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Appunti di letteratura greca su Sofocle
Tipologia: Sbobinature
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Nasce tra il 495 e il 497, ad Atene, nel demo di Colono. È stato educato con grande larghezza di testi poiché proveniente da una famiglia ricca, e fu educato da diversi maestri (per esempio Lantro per la musica). Secondo la tradizione, nel giorno della battaglia di Salamina, lui avrebbe guidato il peana, Eschilo avrebbe combattuto e Euripide sarebbe nato dopo quel giorno. Per cui vediamo come anche qui gli antichi cerchino di trovare delle coincidenze (di Sofocle e di Eschilo potremmo esserne abbastanza certi, ma che Euripide sia nato il giorno dopo la battaglia è già più complicato da sapere). Era anche un attore, cominciò a recitare le sue tragedie, ma poi, probabilmente per problemi di voce, si limitò solo a scriverle. Interpretò Nausicaa (le donne non potevano recitare) e Tamiri (figlio di Filammone e della ninfa Arcilope, era un cantore che si vantava di essere più bravo delle muse che per vendicarsi lo accecarono e gli tolsero la possibilità di cantare). Fu sempre conservatore e molto attento alle vicende del periodo. Comunque molto attento alla cultura sofista, di cui non apprezzava molto l’insegnamento in quanto metteva in discussione la tradizione della città, religiosa e di giustizia. Era estremamente religioso e rispettoso, c’è un aneddoto che racconta Cicerone e che dice che a Sofocle apparve più volte in sogno Eracle, per indicargli l’autore di un furto, Sofocle si è poi rivolto alla giustizia, e poi in effetti si scoprì che quella persona, non nominata, era effettivamente l’autore del furto. Sappiamo che ebbe una moglie, Nicostrata, ebbe come amante Teonide, un’eterea, e in tarda età sarebbe stato l’amante di Archippe. Per cui sappiamo che ebbe l’incarico di stratego a Samo nel 443-442 e quello gli consentì di
A 80 anni il figlio Diofonte lo accusa di essere pazzo, poiché voleva la sua eredità, ma lui dice che era più che lucido e lo dimostra recitando i brani della sua tragedia “Leonida”. Dalle sue tragedie sembra un uomo pessimistico, ma in realtà gli ateniesi lo vedevano come un uomo solare, beato. Sulla sua morte abbiamo tanti aneddoti, come quello in cui si dice fu aggredito da un lupo. Muore nel 404, ultra novantenne, o strozzato da un chicco d’uva, o per la gioia della vittoria di un agone poetico, oppure recitando con troppo sforzo i brani della sua tragedia. Sofocle ha visto il meglio di Atene, e non l’ha vista crollare, nonostante in quel periodo fosse già sotto assedio degli spartani, sotto il generale Lisandro. Secondo la leggenda, sappiamo che Lisandro sognò di dover concedere agli ateniesi di seppellire Sofocle in tranquillità, per cui gli ateniesi in quel giorno poterono uscire dalla città e dall’assedio, proprio per seppellirlo. Caratteristiche essenziali del teatro sofocleo Le caratteristiche essenziali del teatro sofocleo sono: l’ironia tragica. È un elemento che troviamo spesso. “Ironia tragica” nel senso che le azioni dei protagonisti portano in maniera ironicamente tragica
dell’assassino di Laico non sa che sta cercando sé stesso, Creonte, nella sua inflessibilità, seppellirà Polinice, cosa che lui voleva impedire) le azioni dei protagonisti quindi portano a esiti opposti di quello che ci si potrebbe aspettare. Si cerca qual è la colpa di questi protagonisti, ad esempio
sposato la madre, forse la colpa è nella scarsa fiducia che lui pone negli oracoli, nell’eccessiva superbia (Edipo era noto per essere particolarmente irascibile), quindi si è pensato che in questa eccessiva sicurezza in sé stesso che consisteva la vera colpa di Edipo. Edipo è sostanzialmente vittima della sua eccessiva sicurezza. la condizione nei confronti degli dèi. Per quanto ci è dato cogliere il concetto di τύχη, cosi radicalizzato da Eschilo, resta sospeso. Sofocle di fronte a decisioni inspiegabili della divinità sospende il giudizio, perché noi non possiamo spiegarci perché una divinità prende quella decisione, l’uomo ha dei limiti, e quindi per certi aspetti la sofferenza che provano gli eroi delle sue tragedie è inspiegabile (in Eschilo c’era “impara attraverso la sofferenza”, era una prova data dagli dèi).
Edipo è presente in tutte le scene, tutto è costruito intorno a questo personaggio, la trama, la narrazione, i passaggi uno dopo l’altro, la ricerca incessante di Edipo, la razionalità. Gli eroi in Sofocle Gli eroi sono eroi solitari, eroi granitici, che hanno un carattere indomabile dall’inizio alla fine (Aiace, Antigone), mentre invece Euripide, ad esempio, aveva personaggi più complessi, che cambiano nel corso delle tragedie. Il coro ed il lessico Spesso il coro è come fosse uno spazio che il poeta si riserva per esprimere le proprie emozioni o per cantare qualcosa di particolare come la bellezza della sua terra, di Colono. Dalle notizie che abbiamo sappiamo che fu lui a portare il numero dei coreuti da 12 a 15. Rispetto a Eschilo (il coro ricopriva il 50% delle tragedie), in Sofocle si abbassa a 30%. Il lessico non è esagerato come quello di Eschilo ma ovviamente abbiamo
antitesi, contrapposizioni, ovviamente dovute alla tragedia). Opere
Gli antichi conoscevano 130 titoli di Sofocle, Aristarco ne considerava spurie 17, in sostanza quindi erano circa 114 titoli di tragedie e 15 titoli di drammi
In questa tragedia, che forse è l’emblema della classicità, un poeta tedesco disse “qui, in questo culmine di passioni, in questo rivolgersi della mente umana alle disgrazie più grandi, in questa tragedia, si coglie dietro un ordine e qui io ho capito quella che è la vera letizia”, è una sorta di catarsi (purificazione), dalle
massimo. Il mito di Edipo era conosciuto anche prima che Sofocle scrivesse la tragedia, abbiamo volte versioni precedenti, ma il mito che racconta lui è quello che viene definito il mito tradizionale. In poche parole, Edipo sposa la madre Giocasta e dopo la scoperta dell’incesto Giocasta si uccide e lui continua a regnare. In
presuppone che dopo la morte di Giocasta Edipo abbia sposato un’altra donna, avendo da questa i figli Antigone, Ismene Eteocle e Polinice. Il mito Edipo è il figlio del re di Tebe, Laio e di sua moglie Giocasta. Dopo il suo concepimento un oracolo rivela al sovrano che il nascituro è destinato a uccidere suo padre e giacere con sua madre. Laio ordina quindi a un servo di uccidere il neonato, ma, impietosito, il servo decide di affidare il bambino a un pastore che a sua volta lo cede al re di Corinto, Polibo, e a sua moglie Peribea, che non potevano avere figli. Edipo cresce quindi nella convinzione che i sovrani di Corinto siano i suoi veri genitori e quando un oracolo gli ripete la predizione fatta in precedenza a Laio, Edipo, convinto di rappresentare un pericolo per Polibo e Peribea, parte da Corinto e si dirige a Tebe. Sulla strada incontra un carro, si tratta di Laio, che si sta dirigendo a Delfi per consultare l’oracolo. Nessuno dei due uomini vuole lasciare il passo all’altro così ne nasce una disputa che si trasforma in lite e Laio rimane ucciso. La prima parte della profezia si è avverata. Edipo giunge quindi a Tebe, dove la popolazione è tormentata da una Sfinge, un mostro con la testa di donna e il corpo di leone che ogni anno esige in tributo giovani vite. La Sfinge infatti propone ai giovani tebani degli indovinelli a cui è impossibile rispondere e i malcapitati pagano la loro ignoranza con la vita. Edipo si offre quindi volontario per sfidare il mostro. La sfinge chiede a Edipo chi sia quell’essere che cammina prima con quattro gambe, poi con due gambe e infine con tre. Edipo risponde correttamente: si tratta dell’uomo. Così la Sfinge, sconfitta, si getta dalla rupe da cui dominava la città e Edipo viene nominato re di Tebe (infatti era già giunta notizia della morte di Laio) e sposa la regina, Giocasta. Anche la seconda parte della profezia si è avverata.
Trama della tragedia Il popolo di Tebe, afflitto dalla peste, supplica il soccorso del re Edipo, già salvatore della città dal flagello della Sfinge. Edipo li rassicura: ha inviato Creonte a Delfi a interrogare l’oracolo di Apollo per sapere come porre fine all’epidemia. Ritornato dal tempio, Creonte informa la città sul responso del dio: per porre fine all’epidemia bisognerà scoprire chi ha ucciso Laio, precedente sovrano di Tebe e marito di Giocasta, e bandirlo dalla città (o ucciderlo). La sua sola presenza in città, ignota ai più, è causa di contaminazione. Edipo esprime la propria intenzione a procedere con un’indagine per rintracciare l’omicida e porre fine all’epidemia, secondo le parole dell’oracolo. EPISODIO I Edipo manda a chiamare Tiresia, indovino capace di rivelare l’identità dell’assassino di Laio, ed emana un editto pubblico che prescrive la scomunica del responsabile del crimine, il divieto per tutti i concittadini di soccorrerlo, nasconderlo o intrattenere qualsiasi rapporto con lui e infine l’esilio lontano da Tebe. Giunto nel frattempo Tiresia, i due iniziano un dialogo che rapidamente precipita in un’accesa lite. Tiresia sa la verità, ma non intende rivelarla a Edipo. L’ostinazione dell’indovino desta i sospetti del sovrano che lo accusa di essere corresponsabile dell’omicidio di Laio. Accusato ingiustamente, Tiresia rivela che l’origine dell’epidemia non è altri che Edipo stesso, il quale, ormai infuriato, sconfessa le capacità profetiche di Tiresia trattandolo come un ciarlatano e lo accusa di ordire con Creonte una congiura per usurpare il trono del re. EPISODIO II Creonte, venuto a conoscenza della grave accusa lanciata da Edipo, difende la propria innocenza, ma la concitazione di Edipo, giunta ormai all’apice, accende una seconda lite. Edipo ormai diffida di Creonte. L’intervento di Giocasta pone momentaneamente tregua a questo dissidio. La moglie cerca di rassicurare il sovrano sostenendo che nessun mortale, Tiresia incluso, può prevedere il futuro. La profezia di LaioA riprova di ciò Giocasta racconta per la prima volta a Edipo la sorte del suo precedente marito Laio. A costui fu predetto che sarebbe stato destinato a morire per mano del figlio, mentre invece il figlio fu abbandonato su un monte e il marito trovò la propria morte aggredito da banditi all’incrocio di tre vie poco fuori Tebe. Questo dettaglio colpisce e spaventa Edipo, che a sua volta racconta per la prima volta a Giocasta la propria storia. Fuggì da Corinto, sua terra natale, perché un oracolo aveva predetto che sarebbe stato destinato a uccidere il padre e a congiungersi con la madre. Prima di arrivare a Tebe e diventarne il sovrano, giunto all’incrocio di tre strade, aveva ucciso un vecchio che gli si era rivolto in modo oltraggioso. Possibile che proprio lui abbia ucciso Laio, senza saperlo? EPISODIO III Un messaggero giunge da Corinto con l’annuncio che Polibo è morto di vecchiaia. La notizia risolleva i coniugi, Edipo e Giocasta, confermando il loro sospetto verso le predizioni del futuro. L’oracolo aveva sentenziato che Edipo
un percorso iniziale, abbandona la sua casa in età adolescenziale, dà una prova di coraggio e sposa una principessa. Le novità sono che poi in realtà l’archetipo, la nascita irregolare, l’incesto con la madre, apoteosi finale (appena accennata dell’Edipo a Colono, che ci fa vedere che lui si traduce in un essere retto.
Confronto tra la tragedia e una storia del folclore medioevale Una storia abbastanza simile la troviamo nel folclore del primo medioevo, la storia di un certo Gregorio, nella sua leggenda due principi che sono un fratello e una sorella si uniscono e si amano e da questa relazione nasce un bambino che viene abbandonato in una cesta (anche qui abbiamo l’archetipo del bambino abbandonato nella cesta), arriva ad un’isola in cui abitano dei monaci che lo allevano, il bambino cresce e quando apprende di essere un trovatello parte e va a cercare fortuna per il mondo, arriva vicino ad un castello assediato, dove è il principe che lo assedia, perché vuole convincere la principessa all’interno a sposarlo. Gregorio si trova lì e sfida il principe, lo sconfigge e sposa la principessa senza sapere che è proprio la madre. Dopo molto tempo però la verità emergerà, e allora il giovane, inorridito, decide di andare a fare una penitenza e decide di andare a vivere da solo su uno scoglio costantemente battuto dalle onde, e rimane lì per molto tempo, se nonché a Roma dopo tanti anni muore il papa e qualcuno ha un sogno profetico che diceva che bisognava andare a cercare il successore su uno scoglio deserto. Parte una delegazione dalla santa sede e trovano questo Gregorio che diventerà papa (papa Gregorio magno 590-604 d.C.). Entrambi hanno una colpa dei genitori e sono stati abbandonati, entrambi sono contaminati ma reietti della società, ma ugualmente reietti, sono aspetti della società che in egual modo misteriosamente incidono e cadono e vengono individuati nella stessa figura. Edipo e la psicoanalisi e Freud Freud scelse questo dramma come emblema del dramma che matura nella mente di ognuno di noi, in questo mito c’è la fondazione della psico analisi. Ne
scuoteva nell’antichità, perché si riconosce che in Edipo c’è la forza del destino, un destino particolare che può essere anche quello di tutti gli uomini perché l’oracolo fin dalla nascita ha decretato una maledizione per lui, e soprattutto dice “molti sognarono di unirsi alle proprie madri” e dunque c’è il segnale di una sorta di incesto represso che per Freud è alla base della psiche di ognuno di noi. Quindi è vero che il mito di Edipo ci fa e ci porta nelle profondità dell’inconscio, ci fa andare a raccogliere quell’aspetto che perlopiù rimane nascosto. Edipo è una rappresentazione di un aspetto dell’inconscio e un oggetto di riflessione da parte di Freud che porterà alla nascita della psicanalisi, per cui il fato della tragedia greca, in Freud diventa l’inconscio. Per cui la forza che era la divinità è sostituita dai nostri impulsi inconsci che ci fanno prendere le decisioni. In Edipo c’è l’incrocio fatale del figlio che uccide il padre, il padre è il modello di uomo ma deve essere sostituito dal figlio, che infatti deve uccidere il padre per affermare la propria personalità. Freud fa l’esempio di un piccolo paziente, un certo Hans, che è un bambino disadattato psichico che vuole uccidere il padre per avere la madre tutta per sé. Il paragone di quest’eroe del mondo greco con questo piccolo nevrotico gli viene spontaneamente e Freud ipotizza che il linguaggio dell’inconscio segue il linguaggio del mito. In qualche modo quel che
consumens, il modello consumistico è stato dunque indirizzato dalla sua attività. Lui sfruttò quindi gli aspetti psicologici che lo zio aveva studiato.