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Gli Stati regionali portano al rinnovamento culturale dell’Umanesimo, che si sviluppa nella prima metà del XV sec. I letterati del Quattrocento sono definiti “umanisti” perché studiano le “humanae litterae” (discipline umanistiche, in particolare il latino e il greco). Anche nel Medioevo si studiano i classici con l’obiettivo, però, di esaltare la fede e la morale cristiana, non badando a ricostruire le reali intenzioni di chi ha scritto quei libri. Francesco Petrarca è considerato l’iniziatore dell’Umanesimo perché è il primo a studiare i classici come esempi di vita civica e morale. Lo studio del greco, insieme al ritrovamento di testi antichi, porta ad una maggiore attenzione per le lingue antiche. Inoltre, l’interesse per la lettura fa nascere la filologia, disciplina e studio critico dei testi, che permette di contraddire gli errori compiuti nel Medioevo (ad esempio, il filologo fiorentino Lorenzo Valla scopre la falsità della cosiddetta “Donazione di Costantino”, documento su cui per secoli la Chiesa di Roma ha legittimato il suo potere temporale in Occidente. Si fa risalire tale documento all’imperatore romano del IV sec., Costantino, ma Valla dimostra che l’atto è stato fatto nel VIII sec dalla stessa cancelleria pontificia. Dimostrando la falsità della “Donazione di Costantino”, il filologo smaschera la Chiesa). UNA NUOVA FIDUCIA NELL’UOMO – Un altro aspetto dell’Umanesimo è legato agli “studia humanitatis” (gli studi di umanità), cioè alla lettura di opere antiche utili a riscoprire e a promuovere la dignità dell’uomo. L’ammirazione per gli antichi greci e latini permette agli uomini di ritrovare la fiducia nella ragione umana, anziché in quella divina. Mentre, nel Medioevo, l’uomo divenuto peccatore, trova la salvezza solo con la grazia di Dio, l’Umanesimo mira invece a formare l’uomo nella sua totalità, privilegiando lo studio della filosofia, della storia, della filologia e della letteratura. Per gli umanisti, l’uomo deve avere il libero arbitrio, ossia la possibilità di decidere del proprio destino, di avere il coraggio di capire come giri il mondo e di studiarlo senza più subire l’influenza di istituzioni medievali, come la Chiesa di Roma. All’Umanesimo si collega il Rinascimento perché esprime l’idea di una rinascita spirituale, morale e culturale. Esso segna una profonda rivoluzione dettata dagli studi naturalistici, filosofici, astronomici, ecc., determinando la nascita della mentalità scientifica moderna. Importante è il concetto di “natura”, studiata nelle arti figurative, nelle quali si afferma il Naturalismo, ossia il principio (l’origine), di cui parlano i filosofi come Platone e Aristotele, secondo cui l’arte è imitazione della natura. Con la pittura di Piero della Francesca, con le opere architettoniche di Filippo Brunelleschi e di Leon Battista Alberti, viene espresso il concetto secondo cui la natura è in grado di perfezionarsi e solo l’uomo può portare a termine questo
compito. Esemplare, a tal proposito, è “l’uomo vitruviano”, disegno realizzato da Leonardo Da Vinci. “L’uomo vitruviano” di L. Da Vinci Il disegno di Leonardo rappresenta le proporzioni perfette del corpo umano, il quale si inserisce completamente nelle due figure geometriche del cerchio e del quadrato, poiché nell’Umanesimo l’uomo è ritenuto perfetto e padrone del mondo. Anche dal punto di vista filosofico conta molto la centralità dell’uomo nel mondo, per cui solo la ragione umana è utile alla ricerca scientifica e all’esperienza estetica. IL PENSIERO STORICO (MEDIOEVO, UMANESIMO E RINASCIMENTO) – Gli storici individuano nel Rinascimento un periodo caratterizzato dalla crescita della cultura e della scienza, dove l’uomo è protagonista delle vicende storiche e universali. Quindi è facile supporre che il Rinascimento si distacchi dal Medioevo, ma occorre chiedersi se il Rinascimento costituisca una totale negazione della cultura medievale. In questo caso si dà vita ad un acceso dibattito: 1) il Rinascimento interessa soprattutto un’élite di corte e non ostacola abitudini e mentalità diffuse, aggrappate alla tradizione (al Medioevo); 2) l’emancipazione dell’uomo appare più come un risultato che come negazione dell’elaborazione medievale; 3) l’espressione “Rinascimento” ha un forte carattere religioso e si ispira all’idea medievale secondo cui c’è bisogno di una rigenerazione dell’umanità sul piano spirituale (data la corruzione nella quale è caduta). Con queste ipotesi, si può sostenere che il Rinascimento rappresenti un punto di rottura e allo stesso tempo si pone in continuità rispetto al Medioevo. Quanto al rapporto fra Umanesimo e Rinascimento, invece, i due termini sono considerati in continuità uno con l’altro. Sul piano cronologico, l’Umanesimo (che studia e riscopre i classici) si colloca nella prima metà del XV sec. ed è la premessa, o anticipazione, del Rinascimento, che si sviluppa in seguito, tra la fine del XV sec. e