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Correnti culturali e letterarie, Umanesimo e Rinascimento
Tipologia: Sintesi del corso
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Si distinguono solitamente la fase dell'Umanesimo, che coincide all'incirca con il 400 (ed è l'epoca della rinascita dell'interesse per l'antichità e della riscoperta dei classici), e quella del Rinascimento, che occupa i primi decenni del 500, ed è l'età del consolidamento della nuova civiltà. A distinguere le due fasi vi sono eventi storici risolutivi: la grande crisi e la perdita dell’indipendenza da parte degli stati italiani, le scoperte geografiche, l'affermarsi delle armi da fuoco e la rivoluzione delle tecniche militari, la diffusione della stampa, la Riforma protestante. Umanesimo Il nuovo modello umanistico poggia, in primo luogo, sulla volontà di riscoprire la cultura antica nei suoi valori originari: porta quindi a una maggiore e più completa conoscenza della lingua dei classici e a un modo di scrivere in latino più vicino agli antichi scrittori. Il termine umanista designa ogni uomo di cultura che si dedica a un’attività letteraria in latino, facendo costante riferimento ai classici antichi. Dal lavoro degli umanisti si origina un vasto movimento intellettuale che propone e realizza nuovi principi educativi e comportamentali: questo movimento si sviluppa e si rafforza a partire dalla fine del 300 e per tutto il 400, che per questo è solitamente definito come il secolo dell’umanesimo. La visuale umanistica attribuisce un valore nuovo all'individuo e alla vita mondana, ponendo però in primo piano la letteratura e l'educazione letteraria. Nella lingua scritta sul modello dei classici antichi assumono un peso determinante la perfezione formale, l'eleganza della parola, la ricerca di dignità, di armonia e di equilibrio. La poesia è una forma di espressione privilegiata, perché sintetizza il valore integrale dell'uomo stesso. e se viene considerata più nobile delle discipline pratiche, del diritto, della medicina, ma i suoi obiettivi sono totalmente retorici. Visione antropocentrica Il medioevo aveva una concezione del mondo di tipo teocentrico: Dio era posto al centro dell'universo come motore di tutta la realtà e autore della storia, che era vista come il prodotto di un disegno provvidenziale. Ora invece si afferma una visione antropocentrica, in cui l'uomo pone sé stesso al centro della realtà, come protagonista e autore della propria storia. Ciò ha fondamentali riflessi sul modo di concepire l'uomo. Nel medioevo esso era visto come una creatura fragile, contaminata dal peccato e continuamente tormentata dalle miserie del corpo; la sua vita sulla Terra era solo un transito temporaneo e la sua vera patria era il cielo. Ora invece si afferma una visione ottimistica dell'uomo: egli appare sicuro e ricco di forze, capace di contrastare il gioco capriccioso della fortuna con la propria energia e la propria intelligenza. Per questo uno dei temi prediletti dalla cultura quattrocentesca è l'esaltazione della dignità dell'uomo. Come egli domina la realtà esterna, così può dominare sé stesso: non si scorge più opposizione tra facoltà
spirituali e corpo, ma nasce un equilibrio; il corpo non è più condannato, ma celebrato nella sua bellezza. Questo equilibrio nasce anche dalla facoltà di controllare razionalmente impulsi e istinti, realizzando un’ideale misura di controllo del proprio comportamento. Ne scaturisce un atteggiamento che si può definire edonistico, testo cioè a ricercare il piacere senza sensi di colpa. La riscoperta dell’antico Anche la cultura antica si incentrava sul valore del mondo terreno, sulla vita attiva all'interno delle strutture civili preferita alla vita puramente contemplativa, sulla dignità dell'uomo e sulla sua capacità di farsi artefice del proprio destino. Per questo motivo, gli intellettuali del 400 sono affascinati dal mondo classico in cui ritrovano una visione della realtà affine alla propria. Si rivolgono ai testi antichi, per individuare un modello ideale da cui trarre uno stimolo e una guida sicura per pensare e operare. Si afferma così il principio di imitazione , che diviene uno dei cardini fondamentali della visione della nuova civiltà. Tuttavia, l'entusiasmo per la classicità che si afferma nel primo 400 non è un vano sogno di restaurazione del passato; anzi si è consapevoli del fatto che, al di là di ogni possibile affinità, il presente è pur sempre diverso dal passato. Pertanto, l’imitazione non può essere passiva, non può mirare a una meccanica riproduzione dei modelli. Gli uomini di cultura si rendono conto che, i classici sono modelli ideali a cui tendere, ma ciò che conta è costruire il proprio mondo spirituale e civile, in obbedienza alle esigenze del presente. Questo bisogno di riscoprire gli antichi genera un modo profondamente nuovo di concepire il significato e la funzione della cultura. Nel medioevo si era continuato a leggere i classici e ad ammirarli, ma non si sentiva il bisogno di spingere lo sguardo al di là di quel canone di autori che la tradizione delle scuole aveva fissato sin dalla tarda età imperiale. Di conseguenza molti autori, anche fondamentali, non venivano più letti, e i loro testi restava dimenticati nelle biblioteche. Inoltre, nel mondo occidentale veniva a mancare la conoscenza della cultura greca, che costituiva una parte essenziale della cultura classica. A partire da Petrarca e Boccaccio si cominciò ad avvertire la curiosità di conoscere anche quegli autori latini di cui si aveva notizia ma non si leggevano più i testi, che si ritenevano perduti. Si è visto come Petrarca, nei suoi numerosi viaggi, amasse frugare nelle biblioteche alla ricerca dei testi dimenticati. Cominciò così una ricerca dei manoscritti antichi che giacevano ignorati nelle biblioteche di tutta Europa. Fra questi, importante fu la riscoperta del De Rerum Natura di Lucrezio, che il medioevo aveva ignorato per la sua impostazione epicurea e materialistica. Parallelamente si affermava il bisogno di conoscere direttamente la letteratura e la filosofia greche. Anche in questo caso Petrarca e Boccaccio furono dei precursori, intraprendendo lo studio della lingua greca, che in occidente era stato abbandonato nel corso del medioevo.
famiglie aristocratica e godere di rendite che gli consentono indipendenza economica, o può addirittura essere il signore della città, come nel caso di Lorenzo de Medici; ma più spesso egli si trova alle dipendenze di un signore e ne riceve protezione e mantenimento in cambio dei suoi servizi. Lo scrittore deve la sua posizione alla volontà del signore ed è uno specialista, che si dedica interamente all'attività intellettuale e trae sostentamento proprio da questa sua professione, che gli garantisce i favori del signore. La corte Nel resto d’Italia, infatti, il centro per eccellenza di elaborazione della cultura è la Corte. I principi sono spesso colti, o comunque amanti della letteratura e delle arti, e per questo si compiacciono di circondarsi di scrittori, pittori, architetti, musicisti, filosofi. Nasce nel 400 una vera civiltà di Corte fondata sul culto della raffinatezza spirituale e del gusto estetico, alimentato anche dalla contemporanea scoperta del mondo classico. Sono questi i principi che ispirano gli intellettuali, i quali, con le loro opere, hanno il compito di elaborare, esprimere in forma compiuta e perfetta gli ideali dell’élite colta che si raccoglie nella Corte. Il principe è talora direttamente committente di opere letterarie che esaltino la magnificenza del suo casato o le sue imprese diplomatiche. Ma comunque l'intellettuale è costretto a contraccambiare la protezione e il mantenimento con l'elogio del Signore. La Corte è quindi un luogo dove direttamente si produce cultura, e al tempo stesso si consuma, dal momento che il pubblico a cui lo scrittore si rivolge è composto soprattutto dai cortigiani. Lo scrittore e l'artista hanno poi il compito dell’intrattenimento e della decorazione. Le opere dei poeti vengono lette pubblicamente, per allietare gli ozi della Corte; gli artisti decorano saloni e cappella con affreschi. Le caratteristiche del pubblico in questa età sono diverse da quelle dell’età comunale. Il 200 e il 300 sono i secoli di un grandioso processo di assimilazione culturale, in cui ceti emergenti si appropriano della cultura. La cultura umanistica è invece strettamente elitaria. A ciò contribuisce in modo determinante il ritorno al latino, che diviene nuovamente la lingua esclusiva dell’alta cultura. Pertanto, la produzione umanistica è a circuito praticamente chiuso, nel senso che gli intellettuali scrivono quasi esclusivamente per altri intellettuali. La situazione non cambierà neanche nella seconda metà del secolo quando si ritornerà al volgare: si tratta infatti anche in questo caso di una produzione raffinatissima, rivolta a una élite colta dai gusti aristocratici. Il panorama comincerà a cambiare solo con l'introduzione della stampa, che favorirà maggiore alfabetizzazione e diffusione della cultura.
Nuove istituzioni Il distacco dalla tradizione medievale porta gli umanisti alla ricerca di nuove istituzioni, capaci di trasmettere i nuovi modelli culturali. L'educazione assume una posizione centrale, con l'elaborazione di una nuova pedagogia basata sul valore formativo della lettura dei classici; resta fondamentale lo studio della grammatica e della retorica, ma non più legato, come avveniva nelle scuole medievali, all'uso dei manuali e repertori, bensì al diretto rapporto con gli scrittori latini. Ma la ricerca di nuove istituzioni deve fare i conti con un contesto sociale arretrato, in cui sopravvivono le vecchie istituzioni, che gli umanisti cercano di trasformare in strumenti per i loro programmi culturali. Per ciò che riguarda le scuole, i nuovi princìpi dell’educazione umanistica tardano a penetrare in quelle di più basso livello sociale sia pubbliche sia private. Quanto alle università, esse sembrano in linea di massima continuare le tradizioni medievali, con scarsi contatti con la cultura umanistica. Sono soprattutto le corti principesche a sostenere la cultura: prìncipi e signori sostengono in vario modo gli umanisti, impiegandoli con funzione di propaganda, compiti pedagogici, mansioni di segretari, cancellieri. Attorno a queste istituzioni si stabiliscono contatti molteplici: gli umanisti cercano luoghi e occasioni d’incontro e di libera discussione. Spesso seguendo un modello classico questi gruppi tendono a presentarsi come Accademia, facendo così sorgere un nuovo tipo di istituzione culturale che avrà grande sviluppo nei secoli successivi. Caratteri della letteratura umanistica La letteratura umanistica si fonda sul principio di imitazione , ma questo principio viene interpretato in modi vari: alcuni puntano sull’imitazione di autori diversi, scegliendo tra quanto di meglio si può ricavare dai più autorevoli classici latini e ponendo l'accento su un canone presente in tutte le poetiche umanistiche, quello della varietas, “varietà”; altri puntano sull’imitazione di un solo autore esemplare, preso come modello assoluto di scrittura perfetta. Per ciò che riguarda la prosa, il supremo esemplare classico viene individuato in Cicerone da cui si riprendono gli schemi retorici e sintattici. In quanto alla poesia, la scelta degli autori da imitare varia secondo i generi letterari: ma Virgilio, Orazio, Catullo, Marziale e i poeti elegiaci restano comunque i maggiori punti di riferimento. Ma i generi che caratterizzano più autenticamente la letteratura umanistica sono quelli prosastici: l’epistolografia, il dialogo, l'invettiva, la storiografia. Le epistole particolarmente curate che gli umani si scambiano fra loro, o rivolgono a personaggi influenti, esprimono gran parte della nuova problematica filologica, retorica, morale, politica, filosofica. Il dialogo, che risale a numerosi esempi classici, collega la ricerca della verità alla presentazione di situazioni concrete e circostanziate. Il dialogo non porta quasi mai a conclusioni assolute e definitive: fa emergere dal confronto delle diverse opinioni una verità parziale. Vi è inoltre un moltiplicarsi degli scritti polemici, delle invettive feroci e sarcastiche, legate a rivalità
Il Rinascimento è dunque strettamente collegato all'Umanesimo, tanto che l’Umanesimo non andrà inteso come fase preparatoria del Rinascimento bensì come la prima, essenziale espressione di quello, fondata sulla riscoperta e la riproposta della letteratura antica. La cultura e i centri culturali Assai radicata nella vita della città è la cultura umanistica Fiorentina. A Firenze, sia tra gli umanisti sia tra gli scrittori in volgare, permane fino alla prima metà del XVI secolo la figura dell'intellettuale legato alla tradizione comunale; ma con l'affermarsi del regime dei Medici, molte attività culturali passano sotto il controllo della famiglia al potere e comincia a definirsi la figura dell'intellettuale cortigiano, sostenuto economicamente dal signore e pronto a fare della propria cultura uno strumento di esaltazione dello stesso potere signorile. Le origini sociali degli scrittori sono molto varie: si va dagli esponenti dell'aristocrazia feudale e delle classi nobiliari a quelli di umili origini, che riescono ad affermarsi grazie al loro impegno; ma in misura prevalente gli scrittori provengono dalla piccola nobiltà cittadina e dalle famiglie mercantili. Un nuovo peso e una nuova dignità culturale acquisiscono gli artisti: essi non sono considerati più soltanto degli artigiani, privi di coscienza culturale. Le loro tecniche si fondano spesso su una buona conoscenza della cultura classica e si alimentano di nozioni filosofiche e letterarie. Nella società italiana riprendono vigore molti centri culturali e soprattutto molti centri prima minori e marginali acquisiscono una loro autonoma identità, grazie in particolare all’iniziativa di alcune famiglie signorili che favoriscono i progetti culturali. Firenze mantiene un primato indiscusso, grazie al rilievo che in tutta Italia assume la sua letteratura volgare, ma in Toscana conservano caratteri culturali autonomi anche altri centri, come Lucca e Siena. Nel Nord un importante polo di attrazione è costituito da Venezia, che vede svilupparsi una cultura umanistica legata alle grandi famiglie dell’aristocrazia al potere e un’originale produzione in lingua volgare. Importantissimo è poi il ruolo di Venezia come tramite con la cultura greca, di cui essa accoglie molti rappresentanti dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi. Altro polo prestigioso, nell'Italia settentrionale, è Milano dove il potere ducale dà impulso a un umanesimo di tipo cortigiano e favorisce una letteratura di intrattenimento per la Corte. Nell'Italia padana si impongono nel frattempo nuovi centri, primo fra tutti Ferrara, poi Mantova, Bologna e Rimini. A Roma, intorno alle strutture istituzionali del papato, fiorisce una ricca cultura umanistica, il cui orientamento classicistico si esalta nelle immagini e nelle memorie della città. Infine, una viva attività culturale si svolge a Napoli. Tra i vari centri si stabiliscono fitti contatti e scambi, e frequenti sono i trasferimenti di studiosi e scrittori da un centro all'altro.