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Tesina su ADHD e DOP, Tesi di laurea di TFA Sostegno

L'obiettivo del presente elaborato è approfondire il ruolo della scuola e del docente nella promozione dell'inclusione degli alunni con ADHD e DOP, analizzando sia gli aspetti teorici e normativi sia la loro concreta applicazione nella pratica educativa. A tale scopo è stato presentato uno studio di caso relativo a un alunno della scuola primaria, seguito nel corso dell'anno scolastico, con l'intento di evidenziare le strategie adottate, le difficoltà incontrate e i risultati raggiunti.

Tipologia: Tesi di laurea

2025/2026

In vendita dal 09/06/2026

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Allegato A
Percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli
alunni con disabilità attivati ai sensi dell’articolo 6 e 7 del Decreto-
Legge 31, Maggio 2024, n.75 e 77, convertito, con modificazioni,
dalla Legge 29 Luglio 2024, n. 106
Titolo tesi
Matricola:
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Allegato A

Percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli

alunni con disabilità attivati ai sensi dell’articolo 6 e 7 del Decreto-

Legge 31, Maggio 2024, n.75 e 77, convertito, con modificazioni,

dalla Legge 29 Luglio 2024, n. 106

Titolo tesi

Matricola:

Candidato:

INDICE

INTRODUZIONE ………………………………………………………….pag. 3 PARTE I: QUADRO TEORICO-METODOLOGICO …………………pag. 5 CAPITOLO 1: ADHD e DOP: aspetti clinici, comportamentali e interventi 1.1 L’ADHD: caratteristiche, cause, diagnosi e comorbilità ………………… pag. 5 1.2 Il DOP: caratteristiche, cause, diagnosi e comorbilità ………………..… pag. 7 1.3 Gli interventi e i trattamenti per ADHD e DOP ………………………….. pag. 8 CAPITOLO 2: La scuola come ambiente inclusivo e di valorizzazione pag. 10 2.1 L’evoluzione del concetto di disabilità e il modello ICF ……………….. pag. 10 2.2 Il percorso verso l’inclusione scolastica ………………………………….. pag. 11 2.3 Strategie didattiche per favorire l’inclusione …………………………….. pag. 13 2.4 Evoluzione del ruolo del docente di sostegno e cultura dell’inclusione nella scuola italiana …………………………………………………………………….. pag. 14 PARTE II: APPLICAZIONE PRATICA E STUDIO DI CASO ………pag. 17 CAPITOLO 3: Lo studio di caso 3.1 Il contesto territoriale e scolastico dell’Istituto ………………………….. pag. 17 3.2 Il contesto classe ……………………………………………………………… pag. 18 3.3 Presentazione dell’alunno …………………………………………………… pag. 19

  • 3.3.1 Profilo dell'alunno e diagnosi
  • (^) 3.3.2 Storia scolastica e percorso educativo pregresso
  • (^) 3.3.3 Osservazione iniziale e costruzione della relazione educativa 3.4 Progettazione e intervento educativo-didattico ………………………….. pag. 25 CONCLUSIONE ………………………………………………………….pag. 29 BIBLIOGRAFIA ………………………………………………………….pag.

Nel primo capitolo vengono analizzate le principali caratteristiche cliniche e comportamentali dell'ADHD e del DOP, le loro manifestazioni, le possibili comorbilità e gli interventi clinici e psicoeducativi maggiormente utilizzati. Il secondo capitolo approfondisce il concetto di inclusione scolastica attraverso il modello bio-psico-sociale dell'ICF, l'evoluzione della normativa italiana e il ruolo della scuola e del docente nella costruzione di contesti inclusivi. Il terzo capitolo presenta infine lo studio di caso, descrivendo il contesto scolastico, il profilo dell'alunno, il percorso educativo realizzato e le strategie didattiche e relazionali messe in atto durante l'anno scolastico. Attraverso questo lavoro si intende evidenziare come l'inclusione non possa essere ridotta all'applicazione di procedure o strumenti specifici, ma rappresenti un processo complesso che richiede ascolto, collaborazione, flessibilità e capacità di valorizzare le potenzialità di ogni studente. L'esperienza analizzata conferma infatti che la costruzione di relazioni educative significative e di contesti accoglienti costituisce il presupposto fondamentale per favorire il benessere, la partecipazione e il successo formativo di tutti gli alunni.

CAPITOLO 1

ADHD e DOP: aspetti clinici, comportamentali e interventi

1.1 L’ADHD: caratteristiche, cause, diagnosi e comorbilità Il principale punto di riferimento per la classificazione nosografica dell' ADHD ( Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività ) è il DSM-5-TR , che lo inserisce definitivamente tra i disturbi del neurosviluppo (superando la vecchia classificazione di disturbo del comportamento del DSM-III). È un disturbo neurobiologico caratterizzato da marcate difficoltà nel mantenere l’attenzione, nel controllare l'impulsività e nel regolare l’attività motoria in base al contesto. L’eziologia è multifattoriale , determinata dall’interazione transazionale tra:

- (^) Fattori genetico-biologici: Chiara predisposizione ereditaria e tratti temperamentali specifici (deficit nell'autocontrollo, ridotta inibizione comportamentale, emotività negativa). Non esistono marcatori biologici diagnostici. - (^) Fattori ambientali: Prematurità, basso peso alla nascita, esposizione prenatale a fumo/alcol e contesti socioeconomici svantaggiati. L'ADHD non è una malattia, ma un funzionamento neuroevolutivo differente , caratterizzato da una maturazione cerebrale non uniforme e asincrona delle reti neuronali. Sotto il profilo clinico-scientifico si riscontrano: - Deficit delle Funzioni Esecutive: Compromissione selettiva di memoria di lavoro, controllo inibitorio, pianificazione e flessibilità cognitiva, gestiti dalle aree prefrontali. - (^) Alterazioni neurofisiologiche: Riduzione del metabolismo e del flusso ematico nel lobo frontale, corteccia parietale, striato e cervelletto, a fronte di un incremento di attività nella corteccia senso-motoria. - (^) Disfunzioni neurochimiche: Alterazione nel funzionamento e nel trasporto di dopamina e noradrenalina , neurotrasmettitori chiave per l'attenzione e l'inibizione comportamentale.

Infine, la letteratura documenta la persistenza del disturbo in età adulta in un'ampia percentuale di casi, sebbene i sintomi vadano incontro a una rimodulazione e a una parziale compensazione nel corso del ciclo di vita. 1.2 Il DOP: caratteristiche, cause, diagnosi e comorbilità Nel DSM-5-TR , il Disturbo Oppositivo Provocatorio (DOP) è classificato tra i "disturbi da comportamento dirompente, del controllo degli impulsi e della condotta". Configurato come un disturbo di tipo esternalizzante , si definisce come un pattern persistente di opposizione, sfida, disobbedienza e ostilità verso le figure di autorità (genitori, docenti). In ambito scolastico, queste condotte superano per intensità e frequenza le normali reazioni evolutive, innescando dinamiche conflittuali che compromettono il clima metodologico-didattico del gruppo classe. Più frequente nei maschi in età preadolescenziale, registra un pareggio di genere in età adulta. L’eziologia è multifattoriale e poggia su un modello causale integrato:

- (^) Fattori neurobiologici e genetici: Alterazioni strutturali a carico della corteccia prefrontale e dell’amigdala (riduzione dello spessore corticale). Sul piano psicofisiologico si riscontra una frequenza cardiaca basale ridotta e bassi livelli di cortisolo. Esiste una parziale sovrapposizione genetica tra i sintomi affettivi del DOP (rabbia/irritabilità) e i disturbi d'ansia e depressivi. - Fattori temperamentali: Elevata reattività emotiva, fragilità nei meccanismi di regolazione ed emotiva e bassa tolleranza alla frustrazione. - (^) Fattori ambientali: Pratiche educative disfunzionali (incoerenza, iper- severità o trascuratezza). Si genera un circolo transazionale reciproco : le condotte dell'alunno esasperano le risposte dell'ambiente, le quali a loro volta rinforzano il comportamento oppositivo. Il DSM-5-TR organizza la sintomatologia osservabile in tre macro-aree comportamentali:

1. Umore arrabbiato e irritabile: Perdita di controllo, suscettibilità e rancore. 2. Comportamento polemico e oppositivo: Litigi frequenti con gli adulti, rifiuto attivo di regole e richieste, provocazione deliberata e tendenza a deresponsabilizzarsi attribuendo ad altri i propri errori. 3. Condotte vendicative: Atteggiamenti dispettosi o orientati alla ritorsione. Ai fini diagnostici è richiesta la presenza di almeno quattro sintomi per un periodo minimo di sei mesi (manifestati con almeno un individuo diverso dai fratelli), con un impatto disfunzionale e clinicamente significativo in ambito scolastico, familiare o sociale. La diagnosi viene esclusa se i sintomi risultano meglio spiegati da un Disturbo da Disregolazione dell’Umore Dirompente, da disturbi psicotici, dell'umore o dall'uso di sostanze. Il DOP presenta un'elevata co-occorrenza clinica con l' ADHD e costituisce un forte fattore di rischio evolutivo, potendo sfociare (nel 42% dei casi) in un vero e proprio Disturbo della Condotta. Se il quadro clinico precoce è dominato dalla dimensione affettiva (umore irritabile/arrabbiato), si registra inoltre una forte comorbilità con i disturbi depressivi maggiori e d'ansia. 1.3 Gli interventi e i trattamenti clinico-psicoeducativi per ADHD e DOP La complessità dell'ADHD impone un trattamento multimodale e personalizzato , basato sulla sinergia tra interventi rivolti all'alunno, alla famiglia e alla scuola. - Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC): Approccio d'elezione volto a incrementare l'autocontrollo, potenziare i tempi di attenzione e consolidare le condotte adattive, garantendo stabilità dei risultati nel lungo periodo. - Training Cognitivo: Percorsi mirati al potenziamento delle funzioni esecutive (memoria di lavoro e controllo inibitorio). - (^) Metodologie complementari:

CAPITOLO 2

La scuola come ambiente inclusivo e di valorizzazione

2.1 L’evoluzione del concetto di disabilità e il modello ICF Il percorso storico ed epistemologico sui temi della salute e della disabilità promosso dall'OMS registra una transizione fondamentale da modelli biomedici e lineari a modelli ecologici e complessi:

- (^) ICD (1967): Classificazione clinica ed eziologica, focalizzata su cause e diagnosi delle patologie. - ICIDH (1980): Sposta l'attenzione sulle conseguenze delle malattie, introducendo una sequenza causale lineare e deterministica: Menomazione (danno biologico)⟶Disabilitaˋ (limitazione performativa) ⟶Handicap (svantaggio sociale) Il superamento di questo determinismo biologico si realizza nel 2001 con l' ICF ( Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute ). Radicato in una prospettiva bio-psico-sociale , l’ICF definisce la salute come uno stato positivo e relazionale risultante dall'interazione dinamica tra le caratteristiche della persona e il suo contesto di vita. L'ICF ha valenza descrittiva e universale, poiché chiunque, in base alle contingenze ambientali, può sperimentare una variazione nel proprio funzionamento. Architettura strutturale dell'ICF L'architettura del sistema classificatorio si articola in due macro-sezioni:

  1. Funzionamento e Disabilità - (^) Funzioni e Strutture Corporee: Aspetti fisiologici/psicologici e componenti anatomiche. Le loro alterazioni o perdite configurano le menomazioni. - (^) Attività e Partecipazione: L’ attività è l'esecuzione di compiti (dimensione individuale); la partecipazione è il coinvolgimento nelle situazioni reali (dimensione sociale). Si operazionalizzano tramite due qualificatori:

◦ Capacità:^ Livello di esecuzione di un compito in un ambiente standardizzato (senza facilitatori o barriere). ◦ Performance:^ Ciò che l'individuo fa concretamente nel proprio contesto reale. Il divario ( gap ) tra capacità e performance evidenzia l'impatto dei fattori contestuali.

  1. Fattori Contestuali - (^) Fattori Ambientali: Variabili estrinseche (fisiche, sociali, culturali) che agiscono come barriere (ostacolano il funzionamento) o come facilitatori (promuovono l'autonomia). - Fattori Personali: Background intrinseco del soggetto (età, genere, istruzione, autoefficacia, vissuto). Sintesi clinico-pedagogica: La disabilità viene ridefinita come il prodotto di un'interazione disfunzionale tra le condizioni di salute del soggetto e le barriere poste dall'ambiente. Il focus pedagogico si sposta quindi sulla rimozione delle barriere e sull'introduzione di facilitatori per ottimizzare la performance dell'alunno. 2.2 Il percorso verso l’inclusione scolastica nella normativa italiana Il modello dell'inclusione scolastica in Italia è il risultato di un'evoluzione storico- legislativa che ha guidato la transizione da un approccio medico-assistenziale a un paradigma bio-psico-sociale di matrice istituzionale ed ecologica. Negli anni Settanta si supera il modello delle scuole speciali e delle classi differenziali. La L. 118/1971 sancisce il diritto all’ inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni. La successiva L. 517/1977 avvia la stagione dell' integrazione , introducendo l'insegnante di sostegno e la programmazione didattica individualizzata. Il cambiamento lo abbiamo con la Legge Quadro n. 104/1992: pietra miliare dell'integrazione. Istituzionalizza il Piano Educativo Individualizzato (PEI) come strumento cooperativo e interistituzionale per garantire il diritto all'istruzione nelle dimensioni della comunicazione, relazione, apprendimento e autonomia. La Legge 328/2000: Estende la progettualità oltre

3. Autonomia e orientamento: Autonomia personale e orientamento spazio-temporale. 4. Cognitiva, neuropsicologica e dell'apprendimento: Funzioni esecutive (memoria, attenzione, pianificazione) e stili cognitivi. Sintesi normativa: Questo impianto sposta il focus dal deficit biologico al funzionamento globale. La scuola diventa un contesto ecologico costituzionalmente chiamato a rimuovere le barriere e potenziare i facilitatori ambientali, garantendo l'autodeterminazione e il successo formativo di ciascun discente. 2.3 Strategie didattiche per favorire l’inclusione La complessità e l'incertezza dello scenario attuale impongono un profondo ripensamento della scuola, chiamata a formare gli studenti a un futuro imprevedibile. In questo quadro, l’ inclusione scolastica non si configura come mero inserimento, ma come garanzia di una partecipazione attiva fondata sul senso di appartenenza , inteso come bisogno umano fondamentale. Tale dimensione si sviluppa in modo transazionale attraverso vettori precisi:

  • La concretezza del gruppo;
  • L’autodeterminazione;
  • (^) La valorizzazione della soggettività;
  • (^) La reciprocità relazionale;
  • La rimozione delle barriere ambientali. Il docente assume così il ruolo di facilitatore del benessere e della fioritura ( human flourishing ) del gruppo classe. Sotto il profilo metodologico, la promozione di un contesto accogliente e flessibile richiede l'implementazione di strategie didattiche attive e prosociali — quali il cooperative learning , il peer tutoring e lo sviluppo delle competenze socio-emotive. A livello macro-progettuale, l’azione didattica inclusiva si articola lungo due direttrici sinergiche:
  1. L' adattamento personalizzato dei materiali e degli obiettivi;
  1. L' Universal Design for Learning (UDL) , integrato dai principi della didattica differenziata , che assume l'eterogeneità come condizione naturale della classe e progetta l'accessibilità e la flessibilità dei percorsi fin dall'origine. 2.4 Evoluzione del ruolo del docente di sostegno e cultura dell’inclusione nella scuola italiana La figura del docente di sostegno nella scuola italiana nasce con il processo di integrazione scolastica degli alunni con disabilità, fondato sul diritto all’istruzione garantito dalla Costituzione del 1948. Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla Legge 517 del 1977, che ha introdotto l’inserimento degli alunni con disabilità nelle classi comuni e ha riconosciuto l’importanza di una scuola capace di valorizzare le differenze e rispondere ai bisogni di ogni studente. La legge non attribuisce al solo docente di sostegno la responsabilità dell’inclusione, ma coinvolge tutto il consiglio di classe attraverso il principio della corresponsabilità educativa e didattica. Il docente di sostegno, quindi, non lavora esclusivamente con l’alunno con disabilità, ma sostiene l’intera classe e collabora con tutti i docenti per favorire la partecipazione e l’apprendimento di ciascuno. Nel tempo anche la formazione degli insegnanti di sostegno si è evoluta. Inizialmente esistevano corsi specialistici distinti per tipologia di disabilità (visiva, uditiva e psicofisica), mentre successivamente si è passati a percorsi polivalenti, più orientati agli aspetti pedagogici, metodologici e relazionali. Negli anni ’90 la formazione è stata affidata alle università, con maggiore attenzione alle competenze didattiche inclusive, ai laboratori e al tirocinio. Dal 2011 i corsi di specializzazione per il sostegno sono organizzati direttamente dalle università e prevedono un percorso formativo specifico basato su competenze pedagogiche, metodologiche e pratiche. Parallelamente, le normative sui Bisogni Educativi Speciali (BES) e sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), come la Legge 170/2010 e la Direttiva Ministeriale del 2012, hanno

processi di inclusione scolastica e sociale, poiché sono chiamati a creare ambienti di apprendimento accoglienti, flessibili e capaci di valorizzare le potenzialità di ogni studente. A livello europeo, queste riflessioni hanno portato alla definizione del Profile of Inclusive Teachers elaborato dalla European Agency for Development in Special Needs Education (2012). Questo documento individua le competenze fondamentali che ogni docente dovrebbe possedere per operare in contesti inclusivi, indipendentemente dalla disciplina insegnata o dall’ordine di scuola. Il Profilo si basa su quattro valori fondamentali:

  • valorizzare la diversità come risorsa;
  • sostenere tutti gli alunni promuovendo alte aspettative di apprendimento;
  • (^) lavorare in collaborazione con famiglie, colleghi e altri professionisti;
  • (^) considerare la formazione continua parte essenziale della professionalità docente. Secondo questa impostazione, l’insegnante inclusivo deve possedere non solo conoscenze teoriche e competenze tecniche, ma anche capacità riflessive, relazionali ed etiche. La professionalità docente viene quindi intesa come un continuo processo di crescita e di rielaborazione delle pratiche educative, finalizzato a costruire una scuola capace di accogliere e valorizzare ogni forma di diversità.

CAPITOLO 3

Lo studio di caso

Il presente capitolo è dedicato alla descrizione e all'analisi del percorso educativo e didattico realizzato con Luca durante l'anno scolastico in corso. Poiché il mio inserimento nella classe è avvenuto all'inizio dell'anno, è stato fondamentale ricostruire la storia scolastica dell'alunno attraverso l'analisi della documentazione disponibile e il confronto con le docenti che lo hanno accompagnato nel precedente percorso formativo. Al fine di contestualizzare l'intervento educativo progettato e attuato, verranno preliminarmente presentati il territorio di riferimento, il contesto scolastico e il gruppo classe. Successivamente saranno descritti gli aspetti principali della diagnosi e gli interventi educativi e didattici realizzati negli anni precedenti, elementi indispensabili per comprendere la continuità del percorso e le scelte metodologiche adottate nel corso dell'anno. 3.1 Il contesto territoriale e scolastico dell’Istituto L’Istituto comprensivo di Camigliano opera nel territorio nord-est del Comune di Capannori, in un’area che comprende sia la zona collinare delle Pizzorne sia la pianura lucchese, fino ai confini con i comuni di Pescia e Porcari. Si tratta di un contesto territoriale vario e in continua evoluzione dal punto di vista sociale, economico e culturale. Negli ultimi anni il territorio collinare ha conosciuto una trasformazione significativa: molte abitazioni rurali sono state ristrutturate e abitate anche da famiglie provenienti da altri Paesi europei. Parallelamente, nella zona pianeggiante lo sviluppo industriale, in particolare nei settori cartario, calzaturiero, meccanico e manifatturiero, ha favorito un progressivo aumento della popolazione e dei flussi migratori. La presenza di famiglie italiane e straniere rende il contesto scolastico eterogeneo e ricco di diversità culturali. L’Istituto accoglie infatti alunni con differenti bisogni educativi: studenti stranieri di prima e seconda generazione, alunni con Bisogni Educativi Speciali e studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati. Per questo motivo la scuola

recente immigrazione proveniente dalla Cina, inserito nel corrente anno scolastico, che non possiede ancora competenze nella lingua italiana. Nel corso degli anni il gruppo classe ha subito alcune modifiche nella sua composizione e ha dovuto affrontare situazioni che hanno richiesto un importante lavoro educativo e relazionale da parte del team docente. La presenza di alunni con bisogni educativi complessi e la necessità di gestire differenti esigenze sul piano comportamentale e relazionale hanno reso il contesto particolarmente impegnativo. Dal punto di vista delle dinamiche relazionali, la classe si presenta vivace e caratterizzata da livelli elevati di attivazione e partecipazione. In alcuni momenti emergono difficoltà nel rispetto dei turni di parola, nella gestione dell'impulsività e nel mantenimento dell'attenzione durante le attività strutturate. Tali caratteristiche possono rappresentare un elemento di criticità per alunni che necessitano di un ambiente prevedibile e contenitivo, come nel caso di Luca 1. Per questo motivo il lavoro educativo si è orientato verso la costruzione di un clima di classe positivo e inclusivo, attraverso attività mirate allo sviluppo delle competenze sociali, della collaborazione e del rispetto reciproco. Particolare attenzione è stata dedicata alla strutturazione degli ambienti, delle routine e delle attività didattiche, al fine di favorire il benessere e la partecipazione di tutti gli alunni. 3.3 Presentazione dell'alunno Al fine di comprendere il percorso educativo e didattico realizzato nel corso dell'anno scolastico, risulta necessario presentare il profilo dell'alunno oggetto dello studio di caso. La conoscenza approfondita delle sue caratteristiche personali, dei bisogni educativi e della storia scolastica costituisce infatti il punto di partenza per la progettazione di interventi efficaci e coerenti con il suo percorso di crescita. (^1) Nome di fantasia.

Essendo stata assegnata alla classe nell'anno scolastico in corso, la raccolta delle informazioni relative a Luca è avvenuta attraverso l'analisi della documentazione scolastica, l'osservazione diretta e il confronto con le docenti che lo hanno seguito negli anni precedenti. Tali fonti hanno consentito di ricostruire il percorso educativo dell'alunno e di individuare gli elementi significativi utili alla definizione delle strategie didattiche e relazionali adottate. Nei paragrafi successivi verranno presentati il profilo dell'alunno, la sua storia scolastica e gli aspetti più rilevanti emersi dall'osservazione iniziale, che hanno orientato la progettazione dell'intervento educativo descritto nel presente elaborato. 3.3.1 Profilo dell'alunno e diagnosi Luca è un bambino di 10 anni che è stato inviato ai servizi dell’ASL nel 2021, al termine del primo anno della scuola primaria, a causa di difficoltà attentive e comportamentali associate a problematiche nella coordinazione motoria e nei primi apprendimenti scolastici. La valutazione neuropsichiatrica infantile (NPI) è stata successivamente effettuata nel 2023. Dal punto di vista comportamentale, il bambino manifesta una marcata instabilità motoria e una significativa impulsività, soprattutto nei momenti di maggiore affaticamento. Sul piano emotivo-affettivo mostra difficoltà nella gestione della frustrazione, con reazioni emotive intense e prolungate che, in alcune situazioni, possono sfociare in comportamenti autolesivi. È inoltre presente un’importante ansia da prestazione, accompagnata da sentimenti di inadeguatezza che talvolta determinano atteggiamenti oppositivo-provocatori. Le capacità cognitive, valutate attraverso la somministrazione della scala WISC- IV, si collocano nell’area limite. In particolare, le competenze relative alla comprensione verbale e al ragionamento linguistico risultano nei limiti della media, mentre l’area del ragionamento visuo-percettivo appare deficitaria. Si evidenziano inoltre difficoltà nella memoria verbale di lavoro e abilità visuo-