

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
storia del welfare state classe quinta liceo
Tipologia: Dispense
1 / 3
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Gargiulo Carmen VBSU Tema Scienze Umane A mio parere, il benessere a cui Helen Keller si riferisce con la sua affermazione può essere ricondotto a uno stato di equilibrio fisico, sociale e mentale di ogni singolo cittadino che uno Stato sociale si impegna a difendere. L’espressione “Stato sociale” deriva dalla traduzione in lingua italiana del termine inglese Welfare State e si intende un modello politico ed economico nato a seguito della Seconda guerra mondiale in cui lo Stato vede come priorità assoluta il benessere e la sicurezza di ogni individuo e pertanto si fa garante di prestazioni educative, sanitarie e previdenziali e inoltre interviene economicamente a favore delle categorie meno abbienti e mette in atto un atteggiamento interventistico. Storicamente, il concetto di Stato sociale viene anticipato, se non addirittura coniato, dal Cancelliere Bismarck il quale istituisce sul suo suolo tedesco un regime di leggi sociali come, ad esempio, le assicurazioni obbligatorie che obbligavano il lavoratore e l’imprenditore a versare allo Stato una quota in denaro nel caso in cui si venivano a verificare eventi spiacevoli quali malattia, infortunio sul lavoro, disoccupazione ecc.: nasce così l’idea che lo Stato può e deve intervenire direttamente in difesa del benessere dei propri cittadini. Il Rapporto Beveridge del 1942 è considerato l’atto di nascita del Welfare State. Fu l’economista e sociologo William Beveridge a stilarlo al termine di un’inchiesta commissionata dal governo britannico per esaminare la situazione economica e sociale del Regno Unito. Il rapporto presenta un progetto per garantire ai cittadini una protezione rispetto ai rischi presenti in un’economia di mercato, aiutando coloro che per diversi motivi erano esclusi temporaneamente o permanentemente dal mercato del lavoro con il pericolo di precipitare in povertà. Tale rapporto Beveridge trovò attuazione completa dal 1948 con un sistema sanitario medico nazionale gratuito per tutti i cittadini; l’istituzione dell’indennità di disoccupazione; innalzamento delle pensioni; miglioramento delle condizioni di insegnamento pubblico ed estensione dell’edilizia popolare. Seppur il sistema politico emanato dal Welfare State sembrava essere la risoluzione di molti problemi, intorno alla fine del 1900 entrò in crisi i per ragioni economiche, politiche, sociali e culturali ma le cause principali che portarono a questo fenomeno sono il fatto che i costi troppo elevati non garantiscono una protezione sociale estesa a tutti gli individui ma solo a coloro che si trovano in uno stato di bisogno estremo. Questo porta uno Stato a non riuscire ad attuare concretamente quello
che aveva promesso a livello legislativo ai suoi membri e tanto meno riesce ad offrire risposte adeguate ai nuovi bisogni e alle nuove domande di una società in trasformazione considerando anche il fatto che l’eccesiva burocrazia dei servizi sociali ha creato un’ulteriore fonte di spesa. Si diffonde anche quella che viene riconosciuta come crisi di legittimità nel senso che secondo l’opinione pubblica non era produttivo mantenere in vita un sistema che sembrava costare così tanto e offrire poco. Si è diffusa nella società la consapevolezza dei limiti e dei difetti strutturali dello Stato Sociale entrando così in crisi l'ideale di solidarietà sociale che stava alla base dell’invenzione del Welfare: la società si mostra meno solidale verso le sue fasce più deboli. L'insieme di questi fattori di crisi ha comportato per i paesi occidentali la necessità di una profonda riorganizzazione delle politiche sociali. In Italia viene messo in atto un regime di benessere basato su politiche di supporto alla famiglia. Le difficoltà in cui gli individui incorrono nel corso della vita non sono soltanto di natura materiale ma ad esempio come ha sottolineato il vincitore del premio Nobel per l’economia Amartya Sew la povertà può essere vista anche come mancanza o insufficiente dotazione di quelle capacità personali (note come capabilities) che sono necessarie per acquisire una qualità della vita adeguata. I sistemi welfare europei hanno anche lo scopo di garantire e promuovere le condizioni per un effettivo esercizio delle capacità umane. Nel nostro Paese per chi esce dal mercato del lavoro senza godere di alcuna forma di sussidio esiste la possibilità di seguire programmi di formazione o di riqualificazione professionale retribuiti. Se un lavoratore disoccupato dovesse però abbandonare il percorso formativo riceverebbe una sanzione. Così facendo ne conseguono gli effetti di accrescimento delle capabilities personali di ognuno. Forme alternative di solidarietà e di redistribuzione delle risorse economiche sono state sperimentate in quello che è stato chiamato il Terzo settore ovvero un complesso di enti privati per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Il concetto di Terzo settore deriva dalla considerazione dell’esistenza nel sistema economico e sociale di un primo settore (lo Stato) e di un secondo (il mercato). Pertanto, si identifica il Terzo settore con quell’insieme di attività produttive che non rientrano né nella sfera dell’impresa capitalistica tradizionale poiché non ricercano un profitto, né in quella delle ordinarie amministrazioni pubbliche in quanto si tratta di attività di