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Storia e linguaggio Radio e Tv programmi tv storici, Appunti di Storia

Riassunto programmi storici della tv, dalla nascita della Rai ad oggi

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 05/03/2017

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I PROGRAMMI CHE HANNO FATTO LA TV E.. I QUIZ A PREMI
Nel 1955 approda sulla Rai Lascia o raddoppia?, quiz a premi condotto da Mike
Bongiorno, che fu il primo grande programma della Rai. Coinvolse tutto il popolo italiano, che
si radunava nei luoghi pubblici o nelle case private per vederlo, generò i primi momenti di
nuova socializzazione e di condivisione, gli italiani compresero l’importanza dell’istruzione e la
possibilità di partecipare ad un quiz e di vincere soldi grazie alla cultura. Il format era
semplicissimo, grande compostezza ed ingenuità da parte dei concorrenti, che sceglievano
l’argomento sul quale rispondere. Le domande erano difficilissime, solo grandi esperti potevano
realmente rispondere, non gli spettatori da casa, che al massimo potevano empatizzare con il
concorrente, visto come un personaggio di inarrivabile cultura, un vero avventuriero.
Il 3 gennaio del 1957, appena era stato diffuso il segnale televisivo in tutta Italia dunque,
inizia la trasmissione televisiva Carosello, parola che deriva dal napoletano carusiello, che
vuol dire salvadanaio. Il programma funziona subito come appuntamento imperdibile per tutti
gli italiani ed oltre ai suoi contenuti si pone subito come la prima trasmissione che ricopre il
ruolo di veicolo pubblicitario. Tra i fondatori del programma infatti ci sono la Sacis e la Sipra,
due società private con scopi di natura commerciale. La tipica pubblicità di Carosello consisteva
in un filmato di due minuti circa, diviso in due parti, la seconda delle quali, un codino di 30
secondi, aveva delle regole precise sulla quantità e sulla qualità del lessico pubblicitario
utilizzabile, in prima istanza relativo al nome del prodotto pubblicizzato.
Alla fine degli anni ’50 nasce il primo telegiornale, diretto da Vittorio Veltroni, papà di
Walter. Una innovazione informativa che permetteva di far giungere nelle case nuove sensazioni
ed emozioni, grazie al materiale audiovisivo, il quale naturalmente risultava da subito più
potente del mezzo della carta stampata.
Il 15 novembre del 1960 inizia il programma Non è mai troppo tardi, di Alberto Manzi,
che si propone di combattere l’analfabetismo del popolo italiano, aiutando di fatto più di un
milione di adulti a raggiungere la licenza elementare. Altro programma popolare storico, che
rappresenta per il paese la nascita di un linguaggio comune, aiutando gli italiani a superare le
differenze esistenti, sia culturali che linguistiche, abbattendo le divisioni create dai dialetti e dai
linguaggi gergali.
Nel decennio 1960-70 la Rai si dedica alla creazione di un palinsesto popolare, il più
possibile omogeneo, intorno a tre grandi aree tematiche, il varietà, la musica leggera, i
programmi culturali e di informazione. In tutte queste aree si inaugura un massiccio utilizzo di
quella “politica dei generi” che doveva interessare tutti i vari livelli del consumo. Questa politica
dei generi (film, intrattenimento, informazione, cultura) e dei sottogeneri (film western, film
drammatici, commedie, intrattenimento di varietà, intrattenimento di quiz, intrattenimento di
musica leggera) si coglie molto bene nel rapporto tra informazione televisiva e avvenimenti
sportivi. La varietà delle forme (dirette, notiziari, rubriche, tribune sportive) con cui questi sono
sempre stati proposti sul piccolo schermo, dimostra la duttilità del linguaggio televisivo nel
riuscire a spettacolarizzare lo sport. Le Olimpiadi del 1960 a Roma inaugurarono la stagione
delle grandi kermesse organizzate con particolare impegno in occasione di importanti eventi
mondiali. E’ da notare che proprio nell’ambito dell’informazione sportiva la televisione ha
assunto in Italia forme comunicative divenute poi consuete in molti programmi che con lo sport
avevano poco a che fare.
Canzonissima (1956-1975), in tutte le sue edizioni ed in tutte le sue varianti, è la
trasmissione che più di ogni altra, collocata il sabato sera nel prime time di Rai 1, funziona da
grande agende omologatore del pubblico attraverso l’abbinamento tra la spettacolarizzazione e
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I PROGRAMMI CHE HANNO FATTO LA TV E.. I QUIZ A PREMI

Nel 1955 approda sulla Rai Lascia o raddoppia?, quiz a premi condotto da Mike Bongiorno, che fu il primo grande programma della Rai. Coinvolse tutto il popolo italiano, che si radunava nei luoghi pubblici o nelle case private per vederlo, generò i primi momenti di nuova socializzazione e di condivisione, gli italiani compresero l’importanza dell’istruzione e la possibilità di partecipare ad un quiz e di vincere soldi grazie alla cultura. Il format era semplicissimo, grande compostezza ed ingenuità da parte dei concorrenti, che sceglievano l’argomento sul quale rispondere. Le domande erano difficilissime, solo grandi esperti potevano realmente rispondere, non gli spettatori da casa, che al massimo potevano empatizzare con il concorrente, visto come un personaggio di inarrivabile cultura, un vero avventuriero.

Il 3 gennaio del 1957, appena era stato diffuso il segnale televisivo in tutta Italia dunque, inizia la trasmissione televisiva Carosello, parola che deriva dal napoletano “carusiello”, che vuol dire salvadanaio. Il programma funziona subito come appuntamento imperdibile per tutti gli italiani ed oltre ai suoi contenuti si pone subito come la prima trasmissione che ricopre il ruolo di veicolo pubblicitario. Tra i fondatori del programma infatti ci sono la Sacis e la Sipra, due società private con scopi di natura commerciale. La tipica pubblicità di Carosello consisteva in un filmato di due minuti circa, diviso in due parti, la seconda delle quali, un codino di 30 secondi, aveva delle regole precise sulla quantità e sulla qualità del lessico pubblicitario utilizzabile, in prima istanza relativo al nome del prodotto pubblicizzato.

Alla fine degli anni ’50 nasce il primo telegiornale, diretto da Vittorio Veltroni, papà di Walter. Una innovazione informativa che permetteva di far giungere nelle case nuove sensazioni ed emozioni, grazie al materiale audiovisivo, il quale naturalmente risultava da subito più potente del mezzo della carta stampata.

Il 15 novembre del 1960 inizia il programma Non è mai troppo tardi, di Alberto Manzi, che si propone di combattere l’analfabetismo del popolo italiano, aiutando di fatto più di un milione di adulti a raggiungere la licenza elementare. Altro programma popolare storico, che rappresenta per il paese la nascita di un linguaggio comune, aiutando gli italiani a superare le differenze esistenti, sia culturali che linguistiche, abbattendo le divisioni create dai dialetti e dai linguaggi gergali.

Nel decennio 1960-70 la Rai si dedica alla creazione di un palinsesto popolare, il più possibile omogeneo, intorno a tre grandi aree tematiche, il varietà, la musica leggera, i programmi culturali e di informazione. In tutte queste aree si inaugura un massiccio utilizzo di quella “politica dei generi” che doveva interessare tutti i vari livelli del consumo. Questa politica dei generi (film, intrattenimento, informazione, cultura) e dei sottogeneri (film western, film drammatici, commedie, intrattenimento di varietà, intrattenimento di quiz, intrattenimento di musica leggera) si coglie molto bene nel rapporto tra informazione televisiva e avvenimenti sportivi. La varietà delle forme (dirette, notiziari, rubriche, tribune sportive) con cui questi sono sempre stati proposti sul piccolo schermo, dimostra la duttilità del linguaggio televisivo nel riuscire a spettacolarizzare lo sport. Le Olimpiadi del 1960 a Roma inaugurarono la stagione delle grandi kermesse organizzate con particolare impegno in occasione di importanti eventi mondiali. E’ da notare che proprio nell’ambito dell’informazione sportiva la televisione ha assunto in Italia forme comunicative divenute poi consuete in molti programmi che con lo sport avevano poco a che fare.

Canzonissima (1956-1975), in tutte le sue edizioni ed in tutte le sue varianti, è la trasmissione che più di ogni altra, collocata il sabato sera nel prime time di Rai 1, funziona da grande agende omologatore del pubblico attraverso l’abbinamento tra la spettacolarizzazione e

la canzone, quest’ultima la componente più sperimentata e condivisa del divertimento popolare fin dai tempi della radio fascista. Non a caso da questo programma nasce la grande Mina.

Il Festival di Sanremo (1951-in corso) diventa l’unico grande appuntamento in diretta della programmazione annuale del palinsesto televisivo. Complemento perfetto di tutta la strategia dello spettacolo leggero e punto di incontro tra fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. L’operazione riesce anche attraverso la rivelazione fisica dei volti dei cantanti, che la radio naturalmente non poteva mostrare. In funzione del mezzo televisivo si inaugura uno stile ed una gestualità completamente nuovi, che segnano i connotati originali del nuovo “divismo televisivo”, che assume una fisionomia tutta nostrana. Grazie alla centralità della tv infatti sono infatti nati personaggi come Pippo Baudo e Raffaella Carrà.

Ironicamente trasgressivo ma in realtà ideato proprio per contribuire alla migliore conoscenza del paese, della vita nascosta dei suoi abitanti e dei comportamenti banali, Specchio segreto di Nanni Loy (1965) vuole cogliere le reazioni più immediate delle persone comuni, attraverso una telecamera invisibile, programma che ricalcava il modello americano di Candid Camera. E’ uno dei primi tentativi di “mixaggio dei generi”, un’ora di programma in cui si condensa un’idea educativa ad un forma embrionale di spettacolarizzazione.

Se nel vecchi progetto pedagogico le fasce di pubblico erano rigidamente separate, nella nuova offerta Rai di fine anni ’60, che tende alla massimizzazione degli ascolti, l’obiettivo inizia a diventare quello di accontentare contemporaneamente i gusti e gli interessi più contrastanti. Il modello di questo nuovo stile è già presente nel programma Speciale per voi, di Renzo Arbore (1969-1971). Mescolando insieme gli argomenti più eterogenei presi dal mondo dello spettacolo, della moda e della cultura il programma era diretto sì ad un pubblico giovanile ma con la tendenza di riuscire ad interessare anche gli adulti, una prima rottura dei generi che poi verrà confermata da altri programmi degli anni ’70. Decisamente tipico e in anticipo sui tempi il format con il pubblico presente in studio, che innescava un rapporto con i protagonisti (tramite domande, opinioni e discussioni), talvolta sconfinante persino nella critica, uno specchio dei fenomeni sociali che andavano affermandosi sul finire degli anni ’60. Il confronto franco tra musicisti e pubblico, che risentiva come detto del clima di contestazione dell'epoca, portò a celebri diverbi in trasmissione (Claudio Villa, Caterina Caselli, Gino Paoli, Lucio Battisti, etc).

Chiamate Roma 3131 (1969-1974) è stata una trasmissione radiofonica di Rai Radio 1 condotta da Gianni Boncompagni. Trasmissione storica, ha rappresentato il primo tentativo in Italia, riuscito, di effettuare un contatto diretto tra l'ascoltatore ed il mezzo di comunicazione, ovviamente senza filtri. La telefonata del radioascoltatore è una novità assoluta dell’epoca, uno strumento che introduce l’avvento in radio dell’esperienza diretta e privata dell’utente.

Dopo il successo del Musichiere di Mario Riva (1957-1960), antenato di Sarabanda, su Rai2 va in onda Rischiatutto (1970-1974), il secondo storico quiz a premi di Mike Bongiorno, che destò talmente tanto successo da essere poi trasmesso su Rai1. Format leggermente diverso rispetto a “Lascia o raddoppia?”, tre concorrenti a puntata, domande iniziali di cultura generale, sulle quali anche il telespettatore da casa, più istruito rispetto a quindici anni prima, può partecipare cercando di indovinare le risposte. La seconda parte del quiz invece è sulla linea del primo quiz a premi di Bongiorno, composta di domande scelte dal concorrente, nuovamente inaccessibili allo spettatore comune.

La trasformazione dello spazio domenicale diventa uno dei punti di forza della strategia dell’incremento del consumo e la nascita nel 1976 dei grandi contenitori, ossia di scatole che al loro interno contengono più generi. L’Altra Domenica di Renzo Arbore (contenitore di spettacolo con Luotto, le sorelle Bandiera e Marenco) e soprattutto Domenica in, sanciscono definitivamente l’inizio di una nuova epoca. Questo genere di serpentone domenicale si era

telespettatori, confermando la tendenza ormai intrapresa dagli autori dei quiz a premi. Non c’è più il “concorrente campione” ma è l’uomo comune a prendere parte al programma.

Nel 1982 Mike Bongiorno si sposta alla tv commerciale ed il suo matrimonio con Fininvest diventa ben presto un successo. Tre i suoi quiz di questi anni, Superflash (1982-1985), Pentathlon (1985-1987), con i primi connotati del varietà e l’apparizione di Rockfeller, il corvo parlante grazie al ventriloquo spagnolo Moreno, Telemike (1987-1992), in cui il quiz tende sempre più a svicolare avvicinandosi costantemente al pubblico a casa.

Intanto l’uso della diretta, ancora monopolio Rai, consentiva un margine di supremazia, soprattutto nel campo dell’informazione, che difficilmente poteva essere abbattuto. Nel 1986 Biagio Agnes, direttore generale della Rai, vietò la messa in onda di un’intervista di Enzo Biagi a Gheddafi, leader politico della Libia, perché pur essendo uno scoop straordinario temeva tensioni e reazioni emotive. C’era un problema di natura istituzionale, l’enorme spazio dato alle notizie di politica interna, alle vicende del Palazzo, esauriva i compiti del servizio pubblico, secondo le regole del gioco dell’epoca. Si può interpretare questo fenomeno come l’ultimo tentativo di conservare la supremazia di un ruolo pedagogico in quell’ultimo lembo di monopolio Rai, che entro pochi anni sarebbe stato definitivamente cancellato dalla legge Mammì, che sancì il principio di diritto-dovere della tv commerciale a produrre telegiornali ed informazione in diretta. Per effetto della salutare rottura degli schemi indotta dalla tv commerciale, la Rai inizia tuttavia ad esprimere, seppur sporadicamente, un altro modello di informazione televisiva, che si dimostrerà molto più adatto a stabilire un intenso rapporto di comunicazione con il suo pubblico, recuperando quel segmento di giornalismo popolare che era stato espulso da quella informazione paludata e stagnante dei notiziari. Questo tipo di giornalismo si manifestò in occasione di tre grandi calamità, dimostrando voglia di fare vera “televisione”, il terremoto del 1980 in Irpinia, la tragica morte di Alfredino Rampi nel 1981 dentro ad un pozzo artesiano a Vermicino (18 ore di diretta, la più lunga nella storia della Rai), infine l’alluvione del 1987 in Valtellina. Un giornalismo “vicino alle attese del popolo”, mostrando la realtà con la forza delle immagini, che sanno vivere di vita propria. Nel caso di Vermicino sono state date interpretazioni anche negative, demonizzando l’uso del mezzo nel “servire il tragico a domicilio”, ma nessuna interpretazione di questo tipo tiene conto della forte carica drammatica che si impone al telespettatore, con una forza tale da impedire che la televisione sia giudicabile o reprimibile. Nel caso della Valtellina, addirittura, la tv ebbe una funzione di “sorveglianza” in quanto per conoscere il polso della situazione era necessario accendere la televisione. Tre casi di grande uso sociale e popolare della televisione.

Anche in termini di programmi innovativi nella neotelevisione la Rai può dire di aver fatto centro in tre casi. Il primo, del 1980, è Mixer (di Giovanni Minoli), un rotocalco di impatto, un flusso costante di informazioni e attualità a 360°, con un ritmo velocissimo ed incalzante, esplorando la rottura dei generi e parlando di tutto, musica, cinema, sport, cultura, politica. Il secondo, sempre dei primi anni ’80, è Linea Diretta di Enzo Biagi, un approfondimento giornalistico trasmesso in seconda serata che sfrutto i “buchi” della Fininvest per sconfiggere la concorrenza anche grazie all’uso della diretta. Il terzo programma innovativo di successo fu Samarcanda (1987, di Michele Santoro), che nonostante la faziosità ottenne alti indici di ascolto grazie alla diretta, al coinvolgimento del pubblico e la ricerca del consenso popolare.

A marzo del 1989, in piena lotta Rai-Mediaset, il servizio pubblico partorisce il primo programma che entra nella sfera privata delle persone, Chi l’ha visto, dedicato alle persone scomparse. La critica manifestò perplessità perché lo riteneva facente parte della cosiddetta “tv “invadente”, che ledeva la privacy dei cittadini, sfruttando il disagio delle persone. E’ stato il

primo programma delle futura tv spettacolarizzatrice del malessere delle persone, che in futuro sarebbe diventato quell’infotainment tuttora presente e sempre osteggiato da una buona parte di pubblico.

A metà degli anni ’90 inizia il “game preserale”. Tira e molla è il primo quiz a premi di di Paolo Bonolis, una evoluzione sempre più evidente del programma, meno impostato e sempre più tendente all’intrattenimento, allo spettacolo. La tensione lascia il posto al puro divertimento, oltre alle domande arrivano anche i giochi (appunto game). Le domande sono un pretesto per dare spazio alle doti istrioniche di Bonolis, scompare la figura del campione carismatico, l’attenzione e la focalizzazione passa interamente sul conduttore. Sono lontani trent’anni i quiz di Mike Bongiorno con il concorrente campione carismatico..

Dal 1999 al 2006 Gerri Scotty presentò Passaparola, interessante format, un compromesso tra il vecchio e tradizionale quiz a premi di Bongiorno e la tendenza al quiz degli anni ’90, basato sull’intrattenimento. E’ un ultimo tentativo, di fatto, di ritornare agli elementi del quiz a premi degli anni ’70, con una parte conclusiva del programma incentrata su domande complesse, impossibili o quasi da rispondere per il telespettatore. Riappare così, prima di scomparire definitivamente, la figura carismatica del “campione”. L’altra caratteristica del quiz di Scotti è ascrivibile al suo rapporto con il concorrente, con il quale il conduttore empatizza costantemente, mettendosi persino al suo livello. Durante il programma Scotti non è a conoscenza delle risposte, per mettersi realmente, a livello emotivo, nei panni del concorrente.

E’ sempre Gerry Scotti a condurre Chi vuole essere milionario (2000-2011), il nuovo formato importato dagli Usa. Struttura composta, precisa, tendente al nozionismo, domanda e quattro possibili opzioni di risposta, possibilità di “aiuti”, tempi di risposta illimitati. La giocabilità da casa diminuisce man mano che si tende alla fase finale del programma. Non c’è la figura del campione ma la vincita del gioco conclusivo ha il respiro della “grande impresa”.

La risposta Rai degli anni 2000 ai successi Mediaset (dopo le polemiche per Quiz Show, una palese scopiazzatura dei quiz a premi della tv commerciale, che visse dal 2000 al 2002 prima di chiudere dopo che la Rai fu portata in Tribunale dalla Endemol) è l’Eredità (2002-in corso), condotta prima da Fabrizio Frizzi e Amadeus, infine da Carlo Conti. Pur essendo un format simile, la Rai aggiunge qualche novità scenografica e sui contenuti, la domanda non è pura nozione ma si deve porre l’obiettivo di incuriosire il pubblico a casa, suscitare interesse, essere fatta vedere anche da altri punti di vista.. Il gioco finale, la ghigliottina, non è un quiz ma un “game” di grande impatto. Eccellente e rassicurante la figura di Carlo Conti, sempre elegante e professionale.

L’ultimo grande quiz a premi della televisione moderna è la nascita di Avanti un altro (2011-in corso), condotto da Paolo Bonolis, l’idea Mediaset per provare a vincere la concorrenza con la seriosità dell’Eredità della Rai. Game pre-serale, quindi seguendo il concetto della “contro programmazione”, si tratta di un vero e proprio “one man quiz”, uno show continuo del conduttore. Quiz, giochi, intrattenimento e spettacolo insieme, nasce la domanda spettacolo, impostata dagli autori, veicolata dalla verve e dall’istrionismo di Bonolis. Il quiz a premi puro è completamente destrutturato, il concorrente è vittima del conduttore. Le domande non sono difficili, permettono a chiunque di poter partecipare al programma, sia come concorrente sia da casa, ma si muovono all’interno di una sceneggiatura volontaria per permettere al conduttore di dare sfoggio del suo talento nel produrre spettacolo.