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Tipologia: Prove d'esame
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a. Un operatore che, in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, svolge la sua attività prevalentemente nell‘assistenza diretta e di cura dell’ambiente di vita, sia a domicilio dell’utente che nelle strutture di cura residenziali (cliniche private, centri diurni, comunità). b. Un operatore che, in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, svolte la sua attività solo nelle strutture private. c. Un operatore che, in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, svolte la sua attività solo nelle strutture private e a domicilio.
a. Aiuto diretto alla persona. b. Attività di segretariato sociale. c. Attività terapeutiche.
a. Coinvolgere il paziente solo nelle attività di igiene quotidiana. b. Realizzare un processo di coinvolgimento con il paziente al fine che egli collabori attivamente al percorso di assistenza. c. Collaborare con il paziente solo per assicurargli una sicura alimentazione.
a. È un piano di assistenza individuale e si utilizza in alcuni percorsi assistenziali. b. È un piano di assistenza individualizzato ed è alla base di ogni percorso assistenziale. c. È un piano di assistenza individualizzato e non è compito dell’O.S.A. adottarlo.
a. Almeno ogni due ore per prevenire le lesioni da decubito. b. Almeno ogni quattro ore in pazienti incontinenti.
c. Almeno ogni ora per prevenire le lesioni da decubito e atrofizzazione muscolare.
a. Deambulazione a quattro punti di appoggio. b. Deambulazione a cinque punti di appoggio. c. Deambulazione ad un punto di appoggio.
un paziente allettato? a. Cintura di stoffa con maniglie. b. Sollevatore meccanico. c. Sedia a rotelle.
girato su un lato. Questa è la definizione di? a. Posizione supina. b. Posizione prona. c. Posizione di decubito laterale.
a. Terzo stadio. b. Quinto stadio. c. Quarto stadio.
a. Individuare il rischio di cadute. b. Individuare il rischio di lesioni da decubito. c. Individuare il rischio di infezione. Competenza N.2 – Assistenza alla salute dell’assistito.
a. Almeno una volta al giorno, di solito di prima mattina. b. Almeno una volta al giorno e ogni volta che il paziente lo necessita. c. Almeno una volta al giorno e, in casi specifici, anche di sera.
a. Si prosegue lasciando la protesi dentaria in sede, lavando anch’essa con presidi necessarie. b. Si prosegue rimuovendola, lavandola da parte e poi, al termine dell’igiene orale del paziente la si riposiziona in sede. c. Si prosegue rimuovendola, conservandola nel giusto contenitore e al termine dell’igiene orale del paziente la si riposiziona in sede.
a. Decontaminazione.
b. In ambito sociosanitario, prevede che l’OS.A. assista la persona disabile in associazione all’O.S.S. e l’infermiere. c. In ambito sociosanitario, prevede che l’O.S.A. collabori con la famiglia della persona disabile per consentire una sua integrazione nei contesti sociali che vive.
a. Prevede un Piano di Zona, cioè un documento che stabilisce la collaborazione di diverse istituzioni per favorire il benessere sociale. b. Prevede un Piano delle Zone, cioè un documento che stabilisce quale istituzione sia alla base del benessere sociale. c. Prevede un Piano a Zona, cioè un documento che stabilisce quale istituzione possa esercitare maggiore potere.
a. che l’O.S.A. comunichi e supporti anche la famiglia dell’assistito. b. che l’O.S.A. comunichi, solo in parte, con la famiglia dell’assistito. c. che l’O.S.A. comunichi con la famiglia dell’assistito solo in casi particolari.
a. Interviste, cioè diverse domande che l’O.S.A. pone al paziente. b. Colloqui preliminari. c. Brevi domande iniziali per non creare disagio al paziente.
a. Diversità del comportamento alimentare. b. Disturbi dei casi alimentari. c. Disturbi del comportamento alimentare.
a. Un disturbo caratterizzato dal rifiuto di nutrirsi per diversi motivi. b. Un disturbo caratterizzato dalla mancanza di appetito. c. Un disturbo caratterizzato dal rifiuto di mantenere un peso corporeo nella norma.
a. Abbuffate di cibo incontrollate associate a digiuno o eliminazione (vomito, lassativi, attività fisica intensa) per compensare il cibo ingerito. b. Rifiuto di nutrirsi per paura ossessiva di ingrassare. c. Abbuffate sporadiche.
a. Un aumento patologico del peso e dei pannicoli adiposi. b. Un aumento considerevole del peso corporeo. c. Un aumento patologico del peso corporeo.
a. Residenza sanitaria assistenziale. b. Riunione soci assistiti. c. Responsabile servizio assistito.
a. Solo l’assistente sociale. b. Solo il direttore sanitario.
c. Un’equipe multidisciplinare Competenza N.4 – Promozione del benessere psicologico e relazionale dell’autonomia dell’assistito.
a. Attività con il fine di soddisfare i bisogni primari della persona, attività di assistenza domiciliare. b. Attività con il fine di recuperare o mantenere l’autonomia della persona e mirate a favorire il benessere psicofisico della persona. c. Tutte le attività sopra elencate.
a. Lasciare che sia il paziente a guidare il movimento, senza troppi sforzi. b. Abbandonarlo per brevi momenti per verificare l’equilibrio. c. Accelerare di tanto in tanto l’andatura per far riposare l’assistito.
a. Un approccio empatico. b. Una giusta distanza emotiva tra i due. c. Un approccio empatico solo nella fase iniziale di conoscenza.
a. Vero. b. Falso. c. Solo in alcuni casi.
a. Dei processi sociali relativi alla salute individuale e collettiva. b. Dei processi di salute collettivi. c. Della salute della comunità.
a. spronarlo ad essere autonomo e a migliorare le sue capacità motorie. b. spronarlo a stare meglio. c. così il paziente si fida degli O.S.A.
a. alla relazione di fiducia instaurata e al suo approccio empatico. b. processi di convincimenti. c. promesse rassicuranti.
a. comunicazione verbale. b. comunicazione non verbale. c. a + b.
a. Vero. b. Falso. c. a volte.
a. Adagiata su un fianco. b. Supina su un piano rigido. c. Supina con la testa rivolta all’indietro.
Data e luogo _______________________ Firma
b. Individuare il rischio di lesioni da decubito. c. Individuare il rischio di infezione.
a. Aiuto diretto alla persona. b. Attività di somministrazione di alimentazione artificiale. c. Attività terapeutiche.
a. Terzo stadio. b. Quinto stadio. c. Primo stadio.
a. È un piano di assistenza individuale e si utilizza in alcuni percorsi assistenziali. b. È un piano di assistenza individualizzato ed è alla base di ogni percorso assistenziale. c. È un piano di assistenza individualizzato e non è compito dell’O.S.A. adottarlo.
a. Almeno ogni due ore per prevenire le lesioni da decubito. b. Almeno ogni quattro ore in pazienti incontinenti. c. Almeno ogni ora per prevenire le lesioni da decubito e atrofizzazione muscolare.
a. Deambulazione a quattro punti di appoggio. b. Deambulazione a cinque punti di appoggio.
a. Decontaminazione. b. Disinfezione. c. Sanificazione.
a. Rifiuti di laboratorio, come soluzioni non utilizzate. b. Aghi non utilizzati. c. Rifiuti contaminati da feci.
a. lavaggio sociale. b. Friziona mento alcolico. c. lavaggio antisettico.
a. Quattro categorie b. Due categorie. c. Tre categorie.
a. Rifiuti urbani e speciali. b. Rifiuti pericolosi e non pericolosi. c. Rifiuti infetti e non infetti.
a. uno strumento di prevenzione per ridurre la carica microbica transitoria presente per la prevenzione della trasmissione di infezioni a pazienti, operatori e strumentario. b. uno strumento di prevenzione per eliminare la presenza sulle mani della flora batterica transitoria e della flora batterica residente. c. uno strumento di prevenzione per eliminare la flora transitoria e a volte quella residente.
a. Raccolta – deposito – pulizia – conservazione. b. Raccolta – pulizia – conservazione- smistamento. c. Raccolta – pulizia – conservazione – distribuzione.
a. competenza dell’impresa di pulizia. b. competenza dell’O.S.S. e dell’O.S.A. c. competenza dell’O.S.S. Competenza N.3 – Attività di indirizzo e supporto alla famiglia dell’assistito
a. Riunione soci assistiti. b. Residenza sanitaria assistenziale. c. Responsabile servizio assistito.
a. Prevede un Piano di Zona, cioè un documento che stabilisce la collaborazione di diverse istituzioni per favorire il benessere sociale. b. Prevede un Piano delle Zone, cioè un documento che stabilisce quale istituzione sia alla base del benessere sociale. c. Prevede un Piano a Zona, cioè un documento che stabilisce quale istituzione possa esercitare maggiore potere.
a. Solo l’assistente sociale. b. Solo il direttore sanitario. c. Un’equipe multidisciplinare.
a. Evitare il sale nei pasti. b. somministrare la dieta prescritta, verificare se la glicemia è stata controllata prima del pasto e somministrare insulina se prescritto. c. somministrare solo pane integrale.
a. che l’O.S.A. comunichi e supporti anche la famiglia dell’assistito. b. che l’O.S.A. comunichi, solo in parte, con la famiglia dell’assistito. c. che l’O.S.A. comunichi con la famiglia dell’assistito solo in casi particolari.
a. Interviste, cioè diverse domande che l’O.S.A. pone al paziente. b. Colloqui preliminari. c. Brevi domande iniziali per non creare disagio al paziente.
a. Disturbi del comportamento alimentare. b. Disturbi dei casi alimentari. c. Diversità del comportamento alimentare.
a. Un disturbo caratterizzato dal rifiuto di nutrirsi per diversi motivi. b. Un disturbo caratterizzato dalla mancanza di appetito. c. Un disturbo caratterizzato dal rifiuto di mantenere un peso corporeo nella norma.
a. In ambito sociosanitario, prevedere programmi di cura e assistenza mirati alla riabilitazione della persona disabile. b. In ambito sociosanitario, prevede che l’O.S.A. assista la persona disabile in associazione all’O.S.S. e l’infermiere. c. In ambito sociosanitario, prevede che l’O.S.A. collabori con la famiglia della persona disabile per consentire una sua integrazione nei contesti sociali che vive.
Competenza N.4 – Promozione del benessere psicologico e relazionale dell’autonomia dell’assistito.
a. Dei processi sociali relativi alla salute individuale e collettiva. b. Dei processi di salute collettivi. c. Della salute della comunità.
a riferire all’infermiere: a. Quale sia il cibo preferito dal paziente. b. Consigli su una dieta particolare. c. Il risultato ottenuto e le eventuali difficoltà riscontrate.
a. Un approccio terapeutico solo infermieristico. b. La relazione utente - O.S.A e tra tutti gli altri professionisti dell’equipe. c. Un approccio empatico solo nella fase iniziale di conoscenza.
a. Vero. b. Falso. c. Solo in alcuni casi.
a. Attività con il fine di soddisfare i bisogni primari della persona, attività di assistenza domiciliare. b. Attività con il fine di recuperare o mantenere l’autonomia della persona e mirate a favorire il benessere psicofisico della persona. c. Tutte le attività sopra elencate.
a. Lo convince a camminare da solo. b. Lo convince ad alzarsi dal letto. c. Lo assiste e lo supporta in ogni suo movimento, come per esempio durante la deambulazione.
a. processi di convincimenti. b. aiuta il paziente a collaborare nel processo assistenziale. c. promesse rassicuranti.
a. comunicazione verbale. b. comunicazione non verbale. c. a + b.
a. Vero. b. Falso. c. a volte.
a. al lavoro dell’O.S.A. b. al lavoro dell’O.S.S. c. al lavoro dell’intera equipe lì presente. Competenza n.5 – Organizzazione, igiene e governo dell’ambiente di vita dell’assistito
a. Adagiata su un fianco. b. Supina su un piano rigido. c. Supina con la testa rivolta all’indietro.
a. 20. b. 4. c. 30.
a. Rifare il letto del degente, eseguire l’igiene personale del degente, eseguire il
a. Coinvolgere il paziente nelle attività di igiene quotidiana. b. Realizzare un processo di coinvolgimento con il paziente al fine che egli collabori attivamente al percorso di assistenza. c. Collaborare con il paziente solo per assicurargli una sicura alimentazione.
a. Attività terapeutiche. b. Attività di somministrazione di alimentazione artificiale. c. a+b.
a. Un operatore che, in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, svolte la sua attività solo nelle strutture private. b. Un operatore che, in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, svolge la sua attività prevalentemente nell‘assistenza diretta e di cura dell’ambiente di vita, sia a domicilio dell’utente che nelle strutture di cura residenziali (cliniche private, centri diurni, comunità). c. Un operatore che, in possesso di adeguata preparazione culturale e professionale, svolte la sua attività solo nelle strutture private e a domicilio.
a. Residenza sanitaria assistenziale. b. Riunione soci assistiti. c. Responsabile servizio assistito.
a. Individuare il rischio di lesioni da decubito. b. Individuare il rischio di cadute.
c. Individuare il rischio di infezione.
a. Almeno ogni ora per prevenire le lesioni da decubito e atrofizzazione muscolare. b. Almeno ogni quattro ore in pazienti incontinenti. c. Almeno ogni due ore per prevenire le lesioni da decubito.
a. L’impossibilità di urinare per un blocco. b. La difficoltà ad orinare a causa di dolori ed infiammazioni. c. Impossibilità di controllare volontariamente il flusso delle urine.
paziente allettato? a. Barella. b. Tavola di trasferimento. c. Stampella.
paziente? a. Posizione supina. b. Posizione prona. c. Posizione laterale.
a. È un piano di assistenza individualizzato ed è alla base di ogni percorso assistenziale. b. È un piano di assistenza individuale e si utilizza in alcuni percorsi assistenziali. c. È un piano di assistenza individualizzato e non è compito dell’O.S.A. adottarlo. Competenza N.2 – Assistenza alla salute dell’assistito.
a. lavaggio sociale. b. lavaggio antisettico. c. lavaggio sociale, lavaggio antisettico, friziona mento idroalcolico, lavaggio chirurgico.
a. Raccolta – deposito – pulizia – conservazione. b. Raccolta – pulizia – conservazione- smistamento. c. Raccolta – pulizia – conservazione – distribuzione.
azzerarli completamente” questa è la definizione di: a. Sterilizzazione. b. Decontaminazione. c. Disinfezione.
a. Il più possibile alto. b. Perfettamente orizzontale. c. Obliquo per favorire lo scorrere dell’acqua.
a. Come un forte aumento della temperatura corporea. b. Come un repentino abbassamento della temperatura corporea. c. In nessuno di questi modi.
a. Prestazioni mediche, infermieristiche, riabilitative, socioassistenziali. b. Solo prestazioni mediche. c. Unicamente prestazioni infermieristiche.
a. L’ assistente sociale. b. Il direttore sanitario. c. Un’ equipe multidisciplinare.
considerazione quando: a. In caso di gravi patologie croniche e/o degenerative. b. In caso di semi autosufficienza. c. Il soggetto non ha un reddito sufficiente per andare in clinica.
a. Interviste, cioè diverse domande che l’O.S.A. pone al paziente. b. Colloqui preliminari. c. Brevi domande iniziali per non creare disagio al paziente.
a. Disturbi del comportamento alimentare. b. Disturbi dei casi alimentari. c. Diversità del comportamento alimentare.
a. Un alzamento della pressione al di sopra di 120/80 mm/Hg. b. Una condizione normale di pressione arteriosa. c. Un abbassamento della pressione al di sotto di 120/80 mm/Hg.
a. Come un repentino abbassamento della temperatura corporea. b. Come un forte aumento della temperatura corporea. c. In nessuno di questi modi.
a. Assicurarsi che la posizione sia di gradimento e sicura per l’assistito. b. Lavarsi le mani. c. Disinfettare tutto quello che è stato a contatto con il degente.
Competenza N.4 – Promozione del benessere psicologico e relazionale dell’autonomia dell’assistito.
a. Dei processi sociali relativi alla salute individuale e collettiva. b. Dei processi di salute collettivi. c. Della salute della comunità.
a riferire all’infermiere: a. Quale sia il cibo preferito dal paziente. b. Consigli su una dieta particolare. c. Il risultato ottenuto e le eventuali difficoltà riscontrate.
a. Il valore della concentrazione di glucosio nel sangue. b. La percentuale di ossigeno trasportata nel sangue. c. Una carenza nella produzione di piastrine.
a. Un approccio terapeutico solo infermieristico. b. La relazione utente - O.S.A. e tra tutti gli altri professionisti dell’equipe. c. Un approccio empatico solo nella fase iniziale di conoscenza.
a. Il paziente ne ha bisogno. b. Mai le iniezioni non rientrano nei suoi compiti. c. Lo ritiene a proprio giudizio indispensabile.
a. Attività con il fine di soddisfare i bisogni primari della persona, attività di assistenza domiciliare. b. Attività con il fine di recuperare o mantenere l’autonomia della persona e mirate a favorire il benessere psicofisico della persona. c. Tutte le attività sopra elencate.
a. domande aperte. b. domande chiuse. c. a+b.
a. Lo convince a camminare da solo. b. Lo assiste e lo supporta in ogni suo movimento, come per esempio durante la deambulazione. c. Lo convince ad alzarsi dal letto.
a. realizza processi di convincimenti. b. aiuta il paziente a collaborare nel processo assistenziale. c. realizza promesse rassicuranti.