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Riassunto di Umanesimo e Rinascimento
Tipologia: Appunti
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L’umanesimo alle corti delle signorie Italiane. Un principe poeta e umanismo Lorenzo de’ Medici divenne signore di Firenze a soli 17 anni. Ricevuta un’eccellente formazione politica e diplomatica e una buona educazione umanistica, divenne presto un principe abile e accorto e anche un letterato e poeta di valore. Lorenzo, soprannominato “Il Magnifico” a causa del suo governo estremamente illuminato, fu anche un generoso mecenate. Ospitò, nella villa medicea di Careggi, l’Accademia Platonica, gestita da Pico Della Mirandola e Marsilio Ficino, che reintrodusse in Italia lo studio del greco e fu una delle più profonde promotrici dello sviluppo della cultura e filosofia umanistica. Lorenzo il Magnifico è quanto di più lontano si possa immaginare del signore feudale del Medioevo, per il quale l’abilità militare, non la cultura, costituiva il titolo d’onore. Lo splendore delle corti delle signorie Il modello di principe introdotto da Lorenzo il Magnifico non rappresentò un esempio isolato. A Milano gli Sforza, a Verona gli Scaligeri, a Ferrara gli Estensi, a Mantova i Gonzaga, a Urbino i Montefeltro e a Rimini i Malatesta fecero delle loro corti il simbolo del prestigio e del potere della signoria e luoghi di promozione di una nuova cultura e di una nuova visione della vita. Persino i Papi fecero a gara con i signori laici nella protezione e diffusione delle humanae litterae. Le esigenze culturali delle città La spinta innovativa della cultura non partì dalle università, ma bensì dal mondo delle città, dove la circolazione delle idee era libera. I comuni e le corti si popolarono di intellettuali formati nelle scuole cittadine, che miravano a creare professionisti dotati di competenze funzionali agli incarichi amministrativi e diplomatici che dovevano svolgere; non bastavano più le conoscenze che le università avevano fornito: ai funzionari serviva un’educazione nuova. Nelle scuole medievali i contenuti dello studio erano selezionati dalla cultura religiosa, portando così alla necessità di creare nuove istituzioni legate alla formazione dei giovani, diminuendo così, contemporaneamente, l’influenza e il potere del papato. Infatti, anche per quanto riguarda ad esempio l’arte, durante il Medioevo vennero conservate solo le opere greche e latine che si conciliavano con la morale e con i dogmi cristiani; le altre erano state, invece, abbandonate e dimenticate. La nuova onda di genialità, rappresentata, ad esempio, da Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti, riscoprì e riutilizzò gli antichi paradigmi, come il canone di Policleto. La filologia: un nuovo modo di leggere i testi classici Durante il medioevo fu d’uso, da parte delle scuole ufficiali, di selezionare i contenuti delle opere classiche in modo da renderli conformi ai dettami del cristianesimo. A partire dalla fine del XIV secolo, questo modo di leggere le opere classiche cambiò profondamente: vennero riscoperte tutte le opere e si cercò di rileggere i testi classici sia nella loro completezza, sia nel loro significato autentico. Da qui dunque, nacque la filologia ossia la scienza che studia i testi antichi con lo scopo di ricostruirne i contenuti originari e di eliminare errori, aggiunte e falsificazioni accumulatesi nei secoli.
L’umanesimo: la risposta alla domanda di rinnovamento La domanda di rinnovamento culturale, tanto richiesta negli ambienti di corte degli stati principeschi italiani e dalla vivace borghesia cittadina, venne presto ritrovata in quei testi. Dalla riscoperta della classicità nacque un movimento culturale, che propose un nuovo modo di concepire l’uomo e il suo rapporto con il mondo e la natura, fu detto umanesimo perché si ispirava ai valori che l’antichità classica aveva elaborato nelle humanae litterae cioè gli studi di letteratura e filosofia. Fu un vasto movimento Europeo ma le sue origini e il suo maggiore sviluppo si ebbero in Italia. Si diffuse particolarmente a Firenze, Roma e Napoli. Ma anche le corti minori furono vivaci centri umanistici. La caccia al classico latino Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca furono i primi a riscoprire e studiare la letteratura latina e fu Petrarca a ritrovare le lettere ad Attico di Cicerone. Dopo quel ritrovamento iniziarono a ricercare i codici dei manoscritti delle opere classiche dimenticate e perdute durante il medioevo, invece molte erano state conservate nelle biblioteche dei monasteri dove gli amanuensi le avevano trascritte e sottratte alla distruzione del tempo. A Poggio Bracciolini si deve il ritrovo di molte orazioni di Cicerone, ma anche di tre fonti fondamentali per la conoscenza del sapere scientifico e filosofico della tecnologia e dell’arte oratoria nell’antichità romana. Il recupero delle opere greche Verso la metà del XV secolo l’interesse si orientò alla lingua e alle opere greche che il medioevo occidentale aveva praticamente ignorato. Il recupero della cultura greca permise una più profonda conoscenza di quella latina e consentì la lettura diretta dei testi filosofici greci che il medioevo aveva conosciuto solo parzialmente o attraverso i commercianti arabi. Il rinascimento La riscoperta della cultura classica contribuì a una rinascita della letteratura, dell’arte, della filosofia e delle scienze. Da qui il termine rinascimento per definire il breve periodo di storia nel quale a partire dall’Italia e in tutta Europa si assistette a una straordinaria produzione in tutti i campi del sapere e delle attività umane. Nel rinascimento si affermarono definitivamente le forme dello stato moderno; ripresero le attività economiche e commerciali, si abbandonarono le strutture feudali; i confini del mondo si allargarono grazie alle scoperte geografiche. Una rivoluzione culturale La riscoperta dell’uomo Nelle opere degli antichi studiosi trovarono un ideale di uomo, una concezione della vita terrena e un modello della natura assai diverso da quelli che caratterizzavano la cultura medievale. Il medioevo cristiano aveva una visione del mondo centrata sulla dimensione spirituale e regolata dalla volontà divina, gli umanisti esaltarono la nobiltà e la dignità dell’uomo.
Il pubblico della cultura rinascimentale Fino alla metà del cinquecento la cultura umanistico- rinascimentale rimase circoscritta ad un élite. Il resto della popolazione ne era escluso sia perché non aveva accesso all’istruzione, sia perché la cultura dell’antichità classica era stata da secoli dimenticata e non faceva più parte della cultura popolare. Tuttavia risale all’età umanistica una delle invenzioni più importanti della storia, capace di diffondere la cultura presso un pubblico sempre più vasto: la stampa. L’invenzione di Gutenberg Quella di Johann Gutenberg non fu una vera e propria invenzione, perché egli non fece altro che combinare tecniche già conosciute. Fu così che nel 1455 Johann Gutenberg presentò al pubblico di Magonza il primo libro stampato con quella tecnica: la cosiddetta “Bibbia delle 42 righe”. La portata rivoluzionaria della stampa La nuova tecnica permetteva di riprodurre un numero indefinito di copie identiche di uno stesso libro, con tempi più brevi che in passato e quindi con costi più ridotti. Anche solo per questa accelerazione la stampa può essere considerata un evento rivoluzionario, ma lo è in modo ancora più evidente per l’abbassamento dei costi di produzione grazie a cui il libro divenne un bene alla portata di molti. Inoltre la circolazione degli scritti favoriva la circolazione delle idee. La scienza, la politica, l’economia, l’arte e la cultura trovarono nel libro stampato un potente veicolo e uno strumento che moltiplicavano all’infinito le possibilità di comunicazione. L’invenzione del medioevo Gli umanisti e la storia Gli umanisti vissero il rinnovamento culturale come l’inizio di una nuova età, che definirono “moderna” rispetto a quella “antica” di cui intendevano far rinascere i valori. Questa prospettiva, che guardava al passato con gli occhi del presente, ebbe due importanti conseguenze: un nuovo interesse per la storia e la costituzione dell’idea di un’età di mezzo tra quella antica e quella moderna. I modelli antichi Nello scrivere di storia, gli umanisti si ispirarono ai modelli antichi, e in particolare ai grandi storici greci e romani. Gli storici osservarono gli eventi del passato e del presente non più come manifestazione della divina provvidenza, ma come il prodotto dell’attività dell’uomo, il frutto delle virtù individuali. Inoltre abbandonarono la narrazione cronachistica per cercare di comprendere le ragioni che spiegano i fatti e di trarre dalla storia degli insegnamenti etico- politici. Un’età di mezzo barbara e decadente Nella storia passata gli umanisti individuarono delle fasi ben precise, ciascuna seguita da momenti di frattura. Osservarono il mondo classico come un’ideale età dell’oro i cui valori e il cui splendore stavano rinascendo nell’età moderna. Considerarono l’età che si frapponeva tra quella antica e quella moderna una lunga parentesi di decadenza, un’età di mezzo: il medioevo appunto.
Allo splendore e alla perfezione della letteratura classica erano seguiti secoli di tenebre e barbarie. “non siamo più nel medioevo” Il termine “medioevo” è stato utilizzato dal rinascimento fino ai giorni nostri per definire un lungo periodo di declino e regresso; il termine ha finito per connotare ogni situazione di degrado, arretratezza e inciviltà.