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UMANESIMO - Contesto storico, Sintesi del corso di Italiano

RIASSUNTO BREVE SULL'UMANESIMO

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 27/05/2026

giada-buglio
giada-buglio 🇮🇹

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L’Età Umanistica - Società e cultura
1. Le strutture politiche, economiche e sociali nell’Italia del Quattrocento
Signorie e principati, della fine del Duecento il bisogno di pace e stabilità aveva indotto i cittadini a
consegnare il potere nelle mani di un signore, nel corso del Trecento e del Quattrocento le signorie si
consolidano. Il potere dei signori viene poi spesso legittimato e la signoria si trasforma in principato.
Soltanto Firenze continua a reggersi, ma nel 1435 passa anch’essa sotto la signoria di Cosimo de’ Medici, e
successivamente al figlio Lorenzo de’ Medici detto “il Magnifico”.
Caratteri del potere signorile, il signore si crea una corte, di cui fanno parte anche intellettuali e artisti;
quest’ultimo ama infatti proteggere la cultura e le arti (è questo il fenomeno del mecenatismo). Grazie ad
esso le signorie diventano spendi centri di cultura. Il cittadino si trasforma in suddito: non è più soggetto
autonomo di scelte e decisioni.
Gli Stati regionali, un’altra caratteristica dell’organizzazione politica di questa età è la tendenza delle
signorie più potenti all’espansione territoriale; si vengono così a creare degli Stati regionali: Milano,
Venezia, Firenze, Ferrara. Con la pace di Lodi del 1454 ha inizio un lungo periodo di tranquillità, la pace e
la stabilità consentono lo sviluppo economico notevole ed una grande fioritura artistica.
Economia e società, rispetto agli ultimi decenni del Trecento, nel corso del Quattrocento si ha una netta,
seppur graduale, ripresa. Sembra allentarsi lo spirito di intraprendenza di molte famiglie, l’agricoltura
presenta meno rischi e viene incrementata. La grande borghesia cittadina possiede notevoli ricchezze. Si
diffonde uno stile di vita improntato all’edonismo, ovvero alla ricerca del piacere. Quanto più aumenta lo
splendore di vita di questa elite, tanto più il divario tra le classi sociali si accentua.
2. Centri di produzione e di diffusione della cultura
Firenze comunale, Firenze conservò ancora istituzioni repubblicane, il centro più importante è la
cancelleria della Repubblica”. La direzione della “cancelleria della Repubblica” viene affidata
all’intellettuali più prestigiosi: Salutati, Bruni, Bracciolini.
La corte, nel Quattrocento nasce una vera civiltà di corte, fondata sul culto della raffinatezza, dell’armonia,
dell’eleganza e della misura. Gli intellettuali hanno il compito di elaborare e celebrare gli ideali dell’élite
colta. La corte è quindi un luogo dove si produce cultura e al tempo stesso si consuma.
Aspetti positivi e negatici della corte, la corte quattrocentesca è un ambiente molto vivo, che renderà
possibile la straordinaria fioritura letteraria. Nell’organizzazione cortigiana sono impliciti notevoli rischi:
innanzitutto la separatezza dell’intellettuale, in secondo luogo l’atteggiamento di servilismo e adulazione
degli artisti e letterati rispetto al principe. Ne possono scaturire ripetizione stanca di formule e schemi.
L’Accademia, un’istituzione nuova è l’Accademia. I nuovi intellettuali umanisti elaborano una
concezione dialogica della cultura. Le Accademie umanistiche sono dunque cenacoli dove i dotti si
incontrano. Le riunioni avvenivano nei palazzi o nelle ville, è il caso dell’Accademia platonica di Firenze,
così pure dell’Accademia Pontaniana di Napoli.
L’Università e la scuola, sopravvivono in questa età le Università. La cultura umanistica ha come
fondamento l’idea di una formazione armonica dell’uomo: nascono così le scuole ispirate ai nuovi principi
pedagogici.
Le botteghe e le biblioteche, centri di cultura tipici di questa età sono anche le botteghe artistiche dei pittori e
degli scultori. Alla fine del Quattrocento nasce un altro centro, la bottega dello stampatore . A Venezia si
trova quella del più famoso stampatore del periodo: Manuzio. Nel corso del Quattrocento iniziano a
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L’Età Umanistica - Società e cultura

  1. Le strutture politiche, economiche e sociali nell’Italia del Quattrocento Signorie e principati, della fine del Duecento il bisogno di pace e stabilità aveva indotto i cittadini a consegnare il potere nelle mani di un signore, nel corso del Trecento e del Quattrocento le signorie si consolidano. Il potere dei signori viene poi spesso legittimato e la signoria si trasforma in principato. Soltanto Firenze continua a reggersi, ma nel 1435 passa anch’essa sotto la signoria di Cosimo de’ Medici, e successivamente al figlio Lorenzo de’ Medici detto “il Magnifico”. Caratteri del potere signorile, il signore si crea una corte, di cui fanno parte anche intellettuali e artisti ; quest’ultimo ama infatti proteggere la cultura e le arti (è questo il fenomeno del mecenatismo). Grazie ad esso le signorie diventano spendi centri di cultura. Il cittadino si trasforma in suddito : non è più soggetto autonomo di scelte e decisioni. Gli Stati regionali, un’altra caratteristica dell’organizzazione politica di questa età è la tendenza delle signorie più potenti all’espansione territoriale ; si vengono così a creare degli Stati regionali: Milano , Venezia , Firenze , Ferrara. Con la pace di Lodi del 1454 ha inizio un lungo periodo di tranquillità, la pace e la stabilità consentono lo sviluppo economico notevole ed una grande fioritura artistica. Economia e società, rispetto agli ultimi decenni del Trecento, nel corso del Quattrocento si ha una netta, seppur graduale, ripresa. Sembra allentarsi lo spirito di intraprendenza di molte famiglie, l’agricoltura presenta meno rischi e viene incrementata. La grande borghesia cittadina possiede notevoli ricchezze. Si diffonde uno stile di vita improntato all’edonismo, ovvero alla ricerca del piacere. Quanto più aumenta lo splendore di vita di questa elite, tanto più il divario tra le classi sociali si accentua.
  2. Centri di produzione e di diffusione della cultura Firenze comunale, Firenze conservò ancora istituzioni repubblicane, il centro più importante è la “ cancelleria della Repubblica”. La direzione della “cancelleria della Repubblica” viene affidata all’intellettuali più prestigiosi: Salutati, Bruni, Bracciolini. La corte, nel Quattrocento nasce una vera civiltà di corte, fondata sul culto della raffinatezza, dell’armonia, dell’eleganza e della misura. Gli intellettuali hanno il compito di elaborare e celebrare gli ideali dell’élite colta_. La corte è quindi un luogo dove si produce cultura e al tempo stesso si consuma_. Aspetti positivi e negatici della corte, la corte quattrocentesca è un ambiente molto vivo, che renderà possibile la straordinaria fioritura letteraria. Nell’organizzazione cortigiana sono impliciti notevoli rischi: innanzitutto la separatezza dell’intellettuale, in secondo luogo l’atteggiamento di servilismo e adulazione degli artisti e letterati rispetto al principe. Ne possono scaturire ripetizione stanca di formule e schemi. L’Accademia, un’istituzione nuova è l’Accademia. I nuovi intellettuali umanisti elaborano una concezione dialogica della cultura. Le Accademie umanistiche sono dunque cenacoli dove i dotti si incontrano. Le riunioni avvenivano nei palazzi o nelle ville, è il caso dell’Accademia platonica di Firenze, così pure dell’Accademia Pontaniana di Napoli. L’Università e la scuola, sopravvivono in questa età le Università. La cultura umanistica ha come fondamento l’idea di una formazione armonica dell’uomo: nascono così le scuole ispirate ai nuovi principi pedagogici. Le botteghe e le biblioteche, centri di cultura tipici di questa età sono anche le botteghe artistiche dei pittori e degli scultori. Alla fine del Quattrocento nasce un altro centro, la bottega dello stampatore. A Venezia si trova quella del più famoso stampatore del periodo: Manuzio. Nel corso del Quattrocento iniziano a

formarsi le prime biblioteche pubbliche : a Firenze nasce la biblioteca Laurenziana, a Roma la biblioteca vaticana e a Venezia la biblioteca Marciana.

3. Intellettuali e pubblico L’intellettuale laico , nell’ambito della Firenze repubblicana sopravvive la figura dell’intellettuale comunale. Il tipo di intellettuale che diviene dominante è quello cortigiano , che si colloca cioè nell’ambiente della corte; questo intellettuale si trova alle dipendenze di un signore. La subordinazione al potere e la professionalità sono i due principali aspetti che differenziano questa figura da quell’intellettuale cittadino. Il maggiore o minore grado di libertà di espressione deriva dall’atteggiamento dei principi: in quest’età essi devono concedere ai letterati cortigiani. I chierici , l’unica alternativa che si offre agli intellettuali che non vogliono entrare alla dipendenza dei principi è la condizione clericale. Gli intellettuali potevano trattare argomenti profani. Il continuo aumento dell’intellettuale favorisce la circolazione e lo scambio di idee tra i vari centri. Un pubblico elitario , la concezione umanistica della cultura è strettamente elitaria: la produzione umanistica è a circuito chiuso. Si crea un distacco nettissimo della cultura alta e quella popolare. Per quanto riguarda la scelta linguistica, in un primo momento si afferma ritorno al latino come lingua letteraria di prestigio, mentre nella seconda metà del secolo si assiste ad una rivalutazione del volgare. 4. Le idee e le visioni del mondo Il mito della rinascita , si diffonde fra uomini di cultura italiani l’idea che i secoli precedenti siano da considerare come un periodo di barbarie. Anche se per i moderni risulta ormai chiaro che il medioevo non fu un’epoca di barbarie e di rozzerie, il concetto di rinascita conteneva un autentica verità: la consapevolezza che era nata una civiltà nuova. La visione antropocentrica , il medioevo aveva una concezione del mondo di tipo teocentrico: Dio era posto al centro dell’universo. Ora invece si afferma una visione antropocentrica in cui l’uomo si pone al centro della realtà che vive. Si afferma una visione ottimistica dell’uomo, che appare sicuro e ricco di forze. Per questo uno dei temi prediletti della cultura quattrocentesca è l’esaltazione della dignità dell’uomo. Questo rovesciamento della visione non implica affatto il rifiuto della spiritualità cristiana, al contrario questa è un’età profondamente religiosa. Infine l’ultraterreno non viene negato, ma si rivendica il valore autonomo della realtà mondana.; ne scaturisce un atteggiamento teso a ricercare il piacere senza sensi di colpa. Il rapporto con i classici e l’imitazione , gli intellettuali del Quattrocento sono affascinati dal mondo classico. Si afferma così il principio di imitazione, che sostituisce il principio d’autorità tipico della cultura medievale. E difatti, le manifestazioni della vita intellettuale e sociale, recano i segni inconfondibili di quest’imitazione. L’imitazione però non può essere passiva, non può mirare a una meccanica riproduzione. I classici sono modelli ideali a cui tendere, ma ciò che conta davvero è scoprire la propria individualità e costruire un mondo spirituale che risponda alle esigenze del presente. La riscoperta dei testi antichi e il greco , nel medioevo molti autori non venivano più letti, comincia così un’intensa ricerca dei manoscritti antichi. Inoltre nel mondo occidentale era venuta a mancare da molti secoli la conoscenza della cultura greca. La scoperta della prospettica storica , vi è una differenza qualitativa nel modo di accostarsi ai classici; gli intellettuali medievali non avevano piena conoscenza delle differenze tra passato e presente, mentre gli uomini di cultura del Quattrocento appaiono consapevoli del distacco che si è venuto a creare rispetto all’antichità. La filologia e la scienza umanistica , con gli umanisti si afferma una nuova scienza, la filologia , che studia i testi e li ricostruisce in modo critico. Occorreva un accurato confronto tra le varie copie. Un esempio è la