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Tipologia: Appunti
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LO STUDENTE STRATEGICO: agire in modo strategico consiste nel suddividere i contenuti da apprendere in A categorie in base all’importanza e difficoltà dei contenuti. Per i contenuti più rilevanti per l’interrogazione si propone un tempo più idoneo, per quelli meno rilevanti si può destinare un tempo più bilanciato. IL QUADRANTE DELLA NAVIGAZIONE (pag.17): per la pianificazione dello studio La regola fondamentale della strategia è: osservare le conseguenze di un’azione e poi regolare le azioni successive in funzione dei risultati via via raggiunti. Divenire studenti strategici è un modo per focalizzare i propri talenti verso l’individuazione e lo sviluppo dei ruoli che si potranno assumere nella vita personale. L’APPRENDERE : è una competenza che necessita di pianificazione e controllo delle attività. Per questo lo studio presenta 4 frasi principali:
Ancora utile è la suddivisione del tempo da dedicare allo studio dei testi. Utile è costruire una tabella, in cui abbiamo la struttura del piano (numero di testi, numero di giorni) e una di analitica, riguardo la lettura e la comprensione, la memorizzazione e infine il controllo. Oltre la struttura del piano tenere conto anche di un “Automonitoraggio” in cui inserirà se si sono raggiunti gli obiettivi giornalmente. Questa rappresentazione è chiamata planning.
•.1. sottolineatura strategica (dopo la prima lettura) in modo da ordinare le idee e concetti primi
•.2. farsi delle domande (riflettere) collegando e mettendo a confronto quello che è scritto sul libro con altre conoscenze già possedute o di altri testi.
•.3. individua il tipo di testo da affrontare ( primo impegno) per comprendere il livello di comprensione. È utile costruirsi delle mappe e schemi.
A conclusione della lettura finalizzata alla comprensione per la rielaborazione personale sono utili riassunti e gli schemi. Lo schema favorisce l’organizzazione delle conoscenze e la relazione tra di esse, allo scopo di individuare i contenuti più significativi (utile per il collegamento e per il ripasso). Due tipi di schemi: ad albero e a raggiera.
Ad albero : si parte dal concetto principale e si arriva ai concetti subordinati. Utile per stabilire i gradi di vicinanza/lontananza dal concetto principale.
A raggiera : è utile per fare collegamenti e dal concetto principale si collegano le parole chiave e gli altri concetti.
Modalità mnemoniche:
La motivazione allo studio può nascere dall’obiettivo di superare l’interrogazione, dall’attività di studio o dall’apprendimento. Affinché l’apprendimento si realizzi e sia duraturo nel tempo è opportuno che entri in gioco un ingrediente ulteriore una risorsa che lo susciti, lo indirizzi e lo sostenga: la motivazione.
Se si ha uno scopo si è studente strategico e si diventa anche auto efficace. Anche per la motivazione ci serviamo di un quadrante: il quadrante del contratto con se stessi in base alla consapevolezza e l’autonomia nella decisione (tab. pag.62). la motivazione può essere messa a dura prova quando per esempio studiando una disciplina ci rendiamo conto di non avere tempo libero, aumento delle spese, difficoltà nel comprendere. Cosa e come fare per mantenere la motivazione nel tempo?
Per sostenere la motivazione, lo studente strategico possiede un’ulteriore risorsa: capacità di chiedere aiuto alle persone in grado di supportarlo. Chiedere aiuto ad un alunno o un genitore dà sollievo e aumenta la voglia di continuare e di portare a termine il percorso scelto.
Quando decidiamo di dedicarci a un argomento di studio consideriamo: la rilevanza, l’importanza del contenuto; la difficoltà dell’argomento; l’interesse personale e il costo in termini di sforzo e impegno richiesto.
Prendendo in considerazione questi caratteri possiamo rappresentare graficamente il valore che lo studio ha per ciascuno di noi, mediante un “grafico a torta”. Dando un punteggio da 1 a 10 all’interesse, alla rilevanza, al costo, rileviamo il valore complessivo della nostra decisione e consapevolezza della motivazione.
Ci sono fattori che contribuiscono a dare alla motivazione nello studio come: le condizioni ambientali (rendere l’ambiente confortevole e di concentrazione a seconda delle difficoltà dello studio).
Condizioni personali (fare una buona alimentazione e scegliere una posizione di studio comoda e funzionale), la valutazione dei risultati fornisce l’opportunità di focalizzare i punti deboli e i punti forti del nostro percorso e ci permettono di migliorare, fornisce info utili per sperimentare nuovi percorsi che saranno a loro volta oggetto di valutazione.
Rientra nelle abilità dello studente auto efficace la competenza di scegliere una metodologia e valutarne l’adeguatezza.
Per conservare la motivazione si considerano alcuni rinforzatori come: l’autorinforzo che consente, in seguito a una valutazione, di sottolineare i punti di forza del nostro percorso attribuendoci il successo delle nostre azioni, compiacendoci per i nostri meriti, la conferma dall’esterno sulle nostre attività sostiene la nostra motivazione.
È importante tenere in mente gli obiettivi del nostro studio perché ci forniscono la direzione del divenire competenti. Trattare della materia conosciuta è una strada sicura, ma può trascurare altre importanti per la nostra formazione. È necessario selezionare gli argomenti in base alla rilevanza che essi rivestono.
La motivazione può essere paragonata a una spinta che stimola sia dall’esterno, sia dall’interno. Se portiamo a termine un compito con la promessa di un dono (come un viaggio, motorino, una festa…) attiviamo comportamenti controllati da promesse. Questo tipo di energia, che attiva dei comportamenti, è nota come motivazione estrinseca.
Quando la nostra esistenza è controllata dall’interno in cui siamo noi che ci sosteniamo, si parla di motivazione intrinseca.
La motivazione a stare nel compito e a portarlo a termine aumenta con la percezione di sentirsi divenire competente. Diventare una persona competente è lo scopo principale per cui intraprendiamo il nostro percorso di studi. Ci
Quando cambiare segno all’affettività? Quando cogliamo i segnali di entrata delle emozioni che ci disturbano e il momento per cambiare segno all’affettività. 3 tipologie in grado di individuare i segnali:
L’obiettivo è di cambiare segno all’affettività e non di cambiare noi stessi. Questo ci permette di acquisire sicurezza, consapevolezza e autonomia. Per costruire la nostra rappresentazione del mondo degli altri e di noi stessi, ci siamo costruiti un ambiente che da un lato forniva il permesso per esplorare la realtà per conoscere ciò che è intorno a noi, e dall’altro dettano delle limitazioni e dei divieti per proteggerci e farci apprendere la nostra natura e le regole personali. Entrando nel mondo della scuola e in altri gruppi abbiamo confrontato il nostro ambiente con altri.
Cambiare segno dell’affettività è utile per renderci autonomi dai contrasti fra permessi e limitazioni.
L’autonomia può essere migliorata grazie alla consapevolezza, spontaneità e intimità.
Che cosa c’entra tutto questo con lo studio e l’ambiente in cui si apprende e l’esame e la situazione in cui il mondo valuta se andiamo nella direzione del diventare adulti sociali.
Pensare ad alcuni dei nostri diritti (pag. 87).
Per poter cambiare segno all’affettività negativa o mantenere quella positiva si parla di spinte emotive. A ogni spinta corrisponde un comportamento tipo ed entriamo in azione con maggiore finalità nelle situazioni in cui si viene a determinare tensione emotiva. Le spinte (comportamenti emergono tramite i dialoghi) sono 5 (ci permette di capire e riconoscere i nostri comportamenti prendendo coscienza dei nostri punti di debolezza): Sii perfetto, Sii forte, Compiaci, Sforzati, Sbrigati.
La conseguenza delle spinte sono i cosiddetti dialoghi interni (il nostro parlare con noi stessi come se stessimo parlando ad alta voce).
tentennamenti, non mi sento soddisfatto. È perfezionista, pignolo, è preparato, preciso in modo ossessivo, serio, rigido e severo.
Gli aspetti positivi delle spinte:
Riepilogando: riconoscere il nostro comportamento ci consente di avviare il percorso verso l’autonomia e la consapevolezza dei propri potenziali, in modo tale da sapere come proteggerli.
Come imparare a osservare i nostri comportamenti e sentire quei dialoghi interni che ci fanno riconoscere se ci troviamo già nel campo di azione di una spinta? Essere consapevoli di riconoscere la spinta può significare aprirsi al
Per sapere come si stabilisce un rapporto fra il pensiero, i sentimenti e i conseguenti nostri comportamenti si utilizza l’AT. Questa analisi è stata introdotta da Eric Bern, una teoria della psiche consente di leggere alcuni fenomeni osservabili a partire dai nostri comportamenti in situazioni di interazione sociale. Si parla di automatismi (questi comportamenti vengono eseguiti come se fossero spinti da una forza interna) per riferirsi a comportamenti che agiscono senza controllo (un po’ come i comportamenti rispondenti di cui parla Skinner la cui connessione è data da S-R ), noti come comportamenti a risposta autonoma. Le spinte sono particolari automatismi e una volta intercettate grazie alla consapevolezza della loro esistenza e dei comportamenti si può costruire qualche antidoto.
La legge di Bern è una metodologia che può ampliare le nostre possibilità di essere autoefficaci. Bern ha introdotto a questo scopo la definizione di “stato dell’io” ovvero un insieme di pensieri e emozioni che rimangono nella mente e costituiscono la struttura della persona. I 3 insiemi distinti che l’uomo possiede: genitore, adulto e bambino.
Lo stato dell’io bambino (B) è legato alle esperienze infantili che si sono svolte con i comportamenti visti con l’occhio del bambino.
Lo stato dell’io Genitore (G) (gli esempi che abbiamo appreso dai genitori, agire secondo dei modelli) legato ai sentimenti e comportamenti che i genitori e figure adulte ci hanno trasmesso. Questi hanno costruito per noi un ambiente nel quale abbiamo acquisito regole, ma anche divieti e permessi. Abbiamo interagito col mondo incondizionato. Lo stato dell’io Adulto (A) (è la parte razionale dove si elaborano le informazioni) si è costruito come insieme di sentimenti e pensieri che vanno a definire e determinare comportamenti riconoscibili.
In particolare i comportamenti che provengono dallo stato dell’Io Adulto (strategie) sono caratterizzate dall’osservazione e l’analisi delle situazioni specifiche e dalla scelta di agire nel cosiddetto qui ed ora (sono contenute le strategie per esaminare la realtà utili per identificare i problemi). Questa scelta indirizza le proprie azioni in modo efficace verso gli obiettivi in campo, cambiando emozioni, pensieri e competenze.
Lo studente strategico, in termini di stati dell’Io è in grado di trovare una mediazione con lo stato dell’Io Adulto, tramite un processo di autoregolazione in relazione alle situazioni della realtà esterna.
Lo studente che agisce in uno stato dell’Io Bambino: agisce per avere attenzione e lo fa in modo automatico perché questo è il comportamento che
ha appreso da piccolo per ricevere attenzioni. Questo stato si manifesta con atteggiamenti di ribellione o libertà. Il primo può essere positivo o negativo. È più quando risponde in modo corretto collabora e agisce per farsi accettare. È meno quando si sottomette alle regole e subisce per farsi accettare, assume comportamenti che non sono adatti alla situazione attuale. Il bambino adattato può essere ribelle: agisce per opporsi perché non si sente libero di fare ciò che desidera. Il secondo cioè il Bambino Libero esprime emozioni e desideri liberamente e apertamente (+); (-) ha paura di esprimersi, si isola, è intimidito.
Il genitore può essere:
Gli stati dell’Io sono riconoscibili mediante osservazione degli scambi fra le persone. Infatti l’unità di scambio si chiama transazione e si riferisce a come si mettono in relazione gli stati dell’Io fra le persone.
Ritornando al discorso degli antidoti nella gestione delle spinte, ogni spinta ha un antidoto e costruisce dialoghi interni.
L’attivazione di uno stato dell’Io è osservabile dall’esterno dallo scambio comunicativo (transizione) e si verificano nel frattempo fenomeni interni fra pensiero e sentimenti→i dialoghi interni. I dialoghi interni sono 4 : dialogo protettivo, di permesso, iperprotettivo e di svalutazione.
AT vuole portare le persone ad essere consapevoli dei propri comportamenti presenti nelle relazioni per capire quali atteggiamenti sono funzionali e quali no. Dunque AT studia l’uomo nelle relazioni con gli altri concentrandosi sulle comunicazioni e scambi comunicativi→ Le transazioni.
Bern così sviluppa una teoria sulla personalità utile a comprendere comportamenti e comunicazioni, convincendosi che disturbi derivano da un