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Sofocle, vita, opere, pensiero, Dispense di Greco

Sofocle la vita le opere e il pensiero

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 09/11/2021

MarilisaCapuozzo
MarilisaCapuozzo 🇮🇹

4.5

(66)

156 documenti

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La vita
La vita di Sofocle copre per intero quasi il V secolo a.C. e si intreccia con le
vicende della democrazia periclea.
Sofocle nasce nel 497/496 a.C (6 anni prima della battaglia di Maratona dove i
greci battono i persiani) nel demo attico di Colono da una famiglia benestante.
Il tragediografo ricopre anche cariche politiche e religiose e si lascia
coinvolgere nel dibattito culturale intorno alla sofistica.
Innanzitutto ricevette la tradizionale educazione ginnico-musicale e secondo
la tradizione fu scelto nel 480 a.C. per guidare il peana (coro dei giovani) per
la celebrazione della vittoria di Salamina, per Atene è un momento felice ma
anche critico perché la battaglia ha costretto i cittadini ad allontanarsi dalla
città perché rimasta sotto il dominio degli aggressori persiani.
Nel 468 a.C inizia la sua attività di tragediografo.
Ricoprì anche alcune importanti cariche politiche e probabilmente nel
443/442, dopo la vittoria con l'Antigone, fece parte del collegio dei tesorieri
della lega delioatttica (lega tra Atene e le altre poleis, era inizialmente un
alleanza ma sostanzialmente Atene aveva il potere).
Nel 441/400 a.C fu eletto stratego con Pericle e si trova a contrastare la rivolta
di Samo.
Secondo Plutarco tra il 427/426 o tra il 421 e il 415 a.C. fu stratego con Nicia
Forse nel 413 a.C. fu membro del collegio dei probuli, cioè un consiglio di 10
membri organizzato per fronteggiare situazioni di grande pericolo.
Nel 406/5 secondo la tradizione muore, quindi a circa 90 anni. La tradizione
ce lo presenta come un uomo mite, temperante, assennato, è il “sofós” perché a
differenza di quanto avviene nel mondo romano arcaico, il poeta non viene
visto con disprezzo ma piuttosto è colui che sa indagare i problemi più
profondi della vita dell’uomo. Queste notizie su Sofocle ci arrivano da una vita
di età ellenistica che riporta fonti autorevoli come Aristosseno (discepolo di
Aristotele), il biografo alessandrino Satiro, un altro biografo Istro, Aristofane
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La vita La vita di Sofocle copre per intero quasi il V secolo a.C. e si intreccia con le vicende della democrazia periclea. Sofocle nasce nel 497/496 a.C (6 anni prima della battaglia di Maratona dove i greci battono i persiani) nel demo attico di Colono da una famiglia benestante. Il tragediografo ricopre anche cariche politiche e religiose e si lascia coinvolgere nel dibattito culturale intorno alla sofistica. Innanzitutto ricevette la tradizionale educazione ginnico-musicale e secondo la tradizione fu scelto nel 480 a.C. per guidare il peana (coro dei giovani) per la celebrazione della vittoria di Salamina, per Atene è un momento felice ma anche critico perché la battaglia ha costretto i cittadini ad allontanarsi dalla città perché rimasta sotto il dominio degli aggressori persiani. Nel 468 a.C inizia la sua attività di tragediografo. Ricoprì anche alcune importanti cariche politiche e probabilmente nel 443/442, dopo la vittoria con l'Antigone, fece parte del collegio dei tesorieri della lega delioatttica (lega tra Atene e le altre poleis, era inizialmente un alleanza ma sostanzialmente Atene aveva il potere). Nel 441/400 a.C fu eletto stratego con Pericle e si trova a contrastare la rivolta di Samo. Secondo Plutarco tra il 427/426 o tra il 421 e il 415 a.C. fu stratego con Nicia Forse nel 413 a.C. fu membro del collegio dei probuli, cioè un consiglio di 10 membri organizzato per fronteggiare situazioni di grande pericolo. Nel 406/5 secondo la tradizione muore, quindi a circa 90 anni. La tradizione ce lo presenta come un uomo mite, temperante, assennato, è il “sofós” perché a differenza di quanto avviene nel mondo romano arcaico, il poeta non viene visto con disprezzo ma piuttosto è colui che sa indagare i problemi più profondi della vita dell’uomo. Queste notizie su Sofocle ci arrivano da una vita di età ellenistica che riporta fonti autorevoli come Aristosseno (discepolo di Aristotele), il biografo alessandrino Satiro, un altro biografo Istro, Aristofane

di Bisanzio e altri autori tra cui lo stesso Aristotele. Notizie su Sofocle ci arrivano anche dal lessico della Suda e dal Marmor Parium. Morì probabilmnente tra il 406 e il 405 a.C. e si è ipotizzata questa data perchè sappiamo che nel 406 a.C. Sofocle era ancora vivo e fece vestire a lutto attori e coreuti per la morte di Euripide. Poi nel 405 quando furono rappresentate le Rane di Aristofane il nostro figurava già morto. Comunque sia, dopo la sua morte fu venerato come eroe ospitale (in greco si diceva Δεξίων ) perchè introdusse il culto di Asclepio (dio guaritore che proviene da Epidauro). La Produzione Aristofane di Bisanzio conosceva 130 drammi, e ne considerava 17 spuri (non scritti da lui). Per la Suda invece, i drammi di Sofocle erano 123. Del resto gli studiosi pensarono che Aristofane di Bisanzio avesse commesso un errore nel dire che 17 drammi erano spuri e invece di dire 17 volesse dire 7, dunque si fanno coincidere le fonti fissano il numero a 123. Tuttavia le tragedie che ci rimangono sono 7: Edìpo re, Aiace, Antigone,Trachinie, Elettra, Filottete e Edipo a Colono. La poetica e le innovazioni Per quanto riguarda le differenze tra Sofocle ed Eschilo possiamo dire che la prima grande differenza rispetto ad Eschilo sta nel fatto che Sofocle assegna particolare centralità all’eroe per questo si parla di umanesimo sofocleo (in Eschilo l’elemento predominante era il coro). Infatti se il teatro di Eschilo fu un teatro di idee, quello di Sofocle fu invece un teatro di grandi personaggi. I suoi drammi sono sempre dominati dalla figura di un grande eroe come Aiace, Antigone, Elettra i quali sono portatori di una visione morale fortemente personale che entra in conflitto con la realtà che li circonda. Inoltre molto spesso gli eroi non condividono i valori etici della comunità a cui appartengono a differenza degli eroi epici che vivevano in perfetta sintonia con la comunità di appartenenza condividendone valori e ideali (si pensi a Ettore nella società troiana). L’eroe sofocleo è solo che medita sul senso della vita e non trova una risposta alle sue domande, il dubbio domina incontrastato. A volte la separazione da una comunità è data anche da motivi

Sofocle introdue l’ antilabè che consiste in questo: un personaggio comincia a pronunciare una parte del verso e un altro personaggio interviene quasi a togliergli la parola di bocca, accentuando in tal modo la tensione della scena, il dialogo diventa piú concitato ed è solitamente brillante e vivace. Quest’effetto è ottenuto anche con l’introduzione del terzo attore che costituisce un ulteriore innovazione del teatro sofocleo e che serve certamente ad aumentare la drammaticità della vicenda rappresentata. Sofocle intervenne sul coro portando il numero dei coreuti da 12 a 15 e trasformandolo in un vero e proprio attore, partecipando più intensamente all'azione. Il fatto che il numero dei membri del coro fosse maggiore gli permetteva di dividerlo in due semicori da sette, ciascuno con un παραστατησ cioé uno dei coreuti, così il corifeo (colui che guidava il coro) era più libero di intervenire e dialogare con gli altri attori. Così Sofocle ridimensionò il ruolo preponderante del coro eschileo, a beneficio del protagonista. Secondo la critica il coro fungeva o da portavoce dell'autore, da semplice spettatore oppure da occhio divino, quindi sguardo indagatore della divinità. In realtà queste affermazioni non sono accettabili perché la funzione del coro si adattava alle diverse situazioni e mutava tanto all’interno della stessa tragedia tanto da una tragedia all’altra. Uno degli interventi tipici del coro nei drammi sofoclei avviene quando sembra che la sorte dell'eroe volga al meglio, e viene perciò intonato un canto di gioia che è stato chiamato dai filologi moderni iporchema, un canto che preannunciava la rovina finale, quindi l’esito negativo della vicenda. Questo è un espediente tipico dell’ironia tragica, dissimulazione utilizzata da Sofocle quando la vicenda sta per svolgersi per il meglio, sono quei momenti di gioia apparente che i protagonisti della scena vedono come eventi positivi che anticipano un finale felice ma che vengono interpretati antifrasticamente come preludio della disgrazia finale. Sofocle è infine indicato dalle fonti come colui che introdusse il terzo attore. L’introduzione della scenografia A Sofocle le fonti antiche attribuiscono anche l'introduzione della

σκηνογραφια, che secondo alcuni si tratta di scenari e di sfondi di palcoscenico dipinti ma molto più verosimilmente si trattava della pittura della skenè che rimaneva fissa durante l’agone. Istro riporta la notizia che Sofocle avrebbe introdotto i calzari bianchi per gli attori e i coreuti. Aristosseno invece dice che nel campo musicale Sofocle avrebbe introdotto il modo frigio del ditirambo cioè questo andamento scomposto nelle danze e nel ritmo. La poetica All’eterna domanda sul perché dell’ingiustizia del mondo Sofocle distaccandosi dall' etica ottimistica di Eschilo risponde con un inquietante silenzio: posta la domanda, non si sa dare risposta. Inoltre se Eschilo indagò le cause del male individuandole nella υβρισ, Sofocle si limitò a portare in scena gli effetti del male. Per lui l’uomo è incapace di comprendere le ragioni del dolore ed è condannato a subire una volontà divina imperscrutabile. Per Sofocle quindi la causa del male non sta né nella υβρισ né in quella del γενοσ ; il rapporto superbia che genera colpa (ubris ate) e che in qualche modo spiega la malvagità umana in Sofocle viene superata in quanto incapace di spiegare le ragioni della sofferenza dell’uomo. TEMI Possiamo dire che la tematica che sta alla base della poetica di Sofocle non è etica cioè di natura morale quanto piuttosto un problema di conoscenza. Molto spesso l'eroe compie azioni ignaro della realtà dei fatti per es. Eracle mette un bando con cui condanna all'esilio chi avrebbe ucciso Laio ma poi l'uccisore di Laio sará lui stesso. Praticamente l'eroe compie un gesto che è per lui positivo ma lo spettatore riconosce nel gesto la sua futura rovina mentre l'eroe acquista questa conoscenza solo dopo aver compiuto l'errore. Nel compiere le azioni l'eroe subisce un volere imperscrutabile che non può capire fino in fondo. Deianira si macchierà di una colpa di cui non si sente responsabile, uccide il marito.

Sofocle (come in Eschilo) garante della giustizia. Sofocle è rispettoso verso gli dei infatti introduce il culto di Asclepio ma comunque ha una visione pessimista. In particolare Sofocle insiste sull'oscurità e l'enigmaticità dell'operare divino. IL PENSIERO POLITICO In politica Sofocle fu conservatore, e fu distante dall'assolutismo e dalla democrazia. Fu diffidente nei confronti della cultura ateniese dei suoi tempi, rappresentate soprattutto dai sofisti, ciò non toglie che nell'Antigone si rifaccia a Protagora per la concezione del progresso umano. Lo stile La tradizione ci riporta il trattato sul coro περι χουρου a detta di Plutarco siccome il trattato è stato perduto indicava tre fasi dello stile di Sofocle. Nella prima fase sarebbe stato influenzato dalla solennità (stile solenne) dello stile di Eschilo, nella seconda da una certa artificiosità e asprezza, (stile artificioso) nella terza e ultima sarebbe stato teso a caratterizzare i personaggi dal punto di vista etico (stile eto poetico) Le tragedie che leggiamo oggi sono caratterizzate dallo stile eto poietico dove c’è una forte caratterizzazione dei personaggi, si tratta di uno stile elevato ma sobrio, sorvegliato che evita gli eccessi retorici e che sfrutta la polisemia cioè i diversi significati delle parole soprattutto nel senso dell’ambiguitá e dell’ironia tragica. Poi non mancano i colloquialismi, non solo per personaggi di medio basso livello sociale ma anche per quelli di alto rango quando si trovano in situazioni di particolare tensione. La struttura sintattica si fonda spesso sul parallelismo, presenta elementi in parallelo con l utilizzo dell ossimoro e dell antitesi mentre le metafore sono più ridotte. Per quanto riguarda le parti cantate c’è una maggiore varietà: abbiamo cori, assoli e duetti lirici. LE TRAGEDIE L'AIACE L'Aiace è la tragedia solitamente ritenuta più anticha tra quelle pervenuteci, sia perché era più vicino allo stile di Eschilo sia per la struttura della parodo, in

cui troviamo i tradizionali di marcia, assenti nelle altre tragedie. Questa tragedia è stata definita a dittico, siccome, così come l’Antigone e le Trachinie, poiché l’eroe principale muore molto prima della fine della tragedia. Interessante è vedere come Aiace resta protagonista anche nella seconda metà della tragedia, quando è presente in scena solo come cadavere e gli altri personaggi discutono su cosa fare di lui. Solo al momento della sepoltura con gli onori le due immagini di Aiace, quella della prima e quella della seconda parte del dramma finalmente coincidono. ARGOMENTO La tematica che si offre agli spettatori è ben nota al pubblico greco. La vicenda di Aiace Telamonio era già nota nell’Iliade e nel ciclo epico. Nell'Iliade nel libro XXIII si parla di Aiace che partecipa ai giochi funebri in onore di Patroclo e gareggia prima con Diomede nel duello della lancia e poi con Ulisse nella lotta. In entrambi i casi gli agoni si concludono in parità e in particolare nel secondo è lo sgambetto di Odisseo che gli permette di non cedere al nemico. Quindi Aiace appare come il più forte degli eroi dopo Achille ma anche come colui che è vittima delle frodi e delle furbizie degli amici. Nel libro XI dell’Odissea si apprende che per ingiusto giudizio le armi di Achille vengono assegnate ad Odisseo per cui l’eroe sdegnato e in preda all’ira si suicida. È l’esito questo della ατεμια cioè il disonore, la degradazione di fronte alla comunità che egli è costretto a subire e il suo ideale arcaico e pagano è quello di scontare la vergogna con il proprio sangue. L’Aiace di Sofocle non differisce per struttura dall’Aiace presentato dall’epica ma certamente ne accentua il carattere di eroe sofferente e isolato abbandonato dalla comunità alla quale appartiene. Qual è la problematica che Sofocle mette in scena? L’Aiace di Sofocle non differisce per struttura dalll’Aiace presentato dall’epica, ma certamente ne accentua il carattere di eroe sofferente e isolato, abbandonato dalla comunità alla quale appartiene. ARGOMENTO La tragedia mette in scena la follia e il suicidio di Aiace, furente perchè non ha ottenuto le armi di Achille: alla morte dell'eroe infatti gli Atridi avevano

diventa motivo di vendetta e di punizione da parte della divinità. La sua tracotanza viene punita. In realtà però l'interpretazione che Sofocle vuole dare è completamente diversa rispetto a quella di Eschilo, infatti non gli interessa il rapporto ubris- ate. Accanto al personaggio di Aiace ce ne sono anche altri: innanzitutto Tecmessa, la concubina che è figura di donna amata e appassionata, uno dei personaggi femminili meglio riusciti della tragedia sofoclea. E’ colei che avverte la sofferenza del marito e teme per a sua sorte. Antigone La tragedia mette in scena le vicende successive a quelle narrate nei Sette contro Tebe di Eschilo. I fratelli Polinice ed Eteocle si sono reciprocamente uccisi in duello e Creonte, ora re di Tebe, vieta la sepoltura di Polinice in quanto traditore. Antigone, loro sorella, contravviene all’editto di Creonte e riesce di nascosto a seppellire Polinice; scoperta, e portata al cospetto di Creonte, Antigone si difende dicendo di aver seguito non le leggi umane ma quelle divine e accusa lo zio di essersi posto con la sua decisione al di sopra degli dei, infatti il rito funebre va concesso a tutti gli uomini per volere delle divinità, neppure un re può opporsi al suo svolgimento. Chiaramente le accuse di Antigone inaspriscono ulteriormente la reazione di Creonte, già furioso per l’affronto subito, che condanna a morte la nipote. Sopraggiunge quindi Ismene, che dichiara di voler condividere il destino di Antigone, la quale reagisce però duramente in quanto ha dovuto compiere le esequie funebri senza nessun sostegno. Le due sorelle vengono quindi arrestate. Il figlio di Creonte, Emone, innamorato e promesso sposo di Antigone, prova ad intercedere presso il padre ma il colloquio si conclude in un disastro, Creonte è crudele e Emone non sa come aiutare l’amata. Creonte si reca quindi da Antigone per comunicarle di aver modificato la sua decisione: uccidere un membro della propria famiglia è un atto contronatura che potrebbe suscitare l’ira delle divinità, quindi il suo destino sarà quello di venir imprigionata in una grotta dove resterà tanto a lungo quanto vivrà. Creonte però si è già macchiato di un crimine contro gli dei: il rifiuto di dare

esequie funebri a Polinice. Turbato dagli ammonimenti di Tiresia, Creonte ritorna sulla sua decisione ma troppo tardi infatti Antigone, immaginando che Creonte potesse ricredersi, si era già impiccata. Alla scoperta di ciò Emone decide di uccidersi e, di fronte a Creonte, si trafigge con la spada. Dopo poco anche Euridice, dopo aver saputo della morte di Emone, si uccide a sua volta. Il sipario cala così su Creonte che, consapevole delle sue responsabilità nella tragica fine della sua famiglia, supplica gli dei di dargli la morte. Analisi Vediamo che tanto l’eroina Antigone che il suo antagonista Creonte condividono un destino di sofferenza, infatti tanto Creonte quanto Antigone sono condannati ad un destino di dolore e infelicità, nonostante Antigone avesse rispettato il volere degli dei. Dai loro destini emerge l’immagine di un’umanità sofferente, il cui destino è di compiangere se stessa e la sua misera condizione. L’Antigone pone in primo piano il contrasto tra Antigone e Creonte, tra legge naturale e legge umana, tra re e suddito, fra potere politico e cittadino, tra famiglia e stato come rivela Hegel. Vediamo allora nello svolgersi della tragedia la contrapposizione tra la figura di Antigone, che rivendica una legge di matrice divina fondata sulla famiglia e sulla tradizione, e Creonte, che rappresenta il tiranno arcaico e fonda il suo potere su un ordinamento politico nato da deliberazioni esclusivamente umane (il cosiddetto nomos). la protagonista del dramma è una donna. Una donna che si ribella, che non si sottomette quindi né alle leggi della sua città, né all’autorità patriarcale. Certamente il suo ruolo sociale non può che aggravare la sua posizione, Antigone pronuncia infatti contro Creonte delle accuse di notevole gravità: il re di Tebe non rispetta i suoi dei e quelle leggi che per secoli hanno naturalmente garantito il benessere della società. Quello di Antigone è un comportamento da uomo libero, non da donna in una società patriarcale arcaica. Ma Antigone non è, come si potrebbe supporre, osteggiata dall’intera città per la sua mancanza di rispetto nei confronti della legge e del potere, bensì scopriamo, attraverso l’intervento di Emone, che i tebani parteggiano

culturale dell’epoca. A ciò si aggiungono i temi tradizionali: Creonte viene punito dagli dei perché non si mostra ossequioso(rispettoso) nei loro confronti, Antigone d’altro canto conclude infelicemente la sua esistenza terrena perchè non riesce a integrarsi nello stato che ordina e prescrive i comportamenti dei cittadini. Ricordiamo anhe che Antigone, Esmene (sorella che inizialmente si schiera a favore dello stato ma che poi l’appoggia) Polinice ed Eteocle sono i figli di Edipo e Giocasta, e nascono da un amore incestuoto. Sono condannati alla colpa che di generazione in generazione si tramanda, anche se Sofocle non si soferma su questo né sull’apprendiment che avviene dalla sofferenza, ma sempre sulla fragilità e ll’infelicità degli uomini. una colpa che viene tramandata in generazione per generazione. Sofocle si concentra sempre sulla fragilità e sulla infelicitá degli uomini. Trachinie Il titolo significa «donne di Trachis” la città della Tessaglia in cui è ambientato il dramma e alla quale appartengono le donne del coro. Da 15 mesi Deianira non ha notizie di Eracle, suo sposo. Un oracolo aveva predetto che, proprio allo scadere del 15º mese dalla partenza dell’eroe, si sarebbe compiuto il suo destino: o la morte o il resto della vita in pace e felicità. Un messo annuncia il ritorno di Eracle e poco dopo l’araldo Lica conduce alcune prigioniere arrivate al suo seguito: tra queste c’è Iole, di cui Eracle è ora innamorato. Deianira, ingelosita, si ricorda di un vecchio dono ricevuto dal centauro nesso: questo, mentre moriva ucciso da Eracle, aveva promesso a Deianira che il filtro ricavato dal proprio sangue gli avrebbe assicurato l’amore dello sposo. La giovane decide così di portare in dono Eracle il filtro ma si tratta di un inganno: il filtro è in realtà mortale. Deianira, appresa la notizia di Eracle morente, si avvia al suicidio. Al risveglio gioisce alla notizia della morte di Deianira, che crede colpevole. Ma quando ode il nome di Nesso, memore di un oracolo che aveva predetto che solo un morto l’avrebbe ucciso, accetta di morire e dispone che il figlio lo bruci sul monte e che egli stesso sposi Iole. Come per l’Aiace e per l’Antigone, anche per le Trachinie si è parlato di struttura bipartita, a dittico. tematiche

Le tematiche dominanti nelle trachinie sono le seguenti: · il fraintendimento: Eracle ritiene Deianira colpevole della sua sventura anche se lei non ha colpe siccome ha creduto alle parole di Nesso, che l'ha ingannata; · falsità delle apparenze(come il mito dell caverna), l’uomo non sa cogliere la verità delle cose ma vede solo la suerficie e deve cosantemente indagare con la ragione per capire la verità. Giunto alla verità però è orma troppo tadi. · il rapporto umano-divino e destino: l’uomo soccombe di fronte al potere imperscrutabile del destino al quale non può sottrarsi · la potenza di eros: eros come il coro sottolinea più volte governa le vicende umane e alla forza di eros non si puo sfuggire,(come dice anche platone nel simposio) è una forza alla quale soggiacciono le divinitá stesse. È il caso dell amore che unisce deianira e eracle e iole e eracle · debolezza umana: le ultime disposizioni di Eracle che dà informazioni al figlio sulle proprie esequie e gli impone di sposare Iole sembrano un estremo, debole e smarrito atto di volontà dell’eroe ormai consapevole delle sciagure che hanno colpito lui e Deianira. Deianira non è come Clitemnestra, infedele e spietata, ma è vittima, per amore, di un crudele destino. · la vendetta, · la solitudine: Deianira in preda all’angoscia si togie la vita, nel talamo nuziale, la stanza dove le donne trascorrono la maggior parte della vita. Infine la scena finale, con eracle che capisce che non è stata la moglie a vendicarsi di lui ma nesso,e vede realizzare la profezia secondo cui sarebbe morto per mano di un morto. di eracle non si celebra l’apoteiosi pk venne divinizzato, e la sua morte rappesenta la fine di tutti gli uomini. · l’abbandono. All’interno di questa tragedia il problema principale che viene affrontato

momento Eracle e Iole meditano vendetta e poi quando sente il nome di Nesso capisce che la moglie non è responsabile della morte. A questo eroe che rappresenta la virilità ideale si contrappone la figura femminile di Deianira che è l’emblema della donna greca ideale, in lei si riconoscono la fedeltà della sposa, l’abnegazione, cioè lei vuole rispettare i suoi doveri di madre e di moglie, la tenerezza della madre, ma risulta tristemente isolata nel suo destino infelice. Ella stessa ne è consapevole ed è significativo che la sua morte avvenga all’interno delle sue mura domestiche dove trovano realizzazione quelle istituzioni che costituiscono la realizzazione di una donna nel mondo greco cioè il matrimonio e la maternità. Ad accentuare il pathos è il silenzio in cui spesso si svolgono le scene. Il finale resta ambiguo come in genere in tutte le tragedie di Sofocle, spetta allo spettatore stabilire se la conclusione sia risolutiva del dramma o meno. Eracle muore come tutti i mortali o c’è un apoteosi con il dio? Sofocle non risponde,ma il messaggio che intende proporre all’uditorio di respiro molto più ampio verte sull’accettazione della volontà divina e del destino che non sono razionalizzabili, la ragione non può compenetrare i misteri dell’esistenza umana, da qui la polemica con i sofisti che sorgerà nell’ Edipo re. EDIPO RE Nell’edipo re troviamo la saga di edipo, l’uccissione di Laio al seguito della quale edipo sposa la madre Giocasta e l’accecamento finale, che costituisce la novità rispetto al mito. La struttura del dramma consiste in uno schema di rovesciamento articolato sull’indagine che porta Edipo a scoprire come colpevole se stesso invece di un altro. Sulla città di Tebe incombe una terribile pestilenza. Edipo, divenuto re della città dopo averla liberata dalla Sfinge, interroga l’oracolo di Apollo a proposito dell’epidemia. Il responso è inequivocabile: per debellare il flagello che devasta Tebe, bisogna espellere dalla città l’assassino di Laio, il precedente re, ucciso da sconosciuti. Edipo convoca Tiresia per saperne di più e il vate, dapprima reticente, rivela che proprio Edipo è l’assassinio; Edipo, irato, lo scaccia. Giocasta, moglie in prime nozze del defunto Laio e attuale sposa di Edipo, volendo mostrare l’inaffidabilità degli oracoli, interviene e narra una

profezia che non si é avverata: Laio avrebbe dovuto essere ucciso dal figlio, ma il pericolo era stato sventato perché il re aveva fatto esporre il figlio neonato sul monte Citerone ed era poi stato ucciso da briganti. Il racconto insospettisce Edipo che a suo tempo aveva ucciso un uomo: le circostanze dei due omicidi coincidono sorprendentemente. Temendo di essere proprio lui l’assassino, Edipo che crede ancora che suo padre sia Polibo, re di Corinto al quale era stato affidato, convoca l’unico testimone della morte di Laio. Intanto si annuncia la morte di Polibo ed Edipo pensa con sollievo di essere ormai sfuggito un altro antico oracolo, che lo voleva uccisore del padre sposo della madre. Ma il messaggero rivela che Polibo era solo suo padre adottivo e che aveva ricevuto Edipo dallo stesso servo di Laio che era stato poi testimone della morte del re. Il servo conferma che il vero padre di Edipo era Laio e che Giocasta fosse sua madre. Quest’ultima, apprendendo la terribile verità, decide di impiccarsi; Edipo si toglie la vista e chiede di essere esiliato da Tebe, ma questo gli viene pietosamente impedito da Creonte. La tragedia si chiude con il patetico abbraccio tra Edipo e le figlie Antigone e Ismene. Vediamo che l’indagine sull’assassinio di Laio si ritorce sul suo promotore e vediamo come conseguenza un crollo di tutte le sicurezze che Edipo aveva in partenza: in particolare quella politica, connessa al suo ruolo di re, ma anche quelle legate alla propria intelligenza, che era stata dimostrata sciogliendo l’enigma della sfinge. In seguito alla disillusione Edipo approda alla disperazione e al raggiungimento di una dimensione più autentica, che è l’esperienza del dolore. Edipo diventa dunque modello di un eroismo del tutto umano: quello che scaturisce dalla coscienza che la precarietà e la sofferenza sono realtà della vita dell’uomo che non possono essere evitate. La conoscenza quindi provoca un rovesciamento della situazione di partenza e questo rovesciamento dimostra come l’uomo non sia in condizione di organizzare razionalmente la propria esistenza: e se lo fa come Edipo scopre che la sofferenza è dietro l’angolo. Gli oracoli costituiscono la linea tematica fondamentale della tragedia. In particolare l’oracolo relativo al destino di Edipo contribuisce a mettere in evidenza il tema del dolore: il suo inevitabile avverarsi all’insaputa del protagonista sottolinea la fragilità del personaggio rispetto alla volontà divina.

Edipo è l’uomo grande e infelice, ma anche uomo dell’equivoco e della duplicità, certamente è un uomo pio, ha salvato la sua città dalle minacce della Sfinge eppure vive nella più vergognosa impurità perchè ha ucciso il padre e si è unito alla madre, è sicuro di sè, è convinto di essere l’artefice della sua esistenza ma scopre di essere completamente succubo del volere degli dei, quindi egli si crede uno, si scopre a poco a poco un altro, per rivedersi nessuno e centomila, è in fondo il dramma dell’interiorità che l’uomo cerca e non riesce a trovare (paragone con Pirandello) Anche per Aristotele l’Edipo re era l’espressione più completa di tragedia perchè rappresentava il completo rovesciamento della fortuna, il passaggio di un uomo in un solo giorno dalla prosperità alla rovina, a seguito dell’amartia, cioè l’errore conoscitivo, morale e di identità, lui che infatti avrebbe dovuto salvare la città diventa causa delle sue sventure risultando più cieco dell’indovino Tiresia e infatti il dialogo con Tiresia, tutto giocato sull’opposizione vista-cecità conoscenza-verità alle quali corrispondono per riflesso la luce e l’ombra rappresenta il nucleo centrale di tutta la tragedia. Tiresia sa ma non vede, Edipo vede ma non può conoscere la verità. In una situazione che è anticipazione del suo paradossale rovesciamento. Alla fine Edipo si acceca, dandosi una punizione volontaria per colpe involontarie che egli ha commesso pur non sentendosene responsabile. L’accecamento era la punizione che si dava per crimini gravi, ricordiamo Polifemo che viola i principi dell’ospitalità… Edipo decide di uccidersi per rendere più sopportabile la sua colpa; in questo modo può parlare con i suoi genitori senza vederli e senza provare così forte la vergogna. Ma l’accecamento è simbolo anche di un’altra realtà; nell’epica cechi sono aedi e gli indovini. I primi proiettati verso il passato (rievocano le gesta eroiche), i secondi verso il futuro, perchè capaci attraverso un diretto contatto con la divinità di prevedere il domani. Edipo accecandosi ribadisce l’incapacità della ragione di pervenire ad una conoscenza profonda della realtà. Con questo gesto egli fa tuttavia un passo in avanti perchè si avvicia alla condizione dell’indovino Tiresia, pur rimanendo isolato nel suo abbandono. Anche questa volta Sofocle non dà alcuna soluzione perchè il male non ha soluzione.

Precarietà è sofferenza sono ineludibili nella vita dell’uomo le cui vicende si svolgono sotto l’egida, ossia il comando di una volotà imperscrutabile. La critica è alla volontà e alla pretesa dei sofisti di conoscere razionalmente la verità e di infrangere i valori tradizionali della polis. Elettra Si ritiene che l’Elettra di Sofocle sia precedente a quella di Euripide. Argomento: Oreste, con l'amico Pillade e il pedagogo, prepara la vendetta contro Egisto e Clitemnestra, assassini del padre Agamennone. Secondo l’inganno preparato, il pedagogo, giunto in città, riferirà a che ora è morto e Oreste stesso, sotto mentite spoglie, ritirai familiari le proprie false ceneri.alla notizia della morte di Oreste la sorella Elettra si dispera, ma nel frattempo l’altra sorella, Cristemide, Ha riconosciuto i riccioli di Oreste sulla tomba del padre corre a riferirlo Elettra, che però non le crede.all’arrivo delle ceneri la fanciulla perciò travolta dal dolore e Oreste, commosso, si fa riconoscere; ma la gioia che segue interrotta dal pedagogo che esorta all’azione. Oreste e Pillade entrano nella reggia e uccidono Clitemnestra. Nel frattempo giunge Egisto che, ignaro, varca la soglia del palazzo, dove scorge un corpo morto credendo che fosse il cadavere di Oreste, ma scoprendolo, apprende la verità e ormai senza scampo si lascia uccidere. L’Elettra è una tragedia cupa, dominata dal dolore di Elettra. Da un confronto con le Coefore di Eschilo e con l’Elettra di Euripide va segnalato il ritardo con cui avviene il riconoscimento, questo infatti riconosce che il fratello è vivo molto tardi, e questo non fa altro che evidenziare la sua sofferenza solitaria e la sua emarginazione. A differenza dell’Elettra di Euripide non c’è posto per il pentimento, qui il finale è caratterizzato da una soluzione favorevole ai protagonisti.Sofocle in altri termini sembra aver voluto proiettare anche sul finale la disperata solitudine della protagonista tema principale del dramma. L’Elettra mette in scena un dramma femminile ed è tragedia particolarmente interessante dal punto di vista dell’introspezione psicologica. Il vero fulcro