è andata perduta. Per le Nèa Menandro, Filemone e Difilo. Arcaia--> aiscrologhia e onomasticomodein. Anche per l’origine di questa commedia bisogna attingere alla Poetica di Aristotele. Aristotele connette tragedia e commedia al culto dionisiaco. Nell’Acarnesi, l’eroe comico che ha un nome parlante, Liceopoli (cittadino giusto che fa la pace con Sparta e vuole insegnare alla politica ateniese come si fa la pace) descrive una falloforia, legata al culto dionisiaco. Un giovinetto sporco di fuliggine porta in processione un fallòs eretto. Dietro le donne portano ceste di vimini con modelli di organi sessuali. Le processioni sono legate alla fertilità. Commedia e tragedia sono mimesis, entrambe. La commedia rappresenta gli eroi quotidiani, è una realtà inferiore, la commedia ha come anima il to geloion, il riso. La commedia è rappresentazione di poco conto. Non è il ridicolo di Aiace, è un ridicolo che non produce sofferenza. Molto tardi infatti l’arconte eponimo diede possibilità a una commedia di essere rappresentata ufficialmente. Alla commedia non fu mai data la stessa dignità della tragedia. La poetica di Aristotele è un’opera esoterica che presuppone conoscenza nei lettori. Aristotele fa innanzitutto un’analisi etimologica. Comodia viene o da comos o da come. Comos è la baldoria tipica della falloforia, una baldoria fatta di battute e di scherni. Come in dorico vuol dire invece villaggio ed equivale al demos attico. È una etimologia forzata, sono i doria a volere questa etimologia perché rivendicano la scoperta della commedia. L’dea di Aristotele è comunque di derivazione dionisiaca. Gli archetipi letterari della commedia sono l’oratoria di V secolo per la parte riservata all’Agòn comico e soprattutto la poesia giambica di Archiloco e Ipponatte, fatta di aprosdoketon, neologismi, onomastikomodein. Le parti di una commedia antica hanno tanti rapporto con l’oratoria. Una commedia arcaia ha un prologo in trimetri giambici in cui l’eroe comico svela il suo piano d’azione. Poi c’è la Parodo canto di ingresso del coro. Le feste sono le Nemee, che si celebrano a febbraio, alla fine dell’inverno. La Parodo è in metri lirici. Il coro dell’arcaia è di 24 elementi, il doppio del tragico. E’ un coro più importante di quello tragico, le commedie prendono nome dal coro. I coreuti sono animali o cose inanimate. Del Corno dice “ I cori in Aristofane sono allegorici segni di una perduta simbiosi con gli elementi della natura.”. Per lui la commedia è un modo per reagire, un tentativo di liberarsi dagli schemi, ha una funzione apotropaica. In termini scenografici vi era una grossa spesa per allestire un coro comico. Alla parodo segue l’Agòn, nuvoo rispetto alla tragedia. E’ lo scontro verbale tra il protagonista e l’antagonista, scontro di parole dure, ci sono posizioni antitetiche. Nell’agòn si vede il debito con l’oratoria giudiziaria. Segue la Parabasis, in cui i coreuti dell’orchestra cominciano a sfilare nella cavea accanto agli spettatori, e discutono di argomenti che con la commedia non hanno nulla in comune. E’ una rottura della finzione scenia, nelle nuvole Aristofane dice che quella non è la commedia rappresentata per la prima volta: vi sono dunque elementi di metateatro. E’ la parte più interessante ma la più peritura, è legata al momento storico. Segue poi l’esodo dove si fa una gran baldoria, i personaggi e il coro escono facendo il komos dionisiaco.

ARISTOFANE 445-380 a.C unico superstite della triade, leggiamo 11 commedia complete

Primo periodo: Acarnesi 425, Cavalieri 424, Nuvole 423, Vespe 422, La Pace 421 (di Nicia).

Orazio metteva in evidenza della Prisca Comedia il fatto ch gli autori fossero dei fustigatori di costumi e bollavano moralmente. Di fatto l’arcaia ha una valenza soprattutto politica, i commediografi parodiavano i rappresentanti di certi gruppi politici. Nella prima fase Aristofane ha sempre di mira Cleone, il successore politico di Pericle, che è sempre dipinto come un capo demagogico lontano dal prestigio del predecessore. Cleone si riscatterà nel momento della morte, nel duello intorno alle mura affrontando il re spartano Brasida che porterà alla pace di Nicia del 421. Cleone viene spesso chiamato per nome. Cleone rappresenta i ben pensanti e i possidenti terrieri distrutti dalla guerra del Peloponneso. L’esercito bivacca in attica. I mercanti si arricchiscono i possidenti no. Aristofane è un possidente, fu un ippeus. In nome della paresia? Porta in scena personaggi politici. L’onomastikomodein fu tollerato fino a un certo punto: all’inizio della carriera Arist ricorreva a pseudonimi. C’era paresia ma controllata, nel 440 nel decreto di Murrides si prendeva il controllo della paresia. I politici frenavano i comici. La valenza della commedia di primo periodo è politica. Nel primo ciclo i temi sono due: il desiderio della pace, e il tema dell’educazione dei giovani.

Acarnesi , coro di uomini (Acarne è demo dell’Attica) parla di Liceopoli, protagonista, che vuole la pace con Sparta e riesce ad ottenerla a modo suo. Liceopoli pensa che la guerra ha origine in un fatto di prostitute. Liceopoli ce l’ha con Lamaco e con i guerrafondai che speculano sulla guerra. Con il relativismo sofista il tema dell’educazione viene messo in discussione: Aristof è contro i sofisti e contro Socrate, sentito anch’egli come sofista. Aristofane non ha una parte costruttiva nuova da proporre sul tema se non all’interno del passato, si rifà alla costituzione soloniana, vuole un ritorno al passato. Quando al governo c’erano i benpensanti e i possidenti come lui. Vuole il ritorno all’antica paideia ateniese, quella simile alla goghè spartana. “peri i bambini c’è il maestro e per gli adulti c’è il teatro”. Aristofane è l’esempio dell’idea dei benpensanti contro Socrate e la sofistica.

La prima fase è la fase più impegnata sia culturalmente che politicamente, si pratica l’onomasticomodein contro Cleone, colui che sostituì Pericle, un salsicciaio. Negli Ippeis lo metterà alla berlina. Cleone morirà nel 421 ad Amfipoli contro Brasida causando la successiva pace di Nicia. I due grandi temi erano stati la pace e l’educazione dei giovani. Dal 421 al 414 non abbiamo commedie, era un periodo critico per la patria non ci fu la pace tanto bramata. Ci fu subito la vendetta sugli abitanti di Melo. E’ un periodo scuro, c’è la spedizione in Sicilia voluta da Alcibiade. Nelle commedie del secondo periodo, che va dal 414 al 405, la politica viene accantonata, sono commedie dell’utopia. Aristofane si ritira nell’utopia, non crede più nella pace e nei propri simili.

Del 414 sono le Tesmoforiazuse , la festa delle donne. Parla di donne a delle feste, donne ateniesi sposate ed inquiete, ce l’hanno con un tragico, Euripide, che ha messo alla berlina le donne. Non è una polemica estetica ma etica: Eur mette sulla scena donne incestuose. Fedra non può aspirare all’amore per il figliastro, secondo Aristofane. Arist è un tradizionalista. Si fa paratragedia, si rovescia i modello tragico come Ipponatte aveva rovesciato il modello epico.

Del 414 è anche la Lisistrata , si parla di pace, Lisistrata arriva a far pace con gli spartani con lo sciopero del sesso convincendo il demo spartano. Commedia nota, ci fa pensare. Nonostante abbia fatto gridare di gioia le femministe americane, e abbia fatto pensare che la donna avesse potere, Aristofane non sottolinea il ruolo della donna con questa commedia ma la pusillanimità degli uomini. Le donne servono a mettere in ridicolo gli uomini

Del 411 gli Uccelli , è commedia dell’utopia. E’ l’utopia politica, il poeta ha perso le speranze. Siamo alla vigilia del colpo di stato che porterà al governo Antifonte e gli aristocratici conservatori. La situazione è ancora critica. La città delle nuvole e degli uccelli accoglie 2 cittadini ateniesi stanchi della Atene corrotta. Upopa, re degli uccelli, concede loro la possibilità di fondare una nuova città fra cielo e terra accordandosi