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Eschilo, Sofocle e Euripide, Appunti di Letteratura Greca

Appunti presi a lezione sui principali tragediografi dell’Antica Grecia

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 13/06/2026

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Di lui ci sono rimaste solo 7 tragedie. Ne ha composte però una novantina. Ad
Eschilo appartiene la prima tragedia che noi conosciamo per intero, è del 472 e sono
I Persiani. È l’unica tragedia di argomento storico. È ambientata non nel mondo
greco ma nel mondo persiano.
Inventa la figura del messaggero
Ha ridotto le parti dialogiche
I sette contro Tebe del 467. È la prima tragedia che possediamo che è preceduta
da un prologo (parte che precede la parodos, l’ingresso del coro nell’orchestra), è
quindi una tragedia moderna rispetto alla norma sia per il prologo sia perché il
dialogo predomina sulle parti corali, mentre le prime tragedie sono tutti di tipo
corale, questa comincia a dare grande sviluppo alla centralità dei dialoghi stessi,
degli episodi.
Fu il primo tragediografo che ebbe il diritto di replica delle sue opere (prima venivano
messe in scena solo una volta)
ESCHILO (525 - 456)
I Persiani (è l’unica che parla di un episodio storico e quindi reale, la battaglia di
Salamina e la sconfitta dell’esercito persiano da parte dei greci. Anche se è
ambientata in un contesto storico, in realtà ha qualcosa di esotico poiché è
ambientata nel mondo dei persiani. C’è quindi quel viaggio nell’esotico che è
comunemente rappresentato dalla tragedia greca)
Prometeo incatenato, questa tragedia non solo è incerta per la datazione. Alcuni
critici pensano non sia una tragedia eschilea. È una tragedia molto importante
perché discute del rapporto che c’è tra Prometeo e Zeus. Prometeo è un filantropo
che ama la condizione degli uomini al punto che gli ha donato il fuoco contro il
volere di Zeus. Per questa sua azione Zeus lo fa legare sul Caucaso, esponendolo
alle intemperie e a una soerenza tremenda, poiché un’aquila gli divora il fegato. La
tragedia è importante perché discute del potere di Zeus e anche di questo dio
filantropico. Viene fuori una critica al potere di Zeus che è così intransigente nella
gestione del suo potere perché è un dio giovane che si è insediato da poco
nell’Olimpo e quindi non ha la benevolenza che potrebbe avere un dio più anziano e
esperto. Prometeo ricatta Zeus perché egli sa che il potere di Zeus sarà messo in
crisi da un figlio che nascerà da un suo matrimonio che sarà molto più potente e
arriverà a destituirlo dal potere così come Zeus aveva fatto con suo padre Krono.
Alla fine Zeus dovrà cedere a questo ricatto.
Supplici, tragedia corale, perché si parla delle 50 figlie di Danao che sono inseguite
dai rispettivi mariti. Questa tragedia conserva una didascalia: sono delle introduzioni
alla tragedia in cui vengono elencati i personaggi ma c’è anche una datazione della
tragedia. La didascalia ci dice che fu rappresentata insieme a una trilogia di Sofocle,
il quale vinse per la prima volta ad Atene dopo il 468
(Prima di lui quindi la tragedia aveva un personaggio, l’eroe tragico, e il coro. Era una
sorta di botta e risposta tra il protagonista e il coro che rappresentava la comunitò, che
discuteva sulle modalità di azione dell’eroe, sulla sua condotta e sui valori che egli
rappresentava). Eschilo rende la tragedia molto più dinamica, perché mette in
contrapposizione due personaggi, quindi crea in un certo senso anche gli episodi.
Gradualmente si riduce la portata del coro.
Opere:
Ha introdotto 2 personaggi sulla scena
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  • (^) Di lui ci sono rimaste solo 7 tragedie. Ne ha composte però una novantina. Ad Eschilo appartiene la prima tragedia che noi conosciamo per intero, è del 472 e sono I Persiani. È l’unica tragedia di argomento storico. È ambientata non nel mondo greco ma nel mondo persiano.
  • (^) Inventa la figura del messaggero
  • (^) Ha ridotto le parti dialogiche - (^) I sette contro Tebe del 467. È la prima tragedia che possediamo che è preceduta da un prologo (parte che precede la parodos, l’ingresso del coro nell’orchestra), è quindi una tragedia moderna rispetto alla norma sia per il prologo sia perché il dialogo predomina sulle parti corali, mentre le prime tragedie sono tutti di tipo corale, questa comincia a dare grande sviluppo alla centralità dei dialoghi stessi, degli episodi.
  • (^) Fu il primo tragediografo che ebbe il diritto di replica delle sue opere (prima venivano messe in scena solo una volta)

ESCHILO (525 - 456)

- (^) I Persiani (è l’unica che parla di un episodio storico e quindi reale, la battaglia di Salamina e la sconfitta dell’esercito persiano da parte dei greci. Anche se è ambientata in un contesto storico, in realtà ha qualcosa di esotico poiché è ambientata nel mondo dei persiani. C’è quindi quel viaggio nell’esotico che è comunemente rappresentato dalla tragedia greca) - (^) Prometeo incatenato, questa tragedia non solo è incerta per la datazione. Alcuni critici pensano non sia una tragedia eschilea. È una tragedia molto importante perché discute del rapporto che c’è tra Prometeo e Zeus. Prometeo è un filantropo che ama la condizione degli uomini al punto che gli ha donato il fuoco contro il volere di Zeus. Per questa sua azione Zeus lo fa legare sul Caucaso, esponendolo alle intemperie e a una sofferenza tremenda, poiché un’aquila gli divora il fegato. La tragedia è importante perché discute del potere di Zeus e anche di questo dio filantropico. Viene fuori una critica al potere di Zeus che è così intransigente nella gestione del suo potere perché è un dio giovane che si è insediato da poco - (^) Supplici, tragedia corale, perché si parla delle 50 figlie di Danao che sono inseguite dai rispettivi mariti. Questa tragedia conserva una didascalia : sono delle introduzioni alla tragedia in cui vengono elencati i personaggi ma c’è anche una datazione della tragedia. La didascalia ci dice che fu rappresentata insieme a una trilogia di Sofocle, il quale vinse per la prima volta ad Atene dopo il 468 (Prima di lui quindi la tragedia aveva un personaggio, l’eroe tragico, e il coro. Era una sorta di botta e risposta tra il protagonista e il coro che rappresentava la comunitò, che discuteva sulle modalità di azione dell’eroe, sulla sua condotta e sui valori che egli rappresentava). Eschilo rende la tragedia molto più dinamica, perché mette in contrapposizione due personaggi, quindi crea in un certo senso anche gli episodi. Gradualmente si riduce la portata del coro. Opere:

  • (^) Ha introdotto 2 personaggi sulla scena

Le tragedie di Eschilo sono tragedie corali, al coro vengono affidate intere parti.

- (^) Deresponsalizzazione del singolo. Il singolo subisce tutto questo, è costretto a fare certe scelte perché dietro di lui c’è l’ereditarietà della colpa. Eschilo è il primo che mette in evidenza come il castigo degli dei non necessariamente si concentra sull’autore della colpa ma può addirittura coinvolgere tutta la famiglia e gli eredi ed estendersi quindi sul genos, le generazioni future.

VISIONE TRAGICA DI ESCHILO

Eschilo ha anche risolto il problema della limitatezza della scena : il teatro greco non

- (^) Castigo della hybris e della sua ereditarietà - (^) Pathei mathos: imparare soffrendo. La sofferenza si può giustificare col fatto che l’esperienza dolorosa è fondamentale per crescere, imparare e capire cosa è il mondo. Alla fine di questa sofferenza ci sarà sempre una speranza, una riabilitazione dell’eroe. Alla fine gli eroi imparano qualcosa pur se non sono loro i colpevoli di quelle determinate colpe. - (^) Libertà della volontà dell’uomo , come mai un uomo che non ha commesso colpe è costretto a espiare le colpe degli antenati. - (^) Oreste : trilogia legata (legate cronologicamente) sono Agamennone, Coefore, Eumenidi. Unica trilogia cronologica legata del mondo antico giunta a noi (ogni tragediografo partecipava alle Grandi Dionisee mettendo in scena in una giornata 3 tragedie e 1 dramma satiresco). All’inizio queste tragedie erano tra di loro legate, cioè parlavano di un’unica storia che si sviluppava nelle varie fasi e generazioni fino all’ultima. Questa trilogia parla di Oreste che deve uccidere la madre. Eschilo finisce però questa abitudine di legare le scene, perché il problema di Eschilo era che il dramma di un eroe nasce da fatti che sono avvenuti in precedenza. Quello che gli interessava era mostrare l’ereditarietà della colpa. Qui compare il terzo attore, novità non eschilea perché l’introduzione del terzo personaggio si deve a Sofocle. È il primo, appartiene quindi a una cultura più antica e arcaica che è la cultura dell’Atene e degli inizi di V secolo, un’Atene in ascesa dal punto di vista politico, economico e culturale. Eschilo è quindi il tragediografo dell’ascesa politica e culturale di Atene. I temi che gli interessano sono: nell’Olimpo e quindi non ha la benevolenza che potrebbe avere un dio più anziano e esperto. Prometeo ricatta Zeus perché egli sa che il potere di Zeus sarà messo in crisi da un figlio che nascerà da un suo matrimonio che sarà molto più potente e arriverà a destituirlo dal potere così come Zeus aveva fatto con suo padre Krono. Alla fine Zeus dovrà cedere a questo ricatto. - (^) Centralià di Zeus. In tutta la sua produzione Eschilo non fa altro che sottolineare la centralità di Zeus. L’unico caso in cui il suo potere venga messo in discussione è sul Prometeo incatenato. Ma ogni cosa dipende da Zeus, è legata e si deve a lui. C’è poi il kommodòs , una serie di versi recitati alternativamente dal personaggio e dal coro. È uno scambio lirico, di battute, tra un personaggio e il coro.

Abbiamo poche date certe delle sue opere.

  • (^) Comprensione dell’azione dell’eroe, cioè della vicinanza alla sofferenza dell’eroe. Da questo punto di vista Sofocle viene rappresentato come quel tragediografo che ha fatto della pietà, della partecipazione al dolore dell’uomo la cifra stilistica del suo teatro. - (^) Aiace
  • (^) Decide di scindere le tre tragedie dal legame che avevano a livello di contenuto. Prima ognuna doveva essere un racconto dello svolgimento di ciò che era avvenuto nella tragedia precedente, quindi dovevano essere legate. Introduce questa novità perché per lui non era così rilevante l’ereditarietà della colpa, che era stato invece uno degli elementi centrali del teatro eschileo. Eschilo infatti diceva che un uomo può sbagliare e non essere punito perché la punizione poi ricade nelle generazioni future. Sofocle invece si concentra molto sul singolo eroe e per questo scinde ogni tragedia rendendola autonoma.
  • (^) Del dramma satiresco I cercatori di tracce/I segugi , ci rimane oltre la metà, dai papiri. Ci racconta com’era strutturato un dramma satiresco. Il dramma satiresco era posto alla fine della giornata ed era un dramma che raccontava il mito, più o meno secondo quello che era ereditato dalla tradizione, quindi aveva una struttura tragica però i personaggi erano vestiti da satiri. Il dramma era letto in chiave ironica. Secondo la tradizione il dramma satiresco fu introdotto proprio per restituire quello spirito che aveva la tragedia delle origini che nel tempo si era perso. GRANDI NOVITà CHE INTRODUCE SOFOCLE - (^) Edipo re
  • (^) Introduzione della scenografia. Il cambio di scenografia, facendo scorrere teli sul fondo rappresentando nuovi paesaggi, consentiva all’autore di far spostare il personaggio da una città all’altra. Questa novità ha consentito al teatro di diventare molto più dinamico, aperto e a facilitare eventi più ampi. - (^) Filottete , 409 - (^) Edipo a Colono, 401, parla di Edipo e della sua deificazione dopo la morte che avviene proprio a Colono perché lì era nato Sofocle A differenza delle altre tragedie, quelle di Sofocle erano conosciute dalla filologia ellenistica, si parla addirittura di 123 drammi ma ne conosciamo solo 7, come di Eschilo,questo perché fu una scelta scolastica della tarda grecità: - (^) A umenta il numero dei coreuti da 12 a 15 - (^) Antigone , 442, l’anno successivo, proprio per il grande successo conseguito con questa tragedia, diventa stratego - (^) Trachinie
  • (^) Introduce il terzo attore. Euripide sarebbe nato proprio il giorno della battaglia di Salamina (480). - (^) Elettra dobbiamo far risalire la nascita di Sofocle al 497. Secondo
  • (^) Il coro era pagato dal corego, colui che si faceva carico di allestire il coro i costumi ecc.

ETIMOLOGIA DELLA PAROLA ATTORE

  • (^) Il fatto di avere solo 3 attori va a inficiare anche il ritmo della tragedia, perché non ci sono dei passaggi veloci tra una scena e l’altra dal momento che ogni attore doveva Mentre in Eschilo c’era l’idea che la comunità, prendendosi a carico la condizione dell’individuo, lo portasse poi a superare la sofferenza, attraverso la giustizia della polis, qui c’è una solitudine dell’uomo che ha commesso il male che dialoga con gli dei: introduce la rassegnazione. Non possiamo fare a meno della sofferenza, è un carico che ci viene assegnato al momento della nascita e non possiamo in nessun modo eluderlo. ATTORI E CORO A Sofocle interessa prima di tutto concentrarsi sull’eroe, gli interessa capire cosa fa, cosa sente e come reagisce al peso degli errori, delle colpe e delle sofferenze. Per questo il teatro di Sofocle è il primo che ci introduce nell’aspetto psicologico dell’eroe: come l’eroe reagisce alla sofferenza e cosa fa poi di conseguenza. In greco attore si dice hypokrités (iuprokités, cioè ipocrita) che deriva dal verbo hypokrìnomai che può avere due significati: ‘interpretare auspici o sogni’ oppure ‘rispondere a una domanda’. Quindi l’attore è colui che interpreta una parte o colui che risponde alle domande che gli vengono poste da un coro? Non sappiamo bene ancora quale sia la giusta interpretazione di questo termine ma una cosa è certa: possiamo dire che l’attore è quello che interpreta il mondo e lo spiega attraverso la sua condotta, ma più corretta è la seconda, perché il teatro non è altro che un mettere sotto processo il personaggio e quindi l’attore non è solo quello che interpreta il mondo del drammaturgo ma è anche quello che risponde.
  • (^) Era pagato dalla città, era la città che decideva quali avrebbero dovuto essere gli attori di ogni singolo teatro. L’eroe tragico è un eroe chiuso in sé stesso e deve lottare col proprio destino e la propria sorte. Nel momento in cui si avviluppa intorno alla propria condizione di sofferenza, scopre una cosa terribile: che pur nella volontà di commettere il bene, ogni uomo scopre che la sua azione può anche essere destinata ad essere letta come azione malvagia. Quindi ogni uomo agisce con il desiderio di compiere il bene ma le condizioni esterne portano quel bene stesso a essere male. Questa è la novità tragica del teatro sofocleo. Il destino quindi è crudele per l’uomo perché gli procura sofferenze.

CARATTERISTICHE DELLA DRAMMATURGIA SOFOCLEA

I FINALI DELLA TRAGEDIA

  • (^) Molto spesso i tre attori non erano sufficienti, quindi spesso ci sono personaggi muti, si chiamano kophà pròsopa che sono testimoni per es. di qualcosa che avviene sulla scena o portano degli oggetti e quindi possono allargare quella possibilità ristretta di avere solo tre attori.
  • (^) Euripide rilegge il conflitto tra uomo e dio in una chiave originale, di spregiudicatezza: dice che il mondo degli dèi non può essere compreso, gli dèi sono anche ingiusti e crudeli verso gli uomini, perché possono indurre l’uomo alla follia e a compiere azioni terribili ma rimane una distanza incolmabile tra i due mondi. Questo porta la sua tragedia e restare incompiuta dal punto di vista del senso per noi, poiché alla fine tutto questo male che viene causato dagli dei agli uomini rimane privo di senso, come se il senso non possa essere spiegato. Mentre Sofocle dava una spiegazione del male e invitava gli uomini a rassegnarsi perché il dolore è qualcosa che abbiamo dalla nascita ed è parte del nostro destino, in Euripide il dolore non si capisce.
  • (^) L’altro aspetto del teatro euripideo è il grande dibattito che c’è dal punto di vista del commentare un’azione. È il teatro del giudizio, dei tribunali. Sono una specie di tribunali in cui si discute sul comportamento dell’eroe. Discute il coro e gli altri personaggi. Ciò che interessa non è tanto la storia ma la valutazione della storia fatta da punti di vista che sono tra loro divergenti. È un teatro che vive di dibattito. Quello che emerge è il conflitto di opinioni e valutazioni. È come se l’eroe venisse messo davanti a un tribunale in cui si decide di volta in volta se la sua azione merita di essere considerata giusta o ingiusta, ma ciò che interessa è l’equipollenza dei punti di vista contrastanti. È come se alla fine è quasi impossibile definire quanto sia giusto o colpevole il comportamento degli eroi. Mentre in Eschilo c’era la fiducia del diritto positivo dello stato (cioè la città si fa garante del fatto che c’è una giustizia), invece qui spesso il dibattito non porta a una definitiva condanna o assoluzione degli Secondo la tradizione era nato da un padre che faceva l’oste e la madre aveva un negozio di frutta e verdura. Non sappiamo se queste notizie siano vere, come nemmeno la sua data di nascita e la modalità di morte, cioè dilaniato dai cani. Tutto ciò potrebbe anche essere inventato per deridere Euripide appunto perché non era ben visto dalla maggior parte delle persone. Abbiamo inoltre tantissimi frammenti che attestano l’attività euripidea molto più rispetto agli altri tragediografi. Nonostante non fosse amato dai contemporanei, fu riscoperto e studiato successivamente. Una quinta volta vinse con Ifigenia in Tuaride che fu invece messa in scena dal figlio, quindi, come le altre tragedie come le Baccanti sono state messe in scena postume. Nonostante avesse composto più di 90 tragedie, vinse solo 4 volte.
  • (^) È paradossale perché diventa ispiratore anche della nuova commedia, sopratutto quella che avrà molto successo nel III secolo a.C, che non farà altro che ripetere dei canoni e formule introdotte da Euripide.
  • (^) Quindi è il rivoluzionario della tragedia ma ne segna anche la morte. Ce ne sono rimaste 17 perché oltre alle 7 che venivano lette nelle scuole in epoca tarda e bizantina, ne abbiamo altre 10 conservate per puro caso. L’ultima sono appunto le Baccanti e molto interessante è Il ciclope , un dramma satiresco.
  • (^) Non fu amato dal pubblico proprio per le novità introdotte, così fu costretto a rifugiarsi a Pella, dove visse in esilio.

Perché il teatro fa una cosa che raramente era stata fatta precedentemente, quella di entrare nelle dinamiche familiari, infatti Aristotele ci aveva insegnato che il momento della pietà è derivante dal fatto che la storia si ambientasse in ambienti familiari. I personaggi tra di loro dovevano essere familiari. Quindi la tragedia è il tentativo di capire che cosa avviene all’interno dell’oikos, all’interno delle mura domestiche. L’uomo rappresentava il legame tra la famiglia e la polis, rappresentava la coscienza civile e politica. Entrare all’interno di questi drammi familiari significava scoprire la centralità delle donne, quindi il teatro, che ci da questa nuova lettura di ciò che viene all’interno delle mura domestiche, ha privilegiato proprio i personaggi femminili. Ne ha fatto quasi l’emblema di questa condizione tragica. eroi. Gli eroi di Euripide sono visti in una maniera completamente nuova, perché scendono dal piedistallo della loro condizione superiore, qui sono degradati a uno status completamente umano. Spesso visti anche in condizioni di umile sostentamento, proprio perché loro escono da quella visione che aveva invece la tragedia classica di ritenerli dei superuomini. Sono uomini come gli altri e spesso vivono in condizioni anche pietose.

  • (^) L’altro aspetto è la centralità della figura femminile: piace molto a Euripide rappresentare sulla scena un dramma femminile , per es. Medea e Alcesti.
  • (^) L’altro aspetto interessante del teatro euripideo è l’innovazione musicale: introduce degli strumenti come le percussioni, che prima appartenevano esclusivamente ai rituali orgiastici, ma ha cambiato proprio la musica: ha reso le parti dialogate, le parti giambiche, le parti degli episodi come un canto evoluto e articolato rispetto alla semplicità e alla scansione del teatro tradizionale. Ma perché, dato che nell’Atene del V secolo le donne erano confinate al ginecèo?