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Tragedia greca, le eumenidi, Appunti di Greco

La tragedia greca LA NASCITA DELLA TRAGEDIA I destini della tragedia sono strettamente collegati con la PRATICA RELIGIOSA e con il MITO.

Tipologia: Appunti

2022/2023

Caricato il 05/10/2024

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micaela-piovesan 🇮🇹

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Scarica Tragedia greca, le eumenidi e più Appunti in PDF di Greco solo su Docsity!

LA TRAGEDIA

La tragedia ha caratteristiche precise e particolari. Nella Poetica, Aristotele tramanda le caratteristiche fondamentali della tragedia: Tragedia = IMITAZIONE. Ciò che viene rappresentato non sono le vicende dei singoli uomini MA la vita in quanto vicenda L'azione tragica è sempre caratterizzata dal passaggio da una situazione a quella opposta. Da una situazione felice si passa ad una infelice e viceversa. La tragedia può avere anche un lieto fine. Nella tragedia Aristotele vede rappresentati i caratteri essenziali dell'agire umano. L'azione tragica si presenta come la confluenza di quella infinita gamma di possibilità racchiuse tra i due estremi. L’eroe si trova opposto ad un altro, di fronte ad una diversità che non può trascurare o eliminare. Nè può assimilare. Deve affrontare un problema per cui le sue informazioni pregresse e conoscenze non sono sufficienti. Il personaggio non ha alcuna regola certa per scegliere tra le due. La scelta appartiene interamente a lui. L'uomo nello scegliere si fa artefice di tutto quanto il suo destino, senza poter dare ad altri la responsabilità delle scelte che fa. La situazione tragica spinge l'uomo ad abbandonare le sue certezze. Egli non ha schemi che lo sostengono e lo rassicurano. L'uomo è posto cosi di fronte all'abisso del non sapere. Non possiede la regola ma deve crearla da solo. L'uomo è consegnato alla libertà e alla consapevolezza del rischio che corre. La situazione tragica quindi è una radicale alternativa:

  • O l’uomo riesce a collegarsi con l’altro e si salva
  • O vi si oppone incondizionatamente e crea una lacerazione distruttiva che lo porta alla rovina. Si aprono per l'uomo due strade:
  • Proprio nella consapevolezza di non sapere, l'uomo, consapevole del suo limite, si mette alla ricerca , innanzitutto dialogando con gli altri. Egli è disponibile ad andare incontro a ciò che gli è estraneo.
  • Può comprendere come ciò che immediatamente si pone oltre i confini del proprio sapere particolare può essere accolto nei confini di un nuovo sapere comune a tutte le aprti contrapposte —> La vicenda ha soluzione POSITIVA (la felicità secondo Aristotele).
  • Nell'incertezza l'uomo si chiude in sé stesso, rifiuta di esporsi alla novità. Pretende per sé e per il proprio sapere un'esaustività che non ha.
  • Ciò che è estraneo al proprio sapere particolare è rigettato e combattuto —> Nella sua indisponibilità, l'uomo trova la sua ROVINA (infelicità per Aristotele). La soluzione non può essere quindi risolta con i mezzi posseduti, perchè si tratta di risolvere qualcosa di altro da ogni precedente possesso. La tragedia mira a che si prenda coscienza di come dall’incontro con l’ESTRANEO dipende il destino di ogni uomo È un incontro fausto se ci si accorda con l’altro, infausto se l’ESTRANEO è rifiutato, perchè l’uomo nell’intenso di distruggerlo distrugge sè stesso.

Nella tragedia greca si trova rappresentata la struttura dell'agire umano. La tragedia coglie l'azione umana come una TOTALITA' COMPIUTA. La scelta fatta dall'uomo è il principio generatore degli opposti e delle differenze. I personaggi tragici non sono né completamente buoni né completamente cattivi ma una via di mezzo, seguono schemi che sono diffusi, consolidati. Il buon personaggio tragico e quello in cui ci si può riconoscere facilmente, ossia la via di mezzo tra l'ottimo tra gli uomini e il totalmente malvagio. Riassumendo, la tragedia, secondo Aristotele, è un punto di vista privilegiato per comprendere l'azione. L'agire umano si rinviene dove l'uomo deve scegliere senza rifarsi ad una regola. Ciò caratterizza l'azione tragica. L'uomo si trova davanti ad una situazione inaspettata e non ha strumento che gli garantistica che sta operando correttamente. L'azione tragica, non è mai corretta o scorretta, perché non si hanno schemi a cui rifarsi, non vi è un protocollo stabilito, non vi sono modelli di riferimento. L'uomo è chiamato ad inventare (nel senso latino) una regola: confrontandosi con la situazione che vive deve trovare una regola che abbia una portata che trascenda il caso specifico In quel punto dell'azione, l'uomo si fa PRINCIPIO e REPONSABILE dell'azione. Tutto ciò che accade accade sulla base della sua scelta, egli non può dare la colpa ad altri. scelta è fondamentale per il protagonista, per il presente, futuro e passato. L'azione si dà come un tutto compiuto, in quanto la si accoglie nel suo principio generatore.

LA NASCITA DELLA TRAGEDIA

I destini della tragedia sono strettamente collegati con la PRATICA RELIGIOSA e con il MITO. La tragedia, infatti, nasce in correlazione con delle feste che venivano celebrate in onore del dio DIONISO. Esse sono uno sviluppo del culto del dio. Tra fine marzo e inizio aprile nella Grecia arcaica venivano cellebrate le Grandi Dionisie. Durante questa festa, i cortei si davano a danze sfrenate che eccedevano rispetto agli schemi della quotidianità e a quei modi che scandivano la misura della vita regolata del cittadino. vi partecipano specialmente le DONNE che, abbandonate le vesti quotidiane, si davano a manifestazioni quasi ectasiche in pubblico. I cortei erano guidati da un CORIFEO, ossia capo-coro. Essi travolgevano qualsiasi cosa incotrassero, metafora del dio della sovversione. Prima il culto del dio si esprimeva con cortei in cui il corifeo, in alternanza con il suo seguito, eseguiva inni redatti e tramandati all’interno di una tradizione orale. Nel 534 a.C. I magistrati della città decisero che il rito precedente fosse sostituito da una rappresentazione; non più vaganti per luoghi diversi, corifeo e coro dovevano sostare nel teatro, dove era stato eletto un’altura. Adioniso, e dialogare tra loro a cospetto dell’intero popolazione. questi cortei si organizzano in FORME DI RAPPRESENTAZIONE che trovano il loro luogo nel TEATRO. L'intera città partecipa alla rappresentazione e si fa luogo del culto di Dioniso Questo rito acquista una forma diversa: si struttura in un dialogo tra il corifeo e il coro.

È LO STRANERIO rispetto alle potenze divine del mondo. Vagava di luogo in Lugo o seguito dal corteo delle Menadi, che si davano a canti e danze indecenti. Uomini e donne ostentavano comportamenti scostumati o apparente mente dissennati come imitare versi di animali o mostrare gesti insensati. Ci ammonisce che RISPETTO ALLE NOSTRE CERTEZZE, ALLE CATEGORIE CHIARE E NETTE CON CUI CREDIAMO DI CONOSCERE IL MONDO E NOI STESSI, C’è SEMPRE PRESENTE DELL’ALTRO. Personifica al potenza di fronte alla quale ci accorgiamo che tutte le categorie con cui cerchiamo di inquadrare esattamente il mondo perdono la loro nettezza “Se l’universo del Medesimo non accetta di integrare in sè questo elemento di alterità che ogni gruppo e ogni essere umano porta con sè, allora lo stabile, il regolare, l’identico, vacillano e crollano, ritornato al caos, faccia nascosta del medesimo. Non bisogna irrigidire l’esistenza nelle proprie convinzioni prendendo la coscienza di ciò che costituisce il pensiero, ossia il principio, che consente la comunicazione tra tutti gli uomini. ATENA Atena è una divinità che spesso appare nella tragedia. è figlia di Zeus e della dea Metis, prima moglie del dio, dea della sagacia e dell’intelligenza. Zeus ha incorporato l’amante che incinta MÉTIS. considerato Zeus simbolo della capacità di governare mantenendo armonia tra i governati, il mito intende mostrare come non sia possibile alcun durevole ed efficace esercizio del potere senza valutazione sagace e avveduta delle situazioni. Una volta incinta, le viene profetizzato che la figlia nascitura recherà al padre lo stesso destino che egli aveva arrecato a Crono. Pertanto, Zeus introietta la moglie incinta. Così facendo, assume la sagacia. A seguito di un forte mal di testa, nasce Atena dalla testa di Zeus, adulta e armata di tutto punto. Ella è consigliera di saggezza, tiene assieme la capacità di dirigere propria di chi governa ma anche la capacità di cogliere l’opportunità, segno di scaltrezza. Questo racconta mostra un significato; la capacità di governare uomini e cose con prudenza produce la ingegnosa abilità che consiste nell’ usare il cervello per comprendere i problemi dei governati e risolverli nell’esperienza.

EUMENIDI Rappresentata per la prima volta nel 458 a.C. Appartiene alla trilogia dell'ORESTEA, ambientata per gran parte nella città di Argo. Le Eumenidi invece sono ambientate ad Atene. Narra le drammatiche vicende a cui va incontro la casa degli Atridi e in particolare la vicenda che sconvolge il casato di Agamennone, capo degli Achei nella spedizione contro Troia. Egli ritorna vittorioso a casa ma qui trova la morte per mano della moglie e del suo amante Egisto (cugino di Agamennone). La vicenda avviene interamente all'interno del genos, del ceppo familiare.

  • La prima tragedia: AGAMENNONE: assassinio di Agamennone
  • Seconda tragedia: COEFORE: sulla tomba di Agamennone vengono portati dei doni dalla figlia Elettra. Qui ella rivede il fratello Oreste che, tornato in patria, scopre la morte del padre. Oreste è obbligato a vendicare il padre ma per fare ciò uccidendo la madre si macchia di matricidio.
  • La terza tragedia: EUMENIDI: Perseguitato dalle dee della vendetta, le Erinni, Oreste si reca ad Atene e grazie all'intervento di Atena la vicenda ha una soluzione. La vicenda riguarda appunto una stirpe regale e segue una serie di regole che erano proprie della legge clanica. Tutte le azioni commesse sono da un certo punto di vista legittime, ossia rispondono a canoni riconosciuti. Questa legge impone la DOVEROSITA' della VENDETTA. Le azioni erano tutte NORMATIVAMENTE QUALIFICATE come DOVERI Le leggi consuetudinarie imponevano di vendicare l’uccisione del proprio congiunto, in specie, al figlio di vendicare la morte del padre, uccidendo l’assassino o i suoi discendenti, pensa disonore e squalifica dal gruppo etnico di appartenenza.
  • il padre del Agamennone aveva ucciso il padre di Egisto e usurpato le sue funzioni di governo —> Egisto deve uccidere Agamennone e si unisce a Clitemnestra per ripristinare è una nuoca e legittima coppia reale
  • Clitemnestra uccide il marito perchè aveva sacrificato agli dei la figlia per propiziare la vittoria su troia
  • Oreste per la stessa legge deve uccidere gli uccisori di suo padre Così facendo egli viola la legge ancestrale che VIETA IL MATRICIDIO Quindi Oreste si trova in uan situazione paradossale: è innocente e colpevole, degno di elogio e meritevole di punizione. Deve essere superare la PROCEDURA ANCESTRALE di risoluzione di controversie sorte da reati di sangue: VENDETTA CHIAMA VENDETTA

Nel frattempo, l’ombra di Clitemnestra si presenta sulla scena e va a destare le Erinni chiedendo che venga fatta giustizia della sua morte. Le Erinni sono le figlie della Notte, creature mostruose e ripugnanti, che incarnano divinità ctonie, ancestrali, anteriori agli di olimpici. Esse rappresentano una forma di legalità che precede quella instaurata con il regno di Zeus. Esse sono le custodi della sacralità della stirpe e delle sue leggi. La prima di queste leggi è sangue chiama sangue. Clitemnestra si rivolge alle Erinni che appaiono addormentate e le desta. Esige che loro perseguitino colui che l’ha assassinata, Oreste. Esse allora si mettono alla caccia di Oreste, che tallonato da queste figure mostruose chiede aiuto ad Apollo. Il dio consiglia ad Oreste di cercare aiuto dalla dea Atena e per consentirgli di fuggire alla caccia delle Erinni lo avvolge in una nube che lo sottrae alla vista di queste dee. Così raggiunge la città di Atene. Così si apre la scena. Oreste è avvinghiato alla statua della dea Atena, posta di fronte al tempio della dea. Le Erinni lo inseguono. A questo punto, dal tempio esce Atena che domanda alle Erinni chi siano. Esse rispondono noi siamo le figlie della notte, noi siamo coloro che perseguitano gli omicidi, coloro che tormentano fino alla fine e tu fanciulla devi portarci rispetto perché siamo più antiche di te. Atena risponde dicendo di avere davanti accusatore e accusato ma di aver sentito solamente una voce, invitando così Oreste a prendere parola. Le Erinni si ribellano perché non trovano Oreste, omicida, legittimato a parlare. In ogni caso quello che Oreste dirà sarà irrilevante. Atena allora inveisce contro le Erinni, accusandole di non conoscere la giustizia; infatti, è importante far parlare anche l’accusato. Allora Oreste prende la parola. Egli afferma di essere legittimato, in quanto ha compiuto i riti di purificazione. Oreste non nega il fatto ma dà ad esso una giustificazione giuridica. A questo punto, Atena, compreso il problema, chiede che venga istituito un giudice collegiale costituito da un determinato numero di cittadini ateniesi, i quali saranno chiamati a dare il loro giudizio sulla vicenda. Chiede a entrambe le parti di cercare elementi a sostegno delle loro posizioni (prove e testimonianze). Solamente con questi elementi si potrà ribattere. Si ha un cambiamento radicale di prospettiva. Non è più un meccanismo che si applica automaticamente, in cui qualcuno si assume il ruolo di giustiziere. Viene istituito un tribunale in cui convergono due parti che sono poste sullo stesso piano.

Dietro la vicenda delle Eumenides c’è una vicenda politica: Il popolo di Atene era diviso in 4 fratrie, ciascuna dei quali vantava dei propri padri fondatori e consuetudini. Classi aristocratiche gestivano una giustizia interna con regole che erano diverse da clan a clan. Si facevano depositari di tutti gli aspetti che avevano a che fare sia con la legislazione sia con la giurisdizione. Un riformatore democratico, decide di riformare l’Areopago lasciandogli solo la funzione giurisdizionale. Vi è una forte diminuzione del potere degli aristocratici. È un modo per riformare il modo in cui la aristocrazia gestiva le contese, per avere un nuovo ordinamento democratico. ( Il tragediografo voleva anche che gli ateniesi abbandonassero ogni motivo di separazione basato su presupposte origini etniche differenti. Facendoli riflettere su come i mitico antenati si erano macchiati di delitti gravi e non meritassero nessuna considerazione privilegiata. Inoltre, voleva persuadere che la presenza di norme, antiche ma di incerta e plurima fonte e contenuto, causava situazione ambigue e difficili da valutare, dava organi a tensioni nei rapporti intersoggettivi. Era meglio prendere per leggi valide il DIRITTO POSITO, prodotto dai magistrati che poteva adottare procedure controllabili e richiedere il consenso dei consociati. Le nuove leggi urbane dovevano considerarsi migliori delle precedenti ) Ecco perchè Atena afferma che non è corretto il modo in cui agiscono le Erinni; Sta cambiando il modo in cui è esercitata la funzione giurisdizionale. LA VICENDA DI ORESTE è MANIFESTO POLITICO per far capire ad Atene che la modalità di risoluzione di conflitti ancestrale, a cui si richiamano gli antichi clan, giustificata riferendosi ai propri antenati, determina un’aporia. È necessario modificare l’approccio a tali questioni tramite nuove istituzioni cittadine. IL PROCESSO Le Erinni ripetono con veemenza le accuse contro Oreste, dichiarato come non meritevole di scusa o protezione. Ma Atena afferma: “Accusatore e accusato vedo qui presenti, ma di uno solo sento la voce» Deve essere sentita anche l’altra parte. Allora Atena chiede ad Oreste di dare la sua versione. Oreste chiama in causa Apollo e il suo oracolo a spiegazione delle sue azioni AUDIATUR ET ALTERA PARS Atena afferma allora che la lite è precipitata ad un punto tale che non se la sente di assumere solo su di sè il peso della questione. Allora elegge dei giudici GIURATI e formerò un istituto di giustizia che resti saldo per sempre. Si sceglieranno un certo numero di giudici estranei agli interessi delle parti che giureranno di decidere secondo prudenza ascoltate le ragioni dell’accura e della difesa. La dea Atena ISTITUISCE L’AREOPAGO come TRIBUNALE DEPUTATO A DISCUTERE QUESTIONI DI SANGUE. Come funzione originaria e particolarmente nobile, la dea istituisce tale funzione (prima invece aveva funzione legisl.) Eschilo afferma quindi che il compito degli aristocratici non è marginale, anzi è affidato dalla stessa Atena. istituisce un tribunale con un giudice collegiale. ELEGGE GIUDICI GIURATI.

Probabilmente il processo come pratica per risolvere controversie esisteva anche prima di Eschilo Ma è solo con le eumendi che si espone appieno la consapevolezza della novità e della necessità dell’esercizio del logos che il processo rappresenta rispetto ad ogni diversa e precedente concezione delle leggi che non ne contempli la presenza. La vicenda è chiusa dal punto di vista giudiziario ma non da quello politico Le Erinni affermano che i giovani dei non le rispettano. Un nuovo ordinamento sta sostituendo quello precedente, c’è un mutamento, quindi interviene un discorso politico di Atena: Atena invoca PEITHO, PERSUASIONE. Afferma che le Erinni non sono state maltrattare perchè “questo risultato è stato ottenuto grazie alla vostra azione” Ciò che si è deciso, si è deciso anche perchè c’è stato un contraddittorio, confronto tra due parti Quindi il ruolo che avete svolto è essenziale. Nel nuovo ordinamento non è rifiutato il loro ruolo, ma lo comprende in modo diverso, trasforma e riorganizza l’istanza di cui le Erinni sono portatrici (ossia il fato che è sacrosanto intentare un’azione laddove si dia del versamento di sangue). La polis quindi deve farsi carico della funzione rappresentata dalle Erinni. Questo consente al nuovo ordinamento di recuperare in sè anche le istanze dell’ordinamento antico TRASFORMANDOLE, DANDO UNA DIVERSA COLLOCAZIONE. Il diritto si costituisce laddove siano accolte istanze contraddittorie, sia organizzato il loro confronto ed individuata la regola perchè una nuova modalità di convivenza sia possibile. Atena allora promette alle Erinni, pronte a maledire al città, che troveranno una giusta collazione da un punto di vista sacrale, dentro il nuovo ordine della città. Saranno venerate. L’ordinamento non vuole eliminare l’antico, ma anzi farsi carico delle istanze genuine che meritano di essere conservate (es che un fatto di sangue debba essere giudicato). Le Erinni si trasformano così in EUMENIDI, le benedicenti della città di Atene.

  • Contraddittorio: “Accusatore e accusato vedo qui presenti, ma di uno solo sento la voce».
  • Istituzione di un giudice terzo e collegiale: «E poiché la lite fino a questo punto è precipitata, lo eleggerò giudici giurati e fonderò un istituto di giustizia che resti saldo per sempre»
  • Distinzione fra istruttoria e dibattimento «Voi Intanto raccogliete prove e testimonianze, che sono, consacrate da giuramento, gli aiuti della giustizia»
  • In dubio pro reo «Con voti uguali la sentenza uscì dalle urne, e con verità di giustizia, e senza disonore per voi. Chiari segni c'erano del volere di Zeus. E c'era testimone lo stesso dio dell'oracolo che non doveva Oreste del fatto avere castigo Art 111 La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata

La ragione per cui deve esserci il processo non dipende da Atena La conciliazione piace a Zeus, custode di ogni equilibrio tra le forze del cosmo, a piace anche ad uan potenza divina più segreta, la MOIRA o destino, alla quale neanche Zeus può sottrarsi. Quello che è proprio del diritto è il fatto che Il diritto non è solo un affare di norme, non è solo prescrivere, sanzionare… ma il modo in cui si RICOSTITUISCE RAPPORTI LACERATI, nel modo che passa attraverso la controversia. Quindi elemento originario ed originante è la CONTROVERSIALITA’ Non può esserci controversa senza la presenza di posizioni diverse, le quali sono chiamate a darsi reciproca ragione contestandosi. chi giudica la controversia è investito del compito di riformulare per trovare la nuova regola che consente alle parti di essere compresenti secondo modalità diverse da quelle che le hanno portate a confliggere. Nel diritto c’è la possibilità di ricostruire connessioni attraverso un criterio altro rispetto agli opposti (i contendenti) Sia Oreste sia le Erinni agiscono in conformità ad una norma (da un lato rispetto del genus dall’altro perpetrare le vendette) Per le Erinni non c’è processo nè contraddittorio. Il processo fonda ciò che è diritto. Nella situazione tragica c’è una situazione senza sbocco che determina la produzione di una nuova regola, tanto innovativa da essere prodotta da una dea. L’uomo è posto a confronto con ciò che risulta del tutto ingestibile, quindi chiede aiuto (si rivolge ad Apollo, poi ad Atena) e si rende disponibile a qualcosa di radicalmente nuovo. Avviene lo SCOGLIMENTO POSITIVO DELLA TRAGEDIA, da infelicità-negativa a felicità-positiva. È possibile anche il passaggio opposto, da una situazione felice ad una infelice, in cui lo scioglimento della tragedia ha una portata distruttiva per i personaggi che la vivono. Questo avviene nel momento in cui colui che agisce, trovandosi di fronte ad una situazione radicalmente nuova, anzichè aprirsi alla ricerca del totalmente altro dall’usuale, si abbarbica nelle incertezze. Egli esclude a priori qualsiasi messa in discussione delle proprie convinzioni. Apertura porta istituzione di nuovi organi e modo di organizzare. Chiusura porta a cosa?

L’oggetto del contendere è la SEPOLTURA. Secondo la tradizione, la celebrazione dei riti funebri è di pertinenza del γένος, della famiglia. È un modo di affermare la propria legittimazione come γένος all’interno della polis. Dall’altro lato, invece, Creonte vuole affermare una nuova legge, superiore a quella clanica. Si assiste ad un fallimento delle istituzioni tradizionali, davanti al quale Creonte propone la sua soluzione: un editto.

  • Da un lato si ha il diritto consuetudinario con natura panellenica, costituito prevalentemente da leggi non scritte, ancestrale, risalente ad un legislatore non storico, definito pertanto diritto divino;
  • dall’altro, vi sono le leggi particolari proprie della città, un diritto scritto prodotto da un’autorità politica e storica individuabile in risposta ad un pericolo, che adotta pertanto forme di legislazione di carattere emergenziale.

Nell’Antigone l’uomo si deve rapportare con l’ALTRO. L’Antigone, infatti, è la tragedia del DOPPIO.

La città stessa si scardina di fronte al doppio, viene alle mani nella guerra civile. L’altro mette in discussione l’unicità e l’identità.

Ciò è espresso nel coro dei vecchi Tebani, i quali sono l’espressione della mentalità comune della città.

Essi fanno un vero e proprio inno all’uomo. L’uomo è descritto come un unicum, il più prodigioso di tutti i prodigi. Prodigio è la traduzione del greco τό δεινόν, che costituisce una vox media. Secondo l’interpretazione di Heidegger, l’uomo sconvolge ogni cosa poiché egli è la radice di ogni inquietudine, egli ha la possibilità di alternativa, può scegliere il bene o il male. Pertanto, l’uomo non è mai scontato, in ogni momento può invertire il corso della sua esistenza. L’essere dell’uomo si rivela quando vive la sua esistenza all’interno della polis, trova concretizzazione nel modo in cui è cittadino, è membro della polis. L’uomo è colui che non cessa di essere fonte di meraviglia, in quanto è fonte di alternativa. Il coro afferma che inquietante è ciò “che estromette dalla tranquillità, dall’ abituale, dalla sicurezza indiscussa” Ma il più inquietante nella natura è l’uomo stesso, che non accetta passivamente la forza delle procelle, delle fiere selvagge; sicchè con ingegnose invenzioni prova a dominare ciò che lo sovrasta. Costruisce case, città, leggi ma non possono garantire una definitiva stabilità. Antigone scientemente trasgredisce il comando di Creonte. Si hanno due criteri di azione, ciascuno dei quali invoca una propria legittimità, ciascuno è formalmente rispettoso di una data autorità (Kelsen affermerebbe che ciascuno di essi presuppone una diversa norma fondamentale).

  • Da un lato vi è la LEGGE DI ANTIGONE, la quale agisce in nome del diritto comune, condiviso da tutta la civiltà degli Elleni e originato dalla divinità. Si tratta di una consuetudine che è stata sempre seguita, così da sembrare emanata da un’autorità divina. Pertanto, prevarrebbe su ogni autorità statale.
  • Da un lato vi è la LEGGE DI CREONTE: egli esercita il potere in un momento di crisi, non è pertanto il sovrano legittimo ma si tratta di un’autorità riconosciuta dal popolo. Il suo compito è garantire il bene della città, per far ciò assume decisioni anche drastiche che vengono pubblicate come provvedimenti normativi dalla veste di comando. La legge è infatti quel comando che viene emesso da colui che è chiamato dalle circostanze a garantire la salute pubblica. In situazioni emergenziali è fondamentale eliminare ogni spinta anarchica.

LA LEGGE DI CREONTE HA I CARATTERI FONDAMENTALI DELLA LEGGE:

La sua fonte sta nel consenso dei cittadini e tanto el basta per pretendere di essere valida ed efficace Risulta irrilevante, al suo cospetto, qualsiasi altro orizzonte normativo che la mette in discussione Inoltre i contenuti della legge non sono scelti a caso, ma sono i più adatti a garantire compattezza civile, che creonte assurge come valore supremo, a dispetto del diverso orientamento della tradizione e del costume precedente.

Antigone viene portata in catene al cospetto di Creonte e processata. Il processo non si svolge equamente , le sue

caratteristiche ribaltano tutti gli elementi fondamentali del processo emersi nelle Eumenides:

  • Non è presente un giudice terzo imparziale: Creonte è sia giudice che parte lesa
  • Le due parti non sono poste in uno stato di parità: Creonte è sia accusatore che giudice
  • Non vi è contraddittorio: Creonte chiede ad Antigone solo di confermare la ricostruzione dei fatti (confessione). Si afferma così il modello INQUISITORIO (cfr. processo accusatorio ad Oreste). Creonte non ha bisogno delle prove, gli basta solo un formale riconoscimento di ciò che è già emerso dall’inquisitoria che ha condotto. È un’INQUISIZIONE non tanto per il suo svolgimento scenico, quanto perchè il giudice è intimamente convinto della sua interpretazione della legge, che costituisce un criterio sufficiente per valutare qualsiasi situazione Il male peggiore di una città, secondo Creonte, è l’anarchia. Chi è al potere deve impedire che il disordine e il caos mandino in rovina la città stessa. In particolare, non si può permettere che una donna violi l'ordine costituito da un uomo. È Emone, il figlio di Creonte, a cercare di far ragionare il sovrano. SUPPLICA IL PADRE DI NON FARSI “POSSESSORE DELLA VERITÀ”, non pretendere che il suo sia l’unico pensiero corretto. Creonte appare come colui che vuole avere sempre ragione, sordo ad ogni interrogativo, ad ogni richiesta di ripensamento. Ha un atteggiamento di chiusura totale. La città, per il sovrano, appartiene a chi la comanda. Emone si schiera così dalla parte di Antigone, che non solo è innocente ma addirittura lodevole. D’altra parte anche Antigone sbaglia, non considera le esigenze del nuovo organismo politico che si va affermando. Il senso politico-giuridico della sepoltura Perché per Antigone è così importante dare sepoltura al fratello? Perché una legge sacra lo impone. Infatti, la mancanza di sepoltura per un aristocratico implica la cancellazione del γένος. L’intero γένος di Polinice verrebbe così sradicato dalla polis di Tebe.
  • La legge scritta sancisce che il diritto alla sepoltura sia prerogativa della polis.
  • La legge orale sancisce che invece sia prerogativa del γένος. In diritto oanellenico imponeva che il corpo dei nemici caduti in battaglia dovesse venire sepolto, altrimenti l’ombra del defunto avrebbe continuato a vagare senza pace, mai raggiugnendo la dimora nel regno di ade. Antigone non è disposta a mettere in discussione la sua decisione. Anche lei, al pari di Creonte, è convinta di essere dal lato della ragione. Non può impedire che un rango della sua stirpe venga annientato. Ella sostiene che il γένος vale più della polis, non può ammettere che il potere della polis si imponga su quello del γένος.

L’APOLOGIA DI SOCRATE Processo e verità L’apologia è il discorso che Socrate tiene in sua difesa in tribunale. Il testo non è scritto dal filosofo stesso ma dal suo allievo, Platone. Socrate è il protagonista di tutti i dialoghi platonici. Attraverso la maschera di Socrate, Platone lascia trapelare le sue tesi. I dialoghi sono scritti in funzione della pubblicazione. Allora, gli aspetti di finzione letteraria sono importanti tanto quanti le tematiche filosofiche trattate. L’apologia vede un protagonista, figure di contorno e il coro composto dai giudici del tribunale. I giudici sono 501, estratti a sorte tra i cittadini ateniesi. Pertanto, il coro rappresenta in senso metaforico l’intera città di Atene. Socrate va a processo nel 399 a.C. all’età di 70 anni. Patisce l’accusa di γραφή, ossia di empietà, articolata in 3 capi diversi. È colpevole di

  • non riconoscere gli dèi della città
  • introdurre nuove divinità
  • corrompere i giovani La γραφή è un tipo di azione giudiziaria promossa da un privato cittadino a tutela dell’INTERESSE PUBBLICO. I cittadini possono anche promuovere un’azione contro un altro cittadino a tutela di un INTERESSE PRIVATO (δίκη). In questo caso è Mileto a promuovere l’accusa. Socrate viene chiamato a giustificare azioni che sono lesive di un interesse pubblico. Infatti, egli viene accusato di mettere in dubbio gli dèi tradizionali, riconosciuti dall’intera città. Pertanto, la città deve mettere in salvo le sue convinzioni religiose. Fasi del processo L’accusatore si rivolge all’ARCONTE RE = magistrato con il compito di ricevere l’istanza dell’attore e la contro-istanza del convenuto. ha pertanto il compito di raccolta delle prove che le parti avrebbero addotto a sostegno dei loro interessi. FASE ISTRUTTORIA. Compiuta l’istruttoria, l’arconte re iscriveva la causa nel processo e diventava presidente del tribunale. L’arconte re gestiva le cause sacre, di diritto sacro. Il tribunale competente per le cause di interesse pubblico era l’Eliea , composto da 501 cittadini maschi maggiorenni sani di mente. L’Eliea era divisa in sezioni (dikasteria). L’Eliea è istituita da Solone. Una volta in tribunale, veniva letta l’accusa e si svolgeva il discorso dell’accusatore. L’accusato poteva allora replicare. Dopo questa fase si aveva una prima votazione. Per non incorrere in sanzioni, l’accusatore doveva essere sicuro di avere dalla sua parte un certo numero di voti. Se la votazione fosse stata favorevole all’accusato, questi sarebbe assolto. In caso contrario, l’accusato sarebbe potuto intervenire con un altro discorso che aveva la funzione di proporre ai giudici una commutazione della pena. L’Apologia si presenta suddivisa in 3 fasi: infatti oltre alle prime 2 di rito, Platone ne inventa una nuova.

Accusatori di Socrate:

  • Meleto : colui che presenta l’accusa e la giura (estensore formale dell’accusa). Egli è un poeta decaduto. In realtà, è una pedina nelle mani del gioco politico.
  • Anito : colui che spinge Meleto ad accusare Socrate. Politicante. Anito vuole accusare Socrate in tribunale a patto che egli venga messo a morte. Infatti, Socrate non è convinto solamente del fatto che ci sia la verità ma che questa vada cercata. Per far ciò bisogna trovare un criterio razionalmente giustificabile che faccia distinguere tra ciò che è giusto fare e ciò che non lo è. Questa pretesa di Socrate è pericolosa per Anito, che non ritiene che ci sia niente di intrinsecamente giusto o ingiusto. È il campione di un RELATIVISMO secondo il Yale si doveva tollerare ogni opinione purchè disse chiaro che is trattasse solo di un’opinione tra le altre, libera di coesistere insieme alle altre di senso contrario. Platone invece pretende di conoscere il vero per tutti e vuole dimostrare la pochezza della classe politica del tempo, quindi è pericoloso.
  • Licone : mente legale, colui che spiega a Meleto come istituire in maniera corretta l’accusa in modo che l’arconte re non avanzi problemi. Socrate fa 3 discorsi diversi:
  • DIFENSIVO
  • PROVOCATORIO: quando il tribunale lo giudica colpevole, è data a Socrate la possibilità di chiedere una commutazione della pena. Socrate però non scende a patti ma al contrario li sfida. I giudici lo condannano definitivamente a morte.
  • PROFETICO : discorso nuovo, introdotto da Platone, non presente nel rito processuale. Il primo discorso ha una struttura articolata. Inizia con la CAPTATIO BENEVOLENTIAE. Socrate parte con modi calmi e pacati (understatement per gli inglesi). Accende il tono sul tema della VERITÀ dei discorsi. Fa una DICHIARAZIONE DI METODO: indicando gli accusatori, dichiara di non avere intenzione di fare discorsi belli e ornati: ciò che conta non è l’aspetto formale delle parole ma la verità che esse portano. Vincerà la causa dicendo la verità. Le parole dell’accusa invece sono denotate di apparenza e menzogna. Inoltre, dichiara di non essere abituato a parlare in tribunale. Socrate procede a DISTINGUERE TRA VECCHIE E NUOVE ACCUSE. Infatti, afferma che da tempo corrono sul suo conto accuse anonime, che sono in realtà la causa prima della sua presenza in tribunale. Pertanto, per svincolarsi dalle nuove accuse egli deve prima partire da quelle vecchie. Socrate spiega le cause delle vecchie accuse e giustifica il suo operato. si rivolge a 3 diverse categorie.
  1. In primo luogo si rivolge ai POLITICI. Essi pensano di sapere e dunque di meritare di prendere decisioni che riguardano la vita altrui, di fare scelte in cui la città viene coinvolta nella maniera più radicale, decisioni che può prendere solo chi è convinto di sapere. Da questo primo incontro con diversi esponenti della classe politica (cfr. Anito) Socrate è sconvolto. I politici pretendono di sapere ma in realtà non sanno nulla.
  2. Si rivolge poi ai POETI, i quali non sanno dare ragione di ciò che dicono.
  3. Infine si rivolge agli ARTIGIANI, ESPERTI DI TECHNE. La loro sapienza sta nell’arte produttiva ma hanno il difetto di pretendere che quegli schemi che sono all’opera nella loro arte siano in grado di spiegare ogni aspetto della realtà. Essi tendono ad universalizzare il loro ambito particolare di competenza. Gli artigiani pretendono di estendere i canoni della loro competenza a tutti gli ambiti possibili di esperienza. essi pretendono di ridurre l’azione ad un processo di carattere tecnico-produttivo. Il difetto del ceto produttivo è qUello di ridurre tutto all’interno dei propri schemi operativi.

SOCRATE CORROMPE I GIOVANI Socrate parte dall’accusa di corrompere i giovani. Si rivolge direttamente a Meleto, si confronta direttamente con il suo accusatore e lo chiama a dargli delle risposte. Questo modo di condurre il proprio discorso difensivo non era quello abituale: di solito, infatti, l’accusatore spiegava le ragioni del suo atto di accusa; l’accusato si rivolgeva poi ai giudici facendo il suo discorso di difesa (non parlava mai direttamente al suo accusatore). Socrate, accusato di essere un corruttore, chiede a Meleto: Se io sono il prototipo del corruttore, tu ne conoscerai il prototipo opposto. Chi è il buon educatore? chi è che rende i giovani migliori di come sono? Meleto risponde “le LEGGI”. Le leggi infatti aiutano l’uomo a costituirsi come cittadino nel miglior modo possibile, forgiando così notevolmente il carattere. Socrate però ribatte: chi è l’uomo che può educare bene i giovani conoscendo le leggi? Risponde che buoni educatori sono tutti coloro che osservano e fanno osservare le leggi, quindi “i GIUDICI”. La giuria era composta però da molteplici giurati, tutti rappresentanti del popolo. Socrate chiede allora a Meleto: tutti i giurati (501), senza differenze, possano essere buoni educatori per i giovani? Tra i giudici si trovano anche allievi di socrate che erano stati corrotti, secondo l’accusa. E quando si parla di cavalli, tutti gli allenatori sono bravi? No, solo alcuni sono esperti. Per essere bravi istruttori quindi servono anche delle conoscenze specifiche che non tutti possiedono È come se meleto affermasse quindi che tutti possono essere bravi istruttori tranne socrate, il che sarebbe un paradosso. In questo modo il filosofo copre Meleto di ridicolo davanti ai giudici. Meleto ha dato prova di non sapere cosa voglia dire corrompere in quanto non sa neanche cosa voglia dire educare. Come può allora accusare Socrate di corrompere i giovani? Socrate gli chiede perché vorrebbe fare del male a dei concittadini. SOCRATE RIFIUTA GLI DÈI DELLA CITTÀ E NE VUOLE INTRODURRE DI NUOVI Socrate porta Meleto a determinare in maniera univoca e specifica il senso dell’accusa. Socrate gli chiede se sia un’accusa di ateismo o di tipo diverso. Meleto risponde che il filosofo ritiene che il Sole e la Luna non siano divinità ma pietre, corpi. Socrate dimostra così a Meleto di aver sbagliato a portarlo in tribunale: era stato infatti il filosofo Anassagora a professare che gli astri non siano divinità ma corpi. Meleto riformula l’accusa: Socrate non crede affatto nell’esistenza degli dèi. Socrate è accusato di introdurre nuove divinità. Meleto si riferisce al δαίμων, tanto professato da Socrate. Si ha però così un discorso contradditorio: da un lato Socrate è accusato di non credere agli dèi, dall’altro invece di credere in loro in quanto crede ai demoni. Quale uomo può ritenere che esistano figli di dei ma non dei? “ a e apre proprio che Meleto nell’accusa si contraddica: quasi dicesse “socrate è reo di non credere agli dei ma è anche reo di credere agli dei.” E questo vuol dire aver voglia di scherzare” Nel confronto con il suo accusatore, Socrate mostra che le tesi da lui avanzate non sono sostenibili, in quanto comportano la presenza di una contraddizione.

Come può emergere la verità nel processo? Attraverso la confutazione di Meleto appare che l’accusa è contestabile, in quanto da un lato indeterminata e dall’altro contraddittoria. Si è portato all’evidenza che l’accusatore non sa il significato delle sue affermazioni. L’unica cosa che si è evince è l’inconsistenza dell’accusa. Nel nostro sistema non bisogna dimostrare di essere innocenti ma l’inconsistenza dell’accusa. Solo dimostrando l’inconsistenza di questa varrà la presunzione di innocenza. Vero è ciò che resta incontestato, ciò che mostra di essere stato capace di superare le obiezioni. (Il percorso dialettico si oppone al discorso analitico, per cui si assume una premessa e la si sottrae alla discussione dancensola propria, si deduce da essa una conclusione necessaria tale che ogni altra conclusione sarebbe contraddittoria con la premessa. È tipico delle scienze geometriche) (Nel discorso dialettico si assume come premessa una affermazione altrui, la si scompone per vedere se risulta contraddittoria. Se è contraddittoria, si conclude che è falsa, senza significato. Se allora sono possibili solo due alternative, di cui una è falsa, l’altra sarà sicuramente vera se non risulti a sua volta contraddetta.) SOCRATE AFFERMA DI AVER FATTO SOLO DEL BENE PER LA CITTÀ Socrate muove allora un atto di sfida verso i giudici ateniesi. passeggiando per le strade e filosofando con i passanti ha portato la città al dialogo, alla discussione, alla filosofia. Proprio per l’amore per la città non può scegliere la via dell’esilio. Dall’altro lato, però, non può decidere di rimanere nella città con la condizione di non filosofare mai più. Socrate afferma che una vita senza filosofia equivale alla morte. Non è certo se è meglio una vita mal vissuta senza filosofia o la morte. La giuria lo accontenta: è condannato a morte. Perché Socrate viene condannato a morte nonostante abbia confutato l’accusa? In una dinamica processuale la cosa più difficile è fare in modo che quanto emerso sia accettato. Di fronte all’incontestabile non tutti sono pronti alle conseguenze. In tribunale non ci sono automatismi. Il giudizio della città di Atene nei confronti di Socrate è stato Solo un giudizio di tipo politico. L’esperienza di Socrate ci dimostra come la realtà processuale non sempre è disposta ad accogliere la verità. Nell’ordinamento ateniese il tribunale dell’Eliea emetteva dei verdetti non delle sentenze, i quali non erano mai motivati. Nel nostro ordinamento, invece, ogni sentenza è sempre spiegata e contro di essa può essere fatto ricorso. Socrate è un cittadino che sfida apertamente la sua città sul senso della missione della vita. Di fronte a ciò che dà senso all’esistenza, il filosofo non è disposto a rinunciare. Socrate dà una visione che è assolutamente incompatibile con quella preminente di cui sono portatori i giuristi.