Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


appunti programmi tv, Appunti di Storia Della Radio E Della Televisione

appunti fatti alla lezione della cardini di tv

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 24/06/2023

lolliloli
lolliloli 🇮🇹

4.5

(2)

8 documenti

1 / 20

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
lezione 15/02!
ANALISI DI UN PROGRAMMA TELEVISIVO: Il festival di Sanremo
no soggettività, no “secondo me” che depotenzia ciò che diciamo. meglio essere più oggettivi possibili
Per analizzare si devono prendere gli elementi di cui il programma è composto:
conduzione
co-conduzione
ospiti
regia
scenografia
componente musicale (cantanti, esibizioni, ruoli)
scaletta (messa in fila degli elementi che compongono la serata del festival, la sceneggiatura)
costumi
quantificazione ascolti, racconto degli ascolti (come se ne parla durante e dopo le serate)
discorso esterno (social, stampa, giornalisti, politica)
conferenze stampa del mezzogiorno successivo
Nessun programma italiano, oltre il festival, ha questo livello di complessità. Il festival è un media event, che
non ha nessun corrispettivo nel panorama televisivo italiano. Intorno alle sue serate si ristruttura il palinsesto.
Non è un evento eccezionale, se per eccezionale intendiamo qualcosa che accade all’improvviso, ma è
eccezionale perché non è uguale a nient’altro nel panorama televisivo italiano. Siamo di fronte a un unicum
che va analizzato con delle categorie interpretative che non si possono attribuire a tutti gli altri programmi
televisivi.
Su SanRemo si struttura il palinsesto della Rai di tutto l’anno. E’ il primo programma ad essere venduto agli
inserzionisti sul panorama della Rai.
SanRemo è un racconto, il che significa che ha dei ruoli, dei protagonisti, un andamento narrativo. Si
potrebbe davvero considerare una specie di serie poiché quello che accade dentro un programma così
complesso è che la scaletta non è altro che l’ossatura del racconto.
Ciascuno, o quasi, dei cantanti che hanno a che fare con la scaletta e il cast ricoprono un ruolo narrativo (es:
Giorgia: cantante classica, che piace ad un pubblico adulto).
Interessante è anche il racconto di Sanremo prima di Sanremo.
Sanremo è la metafora del linguaggio televisivo. Analizzare il festival significa analizzare tutta la televisione.
La questione degli ascolti viene raccontata molto bene nelle conferenze stampa del mezzogiorno. Il pubblico
televisivo in generale della generalista sta diminuendo in valore assoluto, quindi le percentuali
inevitabilmente salgono. Inoltre, più un programma si allunga più la share si alza, poiché non c’è nient’altro
da vedere nella parte finale.
lezione 22/02
ANALIZZARE UN TESTO TELEVISIVO
CHE COS’E’?
Il testo televisivo è un oggetto complesso. La sua caratteristica rispetto al film, che ha un testo chiuso con un
inizio e una fine e può essere analizzato una volta fruito, è che ha una struttura più fluida, aperta e quindi
analizzarlo è più difficile. A differenza dei film, con il quale il programma tv condivide la forma visiva e sonora,
il testo televisivo deve necessariamente essere inserito in un contesto di fruizione e di collocazione.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14

Anteprima parziale del testo

Scarica appunti programmi tv e più Appunti in PDF di Storia Della Radio E Della Televisione solo su Docsity!

lezione 15/

ANALISI DI UN PROGRAMMA TELEVISIVO: Il festival di Sanremo

  • no soggettività, no “secondo me” che depotenzia ciò che diciamo. meglio essere più oggettivi possibili Per analizzare si devono prendere gli elementi di cui il programma è composto:
  • conduzione
  • co-conduzione
  • ospiti
  • regia
  • scenografia
  • componente musicale (cantanti, esibizioni, ruoli)
  • scaletta (messa in fila degli elementi che compongono la serata del festival, la sceneggiatura)
  • costumi
  • quantificazione ascolti, racconto degli ascolti (come se ne parla durante e dopo le serate)
  • discorso esterno (social, stampa, giornalisti, politica)
  • conferenze stampa del mezzogiorno successivo Nessun programma italiano, oltre il festival, ha questo livello di complessità. Il festival è un media event, che non ha nessun corrispettivo nel panorama televisivo italiano. Intorno alle sue serate si ristruttura il palinsesto. Non è un evento eccezionale, se per eccezionale intendiamo qualcosa che accade all’improvviso, ma è eccezionale perché non è uguale a nient’altro nel panorama televisivo italiano. Siamo di fronte a un unicum che va analizzato con delle categorie interpretative che non si possono attribuire a tutti gli altri programmi televisivi. Su SanRemo si struttura il palinsesto della Rai di tutto l’anno. E’ il primo programma ad essere venduto agli inserzionisti sul panorama della Rai. SanRemo è un racconto, il che significa che ha dei ruoli, dei protagonisti, un andamento narrativo. Si potrebbe davvero considerare una specie di serie poiché quello che accade dentro un programma così complesso è che la scaletta non è altro che l’ossatura del racconto. Ciascuno, o quasi, dei cantanti che hanno a che fare con la scaletta e il cast ricoprono un ruolo narrativo (es: Giorgia: cantante classica, che piace ad un pubblico adulto). Interessante è anche il racconto di Sanremo prima di Sanremo. Sanremo è la metafora del linguaggio televisivo. Analizzare il festival significa analizzare tutta la televisione. La questione degli ascolti viene raccontata molto bene nelle conferenze stampa del mezzogiorno. Il pubblico televisivo in generale della generalista sta diminuendo in valore assoluto, quindi le percentuali inevitabilmente salgono. Inoltre, più un programma si allunga più la share si alza, poiché non c’è nient’altro da vedere nella parte finale. lezione 22/

ANALIZZARE UN TESTO TELEVISIVO

CHE COS’E’?

Il testo televisivo è un oggetto complesso. La sua caratteristica rispetto al film, che ha un testo chiuso con un inizio e una fine e può essere analizzato una volta fruito, è che ha una struttura più fluida, aperta e quindi analizzarlo è più difficile. A differenza dei film, con il quale il programma tv condivide la forma visiva e sonora, il testo televisivo deve necessariamente essere inserito in un contesto di fruizione e di collocazione.

Per analizzare un testo televisivo la prima cosa da fare è collocarlo, contestualizzarlo (es: Sanremo: quando ha avuto luogo, dove si colloco nel palinsesto, l’aspetto di cui ci vogliamo occupare). Questo perché altrimenti si rischia di disperdere le informazioni. —> E’ necessario adottare un approccio olistico e sistemico. Ci sono due elementi da considerare sempre in ogni analisi:

  • focus all’interno del testo: quello che il testo contiene
  • focus sul contesto: dove si colloca Un testo televisivo non si analizza mai in maniera monadica, deve essere contestualizzato. COME SI FA? —> ANALISI DELL’INTERNO DEL TESTO
  1. formato e pezzatura: il formato è la lunghezza dei singoli segmenti del quale è comporto il programma (Masterchef: 50 minuti, però sono due puntate a settimana con la tecnica del palinsesto back to back, quindi due segmenti da 50 minuti). Legata al formato è la differenza tra puntata ed episodio: la puntata è aperta, l’episodio è chiuso. Quindi la puntata lascia in sospeso delle questioni narrative, l’episodio invece è autoconclusivo (Black Mirror). Il formato è il modo con il quale si articola e si segmenta il contenuto di un programma sulla base della variabile del tempo e della durata (50 minuti/30 minuti/10 minuti ecc). C’è variabilità anche nella lunghezza complessiva delle singole stagioni, cioè di quante puntate o episodi è composta una serie. Ogni programma televisivo ha una struttura seriale e questa struttura ha delle regole precise di formato. In Italia siamo abituati ad avere delle unità narrative di programmi non inferiori a un’ora e mezza, quindi la pezzatura è lunga (in Inghilterra 50 minuti). } Pezzatura = durata dei singoli segmenti (Masterchef: 50 minuti, How I met your mother: 30 minuti). Formato = modalità di serializzazione dell’intero programma, ha a che fare con la durata dell’intera stagione (Masterchef: numero complessivo di puntate per stagione)
  2. rapporto con il tempo esterno al testo (posizionamento in palinsesto)
  3. analisi della messa in scena ↓
  1. Formato e pezzatura:
  • serializzazione verticale o orizzontale: orizzontale significa che il programma è trascinato su più giorni della settimana; verticale ha una strutturazione del contenuto che ha a che fare con la dimensione del canale di emissione e non del giorno, ha a che fare con la pezzatura
  • durata dei singoli segmenti
  1. Posizionamento in palinsesto:
  • quali ragioni
  • quale pubblico/target: il posizionamento definisce il target
  1. Messa in scena:
  • descrizione dello studio (e prefigurazione dei costi: lo studio ti da un idea dei costi)
  • numero e tipologia dei personaggi coinvolti (conduttore si/no)
  • dimensione sonora (dialoghi, effetti sonori, voice over, ecc): elementi che secondo noi sono originali rispetto alla norma (Masterchef: confessionali) (effetti sonori nei quiz che prefigurano risposta corretta o sbagliata)
  • dimensione visiva (uso del colore, fotografia, movimenti di macchina, inquadrature, grafica, ecc)

è determinato dall’uso della parola. I bravi conduttori sono quelli capaci di dare un ritmo al loro programma. Il ritmo è la capacità di alternare i pieni ai vuoti, i toni, il drammatico al comico, riuscire a cambiare argomento senza perdere ritmo, anzi aggiungendone. La capacità di Costanzo è stata quella di riuscire a fare un programma di parola giocando sul ritmo e questo si è verificato sopratutto attraverso il mix degli ospiti. Scovava della gente assurda, la faceva interagire e se funzionava (si capiva dal pubblico in sala, che è la prima prova del fatto che quel programma funzioni) chiamava il personaggio più volte. Questo era non era sufficiente, la sua grande capacità è stata quella di mettere insieme le differenza con un ritmo incredibile. Come gestiva il ritmo? In molti modi:

  • la prossemica (come sono sistemati i corpi nello spazio): Costanzo è in una sedia e si muove tra un ospite e l’altro sedendosi dietro. Quando decideva che era l’ora di chiudere l’intervento semplicemente si alzava e andava da un altro. Quindi gli ospiti venivano esaltati per la loro personalità e le loro caratteristiche, però chi decideva cosa/quando/per quanto dovevano dire era sempre e solo Costanzo, ma il pubblico non se ne rendeva conto. Interpella il pubblico senza nessun filtro, è molto diretto e anche molto autorevole. Non è un conduttore facile, è tosto, ha un potere enorme nei confronti delle persone che sono lì poiché li invita, dà loro la possibilità di esprimersi, ma può anche decidere che quello che stanno facendo/ dicendo non va bene. Borbotta continuamente, parla in un modo poco chiaro: è un altro tratto distintivo, un modo per mantenere un ritmo. E’ il modo con il quale lui davvero conduce questo programma. La regia è attentissima, sono tutti elementi visivi che rafforzano la percezione di quello che stiamo vedendo da casa. Inquadrare un talk show è difficilissimo: è difficile farlo senza annoiare. E’ tutto studiato nei minimi dettagli per costruire un racconto. Il linguaggio televisivo è racconto, nella sua massima espressione lo vediamo proprio nel talk show. Maurizio Costanzo ha inserito nel suo show anche dei temi non molto leggeri, come la mafia, la politica. I programmi di Maria de Filippi sono debitrici nei confronti di Maurizio Costanzo e di Silvestri (suo autore) e si nota molto in “C’è posta per te”. lezione 08/

MARE FUORI

Scheda del programma:

  • Tre stagioni (2020 - in produzione) sono state previste altre tre stagioni
  • 12 puntate per stagione
  • 60’ circa a episodio
  • Prodotta da RaiFiction - Picomedia
  • Distribuita da Rai Due - RaiPlay - Netflix —> non è casuale questa distribuzione. Ogni prodotto televisivo ha a che fare con i diritti. La questione dei diritti è la possibile chiave di lettura del successo di questa serie. L’esplosione della serie, il grande boom sono dovuti alla pubblicazione su Netflix. I diritti sono una questione molto delicata, spinosa, perché nel caso di Mare Fuori ad esempio, i diritti di sfruttamento (diritti della messa in onda, sfruttamento del brand, sfruttamento dei prodotti ancillari, ovvero nel caso di merchandising i diritti di vendita di questi prodotti vanno in capo a chi detiene i diritti del prodotto) del prodotto hanno una storia complessa. I diritti hanno una scadenza. Quando si deposita un format o un programma, o un concept di una serie, si posiziona il format in modo tale che il copyright sia protetto, normalmente si definisce il perimetro dei diritti di questo programma. Si definisce la durata dei diritti, il

destinatario di questi diritti, si definisce il range, la copertura di questi diritti, la messa in onda, le repliche, i diritti ancillari, tutto quello che deriva dallo sfruttamento del marchio, le ospitate dei protagonisti possono essere coperte dai diritti. Che cos’è successo nel caso di questa serie? È successo che, quando solitamente un prodotto del genere viene messo in onda sono due i soggetti coinvolti, uno è la casa di produzione, in questo caso Picomedia, l’altro è l’emittente che chiede che il programma venga realizzato, che mette in onda il programma, in questo caso Rai. Qui siamo davanti ad una co- produzione, insieme mettono denaro per realizzarlo. Non è sempre così, molto spesso si tratta di produzioni di un unico soggetto che vende il prodotto ad una rete, come Masterchef, prodotto da Endemol, e messo in onda da Sky, che paga i diritti di sfruttamento. Questo mette a nudo un aspetto di Mare Fuori. La Rai dopo le prime due stagioni ha perso i diritti della serie. Cioè i diritti di Mare Fuori dopo le prime due stagioni sono tornati completamente alla casa di produzione. Il successo di questo prodotto non era previsto, con questi numeri. Quindi Rai perde i diritti, non ha avuto inizialmente la lungimiranza di capire che questo tipo di serie avrebbe avuto il successo che ha avuto. Picomedia ritorna in possesso della totalità dei diritti e fa quello che vuole di questo prodotto e lo propone a Netflix, con un accordo che non esclude la Rai, ma che permette a Netflix di rendere disponibile il prodotto sulla sua piattaforma, pagando dei diritti. Accordi detti win-win, fanno comodo a entrambe le parti. A Netflix fa comodo avere un prodotto già realizzato in catalogo per un pubblico difficile come quello dei giovani; a Picomedia anche perché Netflix le paga i diritti per la messa in onda di quella serie sulla sua piattaforma. La Rai in tutto questo mette a disposizione RaiPlay e decide una modalità di messa in onda che cambia rispetto alle prime due stagioni, prima la terza stagione va su RaiPlay, 6 puntate, stop di qualche giorno, altre 6 puntate e dopodiché messa in onda su Rai 2 una puntata a settimana. Un aspetto che deve essere considerato è proprio questa strana modalità di distribuzione, va su Netflix, va su RaiPlay, va sulla televisione lineare su Rai 2. Diventa una serie che può essere vista da un pubblico estremamente ampio. E può essere vista su piattaforme che normalmente non riguardano un unico prodotto. Su Netflix raggiunge un pubblico che sulla Rai non avrebbe mai raggiunto, i giovani è molto più facile che vadano su Netflix, questo spiega l’esplosione, il boom di Mare Fuori da un certo momento in avanti. La prima stagione non è stata così forte da un punto di vista del successo. L’esplosione del successo è stata determinata dal fatto che le prime due stagioni sono state rese disponibili su Netflix, il discorso sociale su Mare Fuori è esploso. RaiPlay sta facendo un ottimo lavoro negli ultimi due anni di produzione di contenuti originali, soprattutto mettere a tema i problemi del pubblico giovane e adolescente, segnale molto interessante. Programma che ha un potenziale di comunicazione, narrativo, economico e culturale veramente enorme, prodotto che è un unicum, non ci sono prodotti seriali, originali italiani, che abbiano questo tipo di struttura produttiva, distributiva e ricettiva. Questo per dire che la serie deve essere considerata come una specie di sistema, di galassia, dove al centro sta il brand e intorno e dentro questo brand c’è tantissimo contenuto. Questo non accade spesso, nemmeno per la serialità statunitense, tema davvero originale. Le ragioni del successo

  • Il cast —> quali sono i punti di forza del cast? L’ufficio casting ha lavorato su attori già conosciuti, già Rai, che vengono inseriti in un contesto narrativo che ne valorizza l’estetica. Poi ci sono dei caratteri molto napoletani, tratti fisici e estetici molto legati a un certo tipo di rappresentazione della napoletanità. L’altro aspetto fondamentale è che sono tutti valorizzati da una scrittura e una regia molto attente, ogni prodotto televisivo deve essere analizzato nel suo complesso, e quindi ogni elemento che lo compone deve essere messo in relazione con altri aspetti. La coralità del cast funziona molto bene, ma funziona soprattutto

Doveva inizialmente essere un film. Nasce dall’esigenza di portare sul grande schermo il videogioco, poiché nel 2013 riscuote molto successo tra i giocatori, nonostante sia un videogioco horror/survival. Ha una trama e una storia particolarmente corposa. Nel gioco 2033, nella serie 2023 a anni di distanza da una pandemia dovuta ad un fungo che trasforma la gente in zombie. Il giorno in cui esplode la pandemia vediamo Joel nel tentativo di fuggire oltre confine con il fratello e la figlia, ma un militare li blocca e uccide Sara, la figlia. Joel a sua volta uccide la guardia. Fermo, stacco e passano vent’anni: il mondo è in rovina e Joel con Tess è un contrabbandiere e spesso sono collusi con questa organizzazione, le Luci. Le Luci contattano Joel e Tess perché hanno un carico molto importante: una ragazzina di 14 anni, immune alla malattia. Per questo motivo, dovrebbero portare la ragazzina in un ospedale per studiarla e trovare una cura. Quello che affascinò i videogiocatori è proprio il rapporto padre figlia che si viene a creare tra Ellie e Joel. La serie ha avuto una pre-produzione piuttosto turbolenta: si sono cambiati vari registi, doveva essere un film (di solito i film sono carenti rispetto al videogioco data la durata, confronto alla serie che può approfondire di più vari aspetti). Uno showrunner molto importante di HBO, Kate Mason, ha cercato di fare una cosa che il cinema non aveva mai fatto: lavorare vicino ai creatori del videogioco, in particolare Neil Duckman. Questo permise di mantenere originalità rispetto al materiale originale. Ha un numero di episodi molto limitato rispetto alle serie del modello network, 9 episodi tra i 46 e i 78 minuti (78 minuti: il primo episodio: il pilot, che serve a chi non ha mai giocato al videogioco di avere un contesto narrativo molto importante). Nel primo episodio c’è una differenza: si apre con una vecchia intervista degli anni ’60/70 in cui è ospite uno scienziato in cui si parla di una potenziale pandemia. Lui tra le varie opzioni dice che ci si dovrebbe preoccupare di una particolare specie di funghi. Questo serve per dare un contesto narrativo, ma soprattutto crea un profondo legame con l’attualità (covid). E’ interessante il fatto che la pandemia abbia influito anche nella produzione della serie stessa: doveva infatti uscire nel 2021. La serie è coprodotta da Sony Pictures Television, Playstation production, naughty Dog, The Mighty Mint, Word Games. Esce su HBO, da noi su Sky Atlantic. La scrittura: Fedeltà al materiale originale. Il fatto che si sia fatta una serie ha permesso agli sceneggiatori delle scelte importanti, che nel videogioco non sono state molto approfondite: nel gioco noi interpretiamo solo Joel, Ellie è solo un compagno che non possiamo utilizzare, se non in un’espansone da cui è tratto il settimo episodio della serie. Si è voluto dare un contesto a chi non ha giocato (narrativa ambientale), in modo tale da spingere anche chi aveva giocato a guardare la serie. Altro aspetto interessante è l’ambientazione postapocalittica, che è stata fedele al videogioco anche se ha creato qualche malumore poiché gli infetti sono stati ridotti al minimo. Questa scelta è però fondamentale: il vero cattivo non sono gli zombie, ma gli esseri umani. Come tutte le serie HBO, anche The last of us si inserisce in quelle serie che portano con sé una riflessione sociale, politica, ecologica importante. Per stuzzicare anche i videogiocatori che si apprestano alla visione della serie, non mancano gli Easter Egg (citazioni del videogioco. es: primo episodio mentre Sara viene svegliata sulle pareti ci sono delle foto, di cui una di lei che stringe una coppa abbracciata al padre che c’è anche nel videogioco). Ci sono state delle diatribe sul cast femminile, accusate di non essere identiche. Per non mostrare solo la storia di Joel e Ellie (la serie sarebbe stata troppo breve), HBO ha approfondito anche personaggi secondari. Sono state fatte delle scelte molto precise su personaggi secondari amati dai videogiocatori, che però non avevano lo spazio per essere approfonditi nel videogioco (es: Tess e Bill). Il

terzo episodio (Bill e il compagno) è molto interessante, è come se il videogioco venisse messo in pausa e si approfondiscono la storia d’amore, i personaggi. Inoltre, si è cambiato il destino del personaggio rispetto al videogioco. La stessa cosa è avvenuta per Tess, nel videogioco non sappiamo cosa le è successo, qui viene data una chiusa (non tutti i giocatori hanno apprezzato questi cambiamenti). Il cast: Come tutte le serie di HBO, la scelta è quella di scegliere un cast noto. Bella Ramsey e Pedro Pascal sono figli di HBO, hanno recitato in Game of Thrones. La scelta di questo cast è stata fatta per fare un lavoro importante sulla caratterizzazione dei personaggi. Nel gioco Joel, pur essendo un uomo di mezza età, fa un po’ “rambo”, mentre nella serie si dimostra l’età che ha. Nel cast c’è stata anche la scelta di far lavorare degli attori che hanno fatto doppiatori o la motion capture nel videogioco: Troy Backer, l’interprete di Joel, fa un personaggio un po’ anonimo. Bella Ramsey ha fatto un lavoro sulla voce straordinario: all’inizio era molto stridula, poi c’è un evoluzione non solo fisica ma anche psicologica e la voce cambia, è quasi cupa, come se avesse abbondato l’ingenuità dell’infanzia, è costretta a diventare donna troppo in fretta. La prossemica: Nel videogioco siamo Joel e abbiamo Ellie sempre di fianco o dietro, qui invece c’è un lavoro molto interessante: i personaggi, soprattutto nei primi episodi, camminano sempre uno avanti e uno dietro quasi come se non fossero ancora entrati in sintonia tra loro, come se ci fosse una distanza tra loro (da una parte Joel non si vuole affezionare, dall’altra Ellie si vuole avvicinare, fa di tutto per entrare in sintonia). Ad un certo punto c’è un cambiamento, questo disequilibrio si rompe e li vediamo finalmente uno accanto all’altra con una sorta di rapporto padre- figlia. Aspetti tecnici: Vanta una regia hollywoodiana, ma hanno deciso di lavorare sulla serie tenendo sempre conto del videogioco. La regia da un lato ha cercato di rimanere fedele al videogioco lavorando su primi piani e campi lunghi, dall’altro, rispetto al videogioco, compie una scelta autoriale molto forte. In degli episodi i registi sono europei. Lo fotografia è molto sporca, lavora molto sulla luce, c’è un uso del chiaroscuro: ci è servito a capire che tutti i personaggi hanno sia un lato chiaro, sia uno scuro. La fotografia sporca serve anche a raccontarci il percorso interiore di dei personaggi. Il montaggio stride completamente rispetto al videogioco: il videogioco è veloce, la serie è molto lenta, non ci sono molti momenti action. Questo permette agli spettatori di entrare in contatto con i personaggi, approfondire le loro psicologie. Non si cade nel cosplay. Colonna sonora: Si coinvolge Gustavo Santaolalla, compositore della colonna sonora del videogioco. Uso interessante della musica intra e extradiegetica. Scelta di usare musica anni 80/90/2000 (anche per comunicare tra loro): creare effetto nostalgia per il target a cui è rivolta la serie (pubblico appassionato di serialità). La serializzazione:

  • 9 episodi
  • episodi a lunghezza variabile
  • annunciata una seconda stagione (farà da raccordo tra il primo e il secondo gioco) I punti deboli:
  • ultimi due episodi: frettolosi
  • archi narrativi di alcuni personaggi secondari chiusi in modo repentino
  • alcuni buchi narrativi (probabilmente legati al lancio della seconda stagione, come nel videogioco)

rubano spazio. Letterman trattava tutti allo stesso identico modo, offriva a tutti lo stesso identico trattamento registico, sonoro, spazio- temporale. E soprattutto, il livello tecnico di quelle performance di 3 minuti era straordinario. Jimmy Fallon, erede di Letterman, cerca di fare lo stesso. Oprah Winfrey è la prima donna di colore ad occupare una posizione di potere in un talk show. La spettacolarizzazione nei talk show è uno degli elementi, ma non il più importante. Il sistema statuniteste rispetto a quello italiano è profondamente diverso: negli USA l’industria musicale, cinematografica e televisiva sono sullo stesso piano, mentre qui l’industria musicale è sempre stata subordinata a quella televisiva dal punto di vista economico. La tv italiana fornisce una vetrina per gli artisti musicali, che diversamente non riuscirebbero ad avere (c’è ancora X- Factor a differenza di molti paesi anglosassoni). Il talk show americano è un motore potentissimo che evidenzia dei punti di forza dell’industria e li valorizza. In Italia il talk show arriva dopo vent’anni rispetto agli USA. Il capostipite del talk show è “Bontà loro” di Maurizio Costanzo, il quale introduce un genere che non esisteva e costruisce un modello che prende ispirazione dagli USA, ma viene calato nella realtà italiana. Ospita 2/3 personaggi per volta, che Costanzo intervista da giornalista. La dimensione di spettacolarizzazione non c’è, ma c’è la grande eredità radiofonica e capacità giornalistica di Costanzo. Quindi questo talk show è chiacchiera radiofonica + approfondimento giornalistico in una scenografia non molto rilevante, di secondo piano. Elementi: totale assenza di fronzoli, è tutto molto essenziale, spartano, non c’è concessione allo spettacolo. Costanzo, dal punto di vista della sua immagine, non ha necessità di proporsi in maniera attenta o curata, è un giornalista, serio. E’ tutto molto teatrale: vediamo una sorta di scenografia teatrale molto scarna e le inquadrature sono molto semplici, perché non è importante raccontare dal punto di vista visivo, ma dal punto di vista della parola. Talk show in Italia = regno della parola. Il modo con cui Costanzo intervista i suoi ospiti è molto interessante: interviene nel discorso dell’ospite, sa interrompere e cambiare l’andamento della discussione (è uno dei punti di forza del suo stile, che si vedrà molto in Maurizio Costanzo Show: è lui che determina tutto). E poi in Italia: Maurizio Costanzo Show, Milano Italia, Mixer, 8 e mezzo, Samarcanda, Ballarò, Annozero, Piazzapulita, Porta a porta, Matrix, Parla con me, Che tempo che fa, Le invasioni barbariche, Quarto grado, E poi c’è Cattelan, Uomini e donne, Amici di Maria De Filippi… Come è fatto un talk show?

  • Il conduttore: figura chiave che detta i tempi e modi del programma
  • Gli ospiti: i personaggi in studio o in collegamento che partecipano a vario titolo al programma
  • Il pubblico: presente in studio, che duplica metaforicamente lo spettatore a casa (a volte capita non ci sia, come all’inizio in Belve) Può essere un format (adattamento programma preesistente) o un programma originale. Può basarsi sulla personalità del conduttore, che spesso dà il titolo al programma (es: Maurizio Costanzo show). Il titolo del talk show è sempre molto indicativo. Ci sono due nuclei narrativi prevalenti: informazione e varietà; presenti con vari gradi di ibridazione. Esistono talk show politici, economici, sportivi, comici, culturali, dedicati ai vip o alla gente comune, ma sempre basati su questa ibridazione informazione-varietà. Ingloba diversi generi e forme spettacolari: intervista, servizio giornalistico, gag comica, musica. A sua volta può essere inglobato in altri generi: nei reality, nei contenitori domenicali.

ESEMPIO: “Belve”—> talk show fatto di interviste 1a1, cioè interviste che hanno delle caratteristiche particolari. Il tema è quello di trovare la dimensione nascosta, cattiva del personaggio intervistato. In che modo Francesca Fagnani intervista i suoi ospiti? Prova a metterli a disagio a cominciare della prossemica (sono seduti in uno sgabello scomodo). Non ascolta mai le risposte, ha un modo di intervistare molto incalzante. Ha un quadernino rosso da cui legge le domande: nessun altro intervistatore lo fa tranne Fazio che legge degli appunti che ha nella scrivania, ma che non vengono mostrati allo spettatori e la Leosini. Fa domande e interagisce vocalmente. Giletti è l’unico che recentemente è riuscito a metterla in difficoltà: dice delle cose che andrebbero approfondite, ma lei va avanti senza ascoltarlo. lezione 05/

LA CANZONE NELLE SERIE TV

Il ruolo della canzone è particolarmente importante, perché a differenza del tappeto sonoro (musica, colonna sonora), la canzone ha una serie di funzioni che agiscono in maniera molto profonda sul testo televisivo. Questo perché in aggiunta alla musica c’è la dimensione verbale (lyrics) che contribuisce a cambiare il senso di quello che si sta guardando (cosa che la musica da sola non fa). L’uso della canzone pop nelle sigle e nelle scene delle serie tv amplifica, espande e potenzia il significato delle storie. Il ruolo fondamentale è svolto dalle lyrics. E’ molto diverso il posizionamento nella sigla o nella scena. The O.C e “Hallelujah”: la canzone viene usata in particolare in tre sequenze:

  • Ryan e Marissa si conoscono
  • Ryan e Marissa si lasciano
  • Marissa muore E’ una canzone che diventa un leitmotiv, un simbolo, un marchio di fabbrica della serie. Assume significati diversi a seconda dei contesti. Il successo di O.C (teen drama) ha fatto sì che l’uso della canzone nella serialità diventasse un tema per chi la serialità la produceva. E’ il punto di partenza per capire perché la canzone diventa così importante nelle serie tv. Ci sono diverse aree di approfondimento:
  • canzoni di repertorio vs. composizioni originali
  • contestualizzazione narrativa della lyrics: in che modo il testo della canzone agisce sul significato della scena o della sigla nella quale è inserita
  • impatto delle canzoni sull’identità di una serie
  • ricorrenza delle canzoni in una serie: quanto spesso e che tipo di canzoni vengono utilizzate nella serie e perché
  • impatto delle canzoni sul mercato discografico: inserimento canzone in una serie tv agisce sul mercato discografico
  • score vs. canzone: lo score (colonna sonora) a volte ha un ruolo diverso rispetto alla canzone
  • rapporto con i film studies: i film studies non se ne sono occupati
  • specificità dell’oggetto seriale (Grande Serialità): dall’inizio del nuovo millennio ad oggi i prodotti aumentano, arrivano alle piattaforme e quindi il ruolo della canzone all’interno della serialità diventa fondamentale. Il rapporto tra industria musicale e audiovisivi: Sinconizzazione: modo attraverso il quale una composizione musicale si abbina ad un audiovisivo. Non riguarda solo la serialità, ma anche trailer, film, documentari, spot, sequenze, videogiochi. Le sincronizzazioni

serie, il ritmo della serie, ti fa entrare nel racconto, nell’atmosfera. Tipologie di sigle con canzone:

  • sigla-didascalia: la canzone sottolinea le immagini, le racconta, le amplifica. è quella a maggior rischio di saturazione (es: Orange is the new black: la canzone dice esattamente ciò che vediamo)
  • sigla short movie: una sorta di mini documentario, mini film che ci racconta alcuni dei temi della serie. ha la capacità di condensare tutti i temi che la serie tratta. dal punto di vista visivo è spesso curatissima. (es: The Sopranos: ogni volta che si guarda si può essere colpiti da un particolare diverso dal punto di vista visivo; dal punto di vista sonoro “ti svegli la mattina e prendi una pistola” ed è quello che lui fa. Fai la strada con Tony Soprano, tu accanto a lui, vedo tutte le cose che vede lui) (es: Narcos: la sigla ha una canzone d’amore “tu y yo” ed è chiara dal punto di vista del testo. mentre ascolti questa canzone d’amore vedi delle immagini che sono in parte documentaristiche e in parte di scena e cominci a non capire in che tipo di registro ti trovi: serie o documentario? e di che cosa parla dato che si chiama narcos? ci sono immagini non legate al mondo della droga, ma poi immagini che mostrano pacchi di cocaina, pistole, ma anche fenicotteri, donne e poi Pablo Escobar e quindi non capisci di cosa si tratti. questa canzone nelle prime visioni ti lascia lo spazio per pensare, e alle 4/5 visione poi capisci il senso della canzone: parla di droga non di amore. questa canzone agisce come un attivatore di senso, un potenziatore di significato e ad ogni visione scopri un pezzettino in più)
  • sigla-sound branding: la canzone diventa il timbro, il marchio di fabbrica della serie. Canzone che costruisce l’identità sonora della serie stessa. Una sigla che racconta il mood, il clima emotivo e narrativo della serie. Ex. The O.C. sigla rimane, ma cambiano le immagini da una stagione all’altra. Canzone che rimanda alla collocazione geografica della serie, la California. Però da una stagione all’altra cambiano le immagini nella sigla. Non capita sempre che le sigle cambino da una stagione all’altra. Allo stesso tempo può capitare che cambino nel tempo, come ad esempio con C.S.I, però di fatto un tema interessante nell’analisi delle sigle è il cambiamento della canzone nelle diverse stagioni, o il cambiamento delle immagini tra una stagione e l’altra. Ex. True Detective S1 (HBO, 2014), serie molto apprezzata dalla critica, serie antologica di HBO, dove la prima stagione è particolarmente innovativa e interessante, con due attori importanti, come Matthew McConaughey, e Woody Harrelson, due detective molto particolari. Ricerca estetica a livelli altissimi, fotografia molto precisa e scelte musicali molto raffinate. Dalla sigla si capisce esattamente il carattere della serie, la sigla rappresenta esattamente il mood della serie. Canzone che si intitola “Far from any road”. Capolavoro da un punto di vista visivo. Segna la linea tra tutto quello che c’era prima e quello che verrà dopo. Ha segnato un confine questa sigla, ogni volta si scoprono particolari diversi. Nelle stagioni successive in realtà la canzone cambia, cambiano anche le immagini. Nella seconda stagione è una canzone di Leonard Cohen. Serie antologica, ha un tema che viene declinato in stagioni autoconcluse. Da un punto di vista della rilevanza della canzone abbiamo uno degli esempi più raffinati degli ultimi anni.
  • sigla-trailer/ trasparente: la sigla si confonde nella narrazione, quasi non ci si accorge della sua presenza, inizia a puntata già iniziata e si inserisce all’interno della canzone in maniera quasi impercettibile, no stacco tra narrazione e sigla. Sigla che anticipa i contenuti della puntata. Ex. Una serie di sfortunati eventi (Netflix, 2017-2019). La cosa interessante è che le immagini sono l’anticipazione di quello che si vedrà nella puntata e la canzone, quello che viene raccontato nel testo è stimolante e innovativo, ti dice il contrario di quello che vorresti fare, ti dice più volte “look away”, quando in realtà vorresti guardare. Molto particolare, perché non tutte le sigle possono permettersi di essere costruite ogni volta in maniera

differente. Raccontano esattamente il contenuto della serie. Addirittura negli ultimi due episodi cambia completamente ancora la canzone, è veramente complessa la costruzione. Serie di grande qualità cinematografica, ovvero le risorse tecniche che vengono utilizzate sono al pari a quelle richieste per un film di sala. La sigla trasparente: Ex. Peaky Blinders, uno dei capolavori della serialità contemporanea, è una serie molto complessa, ha inventato un linguaggio, prodotta dalla BBC, non da una piattaforma, ma da un emittente tradizionale. È una sigla trasparente perché di fatto non segna l’inizio dell’episodio, accade in medias res e allo stesso tempo presenta una canzone che diventa anche il sound branding della sigla stessa. La canzone introduce l’azione, ma noi siamo già dentro alla storia dell’episodio, il titolo della serie arriva alla fine della sequenza, è come se noi fossimo già nell’azione. Questa canzone di Nick Cave è una sigla trasparente, un sound- branding e anche una canzone che si trova dentro a una scena. lezione 12/ Se la sigla può essere saltata non succede la stessa cosa per le canzoni presenti all’interno delle scene. Inserire una canzone all’interno di una scena cambia inevitabilmente il senso della scena, agisce sul significato di quella sequenza, quindi la scelta di quell’unica canzone, che può avere un esito incredibile sul successo della canzone stessa, ed è delicata perché cambia il senso di quella scena in maniera significativa. Quindi inserire una canzone in una serie tv significa amplificarne il senso, espandere il senso di quella sequenza, senza correre il rischio di saturazione, perché compare una volta soltanto. Una prima sequenza ha a che fare con un tele-film degli anni 80, Miami Vice, dove si vede con grande chiarezza l’influenza del videoclip. Negli anni 80 il videoclip era al suo apice e in questa sequenza vediamo proprio con chiarezza l’influenza del videoclip in un tele film. È una sequenza in cui la canzone è "In The Air Tonight” di Phil Collins e il testo ha un significato rispetto a quello che si vede. Prima sequenza in cui una canzone pop viene inserita in questo modo. Questa sequenza è studiatissima, innovazione assoluta nel racconto seriale, dove la canzone entra e esce dalla sequenza a seconda del dialogo tra i protagonisti, anzi talvolta prende il posto dei pensieri e delle parole dei protagonisti, ma non si sovrappone, è una presenza che sottolinea quello che sta succedendo, è la presenza di una canzone importantissima per quegli anni. Canzone molto nota e la sequenza inserisce la canzone all’interno di un’azione, sottolineandola, ed è il tipo di scelta musicale che spesso in quel periodo veniva compiuto per fare videoclip, spesso il videoclip era l’illustrazione del testo della canzone. In questo caso è la prima volta che la canzone pop entra in maniera così rilevante da un punto di vista commerciale in una serie tv. Siamo nel 1985 circa, oggi per noi l’inserimento di una canzone è normale, all’ora non era normale, inserire una canzone pre-esistente a sottolineare un’azione. Questa sequenza la si riconosce come un’innovazione potentissima da un punto di vista del linguaggio seriale, questo uso della canzone come amplificatore testuale di una scena, la dobbiamo a questa serie particolare e soprattutto la dobbiamo all’enorme influenza che una televisione come MTV ha avuto sul rapporto tra testi, immagini e musica. L’aspetto importante della sequenza è l’uso della macchina da presa che è diverso da quello che ci si aspetta da una serie anni 80, l’inquadratura a livello delle ruote delle macchina non era un’inquadratura possibile per la serie tv. Questo è un punto di svolta nella presenza della canzone pop e rock nella serialità contemporanea, da qui le cose cambiano in maniera decisiva. Quali sono le possibili tipologie della presenza della canzone nelle sequenze seriali?

  1. Performance: ci sono gli artisti direttamente in scena, cantano la canzone in quella sequenza. Ex. Beverly Hills 90210, in alcune scene l’artista era chiamato inserendolo in situazioni anche surreali. Nei telefilm degli anni Ottanta e nei serial anni Novanta l’artista recita se stesso in un episodio. La canzone serve

immagina una donna che ha amato e poi si vede la scena di Piazza San Pietro, lui si gira verso di noi e ci guarda, senza un perché di fatto. Il significato non è legato alle parole della canzone, scelta puramente estetica.

  1. Sound branding: un leit motiv emotivo. c’è quella particolare canzone che costruisce o sottolinea una valenza emotiva forte, caratteristica di quella particolare serie
  2. Sceneggiatura: titolo degli episodi e dialoghi. Uso della canzone al posto dei dialoghi
  3. Le serie musicali: il modello del musical, ex. Glee lezione 19/

SHAKE- Serie Rai

Esempio di come fare un’analisi. L’ispirazione è l’Otello di shakespeare.

  • Descrizione del programma: Serie di 8 episodi da 25 minuti ciascuno, prodotta nel 2023 in Italia. E’ un teen drama. La produzione è fatta da Rai fiction e Lucky red (casa di produzione cinematografica piuttosto rilevante, di Andrea Occhipinti). La regia è di Giulia Gandini. Il casting di molti prodotti seriali viene svolto da case di produzione che hanno sotto contratto un pò di attori, per questo ci sono due volti noti tra i personaggi come Nina di Mare fuori. La piattaforma su cui viene distribuita la serie è raiplay, non su una rete tradizionale, generalista. Questo ci dice che questo prodotto è indirizzato ad un certo tipo di pubblico, che utilizza quella piattaforma- pubblico giovane. Le reference sono altre serie Tim, ma anche altri film (letto dalle note di regia del pitch). La musica è interna, di Ginevra Nervi. Ogni episodio segue la prospettiva di un singolo personaggio. I piani sequenza si rifanno al linguaggio teatrale.
  • Temi: amore giovane, gelosia, bullismo, conflitto tra classi sociali.
  • Parte tecnica (=recitazione, dialoghi, la scrittura, la regia): i dialoghi ad esempio sono informali, poco credibili, punto di debolezza perché stereotipati. Quel tipo di dialogo è un tentativo di rendere attuale Otello. La regia utilizza dei piani sequenza, delle inquadrature sporche, la macchina da presa è spesso in movimento (ci sono stati anche degli errori come la macchina da presa nello specchio). Vi è l’utilizzo di diverse tecniche e tipologie di inquadrature che non sono funzionali al racconto, ma che tendono ad essere eccessive. lezione 26/

GREY’S ANATOMY

Grey’s anatomy è una serie che attraversa le epoche della serialità più recente. Sopravvive anche al passaggio della serialità sulle piattaforme. E’ prodotta da un grande network statunitense generalista. Il formato è quello tipico delle serie generaliste: 22 puntate per stagione con la struttura narrativa che è basata sull’ esplosione della regola del 4 (4 protagonisti) che permette, per quanto riguarda la scrittura, una serie di possibilità interessanti per un formato esteso come questo. E’ una serie quasi unica nel suo genere perché ha una lunghezza che molte serie non hanno raggiunto, ed è sopravvisuta alla morte di Derek. Mantiene una compattezza narrativa e un successo di pubblico che ne fanno un dato interessante nella storia della serialità. Dal punto di vista musicale viene curata dalla music supervisor che è Alexandra Patsavas. La musica appare con tutte le possibili declinazioni con cui la canzone viene usata nella serialità. Appare nel titolo, nella sigla, entra molto spesso all’interno della sceneggiatura, diventando parte dello script. La dimensione del testo delle lyrics è una dimensione fondamentale che in questa serie viene utilizzata in maniera narrativa,

scegliendo delle canzoni il cui testo ha a che fare con la puntata. In diversi episodi la canzone diventa protagonista di quegli episodi musical. es: Scena di Izzie in cui rimane abbracciata al corpo di Danny con la canzone Chasing Cars Il testo della canzone è descrittivo della situazione che si sta vedendo ed è una modalità narrativa particolarmente presente in Grey’s Anatomy. E’ una modalità estremamente narrativa. Questa canzone diventa una sorta di sound branding della serie in quanto è presente in due momenti importanti della serie. La questione dei diritti di acquisizione delle canzoni è particolarmente rilevante. Se è una serie forte si può permettere di usare delle canzoni che non tutte le serie possono permettersi. Tanto più le canzoni presenti nella serie sono famose, originali, protette da diritti molto costosi, tanto più la serie è importante. Nel caso di Mare Fuori, per esempio, la serie ha una musica creata appositamente creata per la serie, quindi non ha dei costi di acquisizione dei diritti. Il fenomeno musicale legato a Mare Fuori è esploso dopo. C’è anche la puntata cantanta del parto di Cally: non si capisce il senso dell’episodio. —> Esperimento della puntata musical che non verrà più ripetuto.

MAD MEN

Non c’è una serie che abbia utilizzato la canzone in questa maniera. L’utilizzo della canzone mette in evidenza quanto sia cambiata la televisione in quegli anni grazie alla serialità di questo genere e quanto sia cambiata anche la competenza degli spettatori che hanno un atteggiamento di grande attenzione, competenza e apprezzamento. Serie prodotta da un network (AMC), ha avuto 8 stagioni e racconta la storia di un gruppo di pubblicitari nella New York degli anni ‘60. E’ superiore a tantissimi prodotti precedenti e resta superiore a tantissima serialità attuale. L’accuratezza storica della serie e del suo show runner è maniacale. E’ perfetta dal punto di vista di ambientazioni, costumi, makeup, parrucco, location, arredi. Tutto curato e perfettamente inserito nelle coordinate socio-culturali in cui la serie è ambientata. Racconta dal punto di vista narrativo e visivo un momento storico fondamentale della contemporaneità: la frattura generazionale che avviene in occidente alla fine degli anni 60. La racconta dal punto di vista della New York di quegli anni dove succede tutto quello che noi oggi abbiamo (dal punto di vista musicale, cinematografico, televisivo..). Il ruolo che i giovani hanno svolto in quel decennio ha cambiato la storia. Il rock di quegli anni, per esempio, cambia completamente la percezione della musica e del ruolo della musica nelle generazioni giovani. I protagonisti lavorano in questa agenzia pubblicitaria di Madison Avenue, da qui il titolo Mad men. Protagonista è Don, il titolare di questa agenzia pubblicitaria e intorno a lui diversi personaggi più o meno giovani che raccontano il flash generazionale da diversi punti di vista. Interessante è il ruolo femminile in questa fase storica. La prima moglie di Don ha l’estetica perfetta della donna di Hitchcock. La prima moglie ha un ruolo ormai fuori moda, che non accompagna più la trasformazione di Don nel passaggio del decennio e infatti la sostituirà con una donna più giovane, la sua segretaria e l’opposto di Betty. Ad un certo punto deciderà di licenziarsi dall’agenzia (gesto rivoluzionario per l’epoca) per dedicarsi alla sua passione che è la recitazione. Don è un uomo che si può definire anti-eroe perché ha dei lati oscuri che vengono rivelati lentamente nella serie. E’ un uomo molto curato, molto attento all’apparenza, di successo, ma la cui vita privata è particolarmente turbolenta. Questa sequenza riesce a condensare una quantità enorme di significati. La puntata è l’ottava della stagione 5 e si intitola Lady Lazarus, titolo di una poesia di Sylvia Plath, poesia sul suicidio e sulla difficoltà di vivere e racconta la storia di una donna che rinasce dalle proprie ceneri come una fenice. Il tema dell’episodio è la paura del vuoto e del cambiamento, Don è sul limite di questo difficilissimo momento storico che vede lo

di Como. Il Natale si avvicina e Fedez ha in serbo per suo figlio Leone una sorpresa con grandi effetti speciali.” E’ una sinossi che potrebbe essere di qualsiasi serie drama, ma invece è di “una docuserie autentica che svela il dietro le quinte”. L’analisi tecnica di questa serie inizia inquadrando il prodotto: serie prodotta da Prime Video, di 8 episodi di durata intorno ai 40 minuti, di genere docu-serie che ha come caratteristica quella di testimoniare la realtà. Il primo episodio della prima stagione si apre con un totale di Milano, un’inquadratura di un interno di una casa, una telecamera dall’alto (sembra nascosta, vuole dare l’idea che siamo in un luogo dove non dovremmo essere, stiamo guardando qualcosa di privato), poi stacco. E’ un set molto piccolo con molte telecamere in un interno. C’è musica di sottofondo, quasi impercettibile. Ci sono delle inquadrature tipiche della soap opera. Stacco, cambio di scena con un establishing shot (inquadratura che mostra dove si svolge l’azione tipica del cinema classico hollywoodiano: luogo, casa, interno casa, personaggi). Poi c’è un montaggio alternato in cui si mostrano i protagonisti della storia: sorelle, dei momenti in cui Chiara e Fedez sono insieme, dei momenti in cui lei è dal ginecologo ecc, cioè momenti di vita quotidiani montati per presentare i personaggi. Poi sigla che arriva 4 minuti e mezzo dopo l’inizio ed è una sigla che dà il tono della serie. Sembra la sigla di una sitcom, con tono leggero, senza pensieri e il testo dice “inizia lo show”. Uso della telecamera mossa, tipica della docu che dovrebbe farci credere che ciò che sta accedendo accade in quel preciso momento, in maniera quasi amatoriale, quasi rubata. Poi, dopo uno stacco, sentiamo la voce di Chiara fuori campo: dovrebbe dare l’idea di un simil confessionale. È un continuo entrare e uscire da genere diversi (soap, docu, reality). Nel confessionale vediamo lei guardare da un’altra parte: non parla a noi ma a qualcun altro (il patto con lo spettatore è straniante). Poi c’è un altro confessionale, che sembra un intervista dato che è rivolta a noi—> continuo cambio di genere. C’è il linguaggio social (Instagram non viene nominato, ma è chiaro sia quel social): lei riprende sé stessa e nello stesso momento vediamo ciò che lei riprende. E’ una logica che non ha a che fare con la docu, ma con la fiction poiché è una scena montata. C’è un racconto attraverso le immagini social del lockdown, poi c’è una scena dentro la casa mentre di preparano per andare a ritirare l’Ambrogino d’oro, poi c’è una parte di docu dove vanno a ritirare l’Ambrogino (non si capisce se sia reale o ricostruito). La linea temporale è simile a quella mentre si fa scroll sui social. Il linguaggio è tipico della soap. Questo racconto gioca e usa le regole televisive di almeno tre generi: docu, soap, fiction. Questo non accade solo sul programma, ma tutti i giorni su Instagram (linguaggio social è linguaggio tipicamente televisivo). Il patto di comunicazione che noi facciamo con loro ha a che fare con il piacere del pettegolezzo. Loro sono dentro a una logica prevalentemente televisiva dove il patto con i followers è lo stesso che fa Beautiful. lezione 10/

EUROVISION

Ogni Paese porta la sua regia. Mettere insieme tutte le esibizioni è un lavoro molto complicato che ha a che fare anche con equilibri politici non indifferenti. Ci sono tantissimi elementi che devono essere cuciti dalla produzione locale. Non c’è lo stesso linguaggio per ciascuna esibizione. La macchina produttiva di Eurovision è pazzesca. Anche la scelta della location è molto particolare: ci dev’essere un luogo adatto, abbastanza ampio, può non

essere una città di spicco. Le ragioni che stanno alla base della scelta della location sono molte delicate. Ci sono i big five (direttamente in finale): Paesi che inizialmente hanno sostenuto economicamente l’evento. Sono Francia, Germania, Spagna, Italia, Inghilterra. Dal punto di vista tecnico, l’Eurovision è una “macchina infernale”. Marco Mengoni: cantante con una presenza molto forte: è bello e molto espressivo. Ha scelto di cantare in italiano: non è necessariamente una scelta premiante (la canzone vincitrice di Sanremo può essere cambiata, o si può tradurre o si può lasciare così com’è). Nel caso di “Due Vite” si è scelto di mantenerla così, ma è stata rimontata (+ lievemente accelerata) poiché c’è la rigida regola che la canzone non può superare i 3 minuti. Mengoni non ha bisogno di tanti infiocchettamenti della sua performance, dato che è molto espressivo di suo.