



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto del libro "la letteratura" paravia con ulteriori appunti. Riassunto sull'umanesimo.
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 7
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




Nel corso del ‘400 in Italia si verifica una vera e propria svolta della civiltà, con fondamentale mutamenti nelle visioni del mondo, nelle espressioni letterarie e artistiche, negli studi scientifici: ha inizio una nuova era, il Rinascimento. Questa volta l’Italia è all’avanguardia e anticipa sul tempo gli altri paesi europei. Sarebbe ingenuo cercare una data che faccia da limite tra il Medio Evo e io Rinascimento ed è scorretto porre le due età in antitesi, vedendole come l’una il contrario dell’altra. Già nei secoli precedenti il ‘400 era possibile individuare intuizioni, concezioni, innovazioni che facevano presagire gli sviluppi futuri. Comunque nessuno può mettere in dubbio cha la cultura del periodo rinascimentale sia diversa da quella del periodo medievale. Oltre al grande e dibattuto problema della periodizzazione fra Medio Evo e Rinascimento, esiste anche un problema di periodizzazione interno al Rinascimento stesso. Si distinguono solitamente la fase del l’Umanesimo , che coincide all’incirca con il ‘400, ed è l’epoca della rinascita dell’interesse per l’antichità, della riscoperta dei classici, e quella del Rinascimento vero e proprio , che occupa i primi decenni del ‘500, ed è l’età del consolidamento della nuova civiltà, del trionfo del classicismo e della cultura cortigiana, della piena maturità espressiva nella letteratura. Comunque a distinguere queste due età sono eventi storici importanti come la grande crisi e la perdita dell’indipendenza da parte degli Stati Italiani, le scoperte geografiche e tante altri.
Sin dalla fine del ‘200nelle città italiane i andava delineando una nuova forma di governo, la Signoria. I conflitti tra le fazioni erano diventati talmente aspri, che i cittadini, avendo bisogno di pace e stabilità, decisero di affidare il potere ad un signore. Questo verrà poi legittimato dai titoli feudali concessi dall’imperatore o dal pontefice. Un’eccezione, in questo periodo, era rappresentata da Firenze, che si reggeva secondo gli originari ordinamenti comunali; ma anch’essa diventerà una signoria, sotto la famiglia de’ medici. Il signore ama circondarsi di funzionari a lui devoti, che attendono all’amministrazione dello Stato. Il signore a,ma proteggere anche le arti e la cultura. E’ così che nasce il fenomeno del mecenatismo (così chiamato da Mecenate, il ministro di Augusto che proteggeva i letterati e dirigeva la politica
culturale dell’Impero). I signori amano anche investire enormi somme di denaro per la costruzione di palazzi e ville e per ornarli con affreschi e statue. A questo splendore intellettuale fa riscontro però uno spegnersi della dialettica politica e della vita civile. Non esiste più infatti la contrapposizione di tendenze e partiti. Un’altra caratteristica dell’organizzazione politica di quest’età e la tendenza delle Signorie più potenti a espandere il loro territorio. Per questo nascono dei veri e propri stati regionali. Lo stesso Stato pontificio è un principato, però con differenti stili di vita e strategie politiche. Dal punto di vista economico mentre il ‘300 era stato segnato da una forte depressione, nel ‘400 si ha una netta seppur graduale ripresa. Le città di tradizione mercantile, come Venezia e Firenze, mantengono la loro posizione. Ma il dato più significato è la riconversione degli investimenti in attività agricole. Infatti molte famiglie investono il loro capitali nell’acquisto di proprietà agricole, in quanto ritengono di correre meno rischi delle imprese mercantili. Sembra così allentarsi quello spirito di intraprendenza mercantile che aveva caratterizzato i decenni precedenti. La grande borghesia cittadina tende ad assimilarsi all’aristocrazia antica sia negli stili di vita sia nell’utilizzazione dei capitale. Questa èlite cittadina possiede notevoli ricchezze, che utilizza nella costruzioni di palazzi e ville; infatti vive in ambienti splendidi. Proprio questo splendore, accentua il divario dalla vita dei ceti popolari, che vedono anzi peggiorare le loro condizioni. Se poi le nuove idee umanistiche trovano solo spazio nella cerchia dei privilegiati, poco o nulla ne trapela negli strati inferiori.
Il centro più importante è la Cancelleria della Repubblica, dove si scrivono le lettere ufficiale e si tengono rapporti diplomatici, tanto chela loro direzione è affidata agli intellettuali più prestigiosi. LA CORTE Nel resto dell’Italia,invece, il centro per eccellenza è la corte. I principi spesso colti amano circondarsi di scrittori, pittori, architetti. Così nasce nel ‘400 una vera civiltà di corte, fondata sul culto della raffinatezza spirituale, del gusto estetico e delle maniere eleganti, che viene alimentato dalla riscoperta dei classici. Il principe talora è direttamente il committente di
loro mansioni possono essere varie: ad alcuni sono affidati incarichi diplomatici, altri svolgono solo l’attività di poeti e di studiosi. L’unica alternativa che si offre agli intellettuali che non vogliono entrare alle dipendenze dei principi è la condizione clericale, scelta in precedenza da Petrarca e Boccaccio. Le lettere specialmente in questo periodo, godono di grande considerazioni, tanto da essere alla base della formazione della persona. Vengono perciò definite litterae humanae. Solo chi ha cultura letteraria si ritiene possieda quello squisito sentire, quell’elevatezza spirituale che consente di partecipare alla vita sociale nelle èlites di corte. Gli intellettuali, grazie alla pluralità dei centri di cultura della penisola, si possono spostare senza alcun intralcio.
Tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400 si diffonde fra gli uomini di cultura italiana, il mito di una “rinascita” della civiltà classica, nella letteratura, nel pensiero, nelle arti. Si avverte il bisogno di far rivivere il mondo classico nella sua fisionomia autentica, liberandolo dalle deformazioni medievali. Mentre nel Medio Evo l’uomo era visto come una creatura fragile ed effimera, si afferma , invece, in questo periodo una visione antropocentrica, in cui l’uomo pone se stesso al centro della realtà. Egli appare sicuro e ricco di forze, capace di contrastare il gioco capriccioso della fortuna con la propria energia e la propria intelligenza. Per questo uno dei temi prediletti dalla cultura quattrocentesca era l’esaltazione della dignità dell’uomo. Ciò però non produce un rifiuto del sentimento religioso cristiano. Il fine ultraterreno non viene pertanto negato. L’uomo però si realizza prima nell’esistenza terrena che in quella celeste. Scaturisce così un atteggiamento edonistico , teso cioè a ricercare il piacere senza sensi di colpa. Esso và unito al naturalismo , la tendenza a considerare la natura e a godersela in se stessa. Anche la cultura antica si incentrava sul valore de mondo terreno, sulla vita attiva, sulla dignità dell’uomo e sula sua capacità di farsi artefice del proprio destino ( homo faber suae fortunae ). Si afferma così il principio di imitazione, che diviene uno dei cardini fondamentali della visione della nuova civiltà: se gli antichi hanno raggiunto un tale culmine di perfezione, è necessario per ottenere risultati simili, imitarli. Però questa imitazione non deve essere passiva, ma attiva, dinamica. Per questo il principio di imitazione si estese anche alla vita civile.
Nel Medio Evo si era continuato a leggere i classici e ad ammirarlo, ma non si sentiva il bisogno di spingere lo sguardo al di là di quel canone di autore che la tradizione delle scuole aveva fissato. Di conseguenza molti autori non venivano letti più, come Ovidio, Lucrezio, Catullo, Orazio e i poeti novi. Successivamente si cominciò ad avvertire la curiosità di conoscere anche quegli autori che fino ad allora erano stati dimenticati. Sull’esempio di Petrarca, che amava frugare nelle biblioteche, si cominciò una febbrile ricerca dei manoscritti antichi che giacevano ignorati nelle biblioteche di tutta Europa. Parallelamente si affermava anche il bisogno di conoscere direttamente la letteratura e la filosofia greca, poiché si comprendeva che erano il presupposto indispensabile della cultura latina. Anche in questo caso Petrarca e Boccaccio furono i maggiori precursori. Comunque gli uomini di cultura del ‘400 hanno una netta coscienza del distacco che si è creato rispetto all’antichità, e proprio per questo sentono il bisogno di recuperarla nella sua vera fisionomia, liberandola dalle deformazioni del Medio Evo. Le due esigenza, quella di recuperare la vera essenza della classicità e quella si collocarla nel suo tempo, determinano il sorgere di un metodo tecnicamente nuovo di accostarsi ai classici. Innanzitutto è necessario che si conosca la lingua nel suo preciso uso antico. Poi, per le opere dei classici, occorre ristabilire un testo corretto, il più possibile vicino all’originale. Per questo occorreva un accurato confronto tra le varie copie a disposizione, in base a criteri di scelta abbastanza rigorosi. Infine, per capire in fondo l’opera, occorreva conoscere in profondità il contesto storico. Nasce così con gli umanisti la filologia, la scienza della parola, del testo. Con essa si rifiuta l’idea di una verità data dalla tradizione, ma bisogna cercarla personalmente. La riscoperta dell’essenza autentica dei classici è ilo presupposto indispensabile per mettere a frutto il loro insegnamento. In vista di questo scopo le discipline letterarie acquistano la centralità assoluta: perciò gli studi delle lettere classiche vengono esaltati come studia humanitatis , quelli che formano l’uomo nella sua interezza, che lo arrischino di tutte le sue virtù. Dall’esaltazione delle litterae humanae e degli studia humanitatis , questo periodo del Rinascimento viene chiamato Umanesimo. L’idea che la cultura abbia come fine la formazione dell’uomo fa sì che nella cultura umanistica abbia un posto centrale il problema pedagogico, cioè la ricerca degli strumenti con cui il fanciullo possa avvicinarsi al nuovo ideale di uomo. Affinché esercitino il valore formativo è necessario che siano
cultura. Questa ripresa si ha in primo luogo a Firenze, in quanto il volgare aveva una tradizione illustre con Dante, Petrarca e Boccaccio. E a ciò che la cerchi medìcea si rifà. Un documento prezioso di quest’attenzione al volgare è la cosiddetta Raccolta aragonese , un’antologia della poesia toscana inviata da Lorenzo de’ Medici in dono a Federico d’Aragona. In essa viene affermata la pari dignità del volgare rispetto al latino. Questa ripresa del volgare non deve però far pensare che il periodo del trionfo del latino sia terminato. Anzi, kl’umanesimo latino p un momento essenziale di tale processo, una pausa di riflessione e maturazione, da cui la letteratura volgare riparte con un nuovo slancio e fondamenti più solidi,. Il volgare che viene adottato è sostanzialmente quello fiorentino, che però non viene sempre riprodotto con scrupolosa fedeltà. Una codificazione rigida si avrà solo nel ‘500, quando Pietro Bembo imporrà l’idea di una lingua pura, ideale, modellata su Petrarca per la poesia e su Boccaccio per la prosa.