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Biografia di sofocle, autore tragico greco, noto per le sue innovazioni nel teatro antico. Nato a colono, intraprese una carriera di autore e politico, rivestendo cariche come membro degli ellenotami e stratego. La sua attività teatrale è caratterizzata da 7 tragedie, tra cui 'aiace', 'antigone' e 'edipo re'. Introdusse innovazioni come l'abolizione dell'obbligo della 'trilogia legata', l'uso del terzo attore e l'aumento del numero dei coreuti. I personaggi sofoclei acquisiscono statura tragica attraverso la consapevolezza della loro fragilità e della loro impossibilità di lottare contro il destino.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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I dati della sua vita sono estremamente scarsi e si ricavano da una Vita anonima di età ellenistica. Sofocle nacque tra il 496/497 nel demo attico di Colono , sobborgo periferico di Atene in una famiglia di condizione elevata. La sua carriera iniziale non fu quella di scrittore ma bensì quella di attore/coreuta. Per questo si dice che nel 480 fu scelto per guidare il peana per ringraziare gli dei per la vittoria ateniese a Salamina. Intraprende quindi una carriera di autore tragico, che lo porta a ventisette anni a ottenere la sua prima vittoria in gara con Eschilo, il quale dopo la sconfitta subita da Sofocle, decide di esiliarsi volontariamente in Sicilia. Accanto all'attività di autore, Sofocle si impegna anche nella vita politica: tra il 443 e il 442 riveste una carica finanziaria molto importante: diventa membro del collegio degli ellenotami , i magistrati incaricati di amministrare il tesoro della Lega delio-attica;mentre insieme con Pericle, di cui è grande amico, diviene per la prima volta stratego della guerra contro Samo, che va in scena tra il 441 e il 440 avanti Cristo, e partecipa alla spedizione sull'isola.Nel 413 , ormai anziano, in seguito alla disfatta di Sicilia, viene nominato probuloi : il suo compito è quello di far parte di una costituente oligarchica che hanno il dovere di trovare soluzioni per superare il momento di difficoltà e riorganizzare la politica ateniese. Oltre a rivestire cariche politiche ebbe anche un ruolo religioso perché favorì la diffusione del c ulto di Asclepio : infatti la sua casa fu scelta per ospitare il serpente sacro del dio. Gli sono stati attribuiti da Aristofane da Bisanzio 130 titoli , tra tragedie e drammi satireschi; ma a noi sono giunte per intero solo 7 tragedie frutto di una scelta scolastica della tarda grecità: Aiace , Antigone, Edipo re, Elettra, Trachinie, Filottete, Edipo a Colono; di queste traggono ispirazione dalla saga tebana dei Labdacidi (Antigone, Edipo Re, Edipo a Colono), da quella troiana (Aiace, Elettra, Filottete) e dal mito di Eracle (Trachinie). Vinse per oltre 20 volte gli agoni teatrali, fu spesso secondo ma mai terzo. Nella tecnica drammatica, l'antichità attribuisce a Sofocle tre innovazioni importanti: abolì l'obbligo della "trilogia legata", usò per primo nella tragedia il terzo attore (usato poi anche da Eschilo in una scena dell'Orestea), portò da dodici a quindici i coreuti e perfezionò l'uso di scenografie. L'introduzione del terzo attore avrebbe comportato una maggiore articolazione dei rapporti interpersonali ed una nuova scioltezza dinamica del ritmo teatrale. L'aumento del numero dei coreuti da dodici a quindici infatti avrebbe consentito di accentuare la funzione del corifeo e dell'elemento spettacolare.Ma la riforma più sostanziale del teatro sofocleo consiste nell'abolizione della trilogia “legata”, in cui cioè i tre drammi sviluppano tre diversi momenti di un'unica saga: in Sofocle le tre tragedie, anche se presentate entro la struttura canonica della trilogia, svolgono ciascuna un soggetto mitico autonomo e pertanto fanno coincidere l'interesse sulla personalità di un singolo individuo-protagonista e sul suo destino, sul cui eroico agire e patire si focalizza l'intero dilemma tragico. I personaggi sofoclei acquistano statura tragica grazie al filtro operato dall'autore. Da tale procedimento hanno origine le considerazioni sull’ instabilità del destino dell’uomo e sull’impossibilità di valutare la sorte di un essere umano prima che abbia compiuto interamente il suo percorso. I personaggi sanno dunque che è impossibile lottare contro il destino , e ne acquisiscono tragica consapevolezza quando si compie: all’ostinazione di Antigone si oppone l'insensibilità di Creonte, saldo nelle sue decisioni fino a quando non apprende di avere causato la morte del figlio e della moglie; Edipo, sicuro di avere fatto tutto possibile per sfuggire alla profezia, capisce soltanto dopo una lunga indagine le parole di Tiresia. L'impossibilità di sottrarsi al disegno oscuro del destino rende la vita dell’uomo immensamente grande nella sua fragilità. L’essere umano, è costretto da limiti invalicabili: l’incertezza del domani, la precarietà del proprio essere, l'esperienza del dolore e la morte. La sfida dell’uomo che vive nella consapevolezza di tali limiti emerge prepotente dai versi sofoclei e, in particolare, dai canti corali (cfr. Edipo a Colono, 1224-1227: «Di
gran lunga non nascere è il destino migliore; l'altro, è tornare quanto prima, appena venuti alla luce, da dove si è venuti»). Tali convincimenti sono rappresentati dall’immagine ricorrente dell’uomo paragonato a un fantasma, a un'ombra vana, a cenere. È nell'accettazione del proprio destino di sofferenza e allo stesso tempo nella consapevolezza della propria nobiltà d’animo che si realizza la grandezza dell'eroe sofocleo. L'abbinamento ossimorico grandezza/fragilità che si realizza nei personaggi sofoclei costituisce una forma di eroismo profondamente rinnovata rispetto al modello tradizionale. Si tratta infatti di un eroismo destinato a realizzarsi nelle esperienze nelle decisioni individuali. Nei personaggi sofoclei, portatori di caratteristiche contrapposte si ravvisano reminiscenze di una visione arcaica ancora operante in Pindaro e, al tempo stesso, una fiducia rinnovata nell'essere umano , che si lascia definitivamente alle spalle la concezione eroica dell'epica. Tale prospettiva “umanistica" nasce dalla coscienza delle potenzialità dell’uomo e dalla sua capacità di guardare al futuro, nonostante i limiti dalla sua finitezza e fragilità. Nella definizione del destino dell'uomo assume un rilievo fondamentale il concetto di colpa, nel cui ambito si colloca ogni forma di eccesso (Üßpis) , come, ad esempio, l'atteggiamento di superbia nei confronti della divinità o la mancanza di misura nelle proprie decisioni. Nella concezione tragica dell'uomo che emerge dai personaggi di Sofocle, peraltro, il concetto di colpa sfugge a una delineazione univoca, tanto che il poeta giunge a ipotizzare nella stessa persona la tragica coincidenza di colpa e innocenza : Edipo ha un'unica preoccupazione, evitare il realizzarsi di profezia, e proprio per questo si macchia colpe che ha cercato di eludere (l’uccisione del padre e l'incesto). Oltre che per il tragico contrasto interiore, l'uomo sofocleo si caratterizza per il conflitto che lo oppone all'ambiente circostante e ne aggrava la disperata e risoluta solitudine. Tale conflitto si manifesta nella contrapposizione di scelte e di sentimenti che anima i personaggi sulla scena. Il contrasto fra le scelte estreme e la debolezza,risulta tanto più efficace quando tocca questioni come la gestione del potere, il rispetto per i morti o l'amore per i famigliari. Sofocle conferisce ai suoi personaggi una nuova levatura: la solitudine che nasce dalla consapevolezza della loro diversità. L’eroismo dei personaggi sofoclei si realizza dunque nell’individualità e nella solitudine. La divinità sofoclea è una presenza costante, che richiede un rispetto indiscusso (Zeus, in particolare), si manifesta nelle forme inquietanti del destino e parla attraverso l'oracolo di Apollo. Ma la volontà del dio non è immediatamente comprensibile : tra divinità e uomo domina incontrastata la categoria dell’ambiguità. Per questo, molti versi di Sofocle sono pervasi da un profondo sentimento religioso che trova una sua dimensione soprattutto nelle divinità infere e nella presenza divina nella natura. L'incertezza che domina la comunicazione tra uomo e dio è evidente nella centralità degli oracoli e nell'oscurità che li caratterizza. Essa infatti non segue il procedimento logico della ragione ma percorsi suoi propri , che lasciano spazio alla speranza e all'errore umano e che divengono chiari soltanto quando si realizzano nella sofferenza tragica. L’uomo cade in rovina proprio nel momento in cui pensa di trionfare, mettendo in luce la propria ignoranza e il proprio offuscamento. La vicenda di Edipo è, in tal senso, esemplare: egli si pone sulle tracce del responsabile dell'assassinio di Laio, suo predecessore, secondo le indicazioni dell'oracolo di Apollo, e, affidandosi all'impianto razionale dell'indagine per ricomporre il quadro degli avvenimenti, giunge a riconoscersi colpevole. Il dio, non l’uomo, è per Sofocle misura di tutte le cose: il poeta, che si muoveva nell'ambiente culturale dell’ Atene periclea , si confronta con il recente messaggio della Sofistica, che poneva l’uomo al centro del mondo. Sofocle esalta la grandezza dei mortali è la loro capacità di progredire; nondimeno, però, vi è un limite dinanzi al quale l'uomo stesso si deve fermare, riconoscendo la propria fallibilità e ammettendo che il proprio destino si trova nelle mani della potenza divina. Antigone, Edipo, Aiace, Filottete, Eracle, pur essendo innocenti o non essendosi volontariamente macchiati di colpe, devono soffrire: non c'è posto per alcuna giustificazione umana del dolore, ma soltanto per un'accettazione dell’imperscrutabile. I personaggi di Sofocle sono eroi della solitudine della sopportazione.