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Appunti presi a lezione sui principali tragediografi dell’Antica Grecia
Tipologia: Appunti
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- (^) I Persiani (è l’unica che parla di un episodio storico e quindi reale, la battaglia di Salamina e la sconfitta dell’esercito persiano da parte dei greci. Anche se è ambientata in un contesto storico, in realtà ha qualcosa di esotico poiché è ambientata nel mondo dei persiani. C’è quindi quel viaggio nell’esotico che è comunemente rappresentato dalla tragedia greca) - (^) Prometeo incatenato, questa tragedia non solo è incerta per la datazione. Alcuni critici pensano non sia una tragedia eschilea. È una tragedia molto importante perché discute del rapporto che c’è tra Prometeo e Zeus. Prometeo è un filantropo che ama la condizione degli uomini al punto che gli ha donato il fuoco contro il volere di Zeus. Per questa sua azione Zeus lo fa legare sul Caucaso, esponendolo alle intemperie e a una sofferenza tremenda, poiché un’aquila gli divora il fegato. La tragedia è importante perché discute del potere di Zeus e anche di questo dio filantropico. Viene fuori una critica al potere di Zeus che è così intransigente nella gestione del suo potere perché è un dio giovane che si è insediato da poco - (^) Supplici, tragedia corale, perché si parla delle 50 figlie di Danao che sono inseguite dai rispettivi mariti. Questa tragedia conserva una didascalia : sono delle introduzioni alla tragedia in cui vengono elencati i personaggi ma c’è anche una datazione della tragedia. La didascalia ci dice che fu rappresentata insieme a una trilogia di Sofocle, il quale vinse per la prima volta ad Atene dopo il 468 (Prima di lui quindi la tragedia aveva un personaggio, l’eroe tragico, e il coro. Era una sorta di botta e risposta tra il protagonista e il coro che rappresentava la comunitò, che discuteva sulle modalità di azione dell’eroe, sulla sua condotta e sui valori che egli rappresentava). Eschilo rende la tragedia molto più dinamica, perché mette in contrapposizione due personaggi, quindi crea in un certo senso anche gli episodi. Gradualmente si riduce la portata del coro. Opere:
Le tragedie di Eschilo sono tragedie corali, al coro vengono affidate intere parti.
- (^) Deresponsalizzazione del singolo. Il singolo subisce tutto questo, è costretto a fare certe scelte perché dietro di lui c’è l’ereditarietà della colpa. Eschilo è il primo che mette in evidenza come il castigo degli dei non necessariamente si concentra sull’autore della colpa ma può addirittura coinvolgere tutta la famiglia e gli eredi ed estendersi quindi sul genos, le generazioni future.
Eschilo ha anche risolto il problema della limitatezza della scena : il teatro greco non
- (^) Castigo della hybris e della sua ereditarietà - (^) Pathei mathos: imparare soffrendo. La sofferenza si può giustificare col fatto che l’esperienza dolorosa è fondamentale per crescere, imparare e capire cosa è il mondo. Alla fine di questa sofferenza ci sarà sempre una speranza, una riabilitazione dell’eroe. Alla fine gli eroi imparano qualcosa pur se non sono loro i colpevoli di quelle determinate colpe. - (^) Libertà della volontà dell’uomo , come mai un uomo che non ha commesso colpe è costretto a espiare le colpe degli antenati. - (^) Oreste : trilogia legata (legate cronologicamente) sono Agamennone, Coefore, Eumenidi. Unica trilogia cronologica legata del mondo antico giunta a noi (ogni tragediografo partecipava alle Grandi Dionisee mettendo in scena in una giornata 3 tragedie e 1 dramma satiresco). All’inizio queste tragedie erano tra di loro legate, cioè parlavano di un’unica storia che si sviluppava nelle varie fasi e generazioni fino all’ultima. Questa trilogia parla di Oreste che deve uccidere la madre. Eschilo finisce però questa abitudine di legare le scene, perché il problema di Eschilo era che il dramma di un eroe nasce da fatti che sono avvenuti in precedenza. Quello che gli interessava era mostrare l’ereditarietà della colpa. Qui compare il terzo attore, novità non eschilea perché l’introduzione del terzo personaggio si deve a Sofocle. È il primo, appartiene quindi a una cultura più antica e arcaica che è la cultura dell’Atene e degli inizi di V secolo, un’Atene in ascesa dal punto di vista politico, economico e culturale. Eschilo è quindi il tragediografo dell’ascesa politica e culturale di Atene. I temi che gli interessano sono: nell’Olimpo e quindi non ha la benevolenza che potrebbe avere un dio più anziano e esperto. Prometeo ricatta Zeus perché egli sa che il potere di Zeus sarà messo in crisi da un figlio che nascerà da un suo matrimonio che sarà molto più potente e arriverà a destituirlo dal potere così come Zeus aveva fatto con suo padre Krono. Alla fine Zeus dovrà cedere a questo ricatto. - (^) Centralià di Zeus. In tutta la sua produzione Eschilo non fa altro che sottolineare la centralità di Zeus. L’unico caso in cui il suo potere venga messo in discussione è sul Prometeo incatenato. Ma ogni cosa dipende da Zeus, è legata e si deve a lui. C’è poi il kommodòs , una serie di versi recitati alternativamente dal personaggio e dal coro. È uno scambio lirico, di battute, tra un personaggio e il coro.
Abbiamo poche date certe delle sue opere.
Perché il teatro fa una cosa che raramente era stata fatta precedentemente, quella di entrare nelle dinamiche familiari, infatti Aristotele ci aveva insegnato che il momento della pietà è derivante dal fatto che la storia si ambientasse in ambienti familiari. I personaggi tra di loro dovevano essere familiari. Quindi la tragedia è il tentativo di capire che cosa avviene all’interno dell’oikos, all’interno delle mura domestiche. L’uomo rappresentava il legame tra la famiglia e la polis, rappresentava la coscienza civile e politica. Entrare all’interno di questi drammi familiari significava scoprire la centralità delle donne, quindi il teatro, che ci da questa nuova lettura di ciò che viene all’interno delle mura domestiche, ha privilegiato proprio i personaggi femminili. Ne ha fatto quasi l’emblema di questa condizione tragica. eroi. Gli eroi di Euripide sono visti in una maniera completamente nuova, perché scendono dal piedistallo della loro condizione superiore, qui sono degradati a uno status completamente umano. Spesso visti anche in condizioni di umile sostentamento, proprio perché loro escono da quella visione che aveva invece la tragedia classica di ritenerli dei superuomini. Sono uomini come gli altri e spesso vivono in condizioni anche pietose.