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Tesina sull'ebook. Storia, utilizzo, lettori per ebook. Per esame di biblioteconomia con Guerrini
Tipologia: Tesine universitarie
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È importante ricordare che dietro al termine “libro” si racchiudono molti significati come quello di oggetto fisico e quello di testo scritto. La stessa concezione la possiamo applicare al libro elettronico, dall’inglese electronic book , il quale abbreviato diventa l’odierno E-book. L’E-book infatti ha un doppio significato: quello di dispositivo fisico utilizzato per leggere un testo elettronico e quello di testo elettronico in se. Tuttavia la definizione precisa e specifica del libro elettronico non è ancora chiara, nonostante le varie interpretazioni e discussioni, non è ancora stata accettata nessuna definizione valida. Soprattutto non è chiara la differenza dei significati dell’e-book che si tende a parlare,come su Wikipedia, di “e- book reader”. Tuttavia il termine “lettore” è troppo generico e poco adeguato visto che le funzioni dell’e-book possono andare ben oltre la semplice lettura del testo e questa è la cosa che differenzia un libro cartaceo fatto di pagine e copertina ad uno elettronico dove non si percepisce la consistenza materiale del volume ne si ha la possibilità di sfogliare pagina per pagina fino a che non si trova il punto che più ci interessa. Con l’e-book o e-book reader si può con pochi click sfogliare anche di cento pagine il libro e arrivare, per esempio, già alla fine del racconto per il semplice gusto di leggerne le ultime righe e poi tornare all’inizio per svelare l’intera storia e il suo sviluppo sino a quella fine. Nell’e-book non c’è concezione di spazio ne di fine di un racconto. Per capre meglio l’uso inappropriato di “lettore” associato al libro elettronico riflettiamo sulle parole di Jean-Gabriel Ganascia: <<l’uso del termine libro è restrittivo, perché il libro rappresenta un supporto particolare per la scrittura che è emerso in uno specifico momento storico; è restrittivo parlare di libro, in una situazione in cui convergono i supporti della scrittura, del suono e dell’immagine>> Da ciò possiamo dedurre che non esistono “libri elettronici” esistono libri ed esistono oggetti informativi digitali che assumono e assumeranno forme nuove rispetto a quelle del passato. Ma c’è anche chi sostiene che il
termine libro sia da associare a qualsiasi testo cartaceo o digitale di una certa lunghezza e in questo caso anche il libro elettronico. Entrambe sono posizioni estreme che possono essere eccessive o sbagliate o giuste indipendentemente da chi se ne occupa. L’importante è non dimenticare che il libro cartaceo ha una storia e segna lo sviluppo di una cultura e di un mondo da secoli e secoli e che per quanto oggi la tecnologia, la telematica e l’informatica siano sviluppate non potrà e non dovrà mai essere dimenticato. Un esempio di questo errore lo vediamo in un passo di Gorman: <<l’idea che le edizioni digitali debbano sostituire quella a stampa è una cretinata. Una cosa è usare una versione delle pagine gialle, tutt’altra cosa è trovarsi a leggere “Guerra e Pace” sullo schermo>>. Tuttavia il ragionamento proposto da Gorman è fallace in quanto dice che la lettura sullo schermo di un computer è scomoda, quindi la lettura in formato digitale è sempre e comunque scomoda, ma in realtà lo schermo del computer è un’interfaccia fisica e il formato digitale è qualcosa di astratto. Di per se, considerato come oggetto digitale, un testo elettronico non può porre, alcun particolare vincolo sul tipo di interfaccia di lettura che sarà utilizzato per leggerlo. Anzi a volte è facile pensare il contrario infatti le interfacce informatiche sono giovani e l’evoluzione tecnica è rapidissima pensiamo a lettori e-book come il Kindle di Amazon, il Cybook della Booken o il recentissimo Ipad della Apple. Secondo Gino Roncaglia ,esperto di nuovi media, la possibilità di realizzare “libri ibridi” basati sul’assemblaggio di contenuti multimediali e su strutture interattive e ipertestuali offrirà un campo nuovo alla ricerca e alla sperimentazione anche letteraria. Il solo testo elettronico anche se consiste nella copia di libri cartacei in maniera digitale non è di per se un libro a tutti gli effetti. L’esistenza di strumenti adeguati per la comodità del lettore è indispensabile per garantire la leggibilità del testo cioè che non debbano stancare la vista o essere troppo costosi o fragili. Spesso, invece, accade che i lettori si stanchino gli occhi per via della luce troppo intensa o che debbano correre a riparare l’ebook per qualche mancata funzionalità.
Shakespeare. Ma la vera rivoluzione avvenne agli inizi degli anni ’90 con l’aumento numerico annuo dei testi digitalizzati, inoltre i volontari del progetto iniziano a chiamare “e-book” ciò che fino ad allora veniva chiamato semplicemente “e-text”. Tuttavia i primi dispositivi hardware legati al mondo dei libri elettronici non furono veri e propri lettori ma, piuttosto, strumenti di consultazione legati soprattutto alle enciclopedie. La situazione cambia con il 1998 anno in cui un’azienda californiana, la Nuvomedia, lancia un dispositivo di lettura dei libri con la stessa forma di un libro cartaceo, orientata alla lettura di svago. L’entusiasmo è grande, nonostante la risoluzione non fosse ottimale per come siamo abituati noi oggi con i nostri dispositivi anche se la vendita complessiva di questo nuovo formato non supera le 50.000 unità. Oltre ad altri portatili come il REB 1100 e il REB 1200 questi libri elettronici vengono abilitati anche per palmari tra i quali il primo a diventare uno strumento accettabile di lettura è la Apple Newton che fu già un grande successo anche se paragonato all’iPhone rimane uno strumento ancora preistorico, di grande dimensioni, difficile da maneggiare e con lo schermo ancora oscurato. Ma a parte l’IPhone, e l’IPad di ultimissima innovazione fino a due o tre anni fa i supporti utilizzati erano molto simili a quelli degli inizi del secolo e tra quelli più comuni riportiamo il già citato Cybook che si avvicina molto ai tablet di oggi con la possibilità, oltre di scaricare gli e-book dalla rete: di inviare email, gestire gli appuntamenti mediante un calendario ma la funzione principale era sempre quello della lettura, un suo difetto era la pesantezza dello schermo insieme alla durata della batteria che non superava le 3 ore e quindi necessitava di un eccessivo dispendio di energia oltre che la scomodità di dover portare sempre dietro il caricatore. Oggi siamo nella seconda generazione in cui si sviluppa l’e-paper. Questa carta elettronica si basa su due sottili strati plastici al cui interno, al posto della carta, si trova un liquido oleoso e, al posto dell’inchiostro, delle minuscole capsule sferiche bianche e nere. Il risultato di questa innovazione è la resa quasi perfetta del foglio di carta con l’inchiostro, inoltre la risoluzione è ottima e adatta anche a documenti che in precedenza erano nati per il pc cioè il file PDF di Adobe Reader ciò che
rende questa carta elettronica diversa dalle tipologie usate precedentemente è che invece di emettere la luce dall’interno la riflettono approfittando della luce esterna perché sia più simile ad un libro e garantisce una migliore leggibilità. Un altro vantaggio è la durata della batteria. Il primo modello è il Sony Libraiè, seguito da Kindle statunitense del 2007 quest’ultimo ha anche la capacità di scambiare dati sulla rete di telefonia mobile. Ma l’innovazione più grande del secolo sono i dispositivi di terza classe tra cui spicca l’Ipad della Apple, dopo l’Iphone che ha trasformato l’oggetto di desiderio dei teenager nello status symbol, ma non è solo un bel telefono in quanto la qualità della risoluzione e la sua sensibilità al tocco ne fanno una vera innovazione a livello telefonico ed informatico, il suo schermo è fatto da molti meno megapixel del computer considerando che l’IPhone è di dimensioni molto più piccole. Tuttavia il suo uso non è ancora del tutto agevole, in riferimento all’uso che se ne fa come strumento di lettura in quanto la sua dimensione implica una lettura in piccoli caratteri non proprio comodissima per chi desidera una lettura rilassata. Così Steve Jobs nel 2010 si propone di promuovere un prodotto nuovo ma allo stesso tempo comune in quanto la sua qualità e il suo uso sono pari allo smartphone ma la novità è l’idea di un dispositivo più piccolo di un computer ma più grande di un telefono cellulare anche se non è previsto l’uso telefonico per l’evidente grandezza e quindi scomodità nel maneggiarlo e non stupisce che sia stato lanciato anche come oggetto di lettura con il suo Ibook. Possiamo in conclusione prendere l’Ipad come esempio di terza generazione dei dispositivi senza dubbio porta e porterà una svolta importante della cultura e del nostro paese.