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Crisi Economiche del XX Secolo: Un'Analisi Storica, Appunti di Storia Economica

appunti di storia dell'economia del libro Politi

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 06/09/2017

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La grande depressione (20)
L’espansione degli anni venti negli U.S.A
Il periodo compreso fra il 1922 e il 1929 (I felici anni venti), fu caratterizzato dall’espansione
dell’economia mondiale. Il sistema monetario internazionale fu ricostruito, i traffici ripresero.
Lo sviluppo non fu uguale dappertutto: negli stati uniti fu molto inteso.
Gli U.S.A conobbero un periodo di prosperità, che si basò principalmente sul mercato
interno,stimolato dalla politica degli alti salari. Il ramo dell’industria che più si sviluppo fu quello
automobilistico.
Una grande espansione però ebbero anche le industrie chimiche ed elettriche,la cui produzione
raddoppiò.
Il “problema” degli States era che il mercato interno non riusciva ad assorbire la produzione e
quindi diventava necessario esportare,ma la politica isolazionistica rendeva più difficile gli scambi
con le altre nazioni.
La lenta crescita dell’Europa
In Europa la ripresa fu piuttosto fiacca, specialmente in GB e in Germania, mentre Francia e Italia
riuscirono a realizzare delle performance migliori.
La GB conobbe una crescita lenta con incremento della produzione di poco meno del 30% e un
aumento del Pil pro capite di appena il 12%. La conseguenza di queste lenta ricrescita fu un tasso di
disoccupazione elevato.
In Germania il problema del pagamento delle riparazioni costituì un grave ostacolo alla ripresa.
Infatti una parte della produzione nazionale veniva esportata e con i ricavi si pagavano i debiti di
guerra.
La Francia invece grazie alla “stabilizzazione del franco” e il recupero dell’Alsazia e della Lorena
riuscì ad ottenere risultati migliori: Il pil pro capite aumentò del 35% e le esportazioni salirono del
40%. Per la prima volta grazie all’aumento delle esportazioni la bilancia commerciale francese
divenne attiva.
In Italia:La battaglia del grano e la stabilizzazione della lira
Anche l’Italia profittò della congiuntura positiva degli anni venti. Nel 1929 la sua produzione era
aumentata del 58% facendo registrare un aumento del Pil pro capite del 21%.Dopo il “Biennio
Rosso” del 1919.1920,durante il quale vi fu l’occupazione delle terre da parte dei contadini colpiti
dall’inflazione,il potere fu preso dai fascisti con la “Marcia su Roma” (ottobre 1922).Dopo
l’uccisione di Matteotti(1924),fu instaurata la dittatura fascista e vennero sciolti i partiti politici e i
sindacati.
Il nuovo governo poté realizzare il pareggio di bilancio e diede spazio alla libera
iniziativa,avvantaggiando i proprietari terrieri e gli industriali i quali assieme al ceto medio
costituivano la base del consenso del fasciamo.
L’Italia era un paese povero di materie prime,e doveva per forza importarle allora la bilancia
commerciale rimaneva sempre passiva. Il nuovo governo tentò di ridurre la dipendenza dalle
importazioni cercando di produrre in patria almeno ciò che la terra offriva. Nel 1925 fu avviata la
Guerra del grano tendente a incrementare la produzione di frumento.
Inoltre il governo incominciò la bonifica integrale che contribuì anch’essa all’aumento della
produzione agricola.
Intanto l’aumento delle importazioni aveva determinato il peggioramento del cambio della lira
rispetto alle altre monete. Il governo nel 1927 decise la Stabilizzazione della lira ossia la sua
convertibilità in oro, e quindi la lira entrò nel Gold Exchange standard.
La crisi del 1929
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La grande depressione (20)

L’espansione degli anni venti negli U.S.A Il periodo compreso fra il 1922 e il 1929 (I felici anni venti), fu caratterizzato dall’espansione dell’economia mondiale. Il sistema monetario internazionale fu ricostruito, i traffici ripresero. Lo sviluppo non fu uguale dappertutto: negli stati uniti fu molto inteso. Gli U.S.A conobbero un periodo di prosperità, che si basò principalmente sul mercato interno,stimolato dalla politica degli alti salari. Il ramo dell’industria che più si sviluppo fu quello automobilistico. Una grande espansione però ebbero anche le industrie chimiche ed elettriche,la cui produzione raddoppiò. Il “problema” degli States era che il mercato interno non riusciva ad assorbire la produzione e quindi diventava necessario esportare,ma la politica isolazionistica rendeva più difficile gli scambi con le altre nazioni.

La lenta crescita dell’Europa In Europa la ripresa fu piuttosto fiacca, specialmente in GB e in Germania, mentre Francia e Italia riuscirono a realizzare delle performance migliori. La GB conobbe una crescita lenta con incremento della produzione di poco meno del 30% e un aumento del Pil pro capite di appena il 12%. La conseguenza di queste lenta ricrescita fu un tasso di disoccupazione elevato. In Germania il problema del pagamento delle riparazioni costituì un grave ostacolo alla ripresa. Infatti una parte della produzione nazionale veniva esportata e con i ricavi si pagavano i debiti di guerra. La Francia invece grazie alla “stabilizzazione del franco” e il recupero dell’Alsazia e della Lorena riuscì ad ottenere risultati migliori: Il pil pro capite aumentò del 35% e le esportazioni salirono del 40%. Per la prima volta grazie all’aumento delle esportazioni la bilancia commerciale francese divenne attiva.

In Italia:La battaglia del grano e la stabilizzazione della lira Anche l’Italia profittò della congiuntura positiva degli anni venti. Nel 1929 la sua produzione era aumentata del 58% facendo registrare un aumento del Pil pro capite del 21%.Dopo il “Biennio Rosso” del 1919.1920,durante il quale vi fu l’occupazione delle terre da parte dei contadini colpiti dall’inflazione,il potere fu preso dai fascisti con la “Marcia su Roma” (ottobre 1922).Dopo l’uccisione di Matteotti(1924),fu instaurata la dittatura fascista e vennero sciolti i partiti politici e i sindacati. Il nuovo governo poté realizzare il pareggio di bilancio e diede spazio alla libera iniziativa,avvantaggiando i proprietari terrieri e gli industriali i quali assieme al ceto medio costituivano la base del consenso del fasciamo. L’Italia era un paese povero di materie prime,e doveva per forza importarle allora la bilancia commerciale rimaneva sempre passiva. Il nuovo governo tentò di ridurre la dipendenza dalle importazioni cercando di produrre in patria almeno ciò che la terra offriva. Nel 1925 fu avviata la Guerra del grano tendente a incrementare la produzione di frumento. Inoltre il governo incominciò la bonifica integrale che contribuì anch’essa all’aumento della produzione agricola. Intanto l’aumento delle importazioni aveva determinato il peggioramento del cambio della lira rispetto alle altre monete. Il governo nel 1927 decise la Stabilizzazione della lira ossia la sua convertibilità in oro, e quindi la lira entrò nel Gold Exchange standard.

La crisi del 1929

L’economia mondiale,nonostante la fase espansiva degli anni 20 presentava alcuni squilibri fondamentali. La produzione sia agricola che industriale aumentarono notevolmente grazie ai progressi tecnologici, si venne cosi a determinare una sovrapproduzione cronica. Inoltre gli stati uniti (la potenza mondiale economica) si chiusero in un forte isolazionismo,essi difatti non entrarono nella Società delle Nazioni. Nel 1929 proprio negli states si manifestò una grave crisi borsistica. La crisi del ’29 fu una crisi universale in quanto essa colpi tutti i settori dell’economia e tutti i paesi capitalistici (a causa delle loro relazioni). La crisi esplose alla Borsa di New York,a causa di una forte speculazione da parte dei privati e delle banche.

La depressione negli Stati Uniti e in Europa La crisi di borsa tutta via non spiega del tutto la depressione successiva. La crisi di sovrapproduzione sopra citata fu aggravata dalla crisi borsistica in modo indiretto: a. Fallirono numerose banche e molti risparmiatori persero i loro depositi b. Le banche ridussero il credito alle imprese mettendole in difficolta c. Si contrasse la domanda di beni e servizi La depressione fu molto grave e durò a lungo. Le banche non riuscirono a recuperare i prestiti concessi e ne fallirono a migliaia, lo stato dovette intervenire per proteggere le più solide. Dagli stati uniti la depressione si diffuse in altri paesi tramite gli scambi internazionali. Essa provocò quasi ovunque gli stessi disagi,infatti ovunque si registrò una diminuzione dei prezzi,fallimenti di imprese e banche e una brusca diminuzione del commercio sia estero che interno. In Europa il paese più colpito fu la Germania, poiché la sua situazione era gia aggravata dal pagamento dei debiti di guerra, allora dovette intervenire nuovamente la “moratoria Hoover” che sospese tutti i pagamenti.

pose fine alle banche miste,attuando una divisione fra le banche che potevano emanare crediti brevi e quello che potevano emanare crediti a lungo termine.

La seconda guerra mondiale I germi della Seconda Guerra mondiale erano contenuti nei trattati di pace della prima guerra, che non seppero dare un assetto stabile all’Europa e lasciarono in giro insoddisfazione e spirito di rivincita. Molto più della prima questa guerra fu mondiale poiché coinvolse il 90% dei popoli della Terra. Essa fu inoltre una guerra totale,provocò dei danni enormi specialmente a causa dei bombardamenti aerei. La guerra scoppiò nel 1939 e duro fino al 1945, questa guerra fu più preparata perche tutte le nazioni avevano iniziato un programma di riarmo nazionale, soprattutto per favorire l’occupazione e la domanda interna. L’organizzazione dell’economia di guerra fu organizzata minuziosamente soprattutto dai tedeschi. Gli stati uniti non subendo la guerra sul loro territorio poterono sfruttare al massimo la loro capacità produttiva. Il costo della guerra fu di lunga superiore del costo della prima, e i modi in cui queste ingenti somme di denaro furono finanziate furono gli stessi (della prima). In più vi fu da parte del Giappone e della Germania lo sfruttamento sistematico dei paesi occupati.

Parte Terza L’economia contemporanea (1950-2013)

Una nuova rivoluzione:I problemi demografici (22)

I caratteri dell'economia contemporanea Dopo la seconda guerra mondiale iniziò un lungo periodo di nuove trasformazioni che va sotto il nome di "Terza rivoluzione industriale". Sono trasformazioni molto più profonde di quelle delle altre rivoluzioni,acceleratesi con l'avvento dell'informatica,che si è estesa alle comunicazioni facendo del mondo un "villaggio globale". Gli anni che vanno dalla seconda guerra ai giorni nostri hanno visto una crescita senza precedenti. La popolazione è aumentata di oltre due volte e anche la produzione di molte materie prime è cresciuta. Dopo la seconda guerra furono gettate le basi per una più solida convivenza fra le nazioni,basata sugli scambi internazionali. L'economia di tutti i paesi industrializzati conobbe una lunga fase di sviluppo (grazie alle nuove scoperte tecnologiche). Un'altra caratteristica del periodo in esame, fu la contrapposizione fra due modelli economici :L'economia di mercato e l'economia pianificata. Il primo modello fu seguito dall’Europa occidentale dal Giappone e dagli U.S. e si basava sul libero scambio, il secondo fu seguito dall’Europa orientale dall'unione sovietica e dalla Cina. (prevalse in seguito l'economia di mercato)

L'esplosione demografica La popolazione mondiale è passata negli ultimi 60 anni da 2,5 miliardi a 7,2. I tassi di natalità e di mortalità sono diminuiti dappertutto. La mortalità infantile è crollata nei paesi industrializzati, ma purtroppo rimane ancora elevate nei paesi più poveri. La vita media si è portata intorno agli 80 anni. Le cause dell'aumento demografico vanno ricercate nei progressi della medicina e della chirurgia.

Urbanesimo e grandi migrazioni Una delle conseguenze dell'aumento demografico è stato l'ulteriore espansione dell'urbanesimo. La popolazione urbana è intorno al 75% di quella totale. Le migrazioni hanno assunto nuove caratteristiche. Con l'entrate in funzione della CEE vi fu una forte corrente migratoria dai paese del Mediterraneo verso quelli dell’Europa centrale e settentrionale. Cosi come continuò l'emigrazione degli Europei verso le Americhe e l'Australia. A cause di queste forte migrazioni negli ultimi anni del XX secolo è stato molto più difficile reperire manodopera per lavori domestici, è stato perciò necessario accogliere immigrati provenienti dall'africa e dell'asia. Il fenomeno delle migrazioni di massa è uno dei principali problemi del mondo attuale.

  1. Il commercio elettronico : che consente di fare acquisti tramite internet si diffuse,e nacquero delle grandi società specializzate come l'americana Amazon
  2. Il commercio estero: conobbe nel dopoguerra una crescita continua agevolata dalla decisione dei principali paesi del mondo capitalistico di adottare una politica di libero scambio.

Fra le attività del settore terziario,un particolare sviluppo hanno conosciuto le attività finanziare. I sistemi bancari subirono profonde trasformazioni. Vi fu una de specializzazione delle banche, nacquero le banche universali (unione fra le banche commerciali e banche d'investimento) capaci di fornire qualsiasi servizio ai clienti, sia prestiti a breve termini che prestiti di lunga durata.

La ricostruzione dell'economia mondiale (24)

Gli accordi politici: Yalta e Onu I danni della guerra all'apparato industriale dei paesi che avevano subito bombardamenti si mostrarono subito inferiori a quanto fosse potuto sembrare. Gli Alleati cominciarono allora a progettare l'economia mondiale del dopo guerra. Il loro obiettivo era quello di sviluppare la cooperazione internazionale. Per fare ciò furono tenuti diversi incontri e si stipularono alcuni trattati, nel luglio del 1944 furono firmati gli accordi di Bretton Woods, nel febbraio del 1945 si svolse la conferenza di Yalta, e nel luglio dello stesso anno fu costituta a San Francisco l'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) e nell'ottobre del 1947 furono stipulati gli accordi per il commercio internazionale (GATT). Le intese più squisitamente politiche furono quello di Yalta in Crimea e quella di San Francisco. Alla conferenza di Yalta si incontrarono Roosevelt, Churchill e Stalin. Essa portò alla divisione del mondo in due zone di influenza : americana e sovietica. Sotto l'influenza sovietica caddero i paese del'est europeo e quelli asiatici come la Cina comunista,mentre sotto l'influenza americana caddero i paese occidentali dell’Europa e il Giappone. Inoltre la Germania fu divisa in due, a est la Repubblica Democratica Tedesca (sotto il potere sovietico) a ovest la Repubblica Federale Tedesca (sotto influenza americana). Si era allora stesa sull'Europa quella che Churchill definì la Cortina di Ferro(linea immaginaria che divideva l'Europa in due), ed era cosi iniziata la Guerra Fredda (contrapposizione politica senza conflitto). Nel 1961, dato che molti tedeschi dell'est scappavano nella parte occidentale della nazione tramite Berlino, Stalin fece erigere un muro che divise in due la città che rimase in piedi per oltre 30 anni. Alla conferenza di San Francisco nacquero le Nazioni Unite, con lo scopo di mantenere la pace e la sicurezza,realizzare la cooperazione internazionale. I paesi dell'ONU che all'inizio erano 50,attualmente comprendono tutti gli stati indipendenti della Terra.

Gli accordi economici: Bretton Woods e Gatt Più importanti per il successivo sviluppo economico mondiale furono gli accordi economici. A Bretton Woods i rappresentati di 48 paesi ripristinarono un sistema monetario internazionale basato sui cambi fissi. Si diede vita ad un nuovo Gold Exchange standard con una sola moneta convertibile in ora : Il dollaro. Grazie a questi accordi nacque anche il Fondo monetario internazionale(FMI) istituito per assicurare la stabilità dei cambi. Un altro istituto nato da questo accordo fu il BIRS (banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo),essa era stata istituita per finanziare la ricostruzione,siccome però una grande parte della ricostruzione fu finanziata con gli aiuti del Piano Marshall,la banca si dedicò al finanziamento dei paesi sottosviluppati. A Ginevra nel 1947 ventitre paesi firmarono il GATT un accordo sulle tariffe e sul commercio. Il Gatt rimase un semplice accordo multilaterale, esso si proponeva la fine degli accordi bilaterali, e l'affermazione della multilateralità nei rapporti commerciali,mediante l'applicazione della clausola della nazione più favorita e la progressiva riduzione delle barriere doganali. Il Gatt si occupò anche di rimuovere gli ostacoli di tipo regolamentare che limitavano gli scambi internazionali (controlli doganali,dumping)

Il piano Marshall L'immediato dopo guerra fu traumatico per le nazioni europee (il loro pil pro capite crollò),esse furono aiutate dagli Aiuti dell'Unrra un organismo istituito nel 1943 dagli Alleati con lo scopo di fornire aiuti gratuiti ai paesi devastati dalla guerra. L'Unrra erogò quasi 4 miliardi di dollari,inviando soprattutto viveri. Inoltre questo organismo si occupò anche di assistere i profughi e i perseguitati per ragioni politiche e razziali. Durante la guerra inoltre gli americani avevano rifornito anche i loro alleati di armi e di altri beni, alla fine del conflitto essi erano creditori per oltre 40 miliardi di dollari. Gli americani capirono che i paesi debitori non avrebbero potuto risarcire i debiti, e maturarono allora la convinzione che fosse nel loro interesse favorire la ricostruzione di tutti i paesi,alleati e sconfitti, destinati a diventare i loro partner commerciali.

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DALLA GOLDEN AGE ALLA CRISI (25)

La "golden age" Con il termine "golden age" gli storici fanno riferimento a quel lungo periodo di crescita economica che val dal 1950 al 1973 (presenta le caratteristiche di una fase "a" del ciclo Kondratieff). Si trattò di una vere "età dell'ora" che riguardò soprattutto i paese sviluppati, mentre il divario con i paesi arretrati si stava allargando,nonostante gli sforzi delle nazione prospere a fornire aiuti economici ai paesi del cosi detto "Terzo mondo". Nell'età dell'oro, la crescita del Pil pro capite raggiunse livelli mai registrati prima,soprattutto nelle nazioni uscite sconfitte dalla guerra (Giappone,Italia,Germania). La rincorsa incominciata due secoli prima era ormai terminata,infatti i principali paese industrializzati europei era più o meno allineati con la GB, mentre gli Stati Uniti erano definitivamente diventati la principale potenza economica mondiale. La nuova contrapposizione si aveva fra gli Stati Uniti da un lato e la Russia e il Giappone dall'altro. Con l'Unione Sovietica fu una contrapposizione politica ed ideologica. Con il Giappone viceversa ci fu una contrapposizione economica, i quanto i prodotti Giapponesi (soprattutto quelli elettronici) erano in grado di muovere concorrenza ai prodotti americani. Durante la golden age il commercio internazionale fece registrare un fortissimo incremento,grazie alla scelta di quasi tutti i paesi di passare al libero scambio e grazie al perfezionamento dei mezzi di trasporto. Infine le aziende multinazionali crebbero di numero.

I fattori della crescita La rapida crescita economica del dopoguerra fu dovuta a numeri fattori:

  1. Disponibilità di una tecnologia pronta ad essere utilizzata. Infatti fra il 1914-1945 si erano accumulate molte innovazioni,che non si erano diffuse a livello internazionale. Alla fine del secondo conflitto mondiale,molti paesi poterono attingere a questo serbatoio di innovazioni disponibili.
  2. Ruolo dello stato : In diversi paesi si registrò una forte presenza del settore pubblico,che da solo concorreva alla formazione di una consistenza quota del Pil. Lo stato si assunse il compito di stabilizzare la domanda e di garantire l'occupazione.
  3. Cooperazione internazionale : La cooperazione fra le nazioni, che era mancata nel periodo compreso fra le due guerre,si sviluppò successivamente quando furono costituite numerose organizzazioni internazionali.
  4. Formazione del capitale umano : Quasi dappertutto si raggiunse un più elevato grado d'istruzione delle popolazione e si riuscì ad abbattere l'analfabetismo.
  5. Disponibilità di capitali e sistema dei cambi fissi. L'economia poté giovarsi di un'abbondanza di capitali,i quali si potevano spostare facilmente,e poté giovare del sistema dei cambi fissi inaugurato a Bretton woods.
  6. Bassi prezzi delle materie prime e bassi salari. I quali permisero di ottenere beni di consumo a bassi prezzi.

La crisi: la fine del sistema dei cambi fissi Il periodo di intenso sviluppo economico che aveva caratterizzato il dopo guerra si interruppe all'inizio degli anni 70'. Il Pil continuò ad aumentare ma ad un ritmo molto basso, e la domanda aumentò ma molto lentamente,di conseguenza il commercio internazionale diminuì e la disoccupazione riprese a crescere. Due eventi segnarono l'inizio del nuovo periodo: 1)Il crollo del sistema monetario previsto a Bretton Woods.

  1. Gli shock petroliferi.
  2. Dato che parecchi paesi cominciarono a chiedere il cambio in oro dei dollari detenuti, il presidente americano Nixon nel 1971 dichiarò l'inconvertibilità del dollaro,il quale fu lasciato fluttuare sul mercato.

Nel 1973 il golden exchange fu abbandonato. Da allora i cambi divennero "fluttuanti" ossia determinate in base alla domanda e all'offerta delle valute.

Il primo shock si ebbe nel 1973: In medio oriente vi era una situazione instabile da quando nel 1948 fu instaurato in territorio palestinese lo stato di Israele. Quando scoppiò la quarta guerra arabo-israeliana,alcuni paese esportatori di petrolio,riuniti nell' OPEC, decisero di penalizzare gli Stati che avevano appoggiato Israele. Essi ridussero la produzione di petrolio e aumentarono il prezzo che arrivò quasi a quadruplicarsi in pochi mesi. I paesi industrializzati che dipendevano dall'importazione di petrolio per il funzionamente delle loro fabbriche subirono un vero e proprio shock e furono costretti a iniziare una politica di risparmio energetico. Nel 1979 si ebbe un nuovo shock: quando venne a mancare la produzione iraniana. In seguito ali shock petroliferi divenne conveniente ricorrere sempre di più al gas naturale. L'aumento del prezzo del petrolio ebbe due effetti principale: fece crescere i costi di produzione e di distribuzione di tutti i beni, e mise a disposizione dei paesi esportatori di petrolio di un enorme quantità di dollari, quasi tutti utilizzati per spese improduttive.

La stagflazione e disoccupazione L'inflazione galoppante che caratterizzò gli anni settanta e ottanta ebbe diverse cause: a. L'aumento del prezzo del petrolio che comportò un incremento dei costi di trasporto e della produzione di energia elettrica ->(L'offerta diminuisce) b. L'aumento dei salari rivendicato dai sindacati nei paesi sviluppati c. L'aumento della domanda di beni a cause dell'incremento demografico e della comparsa sui mercati di consumo di nuovi paesi. Per la prima volta un lungo periodo inflazionistico di verificò in tempo di pace e contemporaneamente a una fase negativa del ciclo economico, sicchè si coniò il termine stagflazione proprio per indicare la coesistenza di stagnazione e inflazione.

Dal fordismo al postfordismo Il modello fordista cominciò ad evolversi verso un nuovo modello, chiamato postfordismo. Il fordismo era caratterizzato dalla produzione di massa, attuata mediante la catena di montaggio e produceva per un mercato in continua espansione, alimentato dall’aumento di reddito delle famiglie. Il nuovo modello fu sperimentato dalla fabbrica giapponese Toyota, che decise di abbandonare la catena di montaggio e adottare una produzione snella più adatta alle esigenze del mercato e in grado di sfruttare le nuove tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni. Il modello fordista si era diffuso nel dopoguerra dagli stati uniti all’Europa e si adattava particolarmente alla produzione di automobili, elettrodomestici, ect. in quanto riusciva a sfruttare al meglio le economie di scala. A partire dagli anni 70, il modello fordista entro in crisi in quanto venne a mancare la possibilità di realizzare economie di scala. Ciò avvenne in quanto si ebbe la necessità si sostituire gli impianti la cui capacità produttiva però non sarebbe stata completamente utilizzata a causa della saturazione del mercato rendendo quindi inefficaci le economie di scala. Si andò cosi ad affermare il nuovo modello della produzione snella, che si fondava su una maggior flessibilità operativa, capace di adattarsi alle esigenze di mercato. Altra caratteristica fu il decentramento e la delocalizzazione: il decentramento produttivo consisteva nell’affidare determinate operazioni ad aziende più piccole cosi da poter aumentare o ridurre la produzione in base alle esigenze correnti. Con la delocalizzazione, le imprese trasferivano alcune fasi del processo produttivo in paesi dove vi erano condizioni più favorevoli, in particolare bassi costi della manodopera e una tassazione contenuta. Ultima caratteristica era di concentrare piccole e medie imprese in zone particolari che presero il nome di distretti industriali.

Neoliberismo e Globalizzazione (26)

Le politiche neoliberiste Con la svolta degli anni '70 di modificò il ruolo dello stato nell'economia. I liberisti avevano sempre sostenuto che il mercato sarebbe stato capace di risolvere autonomamente le crisi e perciò ritenevano che lo stato dovesse limitarsi alle sue funzioni essenziali( assicurare il rispetto degli obblighi contrattuali, garantire la stabilità della moneta). A partire dalla grande depressione degli anni 30', le teorie liberiste non erano state giudicate idonee ad affrontare e risolvere i problemi. Keynes aveva fornito la giustificazione teorica all'intervento dello Stato e le sue teorie di affermarono dappertutto nel secondo dopoguerra. Esauritasi la fase espansiva del dopoguerra,i neoliberisti ripresero il sopravvento sui keynesiani e riproposero,le teorie sulla capacità del mercato di autoregolarsi. In quegli anni i governi erano preoccuparti più per l'inflazione che per la disoccupazione e perciò si affidarono alle idee dei monetaristi che insistevano sulla necessità di una moneta solida. I neo liberisti inoltre al contrario dei keynesiani che puntavano sul sostegno della domanda, proponevano una politica dal lato dell'offerta. Secondo questa teoria era necessario: a. Attuare una decisa deregolamentazione dei mercati,rimuovendo norme e regolamenti che ne impedivano il libero funzionamento. b. introdurre forti sgravi fiscali,, nella convinzione che riducendo le imposte , si sarebbe consentito ai compratori di spendere di più. E infine se Keynes aveva visto l'intervento dello stato come una conseguenza del fallimento del mercato, i neolibersti sottolineavano il fallimento dello stato,che con il suo intervento avrebbe impedito il libero funzionamento del mercato. Reagan (neoliberista) sosteneva che lo Stato non era la soluzione dei problemi , ma era esso stesso il problema. E perciò ne chiesero il ridimensionamento. Quando però negli anni 2008/09 esplose una nuova crisi, il prestigio dei neoliberisti sembrò incrinarsi e molti di loro reclamarono l'intervento statale.

La globalizzazione La ristrutturazione economica e le politiche neoliberiste adottate in seguito alla crisi degli anni 70 favorirono la " globalizzazione dell'economia ". Con questo termine s'intende il fenomeno che ha portato alla formazione di un mercato mondiale dei fattori della produzione,dei prodotti e dei capitali. La globalizzazione dei mercati però non è un fenomeno del tutto nuovo,si può ricordare che già durante la Belle epoque si era formato un vasto mercato mondiale. Sicuramente però ai giorni nostri il fenomeno ha coinvolto un numero molto maggiore di paese, e soprattutto la globalizzazione moderna non tocca solo l'economia ma anche altri settori, come la cultura,le comunicazioni. La globalizzazione economica è stata sicuramente agevolata dalle attività delle multinazionali. La conseguenza è stata un'enorme intensificazione degli scambi internazionali,che comportano una maggiore interdipendenza delle diverse economie. In tal modo le decisioni assunte in un altro punto del Pianeta,fanno sentire i loro effetti anche in luoghi molto lontani.

Globalizzazione finanziaria. Una particolare importanza ha rivestito la globalizzazione finanziaria,che ha portato alla formazione di un mercato mondiale dei capitali. Ciò ha prodotto un'espansione dell'economia finanziaria,che in genere è contrapposta alla cosiddetta economia reale,costituita dalla produzione e dalla vendita di beni e servizi. Per cercare di comprendere questo fenomeno bisogna ricordare che i capitali in cerca di investimenti provengono principalmente dalle banche e dagli investitori istituzionali,essi sono delle società obbligati a impiegare i fondi disponibili in titoli o in immobili. I manager di queste istituzioni guidano la finanza internazionale e con le loro scelte influenzano l'andamento dei mercati. Negli ultimi anni gli investimenti finanziari hanno assunto sempre di più un carattere speculativo,inoltre va ricordato che sui mercati finanziari non ci sono più soltanto azioni e obbligazioni di società impegnate in attività produttive,ma dopo il 200 gli strumenti

finanziari si sono moltiplicati per il gran numero di derivati(titoli il cui valore deriva da un valore sottostante)immessi sul mercato. Il 90 percento dei derivati inoltre non è negoziano sui mercati ufficiali (borse) ma su mercati alternativi non regolamentati, sicché sfuggono a qualsiasi forma di controllo. L'economia finanziaria. è aumentata in maniera eccezionale,si stima che essa abbia un valore pari a quasi 13 volte di quella reale.

La crisi del 2008/ Sembra che verso la metà degli anni 90 una serie di elementi abbia concorso a imprimere un diverso andamento al ciclo economico. Durante gli anni novanta, gli Stati Uniti attirarono capitali da altri paesi (Giappone)per la fiducia degli investitori nella stabilità del dollaro. Le banche alimentarono la speculazione concedendo prestiti a chi desiderava investire in titoli,cosi come sostenne le famiglie mediante i mutui subprime termine che sta ad indicare i prestiti erogati per l'acquisto della casa a soggetti non in grado di addossarsi impegni finanziari continuativi. Siccome i mutui erano garantiti da un'ipoteca sulla proprietà acquistate venivano ritenuti sicuri dalle banche. Nel 2007 la domanda di case cominciò a diminuire,mentre molte famiglie non riuscirono più a pagare le rate del mutuo e persero l'abitazione. Il loro numero aumentò notevolmente, e le banche che le avevano finanziate si trovarono in difficoltà perché non riuscivano a rivendere le case dei debitori. Il fenomeno riguardò anche altri molti paesi. Nell'autunno del 2008 vi fu il crollo delle quotazioni di borsa di tutto il mondo. La crisi,sia pure in maniera diversa colpì tutte le economia del mondo. Gli stati allora furono chiamati ovunque per salvare banche ed imprese in crisi, tutte queste forme di sostegno furono effettuate mediante il ricorso all'indebitamento. Questa volta però i governi dei principali paesi cercarono di operare congiuntamente a differenza della crisi degli anni

La crisi europea degli anni 2012- A partire dalla seconda metà del 2009,la crisi sembrò arrestarsi. Ma la crisi non era terminata essa si ripresentò dopo pochi anni in altre forme ed interessò i "debiti sovrani" di alcuni Stati europei PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia, spagna e Italia)

L’egemonia degli stati uniti. Gli Stati Uniti uscirono rafforzati dalla seconda guerra mondiale. Durante il conflitto sfruttarono a pieno la loro capacità produttiva rendendo il gap tecnologico dell’Europa nei loro confronti evidente. Erano definitivamente diventati la maggior potenza politica, economica e militare del pianeta avendo inoltre preso coscienza del loro ruolo di leader nel mondo capitalistico. Gli Americani si sentirono responsabili di una grande missione: combattere il comunismo e diffondere i loro principi di democrazia, liberta individuale e del libero mercato. Il dollaro americano era stato posto a base del sistema monetario internazionale ed era diventato il mezzo monetario per i pagamenti internazionali. Altro elemento a testimonianza della crescita fu il Pil pro capite americano, che nel 1950 (più elevato di tutti) crebbe al tasso del 2,5% l’anno fino al

La crescita riguardo tutti i settori, l’agricoltura fece registrare un incremento della produttività e della produzione, ma il reddito contadino rimase molto basso, a tal punto che il governo federale dovette intervenire per sostenere i redditi degli agricoltori, ma non riuscì a evitare una sovrapproduzione di grano, che non sempre trovava acquirenti sul mercato internazionale. La conseguenza fu un’ulteriore riduzione degli addetti all’agricoltura e l’espulsione dal mercato di molte piccole aziende a favore di quelle più grandi e produttive. Le imprese continuarono a ingrandirsi. Le corporations divennero numerose e si affermo l’impresa multidivisionale , cioè organizzata in settori o in divisioni, ognuno dei quali con una sua autonomia funzionale e gestionale, essa si diffuse anche in Europa. Inoltre, si realizzò anche una netta separazione tra proprietà (dispersa fra un gran numero di azionisti) e il management aziendale che acquistava sempre maggior autonomia, diventando cosi i veri detentori del potere a discapito degli azionisti. Le corporation americane si diffusero in particolare nell’informatica, nell’elettronica, nella chimica e nei prodotti petroliferi. Esse diedero vita a un gran numero di conglomerate, imprese che operavano contemporaneamente in diversi rami produttivi commerciando Beni anche

molto diversi fra loro. Applicarono quindi economie di diversificazione che permetteva di avvertire il modo meno traumatico le oscillazioni della domanda in un singolo prodotto e di applicare economie di scala.

La reaganomics Chi gli stati uniti realizzarono buoni risultati anche dopo il 1973, Senza accusare il forte rallentamento del ritmo di crescita registrato in Europa e in Giappone. Negli anni 70 tuttavia conobbe una fase di stagnazione e di aumento dell’inflazione che portò l’applicazione della politica economica neoliberista che prese il nome del presidente, reaganomics. L’inflazione fu combattuta con la riduzione delle imposizioni con la quale si cercò di incentivare la domanda, taglio della spesa assistenziale, aumento della spesa militare e deregolamentazione dei mercati. La deregolamentazione riguardo in modo particolare il sistema bancario.Con reagnomics, le diseguaglianze sociali aumentarono e a ciò contribuì la riduzione delle imposte sui redditi elevati e i tagli sull’assistenza. L’elevata spesa della difesa non consentì una riduzione del deficit del bilancio federale, il quale aumentò come il debito pubblico, queste spese furono ritenute necessarie per contrastare l’unione sovietica definito impero del male. La spesa militare ebbe però anche la funzione propulsiva dell’economia la quale servì ad evitare una sovrapproduzione di beni di consumo facendo così diminuire la disoccupazione. Dalla fine gli anni 80 gli U.S. divennero di nuovo debitori perché importavano capitali, d’altra parte essi contribuirono a sostenere la domanda mondiale con i un incremento delle loro esportazioni, grazie anche alla riduzione delle tariffe doganali. Nonostante qualche difficoltà come la crisi borsistica dell’87 l’economia americana continuano a crescere e a metà degli anni 90 conobbe un lungo ciclo espansivo facendo sparire il disavanzo del bilancio statale e riducendo il debito pubblico. In questi anni vi fu anche la scomparsa del fordismo a favore di industrie piccole e snelle e spesso delle delocalizzate.

La crisi e le trasformazioni della società americana La fase espansiva continuò anche negli anni successivi, nonostante la breve crisi seguita all’attacco torri sue torri gemelle e la bolla speculativa originata dalla new economy (sviluppo tecnologico). La crescita fu sostenuta da una forte espansione del credito concesso con troppa facilità. Infatti nel 2007, tutti i nodi vennero al pettine e molti mutui subprime non furono rimborsati creando così una gran crisi. Nel 2008-09 la crisi continuò e i consumatori che sostenevano la domanda grazie all’indebitamento si trovarono privi di mezzi, anche a causa di una riduzione dell’occupazione. Come nel 29 si dovette affrontare una crisi di sovrapproduzione che vide la caduta dei consumi ed un ulteriore aumento della disoccupazione. Il governo federale dovette intervenire per salvare banche e imprese in difficoltà, abbandonando così la politica della deregulation inaugurata da Reagan. Gli stati uniti, comunque, stanno uscendo meglio di altri paesi dalla crisi anche perché posso contare su recenti rivoluzioni tecnologiche come quella della shale gas (che li rese quasi autonomi).

Il miracolo economico giapponese Il Giappone divenne, nel corso degli anni 80, la seconda potenza economica mondiale per Pil prodotto. Eppure aveva subito enormi distruzioni nella seconda guerra mondiale, A causa dei bombardamenti continui e degli attacchi nucleari a Hiroshima e Nagasaki. Le sue condizioni erano gravi, la disoccupazione era elevatissima, il Pil pro capite si è dimezzato, la popolazione soffriva la fame e la produzione agricola e industriale erano crollate. Ma a partire dal 1950 e fino al 1973, anche Giappone conobbe il suo miracolo economico , il pro capite aumento dell’8,1% all’anno. L’eccezionale sviluppo economico giapponese si basa su diversi fattori:

  1. La guerra di Corea(1950-53): permise il Giappone di rifornire le truppe americane di materiale bellico, in cambio di dollari, che si rivelarono preziosi per pagare le importazioni di materie prime facendo così ripartire l’economia.
  2. Gli aiuti americani: Essi occuparono il Giappone fino al 1952 aiutandolo a risollevarsi per farne il fedele alleato asiatico contro il comunismo.
  3. La disponibilità di una tecnologia avanzata: la tecnologia era disponibile a basso prezzo sul mercato internazionale consentendo così al Giappone di recuperare il gap tecnologico. Essi seppero approfittare meglio degli altri per due ragioni: disponevano di un capitale umano di alto livello e avevano un elevato volume di risparmio. Altro merito fu di riuscire a sviluppare una propria tecnologia soprattutto nel campo dell’elettronica in cui raggiunsero una posizione di primo piano.
  4. La partecipazione al commercio internazionale: fu un paese esportatore di prodotti ad alta tecnologia di ottima qualità specialmente verso gli Stati Uniti.
  5. L’azione dello Stato: adottò numerosi provvedimenti a sostegno dell’economia; tenendo bassi i tassi d’interesse, riducendo le imposte sui redditi e sugli investimenti, concedendo sgravi fiscali alle imprese, favorendo la costituzione di cartelli e varo varie misure protezionistiche. Altro imponente intervento fu quello della riforma agraria(1950) che ridistribuire le terre ai contadini.
  6. La collaborazione fra governo e imprese: consentire di predisporre specifiche politiche di intervento e persino di pianificazione.
  7. Collaborazione fra le singole imprese: in particolare le imprese che facevano parte dei keiretsu(imprese con partecipazioni azionarie incrociate), nuovi gruppi imprenditoriali eredi degli zaibatsu.
  8. La collaborazione fra management delle imprese e dipendenti: I manager garantivano la sicurezza del posto di lavoro e prevedevano dei benefici, in cambio della fedeltà dei dipendenti. Inoltre vi fu la diffusione di public companies, che consentì alle persone di diventare azionisti di grandi società, nelle quali erano spesso dipendenti.

Il decennio perduto del Giappone

Le economie sviluppate: L’unione Europea

Il mercato comune Nel secondo dopoguerra si avviò con convinzione un processo d’integrazione economica che in seguito portò alla nascita dell’Unione Europea. I paesi che aderirono furono chiamati a cedere una parte della loro sovranità. All’inizio gli sforzi furono concentrati sull’ampliamento dei mercati ritenuti troppo limitati, si reputava che solo mercati ampi e imprese di grandi dimensioni potessero assicurare economie di scale ed un aumento della produttività. Ma le rivalità fra i paesi europei non consentirono di ottenere buoni risultati sulla strada dell’ampliamento dei mercati.Perciò, il primo passo fu compiuto da tre piccoli stati Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo I quali diedero vita all’unione doganale, il Benelux(1948). Successivamente nel 1951 fu fondata la comunità europea del carbone e dell’acciaio (ceca) tra Francia, Germania, Italia e i tre paesi del Benelux. Ma il passo più importante fu compiuto con i trattati stipulati a Roma (Cee, Mec e Eurotam) nel 1957 dagli stessi paesi. Il più importante fra i tre fu il mercato comune, che si prefiggeva la libera circolazione delle merci, dei lavoratori, dei capitali e dei servizi. Si abolirono i dazi doganali e le restrizioni quantitative di scambi, fissando delle tariffe doganali comuni E garantendo la libera concorrenza. I risultati furono superiori alle attese La Gran Bretagna non vi aderire, perché non voleva rinunciare a parte della propria sovranità e ai suoi legami con i paesi del Commonwealth. Tuttavia, non era contraria al libero scambio infatti anni dopo chiese di essere ammessa al mercato comune, ma l’opposizione della Francia ne ritardò ingresso, che avvenne solo nel 1973 insieme all’Irlanda e alla Danimarca. La crescita economica dei paesi della comunità durante l’età dell’oro fu veramente imponente e miracolosa la produzione industriale e quella agricola conobbero una forte espansione e il loro commercio estero aumento di ben 2,4 volte fra il 1953 e il 1962. Di notevole importanza fu la politica agricola comunitaria (Pac), prevista tra i trattati della

comunità. La sua attuazione non fu facile, essa si proponeva di incrementare la produttività dell’agricoltura e di assicurare un equo tenore di vita ai ceti agricoli. Ma per realizzare questi obiettivi bisognò sostenere i redditi degli agricoltori, proteggendo la produzione della concorrenza estera, mantenendo i prezzi alti e acquistando le eccedenze(che venivano distrutte). Questa politica fu molto costosa e fu possibile abbandonarla solo negli anni 90.

L’unione Europea e l’euro Le crisi petrolifere degli anni 70 colpirono in modo particolare paesi europei e si aggiunse ad un rallentamento della crescita demografica ed un imponente flusso di immigrazione, questo portò ad una crisi generale. I principali problemi erano la disoccupazione e inflazione. La disoccupazione raggiunse livelli altissimi, e riuscì ad essere sopportata sono grazie al indebitamento pubblico. D’altra parte il tenore di vita degli Europei e l’elevato costo del lavoro metteva i prodotti europei in difficoltà sui mercati mondiali, perché dovevano confrontarsi con quelli a basso costo provenienti dai paesi in via di sviluppo. L’inflazione raggiunse livelli altissimi (in Italia e Spagna 16% l’anno) per questo motivo si adottarono politiche restrittive del credito, che non favorivano gli investimenti. Queste politiche ebbero successo solo dalla metà degli anni 80 quando l’inflazione inizio a decrescere. La necessità di combattere l’inflazione era dovuta anche ha un obiettivo che i paesi europei volevano realizzare: l’unione monetaria. Nel frattempo i paesi europei tentarono di limitare le oscillazioni dei cambi delle loro monete mediante degli accordi, Il più importante fu il Sistema monetario europeo che entra in vigore nel 1979. Esso non ebbe grande successo ed entrò in crisi nel 1992, proprio quando venne stipulato il trattato di Maastricht. Con il trattato la comunità economica europea si sarebbe trasformata in unione europea, con lo scopo di perseguire l’unione politica, economica e monetaria. Fu decisa l’introduzione della moneta unica, l’euro, e furono fissati rigidi criteri di convergenza ai quali i paesi dell’unione si devono attenere. Questi criteri miravano ad assicurare stabilità della moneta ed erano: contenere il deficit del bilancio statale entro il 3% del Pil e ridurre gradualmente il debito pubblico entro il 60% del Pil.

L’euro fu introdotto nel 1999 e nel gennaio del 2002 come moneta effettiva e venne adottato da 12 paesi su 15 (significativa eccezione della Gran Bretagna). L’emissione fu affidata alla Banca Centrale Europea (Bce), che ha il compito di attuare E definire le politiche monetarie E si propone di garantire il potere di acquisto dell’euro e di stabilizzare i prezzi. Il consiglio è composto dai governatori delle banche centrali degli Stati aderenti le quali hanno perso la sovranità che avevano precedentemente.

La lenta crescita della Gran Bretagna Nel secondo dopoguerra, I paesi più grandi dell’Europa occidentale ebbero destini comuni (segnati dalla creazione dell’Unione Europea) caratterizzati da un grande sviluppo. La Gran Bretagna nonostante fosse uscita vincitrice, si trovò in grave difficoltà perdendo definitivamente leadership economica. Durante la guerra si era dovuta indebitare per 5 miliardi di dollari nei confronti di Stati Uniti e Canada. Il governo procedete quindi a una nazionalizzazione delle imprese ma che però non mutò I caratteri dell’economia di mercato altro intervento di grande importanza fu i provvedimenti tesi a realizzare il Welfare State. Esso fu istituito, prima che negli altri paesi, e consisteva nel creare un servizio sanitario nazionale, migliorare il sistema dell’istruzione e varare un vasto programma di edilizia pubblica per ricostruire gli immobili distrutti dai bombardamenti. Superati i difficili momenti dell’immediato dopo guerra, l’economia riprese a crescere, ma si trattò di una lenta crescita, infatti gli inglesi non si impegnarono in modo particolare nella modernizzazione dell’economia e trascurarono campi come la ricerca e sviluppo, l’incremento della produttività e l’innovazione tecnologica, mentre la bilancia commerciale continuava a essere passiva. La crisi petrolifera del 1974 blocco l’economia britannica. Per contrastare ciò negli anni 80 fu adottata la politica liberista di Margaret Thatcher che portò alla privatizzazione di molte industrie statali e alla riduzione della spesa pubblica che però fece peggiorare la qualità dei servizi ed aumento la disoccupazione. Tra gli anni 80 e 90 si svilupparono nuovi settori d’avanguardia, in particolare l’elettronica, e a cavallo del nuovo secolo, l’economia britannica conobbe una crescita accelerata grazie ad una ritrovata competitività dei prodotti nazionali. Londra riacquisto il ruolo d’importantissimo centro finanziario diventando la seconda Piazza finanziaria dopo New York (non a caso l’economia britannica è una delle più terziarizzate al mondo).

L’economia francese La Francia, uscito dalla guerra con gravi distruzioni materiali e presentava numerose debolezze: una popolazione invecchiata e un’economia protezionistica. Lo Stato non aveva né gli strumenti né la volontà per impegnarsi a fondo in un’ efficiente politica economica ed il paese era ancora troppo legato all’agricoltura. Dopo la liberazione, però, ci fu uno slancio nazionale, a quale parteciparono tutte le parti politiche e l’intera popolazione, consentendo così alla Francia di riprendersi rapidamente ed entrare nella golden age in anticipo sugli altri paesi europei. Un fattore che si rivelò fondamentale per tale sviluppo fu un notevole aumento della popolazione poiché la Francia era un paese dotato di risorse umane, materiali ed infrastrutture adeguate per accogliere tale incremento demografico. Durante il periodo di ripresa l’obiettivo principale fu la modernizzazione sotto la guida dello Stato si adottò quindi un’economia mista con la creazione di un ampio settore pubblicoaccanto a quello privato. Il primo passo fu la nazionalizzazione di diverse imprese in settori strategici(energia, trasporti e il credito). Venne anche introdotta una pianificazione economica tramite i piani quadriennali, che portarono a una crescita economica con risultati notevoli per l’agricoltura, la quale si modernizzò e fu ulteriormente avvantaggiata dall’abbandono del protezionismo. La crisi petrolifera degli 70 indusse lo stato a puntare sulle centrali nucleari e ad intervenire ulteriormente con un alternarsi di privatizzazioni e nazionalizzazioni